lunedì 16 marzo 2015

GRANDI OPERE, ecco come uno degli arrestati fece assumere all’Eni il figlio di Lupi, che smentisce


FIRENZE, 16 marzo - L'imprenditore Stefano Perotti avrebbe garantito un incarico lavorativo a Luca Lupi, figlio del ministro delle Infrastrutture Maurizio, nell'ambito di una commessa dall'Eni. E' quanto si legge nell'ordinanza (corredata da brani di intercettazioni telefoniche) con cui il Gip di Firenze Angelo Antonio Pezzuti ha disposto la custodia cautelare in carcere per lo stesso Perotti e per Ercole Incalza nell'ambito dell'inchiesta "Sistema" sulle grandi opere. "Particolarmente significativa al fine di comprendere il giro di interessi e l'influenza che Stefano Perotti ha sul 'mondo politico' è la vicenda relativa al conferimento dell'incarico a Luca Lupi, figlio del ministro Maurizio Lupi", scrive il giudice. Il 30 gennaio 2014 Stefano Perotti, "nell'informare il cognato di essere riuscito a convincere i dirigenti dell'Eni ad avviare un'attività di progettazione a loro affidata gli prospetta la necessità di far lavorare in quest'appalto un giovane pagato da loro stessi: "...e metterei un direttore... un giovane che ho bisogno di far entrare.... ovviamente è rimborsato da noi....". Il 10 febbraio 2014 poi, si legge ancora nell'ordinanza, "Luca Lupi si vede con Stefano Perotti presso il cantiere della City Life e, dopo meno di un'ora, il secondo telefona al suo ufficio ravennate e chiede alla dipendente quale sia la procedura più conveniente ai fini contributivi per l'assunzione di un "ragazzo... che deve prendere 2.000 euro più Iva"". Da una telefonata del 12 febbraio 2014 effettuata da Perotti a una sua collaboratrice "si comprende che, nell'ambito della commessa Eni, egli stipulerà un contratto con Giorgio Mor (cognato di Perotti, ndr) affidandogli l'incarico di coordinatore per il lavoro e che, a sua volta, Giorgio Mor nominerà quale "persona fissa in cantiere" Luca Lupi corrispondendogli la somma di 2.000 mila euro oltre Iva al mese". Mor, il 19 febbraio, esprime "qualche perplessità sull'opportunità di tale azione" e "inizialmente chiede al cognato se fosse possibile assumere Luca Lupi "...in maniera meno formale"" ma Perotti lo esclude dicendo che "a lui dobbiamo dare la sicurezza" anche se "può esistere un minimo di rischio" sul fatto che le cose "vengano fuori". Ma "al termine della telefonata - scrive il Gip - gli interlocutori concludono per effettuare la "triangolazione"" e "la preoccupazione" di Stefano Perotti e Giorgio Mor "non è comprensibile al di fuori di uno scenario illecito".
«Non ho mai chiesto all'ingegner Perotti nè a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato», replica Lupi in una nota, precisando che il figlio lavora a New York dai primi di marzo. «Mio figlio Luca si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 con 110 e lode dopo un periodo di sei mesi presso lo studio americano SOM (Skidmore Owings and Merrill LLP) di San Francisco, dove era stato inviato dal suo professore per la tesi. Appena laureato ha ricevuto un'offerta di lavoro dallo stesso studio per la sede di New York», spiega Lupi. «In attesa del visto per lavorare negli Stati Uniti - prosegue - (un primo visto l'ha ricevuto nel giugno 2014, subito dopo il matrimonio, per ricongiungimento con la moglie che è ricercatrice in Italia e in America), ha lavorato da febbraio 
2014 a febbraio 2015 presso lo studio Mor di Genova con un contratto a partita Iva per un corrispettivo di 1.300 euro netti al mese. Nel gennaio 2015 gli è stata reiterata l'offerta dello studio SOM, gli è quindi finalmente arrivato il visto e dai primi di marzo mio figlio lavora a New York». «Ripeto - conclude il ministro -, non ho mai chiesto nulla a nessuno per il suo lavoro, mi sembra, inoltre, dato il suo curriculum di studi, che non ne avesse bisogno». 
"Renzi ha rottamato la legalità in questo Paese". Lo ha detto il deputato M5S Alessandro Di Battista in una conferenza stampa al Senato in cui i parlamentari 5 stelle chiedono le dimissioni del ministro Lupi dopo "l'ennesimo scandalo sulla corruzione", riferendosi all'arresto di Ercole Incalza.
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