sabato 24 maggio 2014

Le carte desecretate: Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi perché avevo scoperto il contrabbando di armi in Somalia. Mandante il generale Aidid

ROMA - La giornalista Ilaria Alpi e l'operatore Miran Hrovatin, deceduti a Mogadiscio il 20 marzo 1994, sono stati uccisi perché avevano scoperto il contrabbando di armi in Somalia. E' quanto emerge da un'informativa dei servizi segreti italiani che fa parte dei faldoni desecretati dal governo. Tale ipotesi era stata avanzata dal Sisde soli due mesi dopo l'omicidio. In un'informativa del Sismi risalente alla fine del 1996 si sottolinea che, secondo ambienti dell'Olp, il mandante dei due omicidi sarebbe stato il generale Aidid, signore della guerra somalo, ucciso a sua volta il primo agosto 1996 durante uno scontro a fuoco contro una tribù rivale.
Come si evince da un memorandum compilato dal Sisde nel 2002 per il Copaco (il Comitato parlamentare di controllo per i servizi segreti), il 6 maggio 1996, infatti, il Sismi trasmette al sostituto procuratore Ionta un'informativa sul generale, l'utilizzatore finale del traffico d'armi, poi 'stornato' in Yemen per i reduci afghani. 
Nel dossier ampio spazio è dedicato alla figura di Giancarlo Marocchino: factotum a Mogadiscio, legato per via della moglie somala al presidente ad interim Ali Mahdi e primo ad essere intervenuto sul luogo dell'omicidio. Secondo fonti del Sisde, Marocchino avrebbe potuto essere implicato nel delitto, forse come "mandante o mediatore tra mandanti ed esecutori del duplice omicidio".
Il servizio di intelligence estero smentisce però un suo ruolo diretto nell'affaire Alpi-Hrovatin, ma non ne esclude uno "indiretto". Ovvero "la complicità da parte del capo della sicurezza di Marocchino agli esecutori del duplice omicidio, all'insaputa dello stesso Marocchino". Questa informativa viene trasmessa agli organi inquirenti già il 29 dicembre del 1994.
Sempre secondo il Sismi, Marocchino sarebbe stato implicato nel traffico d'armi, usando per lo scopo alcune navi della cooperazione Italia-Somalia, ma lui ha sempre negato ogni addebito e i processi che si sono svolti non lo hanno toccato.
 "L'impressione è che nella fase iniziale delle indagini si sarebbe potuto fare molto di più, c'erano delle piste da seguire: il traffico di armi, ma anche di rifiuti tossici. Non so perché non si sono seguite. E' tutto ancora da fare". Così Domenico D'Amati, legale della famiglia di Ilaria Alpi, in un primo commento sui documenti desecretati. "Ne ho letto una parte finora - precisa l'avvocato -. Ho fiducia che i nuovi magistrati della procura che se ne occupano diano il massimo impulso alle indagini".
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