lunedì 8 dicembre 2014

Autista Uber violenta passeggera a NEW DELHI. Al bando la società nella capitale


L'autista subito dopo l'arresto
NEW DELHI - Le autorità indiane di New Delhi hanno messo oggi al bando la società americana di noleggio d'auto Uber dopo l'arresto di un autista accusato di aver stuprato una giovane cliente. Lo riferisce un comunicato del dipartimento dei Trasporti della capitale indiana. "Tutti servizi di trasporto - si legge - legati al website www.Uber.com sono vietati con effetto immediato". La società, secondo le autorità, avrebbe ingannato i clienti con la promessa di fornire un servizio 'sicuro'. Inoltre, l'azienda di San Francisco, presente con la sua applicazione in decine di città in tutto il mondo, è stata inserita nella 'blacklist' e non potrà quindi più operare in futuro nell'area metropolitana di Delhi. E' emerso che l'autore dello stupro, Shiv Kumar Yadav, 32 anni, era già arrestato per un'altra violenza sessuale e aveva trascorso due anni in carcere. 
Si è saputo che in realtà Uber potrà essere sanzionata con le stesse misure in tutta l'India.  I servizi di taxi della società sono attualmente disponibili a Bangalore, Mumbai, Hyderabad, Chennai, Jaipur, Ahmedabad, Chandigarh, Kolkata e Pune, oltre che a New Delhi
L'autista ha minacciato la giovane dipendente di una compagnia finanziaria di gravi violenze fisiche se avesse opposto resistenza o denunciato l'accaduto, e si è rifugiato in una casa per sfuggire alla cattura dopo che è stata lanciata una vera e propria caccia all'uomo. Secondo un'emittente locale, gli agenti hanno dovuto abbattere una porta per riuscire ad arrestarlo. Yadav è stato portato a New Delhi nella notte.
All'ingresso del commissariato è stato mostrato ai giornalisti fra due agenti di polizia con la testa coperta da un una sorta di cappuccio nero con due buchi per gli occhi. Fonti della polizia hanno assicurato che Yadav non possedeva la licenza comunale prevista per gli autisti di servizi rivolti al pubblico, e neppure un Gps, strumento obbligatorio sui radio-taxi. La stampa indiana insiste in particolare sullamancanza di misure di sicurezza nelle auto Uber, per cui l'India rappresenta attualmente il secondo mercato dopo gli Stati Uniti. Gli autisti, contattati dai clienti tramite un'app per smartphone, non sono in relazione diretta con nessuna autorità di controllo e sono rintracciabili unicamente attraverso il telefono cellulare.
La polizia ha chiesto ad Uber di partecipare all'inchiesta, e la multinazionale si è detta pronta a collaborare appieno con le forze dell'ordine. Un vice commissario di polizia, citato da The Times of India, ha ricordato che "ci sono norme ben precise per servizi di questo tipo, stilate dal Dipartimento dei Trasposti. Verificheremo se sono state rispettate".

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