ROMA - Confcommercio lancia l’allarme sullo stato delle imprese italiane. Nel terziario, denuncia l’associazione, nei primi 10 mesi del 2014 sono “sparite 260 imprese al giorno”. “Sono sempre più numerose – sottolinea l’osservatorio sulla demografia delle aziende della Confcommercio – le imprese del terziario di mercato che cessano l’attività rispetto alle nuove iscrizioni. Nei primi dieci mesi del 2014, infatti, il saldo tra aperture e chiusure è negativo di quasi 78mila unità e in leggero aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (-76.489)”. Il commercio ambulante, “unica eccezione” tra i diversi settori che registrano tutti un saldo negativo, registra “un saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni pari ad oltre 1.600 unità”. A livello territoriale è risultato “particolarmente consistente il saldo negativo del Mezzogiorno (-26.287 imprese) e del Nord-ovest (-20.980 imprese). Rispetto allo stesso periodo del 2013 solo nel Nord-ovest il saldo negativo si è attenuato grazie ad un calo delle cancellazioni”.
I Fatti della Vita sul filo dell'onda. Altre notizie su http://aquariusreportages.blogspot.it/
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lunedì 22 dicembre 2014
OGNI GIORNO spariscono 260 imprese
ROMA - Confcommercio lancia l’allarme sullo stato delle imprese italiane. Nel terziario, denuncia l’associazione, nei primi 10 mesi del 2014 sono “sparite 260 imprese al giorno”. “Sono sempre più numerose – sottolinea l’osservatorio sulla demografia delle aziende della Confcommercio – le imprese del terziario di mercato che cessano l’attività rispetto alle nuove iscrizioni. Nei primi dieci mesi del 2014, infatti, il saldo tra aperture e chiusure è negativo di quasi 78mila unità e in leggero aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (-76.489)”. Il commercio ambulante, “unica eccezione” tra i diversi settori che registrano tutti un saldo negativo, registra “un saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni pari ad oltre 1.600 unità”. A livello territoriale è risultato “particolarmente consistente il saldo negativo del Mezzogiorno (-26.287 imprese) e del Nord-ovest (-20.980 imprese). Rispetto allo stesso periodo del 2013 solo nel Nord-ovest il saldo negativo si è attenuato grazie ad un calo delle cancellazioni”.
mercoledì 28 maggio 2014
Istat: la grande fuga dall’Italia
ROMA - La crisi ha frenato gli immigrati, ha aumentato il numero di stranieri che se ne sono andati dall'Italia (+17,9%) e ha portato a un boom di italiani che hanno cercato fortuna all'estero. Lo fa sapere l'Istat nel suo Rapporto Annuale. E nascono sempre meno bambini
Italia, addio
Le difficoltà sul mercato del lavoro spingono a cercare nuove opportunità al di là dei confini dell'Italia: nel 2012 hanno lasciato il Paese oltre 26mila giovani tra i 15 e i 34 anni, 10mila in più rispetto al 2008. Istat spiega che negli ultimi cinque anni, si è trattato di quasi 100 mila giovani (94mila).
Meno immigrati
La crisi frena gli immigrati: nel 2012 gli ingressi sono stati 321mila, -27,7% rispetto al 2007. Aumenta invece il numero di stranieri che se ne vanno (+17,9%) ed è un vero e proprio boom di italiani che cercano fortuna all'estero. Nel 2012 - fa sapere l'Istat - gli emigrati erano 68mila, il 36% in più del 2011, "il numero più alto in 10 anni".
Tre milioni di famiglie in difficoltà
Nel 2013 sono 2 milioni le famiglie con almeno un 15-64enne, senza occupati e pensionati da lavoro, a cui si aggiunge un'altra area di disagio fatta da famiglie, composte da più persone ma rette solo da una pensione da lavoro. Sommando i gruppi emergono 3 milioni di famiglie che potrebbero essere in difficoltà, dove nessuno lavora.
6,3 milioni senza lavoro
Tra disoccupati e persone che vorrebbero lavorare in Italia si contano 6,3 milioni di senza posto. Nel 2013 ai 3 milioni 113mila di disoccupati si aggiungono 3 milioni 205mila forze lavoro potenziali, ovvero gli inattivi più vicini al mercato del lavoro. Si arriva così a oltre 6 milioni di individui che l'Istat nel Rapporto annuale definisce ''potenzialmente impiegabili''. L'Istat fa anche sapere che aumentano gli scoraggiati (1 milione 427 mila). Guardando ai giovani, nel 2013 tra i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che né lavorano né studiano, i cosiddetti Neet, sono 2 milioni 435 mila, in aumento di 576mila rispetto al 2008. Alzando l'asticella agli under35, l'Istat fa notare come nei 5 anni di crisi gli occupati in questa fascia d'età siano scesi di 1 milione 803 mila. E se ''crescono gli occupati di 50 anni e più'', soprattutto per effetto dell'inasprimento dei requisiti di pensionabilità, tuttavia ''crescono anche coloro che vorrebbero lavorare e non trovano lavoro''. Se infatti, spiega l'Istat, ''si considera l'insieme di disoccupati e forze lavoro potenziali, sono oltre un milione le persone di 50 e più che vorrebbero lavorare ma non trovano una collocazione''.
Nascite al minimo storico in 20 anni
Minimo storico per le nascite da quasi vent'anni. Nel 2013 si stima che saranno iscritti all'anagrafe poco meno di 515mila bambini, 12mila in meno "rispetto al minimo storico registrato nel 1995". E' quanto riferisce l'Istat nel Rapporto Annuale. In cinque anni sono arrivate in Italia 64mila 'cicogne' in meno.
Aumentano le famiglie dove lavora solo la donna
Tra il 2008 e il 2013 le famiglie in cui l'unico occupato è donna sono aumentate di 591mila unità (+34,5%), superando i 2,3 milioni. Ecco che le famiglie sostenute dal solo reddito femminile, con la donna 'breadwinner', sono il 12,2% delle famiglie con almeno un 15-64enne.
Aumentano le famiglie dove lavora solo la donna
Tra il 2008 e il 2013 le famiglie in cui l'unico occupato è donna sono aumentate di 591mila unità (+34,5%), superando i 2,3 milioni. Ecco che le famiglie sostenute dal solo reddito femminile, con la donna 'breadwinner', sono il 12,2% delle famiglie con almeno un 15-64enne.
“Deboli segnali positivi”
Il forte disagio economico nel 2013 si attenua: la quota di persone appartenenti a famiglie in condizioni di grave deprivazione scende al 12,5%, pari a 7,6 milioni di individui, dal 14,5% del 2012, corrispondente a 8,7 milioni. Sottolinea l'Istat, che, a riguardo, nel Rapporto annuale parla di ''deboli segnali positivi''. In generale ''l'Italia è uno dei paesi europei con la maggiore disuguaglianza nella distribuzione dei redditi primari, guadagnati dalle famiglie sul mercato impiegando il lavoro e investendo i risparmi''. Inoltre, aggiunge l'Istat, ''nonostante l'intervento pubblico operi una redistribuzione dei redditi di mercato di apprezzabile entità, non inferiore a quella dei paesi scandinavi, in Italia il livello di disuguaglianza rimane significativo anche dopo l'intervento pubblico''.
Il forte disagio economico nel 2013 si attenua: la quota di persone appartenenti a famiglie in condizioni di grave deprivazione scende al 12,5%, pari a 7,6 milioni di individui, dal 14,5% del 2012, corrispondente a 8,7 milioni. Sottolinea l'Istat, che, a riguardo, nel Rapporto annuale parla di ''deboli segnali positivi''. In generale ''l'Italia è uno dei paesi europei con la maggiore disuguaglianza nella distribuzione dei redditi primari, guadagnati dalle famiglie sul mercato impiegando il lavoro e investendo i risparmi''. Inoltre, aggiunge l'Istat, ''nonostante l'intervento pubblico operi una redistribuzione dei redditi di mercato di apprezzabile entità, non inferiore a quella dei paesi scandinavi, in Italia il livello di disuguaglianza rimane significativo anche dopo l'intervento pubblico''.
La precarietà
Anche se nel 2013 poco più della metà degli atipici, ovvero di chi non ha il cosiddetto posto fisso, va avanti con un contratto che dura meno di un anno, per molti la condizione di precarietà si protrae: 527 mila atipici svolgono lo stesso lavoro da almeno cinque anni (erano il 18,3% nel 2008, il 20,2% nel 2013), con incidenze più elevate tra i collaboratori e tra chi lavora nei servizi generali della Pa e nell'istruzione.
Uno dei Paesi più vecchi del mondo
L'Italia si conferma uno dei Paesi più vecchi al mondo. Con 151,4 persone over-65 ogni 100 giovani con meno di 15 anni, presenta uno degli indici di vecchiaia più alti al mondo. Tra i Paesi europei solo la Germania ha un valore più alto (158) mentre la media Ue28 è 116,6. La speranza di vita è di 79,6 anni per gli uomini e 84,4 per le donne. Anche in questo caso l'Italia è sopra la media europea.
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martedì 4 marzo 2014
2013, l’anno terribile della crisi, crolla il Nord Est
ROMA - Il 2013 è stato uno degli anni più duri della crisi: fallimenti, procedure non fallimentari e liquidazioni volontarie hanno superato tutti i record negativi e complessivamente si contano 111mila chiusure aziendali, il 7,3% in più rispetto al 2012. Lo affermano dati Cerved consultati dall'ANSA: male l'industria, crolla il Nord Est.
Nell'intero 2013 si è registrato un boom dei concordati preventivi (+103% rispetto all'anno precedente) mentre per quel che riguarda i fallimenti anche nell'ultimo trimestre i fallimenti hanno proseguito la loro corsa con tassi a due cifre, portando il totale dell'anno oltre quota 14mila, il 12% in più rispetto al precedente massimo, toccato nel 2012. Secondo i dati del gruppo specializzato nell'analisi delle imprese e nella valutazione del rischio di credito consultati dall'ANSA, il fenomeno è in forte aumento in tutti i settori e in tutte le aree del Paese, riguardando anche segmenti in cui nel 2012 si erano manifestati timidi segnali di miglioramento come l'industria (fallimenti in calo del 4,5% nel 2012 rispetto al 2011 mentre ora sono in aumento del 12,9%) e il Nord Est (da -3,6% di 'crack' tra 2011 e 2012 a una crescita del 19,7%).
Nel 2013 si contano inoltre circa 3mila procedure concorsuali non fallimentari, il massimo da oltre un decennio e il 53,8% in più rispetto all'anno precedente. ''All'origine di questo boom vi è sicuramente l'introduzione del 'concordato in bianco' - afferma l'amministratore delegato del Cerved, Gianandrea De Bernardis - che ha trovato ampio utilizzo'' presso le aziende italiane: la procedura, che consente alle imprese di bloccare le azioni esecutive dei creditori in attesa di preparare un piano di risanamento, ha visto nell'intero 2013 più di 4.400 domande, ma nel terzo e quarto trimestre il numero di domande si è comunque fortemente ridotto, probabilmente a causa delle correzioni apportate a livello legislativo e, in particolare, all'introduzione della facoltà di nominare un commissario giudiziale che possa controllare la condotta del debitore anche nelle fasi di pre-ammissione.
L'anno scorso è stato ritoccato anche il record negativo delle liquidazioni volontarie: nel 2013 hanno chiuso l'attività in questo modo 94mila aziende, il 5,6% in più rispetto all'anno precedente, con un aumento del 7% tra le 'vere' società di capitale, cioè quelle che hanno depositato almeno un bilancio valido nel triennio precedente alla liquidazione. A livello territoriale i fallimenti mostrano una forte accelerazione in Emilia Romagna (+25%) e in Trentino Alto Adige (+21%) e un incremento a tassi a due cifre in Veneto (+16%) e in Friuli (+14%).
Crescono a ritmi sostenuti anche i fallimenti nelle regioni del Centro (+13%) e del Sud (+10%): qui i maggiori aumenti si registrano in Toscana (+18%) e nel Lazio (+13%), mentre nel Mezzogiorno l'aumento registrato in Sicilia (+27%) viene in parte attenuato dal calo delle procedure in Abruzzo (15%) e Basilicata (+3%). Nel Nord Ovest i fallimenti superano quota 4mila (+8% rispetto al 2012): pesa soprattutto l'aumento della Lombardia (+12%), mentre in Piemonte si registra un incremento molto più modesto (+2%). Fallimenti in calo in Liguria (-8%) e in Valle d'Aosta.
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mercoledì 12 febbraio 2014
Letta va alle 18 in conferenza stampa per dire “si va avanti”
ROMA - Enrico Letta dirà che "per lui si va avanti". E' quanto viene spiegato da fonti di Palazzo Chigi in vista della conferenza stampa delle 18 del presidente del Consiglio, dopo l'atteso faccia a faccia con il segretario del Pd, Matteo Renzi. Nella sala dei Galeoni di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio presenterà "Impegno Italia", proposta di patto di coalizione tra i partiti che sostengono il governo. E' quanto si legge in un comunicato della Presidenza del Consiglio. Confermate quindi le indiscrezioni secondo cui il premier non farà alcun passo indietro a favore del segretario del Pd, Matteo Renzi
"Leggo tante ricostruzioni sul governo. Quello che devo dire, lo dirò giovedì alle 15 in direzione. In streaming, a viso aperto", dice invece il sindaco di Firenze.
Elezioni? Non diciamo sciocchezze", ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, impegnato in visita a Lisbona. "Questo muro contro muro tra Letta e Renzi fa male al Paese?", hanno chiesto i cronisti al Capo dello Stato: "Io di muri non ne vedo", ha replicato Napolitano.
mercoledì 5 febbraio 2014
Padova: "La crisi mi ha tolto il sorriso". E si butta dal decimo piano
PADOVA - Un uomo di 55 anni, Giovani Zampieri, si è suicidato a Padova buttandosi dal decimo piano dell'ospedale della città. La vittima, che viveva a Due Carrare (Padova) e gestiva una pompa di benzina, in un biglietto ha lasciato scritto: "La crisi mi ha tolto il sorriso". Questa mattina l'uomo ha lasciato il posto di lavoro, ha raggiunto il decimo piano dell'ospedale e, dopo aver aperto una piccola finestra della sala d'aspetto, si è gettato nel vuoto.
giovedì 19 dicembre 2013
Confindustria: la recessione è finita, ma dalla crisi danni come quelli di una guerra
ROMA - La profonda recessione dell'economia italiana, la seconda in sei anni, "è finita". I suoi effetti no. Dunque "camminiamo sul filo di un rasoio". A lanciare l'allarme è il Centro Studi di Confindustria negli ultimi Scenari Economici. "Il Paese ha subito un grave arretramento ed è diventato più fragile, anche sul fronte sociale", ha avvertito il Csc. L'Italia si presenta alle porte del 2014 con "pesanti danni, commisurabili solo con quelli di una guerra". Rispetto al 2007 il Pil totale è diminuito del 9,1% e quello pro-capite dell'11,5%, cioè di 2.900 euro a testa, tornando ai valori del 1996. La produzione industriale è scesa in termini fisici del 24,6%, ai livelli del 1986. Le famiglie hanno tagliato sette settimane di consumi, ossia 5.037 euro in media all`anno. Le persone a cui manca lavoro, totalmente o parzialmente, sono 7,3 milioni, due volte la cifra di sei anni fa. Anche i poveri sono raddoppiati, a 4,8 milioni. Il percorso di risalita, secondo gli economisti di Confindustria "sarà lento e difficile: la ridotta capacità produttiva, intaccata dalla prolungata caduta della domanda interna, rappresenterà una zavorra nella fase di ripartenza".
venerdì 13 dicembre 2013
La crisi: è calato il valore delle case di famiglia
ROMA - Battuta d'arresto decisa per il valore delle abitazioni delle famiglie italiane. Alla fine del 2012 era calato a 4.832 miliardi di euro (-3,9% pari a 194 miliardi) e il ribasso è proseguito nei primi sei mesi 2013 (-1,8% a 4.745 miliardi). Lo afferma Bankitalia. Si tratta del primo calo visibile nelle tabelle che arrivano fino al 1995.
Battuta d'arresto anche sulla cosiddetta ricchezza delle famiglie italiane, scesa in termini reali del 2,9% nel 2012 sul 2011 e dello 0,6% a prezzi correnti, con un ulteriore -1% nel primo semestre 2013. E' quanto afferma sempre Bankitalia secondo cui dal 2007 la flessione a prezzi costanti è stata del 9%. A causare il ribasso lo scorso anno il calo dei prezzi delle abitazioni (-5,2%).
Alla fine del 2012 la ricchezza netta delle famiglie italiane, secondo l'istituto centrale, era pari a circa 8.542 miliardi di euro, corrispondenti in media a 143 mila euro pro capite e a 357 mila euro per famiglia. Le attività reali (abitazioni, oggetti di valore, fabbricati, impianti e terreni) rappresentavano il 61,1 per cento del totale delle attività, quelle finanziarie il restante 38,9 per cento. Le passività, di poco inferiori a 900 miliardi di euro, sfioravano il 10 per cento delle attività complessive.
La ricchezza netta delle famiglie italiane resta comunque elevata, "pari nel 2011 a 7,9 volte il reddito lordo disponibile; tale rapporto è comparabile con quelli di Francia, Regno Unito e Giappone e superiore a quelli di Stati Uniti, Germania e Canada. Il rapporto fra attività reali e il reddito disponibile lordo, pari a 5,5, è inferiore soltanto a quello delle famiglie francesi".
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giovedì 12 dicembre 2013
Quagliarello: legge elettorale, o accordo in 15 giorni o crisi
ROMA -"Nei prossimi 15 giorni", al più "subito dopo la Befana", questa maggioranza o trova un accordo "su legge elettorale e riforma del bicameralismo"o va in crisi. E allora ognuno si prenderà le sue responsabilità". Così il ministro Gaetano Quagliariello a SkyTg24. "La maggioranza deve avere una proposta che avanza all'opposizioni",afferma.
"A 24 ore dalla fiducia ottenuta dal governo Letta-Alfano, Quagliariello che fa? Minaccia la crisi sulla legge elettorale? Fa il Brunetta? Usa irresponsabilmente la strategia degli aut aut nei confronti dell'esecutivo al quale appartiene? E non si era detto che la riforma della legge elettorale era competenza del Parlamento e non del governo? Che tristezza!". Così Renato Brunetta capogruppo di Fi alla Camera.
"Un conto è abolire il Senato, ipotesi più che praticabile e per molti anche condivisibile, un conto e' avallare un vero e proprio scippo della Camera dei Deputati ai danni del Senato sulla legge elettorale esercitato sulla base di una decisione trasversale che contraddice precedenti deliberazioni e intendimenti concordati. Si sta preparando una fase di prepotenza che non promette nulla di buono". Lo dice Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri di Palazzo Madama.
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venerdì 29 novembre 2013
Ci sarà una crisi formale del governo: lo ha deciso Napolitano
ROMA - Nell'incontro al Colle tra la delegazione di Forza Italia e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, i due capigruppo hanno rinnovato la richiesta della necessità di aprire una crisi formale in Parlamento. L'uscita di Forza Italia dalla maggioranza, hanno sottolineato, comporta "la necessità di un'apertura formale della crisi di governo, con le dimissioni di Enrico Letta, per affrontare in Parlamento la nuova situazione".
E al termine del lungo incontro il Capo dello Stato ha infine deciso: "Ci sarà senza dubbio un passaggio parlamentare che segni la discontinuità politica tra il governo delle larghe intese e il governo che ha ricevuto la fiducia sulle legge di stabilità".
“Forme e tempi di tale passaggio - spiega il Quirinale - saranno oggetto di una consultazione del Presidente della Repubblica con il Presidente del Consiglio che, da Vilnius fa immediatamente sapere come questo ritorno alle Camere costituirà un'occasione per rafforzare ulteriormente il governo e la sua legittimità”. La linea di Enrico Letta, filtrata in serata da palazzo Chigi dopo la nota del Colle, è di "piena sintonia" con il Quirinale. Un modo per dire che il presidente della Repubblica aveva avvertito al telefono il premier, impegnato al vertice di Vilnius. Il capo dell'Esecutivo è certo che il voto alle Camere sarà "in linea con il voto, ampio, di fiducia sulla legge di stabilita'". Restano però diversi aspetti ancora da definire. E non sono particolari di poco conto. Il comunicato del Quirinale, diffuso dopo l'incontro con la delegazione di forza Italia, chiarisce che "forme e tempi" sono da concordare. E verrà fatto non prima di lunedì pomeriggio quando il premier sarà ricevuto al Colle.
"Abbiamo chiesto le dimissioni del presidente del Consiglio, Enrico Letta, e cioè che il presidente del Consiglio, dopo l'uscita dalla maggioranza di Forza Italia, che ricordiamo era il partner più importante della maggioranza di governo, si presenti dimissionario alle Camere dopo un ovvio e doveroso passaggio presso il presidente della Repubblica". Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, ai microfoni del Tg1.
La delegazione di Forza Italia al Quirinale in precedenza aveva segnalato a Napolitano "i comportamenti inaccettabili messi in atto dal presidente del Senato, Pietro Grasso, durante la seduta che ha votato la decadenza del senatore Berlusconi, comportamenti che hanno evidenziato inaudite forzature", riferisce una nota del partito.
Ci sarà una crisi formale del governo: lo ha deciso Napolitano
ROMA - Nell'incontro al Colle tra la delegazione di Forza Italia e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, i due capigruppo hanno rinnovato la richiesta della necessità di aprire una crisi formale in Parlamento. L'uscita di Forza Italia dalla maggioranza, hanno sottolineato, comporta "la necessità di un'apertura formale della crisi di governo, con le dimissioni di Enrico Letta, per affrontare in Parlamento la nuova situazione".
E al termine del lungo incontro il Capo dello Stato ha infine deciso: "Ci sarà senza dubbio un passaggio parlamentare che segni la discontinuità politica tra il governo delle larghe intese e il governo che ha ricevuto la fiducia sulle legge di stabilità".
“Forme e tempi di tale passaggio - spiega il Quirinale - saranno oggetto di una consultazione del Presidente della Repubblica con il Presidente del Consiglio che, da Vilnius fa immediatamente sapere come questo ritorno alle Camere costituirà un'occasione per rafforzare ulteriormente il governo e la sua legittimità”. La linea di Enrico Letta, filtrata in serata da palazzo Chigi dopo la nota del Colle, è di "piena sintonia" con il Quirinale. Un modo per dire che il presidente della Repubblica aveva avvertito al telefono il premier, impegnato al vertice di Vilnius. Il capo dell'Esecutivo è certo che il voto alle Camere sarà "in linea con il voto, ampio, di fiducia sulla legge di stabilita'". Restano però diversi aspetti ancora da definire. E non sono particolari di poco conto. Il comunicato del Quirinale, diffuso dopo l'incontro con la delegazione di forza Italia, chiarisce che "forme e tempi" sono da concordare. E verrà fatto non prima di lunedì pomeriggio quando il premier sarà ricevuto al Colle.
"Abbiamo chiesto le dimissioni del presidente del Consiglio, Enrico Letta, e cioè che il presidente del Consiglio, dopo l'uscita dalla maggioranza di Forza Italia, che ricordiamo era il partner più importante della maggioranza di governo, si presenti dimissionario alle Camere dopo un ovvio e doveroso passaggio presso il presidente della Repubblica". Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, ai microfoni del Tg1.
La delegazione di Forza Italia al Quirinale in precedenza aveva segnalato a Napolitano "i comportamenti inaccettabili messi in atto dal presidente del Senato, Pietro Grasso, durante la seduta che ha votato la decadenza del senatore Berlusconi, comportamenti che hanno evidenziato inaudite forzature", riferisce una nota del partito.
mercoledì 20 novembre 2013
Regali di Natale, "consumi sotto zero"
ROMA - Quest'anno la spesa della famiglie per i regali di Natale subirà un nuovo crollo, diminuendo dell'11,2%. E' quanto prevede l'Osservatorio Nazionale Federconsumatori. L'esborso medio sarà così pari ad ''appena 132 euro'' a famiglia, ancora più ristretto a confronto con lo scorso anno (148 euro). ''I primi risultati rivelano una situazione sconfortante: mai come quest'anno i consumi saranno 'sotto zero''', evidenziano Federconsumatori e Adusbef in una nota. Secondo i consumatori i cali maggiori interesseranno mobili-arredamento (-31%), abbigliamento-calzature (-12%), turismo (-16%) e profumeria (-6%). Sempre in ribasso ma con flessioni più lievi, almeno sotto Natale, le spese per i giocattoli (-2%) e quelle per gli alimentari (-1% ). L'unica eccezione è rappresentata dall'editoria (+0,5%). ''Per contrastare questa pericolosa tendenza è fondamentale stimolare una ripresa della domanda di mercato, attraverso un'immediata anticipazione dei saldi, come avviene in altri Paesi, ed una detassazione delle tredicesime'', suggeriscono Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, ed Elio Lannutti, a capo dell'Adusbef.
venerdì 15 novembre 2013
La crisi svuota gli studi dei dentisti
ROMA - La crisi economica svuota gli studi dentistici. Tra il 2007 e il 2012, in Italia, mezzo milione di famiglie in meno è andato dall'odontoiatra, quelle che hanno effettuato una spesa per la cura dei denti sono calate del 3,31%: una su tre, in pratica, non può più permettersi di portare i figli dal dentista. Non solo. L'8,9% degli italiani nel 2011 ha rinunciato alle cure odontoiatriche per ragioni economiche, più numerosi fra i 35 e i 59 anni e al sud e nelle isole (13%) e nel Nord ovest, la locomotiva economica d'Italia che ha rallentato la sua corsa.
A quantificare gli effetti della crisi sul rapporto degli italiani con il dentista è un dettagliato rapporto Andi (Associazione nazionale dentisti) 2013, presentato a Roma nel corso del congresso scientifico dell'associazione. La spesa media mensile di tutte le famiglie è scesa del 30,5% e la spesa media mensile riferibile alle sole famiglie che hanno effettuato una spesa odontoiatrica è calata del 28,1%. "In confronto agli altri Paesi europei - sottolinea Roberto Callioni, responsabile del Servizio studi Andi, che ha realizzato l'indagine - l'Italia è quello con la più alta percentuale di rinuncia alle prestazioni odontoiatriche e con la più alta differenza fra il 2012 e il 2007: questo significa che l'effetto della crisi è stato più forte che altrove".
Fatta eccezione per Germania e Svezia, il calo del ricorso al dentista si registra, dunque, anche in Europa. Ma l'Italia sembra esser messa peggio. E le famiglie tagliano anche la spesa per il sorriso dei figli. Gli apparecchi ortodontici fissi o mobili sono diminuiti del 20-30%: ai bimbi non si mettono più, oppure per risparmiare ci si rivolge al low cost o persino agli abusivi. Le famiglie - sottolinea ancora il Report, illustrato dal presidente Andi, Gianfranco Prada - non hanno avuto in questi ultimi anni e non hanno oggi sufficienti risorse per pagarsi il dentista. Il dato economico si sovrappone a un dato culturale: gli italiani tendono, in maggior percentuale che in altri Paesi, a non stimare mediamente gravi le loro condizioni dentali e non sono soliti andare dal dentista per controlli e per prevenzione. Ha fatto un controllo meno di un anno fa solo il 52% della popolazione. Per uno su 4 l'ultima visita risale a uno, due anni fa. Nel tempo, la minor domanda di cure dentali porterà a un peggioramento della salute orale. Intanto ha gia' avuto effetto sui ricavi dei dentisti.
Il fatturato è sceso dai 6,7 miliardi circa del 2007 ai 4,9 del 2012. In particolare, secondo il sondaggio campionario realizzato da Andi, per il 41% degli odontoiatri il fatturato del 2011 è stato inferiore a quello del 2010, mentre il 58,2% ha dichiarato un analogo calo fra il 2012 e il 2011, dipeso in larga misura dalla diminuzione delle tariffe. Dopo un boom iniziale, gli italiani non vanno più nemmeno all'estero per curare i denti. Meno del 4% - ricorda Prada - ha varcato i confini nazionali alla ricerca di un dentista, la metà torna insoddisfatto.
lunedì 30 settembre 2013
Crisi: 20 senatori del Pdl pronti a lasciare?
ROMA - Giornata di schermaglie tra le forze politiche, in attesa di mercoledì, quando Letta, andrà in Parlamento per ufficializzare la crisi di governo e cercare i numeri che gli garantiscano una nuova maggioranza. Epifani boccia "un esecutivo sorretto da transfughi" e D'Alema a Tgcom24 ribadisce: "Non si governa con i dissidenti". Frattura nel Pdl: ci sarebbero 20 senatori pronti a lasciare se Silvio Berlusconi non abbandonerà il progetto di far saltare il governo di larghe intese di Enrico Letta. Lo riferisce una fonte del Pdl mentre è in corso a palazzo Grazioli un incontro tra l'ex premier e i vertici del partito in vista del voto di fiducia di mercoledì.
Il premier Enrico Letta interverrà in Senato mercoledì alle 9:30 per vedere se il suo governo ha ancora la fiducia del Parlamento. Il suo discorso e la seduta nel complesso verranno trasmessi in diretta tv, così come richiesto in Conferenza dei capigruppo dal ministro Franceschini. "Ci sono delle formalità da rispettare. La questione di fiducia si pone su risoluzioni che devono presentare i gruppi. Ma la volontà del governo è di andare al chiarimento e porre quindi la questione di fiducia". Così il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, al termine della conferenza dei Capigruppo del Senato.
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venerdì 27 settembre 2013
Epifani: le decisioni del pdl sono “un colpo alla schiena per l’Italia che lavora”
ROMA - "Letta ha parlato di umiliazione, io aggiungerei che è stato anche un colpo alla schiena per l'Italia che lavora, che cerca di uscire dalla crisi". Lo ha detto il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, commentando le fibrillazioni che agitano la maggioranza. "Si sta scherzando col fuoco", ha aggiunto il leder del Pd dando il suo sostegno a "Napolitano di fronte agli attacchi volgari che si sono registrati in queste ore".
Alla direzione del Pd, secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti, sulla situazione politica Epifani ha detto che "nell'idea di pacificazione del centrodestra c'era, in nuce, l'esito di questi giorni. Perché in quell'idea c'era la volontà di condizionare il quadro politico e le istituzioni".
Il segretario ha poi sottolineato che quanto sta avvenendo "va preso sul serio" e quindi "tocca al premier, dopo aver riferito a Napolitano, aprire in Parlamento un chiarimento che deve essere chiaro e risolutivo, e in questo il partito è con me. Non ne possiamo uscire con un nuovo giro di valzer, sotterrare oggi l'ascia di guerra per dissotterrarla domani". E per il dopo "io non faccio scenari", ha aggiunto, proponendo tra l'altro la convocazione permanente della direzione del partito vista la delicatezza delle circostanze.
Il segretario del Pd è poi tornato sulla legge elettorale, dicendo che "per noi è fondamentale averne una nuova". Avrebbe inoltre sottolineato che dal Pdl è stato possibile avere "l'atteggiamento da caserma di questi giorni" proprio grazie all'attuale normativa.
Anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, ha usato parole dure sul Pdl e, a proposito dell'annuncio di Renato Brunetta, secondo cui il Pdl voterebbe la fiducia sul governo, ha replicato: "E' il momento della chiarezza, non c'è più tempo per ipocrisie e furbizie: abbiamo visto parole e gesti che stanno facendo un danno enorme al Paese e a ogni singolo individuo. Nei prossimi giorni, già dalle prossime ore, il chiarimento non dovrà essere un modo per prendere tempo".
La direzione del Partito democratico ha poi votato le regole per il congresso nazionale, dando il suo via libera all'unanimità, con un solo astenuto. Confermata per l'8 dicembre la data per l'elezione del segretario nazionale.
"Forse abbiamo parlato troppo di regole - ha commentato il segretario -. Ma le regole sono sostanza, ce lo insegnano anche le vicende politiche di questi giorni". Epifani avrebbe poi detto di essere "soddisfatto del percorso dal basso ma, avrebbe aggiunto, "avrei preferito meno sospetti tra di noi". Alla direzione ha partecipato anche Matteo Renzi: il sindaco di Firenze ha seguito l'incontro seduto tra le ultime file, vicino al deputato Francesco Bonifazi e a Lorenzo Guerini, che ha seguito per i renziani il dibattito sulle regole nella commissione Congresso.
Il regolamento dice poi che "possono partecipare al voto per l'elezione del segretario e dell'assemblea nazionale" gli elettori al momento del voto iscritti al Pd e quelli che "dichiarino di riconoscersi nella proposta politica del partito, sostenerlo alle elezioni, e accettino di essere registrati nell'albo pubblico delle elettrici e degli elettori".
Il regolamento approvato prevede che le spese della campagna elettorale di ciascun candidato non possano superare i 200mila euro per i candidati alla segreteria nazionale e gli 8mila per i provinciali. Sempre per contenere le uscite è previsto che non siano ammesse da parte dei candidati o delle liste che li sostengano la pubblicazione a pagamento di messaggi pubblicitari o propaganda personale su radio, tv e giornali. Consentiti volantini e manifesti.
"Forse abbiamo parlato troppo di regole - ha commentato il segretario -. Ma le regole sono sostanza, ce lo insegnano anche le vicende politiche di questi giorni". Epifani avrebbe poi detto di essere "soddisfatto del percorso dal basso ma, avrebbe aggiunto, "avrei preferito meno sospetti tra di noi". Alla direzione ha partecipato anche Matteo Renzi: il sindaco di Firenze ha seguito l'incontro seduto tra le ultime file, vicino al deputato Francesco Bonifazi e a Lorenzo Guerini, che ha seguito per i renziani il dibattito sulle regole nella commissione Congresso.
Il regolamento dice poi che "possono partecipare al voto per l'elezione del segretario e dell'assemblea nazionale" gli elettori al momento del voto iscritti al Pd e quelli che "dichiarino di riconoscersi nella proposta politica del partito, sostenerlo alle elezioni, e accettino di essere registrati nell'albo pubblico delle elettrici e degli elettori".
Il regolamento approvato prevede che le spese della campagna elettorale di ciascun candidato non possano superare i 200mila euro per i candidati alla segreteria nazionale e gli 8mila per i provinciali. Sempre per contenere le uscite è previsto che non siano ammesse da parte dei candidati o delle liste che li sostengano la pubblicazione a pagamento di messaggi pubblicitari o propaganda personale su radio, tv e giornali. Consentiti volantini e manifesti.
Napolitano sempre più irato: smarrita ogni nozione di confronto civile
MILANO - Oggi gli scontri politici, diversamente dal passato, producono "smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricordando a Milano la figura di Luigi Spaventa. Il quale si impegnò in Parlamento dal 1976 al 1983, "due legislature entrambe raccorciate, prassi molto italiana, da scioglimenti precoci delle Camere. Parlo qui della politica non come consapevolezza dell'interesse generale, senso del dovere civico, percezione responsabile dei problemi della società e dello Stato -ha proseguito Napolitano- perché di questa dimensione, propria del vivere in democrazia, ogni cittadino dovrebbe essere partecipe e Luigi di certo lo fu in tutte le fasi della sua esistenza.
Ma parlo della politica come funzione concretamente esercitata con quegli attributi di dedizione quotidiana, di competenza specifica, di immersione piena in un agone di confronto e di lotta, che ne fanno una professione".
«''Le distanze e gli scontri sul piano delle idee e del rapporto tra maggioranza e opposizione, non producevano, come oggi, smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale'', ha poi aggiunto il Capo dello Stato. Secondo Napolitano negli anni in cui Spaventa era parlamentare ''il Parlamento, la Camera dei deputati, quella moltitudine di eletti era uno spaccato di comune umanità, nella ricchezza e varietà delle storie e dei temperamenti personali, degli impulsi e dei percorsi che avevano indotto quelle persone a impegnarsi in politica, col traguardo della elezione in Parlamento''. ''Era questa realtà umana che incuriosiva e interessava molto Luigi, che lo spingeva a mescolarsi con gli altri nel palazzo di Montecitorio e a comprendere, non solo a giudicare, posizioni e comportamenti anche di molti che erano lontani dalla sua parte politica. Penso ad esempio -ha aggiunto- a deputati democristiani di ogni stampo e di ogni livello, anche 'peones' come li si chiamava, con i quali interloquiva naturalmente e intratteneva un rapporto amichevole. Ora -ha concluso Napolitano- mi chiedo che cosa è rimasto di quel modo di vivere la politica e di convivere in una istituzione, e anche del modo in cui, di conseguenza, si vedeva dall'esterno il mondo della politica''.
I due capigruppo di Forza Italia hanno scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La lettera scritta di Renato Schifani e Renato Brunetta è stata pubblicata su Il Giornale. Nel documento si parla della Legge Severino, che per il leader Silvio Berlusconi prevede il decadimento in Senato dopo la condanna in Cassazione per frode nell’ambito del processo Mediaset.
Secondo i capigruppo sulla legge Severino vi sono “consistenti dubbi di legittimità” ed è perciò necessario procedere con una verifica della legge da parte del Senato. Secondo i due esponenti di Forza Italia: "In questione è proprio lo stato di diritto nella sua manifestazione suprema che è la Costituzione".
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Letta oggi da Napolitano. “Un’umiliazione per l’Italia”
NEW YORK - ''Un'umiliazione per l'Italia'': così il premier Enrico Letta ha commentato gli ultimi sviluppi politici a Roma mentre ieri si trovava all'Onu per il suo intervento. Il Presidente del Consiglio ha anche annunciato che oggi, appena atterrato a Roma, si recherà da Napolitano per un chiarimento su come andare avanti".
"Serve un chiarimento nel governo e in parlamento - ha sottolineato ancora - : voglio decidere insieme a Napolitano le modalità. Voglio che tutto accada davanti ai cittadini". E alla domanda se ricorrerà ad un voto di fiducia, ha risposto: "Le modalità le valuterò con Napolitano".
Il presidente del Consiglio ha qundi frenato i giornalisti: ''Non parlo di dimissioni o di altra maggioranza, mi fermo qui. Voi correte troppo. Abbiamo tante scadenze, abbiamo bisogno di un governo che affronti i problemi. Io so dove andare e lo dirò in Parlamento''. Ed ha aggiunto: "Il principio 'muoia Sansone con tutti i filistei' non conviene a nessuno, nemmeno a Berlusconi. E sarebbe il disastro dell'Italia".
martedì 10 settembre 2013
Le prime pagine dei quotidiani sulla crisi
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lunedì 9 settembre 2013
Schifani, in giunta elezioni “muro contro muro”. Così, addio maggioranza. Lavori aggiornati a domani sera
ROMA - "Dalla giunta provengono segnali di muro contro muro. Un inaccettabile atteggiamento da parte del Pd e di M5S che intendono votare domani contro le pregiudiziali formulate dal relatore. Se dovesse succedere questo, non credo che si potrebbe più parlare di maggioranza a sostegno del governo". Lo afferma il capogruppo Pdl al Senato Schifani ai Tg.
La giunta delle elezioni, intanto, si è aggiornata a domani alle 20. Il relatore Andrea Augello "sottopone alla Giunta la proposta di sollevare una questione incidentale" davanti alla Corte costituzionale, riferita a "dieci diversi profili di illegittimità costituzionale" della legge Severino, "reputati rilevanti e non manifestamente infondati". E' quanto si legge nella relazione di Augello. Augello chiede mandato per "redigere l'ordinanza di rimessione" alla Consulta.
"Un rinvio pregiudiziale di tipo interpretativo alla Corte di giustizia dell'Unione europea", sulla retroattività o meno della legge Severino. E' quanto inoltre propone Augello. Propone inoltre che la giunta chieda alla Corte del Lussemburgo di decidere con procedura accelerata e che non si avvalga della facoltà di esprimere il proprio punto di vista nel merito della questione.
"La relazione del relatore Augello sul caso Berlusconi consiste, sostanzialmente, nelle questioni pregiudiziali. Di fatto, non ha voluto avanzare una sua proposta. Non ci ha voluto dire, insomma, se vuol considerare decaduto o meno il Cavaliere dal mandato di parlamentare". A sintetizzare i lavori in giunta delle Immunità è il senatore dei 5 Stelle Mario Michele Giarrusso, secondo il quale "il Pdl vuol perdere solo tempo".
"Se la giunta voterà contro le pregiudiziali poste da Augello (PDL) chiederemo la sostituzione del relatore". E' quanto scrive su facebook il gruppo del M5S al Senato in una sorta di differita web della riunione della giunta per le autorizzazioni del Senato che è chiamata a decidere sulla decadenza di Silvio Berlusconi.
giovedì 5 settembre 2013
Schifani (Pdl): vedo avvicinarsi la crisi
ROMA - Secondo il capogruppo del Pdl al Senato, Renato Schifani, il governo è sempre più in bilico. "Vedo l'avvicinarsi di un momento di crisi - ha detto nel corso di una trasmissione radiofonica -. Quando si convive in un'alleanza devono vigere le regole del reciproco rispetto e dal Pd non riscontriamo questo atteggiamento". "Tutto il gruppo del Pdl al Senato - ha proseguito - è compatto: siamo pronti anche a battaglie da opposizione". Il problema è l'atteggiamento del Partito democratico, apertamente a favore di una decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. "Il clima è quello di un alleato che, prima ancora che chi deve difendersi possa porre in campo le proprie argomentazione, afferma che voterà contro in Giunta - spiega Schifani -. Come si può convivere in una coalizione che non solo non si ascoltano ma che tengono addirittura l'una fuori l'altra?". E nel caso si andasse a un Letta-bis? "Non mi preoccupa moltissimo l'ipotesi di un governo diverso da quello attuale - afferma -. Un governo frutto di numeri raccolti in Aula, potrebbe avere sì, ammesso che riescano, una maggioranza molto risicata ma a quel governo mancherebbe quella coesione politica che lo può supportare nelle scelte di politica economica o nella modifica della legge elettorale".
giovedì 22 agosto 2013
Crisi sempre più vicina: nessun accordo nel vertice tra Letta e Alfano
ROMA - Quasi tre ore di confronto ma alla fine le posizioni tra il premier Enrico Letta ed il vicepremier Angelino Alfano restano ''distanti'' sull'agibilità politica di Silvio Berlusconi. E' quanto si apprende al termine del vertice a Palazzo Chigi. Un incontro duro tra il premier Letta ed il vicepremier Alfano sulla vicenda Berlusconi. E' quanto si apprende da fonti Pdl: il segretario Pdl ha fatto presente che non è possibile che un partito resti dentro la coalizione se l'altro partito della coalizione fa decadere il leader del partito alleato per un atteggiamento pregiudiziale.
Il faccia a faccia tra Letta e Alfano conferma che il governo è in bilico. La soluzione per garantire l'agibilità politica di Berlusconi non c'è. "Io non posso dire al Pd di non votare per la decadenza, la giunta decide secondo criteri giuridici e non politici. A questo punto sta a voi decidere che cosa fare", avrebbe spiegato il premier ad Alfano. Tra due giorni Berlusconi tornerà a riunire i suoi in un vertice ad Arcore per capire come muoversi. L'unico spiraglio che sembra possibile è quello di prendere tempo in giunta, con il tema della retroattività della legge Severino. Una possibilità che permetterebbe al governo di andare avanti un altro mese chiudendo così la finestra del voto in autunno.
"In uno Stato democratico il principio di legalità è un principio a cui tutti devono soggiacere, perché davvero la giustizia deve essere uguale per tutti". Lo ha detto il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, riferendosi al caso Berlusconi. "Le sentenze vanno rispettate e fatte eseguire. Non è una battaglia contro Berlusconi - sottolinea Epifani - ma in favore di uno Stato di diritto. Fa bene Letta a proseguire la sua azione di governo". "Nessuno ci farà cambiare idea e nessuno può tirarci per la giacchetta. Per noi la bussola sono gli interessi del Paese, e lo ripeto, che vengono prima degli interessi dei democratici e ancor prima di quelli di un'unica persona", ha ricordato Epifani parlando dal palco della Festa del Pd di Siena, commentando la fine del vertice Letta-Alfano. "Speriamo che nessuno voglia assumersi la responsabilità del tanto peggio tanto meglio. Sarebbe davvero paradossale che dopo aver visto perdere il lavoro, visto le aziende chiudere, giovani che non trovano lavoro, si aprisse una crisi al buio in queste condizioni".
Il faccia a faccia tra Letta e Alfano conferma che il governo è in bilico. La soluzione per garantire l'agibilità politica di Berlusconi non c'è. "Io non posso dire al Pd di non votare per la decadenza, la giunta decide secondo criteri giuridici e non politici. A questo punto sta a voi decidere che cosa fare", avrebbe spiegato il premier ad Alfano. Tra due giorni Berlusconi tornerà a riunire i suoi in un vertice ad Arcore per capire come muoversi. L'unico spiraglio che sembra possibile è quello di prendere tempo in giunta, con il tema della retroattività della legge Severino. Una possibilità che permetterebbe al governo di andare avanti un altro mese chiudendo così la finestra del voto in autunno.
"In uno Stato democratico il principio di legalità è un principio a cui tutti devono soggiacere, perché davvero la giustizia deve essere uguale per tutti". Lo ha detto il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, riferendosi al caso Berlusconi. "Le sentenze vanno rispettate e fatte eseguire. Non è una battaglia contro Berlusconi - sottolinea Epifani - ma in favore di uno Stato di diritto. Fa bene Letta a proseguire la sua azione di governo". "Nessuno ci farà cambiare idea e nessuno può tirarci per la giacchetta. Per noi la bussola sono gli interessi del Paese, e lo ripeto, che vengono prima degli interessi dei democratici e ancor prima di quelli di un'unica persona", ha ricordato Epifani parlando dal palco della Festa del Pd di Siena, commentando la fine del vertice Letta-Alfano. "Speriamo che nessuno voglia assumersi la responsabilità del tanto peggio tanto meglio. Sarebbe davvero paradossale che dopo aver visto perdere il lavoro, visto le aziende chiudere, giovani che non trovano lavoro, si aprisse una crisi al buio in queste condizioni".
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