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lunedì 15 giugno 2015

Il viceministro PISTELLI lascia il governo e va all'ENI

Lapo Pistelli
ROMA, 15 giugno - "Il Viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, on. Lapo Pistelli, ha lasciato oggi il suo incarico di governo per una nuova responsabilita' professionale nel settore privato. Fra poche settimane assumerà il ruolo di Senior Vice President con funzioni di Stakeholder Relations for Business Development Support all'interno di Eni Spa". E' quanto afferma una nota di Palazzi Chigi. "La mia è una decisione personale, di cui ho parlato da tempo con il Presidente del Consiglio ed ha a che vedere con una nuova stagione e dimensione della mia esperienza internazionale maturata nei molti anni passati nelle istituzioni" sottolinea Pistelli, nel ringraziare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.
  "Rispetto - afferma da parte sua Renzi - la scelta di Lapo il cui contributo al lavoro dell'esecutivo è stato importante, a partire dall'impegno sulla cooperazione internazionale che ha portato dopo 30 anni alla Legge 125/2014, che sarà' pienamente operativa alla fine dell'anno, per proseguire con il lancio del Processo di Khartoum, la piattaforma politica di dialogo fra Europa e Paesi del Corno d'Africa sulle migrazioni, per arrivare fino al suo decisivo apporto per la liberazione di Meriam, la giovane sudanese che era stata condannata a morte per apostasia. Adesso gli dico buon lavoro, certo che saprà fare bene anche in questa nuova fase del suo impegno".
  Fra poche settimane, Pistelli lascera' anche il Parlamento dove siede dal 1996, con una parentesi a Strasburgo come eurodeputato nel 2004.

domenica 26 aprile 2015

Il GOVERNO pensa di legare al REDDITO alcune detrazioni fiscali (come quelle sanitarie)

ROMA, 26 aprile - Legare al reddito alcune detrazioni fiscali, anche quelle da sempre considerate 'intoccabili', come le detrazioni per le spese sanitarie. E' il ragionamento che si fa strada all'interno dell'esecutivo alle prese con il delicato dossier delle tax expenditures, che, come indicato nel Documento di economia e finanza, dovranno contribuire a recuperare risorse per circa due miliardi e mezzo il prossimo anno. Risorse che saranno utili a sterilizzare le clausole di salvaguardia da oltre 16 miliardi, che altrimenti si tradurrebbero in un aumento generalizzato di Iva e accise da un lato, ma anche in un taglio lineare delle detrazioni stesse (eredità di una clausola del governo Letta). Proprio per evitare che il nuovo intervento, cui stanno lavorando in prima battuta il nuovo commissario alla spending review, Yoram Gutgeld, e il consigliere economico di Palazzo Chigi Roberto Perotti, abbia come effetto un taglio lineare delle detrazioni, si starebbe appunto ragionando di legare alcune voci al reddito, in modo da ridurre, fino a eliminare, alcuni sconti oltre una certa soglia di ricchezza.
E in uno dei tanti documenti di lavoro che si stanno producendo in queste settimane, anticipato dal Sole 24 Ore, si sarebbero individuate una cinquantina di voci da rivedere, tra le quali i principali sconti candidati progressivamente a scomparire all'aumento del reddito sarebbero appunto le detrazioni (attualmente al 19% per tutti), per le spese mediche, così come quelle sostenute per i contributi previdenziali per l'assistenza personale e familiare, cioè per i 'badanti'. Certo una ipotesi ad alto rischio politico, visto peraltro che la risoluzione con cui il Parlamento ha appena licenziato il Def chiede esplicitamente che l'intervento sulle tax expenditures sia rivolto a eliminare doppioni ed agevolazioni non giustificate dal punto di vista economico o sociale, salvaguardando però le voci più sensibili, e in particolare quelle per i redditi da lavoro dipendente, per i redditi di imprese minori e per quelli da pensione. Una via per evitare lo scontro frontale in Parlamento potrebbe essere quella di sfruttare il treno della delega fiscale, visto che i decreti attuativi hanno bisogno poi solo di un parere (non vincolante) delle commissioni competenti senza necessità del passaggio in Aula. Ma il governo al momento sembrerebbe comunque intenzionato a prendersi tutto il tempo disponibile - cioè fino all'autunno - per mettere a punto l'intervento, approfittando della delega intanto per dar corpo a quel 'tagliando annuale' di sconti e incentivi fiscali sempre indicato nel Def. "Nessuna decisione è stata presa" si assicura da più parti nell'esecutivo, mentre Palazzo Chigi fa sapere che il dossier circolato "è solo una ipotesi di lavoro, peraltro mai discussa" e non "un piano del governo che, sulle voci della spending review, farà le sue scelte soltanto in sede di legge di Stabilità".

sabato 25 aprile 2015

RENZI: se non passa l'Italicum, governo a casa

ROMA, 25 aprile -  Il premier Matteo Renzi, ieri a Otto e mezzo ha detto: "Se non passa l'Italicum, credo proprio che il governo cade. Se il governo, nato per fare le cose, viene messo sotto allora vuol dire che i parlamentari dicono: andate a casa. Non sono per tenere la poltrona aggrappata alle terga". 
Ma ha subito aggiunto: "Credo che faranno passare l'Italicum, perché la legge elettorale sta in un pacchetto di proposte che abbiamo avanzato in varie occasioni e discusso. Ora che facciamo, facciamo finta di niente? Possono mandarmi a casa ma non fermarmi". Il premier non crede che "il Pd si spaccherà, abbiamo detto che si rispetta il volere della maggioranza. Democrazia è dove si vota e si decide a maggioranza, se no è anarchia". E, a proposito della richiesta del voto di fiducia, ha replicato: "Decideremo martedì". 

lunedì 12 gennaio 2015

SONDAGGI: crolla la fiducia in Renzi e nel suo governo


ROMA, 12 gennaio - Crolla la fiducia degli italiani in Renzi e nel suo governo. Secondo un sondaggio Ixè per Agorà (Rai3), l'esecutivo passa dal 37 al 33% in una settimana (-4%), ma sono dieci i punti persi rispetto a novembre. Il premier perde due punti attestandosi al 37%: in confronto allo scorso settembre il calo è però di 13 punti. Con il 39% Napolitano supera così il leader del Pd nella 'classifica' dei politici più apprezzati anche se per l'86% fa bene a lasciare il Colle.

mercoledì 26 novembre 2014

PENSIONI D’ORO, emendamento del governo le salverebbe tutte fino al 2015

ROMA - Arriva in commissione Bilancio alla Camera un emendamento sulle pensioni d'oro riscritto dal Mef che, secondo fonti di governo, sarebbe diverso da quello concordato e susciterebbe quindi "perplessità". L'intervento riguarderebbe infatti solo gli assegni liquidati dal 2015. "Con un blitz all'ultimo secondo il ministero dell'Economia si accinge a presentare in commissione Bilancio un emendamento diverso da quello predisposto dal Governo" dicono le fonti.
Il precedente testo, su parere favorevole del ministero del lavoro e, seppur informalmente, dell'Inps, aveva anche ricevuto l'autorizzazione del ministro Maria Elena Boschi. Ma è stato modificato su un punto sostanziale: in pratica vengono salvate tutte le "pensioni d'oro" già in godimento in quanto, secondo il ministero dell'Economia, dovrebbe limitarsi a valutare i soli profili di copertura finanziaria, altrimenti la norma sarebbe incostituzionale. Come conseguenza del nuovo intervento, chi finora ha beneficiato di una disciplina palesemente ingiusta, continuerebbe a farlo: a meno che al Senato il governo e la maggioranza non corrano ai ripari.


Il testo stabilisce che l'importo della pensione non può comunque essere superiore a quello che sarebbe stato erogato con il vecchio sistema retributivo, ma non specifica a decorrere da quando (nella prima versione dell'emendamento si stabiliva fosse dalla data di entrata in vigore della riforma Fornero). Perciò si applicherebbe solo alle pensioni liquidate a decorrere dal primo gennaio 2015, data di entrata in vigore della legge di Stabilità.

venerdì 31 ottobre 2014

Il governo ha varato il decreto: dal prossimo aprile il 730 precompilato arriverà a 30 milioni di italiani



ROMA - Il consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legislativo in materia di semplificazione fiscale e dichiarazione dei redditi precompilata. Una operazione che coinvolge una platea potenzinale di 30 milioni di contribuenti, tra dipendenti e pensionati. Secondo quanto trapela, la dichiarazione precompilata sarà disponibile dal 15 aprile, e chi la accetterà non avrà controlli. Intanto il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti ha fatto sapere che non si arriverà alla depenalizzazione ma il governo studia alcune novita' sulla cosiddetta "dichiarazione infedele" circoscrivendo il carattere penale (cioe' il reato) ad alcuni casi precisi piu' legati all'effettivo occultamento dei ricavi che alle eventuali contestazioni sui casi di deducibilita' per cui restano ovviamente tutte le sanzioni amministrative. "Per cio' che riguarda il reato di dichiarazione infedele, esiste gia' la necessita' di una revisione, al fine di adeguare le sanzioni alla effettiva gravita' dei comportamenti, nel rispetto del principio di proporzionalita'", ha specificato Zanetti. La legge n.23 del marzo scorso piu' nota come "delega fiscale" portera' il governo - Zanetti auspica tempi brevi- a riscrivere il sistema tributario alla luce di maggiore equita' e trasparenza.

lunedì 6 ottobre 2014

Il GOVERNO ha deciso: fiducia sul Jobs Act


ROMA - Il Cdm, riunito nel tardo pomeriggio, ha autorizzato il ministro Maria Elena Boschi a porre la questione di fiducia sul Jobs act, malgrado gli “avvertimenti” della minoranza interna, che infatti reagisce male, in particolare con Fassina (“ci saranno conseguenze politiche”). Voto favorevole annuncia il Ncd, FI è orientata per il no come Fratelli d’Italia e Lega (e naturalmente il M5S).

mercoledì 1 ottobre 2014

Il MINISTRO delle finanze francese: “Non chiederemo ulteriori sacrifici, il governo rifiuta l’austerità”

PARIGI - "Non chiederemo ulteriori sforzi ai francesi. Perché il governo adotta la serietà di bilancio per rilanciare il Paese, ma rifiuta l'austerità". Così il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, che conferma il ritocco al rialzo delle stime del deficit, al 4,4% del Pil per il 2014 e 4,3% per il 2015, con il passaggio sotto il 3% solo a fine 2017.

La Francia, gravata da un debito che ha superato ieri la soglia dei 2.000 miliardi di euro, continuerà nel 2015 il programma di taglio della spesa pubblica, con 7,7 miliardi di risparmi sui costi dello Stato e dei suoi operatori. E' quanto prevede la legge di bilancio per il prossimo anno, presentata stamane dal ministro delle Finanze Michel Sapin. La spesa pubblica transalpina calerà così dal 56,5% del Pil nel 2014 al 56,1% nel 2015, per poi continuare a scendere (55,5% nel 2016 e 54,5% nel 2017). Tuttavia, il pareggio di bilancio arriverà solo nel 2019, e non nel 2017 come previsto dall'ultima manovra finanziaria.
Parigi  "si è assunta le proprie responsabilità" in materia di conti pubblici, ora l'Unione europea "deve a sua volta assumersi le sue, in tutte le sue componenti" di fronte alla scarsa crescita e al rischio deflazione, ha affermato il ministro delle Finanze Michel Sapin. Il messaggio, ha precisato, è diretto in particolare "ai Paesi in surplus", riferimento implicito alla Germania. La Bce invece, secondo Sapin, ha fatto la sua parte.

mercoledì 17 settembre 2014

JOBS ACT: previsto il contratto a tutele crescenti per i neo assunti

ROMA - "Per le nuove assunzioni" viene previsto "il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all'anzianità di servizio". E' l'emendamento presentato dal governo al Jobs act ed in particolare all'articolo 4 sul riordino delle forme contrattuali.
Il governo graduerà le tutele ed il periodo in cui saranno crescenti nel decreto delegato: lo ha spiegato il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, a margine della riunione in commissione Lavoro del Senato, dove è è stato presentato l'emendamento del governo al Jobs act,. "Se il Parlamento fa la delega, il governo eserciterà la delega. Se si impantana, potremmo agire con la decretazione d'urgenza", come affermato ieri dal premier. "Siccome penso che il Parlamento agirà", il governo procederà con i decreti delegati, ha affermato Bellanova, rispondendo ad una domanda sull'ipotesi di un intervento con decreto legge. Stamattina è stato depositato in commissione Lavoro del Senato l'emendamento del governo d'intesa con il relatore del provvedimento, Maurizio Sacconi (Ncd), e dopo la riunione della maggioranza con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.
Nell'emendamento del governo all'articolo del Jobs act che riguarda la delega sul riordino delle forme contrattuali, anche per sfoltirle, si indica l'obiettivo di un "Testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali - aggiunge il testo presentato dal governo d'intesa col relatore - e dei rapporti di lavoro".
L'emendamento prevede l'introduzione, "eventualmente anche in via sperimentale, del compenso orario minimo" applicabile ai lavoratori subordinati viene estesa ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. 
Sacconi soddisfatto per riforma art.18-Statuto -  "Esprimo piena soddisfazione per il nuovo testo dell'articolo 4 della delega sul lavoro", ha detto il relatore Mauriurizio Sacconi. "La nuova formulazione prevede un testo unico semplificato sulla disciplina complessiva dei rapporti di lavoro, sostitutivo dello Statuto dei lavoratori con particolare riguardo ai tanto discussi articoli 4, 13 e 18". Con la delega c'è "la revisione delle tutele nel contratto a tempo indeterminato (art.18)". "la mediazione" è l'applicazione del contratto "a tempo indeterminato" a tutele crescenti "alle nuove assunzioni". Con indennizzo proporzionato all'anzianità e dunque senza il reintegro dell'art.18."A regime sarà per tutti quello".
Taddei (Pd), Renzi non ha detto abroghiamo l'art.18 -   "Il tema non è l'articolo 18 ma l'estensione delle tutele". Lo afferma il responsabile economico del Partito Democratico Filippo Taddei intervenendo alla trasmissione radiofonica Radio Anch'io. "Renzi ha detto - sottolinea Taddei - estendiamo le tutele, superiamo l'apartheid non abroghiamo l'articolo 18. Questo è il solito discorso che parte per la tangente", conclude. 
Cgil affila le arrmi - Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha chiesto al Direttivo di dare mandato alla segreteria per valutare iniziative di mobilitazione e il primo passo da fare sarebbe aprire una discussione con Cisl e Uil per possibili forme di mobilitazione unitaria, con al centro il lavoro. E' quanto emerso da fonti presenti al Direttivo.
Damiano, da destra letture di bandiera - "La delega sul lavoro andrà definita con i decreti attuativi. L'emendamento del governo lascia aperte molte interpretazioni. Leggere questo testo con posizioni di bandiera e di comodo, come stanno facendo alcuni esponenti della destra, non serve". Così Cesare Damiano (Pd), che annuncia: la "battaglia continuerà" sulla "difesa dell'art. 18".

Boccia, avanti con le riforme, l'art.18 è superato - "Su lavoro avanti con riforme proposte da Matteo Renzi. Bene ipotesi modello tedesco con mediazione di Cesare Damiano. Non fermiamo il confronto". Lo scrive su Twitter Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera. "L'articolo 18 ormai è superato nei fatti - aggiunge ancora Boccia - sarebbe inutile e controproducente fossilizzare il confronto sul tema del lavoro soltanto su questo. Fa bene, invece, il governo ad andare avanti con la sua linea riformatrice. Anzi, io dico di accelerare e non perdere altro tempo. Occupiamoci di chi un lavoro non ce l'ha, occupiamoci dei figli dell'economia digitale, visto che 44 anni fa lo statuto dei lavoratori non poteva neanche prevedere la loro esistenza". "Il Pd - aggiunge - il partito dei riformisti italiani, è il partito del confronto non dell'imposizione. Discutiamo, quindi, confrontiamoci sul modello tedesco con la mediazione avanzata da Cesare Damiano e acceleriamo questo processo di riforma. Se questo modello ha funzionato in Germania, non vedo per quale motivo non debba essere applicato anche nel nostro Paese".

giovedì 31 luglio 2014

RIFORME: il governo ko, passa emendamento leghista sulle "materie eticamente sensibili"

ROMA - Governo battuto al Senato su un emendamento dell'opposizione durante la discussione del ddl riforme. L'Aula con 154 voti a favore, 147 contrari e 2 astenuti ha approvato a scrutinio segreto l'emendamento 1.1979 sulle competenze del Senato "su materie eticamente sensibili" sul quale governo e maggioranza avevano espresso parere negativo.

L'emendamento, a firma del senatore della Lega Stefano Candiani, assegna al nuovo Senato la possibilità di legiferare su alcune materie 'eticamente sensibili' come bio-testamento, matrimonio e diritti civili. Prima del voto in Aula c'è stato un acceso dibattito sull'opportunità del voto segreto sull'emendamento. In particolare, il senatore del Pd Luigi Zanda ha duramente attaccato il presidente del Senato Pietro Grasso che ha difeso la sua scelta appellandosi al rispetto del regolamento. "Non ci sono i motivi per tornare in giunta per il regolamento, ma chiedo che ci siano almeno 20 richiedenti per ottenere il voto segreto", ha detto Grasso. La richiesta del voto segreto è stata avanzata da 89 senatori. L'emendamento aveva ricevuto i pareri contrari della relatrice di maggioranza Anna Finocchiaro e del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. Favorevole quello dell'altro relatore Roberto Calderoli. Poco prima del voto il senatore del Pd Felice Casson aveva richiesto di poter sottoscrivere l'emendamento leghista.
Scalfarotto: riforma non intaccata ma creato danno
"La norma votata dal Senato non intacca la riforma, ma crea danno alle battaglie per i diritti civili, costrette al pantano bicameralista". Lo scrive su Twitter il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto, commentando l'approvazione dell'emendamento Candiani che estende le competenze del Senato sui temi etici.

sabato 24 maggio 2014

Domani al voto. Sull'Europa o sul governo?

ROMA - Ultimi appelli ieri sera dei leader in vista del voto europeo di domani, che da noi ha assunto una forte valenza politica sulle sorti del governo Renzi.  Il premier chiude la campagna elettorale del Pd nella sua Firenze: "Non lasceremo l'Italia a chi la vuole distruggere". Il leader di M5s parla a piazza San Giovanni a Roma: "Noi non vinciamo, stravinciamo". Mentre il leader di Forza Italia interviene da Milano: "Il voto a Forza Italia è l'unico utile per l'Italia". 
GRILLO "Ci dicevano che eravamo l'antipolitica e poi hanno cominciato a stupirsi: si sono stupiti che abbiamo preso il 25% e vedrete ora si stupiranno ancora di più il 26 maggio". Così Beppe Grillo aprendo il suo comizio a piazza San Giovanni a Roma. Su Matteo Renzi: "Mi fa pena questo ragazzo, ieri era a Piazza del Popolo senza il Popolo". E aggiunge: "Gridava, lui, il moderato, e diceva: 'Vinciamo noi'". Dalla piazza si levano fischi. "Noi siamo i francescani d'Europa. Siamo nati il 4 ottobre, anche papa Francesco è venuto dopo di noi". "So che anche il Papa si è iscritto al blog", aggiunge sorridendo il leader Cinque Stelle.
RENZI il leader del Pd ha concluso la campagna elettorale a Firenze, in piazza della Signoria. "Noi vogliamo tanto bene a questo Paese che non lo lasceremo a chi lo vuole distruggere". "Andiamo in Europa a rappresentare la bellezza - ha affermato il premier - non gli insulti, a rappresentare la cultura, non i vaffa e l'odio". "Giorgio Napolitano non merita di essere oggetto di una campagna di odio", ha ribadito Renzi ricordando come dalla piazza diventata 'jukebox dell'odio' oggi si è alzato il grido 'Io odio Giorgio Napolitano non come politico ma come persona'. "Da qui parte un pensiero di affetto al presidente, all'uomo, al politico Napolitano".
BERLUSCONI -  "Credo di poter dirvi che posso essere per voi un esempio di eroismo per la nostra Patria e per la battaglia di libertà che è l'attività più nobile, alta ed entusiasmante che ci possiamo dare": ha detto Silvio Berlusconi nel suo comizio a Milano.
Berlusconi ha rivendicato tutto ciò che ha fatto: la televisione commerciale, i successi con il Milan "che è diventata la squadra più titolata del mondo e lo è ancora adesso". L'aver fondato un partito in due mesi. Ha detto di essere "un signore che si confronta con il pericolo a destra e a sinistra". E si impegna ancora nonostante la sinistra "con un gioco di prestigio" lo abbia fatto uscire dal Parlamento, reso incandidabile per sei anni e gli abbia tolto "il diritto di voto". Un'osservazione a cui il pubblico ha reagito urlando "vergogna, vergogna".
"Il voto a Forza Italia è l'unico utile per l'Italia". Berlusconi ha spiegato che gli altri partiti di centrodestra prenderanno "due, tre parlamentari al massimo, saranno cioè ininfluenti" e che il Pd è all'interno del Partito socialista europeo che è minoranza, mentre Forza Italia è all'interno del Partito Popolare Europeo che è la maggioranza. "Solo dando il voto a Forza Italia - ha osservato - si può sperare di avere qualcuno a Bruxelles che difende i nostri interessi". 

Per le elezioni europee in Italia si voterà solo nella giornata di domenica 25, dalle 7 alle 23. Il sistema elettorale èproporzionale con una soglia di sbarramento del 4%. I 73 seggi spettanti all'Italia, divisi tra le circoscrizioni in base al numero di abitanti, saranno individuati proporzionalmente ai voti ricevuti. 

Cinque circoscrizioni: Nord-Est (14 seggi), Nord-Ovest (20), Centro (14), Sud (17) e Isole (8). Gli elettori riceveranno una scheda di colore diverso a seconda della circoscrizione di appartenenza.
La lista si vota facendo un segno sul simbolo. Si possono esprimere fino a tre preferenze, scrivendo il nome dei candidati prescelti negli spazi accanto al simbolo. Se si esprimeranno tre preferenze, una dovrà essere data a un candidato di sesso diverso. Se tutt’e tre le preferenze dovessero andare a candidati dello stesso sesso la terza preferenza verrà annullata.
Possono votare anche i cittadini di altri Paesi membri dell'Ue iscritti nell'apposita lista elettorale del comune italiano di residenza. I cittadini italiani residenti all'estero e regolarmente iscritti all'AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all'Estero) possono esercitare il diritto di voto nel luogo di residenza.

giovedì 22 maggio 2014

Thailandia, il governo prende il potere. E' colpo di stato

BANGKOK - L'esercito ha preso  il controllo del governo. In una dichiarazione televisiva, il capo dell'esercito lo ha annunciato aggiungendo che i militari avrebbero ristabilito l'ordine facendo passare le riforme politiche. La mossa sembra confermare che un colpo di stato in piena regola è in corso.
L'ultima agitazione è iniziata nella capitale thailandese alla fine dell'anno scorso, quando l'allora primo ministro Yingluck Shinawatra ha sciolto la camera bassa del parlamento. I manifestanti hanno bloccato diverse zone per mesi. Martedì scorso, l'esercito ha imposto la legge marziale. All'inizio di questo mese, un tribunale ha ordinato la rimozione della sig.ra Yingluck per presunto abuso di potere.
Le truppe stanno circondando le sedi dei partiti politici

venerdì 2 maggio 2014

Dl Lavoro, 8 emendamenti del Governo al Senato

ROMA - Il governo ha presentato 8 emendamenti al dl Lavoro all'esame della commissione al Senato. L'esecutivo ha così accolto le richieste di modifica presentate da Ncd e Scelta Civica, che avevano promesso battaglia dopo il sì alla Camera. Salta l'obbligo di assunzione per chi sfora il tetto dei contratti a termine. Modificata anche la parte sull'apprendistato. "E' il testo definitivo", dichiara la capogruppo del Pd in commissione Lavoro, Annamaria Parente.
Tra le principali novità rispetto al testo votato dalla Camera, la sanzione per lo sforamento della quota del 20% per i contratti a termine passa dall'assuzione a tempo indeterminato a una multa che l'impresa dovrà versare al fisco: la sanzione è pari al 20 per cento nel caso in cui lo sforamento riguardi un solo lavoratore e sale al 50 per cento in tutti gli altri casi. Altre misure riguardano l'apprendistato: il tetto relativo alla stabilizzazione di una quota di apprendisti vale per le aziende con oltre i 50 dipendenti (nel testo passato alla Camera la quota era 30) e viene inserito lo stop del limite per i contratti a termine negli enti di ricerca. La formazione sarà mista, pubblica e privata.
Un'altra modifica riguarda una riformulazione del regime transitorio per i contratti a termine, con la specificazione che le imprese devono adeguarsi al tetto del 20% a meno che non il contratto collettivo applicabile sia più favorevole. Infine viene previsto che il diritto di precedenza per le donne in gravidanza sia prevista nel contratto.
 "Ncd soddisfatto perché migliora il testo Camera. Meno Fornero, più Biagi. Senza di noi vincoli e sanzioni". Lo scrive su twitter il presidente di Nuovo Centrodestra, Angelino Alfano, a proposito del decreto lavoro. 


mercoledì 26 marzo 2014

Il governo pone la fiducia sul ddl Province

ROMA - Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha annunciato nell'aula del Senato l'intenzione di mettere il voto di fiducia sul ddl Delrio sulle Province.

giovedì 20 marzo 2014

Il governo accelera sulla riforma del Senato

ROMA - "La settimana prossima il governo intende chiudere il testo della riforma" del Senato e del titolo V "comprensivo delle proposte positive che arriveranno dalle Regioni". Ad annunciarlo è una nota di Palazzo Chigi al termine dell'incontro tra il premier, Matteo Renzi, e le Regioni sui temi della riforma del Titolo V e del Senato.

mercoledì 26 febbraio 2014

Il governo rinuncia al decreto "Salva Roma". Polemico il sindaco Marino, esulta la Lega

Il ministro Maria Elena Boschi
ROMA - Il governo ha deciso di rinunciare al decreto "salva Roma" a causa del'elevato numero di emendamenti, che avrebbero potuto tenere l'Aula impegnata per 215 ore, ben oltre la scadenza del provvedimento. Lo ha spiegato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, annunciando che verrà varato "un nuovo provvedimento che conterrà anche le norme sull'Expo e sulla Sardegna". Esultanza della Lega: "E' una nostra vittoria".
Il ritiro del decreto non è andato giù a Ignazio Marino. Il primo cittadino della Capitale smentisce di aver minacciato le dimissioni ma aggiunge: "Se c'è bisogno di un sindaco che gestisce un bilancio io sono felice di esserlo perché ho avuto l'onore di essere eletto. Se c'è bisogno di un commissario liquidatore che licenzi il personale, venda Atac e Ama e dismetta Acea, non sono disponibile".

domenica 23 febbraio 2014

Fiducia al governo, al referendum di Civati ha vinto il sì

BOLOGNA -Alla consultazione sul Governo Renzi promossa via web da Pippo Civati, il 50,1% ha votato per il sì alla fiducia contro il 38,5% per il no e il 10,7% per l'astensione. Hanno votato 20.370 persone, il 77% dei quali ha partecipato alla primarie. Tra chi ha partecipato alle primarie la percentuale favorevole al sì si alza al 54,2%, fra gli altri prevalgono i no con il 61% contrari e il 31% favorevoli.
"Potessi votare liberamente senza mettere in discussione i rapporti col Pd voterei no convintamente" dice Civati, spiegando che "non è una questione di disciplina di partito, ma se io non dovessi votare un governo che ha una legittimazione del Pd dovrei uscire dal partito".

Il deputato anticipa così alcuni dei contenuti dell'intervento che terrà a Bologna. All'iniziativa della minoranza civatiana  partecipano un migliaio di persone e il tono degli interventi dei sostenitori è estremamente critico nei confronti del governo Renzi. Ricorrenti sono però gli appelli a condurre una battaglia politica dall'interno del Pd.

giovedì 20 febbraio 2014

Vertice governo, Delrio soddisfatto, gli altri un po’ meno

ROMA - E' soddisfatto Graziano Delrio al termine del vertice di maggioranza tenuto a Roma. "E' andato benissimo", ha dichiarato il ministro per gli Affari regionali che, tuttavia, non smentisce qualche attrito con i partiti che sosterranno il governo Renzi. "C'è una distanza di vedute tra le diverse parti, come è accaduto ad esempio tra le richieste di Scelta Civica e i Socialisti sulle scelte riguardanti i temi etici", ha detto Delrio.

Schifani: "Passo avanti ma non definitivo" - Il primo a parlare delle criticità emerse al vertice di maggioranza è stato il presidente di Ncd, Renato Schifani. "Un passo avanti, ci sono state illustrate le priorità del premier incaricato, seguiranno delle indicazioni nelle ore successive. E' stata una riunione proficua ma non può essere definitiva", ha commentato. "Vi è l'esigenza di definire alcuni temi come lavoro, fisco, famiglia ed economia", ha poi spiegato Schifani rimarcando che "realizzare un governo tra Pd e Ncd, fra due aree diverse che si sono contrapposte in passato, non è una cosa facile".

Sacconi: "Molte criticità in programma Renzi" - Sempre di ciriticità ha parlato anche il presidente dei senatori del Nuovo Centrodestra, Maurizio Sacconi. "Ci sono molte criticità nel programma di governo", ha scritto sul suo profilo Twitter.


Madia: "Criticità? Spero Sacconi non abbia altre ragioni" - "Non so perché Sacconi abbia scritto un tweet" sulle criticità emerse al vertice di maggioranza. "Non vorrei lo avesse fatto per altre ragioni". E' il commento della responsabile lavoro del Pd, Marianna Madia. "Oggi - ha proseguito - abbiamo detto quali debbono essere le priorità dei prossimi mesi, dal lavoro al fisco alla P.a.. Le priorità sono dare risposte ai giovani e alle donne".

mercoledì 19 febbraio 2014

Consultazioni: parapiglia tra Renzi e Grillo

ROMA - Renzi ringrazia Grillo per la partecipazione alle consultazioni ma e' subito parapiglia: siamo in straming perché non era vero che il Pd aveva detto di no, come sosteneva il M5S. Il leader M5S attacca subito: '"Basta con Napolitano, dai...". Esordisce così Beppe Grillo nel faccia a faccia con Renzi che gli replica, difendendo il presidente della Repubblica: "E' istituzionale". “Non sono venuto qui a parlare di programmi. Sono venuto qua a dimostrarti qualcosa in modo educato e gioioso: sei una persona giovane ma anche vecchia. E se ti sei offeso per quel che ti dico mi dispiace. Totale indignazione per ciò che sei: Non ci interessi, rappresenti De Benedetti e gli industriali Ti do tre minuti per parlare, non abbiamo tempo da perdere”. Renzi: ,non sei mai stato democratico. Non e' il trailer del tuo show, non so se sei in difficoltà sulla prevendita, se vuoi ti aiuto ma il tuo popolo ti ha chiesto di incontrarmi ma tu non sei mai stato democratico. Esci da questo blog”!
“Siamo qui solo per dirti che non abbiamo nessuna fiducia in te" ha ribadito Grillo senza lasciare al premier incaricato alcuna possibilità di replica. Renzi si è quindi alzato e ha chiuso l'incontro, durato circa 15 minuti.
Chiuso l'incontro con Matteo Renzi, Beppe Grillo ha incontrato i giornalisti: "Oggi questo poverino ha ricevuto due pregiudicati extra-parlamentari: me e Berlusconi. "Se era per me non venivo. Sono venuto per la Rete. Abbiamo votato e siamo venuti perché abbiamo un principio di democrazia. La maggioranza dei votanti ha detto 'andiamo'. Ma non avevo una scaletta di cose perché non mi interessa colloquiare democraticamente con un sistema che voglio eliminare".

"Metà programma di Renzi è un copia-incolla" di quello del Movimento 5 Stelle. "Non è un problema di programma ma di chi dice questo programma: non hanno credibilità. Non hanno capito dove stiamo andando". Così Beppe Grillo in conferenza stampa risponde a chi gli domanda perché non abbia ascoltato le proposte di Renzi: "Lo ospitate ogni giorno in televisione, le conosciamo", replica.

sabato 15 febbraio 2014

Governo, oggi seconda e ultima giornata di consultazioni

ROMA - Con il colloquio con Daniel Alfreider, esponente della minoranza linguistica del Sudtiroler Volkspartei (Svp) del gruppo parlamentare misto della Camera, si è aperta la seconda ed ultima giornata delle consultazioni del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al Quirinale. 
In attesa che Napolitano conferisca l'incarico a Matteo Renzi (stasera o domani), impazza frenetico il totoministri: gli ultimi gossip vedono la professoressa Lucrezia Reichlin all'economia, Fabrizio Barca verso il Lavoro (ma c'è chi parla di Ichino), Andrea Guerra allo Sviluppo e Luca Cordero di Montezemolo al nuovo Made in Italy. C'è il nodo Alfano, che vorrebbe mantenere l'Interno, ma l'ormai ex sindaco vorrebbe "discontinuità". Conferma per la Bonino. L'avvicendamento Letta-Renzi non deve essere un semplice restyling di facciata, ma un'operazione politica più complessa. La maggioranza di governo che il nuovo segretario del Pd sta formando potrebbe essere la stessa che poi si presenterà agli elettori. Renzi potrebbe accantonare o ridimensionare l'obiettivo delle larghe intese per diventare espressione più compiuta del centro-sinistra. In termini concreti: meno spazio agli alleati di Ncd, apertura con nomi graditi a Sel.
"Al premier che non è ancora incaricato, ma lo sará, faccio gli auguri. L'augurio è che corra ma che stia anche attento perchè quando si corre ci sono sempre ostacoli e si può finire fuori strada. Ma penso che sia abbastanza esperto". Lo ha detto Pierferdinando Casini oggi a Firenze per il Coordinamento regionale Udc in vista del congresso nazionale.