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martedì 12 maggio 2015

RENZI, la sinistra masochista può rianimare FI in Liguria

ROMA, 12 maggio - “Il Pd fa i conti con una grande opportunità e una crisi di crescita, se vedo i numeri di quelli che se ne sono andati e chi è arrivato, soprattutto da Sel, il numero è positivo. Siamo aumentati anche nell'ala sinistra. Non è vero che c'è il rischio di smottamento al centro". Così Matteo Renzi, al videoforum di Repubblica tv, nega derive centriste del Pd.
"In Liguria che è oggettivamente l'ultima spiaggia per Berlusconi, la sinistra masochista ha chiesto primarie e le ha perse e anziché accettare il risultato, lo ha rimesso in discussione e ha scelto un candidato contro quello ufficiale del Pd e lo fa non per vincere ma per far vincere Toti. FI ha una sola possibilità di essere rianimata ed è la sinistra masochista". Renzi sottolinea come, in Liguria come in gran Bretagna è la "sinistra riformista" che vince.
"Alcuni candidati mi imbarazzano eccome, però dico che liste Pd sono pulite. Noi siamo intervenuti in modo molto forte sul Pd, Su alcune liste collegate al Presidente si può discutere, ci sono candidati che non voterei neanche se costretto.
"Non è che siccome non c'è D'Alema non c'è sinistra, non è che 'se non ci sono io non c'è sinistra'. Questo gruppo dirigente è plurale, il fatto che non ci sia D'Alema mi spiace per D'Alema ma non per il paese. Abbiamo cambiato passo dentro gruppo dirigente, serve una nuova sinistra per un nuovo futuro del paese". Lo afferma Renzi citando figure come Orfini al Pd e Orlando, Martina al governo come personalità provenienti dai Ds.
"Chi va via merita tutto il nostro rispetto ma andarsene per far cosa. Io voglio bene a Civati, ma sono andato a vedere sul suo sito ed è scritto aderisci a Civati, cioè aderisci a un cognome. Dicevano a me che personalizzo ma chi se ne va" sembra che faccia "formazioni personali".
"Abolire l'art.18 è di sinistra, stiamo facendo quello che hanno fatto Schroeder e Blair. La riforma dà nuove tutele: prima i precari non avevano ferie, mutuo e maternità mentre ora i diritti vengono stabilizzati". 

"Mi pare che di concreto dai 5 stelle ci sia poco, avevano detto discutiamo sull'Italicum ma hanno scelto l'Aventino. Il reddito di cittadinanza per tutti è una follia, intervenire contro la povertà è una cosa su cui stiamo lavorando ma per il prossimo anno", ha poidetto Matteo Renzi su una collaborazione con M5S sul reddito di cittadinanza.
   

martedì 31 marzo 2015

PD SPACCATO sulla legge elettorale, la minoranza non vota in direzione

ROMA, 31 marzo - Nessuna mediazione, nessuna intenzione di piegarsi al "ricatto" della minoranza: Matteo Renzi traccia una linea retta sulla strada della legge elettorale. "Entro il 27 aprile - scandisce - la legge elettorale deve essere in Aula e a maggio dobbiamo mettere la parola fine: è giunto il momento di decidere, sono contrario a ritoccare il testo".
E così la riunione della direzione del Partito democratico si trasforma in un ring. Da un lato la minoranza, che annusa aria di elezioni anticipate e, per una volta compatta, va avanti sulla sua battaglia per ottenere alcune modifiche all'Italicum. Dall'altra i renziani, stanchi di essere descritti come "nordcoreani" obbedienti. Alla fine il voto sulla linea del premier è unanime (120 sì), ma solo perché la sinistra dem non vota. E Roberto Speranza avverte che sulla via delle riforme Renzi "rischia di perdere un pezzo di Pd". Uno dei passaggi più delicati della vita del partito renziano viene segnato da una lunga relazione ("In stile cubano", dice polemico Alfredo D'Attorre) in cui il segretario difende le ragioni del testo attuale della legge elettorale e più in generale delle riforme del governo. Anche da chi vorrebbe avere "il monopolio della parola sinistra" solo perché "la usa con più frequenza". 
"A maggio mettere parola fine sulla legge elettorale" - "Credo che entro il 27 aprile" l'Italicum dovrà "essere in Aula come calendarizzato, e a maggio dobbiamo mettere la parola fine a questa discussione. Se vogliamo far sì che il 41% sia un investimento sul futuro, è giunto il momento di decidere, continuare a rimandare non serve a nessuno", aveva sottolineato Renzi in direzione parlando dell'Italicum.

"Italicum, sbagliato riaprire la discussione al Senato" - "Considero un clamoroso errore riaprire la discussione al Senato - ha proseguito -, è un azzardo che ci espone a molti problemi, non si spiega politicamente alla Camera, riapre un accordo di coalizione già chiuso e, soprattutto dà il senso di una politica come un grandissimo gioco dell'Oca".


"Metto la fiducia 'politica' sull'Italicum" - "Sulla legge elettorale - aveva poi ribadito - ci giochiamo la fiducia dei cittadini. Qualcuno ha detto che non si può mettere sul testo: ne parleremo a livello parlamentare. Ma permettetemi di mettere tra di noi la fiducia sulla legge elettorale perché rappresenta la capacità di rispondere a quello che non siamo stati capaci di fare finora".

giovedì 26 marzo 2015

Maggioranza Pd-M5S in commissione per il ddl sulle unioni civili

ROMA, 26 marzo - La commissione Giustizia di palazzo Madama ha approvato come testo base per il ddl unioni civili quello presentato dalla relatrice, Monica Cirinnà (Pd). Il M5s ha votato insieme al Pd per l'approvazione del testo. Contrari FI, Ncd e Lega. Si è astenuto il senatore FI, Ciro Falanga. La votazione si è conclusa con 14 voti favorevoli, 8 contrari e un astenuto. Il testo regola i diritti su eredità, alimenti e adozioni. "Con il voto di oggi al testo base - commenta Micaela Campana, responsabile Welfare, Terzo settore, immigrazione e diritti della Segreteria del Pd - il Partito democratico dimostra con i fatti che vuole la legge sulle unioni civili e vuole farla presto. Un tema non più rinviabile, che pone oggi l'Italia tra gli ultimi paesi a legiferare in materia. Abbiamo prima di tutto il dovere morale di dare una svolta culturale a questo Paese riconoscendo, seppur con grave ritardo, i diritti di migliaia di coppie Lgbt comprese quelle che hanno figli. Il nostro orizzonte culturale e' la parita' dei diritti per tutte le coppie".
La Campana spiega poi che "quella che si apre con il voto di oggi è una fase delicata della discussione; per questo riconvocheremo nei prossimi giorni il seminario congiunto con deputati e senatori, perché vogliamo evitare lungaggini. E per questo ascolteremo nuovamente le associazioni Lgbt, che aderiscono al tavolo Unar, le altre associazioni e gli amministratori locali, perché il tema dell'ammodernamento di un Paese è una questione che riguarda tutti e il Paese dimostra di essere finalmente pronto".

domenica 8 marzo 2015

BERLUSCONI rompe (a parole) definitivamente con il Pd sulle riforme

ROMA, 8 marzo - "Forza Italia voterà contro le riforme". Lo ha detto Silvio Berlusconi, facendo appello "alle forze del centrodestra perché si uniscano, in modo da costruire un'alternativa al Pd". "Martedì diremo no all'arroganza e alla prepotenza di un Pd che non è stato capace di cambiare il Paese. Oggi, con tutto il centrodestra di nuovo insieme, si apre una nuova fase".

domenica 1 marzo 2015

PRIMARIE PD in Campania, alle 17 avevano votato in 75mila


NAPOLI, 1 MAR - Alle 17 erano circa 75.500 i votanti alle primarie in Campania del centrosinistra per la scelta del candidato alla presidenza della Regione. Il dato, ufficioso, lo si apprende da fonti del Pd. Al voto sono andate finora 28.000 persone a Napoli e Provincia e 25.000 a Salerno. Finora tutto maniera regolare; uniche eccezioni nel Salernitano con episodi ad Atena Lucana (non è stato aperto l'unico seggio del paese), Pontecagnano (diverbio nel seggio) ed Eboli (aperti due seggi su 4).
   

domenica 8 febbraio 2015

BERLUSCONI a testa bassa: il Pd non ha rispettato i patti per interessi di parte

Berlusconi durante l'intervista
ROMA, 8 febbraio - "Non era questo il patto del Nazareno che volevamo, non era questo l'obiettivo che volevamo raggiungere insieme per il bene del Paese". Lo ha dichiarato Silvio Berlusconi in un'intervista al Tg5. Il leader di FI ha parlato anche delle riforme. "Per come si sta delineando la nuova legge elettorale, con una sola camera eletta dal popolo, con il terzo premier non eletto dagli italiani, c'è il rischio di una deriva autoritaria", ha aggiunto.

"Pd non ha rispettato patti per interesse parte" - 
"Avevamo creduto di poter fare insieme le riforme istituzionali e la legge elettorale e di avere un Presidente della Repubblica condiviso. Ma il Partito Democratico non ha rispettato i patti per puri interessi di parte", sottolinea Berlusconi tornando ad attaccare la mancata intesa sul Quirinale. 

"Inaccettabile sforzo Renzi su temi non urgenti" - "E' inaccettabile che il Presidente del Consiglio impegni tutti gli sforzi del governo e del Parlamento per affrontare leggi certamente di rilievo ma che non hanno urgenza alcuna, stante la drammatica situazione in cui versa il Paese". 

"Lavorerò con impegno per centrodestra unito" - "Lavorerò con rinnovato impegno perché il centrodestra possa ritornare unito e possa offrire al Paese quelle urgenti soluzioni che finché ho avuto l'onore di presiedere il governo avevano garantito agli italiani più benessere, più sicurezza, più libertà - ha spiegato Berlusconi -. Il Paese ha necessità di riforme strutturali ben diverse da quelle proposte dalla sinistra".

Guerini (Pd): "Noi avanti comunque" - "Berlusconi è incoerente tra ciò che dice e ciò che ha votato. Mi sembrano dichiarazioni un po' fuori controllo e registro, fatte per tenere insieme il proprio partito piuttosto che espressione di valutazioni di merito reale". Così il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini ribadendo che il Pd "va avanti" sulle riforme. "Sia chiaro - sostiene il vicesegretario Pd - che noi andiamo avanti e siamo al miglio conclusivo delle riforme. Mi auguro che Fi recuperi l'intelligenza politica necessaria altrimenti ne prendiamo atto e andiamo avanti nell'interesse del Paese".

lunedì 26 gennaio 2015

RENZI, per il Quirinale il Pd farà un solo nome

ROMA, 26 gennaio - Entra nel vivo la partita politica che porterà all'elezione del successore di Giorgio Napolitano. Il premier Renzi ha deciso e lo comunica alla riunione dei suoi deputati: alle altre forze politiche, il Pd farà un solo nome, una proposta secca e niente terneIl Pd voterà scheda bianca alle prime tre votazioni, ha annunciato Renzi all'assemblea dei deputati alla Camera indicando il metodo per eleggere il Capo dello Stato. Chi non condivide il nome del candidato alla Presidenza della Repubblica, ha aggiunto,"dovrà dirlo apertamente". I nomi dei candidati "non li facciamo perché poi decidano altri", spiega Renzi che sottolinea: L'elezione del nuovo presidente della Repubblica "non è un referendum né sul governo né su di me".
Condivisione da Fassina, perché il Pd dovrà superare la prova Quirinale unito, cercando il dialogo con Forza Italia. Bersani assente all' assemblea. E Civati scrive alla segreteria del partito candidando Prodi.
"Non scommetto sulla vostra fedeltà ma sulla vostra intelligenza". Così, a quanto si apprende, Matteo Renzi si è rivolto ai deputati Pd aggiungendo di scommettere "sulla vostra capacità di essere gruppo dirigente" e che sulla partita del Colle non si tratta di "fedeltà a me".

Dei big del partito, manca alla riunione  Dario Franceschini mentre partecipa il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

mercoledì 21 gennaio 2015

Minoranze pd in assemblea dopo la sconfitta al Senato

ROMA, 21 gennaio - Incontro sul tema delle riforme in corso fra tutte le aree della minoranza Pd: Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Roberto Speranza, Rosy Bindi, Pippo Civati. Alla riunione, nella sala Berlinguer del gruppo Pd, ci sono anche Stefano Fassina, Francesco Boccia, Cesare Damiano e molti senatori in prima fila nella battaglia sull'Italicum al Senato come Miguel Gotor, Vannino Chiti, Corradino Mineo. "Più che una riunione di corrente sembra una riunione di partito", osserva il deputato bersaniano Giacomo Portas. Bersani, all'arrivo, si è detto molto deluso del fatto che Renzi abbia snobbato sul tema una proposta di mediazione della minoranza.
Cav, Pd al Senato non ha più maggioranza, Fi centrale - Il Pd al Senato non ha più la maggioranza. Fi è tornata ad essere centrale. Lo ha detto Silvio Berlusconi parlando alla riunione con i deputati Fi a quanto raccontano alcuni presenti.

martedì 20 gennaio 2015

ITALICUM, 71 sì e un astenuto nell'assemblea Pd. Ma la minoranza se ne è andata

ROMA, 20 gennaio - Nessun no e un solo astenuto. E' il risultato del voto dell'assemblea Pd sulla relazione del premier Matteo Renzi sulla legge elettorale, dopo che i senatori della minoranza hanno deciso di non partecipare alla votazione. La maggioranza assoluta del gruppo ha approvato quindi la linea indicata dal segretario che aveva proposto di adottare il "testo Esposito" che con un emendamento recepisce l'intero accordo di maggioranza.
Sono stati 71 i senatori del Pd che hanno votato sì: si è astenuto solo Lodovico Sonego. Gli esponenti della minoranza non hanno partecipato al voto, mentre Vannino Chiti ha lasciato la sala. Qui, all'inizio dell'Assemblea erano presenti 102 senatori, mentre al momento in cui si è votato erano in 90.

Renzi: soddisfatto del voto - Non ha nascosto la sua soddisfazione, lasciando il Senato, il premier. "Molto", è stata la sintetica risposta a chi gli domandava se fosse soddisfatto del risultato del voto del gruppo Pd.

La Boschi: "La minoranza si adegui, ma noi abbiamo i numeri" -"Penso che sia legittimo dare battaglia in base alle proprie convinzioni, anche io l'ho fatto quando ero in minoranza. Ma ora l'assemblea del gruppo a maggioranza si è espressa a favore dell'Italicum e io spero che in aula la minoranza si adegui". Così il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, che spiega come comunque sull'Italicum "c'è un accordo piu' ampio della maggioranza, anche perché abbiamo accolto le richieste dei partiti di opposizione, anche del M5s".

Ma i Cinquestelle non ci stanno - Nonostante il ministro Boschi abbia loro strizzato l'occhio, i grillini non ci stanno. E fanno sapere che sia alla Camera sia al Senato "il Movimento 5 Stelle è pronto ad assumere scelte e a porre in essere qualunque iniziativa per impedire l'approvazione di una legge irricevibile e che l'Italia non merita". 

Berlusconi: "Teniamo fede al patto del Nazareno" - Bisogna tenere fede al patto del Nazareno, votando sì all'emendamento Esposito. E' quanto avrebbe detto Silvio Berlusconi nel corso della riunione con i senatori di Forza Italia. La proposta vede però contraria la fronda azzurra: il gruppo dei senatori ha votato a favore della proposta, ma i 20 dissidenti (7 del gruppo Gal e 13 di Fi) hanno votato contro. E per il leader dei frondisti, Raffaele Fitto, "Berlusconi fa un errore madornale. Forza Italia sta facendo il soccorso azzurro a Renzi e al suo governo. Noi continueremo a fare battaglia dentro il partito contro questa posizione inaccettabile. Votare il subemendamento Esposito è un suicidio per Fi". 

Gotor: "Renzi la voti con Verdini e Berlusconi" - Non sono mancate poi le polemiche. "Con i capilista bloccati noi non voteremo l'Italiacum. Vorrà dire che Renzi lo approverà con il voto di Verdini e Berlusconi", ha spiegato il senatore bersaniano Miguel Gotor, primo firmatario dell'emendamento della minoranza Pd che eliminava i capilista bloccati.

Gli ex M5s con Gotor - Alla linea di Gotor aderiscono anche i dissidenti ex M5s, il cui coordinamento, annunciando il voto agli emendamenti del senatore bersaniano, spiegano come "quella dei capilista bloccati è una stortura inaccettabile sia per i cittadini, che rischiano di vedere compromesso il loro sacrosanto diritto di voto, sia per gli stessi futuri candidati al Parlamento, che diventano vittime di disuguaglianze pesanti".

sabato 17 gennaio 2015

COFFERATI lascia il Pd e attacca il suo partito: inaccettabile silenzio


GENOVA, 17 gennaio - Sergio Cofferati lascia il Pd e attacca il partito: "Inaccettabile il suo silenzio'.  "Di fronte a fatti di questo genere io non posso più restare", ha detto l'ex segretario della Cgil, nel corso di una conferenza stampa a Genova, annunciando così la sua uscita dal Partito democratico, dopo quanto avvenuto nelle primarie liguri. "Il voto è stato inquinato come ha dimostrato il collegio dei garanti ma quel che è più grave è che il centrodestra è intervenuto nelle primarie del centrosinistra per proporre un modello politico e il mio partito non è intervenuto per fermare questo". 
"Una parte in cui ci sono fascisti non pentiti interviene in casa dell'altro per proporre o imporre un modello di governo, non mi sorprende che lo proponga quella parte, inaccettabile è il silenzio del mio partito", ha detto Cofferati parlando della campagna pro Paita fatta da esponenti del centrodestra. "Anzi - ha aggiunto Cofferati - il partito ha parlato, perché un ministro della Repubblica, Roberta Pinotti, è venuta a Genova a sostenere Paita e a teorizzare l'opportunità di fare nascere qui un governo con il centrodestra. E non è stata smentita. Questo è un grande tema etico che non viene affrontato, anzi il mio segretario ieri ha immediatamente proclamato Paita candidata". 
Cofferati, parlando dell' inquinamento del voto del centrodestra ha citato"Alessio Saso (Ncd) inquisito per voto di scambio che disse farò votare Paita per poi fare accordo politico per le regionali". Ha quindi parlato di "Eugenio Minasso, fascista non pentito che aveva sostanzialmente detto la stessa cosa". "Poi - ha aggiunto - l'ex senatore Franco Orsi ha fatto lo stesso. Il centrodestra si è mobilitato per votare alle primarie del centrosinistra: questo è problema politico e morale". Cofferati ha poi ricordato che "il presidente Napolitano diede a Renzi l'incarico di governo di larghe intese per fare riforme perché mancava la maggioranza. Qui in Liguria manca invece una giustificazione perché si deve ancora votare. Il Pd non ha discusso di questo qui in Liguria. Non mi sorprende che lo proponga Saso. Inaccettabile è il silenzio del mio partito".
"Per me è un momento molto doloroso, sono tra i 45 fondatori del Partito Democratico e ho creduto molto in questo progetto politico. Non lascio però il Parlamento europeo.

"Esco dal Pd e non lo faccio per fondare un altro partito", ha aggiunto Cofferati. “A Napoli le primarie sono state invalidate per problemi in 3 seggi. E c'è un comportamento diverso in Liguria dove sono state annullate in 13 seggi. Non capisco che cosa sia successo. Resta la partecipazione anomala di povere persone straniere guidate in gruppo e istruite su come votare. Viene anche indicato l'uso di denaro per stimolarne il voto. Ma la sostanza politica è l'inquinamento attraverso il voto sollecitato e ottenuto del centrodestra". 

lunedì 12 gennaio 2015

Primarie Pd in Liguria, vince Paita ma Cofferati non ci sta

Raffaella Paita e Sergio Cofferati
GENOVA, 12 gennaio - Primarie fra le polemiche in Liguria dove, dopo una campagna dai toni duri, le urne hanno dato la vittoria a Raffaella Paita, attuale assessore regionale alle Infrastrutture e alla protezione civile.
Stando ai dati ancora ufficiosi, Paita ha battuto il suo diretto contendente, l'ex segretario della Cgil Sergio Cofferati per circa 4000 voti, ma il suo competitor non ha abbassato la guardia, annunciando di non riconoscere l'esito del voto in attesa che si pronunci il comitato di garanzia sulle "numerose segnalazioni di irregolarità" presentate.
Paita, tramite il suo portavoce, ha fatto subito sapere di essere molto contenta del risultato promettendo al suo elettorato e alla regione "anni rock".
Paita si è affermata nelle province di Imperia, Savona e La Spezia, la sua città; mentre Cofferati ha avuto successo a Genova e nel Tigullio. I seggi sono rimasti aperti dalle 8 alle 20 per consentire agli elettori di scegliere fra Raffaella Paita, Sergio Cofferati e Massimiliano Tovo del Centro Democratico.
Vincitori e vinti hanno commentato con molto favore l'alta affluenza alle urne. Sono andati a votare 55.000 elettori, sconfessando i timori iniziali di un forte astensionismo.

Ma le polemiche non si sono placate, alimentate durante la giornata da Cofferati, che durante la campagna elettorale ha attaccato l'endorsement della sua avversaria da parte di forze politiche che non aderiscono al centrosinistra. Cofferati ha denunciato la presenza ai seggi di stranieri, soprattutto cinesi e marocchini, oltre a "riconosciuti esponenti del centrodestra" denunciando quello che ha definito "un inquinamento molto pesante non solo per i voti della destra ma con il voto organizzato di intere etnie".

mercoledì 26 novembre 2014

SONDAGGIO VOTO, Pd stabile (40%), Lega su di due punti (12%)

ROMA - ll Pd è stabile al 40 per cento nonostante l'astensionismo traumatico dell'Emilia Romagna e anzi registra un +0.5 per cento, la Lega fa un balzo di ben due punti percentuali secchi e si assesta al 12 per cento. Sono questi i dati più significativi del sondaggio realizzato dall'Istituto Piepoli per l'Ansa. I dati registrano FI al 12.04 (-1.5) e l'M5s fermo al 19 per cento nelle intenzioni di voto. Al 3.5 si assesta Sel mentre al 3 troviamo Ncd e Fdi-An

sabato 22 novembre 2014

Affondo di FASSINA: mi preoccupa questo Pd in linea con i poteri forti



Stefano Fassina
ROMA -  "Questo Pd mi preoccupa perché è sempre più in linea con gli interessi più forti e meno vicino agli interessi e alle domande delle persone che cercano lavoro e che sono precarie". Lo afferma il deputato del Pd Stefano Fassina ai microfoni del Gr1, replicando al premier Renzi. Lo fa anche sul Jobs act sottolineando che "la soluzione trovata non è soddisfacente. Rimane un intervento che fa arretrare le condizioni del lavoro e il contrasto alla precarietà è puramente virtuale e senza risorse"

giovedì 13 novembre 2014

IL PD trova un accordo sulle modifiche al Jobs Act, al Senato niente voto di fiducia

ROMA - E' stato trovato un accordo all'interno del Partito democratico sul Jobs act. "Abbiamo deciso di fare modifiche rilevanti. Non ci sarà la fiducia sul testo uscito dal Senato ma ci sarà un lavoro in commissione. Si riprenderà l'odg approvato in Direzione", spiega il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza. "Il Parlamento incide, non è un passacarte". Ma Ncd avverte: "L'intesa raggiunta è inaccettabile, serve vertice con alleati".
 Con il ritorno all'odg della Direzione del Pd sul Jobs act, torna anche il diritto al reintegro per i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare. Verranno infatti introdotti, in commissione, nel testo di riforma del mercato del lavoro.
 "Chi voleva aprire fronti nel Pd ha avuto una buona risposta. Il partito in commissione Lavoro ha saputo svolgere un lavoro serio, un confronto di merito, trovando un punto condiviso che responsabilmente impegna tutti". E' il commento del vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, sulla mediazione raggiunta sul Jobs Act. 
 "C'è un accordo larghissimo, ora si stanno definendo i dettagli ma il punto politico è l'articolo 18". Così il presidente del Pd, Matteo Orfini, al termine della riunione. Nella delega sarà recepito il testo della direzione Pd sul reintegro su alcuni tipi di licenziamenti, il cui elenco arriverà coi decreti delegati.
 Se è tornato il sereno in casa Pd, lo stesso non si può dire nella maggioranza. Ncd, infatti, alza la voce: "Se il testo è quello descritto dalle agenzie non è accettabile". Il Pd non ha ancora la maggioranza assoluta nelle due Camere, nelle quali peraltro non è ancora stato superato il sistema paritario. Il Nuovo Centrodestra vuole discutere ora in una riunione di maggioranza le eventuali modifiche alla delega. Altrimenti si rompe la coalizione", dichiara Maurizio Sacconi. 

 "Non servono nuovi vertici di maggioranza". Così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha replicato al Nuovo centrodestra che critica l'accordo trovato in seno al Pd sulle modifiche al testo. "Stiamo discutendo con tutti in Aula. E' sufficiente il lavoro in Parlamento", ha ribadito.

mercoledì 5 novembre 2014

PD-FI, l’incontro non è andato bene

ROMA - L'incontro di oggi tra Pd e Fi, a quanto si apprende da fonti parlamentati, non sarebbe andato bene: Matteo Renzi avrebbe invitato Silvio Berlusconi ad accelerare sulla legge elettorale ma l'ex premier avrebbe preso tempo.

L'impressione, secondo uno dei partecipanti all'incontro, sarebbe che il Pd vorrebbe andare avanti con il patto del Nazareno ma non al prezzo di consentire ai parlamentari di Fi di rallentare tutto. Emblematica, sottolineano ambienti di maggioranza, la vicenda della Consulta che ancora non trova soluzione. Entro una settimana, comunque, secondo fonti parlamentari, sarà tutto più chiaro: "in un verso o nell'altro...", commenta un parlamentare Pd.

mercoledì 29 ottobre 2014

CAMUSSO: Renzi al governo per i poteri forti. PICERNO (Pd): Cgil? Tessere false e pullman pagati

Pina PIcerno
ROMA - "Sono rimasta molto turbata dalle parole di Camusso che dice oggi a qualche giornale che Renzi è al governo per i poteri forti. Potrei ricordare che la Camusso è eletta con tessere false o che la piazza è stata riempita con pullman pagati, ma non lo farò". Lo ha detto Pina Picierno, eurodeputata del Pd, questa mattina ad Agorà, su Rai Tre.

"A me colpisce molto" come Marchionne "possa dire del nostro presidente del Consiglio 'l'abbiamo messo là e che lo possa fare senza suscitare alcuna reazione". Così il segretario Cgil Susanna Camusso, intervistata da Repubblica afferma che il premier è a Palazzo Chigi per volere dei poteri forti. Con in mano il lancio d'agenzia, Camusso sottolinea come la frase dell'ad di Fca, che parlava della riforma del mercato del lavoro e della necessità di togliere "i rottami dai binari", non sia mai stata smentita. "Quelle parole di Marchionne, continua il segretario, spiegano "perché questo governo non ha alcuna disponibilità a confrontarsi con chi, come i sindacati, rappresenta interessi generali, non corporativi". E sottolinea: "il governo copia le proposte delle grandi imprese di Confindustria". Il taglio dell'Irap? "Favorirà prevalentemente le grandi imprese", ma "non avrà alcun effetto sull'occupazione". Ribadisce la posizione della Cgil sulla manovra: "non rinunciamo affatto all'idea di poter cambiare la Stabilità come le riforme che sono state presentate". Quanto al Tfr dice: "questo governo vuole aumentare le tasse sul Tfr e penalizzare la previdenza integrativa. E i sindacati non avrebbero titolo a discuterne?". Non commenta invece l'ipotesi scissione nel Pd: "ho la responsabilità di difendere l'autonomia" del sindacato, "non intervengo nelle vicende interne di un partito". Le voci sulla leadership politica del segretario Fiom Maurizio Landini? "Mi immagino che abbia la stessa opinione sull'autonomia del sindacato". E ribadisce la volontà di fare lo sciopero generale: "ci saranno gli scioperi articolati, manifestazioni iniziative e poi faremo lo sciopero generale".

lunedì 29 settembre 2014

DIREZIONE PD spaccata: 130 sì, 20 no e 11 astenuti sul documento della maggioranza


ROMA - Il Pd non ritrova l’unità. Al termine del dibattito in direzione, il 20% circa dei presenti non ha votato l’ordine del giorno presentato dalla maggioranza di Renzi, anche se si è spaccato tra gli astenuti (11) e i contrari (20). I sì sono stati 130. Comunque, i contrari rimandano all’aula del Senato, perché gli emendamenti soprattutto sull’articolo 18 non saranno ritirati.

RENZI alla direzione Pd: superiamo i tabù. Bersani e D’Alema attaccano


ROMA - "Vi propongo di votare con chiarezza al termine" della direzione "un documento che segni il cammino del Pd sui temi del lavoro e ci consenta di superare alcuni tabù che ci hanno caratterizzato in questi anni". Lo dice Matteo Renzi alla direzione Pd, proponendo "profonda riorganizzazione del mercato del lavoro e anche del sistema del welfare". "Serve un paese che vuole investire e dare risposte ai nuovi deboli che sono tanti e hanno bisogno di risposte diverse da quelle date finora. La rete di protezione si è rotta, non va eliminata ma ricucita, sapendo che c'è uno Stato amico che li aiuta", ha detto Renzi. Poi ancora: "Non siamo un club di filosofi ma un partito politico che decide, certo discute e si divide ma all'esterno è tutto insieme. Questa è per me la ditta”. Una profonda riorganizzazione del mercato del lavoro e anche del sistema del welfare è la decisione che il premier chiede di assumere alla direzione Pd. Sulle divisioni nel Pd sul jobs act, Renzi ha detto: "E' vero che chi non la pensa come la segreteria non è uno dei Flintstones, come dice Cuperlo, ma è anche vero che chi la pensa come la segreteria non è come Margareth Thatcher". 
"Non mi preoccupano le trame altrui, di coloro che si sentono spodestati": così Renzi alla Direzione del Pd. "Non chiamateli poteri forti, e nemmeno poteri immobili - ha aggiunto - chiamateli, forse con eccesso di stima, poteri aristocratici".
"Ottanta euro sono un fatto di dignità prima ancora che di giustizia sociale e sono importanti per milioni di italiani e non per 100 editorialisti".Misure come il tetto allo stipendio dei manager, il taglio delle auto blu e dei permessi sindacali sono "misure di immagine", ma esse sono importanti "l'immagine è una cosa seria": così il premier. "Continuare a dire - ha aggiunto - che non servono misure di buon esempio da parte della politica, vuol dire essere fuori dalla realtà".
"Sostenere che sia un impegno europeo la riforma del mercato del lavoro è assolutamente corretto, l'abbiamo promesso all'Europa, ma non è il motivo per cui la facciamo", ha detto Renzi.
"Il rispetto del diritto costituzionale non è nell'avere o no l'art. 18, ma nell'avere lavoro. Se fosse l'art.18 il riferimento costituzionale allora perché per 44 anni c'è stata differenza tra aziende con 15 dipendenti o di più?". Così Matteo Renzi. "L'attuale sistema del reintegro va superato, certo lasciandolo per discriminatorio e disciplinare", ha detto Renzi in direzione.
D'Alema: "Meno slogan, così effetti del governo sono scarsissimi" - "Penso con sincero apprezzamento per l'oratoria che è un impianto di governo destinato a produrre scarsissimi effetti e questo comincia ad essere percepito nella parte più qualificata dell'opinione pubblica. Meno slogan, meno spot e un'azione di governo più riflettuta credo possa essere la via per ottenere maggiori risultati". Così Massimo D'Alema nel suo intervento in direzione del Pd.


Bersani: "Discutiamo, ma no al metodo Boffo" - "Cerchiamo di raffreddarci un po' la testa perché abbiamo i problemi dell'Italia da affrontare. Io dico la mia che non è di quello del 25%, del conservatore o di uno che cerca la rivincita o gioca la partita della vita. Attenzione: noi andiamo sull'orlo del baratro non per l'art. 18 ma per il metodo Boffo, uno deve potere dire la sua senza che gli si tolga la dignità e io voglio discutere prima che ci sia un prendere o lasciare". Lo ha detto Pierluigi Bersani. "Certo - ha spiegato Bersani - ci vuole una riforma del mercato del lavoro, che nel secondo Paese industriale deve voler dire qualità e produttività e sappiamo che non abbiamo qualità perché c'è troppa precarietà. Va bene unificare i contratti ma attenzione a dire che l'art. 18 è simbolico, non vale niente. Per 8 milioni di persone conta qualcosa nel rapporto di forza e per chi si dice di sinistra è una questione di principio: dice che non è tutto monetizzabile".

giovedì 18 settembre 2014

La Commissione Lavoro del SENATO approva la delega lavoro. Ma il Pd è spaccato

ROMA - La Commissione Lavoro del Senato ha approvato la delega lavoro. Il Jobs Act approderà martedì in aula. Gli otto componenti del Pd in commissione Lavoro al Senato hanno votato sì alla delega sul lavoro. Sel e 5stelle hanno abbandonato i lavori della Commissione mentre i parlamentari di Forza Italia si sono astenuti.
"Sono davvero soddisfatto per l'approvazione della delega, giunta a conclusione di un lavoro efficace e positivo della Commissione Lavoro del Senato che ha consentito di apportare miglioramenti su punti significativi del provvedimento". Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sottolineando che quindi andrà in Aula nei "tempi previsti".
Il presidente della Commissione Lavoro del Senato e relatore della delega sul lavoro, Maurizio Sacconi, è ''soddisfatto'' per l'approvazione del provvedimento in Commissione e afferma che le norme varate rappresentano ''l'incontro tra due riformismi''.
L'ipotesi di abolizione dell'art.18 fa però discutere i partiti e crea forti divergenze nel Pd. Se i vicesegretari Serracchiani e Guerini auspicano una 'sintesi' all'interno del partito, il presidente Dem Orfini critica apertamente il provvedimento e chiede 'modifiche importanti'. Anche Bersani torna all'attacco: il governo chiarisca in Parlamento cosa intende fare. Ma il ministro Poletti chiude: nessuna modifica all'emendamento, a metà della prossima settimana testo in aula al Senato. Bonanni annuncia, presto vedro' Camusso.
"I titoli del job act sono condivisibili. Lo svolgimento meno: ne discuteremo in direzione, ma servono correzioni importanti al testo". Così il presidente del Pd Matteo Orfini ha criticato la riforma del lavoro in discussione al Senato.
"E' assolutamente indispensabile che il governo dica al Parlamento cosa intende fare nel decreto delegato sul lavoro, perché si parla di cose serie". Lo dice l' ex segretario Pd Pier Luigi Bersani. "Io mi ritengo una persona di sinistra liberale - afferma - penso ci sia assoluta necessità di modernizzare le regole del lavoro dal lato dei contratti e dei servizi. Ma leggo oggi sui giornali, come attribuite al governo, delle intenzioni ai miei occhi surreali. In alcuni casi si descrive un'Italia come vista da Marte".
"La delega sul lavoro è in corso di perfezionamento: è giusto che il Pd si ritrovi a discutere e definisca la propria posizione". Lo dice il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini al termine della segreteria del partito. A chi gli domanda se il Pd si ritroverà unito sulla riforma del lavoro, risponde: "Assolutamente sì, lavoriamo per farlo".
"Confidiamo, e non a caso la direzione è convocata il 29 settembre, che si possa trovare il luogo della sintesi" sulla riforma del lavoro "proprio all'interno del Partito democratico, un partito che ha dimostrato maturità proprio quando si pensava si sciogliesse come neve al sole, come sulle riforme". Così risponde Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, a chi la interpella sulle divisioni interne al partito sul Jobs act.

"Non è previsto" che il Governo "faccia correzioni sul testo, adesso c'è il lavoro parlamentare", ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, rispondendo a una domanda su eventuali modifiche all'emendamento al Jobs Act. Il ministro ha anche aggiunto di essere "fiducioso" che il testo passi in Parlamento. Secondo Poletti, "non è mai stata in discussione la questione del reintegro per il licenziamento discriminatorio, l'emendamento non ne parla".

martedì 29 luglio 2014

RIFORME, caos al Senato, Sel non ritira i 6000 emendamenti

Il capogruppo Pd Zanda parla in Senato
ROMA - Caos in Senato sul ddl di riforma della Costituzione. Ridurre gli emendamenti, votarli entro agosto e mandare alla prima settimana di settembre il voto finale erano i contenuti di una proposta di mediazione avanzata questa mattina a inizio dibattito dal senatore del Pd, Vannino Chiti. Un'apertura al confronto sul nuovo Senato in nome del fronte 'frondista', lanciando una mediazione sui tempi delle riforme. Ma Sel non ci sta ('il convitato di pietra è il patto del Nazareno') e scoppia la lite con il Pd'Non ci sono le condizioni per mediare - dice a quel punto Zanda - Chi ha presentato 6mila emendamenti non ha detto di volerli ridurre. Allora si continui a lavorare secondo il calendario stabilito'. L'Ok a Chiti era arrivato da Fi e Ncd. No dalla Lega e dal M5s.
A fine dibattito il presidente di Palazzo Madama Grasso ha convocato "immediatamente la capigruppo" per prendere una decisione "sul prosieguo dei lavori" nell'Aula. Sospesi i lavori fino al termine della riunione.
 "Il governo come sempre è disponibile a trovare ulteriori punti di incontro" per cambiare il ddl costituzionale ma "non può sottostare a un ricatto ostruzionista, per questo avevo visto come favorevole la proposta di Chiti" di mediazione. Lo dice il ministro Maria Elena Boschi nell'Aula del Senato. "Ritengo sia doveroso l'intervento del governo per ripristinare la realtà. Credo che l'atteggiamento del governo in tre mesi e mezzo in commissione sia la prova provata della disponibilità a trovare punti di incontro. Mai c'è stata contrapposizione del governo con i relatori e con la maggioranza ampia che ha portato a un testo approvato in commissione. Oggi non si tratta di discutere i sì e i no del governo ma i sì e i no di una maggioranza ampia che ha votato in commissione quel testo, che a questo punto non è più il testo base del governo". "Probabilmente - aggiunge Boschi - non su tutto sarà possibile trovare un punto di incontro tra maggioranza e opposizioni, come avviene su qualsiasi provvedimento e nel gioco democratico. Ma non è pensabile che sia una minoranza ad affermare le proprie ragioni a scapito della maggioranza".

Grillo: ce ne andremo dal Parlamento. "Che ci rimaniamo a fare in Parlamento? A farci prendere per il culo, a sostenere un simulacro di democrazia mentre questi fanno un colpo di Stato? Rimarremo fin quando sarà possibile" impedire il golpe "con l'eliminazione del Senato elettivo". Se "non ci lasceranno scelta, ce ne andremo". Lo scrive Beppe Grillo sul blog. "Meglio uscire e parlare con i cittadini nelle piazze di Roma e d'Italia, meglio fare agorà tutti i giorni tra la gente che reggere il moccolo ai traditori della democrazia e della Patria. Li lasceremo soli a rimestare le loro leggi e usciremo tra i cittadini. Aria fresca", aggiunge il leader del M5S sul blog. Grillo lancia POI un sondaggio online per chiedere ai militanti del M5S di esprimersi sull'ipotesi di una manifestazione dei parlamentari contro il ddl costituzionale sulle riforme. "Sei favorevole al Parlamento in piazza per denunciare il tentativo di colpo di Stato in atto? Vota", si legge sul sito web del comico genovese in una nota dal titolo "Parlamento in piazza".