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venerdì 15 novembre 2013

Pdl, salta l'ufficio di presidenza. Formigoni: i falchi hanno voluto la rottura

ROMA - Non si terrà nessun ufficio di presidenza del Pdl e quindi nessuna modifica al documento approvato nella precedente riunione. La decisione a quanto si apprende è stata presa dopo un giro di contatti tenuti da Silvio Berlusconi.Al Cavaliere inoltre sarebbe stato fatto notare che in caso di convocazione ci sarebbero state numerose assenze di peso per ragioni politiche.
Tweet di Robertro Formigoni: "I falchi hanno impedito a Berlusconi qs ultimo tentativo di mediazione.Hanno voluto rottura"

giovedì 14 novembre 2013

Ancora impasse nel Pdl, ma la scissione si avvicina

ROMA - Centrodestra al bivio a tre giorni dal Consiglio Nazionale che sancirà la rinascita di Forza Italia. Lo spartiacque è il voto sulla decadenza di Berlusconi fissato per il 27/11. L'ex premier e il suo staff sembrano intenzionati a far cadere Letta in caso di voto positivo mentre Alfano guida il drappello dei possibilisti su un rinvio (negato dal Pd) o  della conferma di Letta. Queste le posizioni ribadite in serata a Palazzo Grazioli nel vertice Berlusconi-Alfano.
Un faccia a faccia durato oltre tre ore, al termine del quale il vicepremier ha lasciato Palazzo Grazioli a bordo della sua auto senza rilasciare dichiarazioni. Poco dopo si è allontanato anche Gianni Letta, che ha partecipato all'incontro. Bocche cucite dunque, anche se qualcosa filtra. Alfano si sarebbe presentato con tre proposte, nelle sue intenzioni, "distensive": fedeltà al leader, ma slegata a quella per il governo; battaglia sulla decadenza, ma senza strappi sul "progetto Italia" e Consiglio Nazionale da vivere senza scissioni. La situazione sarebbe ancora in una condizione di impasse e le parti si sarebbero date altre 48 ore prima di tirare le somme.

Dunque è sul fronte parlamentare che si giocherà la partita più cruenta sul destino del leader Pdl. Che il giorno dopo la sua cacciata dal Senato sembra determinato, salvo ripensamenti, a staccare la spina al governo. Ma potrebbe impedirglielo proprio quella parte del Pdl, Alfano e ministri su tutti, che ritengono sarebbe un errore trascinare il Paese nel baratro dell'instabilità. "Se non lavoriamo nell'interesse dell'Italia continueranno a mandarci a casa tutti: falchi e falchetti, centrodestra e centrosinistra", avverte Maurizio Lupi. Ma è su questo punto che si consuma il braccio di ferro che potrebbe portare alla scissione del Pdl.

martedì 12 novembre 2013

Alfano: Confidiamo che il Pdl rimanga unito, con Berlusconi

ROMA - 'Noi confidiamo e speriamo che il nostro movimento politico possa restare unito'. Lo ha detto il segretario del Pdl Alfano in riferimento al consiglio nazionale del 16 novembre, ribadendo l'appoggio a Berlusconi che 'ha sempre tenuto un comportamento da uomo di stato, linea che lo ha premiato e continuerà a premiarlo'. Anche il ministro Lupi ribadisce l'impegno 'per un partito unito sotto la leadership di Berlusconi' e Quagliariello si dice fiducioso per sabato.
Alfano è a Verona per sottoscrivere due protocolli per la legalità e la sicurezza con alcune associazioni. "Siamo consapevoli e certi che il presidente Berlusconi, vittima di una grande ingiustizia giudiziaria, ha sempre tenuto un comportamento da uomo di stato", ha detto Alfano, rispondendo a una domanda sulla decadenza di Berlusconi. "Sono convinto - ha aggiunto Alfano - che questa sia la linea che ha premiato Berlusconi e continuerà a premiarlo".

Pdl, parla Cicchito: forse gli alfaniani non andranno al consiglio nazionale

ROMA - Rottura prima del Consiglio nazionale o clamorosa resa dei conti in pubblico. Come quella del 22 aprile 2010 tra Berlusconi e Fini davanti alla direzione del Pdl. E' il bivio davanti al quale si trovano i due tronconi del partito di Berlusconi a quattro giorni dall'appuntamento con il parlamentino azzurro. 'Mancano le condizioni per un dibattito sereno - dice l'ex capogruppo Cicchitto, ora tra i leader della corrente 'alfaniana', che tuttavia rifiuta paragoni con lo scontro con Fini - in questo clima di scontro, siamo pronti a non partecipare al Cn'.
"Nelle ultime ore c'è stata la radicalizzazione dello scontro da parte di fuochisti, lealisti e falchi, per cui sembra che vengano meno le condizioni per un dibattito sereno. Aggiungo anche che non è chiaro l'ordine del giorno e neanche il contesto nel quale una riunione cosi delicata dovrebbe svolgersi. Ecco dunque che i dubbi sulla nostra partecipazione sono meritevoli di approfondimento".  "Non si tratta di scippo - precisa Cicchitto sull'accusa dei falchi alle colombe di voler scippare il partito a Berlusconi - si tratta del fatto che c'è una parte del partito che si riconosce nelle posizioni del segretario Angelino Alfano. In ogni caso è assolutamente sbagliato fare questa accelerazione ai danni del governo" perchè, spiega, "se si va ad elezioni immediate il centrosinistra è già pronto con Matteo Renzi e noi invece non abbiamo un candidato, visto che Alfano non è condiviso da una parte del partito. Ma se poi non si va al voto le cose non sono meno gravi: da un governo amico si passerebbe ad un governo ostile, nel quale il Pdl non ci sarebbe. E allora mi chiedo: che senso ha questa accelerazione?". "Penso - aggiunge Cicchitto - che non ci sia nessun motivo per cui si debba bollare alcuni esponenti del partito come traditori" mentre "la storia di Gianfranco Fini non c'entra proprio niente con quanto sta accadendo".

lunedì 11 novembre 2013

Legge stabilità: Pd e Pdl propongono la no tax area a 12mila euro

ROMA - Esentare dall'Irpef i redditi inferiori ai 12mila euro. E' il contenuto di due emendamenti alla legge di stabilità - uno proveniente dalle file del Pdl (prima firmataria Anna Cinzia Bonfrisco), l'altro da quelle del Pd (primo firmatario Giancarlo Sangalli) - per modificare il cuneo fiscale. Attualmente la cosiddetta "no tax area" è di 8mila euro. Ancora non sono state definite le coperture economiche della misura.

mercoledì 6 novembre 2013

Giunta elezioni, Pdl e Lega contestano il voto sulla decadenza di Berlusconi. Grasso: voto regolare

ROMA - I rappresentanti di Pdl e Lega Nord al Consiglio di presidenza del Senato hanno contestato il presidente, Piero Grasso, chiedendo di valutare l'eventuale irregolarità del voto della Giunta delle elezioni sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. Gli esponenti dei due partiti hanno lasciato l'aula facendo mancare il numero legale e impedendo alla seduta di concludersi. Grasso: "Voto fu regolare".
Il Consiglio di presidenza del Senato era stato convocato, su richiesta del Pdl, per valutare i post pubblicati sui social network da Vito Crimi (M5S) e altri senatori mentre era in corso la camera di consiglio. Il Pdl sosteneva, infatti, che potessero inficiare la validità della decisione della Giunta del Senato. Il presidente del Senato, secondo le senatrici Pdl Alessandra Mussolini ed Elisabetta Casellati, ha spiegato che il Consiglio di presidenza non è competente a decidere. Una posizione contestata vivacemente dai senatori del Pdl (Mussolini, Casellati, Gasparri), dal senatore di Gal Lucio Barani e dal leghista Roberto Calderoli

Il caso Crimi - I parlamentari del centrodestra hanno chiesto, infatti, un'istruttoria e una decisione sulla validità della decisione della Giunta. I senatori di Pdl, Lega e Gal, dopo circa due ore di una riunione ad "alta tensione", hanno dunque fatto mancare il numero legale in consiglio di presidenza, perché la seduta non potesse considerarsi conclusa. 

Grasso: "Questione chiusa, voto valido" - Secca la replica del presidente del Senato, Pietro Grasso, per il quale non esistono i presupposti per invalidare la decisione. "La questione è da considerarsi dunque chiusa anche in Consiglio di presidenza", hanno spiegato fonti della presidenza di Palazzo Madama. Grasso avrebbe affermato che si possono valutare al più delle sanzioni nei confronti dei membri che hanno comunicato con l'esterno.


Schifani: "Tema non chiuso" - "I lavori del Consiglio di presidenza non si sono conclusi perché è mancato il numero legale. Ove il presidente Grasso li ritenesse conclusi, chiediamo l'immediata convocazione di un nuovo Consiglio di presidenza per sapere qual è l'organo del Senato davanti a cui si può appellare la decisione della giunta". Così Renato Schifani in Aula.

Cagliari, fondi ai gruppi politici: arrestati 2 consiglieri regionali Pdl

CAGLIARI -  I carabinieri del Nucleo di polizia giudiziaria del Tribunale di Cagliari hanno eseguito stamani due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei consiglieri regionali Mario Diana, ex capogruppo del Pdl, e di Carlo Sanjust, consigliere dello stesso partito. Con i due, indagati per peculato, è stato arrestato anche l'imprenditore specializzato nel catering Riccardo Cogoni. Diana è stato portato nel carcere di Oristano mentre Sanjust a Cagliari Buoncammino. I provvedimenti di custodia cautelare si inseriscono nell'ambito dell'inchiesta dei fondi ai gruppi politici in Consiglio regionale. Nei giorni scorsi erano stati perquisiti casa e ufficio dei due consiglieri. 
Secondo quanto ipotizzato dalla Procura che lo ha indagato per peculato, tra il marzo 2009 e il luglio 2012 Diana avrebbe distratto circa 250mila euro di fondi pubblici e utilizzato decine di migliaia di euro per incontri e dibattiti dei quali si contesta l'attinenza con la finalità per la quale i soldi sono stati erogati. I soldi sarebbero anche stati investiti per l'acquisto di preziosissimi libri antichi, penne di lusso, Rolex d'oro, portafogli di marca. E poi: convegni, pranzi, eventi non meglio specificati.
Al consigliere regionale del Pdl Carlo Sanjust i magistrati contestano in particolare tre assegni staccati per pagare alcune manifestazioni politiche all'hotel Flamingo di Santa Margherita di Pula per un totale di 23mila euro. Numerose "girate" - sempre secondo l'accusa - sarebbero servite a nascondere il vero utilizzo di quei soldi: saldare il conto del pranzo di nozze organizzato proprio dall'hotel Flamingo. Al banchetto parteciparono trecento invitati.

domenica 3 novembre 2013

Fassina: il Pdl ora critica la Sevice tax; ma non si era dichiarato d’accordo?

ROMA - "Perché una parte del Pdl ora critica? Ha cambiato idea? Oppure è un attacco strumentale per coprire scelte dovute alla vicenda giudiziaria di Berlusconi?". Così il viceministro all'Economia Stefano Fassina a proposito degli attacchi relativi alla Service tax prevista dalla Legge di Stabilità. "L'impianto della Tari-Tasi introdotto dal Disegno di Legge di Stabilità - afferma Fassina - è stato definito, insieme alla cancellazione dell'Imu, dal Consiglio dei Ministri di fine agosto, con l'accordo di tutti i capigruppo della maggioranza a sostegno del governo Letta. Pdl incluso e soddisfatto. Perché una parte del Pdl ora critica? Ha cambiato idea?".

 Viste le dichiarazioni dei lealisti sulla legge di stabilità, "è lecita una domanda: vogliamo migliorarla nell'interesse dei cittadini oppure vogliamo trasformare la legge di stabilità in una assurda resa dei conti interna" al Pdl "sulla pelle degli italiani, lasciando il Paese senza governo?". Così il ministro Maurizio Lupi.

venerdì 1 novembre 2013

Berlusconi: nessuno mi toglierà il diritto di restare alla guida del mio partito. Marina? Sarebbe un ottimo premier


ROMA  - "Non intendiamo arretrare sulla Legge di stabilità. E credo sia giusto che, sulla mia vicenda, sulle tasse, sull'economia, siano gli elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando avanti così, confermerebbero i loro connotati di 'partito delle tasse e delle manette'". Silvio Berlusconi interviene così in un'intervista a Bruno Vespa e ribadisce: "Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del mio movimento".
"Abbiamo rispettato gli impegni presi con i nostri elettori nel febbraio scorso - continua il leader del Pdl -, quello sulla detassazione della prima casa che noi consideriamo 'sacra' e quello per un fisco meno oppressivo. Per questo non intendiamo arretrare sulla Legge di stabilità".
"Il mio impegno continua" - E' "ancora necessario, in una forma o nell'altra, il mio impegno personale - dice ancora Berlusconi -. Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del movimento che ho fondato, finché molti milioni di elettrici e di elettori lo vogliono. Sento il dovere di stare in prima linea". Il presidente del Pdl assicura infatti che farà ancora campagna elettorale in prima persona alle prossime elezioni. "In caso di elezioni, sentirei il dovere di impegnarmi direttamente".
Sull'ipotesi che i suoi figli scendano in politica, Berlusconi dice poi che Marina "sarebbe in grado di adempiere al meglio la missione" di candidato premier. "Tutti hanno constatato la sua autorevolezza e il coraggio da leonessa con cui mi ha difeso. Ma non è la sua vocazione. Sono sicuro che nessuno dei miei figli si sente attratto dalla politica. Soprattutto da 'questa' politica".

giovedì 31 ottobre 2013

Appello di 22 senatori Pdl al presidente Grasso: non accetti il voto palese per Berlusconi


ROMA - Ventidue senatori "innovatori" del Pdl hanno promosso un appello al presidente del Senato, Pietro Grasso, affinché non ascolti il parere della Giunta per il regolamento sul voto palese per la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Si tratta dell'ultima possibilità per ricorrere in Aula allo scrutinio segreto. "Il parere della Giunta - si legge nell'appello - oltreché tecnicamente infondato, contravviene alle regole della correttezza istituzionale".

lunedì 28 ottobre 2013

Pdl, Alfano frena sulla scissione. Grillo, a sorpresa, arriva in Senato e attacca Napolitano: "Chiederemo l'impeachment"

ROMA - Per il futuro del Pdl non è in discussione né la leadership, né il nome del movimento e non esiste neppure un documento dei cosiddetti "innovatori". Lo chiarisce Angelino Alfano che spiega che "il dubbio non è la leadership di Silvio Berlusconi e neanche il nome di Forza Italia: ci sono altre questioni su cui crediamo si debba discutere al Consiglio nazionale e noi queste questioni le porteremo all'attenzione".
n particolare, precisa il vicepremier, "le porteremo all'attenzione dell'opinione pubblica e del nostro movimento politico nei prossimi giorni".
"Non è partita una raccolta di firme in vista del consiglio nazionale - aggiunge - ma so bene quale sarebbe la prima frase di qualsiasi documento dovessi trovarmi a sottoscrivere e cioè il riconoscimento della leadership di Silvio Berlusconi".

Nodo decadenza - Il ministro dell'Interno si sofferma poi sulla questione della decadenza di Silvio Berlusconi dicendo che "noi abbiamo sempre la speranza che il Pd abbia una posizione che rispetti il principio di non retroattività delle norme penali e, comunque, delle normi afflittive".


Grillo in Senato - Il leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, è arrivato a sorpresa al Senato dove incontrerà i suoi parlamentari. Entrando a Palazzo Madama, il comico ha lanciato l'ennesimo attacco al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "E' un anziano signore con cui abbiamo seri problemi", ha detto Grillo. Chiederemo l'impeachment per Napolitano perché non rappresenta più il popolo italiano, è di parte. Su questo decido io". A chi gli chiede se sulla messa in stato di accusa del presidente decideranno i vertici del movimento o l'assemblea dei parlamentari M5S, Grillo ribadisce secco: "No, su questa cosa no. Decido io".
 Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, insiste Grillo, "non rappresenta più la totalità degli italiani, ma è un presidente di settore". E non andare al Colle, dove il M5S era stato invitato per un confronto sulla legge elettorale, "non voglio si prenda come uno sgarbo, è solo una cosa inutile: andare lì con dei giochi già fatti".

venerdì 25 ottobre 2013

“Sospeso” il Pdl, azzerate le cariche, nasce Forza Italia. “Ma il governo va avanti”. Berlusconi: confermo Alfano

ROMA - L'ufficio di presidenza del Pdl partorisce la nuova Forza Italia, mentre l'attuale partito viene sospeso, insieme alle sue cariche. “L'Ufficio di presidenza del Popolo della Libertà ha sospeso l'attività del Pdl, e conseguentemente tutte le cariche connesse, per convergere sul rilancio di Forza Italia, che sarà guidato da Silvio Berlusconi”.: è 'quanto si legge nella nota divulgata al termine della riunione dai dirigenti del partito. Il ritorno a Fi non cambia l'appoggio all'esecutivo: "Continueremo a dare sostegno al governo", ha detto  Silvio Berlusconi.  a conclusione di un vertice che ha visto clamorosamente assenti il vicepremier, Angelino Alfano, e i ministri di centrodestra, oltre a molti altri esponenti che appoggiano il governo Letta, da Schifani a Gasparri. Il documento che segna, tra le altre cose, il ritorno a Forza Italia "è stato votato all'unanimità" dall'ufficio di presidenza del Pdl. Lo ha detto Silvio Berlusconi in conferenza stampa.'"Alfano gode mia stima; confermo suo ruolo. L'ho proposto due anni fa come segretario". Ma se il Pd vota la decadenza, "sarà difficile collaborare"
“Nasce Forza Italia, va avanti il governo"sintetizza Claudio Scajola al termine della direzione del Pdl.
- "Mi fa un po' impressione che Alfano non abbia partecipato al vertice. Di fatto Alfano ed i ministri non intendono riconoscere la leadership di Berlusconi". Lo ha detto la deputata del Pdl Michaela Biancofiore. Parlando per la campagna elettorale delle amministrative di Bolzano, Biancofiore ha aggiunto: "Nel partito vi sono acredini personali che derivano da linee diverse. In un partito serio sulle differenze si discute e così si superano. Spero che questo sia il caso nostro".

Lo “strappo” di Berlusconi: Alfano e i 5 ministri non partecipano all’ufficio di presidenza

ROMA - E' iniziato alle 18  a Palazzo Grazioli l'Ufficio di presidenza del Pdl a cui prende parte Silvio Berlusconi. Dalla riunione sono assenti il coordinatore del partito Sandro Bondi perché all'estero e poi i cinque esponenti governativi: Sacconi, Giovanardi, Schifani, Alfano e Formigoni. Berlusconi ha convocato l'ufficio di presidenza nella versione originaria del 2008, che garantisce ai 'lealisti' una larga maggioranza.
"Nel ribadire la mia piena condivisione del passaggio dal Pdl a Forza Italia, più volte ed in più sedi manifestata pubblicamente,ritengo opportuno non prendere parte ai lavori pomeridiani dell'Ufficio di Presidenza". Lo afferma il capogruppo al Senato, Renato Schifani, spiegando che lavorerà all'unità del partito

L'ex premier - raccontano i fedelissimi - appare determinato ad andare fino in fondo chiamando il vertice del suo partito ad un gesto di lealtà: o con me o contro di me. A quanto si apprende, avrebbe ribadito ad Alfano l'intenzione di andare avanti con Forza Italia e di convocare l'Ufficio di presidenza del partito. Alfano, come già si era capito, ha deciso quindi di non prendere parte all'Ufficio di presidenza lasciando Via del Plebiscito con gli altri ministri del Pdl. "Il mio contributo all'unità del nostro movimento politico, che mai ostacolerò per ragioni attinenti i miei ruoli personali, è di non partecipare, come faranno altri, all'ufficio di presidenza che deve proporre decisioni che il CN dovrà assumere. Il tempo che ci separa dal CN consentirà a Berlusconi di lavorare per ottenere l'unità". Così Alfano.

Pdl, allle 17 la resa dei conti, convocato l'ufficio di presidenza, scissione vicina. E anche Forza Italia

ROMA - Arriva il giorno della resa dei conti nel Pdl. Per le 17 a Palazzo Grazioli Berlusconi ha convocato l'ufficio di presidenza degli azzurri, nella versione originaria del 2008, che garantisce ai 'lealisti' una larga maggioranza. Prima dell'ufficio di presidenza si terrà un faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e il segretario del Pdl Angelino Alfano. Il parlamentino del partito convocato nel pomeriggio a Palazzo Grazioli rappresenta il primo passaggio dal pdl a Forza Italia con l'azzeramento di tutte le cariche e il ritorno delle deleghe nelle mani di Berlusconi. Una scelta che potrebbe avere gravi conseguenze anche sul governo, dopo l'annuncio di 'guerriglia' fatto ieri dal capogruppo alla Camera Brunetta.
L'accelerazione impressa da Berlusconi con ogni probabilità sancirà la spaccatura definitiva tra le due 'anime' del partito perchè difficilmente Angelino Alfano potrà accettare di ''perdere la faccia'' dopo settimane di battaglia e riunioni con l'ex capo del governo in cui le richieste andavano in tutt'altra direzione. Che gli alfaniani siano in difficoltà lo dimostra anche la decisione politica di convocare un ufficio di presidenza attenendosi per la prima volta allo statuto del partito convocando a palazzo Grazioli solo i membri originari del 2008. Sulla carta la maggioranza è a favore dei lealisti (19) mentre i filogovernativi sarebbero solo 5. Ci sarebbero in realtà 6 ancora in dubbio ma - stando ai ragionamenti che si fanno nel partito - al momento di scegliere gli indecisi si riallineeranno con Berlusconi. Il passaggio successivo ci sarà con la riunione del Consiglio Nazionale in programma pare per l'8 dicembre. La macchina della nuova Fi tra l'altro sembra già avviata visto che per il 16 novembre è in programma una kermesse per il lancio dei club di Fi.
"Rivolgo un appello al Presidente Berlusconi a rinviare l'odierno Ufficio di Presidenza del partito in quanto possibile fonte di divisioni. L'organismo, infatti, pur formalmente corrispondente alla lettera statutaria, non riflette nella sua composizione né la storia né l'attualità del nostro movimento politico, tanto nella dimensione politica quanto in quella istituzionale". E' quanto afferma il senatore del Pdl Maurizio Sacconi in una nota.
"E' doloroso che si configuri una separazione tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano. Il Cavaliere è il punto di riferimento della nostra storia, ma anche Alfano ha un ruolo importante perché è il segretario del nostro partito. Ho il timore che la convocazione dell'ufficio di presidenza rappresenti la rivincita dopo il voto al Senato del 2 ottobre quando votammo a favore del governo per sostenerlo fino al 2015 su input proprio dell'ex capo del governo". Lo afferma il senatore del Pdl, Roberto Formigoni, conversando con i cronisti. "Ovviamente - prosegue - l'ufficio di presidenza convocato in base allo statuto ha valore legale ma io ritengo che in un momento così delicato l'assemblea dovesse essere più ampia".

giovedì 3 ottobre 2013

Lupi: “Nessuno ha tradito”. Le prime pagine dei giornali





ROMA - "Nessuno ha tradito". Così il ministro Umberto Lupi lasciando la riunione di 'dissidenti' del Pdl. "Sono contento, oggi ha vinto l'Italia. Abbiamo lavorato per una maggioranza molto forte e siamo contenti di aver portato sulle nostre posizioni tutto il Pdl, grazie alla sintesi fatta da Berlusconi". La riunione dei 'dissidenti' Pdl è terminata attorno alla mezzanotte e mezza. Andando via il ministro Beatrice Lorenzin, è stata contestata da alcuni malati e disabili che protestano giorno e notte davanti Montecitorio. Lorenzin si è fermata a parlare con loro. Sui metodi sperimentali, ha spiegato, "ho fatto la legge per la sperimentazione e umanamente vi sono vicina ma non posso sostituirmi alla valutazione dei medici e degli scienziati e alle regole".
A Palazzo Madama il governo aveva ottenuto 235 voti, a Montecitorio 435: doppia fiducia incassata.
Ieri in Parlamento ''ho dovuto masticare un boccone amaro ma non è ancora finita'' confida Daniela Santanchè in una intervista alla Stampa. "Verdini 'non ha sbagliato niente. Perdere una battaglia non significa perdere la guerra" - prosegue l'onorevole che parlando anche con Repubblica aggiunge cheAngelino Alfano farà la stessa fine di Gianfranco Fini: ''Anche Fini era il grande vincitore. Per i sondaggi e per tutti i giornali. Era applaudito dal centrosinistra. Era acclamato come il salvatore della patria. Mi sa dire dov'è ora Fini?''. Per lei, chi ha vinto è comunque Berlusconi ''è un genio'', è ''come il Crodino, fa impazzire il Pd''. Certo, se nel partito adesso ''inizieranno a tagliare davvero le teste, questo non potrà più essere il mio partito. Non si può chiedere più democrazia e poi non darla''. Quanto all'ipotesi di nuovi gruppi, ''non credo che reggeranno. Ne parleremo quando diventeranno, se mai lo diventeranno, realtà''. Ieri comunque ''non è finita l'era Berlusconi. Ne è iniziata una nuova. E io sono in prima linea''. ''Da oggi siamo in un altro mondo. E io ho votato la fiducia. Ma, mi ascolti bene, l'ho votata a Berlusconi, non al governo Letta''.
La nascita di nuovi gruppi Pdl - per Fabrizio Cicchitto "è una questione tutta da vedere. Al Senato, poi, la situazione è tranquilla vista anche la guida di Schifani". Così Fabrizio Cicchitto, lasciando la riunione dei 'dissidenti' Pdl. A chi gli domanda dell'ipotesi di una scissione Cicchitto risponde: "non abbiamo esaminato questo termine nemmeno lontanamente. Non avremo un atteggiamento scissionista ma nemmeno di appiattimento".
Dura il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin,  che in una intervista a Repubblica rivela: Nel Pdl ''è in atto un confronto tra due classi dirigenti che stanno diventando sempre più incompatibili e che hanno due visioni diverse sul Paese e sul metodo che dobbiamo usare tra di noi per prendere le decisioni. In Parlamento - sottolinea - alla fine Berlusconi ha fatto ''quello che noi avevamo chiesto fin dall'inizio''. E parlando anche con l'Unità dice che non c'è stato ''nessun parricidio, non uccidiamo il padre politico, anzi l'abbiamo protetto dall'estremismo''. Ieri ''c'è stata una rappresentazione plastica della frattura, rafforzata dai documenti di adesione al progetto di Alfano. Noi siamo il Pdl, per aderire a Forza Italia ci dovrebbe essere un chiarimento molto forte sulla linea politica e l'ideologia''. E il punto non è ''dove andiamo, ma dove restiamo''. A proposito delle dimissioni da ministri, Lorenzin chiarisce che la pattuglia del Pdl al governo ha accettato di rassegnarle, ma ''abbiamo ritenuto inaccettabili le modalità di quella richiesta, e l'idea stessa di far cadere il governo. L'Italia non se lo può permettere''. Ma non ci sono 'traditori', solo un modo di ''difendere Berlusconi diverso da chi vuole occupare gli aeroporti o accamparsi sotto il Quirinale. Alfano ha detto diversamente berlusconiani, io dico normalmente berlusconiani. Si può ancora essere normali?''. L'area politica ''che rappresentiamo - sottolinea - fa riferimento al Partito Popolare europeo, un partito moderato''.

mercoledì 2 ottobre 2013

Formato alla Camera il nuovo gruppo dei dissidenti pdl (sono 26)


ROMA - Il nuovo gruppo formato da deputati del Pdl arriverà a 26 parlamentari e interverrà già oggi in aula durante il dibattito. Il primo firmatario è Cicchitto e ufficialmente parte con 12 esponenti ma è già stata annunciato che si arriverà a quota 26. E' quanto emerge dalla conferenza dei capigruppo. La richiesta di formare un nuovo gruppo parlamentare, viene spiegato al termine della conferenza dei capigruppo della Camera, è stata accolta dalla presidenza della Camera in conformità con quanto già accaduto in precedenza con altre formazioni politiche.

Fiducia al governo Letta, a sopresa anche il sì del Pdl annunciato da Berlusconi. 235 sì, 70 no. Sei senatori pdl (tra i quali Bondi) non votano

ROMA - L'intervento di Berlusconi al Senato
ROMA - Il Senato ha votato la fiducia al governo Letta con 235 sì e 70 no.. Il premier ha ricevuto il via libera dall'Aula dopo aver presentato questa mattina la sua proposta a Palazzo Madama. A sorpresa, nella tarda mattinata, era arrivata la decisione di votare sì all'esecutivo anche da parte del Pdl, con Silvio Berlusconi intervenuto per comunicare il suo orientamento. "Voteremo la fiducia al governo Letta. Abbiamo dato vita a questo governo anche nella "speranza che potesse cambiare il clima di questo Paese" per andare "verso la pacificazione" e questa "speranza la conserviamo ancora". Così Silvio Berlusconi, in Senato, aveva a sorpresa annunciato il voto favorevole al governo. "Mettendo insieme le aspettative e il fatto che l'Italia ha bisogno di un governo che produca riforme istituzionali e strutturali abbiamo deciso non senza interno travaglio per il voto di fiducia"Sono sei i senatori del Pdl che non hanno risposto alle due chiame per la fiducia: Sandro Bondi, Remigio Ceroni, Augusto Minzolini, Alessandra Mussolini, Nitto Palma e Manuela Repetti.
"Nessuna marcia indietro". Così Silvio Berlusconi, lasciando il Senato, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano conto del voto di fiducia accordato al governo Letta.
"Quello che è successo oggi è la fotografia della situazione attuale e cioè: c'è un punto di riferimento comune che è Berlusconi, ma ci sono due classi dirigenti incompatibili". Il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, commenta così la decisione di Berlusconi di votare la fiducia al governo Letta.
"Il rischio che tutto rimanga come prima c'è". Così Pier Ferdinando Casini commenta la decisione di Silvio Berlusconi di votare la fiducia al governo. "Conoscendo Berlusconi - ha aggiunto Casini, che in mattinata aveva previsto il voto positivo del leader del Pdl - era chiaro che il massimo potere di interdizione l'avrebbe manifestato votando la fiducia, dunque non si capisce perché avrebbe dovuto fare un favore a qualcuno" non votandola.
Luigi Zanda ha attaccato il Pdl malgrado Silvio Berlusconi abbia annunciato il sì del Pdl alla fiducia al governo Letta. "Basta, basta", urlano dai banchi del Pdl al capogruppo Pd che riprende il polemico intervento di Sandro Bondi. "Vergogna, vergogna!", grida Ciro Falanga. La tensione sale, Zanda dice a Bondi di non accettare il paragone da lui fatto tra "il suo capo" Berlusconi e Berlinguer. E una senatrice berlusconiana grida: "Quello è morto...". Il presidente Piero Grasso fatica non poco a portare l'ordine. "Se questo è l'inizio di una pacificazione...", si lascia scappare.
"L'improvviso sì alla fiducia annunciato da Berlusconi - ha poi sottolineato il senatore del Pd, Luigi Zanda -  serve a nascondere la sconfitta politica, che ha un volto chiaro.Oggi si e' formata una nuova maggioranza politica - ha detto - indipendentemente da tutte le operazioni tattiche e furbesche che contrastano con le parole e i gesti gravissimi che abbiamo ascoltato in questi giorni. E il voto che si aggiunge ora ha un senso chiaro: nascondere la sconfitta politica che ha un volto chiaro''.

Il Pdl voterà la sfiducia al Senato

ROMA - L'assemblea dei senatori del Pdl ha deciso a maggioranza di votare la sfiducia al governo Letta. La scissione dunque è definitivamente compiuta.

Sono 23 (o 25) i dissidenti Pdl-Gal che voteranno la fiducia a Letta. Formigoni: ci chiameremo "I Popolari"

ROMA - Sono 23 i sostenitori della risoluzione della maggioranza per sostenere il governo Letta. Le firme - a quanto si apprende - sono quelle di senatori del Pdl e del gruppo Gal. non è escluso - sempre secondo quanto si apprende - che potrebbero aggiungersi altri senatori. Poi Formigoni ha aggiunto: siamo 25 e ci chiameremo "I popolari". Le firme sarebbero poste sotto un documento preparato dal ministro Quagliarello.

martedì 1 ottobre 2013

Nuovo vertice del Pdl dalle 12.30: Alfano potrebbe andarsene con i ministri. E i sottosegretari non si sono dimessi

ROMA - E' iniziato attorno alle 12.30 un nuovo vertice a Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl. A Via del Plebiscito ci sono i capigruppo e il coordinatore Denis Verdini; è atteso anche il segretario Angelino Alfano. Alfano e il Cavaliere hanno avuto ieri sera un lungo incontro in cui l'ex vicepremier avrebbe anche ventilato l'ipotesi di lasciare il Pdl con altri ministri, poiché contrario alla decisione di non votare la fiducia a Letta.
Al momento non si hanno notizie di lettere di dimissioni da parte dei sottosegretari e dei viceministri del Pdl. Interrogate in merito, fonti qualificate riferiscono che per ora non è arrivata nessuna comunicazione in merito.