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sabato 24 gennaio 2015

ANNO GIUDIZIARIO, il presidente della Cirte d'Appello di Milano: si poteva evitare l'audizione di Napolitano

MILANO - La relazione di Giovanni Canzio
ROMA, 24 gennaio - Per il presidente della Corte d'appello di Milano, Giovanni Canzio, l'audizione di Giorgio Napolitano da parte dei giudici di Palermo sulla trattativa Stato-mafia poteva essere evitata. "E' mia ferma e personale opinione, tuttavia, che questa dura prova si poteva risparmiare al Capo dello Stato, alla magistratura stessa e alla Repubblica Italiana", dice infatti Canzio nella relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario.
Di tutt'altro avviso rispetto a Canzio, Nino Di Matteo, titolare del processo sulla trattativa Stato-mafia. "Non ho intenzione di commentare le dichiarazioni del presidente della Corte d'appello di Milano, ma l'utilità della citazione a testimoniare dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è già stata oggetto di valutazione della Corte d'assise di Palermo", ha detto infatti il pm. 

Roma, pg: "Infiltrazione criminalità nel calcio" - "Crea forte preoccupazione l'infiltrazione della criminalità organizzata nel mondo del calcio, come emerge da una serie di episodi e di inchieste giudiziarie avviate di recente". E' quanto afferma il procuratore generale presso la corte di Appello di Roma, Antonio Marini, nella sua relazione. "In questi ultimi anni i rapporti fra la criminalità organizzata - prosegue Marini - sono diventati sempre più stretti e connotati di ambiguità, soprattutto quelli con la tifoseria degli ultras. Un episodio di questo tipo si e' verificato in occasione della finale di coppa Italia del 3 maggio con Gennaro De Tommaso, noto come Genny 'a carogna". Per il magistrato si tratta di "un fatto grave e sconcertante" che "dimostra come la violenza ultras dentro fuori gli stadi non è solo questione di ordine pubblico".
"A voler ritenere Roma culla della cristianità, di cui si vagheggia la conquista sia stata evocata dal terrorismo di matrice jihadista, è bene non sottovalutare il pericolo e tenere alta la guardia", ha ricordato Marini."Fra i principali fattori di rischio - aggiunte il pg - v'è l'accensione improvvisa di cellule dormienti. Parimenti preoccupante è il fenomeno dei foreign fighters. La necessità è di rafforzare gli strumenti normativi e in tal senso è auspicabile l'istituzione di una Procura Nazionale Antiterrorismo al fine di rendere più efficace il coordinamento delle indagini non solo a livello nazionale ma soprattutto a livello internazionale".

mercoledì 14 gennaio 2015

ORE 10.45: Napolitano ha firmatp le lettere di dimissioni

ROMA, 14 gennaio - Bandiere a mezz'asta al Quirinale, nel giorno dell'addio di Napolitano, che dopo 9 anni si dimette da presidente della Repubblica. "Sono contento di tornare a casa", aveva confidato ieri a una bambina. Napolitano ha firmato alle 10.45 le tre lettere con le sue dimissioni, indirizzate alle autorità istituzionali. I militari che fanno parte del picchetto d'onore per il commiato sono schierate nel cortile del Palazzo. Entro 15 giorni la presidente della Camera, Boldrini, convocherà Parlamento e delegati regionali per le elezioni. 

OGGI le dimissioni di NAPOLITANO

Roma, via dei Serpenti
ROMA, 14 GENNAIO - E’ arrivato il giorno delle dimissioni di Giorgio Napolitano da Capo dello Stato. Tra qualche ora il presidente firmerà la lettera di dimissioni e lascerà il Quirinale dopo quasi nove anni di mandato. Subito dopo si aprirà ufficialmente la corsa al suo successore, mentre il presidente del Senato Piero Grasso svolgerà per il tempo necessario le funzioni di Capo dello Stato. Le dimissioni di Napolitano saranno poi recapitate dal segretario generale del Quirinale, Donato Marra, ai presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio. E dopo aver ricevuto al Colle gli onori militari nel cortile d’onore, il Presidente dimissionario potrà spostarsi con la moglie Clio nella sua abitazione di via dei Serpenti nel rione Monti. Da oggi avrà poi a disposizione uno studio, lo stesso che fu di Oscar Luigi Scalfaro, accanto a quello di Carlo Azeglio Ciampi, al quarto piano di Palazzo Giustiniani, alle spalle di palazzo Madama, come tutti i Presidenti emeriti. Napolitano andrà a ricoprire da subito la carica di senatore a vita e potrebbe esordire tra i banchi del Senato già domani, quando peraltro cominceranno le votazioni in aula sull’Italicum.

martedì 13 gennaio 2015

NAPOLITANO: "Sono contento di tornare a casa"

ROMA, 13 gennaio - “Certo che sono contento di tornare a casa": a dirlo è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che presto rassegnerà le dimissioni come annunciato nel discorso di fine anno. "Qui si sta bene, è tutto molto bello - ha aggiunto parlando con un bambino in piazza del Quirinale - ma è un po' una prigione. A casa starò bene e passeggerò".
"Il Paese sia unito in momenti critici" - Il Capo dello Stato si è anche soffermato su quanto accaduto in Francia e, in particolare, sulle reazione seguita alle stragi: "Siamo molto incoraggiati dalla straordinaria manifestazione di Parigi, però dobbiamo stare in guardia senza fare allarmismo. Dobbiamo essere consapevoli della necessità, pur nella libertà di discussione politica e di dialettica parlamentare, di un Paese che sappia ritrovare di fronte alle questioni decisive e nei momenti più critici la sua fondamentale unità". 
Di ritorno al Quirinale da un impegno pubblico, Napolitano si è fermato sulla piazza per salutare i ragazzi che partecipano all'iniziativa della Polizia per sensibilizzare i giovani all'uso sicuro di Internet. Dopo aver salutato il capo della Polizia, Alessandro Pansa, Napolitano ha parlato per qualche minuto con gli studenti. "Io non navigo", ha detto Napolitano aggiungendo però di essere ben consapevole dell'importanza di Internet, raccomandando loro un uso consapevole del web e dei social.

Renzi: "Napolitano continuerà a far sentire la sua voce" - "Napolitano è un grande presidente, un grande parlamentare europeo, continuerà a fare sentire la sua voce". Così il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Strasburgo. "Sarà un grande servitore" del Paese anche "come senatore a vita", ha aggiunto.

NAPOLITANO domani se ne va


ROMA, 13 gennaio - A Strasburgo Matteo Renzi si appresta ogi a calare il sipario sul semestre di presidenza italiana della Ue. E in contemporanea alzerà ufficialmente il sipario sulla partita del Quirinale: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha confermato infatti al premier che mercoledì ufficializzerà il suo addio, chiudendo per sempre le speranze, ormai ridotte al lumicino, di un rinvio di una settimana.
Ma Renzi, alla vigilia delle grandi manovre, è convinto di avere il campo da gioco sotto controllo, di riuscire ad approvare entro il 29 le riforme trovando in parallelo il candidato ed i numeri per il Colle. 

Tensioni interne ed esterne peseranno sulla scelta per il dopo Napolitano - Nonostante l'ottimismo mostrato dal premier e dai suoi, tutti sono consapevoli che il quadro sia interno sia estero rende la scelta del prossimo presidente della Repubblica tanto delicata quanto complicata. Gli attentati di Parigi, da un lato, ed il terremoto che rischia di abbattersi sull'eurozona in caso di vittoria di Tsipras, il 25 gennaio, invitano tutti, premier in primis, a ponderare con la massima attenzione il profilo del futuro Capo dello Stato.

Si cercano personalità politiche con "la P maiuscola" - Preoccupazioni e osservazioni che, secondo quanto si apprende da ambienti parlamentari, sarebbero state condivise tra Napolitano e Renzi. E che, tradotte nei rumors di Transatlantico, farebbero crescere le quotazioni di personalità politiche, "con la P maiuscola", come dice lo stesso premier, e riconosciute all'estero. Sarebbero state queste le riflessioni al centro del colloquio tra premier e Capo dello Stato e non, chiariscono a Palazzo Chigi, un nuovo, seppur discreto, tentativo di Renzi di trattenere Napolitano. 

Venerdì Renzi a confronto con il Pd - Proprio per la necessità di coniugare il profilo giusto con i numeri parlamentari, il presidente del Consiglio non ha intenzione di tergiversare in trattative estenuanti. Venerdì ha convocato la direzione del Pd nella quale lancerà il primo appello all'unità del partito, indicherà il metodo per cercare di eleggere al quarto scrutinio, con l'ormai famoso metodo Ciampi, il Capo dello Stato e darà i primi elementi del profilo a suo avviso ideale. 

Lo scetticismo della minoranza dem - La minoranza Pd, però, è scettica che la "chiamata" di Renzi aprirà ad una vera condivisione della candidatura. Ma il premier sa che, se a lui spetta il diritto di fare il nome, non ha, invece, la certezza di eleggerlo. "Se il segretario - spiegano esponenti bersaniani - non condivide con il Pd il nome, il numero dei dissidenti dem può arrivare a 130, un numero che Renzi non riuscirebbe a colmare neanche con Fi visto che i grandi elettori azzurri sicuri sono 110 se si escludono i 40 fittiani". 
Calcoli che ben descrivono il clima di sospetti incrociati tra i dem. E ai quali i renziani sperano di rispondere riuscendo a portare a casa la riforma costituzionale alla Camera e l'Italicum in Senato entro il 29 gennaio, un passo avanti sulle riforme ma anche la prova di forza in vista della conta al Quirinale. 

In parallelo, nelle due settimane prima dell'avvio delle votazioni, il premier sonderà la disponibilità di vari candidati. Secondo quanto raccontano fonti parlamentari, attraverso i fedelissimi Renzi avrebbe già fatto un primo giro d'orizzonte tra personalità varie, da Sergio Mattarella a Ignazio Visco. Perché, chiariscono i renziani, solo quando il leader Pd avrà un quadro chiaro offrirà un nome al vaglio di Silvio Berlusconi. E questo avverrà quanto più a ridosso dell'inizio delle votazioni per non bruciare il candidato giusto.

giovedì 18 dicembre 2014

GRILLO: Napolitano non dovrebbe dimettersi, ma costituirsi

ROMA - “Io non ho dubbi che andremo a governare se non ci faremo del male da soli, aspettiamo il cadavere che sta passando", ha detto Grillo durante la conferenza stampa di presentazione del referendum contro l'euro davanti alla stampa esera.

"Il Movimento è l'interpretazione della vita tra 20 anni, stiamo dentro una struttura dei partiti dove ci hanno messo in un angolo - ha quindi aggiunto -, si sono alleati grazie al presidente della Repubblica. Dovevamo governare noi che avevamo preso il 25%, perché non ci hanno dato l'incarico?".

"Napolitano non dovrebbe dimettersi ma costituirsi -"Napolitano non dovrebbe dimettersi, ma costituirsi - ha quindi detto Grillo -. Ora serve un presidente che non firmi qualsiasi cosa, dalla legge Fornero allo scudo fiscale". Ai giornalisti che gli chiedevano se non ci fossero alternative alle politiche del Governo Renzi, Grillo ha risposto: "non ci sono alternative al Movimento 5 Stelle".

"Al Colle anche candidato dei partiti se non è un politico" - "Parlando del prossimo presidente della Repubblica, Grillo non chiude all'ipotesi di un candidato proposto dai partiti. "Vorremmo trovare una persona al di fuori della politica e dei partiti. Lo sceglieremo attraverso la rete. Se lo sceglie un altro partito ed è " una persona "al di fuori di queste logiche, ci sta bene. Lo abbiamo già fatto alla Consulta e al Csm".

"Il Quirinale non rappresenta gli italiani ma la fetta di un partito" - Napolitano, riprende Grillo, "ha firmato qualsiasi cosa, si è raddoppiato la carriera, è andato fuori dalla Costituzione, si è chiuso con due persone e ha inventato le larghe intese, non rappresenta più gli italiani, rappresenta una fetta di partito". 

"Pd referente di Buzzi e Carminati" - Grillo ha poi parlato dell'inchiesta su Mafia Capitale. "Voglio leggervi una frase, è una intercettazione. Buzzi parlando con Carminati dice: 'il problema è che non ci stiamo più noi. Grillo è riuscito a distruggere il Pd'. Vuol dire che il referente loro a Roma e altrove è un partito che si chiama Partito Democratico"

"Villipeso dai media Ue" - Grillo se l'è poi presa con i media europei, accusandoli di aver "maltrattato" il M5S. "Sono stato vilipeso, massacrato, in Germania, in Francia, mi hanno chiamato fascista" ma "noi stiamo proteggendo la democrazia", in Europa "stanno venendo fuori delle destre che non fanno le cose che facciamo noi". 


"Monti curatore fallimentare, Renzi cartone animato" - "Il problema - ha proseguito il leader del M5S - è che il nostro debito non è nostro ma delle banche: nel 2011 800 miliardi erano delle banche francesi e tedesche che poi hanno dato mandato al curatore fallimentare che era Monti, poi Letta e poi è passato a questo cartone animato" di Renzi.

NAPOLITANO: imminente la conclusione del mio mandato. E "blinda" Renzi


ROMA - Conferma di essere sul punto di lasciare il proprio mandato e torna a 'blindare' l'esecutivo Renzi. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nei saluti natalizi al Corpo diplomatico, fa un intervento a trecentosessanta gradi e torna a sottolineare il "coraggioso sforzo" che sta compiendo il governo."La prossima fine di quest'anno 2014 - dice in apertura - e l'imminente conclusione del mio mandato presidenziale inevitabilmente ci portano a svolgere alcune considerazioni sul periodo complesso e travagliato che stanno attraversando l'Italia, l'Europa e il mondo". 
Lo sforzo del governo - Quella portata avanti dal premier Matteo Renzi - sottolinea Napolitano - è "un'opera difficile e non priva di incognite". Ma soprattutto non c'erano "alternative per chi, come noi, crede nelle potenzialità di questo Paese". "L'opera portata avanti dal presidente Renzi  e dal Governo" rappresenta "un coraggioso sforzo per eliminare alcuni nodi e correggere mali antichi che hanno frenato lo sviluppo del Paese e sbilanciato la struttura della società italiana e del suo sistema politico". 
Ambiziosi obiettivi Ue - "E' innegabile che la Commissione guidata dal presidente Juncker abbia un profilo più nettamente sovranazionale e si ponga obiettivi ambiziosi per rispondere alle sfide comuni in una chiave certamente più 'politica' di quelle che l'hanno preceduta".
Immigrazione vera emergenza - "Nel corso del semestre di presidenza italiana siamo riusciti a far comprendere che gli epocali fenomeni migratori connessi con i tragici eventi in Medio Oriente e in Africa costituiscono una vera emergenza europea e che come tale vanno affrontati".

Svolta storica Cuba-Usa - Le aperture tra Stati Uniti e Cuba si possono definire "una svolta storica", dovuta anche "alla illuminata mediazione della Santa Sede". Il capo dello Stato ha infatti ricordato "le drammatiche tensioni che in quell'area opposero le due superpotenze che si confrontavano in un mondo rigidamente diviso in blocchi".

martedì 16 dicembre 2014

NAPOLITANO: parlare di voto anticipato o scissione crea instabilità

ROMA - Non creare instabilità parlando di voto anticipato o di scissioni. E' il messaggio del Capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo le tensioni politiche degli ultimi giorni, anche all'interno del Pd. Il presidente della Repubblica, nel consueto saluto per gli auguri natalizi alle Alte Cariche dello Stato si dice inoltre preoccupato per il clima sociale e la mancanza di dialogo nel Paese e 'blinda' le riforme: un passaggio ineludibile per uscire dalla crisi e che non va fermato.
No al voto anticipato -"Non possiamo essere ancora il Paese attraversato da discussioni ipotetiche, se e quando e come si voglia e si possa puntare su elezioni anticipate" su "scissioni. E' solo un confuso agitarsi che torna ad evocare lo spettro della instabilità". "Il governo ha annunciato una non breve serie di azioni di cambiamento, un tasso di volontà riformatrice che ha riscosso riconoscimenti e aperture di credito sul piano internazionale. Si è messo in atto un processo di cambiamento. Non si attenti alla continuità del nuovo corso".
Situazione economica e sociale critica - "Gli auguri che quest'anno ci scambiamo si intrecciano strettamente con gli impegni che tutti condividiamo per il superamento degli aspetti più critici per la situazione economica e sociale". Nella società italiana "c'è un malessere diffuso" tra le famiglie e i lavoratori: "Molta sofferenza autentica, tensione, volontà di agire, impulso alla protesta e rassegnazione, non dico rabbia".
Procedere senza arresto su riforme - "In Ue ci siamo presentati con le carte in regola per il rispetto dei vincoli. A ciò deve corrispondere, in primo luogo in Parlamento, la massima serietà e saper passare sempre più da parole a fatti per procedere con coerenza e senza battute di arresto sulle riforme". Quello messo in campo sulle riforme è "un programma vasto, ma che ha dato il senso di quale cambiamento fosse divenuto indispensabile e non più eludibile".
Ue - Nel semestre di presidenza dell'Ue "il governo italiano, partendo dall'accurato lavoro preparatorio del governo precedente, ha potuto operare validamente e con maggior sicurezza per un nuovo corso delle politiche finanziarie e di bilancio dei 28, oltre i limiti divenuti soffocanti e controproducenti dell'austerità".
Bicameralismo - "Chi dissente dalle riforme istituzionali non deve farlo con spregiudicate tattiche emendative". Lo dice Giorgio Napolitano. "Tornare indietro alla ormai sancita trasformazione del Senato significherebbe solo vulnerare fatalmente la riforma. Rispettare la coerenza delle riforme in gestazione, anche quella elettorale, è un dovere di onestà politica e di serietà".
Lotta alla corruzione - E' "essenziale colpire i soggetti politici" coinvolti negli scandali di corruzione. "Bisogna colpire i bersagli giusti negli intrecci con la criminalità. Solo le generalizzazioni improvvide verso politica vanno evitate perché fuorvianti".

mercoledì 10 dicembre 2014

NAPOLITANO: colpire le pratiche corruttive, ma reagire anche all’antipolitica


ROMA - “Non deve mai apparire dubbia la volontà di prevenire e colpire infiltrazioni criminali e pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa". Il capo dello Stato Giorgio Napolitano - nel suo intervento all'Accademia dei Lincei - fa riferimento all'inchiesta Mafia Capitale e invoca l'intervento della politica. Al tempo stesso - dopo aver sottolineato le responsabilità di partiti e istituzioni - Napolitano dice: "Da almeno due anni assistiamo al dilagare dell'antipolitica, in una costante attività di delegittimazione delle istituzioni". Un concetto che poi viene delineato con queste parole: "La critica della politica e dei partiti, preziosa e feconda nel suo rigore, - argomenta il capo dello Stato - purché non priva di obiettività, senso della misura, capacità di distinguere ed esprimere giudizi differenziati, è degenerata in antipolitica, cioè in patologia eversiva".  Per questo, secondo il presidente della Repubblica, "E' ormai urgente la necessità di reagire" ad una certa anti-politica, "denunciandone le faziosità, i luoghi comuni, le distorsioni impegnandoci su scala ben più ampia non solo nelle riforme necessarie" ma anche a riavvicinare i giovani alla politica". 

Giorgio Napolitano chiede alla politica di recuperare valori morali per rilanciare il proprio ruolo nella società. "La moralità di chi fa politica poggia - scandisce il capo dello Stato - sull'adesione profonda, non superficiale, a valori e fini alla cui affermazione concorre col pensiero e con l'azione. Altrimenti l'esercizio di funzioni politiche può franare nella routine burocratica, nel carrierismo personale, nella ricerca di soluzioni spicciole per i problemi della comunità, se non nella più miserevole compravendita di favori, nella scia di veri e propri circoli di torbido affarismo e sistematica corruzione".  

lunedì 8 dicembre 2014

FABRIZIO CORONA ha chiesto la grazia “parziale” a Napolitano

Fabrizio Corona
MILANO - Fabrizio Corona ha chiesto la grazia al Capo dello Stato. A confermare la notizia è l'avvocato Ivano Chiesa, legale dell'ex re dei paparazzi detenuto nel carcere di Opera e condannato a 9 anni e 8 mesi per una serie di reati. "La domanda di clemenza al Presidente ha preso la strada per Roma", dice Chiesa. Si tratta, come previsto, di una richiesta di grazia parziale. "Voglio scontare la mia pena, non scappo", ha fatto sapere Corona.
Al Quirinale, riporta Repubblica, viene chiesto di intervenire per rimuovere dal cumulo di condanne a 9 anni i cinque "ostativi" legati all'estorsione aggravata ai danni del calciatore David Trezeguet, che ha peraltro negato di avere ricevuto minacce dall'estorsore.
E' infatti questo il reato per il quale è stato dichiarato soggetto pericoloso, alla stregua di un mafioso e con tutte le restrizioni del caso: niente sconti, niente percorso rieducativo e terapeutico, almeno 5 anni in cella.

L'obiettivo della "grazia parziale" a cui punta la difesa è proprio questo: affrancare Corona dal "reato ostativo" che gli preclude l'accesso all'affidamento terapeutico. "Non voglio scappare dalla mia pena o farla franca - ha fatto sapere Corona - Voglio scontare la condanna"

mercoledì 26 novembre 2014

COLLOQUIO Napolitano-Renzi sulle riforme

ROMA - Durante il colloquio di stamattina tra Matteo Renzi, accompagnato da Maria Elena Boschi, e Giorgio Napolitano è' stato ampiamente esposto il percorso che il governo considera possibile e condivisibile con un ampio arco di forze politiche per quello che riguarda l'iter parlamentare dei due provvedimenti fondamentali già a uno stato avanzato di esame, cioè, informa sempre l'ufficio stampa del Quirinale, legge elettorale e legge costituzionale per la riforma del bicameralismo paritario, i quali sono incardinati per la seconda lettura.
Un percorso - fanno notare le stesse fonti - che tiene conto di preoccupazioni delle diverse forze politiche, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra legislazione elettorale e riforme costituzionali. 

domenica 9 novembre 2014

Il QURINALE "non semntisce e non conferma" la tempistica delle dimissioni di NAPOLITANO



ROMA - La presidenza della Repubblica "non ha smentito né confermato nessuna libera trattazione dell'argomento delle dimissioni sulla stampa". Lo afferma in una nota il Quirinale, aggiungendo: "E' responsabilità del Capo dello Stato il bilancio di questa fase di straordinario prolungamento, e di conseguenza le decisioni che riterrà di dover prendere. E delle quali come sempreoffrirà ampia motivazione alle istituzioni, all'opinione pubblica, ai cittadini".
Non smentisce quindi né conferma Napolitano le notizie a cui "i giornali hanno dato ampio spazio" con "ipotesi e previsioni relative alle eventuali dimissioni". In realtà, specifica la nota, "i termini della questione sono noti da tempo. Il presidente della Repubblica, nel dare la sua disponibilità - come da molte parti gli si chiedeva - alla rielezione che il 20 aprile 2013 il Parlamento generosamente gli riservò a larghissima maggioranza, indicò i limiti e le condizioni - anche temporali - entro cui egli accettava il nuovo mandato.Ciò non gli ha impedito e non gli impedisce di esercitare nella loro pienezza tutte le funzioni attribuitegli dalla Costituzione, tenendo conto anche della speciale circostanza della Presidenza italiana del semestre europeo".

venerdì 31 ottobre 2014

MINISTRO DEGLI ESTERI, Napolitano boccia i nomi di Renzi


ROMA - Il successore di Federica Mogherini (dimessasi perché nominata commissario agli Esteri europeo) alla Farnesina è stallo tra governo e Quirinale. Il premier Matteo Renzi è salito al Colle per un confronto con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per cercare di colmare la distanza di vedute sulle caratteristiche del nuovo ministro. Ma Napolitano avrebbe bocciato i nomi dei papabili. Renzi avrebbe avanzato una rosa di nomi femminili: Lia Quartapelle, deputata 32enne alla prima legislatura con un'esperienza di ricercatrice all'Ispi; la vicepresidente della Camera Marina Sereni; l'ambasciatrice Elisabetta Belloni e Marta Dassù, attualmente nel Cda di Finmeccanica. Per il premier sarebbe determinante mantenere un numero uguale di uomini e donne nel suo governo, motivo per cui avrebbe scartato possibili candidati maschili, tra i quali, in pole, il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli. Anche se una delle opzioni valutate sarebbe stata quella di affiancare a Pistelli la Quartapelle come sottosegretario alla cooperazione.
Secondo il capo dello Stato, però, il criterio della parità di genere non può essere il solo faro che dovrebbe guidare nella scelta del prossimo capo della diplomazia italiana. Napolitano avrebbe dunque invitato Renzi ad aprire una riflessione cambiando metodo: prima vanno valutati i tanti dossier di politica estera, dalla Libia all'Ucraina, che aspettano al varco il prossimo ministro. E dopo, in base alle priorità internazionali, si possono valutare i curricula e le capacità migliori per scegliere il titolare della Farnesina. Che nei desiderata del presidente della Repubblica dovrebbe avere un alto profilo riconosciuto all'estero e capace anche politicamente di affrontare i tanti e delicati fronti internazionali che vedono impegnata l'Italia.

martedì 28 ottobre 2014

NAPOLITANO, tre ore e mezza di deposizione. Ha risposto a tutto le domande

ROMA - E' durata tre ore e mezza, comprensive di una breve pausa, la deposizione al Quirinale del presidente Giorgio Napolitano, nell'ambito del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. Iniziata alle 10.05, l'udienza è terminata intorno alle 13.35. A metà mattinata si è fatta una breve pausa di circa un quarto d'ora. Napolitano, che indossava un vestito blu, è apparso sereno ai legali che vi hanno preso parte e che al termine si sono fermati a parlare con i cronisti. Da parte del presidente della Repubblica "c'è stata una grande collaborazione. Napolitano ha risposto a tutto in modo molto ampio". Lo ha detto il procuratore di Palermo Leonardo Agueci. "La deposizione - ha aggiunto - ha confermato l'utilità della sua citazione".
Il presidente della Repubblica - secondo quanto reso noto da un legale - ha risposto a diverse domande delle parti, anche ad alcune domande poste dal legale di Totò Riina, Lica Cianferoni.
Il Quirinale ha fatto sapere che Napolitano "ha risposto alle domande senza opporre limiti di riservatezza connessi alle sue prerogative costituzionali né obiezioni riguardo alla stretta pertinenza ai capitoli di prova ammessi dalla Corte stessa. Il Quirinale "auspica che la Cancelleria della Corte assicuri al più presto la trascrizione della registrazione per l'acquisizione agli atti del processo, affinché sia possibile dare tempestivamente notizia agli organi di informazione e all'opinione pubblica" dell'udienza. 
"La Corte - riporta Cianferoni - non ha ammesso la domanda più importante, quella sul colloquio tra il presidente Napolitano e l'ex presidente Oscar Luigi Scalfaro quando pronunciò il famoso "non ci sto!". Il presidente - ha detto ancora il legale di Riina - ha tenuto sostanzialmente a dire che lui era uno spettatore di questa vicenda.  Il capo dello Stato - riporta infine Cianferoni - ha consultato delle carte durante la deposizione: lui ha avuto modo di avere quelle carte che il 15 ottobre sono arrivate dai pm di Firenze e che a noi parti private hanno richiesto una certa attività. Questo un teste normale non può farlo". 
In alcuni casi Napolitano si è avvalso della facoltà di non rispondere in base alle prerogative del Capo dello Stato. "La parola 'trattativa' - ha riferito un legale della difesa - non è mai stata usata". Nel corso della deposizione - ha detto Giovanni Airò Farulla, avvocato del Comune di Palermo - Napolitano ha riferito che, al'epoca, non aveva mai saputo di accordi" tra apparati dello Stato e Cosa nostra per fermare le stragi.
"Il clima è stato più che sereno - ha raccontato l'avvocato Giuseppe Di Peri, legale di Marcello Dell'Utri - ed il presidente della Repubblica disponibilissimo. Come prevedevo, tanto che avevo chiesto la revoca della testimonianza - ha aggiunto - non credo che questa testimonianza sia stata tanto utile come ritenevano i pm".
Per l'avvocato Ettore Barcellona, legale di parte civile, "nessuno ha fatto una domanda specifica sull'esistenza di una trattativa tra lo Stato e la mafia".
"Il presidente - ha spiegato l'avvocato Nicoletta Piergentili della difesa di Nicola Mancino - ha riferito di non essere stato mai minimamente turbato delle notizie su presunti attentati alla sua persona nel 1993. Questo perchéè faceva parte del suo ruolo istituzionale".

Il legale dell'ex generale Mario Mori non ha posto domande al presidente della Repubblica "per rispetto istituzionale".

venerdì 24 ottobre 2014

L’avvocato di RIINA potrà interrogare Napolitano

PALERMO - L'avvocato del boss Totò Riina potrà interrogare, il 28 ottobre, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano al processo sulla trattativa Stato-Mafia. Lo ha deciso la Corte d'Assise che ha accolto l'istanza del difensore stabilendo che potrà porre domande a Napolitano su quanto accadde fra il 1993 e il 1994, quindi su temi nuovi rispetto a quelli originariamente stabiliti dai giudici
Pur ammettendo la richiesta dell'avvocato di Riina, la Corte d'assise di Palermo, proprio per le prerogative costituzionali di cui gode il presidente della Repubblica, ha sottolineato che la deposizione "non può prescindere dalla disponibilità del capo dello Stato, di cui la corte non potrà che prendere atto".

La richiesta della nuova prova, fatta dal legale di Riina, l'avvocato Luca Cianferoni, segue il deposito di documenti riservati del Sismi, fatto dai pm, su un allarme attentati, del 1993, allo stesso Napolitano e all'allora presidente del Senato, Giovanni Spadolini. I documenti sono stati oggi dalla corte acquisiti al fascicolo del dibattimento. Per il legale l'ingresso nel processo del rapporto dei Servizi renderebbe inevitabile porre a Napolitano domande su cosa accadde tra il '93 e il '94, periodo in cui ci fu l'allarme attentati. Secondo la corte "la nuova prova non è né manifestamente superflua, né irrilevante".

sabato 18 ottobre 2014

CONSULTA , Napolitano nomina due giudici e saollecita il Parlamento a fare rapidamente la stessa cosa

ROMA - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con decreto in data odierna ha nominato ai sensi dell'art. 135 della Costituzione, giudici della Corte Costituzionale la professoressa Daria De Pretis, ordinario di diritto amministrativo nell'Università degli Studi di Trento e il professor Nicolò Zanon, ordinario di diritto costituzionale nell'Università degli Studi di Milano, in sostituzione dei giudici professor Sabino Cassese e professor Giuseppe Tesauro, i quali cessano dalle loro funzioni il prossimo 9 novembre. Il decreto è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri  Matteo Renzi. 
Il Quirinale in una nota aggiunge che della nominai il Capo dello Stato ha dato comunicazione al Presidente del Senato della Repubblica, al Presidente della Camera dei Deputati e al Presidente della Corte Costituzionale.

Il Presidente della Repubblica, provvedendo prontamente alla nomina dei due nuovi Giudici Costituzionali - aggiunge il comunicato -  ha inteso confermare la più alta considerazione per la Corte e per l'esigenza che essa possa svolgere le proprie fondamentali funzioni nella pienezza della sua composizione. Il Presidente della Repubblica auspica pertanto che le sue nomine possano essere rapidamente seguite dall'elezione dei due Giudici Costituzionali di nomina parlamentare, per la quale si sono già tenacemente impegnati i Presidenti delle due Camere.

giovedì 9 ottobre 2014

STATO-MAFIA, Riina, Bagarella e Mancino non assisteranno alla deposizione di Napolitano

ROMA - La Corte di Assise di Palermo ha rigettato la richiesta degli imputati Totò Riina, Leoluca Bagarella e Nicola Mancino di assistere alla deposizione del Capo dello Stato, nell'ambito del processo sulla trattativa Stato-Mafia, fissata al Quirinale per il 28 ottobre. Per i giudici, al Quirinale la Costituzione riconosce un'immunità che di per sé impedisce la presenza degli imputati all'audizione del presidente della Repubblica. Riina e Bagarella avrebbero assistito alla deposizione, in programma al Quirinale, collegandosi in videoconferenza dai penitenziari di Parma e Nuoro dove sono rispettivamente detenuti. Alla loro richiesta di presenziare aveva dato l'ok la Procura di Palermo.
"L'immunità della sede, ad esempio, esclude l'accesso delle forze dell'ordine con la conseguenza che non sarebbe possibile né ordinare l'accompagnamento con la scorta degli imputati detenuti né, più in generale, assicurare l'ordine dell'udienza come avviene nelle aule di giustizia preposte", spiega la Corte. 
Inoltre, a ulteriore sostegno dell'esclusione della presenza dei boss Riina e Bagarella, i giudici precisano che questi "per legge non potrebbero partecipare neppure a un processo che si svolga in un'aula ordinaria": la legge, infatti, prevede per i capimafia al 41 bis la presenza in videoconferenza. "Previsione - dice la Corte - che rende impossibile la loro presenza al Quirinale". 

"In assenza di norme specifiche non si potrebbe fare inoltre ricorso alla partecipazione a distanza, poiché questa è prevista solo per le attività svolte nelle aule di udienza", concludono.

martedì 7 ottobre 2014

Consulta, fumata nera n.17 e Napolitano s’indigna


ROMA - "Rattrista e preoccupa che il Parlamento si autoprivi di una facoltà attribuitagli dalla Costituzione". Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo la diciassettesima fumata nera delle Camere per l'elezione di due giudici della Consulta. "La frammentazione e la conflittualità che segnano gli schieramenti parlamentari - ha sottolineato - hanno ancor una volta impedito il raggiungimento delle necessarie convergenze". E' per me motivo di amara riflessione il fatto che a poco sono valse le mie ripetute, obbiettive e disinteressate sollecitazioni perché da nessuna parte si venisse meno a questa prova essenziale di senso delle istituzioni", sottolinea il presidente della Repubblica.
"Altri due membri della Corte, di nomina presidenziale, stanno per concludere il mandato, ma i loro successori saranno con la massima tempestivita' nominati", conclude Giorgio Napolitano attraverso un comunicato.

Ancora un nulla di fatto quindi per l'elezione dei due giudici costituzionali cui le Camere, ricorda il Colle, "avrebbero dovuto provvedere fin dal 12 giugno scorso". Nessun candidato ha raggiunto il quorum richiesto dei 3/5 dei componenti dell'Assemblea, pari a 570 voti. Servirà quindi una nuova votazione, la diciottesima. Luciano Violante ha incassato 506 voti, Ignazio Caramazza ne ha ricevuti 422. Settantanove i consensi arrivati a Donato Bruno; altri 18 voti sono andati a Lorenza Carlassare.

mercoledì 14 maggio 2014

Napolitano: non so nulla di pressioni per far dimettere Berlusconi


ROMA - "Null'altro di pressioni e coartazioni subite dal presidente del Consiglio nei momenti e nei luoghi di recente evocati fu mai portato a conoscenza del Capo dello Stato". Con questa nota, il Quirinale nega che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fosse a conoscenza di eventuali pressioni esercitate da "funzionari dell'Unione Europea sul governo Usa", affinché Silvio Berlusconi lasciasse il proprio incarico da premier nel 2011. Il caso si è scatenato dopo la pubblicazione dell'ultimo libro dell'ex segretario di Stato al Tesoro Usa Timothy Geithner. L'ex esponente del governo Obama racconta che "le pressioni furono comunque rigettate" dal gabinetto americano. Silvio Berlusconi ieri aveva chiesto di fare chiarezza sulla vicenda, invocando non troppo tra le righe un intervento del Colle. l fondatore di Forza Italia aveva definito "gravissimo il silenzio della alte cariche" al riguardo. Altri esponenti di Forza Italia hanno chiesto l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del 2011. Un'ipotesi presa in considerazione dal ministro degli Interni Angelino Alfano. Il ministro degli Esteri Federica Mogherini - in visita a Washington - ha detto di non voler ritornare sulla vicenda, perché "l'Italia ha voltato pagina".

sabato 3 maggio 2014

Applausi agli agenti condannati, il Sap chiede scusa a Napolitano

ROMA - Troppe polemiche, troppo clamore. Per questo motivo il Sap chiede scusa per quell'applauso agli agenti condannati per aver ucciso Federico Aldrovandi, il segretario del sindacato autonomo di polizia Gianni Tonelli invia una lettera "di ammenda pubblica" a Giorgio Napolitano. Un modo per cercare di abbassare i toni dello scontro, ma soprattutto per tentare di allontanare da sé e dagli iscritti l'accusa di aver "disonorato la divisa". Di fronte a un isolamento evidente, riporta il Corriere della Sera, i vertici del Sap hanno così deciso di rivolgersi direttamente al capo dello Stato per chiedere una riabilitazione" perché, scrive Tonelli, "la sua autorevole e perentoria censura rappresenta per la mia persona un marchio di infamia e un fardello di vergogna e sofferenza dai quali non riuscirò mai ad affrancarmi".
Nel plico spedito al presidente Giorgio Napolitano, che aveva scritto una lettera alla mamma del ragazzo definendo indegna la vicenda, Tonelli inserisce anche "la registrazione di tutto l’evento per dimostrare che l’applauso dura appena 38 secondi", ma soprattutto che "non è in alcun modo riconducibile alla tragica morte del giovane e al dolore della famiglia verso la quale nutriamo sinceri sentimenti di deferente rispetto".