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sabato 23 marzo 2013

Berlusconi in piazza del Popolo: Bersani è accecato dall’odio contro di noi. Siamo pronti per la campagna elettorale




ROMA - "Grazie per essere qui in tanti siete uno spettacolo straordinario - ha detto Berlusconi dal palco dove si e' presentato da solo e senza occhiali Da oggi la chiameremo piazza del Popolo della Libertà". Così ha esordito in piazza del Popolo a Roma dove c’è stata la affollatissima manifestazione indetta dal Pdl "Tutti con Silvio per un'Italia nuova": "Ci avevano dati per agonizzanti e invece eccoci qui - ha quindi detto il leader del Pdl-. Siamo pronti a una nuova campagna elettorale, per vincere davvero e alla grande".
''Siamo maggioranza del Paese'', ha affermato. ''A Pierluigi Bersani è stato dato un incarico precario''. ''Monti è sempre stato supino alla Germania ora anche all'India'', ha aggiunto Berlusconi, e facendo riferimento alla vicenda ha aggiunto che un Paese ''non dovrebbe mai lasciare soli i propri uomini''. Un ''abbraccio'' ai due marò Latorre e Girone è stato quindi indirizzato, dal palco di piazza del popolo. La folla ha applaudito calorosamente.
''Se Bersani proseguirà nel tentativo assurdo di un governo minoranza sappia che la nostra opposizione sarà durissima nel Parlamento e nelle piazze. Se invece non ci riusciranno, allora l'essenziale è che non facciano perdere tempo al paese si torni subito al voto''. ''Bersani rifiuta il patto con noi perché è accecato dall'odio contro di noi. Hanno invidia per il ceto medio e non gli importa che ci siano tre milioni di disoccupati e stiano nella miseria''. ''Ribadisco la mia fiducia nell'equilibrio di Napolitano'', ha sottolineato Berlusconi.
 ''E' passato più di un mese, dite a Bersani che non ha vinto le elezioni'', ha proseguito il leader del Pdl. ''Ma l'avete visto Bersani? Prima del voto era convinto di avere già vinto'' ed ora ''ha la faccia di uno che ha cercato di smacchiare un giaguaro e il giaguaro lo ha ridotto molto male''. Poi ha lanciato una frecciata a Gianfranco Fini: "Mando un saluto a lui e a tutto il suo club di gentiluomini. Sono convinto che a Montecarlo non se la passi così male''. Stessa musica per Di Pietro e Ingroia: ''Mando un saluto a Di Pietro, spero che le sue braccia che sono tornate all'agricoltura non facciano troppi danni''. Un saluto anche ad Antonio Ingroia: ''Lo hanno mandato in Valle d'Aosta, l'unico posto dove non si è candidato, ora farà le intercettazioni agli stambecchi del Gran Paradiso''.
''La sinistra ha messo le mani sulle presidenze e adesso vuole farlo per la presidenza della Repubblica: sarebbe un golpe un atto ostile contro meta' e oltre del paese. Bersani vuole sequestrare il 100% delle cariche istituzionali, questo e' inaccettabile'', ha poi affermato Silvio Berlusconi. ''Il Capo dello Stato deve essere un moderato del centrodestra, dieci milioni di italiani non possono essere esclusi dalle più alte cariche''. ''Bersani - ha aggiunto - non può deciderlo con Vendola e Monti; e magari invitando Romano Prodi''. ''Bersani non ha mai pronunciato la parola sviluppo, il suo unico problema è togliere di mezzo il signor Berlusconi. Scherzano con il fuoco e non capiscono che persino per un grande Paese come il nostro possono esserci scenari drammatici come Cipro''.
''Questi signori hanno fatto sparire i problemi reali e hanno messo sul tavolo il conflitto d'interesse, la legge sulla corruzione e il falso in bilancio e persino la questione lunare della mia presunta ineleggibilità. Vogliono mettere fuori gioco il leader di 10 milioni di italiani. Una cosa da irresponsabili, e fuori dalla realtà''. ''Presenteremo nei prossimi giorni i primi 4 ddl per abolire e restituire l'Imu e per modificare i poteri del 'mostro' Equitalia. Gli altri chiacchierano, noi lavoriamo per il cambiamento'', ha detto ancora.
''Avete visto ieri Grillo? E' andato da Napolitano travestito da dittatore dello Stato libero di Bananas…''. "Altro che scouting" - ''Bersani lo insegue e tenta con i voti dei grillini di mettere insieme i numeri che non ha. Si tratta di compravendita di parlamentari, non si chiama scouting. E' un ribaltone democratico? No, si chiama scouting. Bersani è diventato british e parla di scouting con un accento perfetto, Sono degli ipocriti e sepolcri imbiancati. Sono sempre gli stessi, è la doppia morale comunista'', aggiunge.

sabato 3 novembre 2012

Di Pietro a Crozza: “Anche tu credi alle bugie nei miei confronti…”

Crozza nella trasmissione di ieri sera

ROMA - “Se persino una persona come te, che a quelle logiche faziose non ha mai obbedito,contribuisce a divulgare, in perfetta buona fede, le bugie che sono state dette in questi giorni, è segno che la campagna di disinformazione e calunnia ha raggiunto davvero livelli molto allarmanti''. Antonio Di Pietro si rivolge, sul suo blog, a Maurizio Crozza per criticare il ''killeraggio mediatico'' che si è scatenato contro di lui.
''Sul mio conto, anzi sui miei conti, a te, come a milioni di altri italiani, sono state raccontate grandissime e sfacciate bugie. Ma, come ben sappiamo, una bugia ripetuta mille volte, amplificata da giornali e televisioni compiacenti, diventa una verita'''.
Al comico, che lo aveva messo messo al centro di alcune sue gag, il leader Idv ricorda che ''in Italia, come sai, non solo i politici rispondono agli interessi di fazione ma anche giornalisti, conduttori e persino uomini e donne di spettacolo si prestano spesso a operazioni di killeraggio per conto del padrino politico di turno''.
Quella delle bugie ripetute, prosegue Di Pietro, ''è la legge su cui si basano tutte le campagne di calunnia e killeraggio politico e nessuno ci andava a nozze quanto Berlusconi. Pare - osserva - che abbia fatto scuola. A guidarli c'e' anche la paura di una possibile alleanza del fronte dei non allineati a Monti e al governo della finanza e dei finanzieri''.
Ma come si vede, Di Pietro non smentisce nello specifico i fatti raccontati da Report: d’altro canto non li aveva smentiti neanche parlando con la giornalista della trasmissione di Milena Gabanelli.

venerdì 2 novembre 2012

Il capogruppo Idv Donadi: Di Pietro come Berlusconi. Si va verso la scissione


ROMA - Antonio Di Pietro "é come Berlusconi, io con lui ho rotto definitivamente". Lo afferma all'Unità il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi, che, nell'intervista al quotidiano del Pd e in una intervista a Repubblica, annuncia la sua rottura col leader dell'Idv, Antonio Di Pietro. "E' lui - spiega Donadi all'Unità - che lascia il partito: siamo stati due giorni a discutere del futuro dell'Idv e intanto Di Pietro si stava muovendo in direzione contraria. Con noi parlava di rilancio del partito, poi va al Fatto quotidiano e dichiara sciolto il partito". "Non sono io che ho problemi - prosegue parlando con Repubblica - , è lui che deve chiarirsi le idee, è diventato dottor Jekill e mister Hyde, e ora mister Hyde ha fatto fuori il dottor Jekill. Io resto". Donadi intravede una scissione: "Bisogna vedere - afferma - chi resta e chi va -, ma è difficile andare avanti insieme". spiega poi di sentirsi "tradito": "ha detto che Idv è morta dopo la puntata di report però quegli schizzi di fango riguardano lui", "non può dire: io sono pulito come un bebé e guardo a Grillo". "In Sicilia - osserva poi - abbiamo sbagliato tutto correndo fuori dall'alleanza con il Pd". "Mi pare evidente - aggiunge - che Grillo e di Pietro hanno costruito insieme un percorso di cui il necrologio del partito era un passaggio". "In queste ore - annuncia Donadi all'Unità - sto organizzando un'autoconvocazione dell'esecutivo nazionale che prenda atto che Di Pietro ha scelto un'altra strada e prosegua con chi ci sta. Vorremmo portare a Roma migliaia di militanti". E' in vista un congresso? "Questa è la sfida - replica -. Io sono qui a battermi per difendere l'Idv, e lo farò finché sarà possibile".
Rincara la dose il senatore dell'IdV Pancho Pardi, secondo cui "è inaccettabile che si cambi la linea del partito con un'intervista" facendo riferimento al colloqui con il quotidiano in cui il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha sostanzialmente sconfessato le decisioni dell'Ufficio di presidenza del partito.

giovedì 30 agosto 2012

“Panorama”: telefonate Napolitano-Mancino contro la Procura di Palermo, Di Pietro e Berlusconi


MILANO - Basta un'anticipazione per far scattare l'ennesima polemica. "Panorama" ricostruisce le telefonata tra Napolitano e Mancino sotto inchiesta a Palermo e scoppia il putiferio. Nel mirino il pm di Palermo, Di Pietro e Berlusconi. "Sarebbe un grave illecito se si trattasse del testo delle intercettazioni" dice il pm aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia. Di Pietro parla di ricatto a Napolitano che "farebbe meglio a dare l'autorizzazione perché queste carte possano essere lette"
La ricostruzione di Panorama
Ecco il passaggio saliente del pezzo firmato da Giovanni Fasanella sul settimanale:
"In particolare, tra le persone oggetto delle discussioni fra il capo dello Stato e un amico di vecchia data come Mancino ci sarebbero stati Berlusconi, Antonio Di Pietro e parte della magistratura inquirente di Palermo. Napolitano, in particolare, avrebbe espresso forti riserve sull'operato della Procura e sull'apparato mediatico che fiancheggia acriticamente le toghe siciliane. Anche su Di Pietro le confidenze telefoniche a Mancino non avrebbero risparmiato critiche. E' noto che l'ex pm e attuale leader dell'Italia dei Valori non goda di buona stampa nell'entourage del Quirinale per quel populismo giudiziario che da 15 anni condiziona gran parte del centro-sinistra, impedendo la crescita di una cultura garantista e riformista. E parole molto poco benevole con il ricorso a metafore assai lontante dal linguaggio ovattato proprio delle alte cariche istituzionali infine sarebbero state riservate anche a Berlusconi, al quale verrebbe addebitata la responsabilità di aver appannato l'immagine internazionale dell'Italia al punto da fare tirare un sospiro di sollievo dalle parti del Colle per la sua uscita di scena da Palazzo Chigi" 

Si legge ancora nel sommario del lungo articolo dedicato alla vicenda: "nel tentativo di delegittimare il presidente della Repubblica, alcuni giornali fingono di avanzare 'ipotesi di scuola' che tanto somigliano alla verità Ma finiscono per dare concretezza a un tentativo di ricatto".

Quelle telefonate sono diventate caso politico e oggetto di un ricorso che lo stesso Napolitano ha promosso di fronte alla Consulta contro i pm di Palermo che indagano sulla presunta trattativa Stato-mafia. 

mercoledì 1 agosto 2012

Pd e Sel verso un “polo della speranza”, senza fondersi. Di Pietro, addio


ROMA -  "Sel è disponibile ad essere un soggetto fondatore al pari del Pd di un polo della speranza per costruire l'alternativa a 30 anni di iberismo che hanno portato l'Italia in grande crisi". Nichi Vendola, al termine dell'incontro di circa un'ora e mezza con il segretario del pd Pier Luigi Bersani, si dice pronto alla coalizione di centrosinistra, smentendo però come "fantapolitica" l'ipotesi di una lista unica Pd-Sel.
"Con Bersani abbiamo discusso a lungo dei contenuti della carta di intenti - spiega Vendola - e tra qualche ora ci sarà un documento di Sel che vuole interloquire nel merito dei temi. A Bersani ho sottolineato la necessità di una rottura molto più limpida con politiche di liberismo che hanno segnato 30 anni e portato l'Italia in una condizione di grande crisi". Per il leader di Sel "é necessario costruire un polo della speranza, una coalizione del futuro per offrire una prospettiva alle giovani generazioni a partire da un piano straordinario del lavoro". Il governatore pugliese sostiene la necessità "di una coalizione larga e plurale per essere un credibile punto di svolta".  "A me spiace molto ma le sue continue polemiche e il suo propagandismo esagerato rischiano di portarlo alla deriva". Nichi Vendola critica così il leader Idv Antonio Di Pietro nella prospettiva di un'alleanza di centrosinistra. "Di Pietro, sostiene Vendola "non sta dimostrando molto interesse verso una prospettiva che avevamo immaginato insieme. La sua attività prevalente è da polemista più che da costruttore dell'alternativa".

mercoledì 18 luglio 2012

Intercettazioni: Di Pietro attacca Napolitano. Alta tensione con il Pd. E i pm di Palermo convocano Berlusconi


ROMA - Alta tensione tra Pd e Idv dopo l'attacco di Di Pietro al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sulla vicenda delle intercettazioni. "Si rende conto - ha detto il leader dell'Idv rivolto al Capo dello Stato - che una scelta così drastica sul conflitto di attribuzione non nobilita le istituzioni, ma le mortifica?". Dura la replica di Bersani: "L'attacco al Colle è indecente, Napolitano non ha ragione per difendersi personalmente".
"Tutti dobbiamo ubbidire alla Costituzione che è la più bella del mondo - ha aggiunto il segretario del Pd -. Nessuno impedisca alla magistratura di lavorare anche con le intercettazioni e alla stampa libera di pubblicarle". "Il presidente Napolitano sta ponendo un quesito alla Corte Costituzionale su un tema delicatissimo, che riguarda il rapporto tra poteri dello Stato e istituzioni - ha proseguito -. Tutti siamo interessati affinché la nostra Costituzione sia applicata e quando c'è un dubbio è giusto che la Corte si esprima: questo è il senso dell'iniziativa del presidente e credo suia assolutamente da condividere".
Di Pietro affida a un videomessaggio la sua contrarietà all'iniziativa presa dal Colle in relazione alle intercettazioni. "Mi sento mortificato per la sua scelta molto chiusa nell'interpretare la Costituzione. Noi IdV invitiamo i giudici di Palermo a: 'Resistere, resistere, resistere”.
La Procura di Palermo ha, intanto,  convocato Silvio Berlusconi nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Il leader del Pdl doveva presentarsi lunedì 16 luglio, ma si è negato perché impegnato in una riunione con un gruppo di economisti. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, i pm intendono interrogare Berlusconi come persona informata dei fatti in relazione ad alcuni prestiti infruttiferi fatti a Marcello Dell'Utri.
I fatti si riferiscono a inizio anni 90 quando Dell'Utri, secondo la tesi dei pm sarebbe stato il portavoce delle minacce mafiose nei confronti di Berlusconi in quel momento per la prima volta alla guida del governo.
Berlusconi, secondo quanto emerso, non si sarebbe presentato a Palermo invocando come legittimo impedimento una riunione, svoltasi a villa Gernetto, con alcuni economisti e politici su euro e crisi e di Europa.

giovedì 12 luglio 2012

"Malore di Di Pietro". Lui telefona: "Non è vero, eccomi qui"


Antonio Di Pietro

ROMA  - "Sono il fantasma di Antonio di Pietro... ma benedetto Iddio, sto toccando ferro, io sto bene alla faccia di tutti quelli che mi vogliono male". Cosi' Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, commenta a Sky Tg24, la notizia di un suo presunto malore diffusa nelle ultime ore. "Ieri - ha aggiunto Di Pietro - sono stato in aula ho votato come tutti gli altri, sono intervenuto nei telegiornali. Grazie a Dio, speriamo che la buona sorte mi accompagni sempre. Non so come si e' creata questa cosa. Ma tanto, tante volte si sono diffuse notizie su persone che si sono trovate sposate o separate. E va bene cosi'. E' brutto quando stai male davvero. Invece - ha concluso - quando stai bene, si dice che che porta bene". Riferendosi poi all'annuncio di una probabile ricandidatura di Silvio Berlusconi, Di Pietro ha commentato: "il problema non e' tanto lui. Io mi auguro che i cittadini non lo votino più e che capiscano una volta per tutte che lui, una volta' lì, si fa solo gli affari suoi".

mercoledì 27 giugno 2012

Fornero: il lavoro non è un diritto. La Lega: ma ha giurato sulla Costituzione o suTopolino?


ROMA -  Infuria la polemica per una affermazione del ministro Fornero al Wall Sreet Journal. "Il lavoro non e' un diritto - ha dichiarato - va guadagnato, anche con il sacrificio". Successivamente il ministro ha precisato: il diritto al lavoro non puo' essere messo in discussione perche' e' riconosciuto dalla Costituzione. Di Pietro critica: "A quanto pare la badessa Fornero ha riscritto la Costituzione". Gianvittore Vaccari della Lega aggiunge: "Fornero ha giurato sulla Costituzione o su Topolino?". La Camera intanto approva le quattro fiducie richieste dal governo sul ddl lavoro e consegna a Mario Monti la riforma alla vigilia del Consiglio Ue, come richiesto dallo stesso premier nei giorni scorsi.

mercoledì 25 gennaio 2012

Di Pietro, malore alla Camera: è in ospedale

ROMA - Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, e' stato colto da malore alla Camera ed è stato subito trasportato al Policlinico Gemelli di Roma per ulteriori accertamenti. Il disturbo avvertito dall'ex magistrato era dovuto a un problema gastrico, come ha fatto sapere una fonte dell'Italia dei valori. Le condizioni del leader dell'Idv comunque non destano preoccupazioni.

giovedì 12 gennaio 2012

La Consulta boccia i referendum, Di Pietro boccia il Qiiurinale che risponde "un'insinuazione volgare e del tutto gratuita"

ROMA - La Consulta ha bocciato con due 'no' entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore del referendum sulla legge elettorale, sia, dunque, quello che chiedeva l'abrogazione totale della Calderoli sia quello che ne chiedeva l'abrogazione per parti. 
E' scontro tra Di Pietro e il Quirinale dopo la bocciatura della Consulta dei referendum sulla legge elettorale. Di Pietro ha detto che la decisione della Corte è "un favore al Colle" e il Quirinale ha commentato: "E' un'insinuazione volgare e del tutto gratuita che denota solo scorrettezza istituzionale". E' stato duro il commento del leader dell'Idv al "no" al referendum. Segna una "deriva antidemocratica" di fronte alla quale "è tempo di scendere nelle piazze per una protesta attiva della società civile che non può assistere a un regime". Di Pietro ha detto che la decisione della Consulta non ha nulla di giuridico o costituzionale, ma solo di "politico e di piacere al capo dello Stato e alle forze politiche di una maggioranza trasversale e inciucista".
Della doppia bocciatura ai referendum non è stato "contento" il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. "Il Pd - ha detto - rispetta la decisione della Corte costituzionale sui referendum elettorali, ma non è "contento" della sentenza. Bersani ha aggiunto che ora sarà necessario comunque cambiare la legge in Parlamento: "Siamo pronti al confronto con tutti, a partire dalla nostra proposta". Non si è detto stupito dalla bocciatura, invece, il promotore del referendum contro il "Porcellum", Arturo Parisi. Il "no", ha detto, è arrivato "come da pronostico riportato dai giornali", adesso la parola tocca ai partiti e "non vorrei essere nei loro panni". "Avevamo annunciato un'accoglienza rispettosa della sentenza, rispettiamo la decisione. Leggeremo le motivazioni", ha concluso Parisi, annunciando però che, in ogni caso, "noi continueremo la nostra battaglia per interpretare la volontà di coloro che hanno firmato per il referendum".

sabato 26 novembre 2011

Casini: i sottosegretari? Saranno tutti tecnici

MILANO - "Il Presidente del Consiglio ha un governo di natura tecnica e sa benissimo che fara' dei sottosegretari tecnici", ha affermato il leader dell'Udc Casini, a margine del congresso cittadino del partito all'hotel Michelangelo di Milano. 
 "Avendo l'Italia dei Valori deciso di non partecipare a nessuna spartizione o lottizzazione e non considerando questo governo un governo politico, non facciamo parte di quella che sempre piu' si evidenzia come una maggioranza politica fra Pd, Pdl e Udc". Cosi' il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, in un'intervista pubblicata oggi sul quotidiano 'La Stampa'.
  I diretti interessati hanno smentito un incontro: Bersani ha parlato di 'contatti dei leader'. E' stato contattato pure lei? "No, non sono stato contattato e bene ha fatto il presidente a non contattarmi. Se lo avesse fatto gli avrei risposto: 'Presidente, quel che ha da dirmi lo venga a dire in aula o in Commissione parlamentare'".
  Dica la verita' non si sente escluso? Tutti convocati e lei no... "Non mi sento escluso da quella maggioranza. Anzi - dice Di Pietro - se si sono presi un caffe' insieme hanno fatto bene: io non sarei andato, perche' non ha proprio senso una maggioranza politica Idv-Pdl"

giovedì 10 novembre 2011

Monti: "Abbiamo un enorme lavoro da fare"

BERLINO  - "Non nego che abbiamo un enorme lavoro da fare": e in questo senso, le richieste fatte dall'Europa e dalla comunita' internazionale sono cio' che "dovrebbe essere chiesto ad ogni Paese ai fini di una maggior crescita". Lo dice l'ex commissario Europeo Mario Monti, (ricevuto alle 18 di oggi da Napolitano) intervenuto ieri ad un convegno a Berlino, secondo quanto riporta il Financial Times.


In merito all'Europa e riconoscendo l'importanza del partenariato franco-tedesco in Europa, Monti ha aggiunto che un piu' stretto coinvolgimento dell'Italia sarebbe nel comune interesse, "se l'Italia in anni recenti non si fosse esclusa da sola". Il senatore a vita, in particolare, ha poi pronunciato una vibrata difesa della moneta unica, poiche' "l'Italia ne sta ancora traendo vantaggio, in quanto i benefici derivanti dal fatto di appartenervi non sono solo in termini di mesi o di anni, ma piuttosto un lascito di lunga durata".


"Se l'Italia non avesse fatto parte dell'euro", ha proseguito Monti, "il risultato degli ultimi 12 anni sarebbe stato piu' inflazione, politiche meno disciplinate e minor rispetto per le future generazioni, saremmo diventati irrilevanti". L'economista ha ricordato che l'Italia fa parte del "nucleo dell'Europa", poiche' "politicamente e storicamente non puo' ignorare la sua responsabilita' come Paese membro (dell'Ue, ndr)". Monti ha anche sottolineato che lo sviluppo del progetto europeo "dipende dalla Germania. Vorrei vedere una Germania ancora migliore di quella attuale, nel senso di essere più 
rigorosa, piu' costante nel tempo, meno rivolta verso il breve termine e più paziente".


"Mario Monti non può lasciare l'Italia questo fine settimana su richiesta del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano". A rivelare la notizia che avvalora l'ipotesi di un imminente incarico di governo al neo senatore a vita è Paul Revay, direttore della Commissione Trilaterale europea che proprio nei prossimi giorni avrebbe dovuto ospitare una conferenza al quale era stato invitato come relatore proprio Monti.


Il Pdl incerto: Monti o voto?

Prima le consultazioni, poi un nuovo ufficio di presidenza. Il Pdl prende tempo e decide questo percorso per comporre le diversita' di opinione, sulla gestione della crisi di governo, che nemmeno lo stesso Angelino Alfano nega difendendone pero' il significato di "confronto democratico in un grande partito".
  E' il segretario Pdl, significativamente, ad avere la delega a spiegare ai giornalisti il senso del lungo vertice che ha riunito una gran parte dei componenti del Consiglio dei ministri con i vertici del partito a palazzo Grazioli. "Noi abbiamo messo al centro l'interesse dell'Italia, come ha fatto il presidente Berlusconi con il suo gesto, dimettendosi annunciando di voler approvare una parte dei contenuti richiesti dall'Europa. Il che significa fare il bene dell'Italia", dice allora Alfano.
  La scorsa settimana, ricorda, "abbiamo svolto un comitato di presidenza e li' abbiamo affermato che dopo questo governo ci sarebbero state le elezioni. Siamo fermi a quella posizione, ma - e questa e' la prima correzione di rotta - non intendiamo sovrapporci a cio' che il Presidente della Repubblica intendera' fare da quando avviera' le consultazioni. E dunque - annuncia Alfano - riuniremo ancora una volta il nostro massimo organo decisionale, appunto l'ufficio di presidenza, per valutare le scelte definitive, quando le consultazioni del Presidente della Repubblica saranno finite". 
A chi gli chiede se il Pdl si stia spaccando, Alfano risponde cosi': "Il Pdl non e' affatto spaccato. Al nostro interno ci sono opinioni che non sono uguali, ci sono opinioni diverse, e vedremo di portarle a sintesi. Quando la sintesi sara' trovata, tutti convergeranno sulla decisione che avremo preso, come in tutti gli organismi democratici. Se avessimo una precisione dall'alto - osserva - affermando l'una o l'altra tesi, ci sarebbe stato rimproverato che il Pdl non e' un partito democratico. Viceversa, si dice che il Pdl e' spaccato. Noi non siamo spaccati, stiamo solo discutendo e siamo fermi alla decisione che e' stata presa la scorsa settimana"


Di Pietro e Vendola per il no. Ma i militanti (quelli on line) non sono d'accordo
Antonio Di Pietro si proclama contro il governo Monti ma i militanti dell'Idv non sono d'accordo e online hanno scatenato la loro protesta. Antonio Di Pietro lo ha dichiarato ufficialmente, ma per i fan del leader dell'Idv non è il momento di fare polemica.

"Sarei un dipietrista - scrivono alcuni utenti - ma mi sa che cambio opinione". E ancora: "Caro Di Pietro, per quanto possa stimarla e supportarla, ritengo che non possa pretendere di salvare l'italia con il suo 8% di voti (previsti dagli ultimi sondaggi). L'Italia va salvata oggi, adesso, ora", aggiunge l'utente Tom pitt. Continuano le critiche e online, il fan Alberto Bonardi domanda: "Caro Di Pietro, precisando che sono un ammiratore tuo e dell'Idv, non ti sembra troppo radicale la tua richiesta di elezioni in questo momento?". Poi, c'è anche chi ha alzato i toni: "Vergognati. Demagogia pura, mentre ogni ora il Paese va a rotoli e gli operai perdono il lavoro. Che schifo", è il commento di Elisabetta Biliotti. In pochi, online, si dimostrano a favore delle dichiarazioni di Di Pietro contro il governo tecnico. "Ho letto tante critiche alla posizione di Di Pietro- scrive Sante Marefini - in merito all' eventuale governo Monti. Inizialmente pensavo anch' io che Adp dovesse appoggiarlo ma ora non ne sono tanto sicuro. Monti, non mi piace".

E' contrario ad un eventuale governo Monti anche Nichi Vendola leader di Sinistra ecologia e libertà che ha pubblicato un messaggio sulla sua pagina Facebook chiedendo elezioni subito. Anche in questo caso, i militanti di Sel, hanno scelto di non seguire la linea del governatore della Puglia.

mercoledì 21 settembre 2011

Berlusconi in serata incontra Napolitano

ROMA - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi salirà in serata al Quirinale per un vertice con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. L'incontro è l'ultimo di una serie di riunioni politiche iniziate già in mattinata tenutesi in vista del voto decisivo di domani sull'arresto di Marco Milanese. Il deputato del Pdl ed ex braccio destro di Giulio Tremonti si è nel frattempo autosospeso dal partito per evitare che il voto di domani "possa in alcuno modo nuocere" al Pdl. Prima di Napolitano Berlusconi ha visto il leader della Lega Umberto Bossi e subito dopo il premier ha ricevuto, sempre a Palazzo Grazioli, il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. Anche lo stato maggiore leghista si è riunito alla Camera, in assenza però di Bossi e del ministro dell'Interno Maroni. "Prima che ci scappi il morto, mandiamo a casa questo governo" ha, dal canto suo, scritto sul suo blog il leader dell'Idv Antonio di Pietro. Scatenando polemiche.
Il voto su Milanese è ritenuto da molti un banco di prova determinante per la tenuta della maggioranza e dell'asse con la Lega, dove alcuni deputati sarebbero pronti a votare a favore dell'arresto. Gli onorevoli domani si esprimeranno attraverso voto segreto.