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giovedì 30 agosto 2012

“Panorama”: telefonate Napolitano-Mancino contro la Procura di Palermo, Di Pietro e Berlusconi


MILANO - Basta un'anticipazione per far scattare l'ennesima polemica. "Panorama" ricostruisce le telefonata tra Napolitano e Mancino sotto inchiesta a Palermo e scoppia il putiferio. Nel mirino il pm di Palermo, Di Pietro e Berlusconi. "Sarebbe un grave illecito se si trattasse del testo delle intercettazioni" dice il pm aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia. Di Pietro parla di ricatto a Napolitano che "farebbe meglio a dare l'autorizzazione perché queste carte possano essere lette"
La ricostruzione di Panorama
Ecco il passaggio saliente del pezzo firmato da Giovanni Fasanella sul settimanale:
"In particolare, tra le persone oggetto delle discussioni fra il capo dello Stato e un amico di vecchia data come Mancino ci sarebbero stati Berlusconi, Antonio Di Pietro e parte della magistratura inquirente di Palermo. Napolitano, in particolare, avrebbe espresso forti riserve sull'operato della Procura e sull'apparato mediatico che fiancheggia acriticamente le toghe siciliane. Anche su Di Pietro le confidenze telefoniche a Mancino non avrebbero risparmiato critiche. E' noto che l'ex pm e attuale leader dell'Italia dei Valori non goda di buona stampa nell'entourage del Quirinale per quel populismo giudiziario che da 15 anni condiziona gran parte del centro-sinistra, impedendo la crescita di una cultura garantista e riformista. E parole molto poco benevole con il ricorso a metafore assai lontante dal linguaggio ovattato proprio delle alte cariche istituzionali infine sarebbero state riservate anche a Berlusconi, al quale verrebbe addebitata la responsabilità di aver appannato l'immagine internazionale dell'Italia al punto da fare tirare un sospiro di sollievo dalle parti del Colle per la sua uscita di scena da Palazzo Chigi" 

Si legge ancora nel sommario del lungo articolo dedicato alla vicenda: "nel tentativo di delegittimare il presidente della Repubblica, alcuni giornali fingono di avanzare 'ipotesi di scuola' che tanto somigliano alla verità Ma finiscono per dare concretezza a un tentativo di ricatto".

Quelle telefonate sono diventate caso politico e oggetto di un ricorso che lo stesso Napolitano ha promosso di fronte alla Consulta contro i pm di Palermo che indagano sulla presunta trattativa Stato-mafia. 

sabato 18 agosto 2012

E il pm Ingroia esterna (ancora): Non condivido le dichiarazioni di Monti sulla procura di Palermo


La morte di D’Ambrosio) Nessun senso di colpa, solo dispiacere umano
Il pm di Palermo Ingroia
PALERMO "Ho apprezzato le dichiarazioni del premier Monti quando, in occasione della commemorazione di Capaci, ha sostenuto che l'unica ragion di Stato è quella dell'accertamento della verità". Lo ha affermato il pm Antonio Ingroia, così esternando: "Non condivido invece le ultime rilasciate sull'operato della procura di Palermo, (le intercettazioni delle telefonate del presidente della Repubblica ndr) ma ovviamente ognuno ha il diritto di sostenere le proprie opinioni". 
"Più in generale - sottolinea il procuratore aggiunto - non posso non osservare che questi anni sono stati teatro di reciproche accuse e invasioni di campo. Io credo però che da parte nostra, della magistratura, non ci siano mai stati sconfinamenti; semmai ci sono stati da parte della politica. Detto questo: mi auguro che al più presto possibile si stabilisca un clima di maggiore collaborazione istituzionale".
"Senso di colpa? No. Dispiacere umano nei confronti di un collega che conoscevo da anni, che ho sempre apprezzato, che ho incontrato nei corridoi del ministero della Giustizia. Quando muore un collega che tu apprezzi, ovviamente sei dispiaciuto. So non esserci e non poter esserci nessuna relazione tra la sua morte e la nostra indagine". Così il pm palermitano sulla morte di Loris D'Ambrosio, consigliere diplomatico del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
"Non abbiamo dati certi". Il pm Antonio Ingroia risponde così a Klaus Davi che, durante la sua rubrica sul web, gli domanda se "la trattativa tra Stato e Mafia continui" facendo riferimento alla lunga latitanza di Matteo Messina Denaro . Nella lunga intervista il magistrato palermitano sottolinea che "la seconda Repubblica è nata sui pilastri eretti sul sangue" delle vittime della mafia. "Non potrà mai diventare una democrazia matura - spiega - fino a quando non si riuscirà a sapere la verità su quella stagione. Ci si può vaccinare da un peccato di origine, però confessandolo. Se non ci si confessa, non ci si monda da questo peccato originale".
'Ingroia da tempo agisce non come un magistrato ma come un militante politico. Mi sembra ormai evidente che la sua azione politica lo rende incompatibile con l'attivita' di pm''. Cosi' il capogruppo del pdl al Senato Maurizio Gasparri commenta le ultime dichiarazioni del pm. ''Anche lui ne e' consapevole, e ha deciso di andare in Guatemala. Sara' una tappa verso la Camera, almeno cosi' non avra' piu' il doppio lavoro e tutto sara' piu' chiaro''.