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lunedì 14 luglio 2014

Maroni indagato per due contratti Expo

Roberto Maroni
MILANO - Roberto Maroni ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Busto Arsizio per ''induzione indebita a dare o promettere utilità per presunte irregolarità in due contratti di collaborazione a termine su progetti per Expo, stipulati non dalla regione ma da società Expo ed Eupolis'': lo rende noto un comunicato della Regione Lombardia. 
''Il presidente Maroni - si legge ancora nella nota del suo ufficio stampa - è stato nel suo ufficio e ha preso visione dei documenti relativi alla contestazione''. In mattinata infatti c'è stata una perquisizione a palazzo Lombardia. Il presidente della Regione ha quindi fatto sapere di essersi ''reso immediatamente disponibile agli uffici del procuratore per chiarire la regolarità e correttezza della questione''.
 "Sono assolutamente sereno e allo stesso tempo molto sorpreso: per quanto a mia conoscenza - si legge ancora nella nota - è tutto assolutamente regolare, trasparente e legittimo".
 I carabinieri del Noe, su delega della Procura di Busto Arsizio, hanno notificato un avviso di garanzia, oltre che a Roberto Maroni, anche a Giacomo Ciriello, capo della sua segreteria. Per entrambi l'accusa è induzione indebita a dare o promettere utilità (art.319 quater) per le presunte irregolarità in due contratti di collaborazione per Expo.

giovedì 22 maggio 2014

Maroni: fui io a chiedere a Scajola la scorta a Biagi. Inutilmente

Marco Biagi è stato appena ucciso. sul luogo del delitto a Bologna giornalisti e curiosi
MILANO - Non solo l'ex segretario di Scajola. Anche Roberto Maroni, attuale governatore della Lombardia, ricorda come su Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Nuove Brigate Rosse, fosse alta l'attenzione per il timore di un attentato contro di lui. "Sono io ad aver scritto una lettera al ministro dell'Interno Claudio Scajola. Chiedevo di estendere la scorta a Marco Biagi, anche a Bologna, dove viveva", ricorda l'ex ministro del Welfare. Maroni, ricorda Repubblica, svela che partì dal suo ufficio la richiesta di aiuto per proteggere il suo consulente. Ma non servì: Biagi, nel mirino delle nuove Br che avevano già eliminato tre anni prima Massimo D'Antona, venne ucciso il 19 marzo 2002. Proprio a Maroni, Biagi aveva scritto parole che appaiono come una tragica premonizione: "Se dovesse malauguratamente occorrermi qualcosa, desidero si sappia che avevo inutilmente informato le autorità di queste ripetute telefonate minatorie, senza che venissero presi provvedimenti".
La lettera di cui oggi Maroni rivendica la paternità è stata ritrovata tra le carte di Scajola dalla Finanza. I documenti sarebbero stati sequestrati il 9 luglio 2013 a casa di Luciano Zocchi, ai tempi capo della segreteria di Scajola. Si tratta di un quaderno rosso che conteneva l'elenco delle carte portate a casa da un agente del Sismi, chiamato dallo stesso Zocchi. Fascicoli recuperati dai finanzieri nell'abitazione dello 007 e che riguardavano, tra l'altro, il G8 di Genova e appunto l'omicidio di Marco Biagi. Secondo quanto emergerebbe, risulta che Scajola fosse perfettamente informato del pericolo che correva Marco Biagi senza la scorta.
Zocchi: "Anche Sacconi chiese la scorta per Biagi" - Secondo quanto raccontato da Zocchi a intercedere presso Scajola perché a Biagi fosse data la scorta ci fu anche l'onorevole Maurizio Sacconi, allora sottosegretario al Lavoro. "Il 15 marzo 2002 consegnai due lettere all'allore ministro dell'Interno, una di Sacconi e l'altra del direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi, perché fosse data la scorta al giuslavorista bolognese", ha detto infatti Zocchi.

martedì 30 luglio 2013

Il ministro Kyenge: attacchi ormai intollerabili

ROMA - "I continui e reiterati attacchi da parte di esponenti della Lega Nord" sono diventati "ormai intollerabili". Il ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge, non ci sta più, e parlando di "atteggiamenti non consoni" minaccia di disertare la festa della Lega: "Maroni faccia appello ai militanti perché cessino subito gli attacchi nei miei confronti. Se non avverrà, sarò costretta a declinare l'invito alla festa della Lega Nord a Milano Marittima".
"Pur avendo idee diverse", ha spiegato il ministro, le persone e le forze politiche si devono "confrontare sulle idee e non attraverso insulti o pure e semplici sceneggiate come quella avvenuta ieri presso l'area consiliare del Comune di Cantù". "La mia disponibilità al dialogo - ha aggiunto - è sempre stata piena e convinta, non rifuggendo da nessun confronto, anche aspro, ma sempre nel pieno rispetto dell'altro". 
"Con questo spirito ho accettato volentieri di confrontarmi con il governatore Zaia alla Festa della Lega Nord dell'Emilia Romagna a Milano Marittima il prossimo 3 agosto - ha proseguito -. Ma ritengo che io possa mantenere questo impegno solo se fin da subito il segretario nazionale della Lega Nord, Roberto Maroni, faccia appello ai suoi militanti, ai suoi dirigenti affinché cessino immediatamente questi continui attacchi alla mia persona, attacchi che oltre a ferire la sottoscritta, feriscono la coscienza civile della maggioranza di questo Paese". "Se questo non avverrà - ha ribadito -, o se da qui ai giorni che ci separano dall'appuntamento, continueranno attacchi contro la mia persona di pari virulenza, mi troverò costretta a declinare l'invito".
"Mi auguro che venga alla nostra festa, la chiamerò per spiegarle la vera posizione della Lega e confermarle l'invito". Con queste parole Roberto Maroni ha risposto all'appello del ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge

mercoledì 17 luglio 2013

La Lega non voterà la sfiducia ad Alfano


MILANO - Roberto Maroni ha assicurato in una telefonata al ministro dell'Interno Angelino Alfano che la Lega non gli voterà la sfiducia, prendendo atto delle sue parole sul caso Ablyazov. Alfano, si apprende da fonti leghiste, avrebbe assicurato a Maroni che nella vicenda si è verificata un'interruzione dei flussi di informazione che non si era verificata in passato. Il leader leghista ieri aveva chiesto chiarezza sulle responsabilità politiche nella vicenda.

lunedì 15 luglio 2013

Letta chiede le dimissioni di Calderoli. Maroni ribadisce: caso chiuso

ROMA - "L'aver chiamato in causa il presidente Napolitano, che voglio difendere, non ci provino nemmeno... Non è possibile che la vicenda continui così, credo che la vergogna sia già stata abbastanza". Così il premier Enrico Letta dopo il post del vice segretario della Lega Matteo Salvini che ha invitato Napolitano a "tacere" sulla vicenda. La vicenda degli insulti al ministro Kyenge da parte di Calderoli è "un'altra pagina vergognosa" che è sulla "stampa estera di tutta Europa", una vicenda che "fa male al nostro Paese". "Faccio un appello a Maroni perché chiuda rapidissimamente questa pagina, se no si entrerà in una logica di scontro totale che non serve né a lui né al paese". Si tratta, ha spiegato Letta, di "un appello a Maroni, presidente della Lombardia, la più grande regione d'Italia con cui lavoriamo per l'Expo affinché chiuda questa pagina rapidissimamente", un appello "sincero" ma con "toni ultimativi". "Chiuda questa pagina, la vergogna è già abbastanza", ha aggiunto. "Il caso è chiuso, l'ho detto a Letta e sono sicuro che non ci sarà nessuna ritorsione sull'Expo perché questo sarebbe dannoso non per me ma per Milano, la Lombardia e l'Italia", ha replicato Maroni. "Mi hanno sorpreso le sue minacce", ha poi aggiunto.

"Presentiamo atto formale di solidarietà al ministro Kyenge". Lo ha annunciato nell'Aula del Senato il capogruppo del Pd Luigi Zanda. Il parlamentare ha anche chiesto ufficialmente le dimissioni del vicepresidente di Palazzo Madama Roberto Calderoli. La sua frase sul ministro "non è solo una battuta infelice, ma un insulto razzista". 

La Lega: polemiche su Calderoli per nascondere il caso Kazakistan

ROMA -  La Lega prova a chiudere il caso Kyenge rilanciando con una nuova iniziativa in tema di immigrazione. Infatti è stata indetta, per il 7 settembre, a Torino, una manifestazione sulla legalità e il contrasto alla immigrazione clandestina. Intanto Roberto Maroni, su Facebook, ha postato un commento nel quale sottolinea che Calderoli ha sbagliato ma "si è scusato, sia pubblicamente che personalmente".
Calderoli dal canto suo ha preferito trincerarsi dietro un no commentr iservando all'aula del Senato il suo pensiero. "Parlerò domani - ha detto il vicepresidente di Palazzo Madama -. A fine seduta chiederò la parola rispetto alle cose dette nel dibattito oggi in Senato dato che ero assente per l'impegno delle segreteria politica". 

A chiudere le polemiche sul suo nome ci ha pensato però Maroni. "La Lega contrasta le proposte che non condivide, ma non si devono mai insultare le persone - argomenta Maroni su Facebook -. Calderoli stesso ha riconosciuto l'errore e si è scusatocon la ministra Kyenge. Ora però basta alimentare polemiche e strumentalizzazioni, utili forse a coprire il rumore di altre questioni che vedono il Governo direttamente coinvolto. Vorrei invece che il Governo dedicasse maggiori energie e risorse alla soluzione dei problemi dei cittadini, magari prendendo esempio da ciò che la Lombardia ha concretamente fatto in questi giorni: abbiamo messo un miliardo di euro a favore delle imprese lombarde per pagare i crediti che esse vantano (da anni) nei confronti dei comuni, strangolati dal patto di stabilità".


Le questioni che vedono direttamente coinvolto il Governo potrebbero essere anche quelle riguardanti il dissidente kazako Ablyazov. Lo esplicita la segretaria politica della Lega in nota nella quale si legge che il partito "ha considerato che l'enfasi mediatica attribuita alle vicende delle dichiarazioni del senatore Calderoli ha avuto l'effetto di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dalla vicenda incredibile e candalosa della deportazione della piccola Adua in Kazakistan". In conclusione il direttivo della Lega afferma di aver "deliberato" di lavorare "per incalzare il Governo su questa vicenda" senza capri espiatori.

martedì 4 giugno 2013

Durissimo scontro aperto nella Lega tra Bossi (intervista a Repubblica) e Maroni

MILANO - E' scontro aperto nella Lega tra Umberto Bossi e Roberto Maroni. Un duello che, però, rischia di spaccare il Carroccio. Il leader della Lega nord, Roberto Maroni, comunque, si è detto "per nulla preoccupato" per la dura intervista concessa oggi da Umberto Bossi a "Repubblica" in cui lui stesso viene attaccato per aver "tradito", oltre che aver distrutto la Lega. Umberto Bossi vuole tornare a guidare la Lega Nord e critica la gestione dell'attuale segretario, Roberto Maroni. "Lui non ha i nostri ideali, non crede all'indipendenza del Nord,", confessa nell'intervista a Repubblica. Ora, aggiunge Bossi, "devo per forza rimettermi alla guida del partito" e annuncia la creazione di un nuovo giornale: "La lingua padana". "A me non mi ammazza nessuno, e stavolta mi hanno fatto davvero incazzare. Il capo della Lega resto io", ribadisce, sottolineando di non aver mai preso soldi dal partito se non per militanza. Il governatore lombardo, secondo Bossi, "non ha i nostri ideali. Quando uno tradisce una volta, e Maroni quando ruppi con Berlusconi nel 1994 gli sedeva di fianco, si opponeva, poi tradisce sempre. Si illude di diventare il plenipotenziario di Berlusconi al Nord". "Mi fa rabbia - aggiunge - che Maroni cancelli la Padania e si rammollisca con 'Prima il Nord'".
Il padre del Carroccio non è pentito dell'alleanza con Berlusconi perché per la Lega è stato "un moltiplicatore di consenso" ma, prosegue, "la destra è nazionalista, l'autodeterminazione è più facile che si realizzi con la sinistra. Perciò se per l'indipendenza si deve rompere con la destra, pazienza". "Il rapporto di Maroni con Berlusconi è un'altra storia. Lui all'indipendenza non ci crede e quindi rimane sottomesso". Maroni "sta distruggendo la Lega, butta fuori la gente". Calderoli? "E' un gran lavoratore ma ora si barcamena un po'".
Le scuse e le lacrime a Bergamo per i danni provocati dai figli non le ripeterebbe: "No - dice, - quella umiliazione è stata troppo, un'ingiustizia troppo grande", "ora mi hanno tolto gli autisti e le guardie del corpo per cercare di impedirmi di andare in giro a parlare con i militanti". Portare il figlio al consiglio regionale è stata una "ingenuità", ora Renzo vive in campagna dove "alleva maiali e capre, ha imparato a fare il formaggio".
"L'unico effetto che hanno queste interviste - ha detto Maroni a margine dell'assemblea generale di Confindustria a Lecco - è di danneggiare la Lega e rendere più difficile la vittoria ai ballottaggi". "Non sono per nulla preoccupato, sono tranquillissimo", ha ripetuto Maroni. A chi gli ha chiesto se si è sentito con Bossi in questi giorni, Maroni ha replicato: "Ci parliamo sempre". Alla domanda se si è spiegato le ragioni degli attacchi di Bossi, Maroni ha risposto sorridendo: "Sì, me lo sono spiegato...", senza voler aggiungere altro.
L'intervista ha comunque aperto la resa dei conti interna e ha sancito una rottura nell'aria già da un anno, quando l'attuale segretario ha preso la guida del Carroccio. Una vera e propria dichiarazione di guerra che l'anziano "capo" ha preferito rimandare fino ad oggi. Lo sostengono alcuni fedelissimi bossiani, che ora dicono: "Noi seguiamo Bossi: se si riprende la Lega si resta in Lega, altrimenti si fa qualsiasi cosa lui decida di fare".
"Bossi ha aspettato il momento giusto per uscire allo scoperto. Non poteva farlo subito dopo il congresso. Il 'Capo' è lucidissimo. Quando noi gli chiedevamo di reagire alla moscia leadership di Maroni, ci rispondeva: 'Tutto a suo tempo, ne riparliamo fra un anno, quando avranno distrutto la Lega - spiega un bossiano che non vuole 'ancora fare il suo nome - Bossi ha talmente ragione che il leader della Lega Lombarda Matteo Salvini, l'unico che finora ha commentato l'intervista, non è entrato nel merito delle parole di Bossi. Non è Bossi a fare il male del nord, ma sono stati loro che hanno portato la Lega al 2 per cento".
I bossiani, della politica maroniana, contestano tutto. A partire dall'abbandono della battaglia indipendentista. "Hanno eliminato il Dna della Lega, rendendola alla stregua di un Pdl del nord: ma che senso ha? - dice un militante che si definisce orgoglisamente bossiano - L'idea maroniana della macroregione è una stronzata, è già nella Costituzione. Abbandonato il sogno della Padania, segretario federale della lega nord che non è indipendentista finisce per distruggere la Lega".
Bossiani e maroniani rimangono divisi su tutto, compresa la ricostruzione dei più recenti avvenimenti che hanno portato all'attuale assetto del movimento. "Hanno fatto l'assalto alla diligenza, un anno e mezzo fa, e si sono portati via la cassa. Si sono letteralmente inventati la storia dei diamanti - è l'accusa dei bossiani - Hanno preparato il terreno eliminando tutti i militanti bossiani e fatto i congressi nominando delegati maroniani. E poi l'elezioni di Maroni. Ma ha ragione Bossi: lui ha tradito una volta e ha tradito di nuovo".

venerdì 31 maggio 2013

Bossi: Maroni ha distrutto la Lega, devo ricostruirla


ROMA -''Devo ricostruire la Lega, l'hanno distrutta''. Lo dice Umberto Bossi in un'intervista al Fatto Quotidiano dove aggiunge: ''aspetto il Congresso, mi candiderò prima che non ne rimanga più nulla''. Per Bossi Maroni ''ha trasformato i nostri ideali in burocrazia''' ed ''ha troppe poltrone e si dimentica delle cose. Io la base non l'ho mai abbandonata''.
Nell’intervista Bossi afferma di aver abbandonato l’idea di dare vita ad un nuovo partito: «volevamo e potevamo farlo. Per recuperare i tanti che sono stati cacciati, allontanati, emarginati ingiustamente dopo aver dato la loro vita per la Lega. Una vergogna. Poi però - aggiunge - ho preferito non spaccarla e ora tenteremo di riprenderla. Maroni non è riconosciuto come capo». Bossi si dice deluso dagli ingrati: «ho scoperto di averne cresciuti molti» come Belsito, «uno stronzo», o come Maroni. «Il voto ai comuni ha confermato che ha allontanato molti nostri elettori» e anche in Lombardia «abbiamo vinto solo grazie a Berlusconi», Piemonte e Veneto «ero riuscito a ottenerli da Berlusconi, era stato un miracolo, non avremo più candidati presidenti in quelle Regioni» e anche «la macroregione è un progetto irrealizzabile». 
Quindi al Congresso si candiderà in prima persona: «me lo chiedono tutti. Io alla Lega ho dato la vita e continuerò a farlo. Io - conclude - sono pronto».  

sabato 13 aprile 2013

Lega veneta, decise 35 espulsioni. Spintoni e schiaffi alla presenza di Maroni


PADOVA - Spintoni e ceffoni tra i militanti e alcuni componenti del Consiglio nazionale veneto, riunito a Noventa Padovana, che ha decretato 35 espulsioni. I militanti hanno approfittato dell'uscita del governatore Luca Zaia, che ha confermato i provvedimenti manifestando disaccordo, per entrare nella sede sorprendendo così il Consiglio. "C'è una sola Lega per quanto mi riguarda, la Lega Nord", aveva detto in precedenza il segretario Roberto Maroni.
La mia Lega "ha un progetto ben chiaro e definito, ribadito a Pontida dove c'era un sacco di gente, ventimila persone e venti 'pistola'. Noi li chiamiamo così per non dire di peggio", ha aggiunto Maroni, sottolineando che "c'è tanta gente nella Lega che ha voglia di fare, c'è qualcuno che ha voglia di disfare, pochissimi, e questi sono accompagnati fuori".
Secondo indiscrezioni, i provvedimenti sarebbero stati decisi a carico di militanti che hanno preso parte alla protesta a Pontida o a iniziative in ambito veneto. L'assemblea era retta dal segretario Flavio Tosi.

domenica 7 aprile 2013

Pontida, tregua tra Maroni e Bossi. Fischi a Tosi, qualche spintone

PONTIDA - Maroni mostra i diamanti di Belsito. A sinistra Bossi, a destra Zaia

PONTIDA - “Siamo qui a Pontida perché siamo fratelli. Datevi la mano, fratelli padani". Questo l'appello lanciato al popolo leghista nel raduno di Pontida da Umberto Bossi. "Non fate felice la canaglia romana - riprende il presidente - che spera che Pontida finisca male, che magari ci meniamo. Questa invece è la festa della concordia. Qui a Pontida c'è l'amicizia". E infine, lancia l'appello: "Uno per tutti, tutti per uno. Padania libera".
"La Lega è il futuro. Non siamo divisi". Con queste parole Roberto Maroni ha aperto il suo intervento. "Siamo qui in tanti, abbiamo smentito i gufi che volevano la Lega finita e divisa: andate a quel paese, giornalisti di regime!", ha aggiunto. E ancora: "Siamo qui per testimoniare la nostra unità, il nostro grande progetto di macroregione per realizzare il nostro grande sogno, la Padania". 
Roberto Maroni  ha poi portato alcune buste contenenti "i diamanti di Belsito". Nel dare l'annuncio ha ricordato l'impegno preso un anno fa quando la Lega venne travolta dalle inchieste sulla gestione dell'ex tesoriere. Maroni ha invitato i segretari nazionali a consegnare i 13 diamanti alle "sezioni più meritevoli". "I veri diamanti - ha detto Maroni - sono i militanti. Eccoli qua i diamanti di Belsito. Sono per i militanti, per le sezioni". Poi ha aggiunto: "Valgono 10 mila euro l'uno e li voglio dare alle sezioni. Li consegnerò ai militanti che si sono impegnati, che si rimboccati le maniche e tengono alto l'onore della Lega. Si impegnano non per se stessi o per le proprie poltrone". Al termine del comizio Maroni ha preso in mano alcune buste con dentro i diamanti e, ridendo, ha fatto il gesto di lanciarli tra i militanti.
"Non la penso come Maroni quando dice che ce ne stiamo al nord e ce ne freghiamo di Roma: noi dobbiamo combattere su tutti i fronti, anche a Roma". Lo ha detto Bossi dal palco delle Lega. "Non ho fatto la Lega per romperla, la miglioreremo". Ai militanti che protestavano ha detto che la loro protesta "é stata capita: la base deve contare di più e conterà" poi: "niente insulti e niente fischi", ha chiesto prima di abbracciare Maroni. "Chi ha detto che tutto va bene è un leccaculo. Ma tutto è ancora rimediabile", ha poi detto.  Proprio perché "é stata capita" la protesta di quei militanti che sono arrivati fino a Pontida per fischiare, dal palco Bossi si è rivolto in particolare ai veneti, per assicurare il suo appoggio alla richiesta di congressi. "Ai fratelli veneti dico che ormai tutto è commissariato - ha spiegato il presidente della Lega - ed è arrivato il momento che si facciano i congressi". "La Lega non si sta dividendo, come i lecchini del regime scrivono sui giornali", ha assicurato Bossi, che però ha sostenuto che nel Carroccio ci sono problemi di democrazia interna. "A me spiace che la base venga trattata un po' male perché non ha strumenti per difendersi", ha spiegato. Per questo ha proposto che ogni anno i militanti possano valutare i loro dirigenti e "poterli mandare via se non vanno bene". Certo, ha concluso Bossi, "c'é il rischio di litigare ma non siamo ancora a quel livello, siamo in grado di modificare le cose".
In fondo al prato di Pontida appare uno striscione con la scritta "Italia di merda: secessione" e un altro con la scritta "Umberto Bossi la Lega sei tu" nel luogo in cui due anni fa fece scalpore quello che chiedeva "Maroni presidente del Consiglio subito". Un nutrito gruppo di militanti veneti ha fischiato il sindaco di Verona, Flavio Tosi, per l'intera durata del suo intervento a Pontida. "Fuori, fuori" gli hanno urlato. "Tosi, Tosi" la risposta degli altri militanti. Ma sono volati anche insulti e qualche spintone fra una ventina di leghisti, dopo che alcuni di loro - sempre veneti - hanno esposto un manifesto che raffigura il segretario Roberto Maroni come Pinocchio. La scenetta è avvenuta in un angolo del pratone mentre dal palco parlavano alcuni dirigenti di secondo piano del movimento: la situazione poi è tornata alla calma.

venerdì 29 marzo 2013

Berlusconi al Quirinale: sì a un governo di coalizione, anche con Bersani


ROMA - "Vogliamo un governo di coalizione con Pd e Monti. La nostra posizione non cambia". Lo ha detto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, al termine del colloquio con il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. "Non riteniamo ci sia un'altra soluzione per le esigenze del Paese - ha aggiunto - Il Pd faccia un nome, anche Bersani”.
"Siamo per un governo politico, non tecnico", ha detto dal canto suo il segretario leghista Roberto Maroni, che ha partecipato all'incontro con il Presidente. Anche Berlusconi ribadisce: il prossimo governo ''deve essere un governo politico, vista l'esperienza tragica del governo tecnico''. 
Sulla sua pagina Facebook Angelino Alfano ha poi scritto: "La nostra posizione è la stessa di sempre. Nell'ordine della razionalità e dell'interesse del Paese si deve trovare un modo per dare vita ad un governo insieme. Eravamo e siamo disponibli a un governo di coalizione con Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica. Sui contenuti siamo disponibili a incontrarci con le altre forze e a esaminare nel dettaglio i provvedimenti urgenti che si mpongono per la difficile situazione della nostra economia. Abbiamo esaminato le proposte degli altri, crediamo davvero ci possa essere accordo sui provvedimenti principali. Ci va bene la candidatura del segretario Bersani o di qualche altro esponente del Pd, per un governo di larghe intese tra le forze responsabili e disponibili. Un governo asssolutamente politico: la politica è professionalità ed esperienza, oltre che buon senso. Non c'è stata nessuna discussione, né tantomeno nessuna nostra posizione che abbiamo avanzato al presidente della Repubblica per il Quirinale. Riteniamo che sia nella logicità delle cose che, se si fa un governo di coalizione insieme, poi si debba discutere insieme su chi possa essere il miglior presidente della Repubblica possibile".

Nel pomeriggio il Presidente della Repubblica vedrà il Movimento 5 Stelle, Scelta Civica e chiuderà con la delegazione del Pd alle 18
 

martedì 26 marzo 2013

Alfano: al governo con noi o si torni al voto


ROMA - Angelino Alfano in conferenza stampa a margine del vertice con il premier incaricato Pier Luigi Bersani, il segretario della Lega Roberto Maroni e i capigruppo del Carroccio e del Pdl afferma: "Per noi sarà incomprensibile un atteggiamento di chiusura da parte di chi ha vinto per uno scarto relativo dello 0,3% se questo atteggiamento vi fosse mancherebbe il nostro sostegno in ogni forma alla nascita di un governo Bersani"", ha aggiunto. "Mancano 48 ore, ciascuno faccia le sue riflessioni per il bene del Paese: o con noi o si torni al voto -  ha poi aggiunto - Questa collaborazione non può non tenere conto che il turno elettorale coincide con l'elezione del presidente della Repubblica. Le forze politiche che hanno avuto massima rappresentanze vanno coinvolte in momento così delicato". "Ci sia disposizione all'apertura da parte del Pd o si vada alle elezioni": è l'ultimatum. 
"La Lega condivide la posizione espressa da Alfano, auspichiamo un governo a guida politica, basta con i tecnici. Serve un governo di legislatura che duri, solo così si affrontano e risolvono i problemi e lo dico in veste di governatore". Così il leader del Carroccio, Roberto Maroni, al termine dell'incontro

mercoledì 27 febbraio 2013

Regionali: festeggiano Maroni in Lombardia e Zingaretti in Lazio


MILANO Al termine degli scrutini delle elezioni regionali Roberto Maroni vince in Lombardia con 4,6 punti di distacco da Umberto Ambrosoli, Nicola Zingaretti è presidente della Regione Lazio con oltre 11 punti su Francesco Storace, mentre in Molise Paolo Di Laura Frattura stacca di ben 18,9 punti Michele Iorio.
In Lombardia l'ex ministro leghista ha avuto quasi 2 milioni e 460mila voti, il 42,8% delle preferenze, contro i 2 milioni e 195mila voti del candidato del centrosinistra, col 38,2%. La candidata del Movimento 5 stelle Silvana Carcano strappa il 13,6%, mentre Gabriele Albertini non va oltre il 4,1%. Carlo Maria Pinardi di Fare per fermare il declino all'1,2%. Ottimo risultato per Ambrosoli a Milano: 48,3% contro il 34,4 di Maroni. "Dedico la vittoria a Manganelli". Sono le parole di Roberto Maroni, nuovo presidente della Regione Lombardia ed ex ministro dell'Interno, che nel momento del successo ricorda il capo della Polizia, ricoverato. 
In Lazio col 40,6% circa delle preferenze l'ex presidente della provincia di Roma si impone sull'ex governatore candidato del centrodestra, al 29,3%. L'M5s con Davide Barillari si attesta al 20,2%, mentre la lista civica di Giulia Bongiorno si ferma al 4,7%. Alessandro Ruotolo di Rivoluzione civile 2,2%. Alessandra Baldassarri di Fare sotto lo 0,6%. 
In Molise l'era Iorio finisce con un 25,8% delle preferenze accordate all'ex governatore candidato del centrodestra, battuto dall'esponente della coalizione di centrosinistra col 44,7% dei voti. Il grillino Federico Antonio raggiunge il 16,8%, Massimo Romano l'11%. Antonio De Lellis 1,1%; Camillo Colella 0,6%.

martedì 26 febbraio 2013

Proiezioni Regione Lombardia: Maroni vede il traguardi, Ambrosoli 5 punti in meno


MILANO -  In base alla quarta proiezione dell'istituto Piepoli sulle regionali in Lombardia Roberto Maroni è in testa al 42,2%, mentre Umberto Ambrosoli è al 37,4%. 
Nicola Zingaretti è primo in Lazio con il 38,2%, mentre Francesco Storace si attesta al 29,9%. 
La terza proiezione dei risultati in Molise vede in testa Paolo Frattura al 41,1%, seguito da Michele Iorio al 24,8% e da Antonio Federico (M5S) al 18,6%.

lunedì 25 febbraio 2013

Istant poll regionali: Ambrosoli-Maroni testa a testa in Lombardia

Ecco i primi istant poll Rai per le regionali: LOMBARDIA: Ambrosoli-Maroni pari al 42-44% - LAZIO: Zingaretti 52-54% Storace 28-30%. MOLISE: Paolo Frattura (centrosinistra) 47-49%, Michele Iorio (centrodestra) 26- 28%. Antonio Federico (M5S) 15-17%. 


lunedì 18 febbraio 2013

Berlusconi: sembra che abbiamo raggiunto e superato il centro sinistra


MILANO - “Sembra che abbiamo raggiunto e superato la coalizione di centro-sinistra". Sono le parole di esultanza di Silvio Berlusconi a Fieramilanocity. "Siamo tornati al '94", ha aggiunto. "Ci sono molte probabilità - ha spiegato - che il Centro possa non arrivare al 10%". Durante il comizio, il leader del Pdl si è poi abbracciato con Roberto Maroni, che giunto sul palco ha affermato: "Oooh, eccolo qui, il mio presidente preferito, e non solo del Milan".

sabato 2 febbraio 2013

Mps: Maroni e Grillo all’attacco di Napolitano


MILANO - Il segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, ha un sospetto sull'operato del Presidente della Repubblica. "Conosco e stimo Napolitano, non voglio pensare questo, ma la brutta impressione è che sia sceso in campo per coprire lo scandalo Mps e attenuare i riflessi negativi che sta avendo sulle sorti elettorali del Pd", afferma Maroni a Milano. E a Tgcom24: "Questa banca ha preso 4 mld di soldi pubblici, gli italiani hanno diritto alla verità".
"Anche il loro presidente della Repubblica dice che ci vuole la privacy, vuole mettere sotto silenzio questo sfascio. E' incredibile". Sono le parole ddi Beppe Grillo sulla vicenda del Monte dei Paschi di Siena. Il leader del Movimento 5 Stelle ha parlato nella tappa elettorale di piazza Maggiore a Bologna, gremita nonostante la pioggia.
Intanto, l'istituto di credito nella bufera ha avviato una "Campagna verita" su Facebook per informare clienti, azionisti e dipendenti sulla reale situazione della banca e correggere le "inesattezze della stampa e le strumentalizzazioni della politica". Nel primo post si afferma che "la banca è solida" e che la richiesta dei Monti Bond è dovuta "in larghissima parte" alle oscillazioni di valore del portafoglio di titoli di Stato italiani a causa dello spread.

mercoledì 16 gennaio 2013

Perquisite dalla Gdf due sedi della Lega in un’inchiesta sulle quote latte


MILANO - La Gdf di Milano, su ordine del pm Maurizio Ascione, ha perquisito le sedi di Milano e Torino della Lega Nord nell'ambito dell'inchiesta per bancarotta e corruzione con al centro presunte irregolarità sulle quote latte. Gli uomini della Guardia di finanza di Milano ieri sera sono entrati nella sede di via Bellerio e in quella di Torino del Carroccio con un decreto di perquisizione presso terzi per acquisire materiale informatico e cartaceo. L'inchiesta parte dal crack della cooperativa 'La Lombarda' fallita con un buco da 80 milioni di euro. Oltre alla bancarotta, gli inquirenti ipotizzano anche la corruzione perché, da quanto si è saputo, si sospetta di presunti versamenti di mazzette a funzionari pubblici e politici per interventi sia ministeriali che legislativi a favore degli agricoltori per ritardare i pagamenti sulle quote latte da versare all'Unione Europea.
"La Lega non c'entra, l'inchiesta riguarda una società che non c'entra niente con la Lega. Non hanno trovato nulla, noi siamo terzi e quindi la questione è chiusa". Così il segretario della Lega Roberto Maroni sulle perquisizioni in via Bellerio per l'inchiesta sulle quote latte. "Siamo avanti nei sondaggi e arrivano schizzi di fango mediatico. Prevedibile, ma nessuna paura. Avanti tutta”.

lunedì 7 gennaio 2013

Maroni: se si vince, per me premier potrebbe essere Tremonti


MILANO - Nell'accordo con il Pdl non c'é un candidato premier "ma visto che Berlusconi indica Alfano mi permetto di indicare la candidatura di Tremonti": così Roberto Maroni. "Berlusconi è capo della coalizione e non viene indicato alcun candidato premier ma si dice esplicitamente che non sarà Berlusconi", aggiunge.
"E' un accordo che mi soddisfa molto, perché con quest'accordo posso ragionevolmente affermare che in Lombardia si vince", dichiara il segretario della Lega in via Bellerio. "Dopo le elezioni daremo vita alla macroregione del Nord", assicura Maroni. Si terrà questa sera alle 19 a via dell'Umiltà, a quanto si apprende, l'ufficio di presidenza del Pdl per decidere i criteri della candidature alle prossime elezioni.

Firmato l’accordo elettorale Pdl-Lega, all’1,30 di questa notte: Maroni candidato in Lombardia, Alfano forse premier

ROMA - ''Habemus papam questa notte all'una e' trenta e stato firmato un accordo tra noi e il Carroccio. Ho firmato io e per la Lega Nord Roberto Maroni che sarà candidato in Lombardia, io sarò il leader dei moderati. Premier sarà da decidere ove vincessimo''. Lo afferma Silvio Berlusconi, ospite a Rtl 102.5.  
«Alfano può essere il nostro candidato premier ed io posso fare il ministro economia» dice ancora Berlusconi, commentando una dichiarazione di Calderoli che gli chiede di scegliere «un premier giovane». Silvio Berlusconi, intervenendo poi a Tgcom24, nega che in cambio dell'accordo elettorale la Lega gli abbia chiesto un passo indietro sulla premiership. "No, è una cosa che ho anticipato io nei giorni scorsi - spiega -. Spero che venga sentito anche dalla gente perché io non cerco posti ma voglio essere utile al Paese". Durissimo il giudizio sul governo Monti: "Con lui l'economia del nostro Paese è andata al disastro".
«Il simbolo sarà quello delle passate elezioni - ha detto Berlusconi - C'è il Pdl e sotto il mio nome».
«Niente dialogo con Monti, mi ha deluso». «Io dialogo con tutti, ho una predisposizione al dialogo - ha detto Berlusconi - Ma la delusione del personaggio è stata talmente grande che non credo ci possa essere possibilità di dialogo». 
«Monti ci ha ingannato tutti». «Ho visto le dichiarazioni di Monti di ridurre Imu e imposizione fiscale, questa è realtà vera del personaggio - dice il Cavaliere - Ci siamo fatti tutti ingannare, Monti lo abbiamo visto come premier dedicato ai rapporti esterni che parla quattro volte al giorno, era un Monti finto rispetto a quello che avrebbe dovuto essere, lui rientra nella categoria dei professori, prende uno stipendio a fine mese e guarda l’economia dal buco della serratura». 
«Passera premier del centrodestra? Lo escludo». ha poi detto Berlusconi.