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mercoledì 30 gennaio 2013

Lombardia, le spese allegre dei consiglieri: ecco quelle delle opposizioni


MILANO - L'indagine sulle presunte spese allegre con il denaro stanziato per i gruppi consiliari della Regione Lombardia, tocca anche i partiti di opposizione. Dopo aver esaminato i rendiconti acquisiti lo scorso 8 gennaio dalla Guardia Di Finanza negli uffici del Pd, Idv, Sel, Pensionati e gruppo misto, i tre magistrati che guidano l'inchiesta dovrebbero inviare gli inviti a comparire per i nuovi inquisiti, probabile alcuni capigruppo.
Tra gli esborsi mostrati pubblicamente dai tre principali partiti dell'opposizione in Consiglio, ci sono voci simili a quelle imputate al Partito delle Libertà e Carroccio, come le solite cene e pranzi, anche se per cifre più basse. Sempre in base al suo bilancio, consultabile sul web, il gruppo del Pd l'anno scorso ha speso piu' di 10 mila euro tra ''catering'', ''coffee break'' e ''consumazioni bar''.
E poi pranzi da ''173 euro'', pernottamenti in hotel da ''193 euro'', 500 euro per ''servizi fotografici'' fino ad arrivare ai 9.360 euro che il consigliere Carlo Borghetti si sarebbe fatto rimborsare per aver dato alle stampe il suo libro ''I miei primi 2 anni in consiglio regionale'', e i 2670 euro spesi da Carlo Spreafico per pubblicare ''Tramonto celeste, alba democratica'', una sorta di pamphlet celebrativo per la caduta di Roberto Formigoni. Anche tra le spese di Sel figura un conto da 250 euro in un 'sushi bar' e in quelle dell'Idv si parla di 350 euro spesi in trattoria, oltre a qualche buffet e ad alcuni acquisti in pasticceria.

Sulla vicenda hanno preso posizioni diversi esponenti politici. ''Ambrosoli aveva giurato di non volere indagati in lista. Ora le sue liste ne sono piene. Che farà il grande avvocato?'' twitta il presidente lombardo Roberto Formigoni. ''Ribadiamo l'assoluta necessita' di fare chiarezza anche sulle spese delle forze di opposizione. Questo lo abbiamo sempre detto e a maggior ragione lo ribadiamo adesso'' gli ha ribattuto Umberto Ambrosoli, candidato del centrosinistra alla presidenza della Lombardia. Che poi risponde anche ai leghisti Maroni e Salvini: riguardo alle dichiarazioni ''sul mio moralismo farebbero meglio a mettere qualche manifesto abusivo in meno e con il risparmio rifondere i soldi spesi dai consiglieri leghisti per i matrimoni dei familiari e per le cartucce da caccia messe a carico dei contribuenti''.

giovedì 10 gennaio 2013

Indagato l’onorevole Barbato (Idv) per tentato millantato credito. Lui: “innocente, ma non mi candido”

Saverio Barbato

ROMA - Francesco Barbato, eletto in parlamento nelle liste dell'Idv, è indagato dalla procura di Roma per tentato millantato credito. La vicenda si riferisce ad una presunta richiesta di 20mila euro all'imprenditore Paolo Viscione per risolvere i problemi che la sua società di assicurazioni aveva con l'Isvap. E dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia Barbato ha annunciato: "Non mi candido alle prossime elezioni".
Nel capo di imputazione si precisa che il deputato "abusando della propria funzione di componente della VI commissione permanente (Finanze) della Camera, competente tra l'altro della materia delle assicurazioni, consapevole delle difficoltà in cui versava la Eig Ltd, società di diritto maltese operante in Italia nel settore assicurativo e sottoposta ad attività ispettiva da parte dell'Isvap, ostentando le proprie conoscenze in tale istituto, millantando credito chiedeva a Viscione 20mila euro".
Barbato dopo l'avviso di garanzia ha annunciato che non si presenterà alle prossime elezioni politiche. "E' chiaramente di una montatura", sostiene Barbato ricordando di aver chiesto invano già un anno fa al pm Woodcock di essere sentito. Tuttavia, aggiunge, "essendo io il primo a sostenere che chi sta nelle Istituzioni non deve essere neanche sfiorato dal sospetto, non posso candidarmi".
"So benissimo che è una 'costruzione' basata sulla falsa dichiarazione per di più smentibile non con contro-dichiarazioni bensì da atti giudiziari, cioè per tabulas, ma a pochi giorni dalla presentazione delle candidature mi mette fuori gioco". "Sì - aggiunge - perché intendo essere un deputato con onore, come vuole la Costituzione, sempre. Su di me non deve esserci neanche un'ombra, mai. Ritengo di rappresentare le Istituzioni e servire lo Stato, così intendo rispettare la magistratura, così amo i cittadini".
Poco dopo si è saputo che Barbato è stato convocato dal pm Mario Palazzi per il 17 gennaio prossimo per essere interrogato. Il fascicolo processuale scaturisce da un invio di carte, per competenza territoriale, dalla Procura di Napoli. Ad accusare Barbato è lo stesso Viscione, ma anche altri due testimoni dei fatti, materializzatisi in un bar del centro di Roma, sostengono la stessa versione dell'imprenditore.

mercoledì 21 novembre 2012

Idv: se ne va anche il senatore Pedica


ROMA - L'Italia dei Valori perde pezzi anche al Senato dove lascia il gruppo il senatore Stefano Pedica che si iscrive al gruppo misto. Il gruppo dell' Idv scende a 11 senatori.

giovedì 8 novembre 2012

Donadi e Formisano, dimissioni dall’Idv


RROMA - Massimo Donadi e Nello Formisano si sono dimessi dall'Idv e conseguentemente da tutte le cariche che ricoprivano nel partito e nel gruppo parlamentare. Lo hanno detto in una conferenza stampa alla Camera, annunciando che daranno vita a una nuova formazione politica aperta al dialogo con tutto il centrosinistra moderato.OMA - Massimo Donadi e Nello Formisano si sono dimessi dall'Idv e conseguentemente da tutte le cariche che ricoprivano nel partito e nel gruppo parlamentare. Lo hanno detto in una conferenza stampa alla Camera, annunciando che daranno vita a una nuova formazione politica aperta al dialogo con tutto il centrosinistra moderato.

"Dopo una notte di riflessione - ha detto Donadi - ho deciso di rassegnare le dimissioni dal gruppo e dal partito" Secondo Donadi Di Pietro ha portato ad un "progressivo tradimento e snaturamento della natura dell'Idv: del radicalismo riformista di cui questo Paese ha bisogno, e' rimasto solo un radicalismo arrabbiato e spesso ideologico. "Ma la mia non e' certo una resa di fronte alla voglia di fare politica - ha aggiunto Donadi, che ha annunciato la nascita di un nuovo soggetto che "dialoghera' con i movimenti e con le esperienze civiche collocandosi fermamente nell'area del centrosinistra.

venerdì 2 novembre 2012

Il capogruppo Idv Donadi: Di Pietro come Berlusconi. Si va verso la scissione


ROMA - Antonio Di Pietro "é come Berlusconi, io con lui ho rotto definitivamente". Lo afferma all'Unità il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi, che, nell'intervista al quotidiano del Pd e in una intervista a Repubblica, annuncia la sua rottura col leader dell'Idv, Antonio Di Pietro. "E' lui - spiega Donadi all'Unità - che lascia il partito: siamo stati due giorni a discutere del futuro dell'Idv e intanto Di Pietro si stava muovendo in direzione contraria. Con noi parlava di rilancio del partito, poi va al Fatto quotidiano e dichiara sciolto il partito". "Non sono io che ho problemi - prosegue parlando con Repubblica - , è lui che deve chiarirsi le idee, è diventato dottor Jekill e mister Hyde, e ora mister Hyde ha fatto fuori il dottor Jekill. Io resto". Donadi intravede una scissione: "Bisogna vedere - afferma - chi resta e chi va -, ma è difficile andare avanti insieme". spiega poi di sentirsi "tradito": "ha detto che Idv è morta dopo la puntata di report però quegli schizzi di fango riguardano lui", "non può dire: io sono pulito come un bebé e guardo a Grillo". "In Sicilia - osserva poi - abbiamo sbagliato tutto correndo fuori dall'alleanza con il Pd". "Mi pare evidente - aggiunge - che Grillo e di Pietro hanno costruito insieme un percorso di cui il necrologio del partito era un passaggio". "In queste ore - annuncia Donadi all'Unità - sto organizzando un'autoconvocazione dell'esecutivo nazionale che prenda atto che Di Pietro ha scelto un'altra strada e prosegua con chi ci sta. Vorremmo portare a Roma migliaia di militanti". E' in vista un congresso? "Questa è la sfida - replica -. Io sono qui a battermi per difendere l'Idv, e lo farò finché sarà possibile".
Rincara la dose il senatore dell'IdV Pancho Pardi, secondo cui "è inaccettabile che si cambi la linea del partito con un'intervista" facendo riferimento al colloqui con il quotidiano in cui il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha sostanzialmente sconfessato le decisioni dell'Ufficio di presidenza del partito.

martedì 30 ottobre 2012

Sicilia, dati finali: Crocetta presidente, trionfo 5 Stelle, il non voto primo partito (52%)



PALERMO - Rosario Crocetta è il nuovo governatore della Sicilia. L'eurodeputato, appoggiato da Pd, Udc, lista Crocetta, è stato il candidato alla presidenza della Regione più votato col  delle preferenze. Secondo è arrivato Nello Musumeci (Pdl-Pid), con il 25,73% dei voti.

Crocetta commenta: "Ho iniziato la campagna elettorale con due difficoltà: nessuno voleva andare alle urne e il voto in un solo giorno. In questo quadro, la mia vittoria rappresenta una bella pagina della vita della Regione, al di là delle appartenenze politiche. Finalmente, termina, si rompe il patto scellerato tra mafia, politica, corruzione ed economia deviata che ha causato la sfiducia dei siciliani". 

Con un astensionismo senza precedenti (alle urne meno della metà degli elettori), le elezioni regionali in Sicilia si chiudono tuttavia con il successo oltre le aspettative del Movimento 5 Stelle e la debacle dei partiti tradizionali. La formazione di Beppe Grillo ottiene 285.202 voti, al 14,9%, il Pd di Crocetta 257.274 voti al 13,4%, il Pdl 247.351 al 12,9%, l'Udc con 207.827 preferenze al 10,8%, il partito dei siciliani Mpa a 182.737 al 9,5%, l'Idv a 67.738 al 3,5%, Fds-Sel-Verdi con 58.753 voti al 3,1%. E poi Fli nuovo polo per la Sicilia 83.891 preferenze al 4,4%, Gran Sud Micciché 115.444 voti al 6%.

A scrutinio ultimato, il Movimento Cinque Stelle diventa il primo partito a Palermo con il 20,09%: solo cinque mesi fa Leoluca Orlando (Idv) è diventato sindaco con un voto quasi plebiscitario. M5S ha ottenuto 43.176 preferenze, mentre Idv, che in consiglio comunale ha 30 consiglieri su 50, si èfermato in città al 6,6%, restando fuori dall'Assemblea regionale siciliana non avendo superato a livello regionale lo sbarramento del 5%. Al secondo posto c'è il Pd con 26.385 preferenze (12,28%), mentre la lista "Crocetta presidente" si ferma al 3,36%. Il Pdl è terzo con il 10%, seguito da Grande Sud (8,39%) e dall'Udc (7,39%). Il Pds-Mpa ha ottenuto il 6,97%, seguito dalla lista "Musumeci Presidente" con il 6,7% e dal Pid, 6,33%. Sel, Fds e Verdi raggiungono il 4,46%.

mercoledì 10 ottobre 2012

Laziogate: indagato per peculato anche il coordinatore regionale dell’Idv. Avrebbe intascato 700mila euro


 ROMA -Altro blitz della Guardia di Finanza questa mattina negli uffici del Consiglio regionale del Lazio di Via della Pisana. I finanzieri del Nucleo di polizia valutaria, su ordine della procura di Roma, hanno acquisito documenti riguardanti il gruppo dell'Italia dei Valori. Il nuovo filone di inchiesta si sofferma sulle spese effettuate negli anni passati dal responsabile regionale dell'Idv, Vincenzo Maruccio, che si e' dimesso.
Il coordinatore regionale dell'Italia dei Valori e' indagato dalla procura di Roma per il reato di peculato. Maruccio, che in passato e' stato anche assessore, secondo l'accusa avrebbe distratto fondi destinati al gruppo consiliare per 700mila euro. L'inchiesta e' coordinata dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e dal sostituto Stefano Pesci. Si tratta di un'indagine partita da una segnalazione della Banca d'Italia.
Per i magistrati della procura di Roma il coordinatore regionale dell'Idv si sarebbe appropriato di 200mila euro in contanti oltre ai 500mila euro. La somma in contanti sarebbe stata prelevata da due conti correnti dell'Idv della Regione Lazio dell'ultimo anno. L'inchiesta su Maruccio, quindi riguarda in totale 700mila euro sottratti alle casse del partito negli ultimi due anni.
I prelievi compiuti in contanti hanno fatto partire le segnalazioni da parte della Banca d'Italia. I militari della Guardia di Finanza hanno perquisito anche l'abitazione romana di Vincenzo Maruccio. La perquisizione riguarda anche gli uffici dello stesso Maruccio nella sede del Consiglio regionale del Lazio in via della Pisana.
E' "una giornata campale per la credibilita' della politica, e dell'Italia dei Valori nella politica". E la tensione nella voce di Antonio Di Pietro rende evidente quanto sia 'particolare' la giornata dell'ex pm.  Di Pietro, a tambur battente, mette sul web un videomessaggio: "Caro Vincenzo mi viene da piangere a dirlo, sai bene, sei avvocato anche tu, che l'innocenza deve valere fino a sentenza passata in giudicato, ma una cosa e' la tua storia giudiziaria personale e altra è la credibilità della politica e delle istituzioni. Devi correre dal tuo giudice e farti giudicare come ho fatto io - sottolinea - che ero a Istanbul, ministro in carica nel lontano '96, e mi sono dimesso dopo 12 minuti 12".

domenica 23 settembre 2012

Renata Polverini incontra Monti. I consiglieri Pd, Idv e Sel si dimettono


ROMA - Il governatore del Lazio Renata Polverini ha chiesto e ottenuto un incontro che si è svolto a Palazzo Chigi con il premier Mario Monti per una "valutazione della situazione nella Regione Lazio". L'incontro è  avvenuto in serata nella sede del Governo. Riserbo da parte delle fonti governative sulle intenzioni del governatore del Lazio: "Spetta a lei riferire sull'esito del colloquio", si spiega. Ma a Roma si parla nuovamente di possibili dimissioni.
Intanto, come annunciato, "tutti i consiglieri regionali del Pd Lazio hanno rassegnato le proprie dimissioni irrevocabili per lo scioglimento del Consiglio regionale". Lo rende noto l'ufficio stampa del Partito Democratico presso il Consiglio regionale, al termine della riunione svoltasi in serata presso la sede del partito, alla presenza del segretario regionale del Pd, Enrico Gasbarra. "I 14 consiglieri del Pd, secondo quanto previsto dall'articolo 19 comma 4 dello Statuto della Regione Lazio, hanno firmato l'atto di dimissioni consegnandolo al capogruppo in Regione, Esterino Montino", fa sapere l'ufficio stampa del Pd.
Anche i cinque consiglieri di Idv e i due di Sel hanno rassegnato le dimissioni. Per l'Idv a dare la notizia è il capogruppo in Regione Lazio Vincenzo Maruccio. I consiglieri di Sel Luigi Nieri e Filiberto Zaratti hanno confermano la decisione di rassegnare le dimissioni.

mercoledì 2 maggio 2012

Governo battuto in Senato sulla norma salva-pensioni dei manager statali


ROMA - Il governo e' stato battuto in aula al Senato durante le votazioni degli emendamenti al dl correttivo del decreto liberalizzazioni che verte principalmente sulle commissioni bancarie. L'emendamento delle opposizioni, che elimina dal testo le norme sulle pensioni dei manager pubblici, aveva ricevuto il parere contrario dell'esecutivo e, sottoposto a votazione, è stato approvato con 124 voti favorevoli, 94 contrari e 12 astenuti.
 Il Senato ha approvato quattro testi gemelli presentati da Idv, Lega e Pdl: viene soppresso il comma 2 dell'articolo 1 che cancella le norme sul trattamento previdenziale dei manager pubblici in presenza del tetto sugli stipendi. La legge equiparava le pensioni più alte dei funzionari dello Stato a quella del primo presidente di Cassazione, nonostante la riduzione già' disposta per gli stipendi. 
In sostanza, come spiega il vice presidente dei senatori leghisti Mura, chi chiudeva la carriera nella Pubblica Amministrazione in un paio d'anni senza cambiare l'attuale incarico, perdeva sì la differenza tra il vecchio stipendio e quello nuovo ma i contributi versati anche dopo la norma del taglia-stipendi, “potevano, con questa norma scritta da una mano molto scaltra e piazzata in tempo giusto, essere tarati sui vecchi stipendi e non sul nuovo, cioé su quello ridotto”.

mercoledì 25 gennaio 2012

Di Pietro, malore alla Camera: è in ospedale

ROMA - Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, e' stato colto da malore alla Camera ed è stato subito trasportato al Policlinico Gemelli di Roma per ulteriori accertamenti. Il disturbo avvertito dall'ex magistrato era dovuto a un problema gastrico, come ha fatto sapere una fonte dell'Italia dei valori. Le condizioni del leader dell'Idv comunque non destano preoccupazioni.

giovedì 10 novembre 2011

Governo Monti: no di Lega e Idv. Sì della Marcegaglia


ROMA - La Lega votera' la legge di stabilita' e il maxiemendamento del Governo ma conferma che non è disponibile ad appoggiare alcun governo tecnico ed e' pronta ad andare all'opposizione. Lo ha affermato il Ministro dell'Interno Roberto Maroni.
Berlusconi, che ieri in un vertice notturno ha tentato di convincere Bossi della ineluttabilità della scelta Monti e della necessita' di assumere un atteggiamento responsabile, oggi ha inviato un telegramma al neo-senatore augurandogli "un proficuo lavoro nell'interesse del Paese".
Gianfranco Fini, da parte sua ha dichiarato che Monti "puo' essere la personalita' giusta" e che "il Terzo polo non si sottrarra' alle sue responsabilita'". Fini ha chiarito che "oggi l'Italia ha bisogno di un governo diretto da una personalita' riconosciuta a livello internazionale come credibile" che prenda di peso i problemi dell'economia "e il nome piu' gettonato e quello del professor Monti". Andare a votare ora, sarebbe invece "un salto nel buio per l'Italia", soprattutto perche' con questa legge elettorale "non avremmo, soprattutto al Senato, alcuna certezza".


"In queste ore è necessario analizzare e non sottovalutare, comprendere e non ignorare i timori e le perplessità di tanti esponenti del centrodestra e non soltanto a livello nazionale". L'esoratazione arriva da Andrea Ronchi, uno degli esponenti ex An e ex Forza Italia (molti dei quali al governo) che ieri si sono dichiarati nettamente contrari a un governo Monti e hanno suggerito al premier di chiedere le elezioni.
 
Favorevole a un governo di ampia maggioranza il presidente della Confindustra Emma Marcegaglia: "Pensiamo che al Paese e' necessario un governo con la piu' ampia maggioranza possibile, che vari le riforme necessarie a ripristinare la credibilita' del Paese".
Quanto all'opposizione, Antonio Di Pietro ha dichiarato che l'Idv non sosterra' un governo tecnico. "In democrazia ci si presenta davanti agli elettori con un programma di governo. Chi vince guida il Paese, chi perde va all'opposizione. Non sosterro' un governo tecnico, perché sarebbe un governo sostenuto anche dalla maggioranza berlusconiana. Poi, nel caso questo nuovo governo dovesse fare un provvedimento che puo' servire agli interessi del Paese, potrò anche votarlo. Ma alla fiducia voterò no e staremo fuori dal governo".