| Florentina Ciobanu |
Ma soprattutto la lunga telefonata - circa 40 minuti - fatta dalla donna al marito in Romania, l’ultimo in ordine di tempo ad averla sentita viva. La donna, in stato confusionale, aveva riferito che c’era la polizia fuori dalla porta che la stava aspettando, pronta a venirla a prendere.
Stessa versione che un paio d’ore prima aveva raccontato anche ad una amica rumena che vive nel Nord Italia, riferita inoltre dai titolari della struttura. “Avete chiamato la polizia - avrebbe detto la donna a questi ultimi nei preparativi della partenza - pensate che sono una poco di buono, apritemi la valigia...”. Gli inquirenti sospettano che la donna fosse spaventata se non ossessionata dall’idea di dover tornare a casa, in quanto tornare avrebbe significato per lei rivivere una terribile tragedia familiare, la morte avvenuta un anno fa di un figlio di 12 anni, annegato in un fiume.
Una conferma indiretta arriva sempre dal marito, che l’attendeva a casa con l’altro figlio: la donna sarebbe potuta rientrare con qualche giorno di anticipo, ma aveva preferito posticipare il rientro. Forse non voleva rivivere quel dramma.
A questo punto sara’ l’autopsia a chiarire i dubbi su quell’unica ferita mortale al cuore, inferta con un coltello da cucina, dall’alto verso il basso, ma con una inclinazione che a detta degli inquirenti potrebbe non essere incompatibile con l’ipotesi di chi avrebbe scelto di togliersi la vita, invece di partire.
A questo punto sara’ l’autopsia a chiarire i dubbi su quell’unica ferita mortale al cuore, inferta con un coltello da cucina, dall’alto verso il basso, ma con una inclinazione che a detta degli inquirenti potrebbe non essere incompatibile con l’ipotesi di chi avrebbe scelto di togliersi la vita, invece di partire.
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