sabato 8 ottobre 2011

Libia: "offensiva finale" su Sirte, ma i lealisti resistono

Un mezzo blincato dei ribelli all'assalto di Sirte
TRIPOLI - In Libia violenti combattimenti sono in corso a Sirte, città natale di Muammar Gheddafi e roccaforte dei combattenti a lui fedeli, dove le forze del Cnt stanno tentando quella che definiscono "l'offensiva finale", incontrando però una dura resistenza. Secondo il colonnello Ahmed el-Obeidi, uno dei comandanti citato da Al Jazira, l'esercito del governo transitorio sta avanzando su Sirte da più direzioni. Fonti mediche parlano di almeno 12 combattenti del Cnt uccisi ore e 125 feriti.
Secondo Ahmed Mohammed Abu Oud, che gestisce un ospedale da campo alle porte di Sirte, quattro ambulanze sono state colpite dal fuoco dei gheddafiani e almeno due guidatori feriti. Migliaia di civili hanno lasciato nelle scorse settimane e continuano a lasciare Sirte, dove le forze del Cnt, scrive il sito della Bbc, stanno combattendo "strada per strada" e hanno raggiunto nelle ultime ore il centro conferenze Ouagadougou, dove Gheddafi un tempo riceveva i leader mondiali, dove sono asserragliati molti dei combattenti a lui fedeli. 
Colonne di fumo si alzano dalla città - 360 km a est di Tripoli - mentre le due parti si scambiano colpi di cannone dai carri armati, mortaio e razzie e i caccia della Nato continuano a sorvolare.  Auto che trasportano civili in fuga sono in coda ai posti di blocco sulle strade fuori della città. A civili era stata data l'opportunità i lasciare Sirte prima dell'inizio dell'attacco.
Tuttavia, migliaia sono rimasti in città, incapaci di uscire peri paura dopo gli avvertimenti dei combattenti pro-Gheddafi combattenti che sarebbero stati attaccati dalle forze ribelli se si fossero arresi.
Il ministro dell'Informazione NTC, Mahmoud Shamman, ha detto che i civili nella città sono  "tenuti in ostaggio dai combattenti pr Gheddafi".
La "nuova" Libia pare incapace di pensare al proprio futuro fino a quando non cadrà Sirte, verso la quale c'é una convergenza di forze da Misurata, a ovest, e da Bengasi, a est.

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