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mercoledì 15 aprile 2015

LIBIA, caccia del governo di Tobruk bombardano TRIPOLI



TRIPOLI, 15 aprile - Caccia militari fedeli al governo di Tobruk hanno bombardato l'aeroporto Mitiga nella capitale libica Tripoli. Lo riferisce al Jazeera citando il portavoce dei militari, Mohamed El Hejazi. I raid - ha precisato - hanno preso di mira anche altri obiettivi nella Libia occidentale. Oggi era prevista la ripresa del negoziato di pace in Marocco.
Abdulsalam Buamoud, un portavoce dell'aeroporto di Mitiga, ha detto che gli aerei avevano perso l'aeroporto, ma una fonte della sicurezza ha precisato che una batteria di missili circa 10 km dall'aeroporto alla periferia di Tripoli era stata colpita. Mohamed El Hejazi, portavoce delle forze militari fedeli al governo del primo ministro Abdullah al-Thinni con sede a Tobruk, ha detto che che gli aerei da guerra hanno attaccato l'aeroporto e altri obiettivi in ​​Libia occidentale. "Questo fa parte di una campagna contro il terrorismo".

lunedì 25 agosto 2014

TRIPOLI: data alle fiamme la casa del premier ad interim

TRIPOLI - L'abitazione di Abdallah al-Thani a Tripoli, il premier ad interim designato a marzo e in attesa di ricevere luce verde dal Parlamento che si riunisce a Tobruk, è stata "saccheggiata e data alle fiamme" nella capitale. Il capo del governo provvisorio aveva definito "illegali la riunione e le decisioni" dell'Assemblea uscente, il Consiglio generale nazionale (Cng). "L'unico corpo legislativo legale è il Parlamento" eletto il 25 giugno, ha detto.

sabato 23 agosto 2014

TRIPOLI, tragedia del mare, affonda barcone con 170 migranti, quasi tutti morti

TRIPOLI - Nuova ennesima tragedia del mare al largo delle coste libiche. Almeno 20 corpi sono stati recuperati davanti a Tripoli dove venerdì pomeriggio è affondato un barcone con a bordo circa 170 migranti sub-sahariani diretti verso le coste europee.  La guardia costiera libica aveva già precisato ieri di avere salvato 16 persone, che si erano imbarcate verso le tre del mattino da Guarakouzi, ma subito dopo la loro imbarcazione si era rovesciata in mare. Tra i migranti a bordo, somali ed eritrei.

La tragedia è solo l'ultima di una lunga serie proseguita in questi ultimi mesi estivi, con la morte e la scomparsa in mare di numeri imprecisati di persone. A favorire le partenze dalla Libia il caos che regna nel Paese, dove è ormai guerra civile tra le milizie islamiste che fanno capo al "califfato" islamico di Bengasi e all'Operazione Alba a Tripoli, e quelle che le combattono insieme all'ex generale Khalifa Haftar. In questo quadro, i trafficanti di uomini hanno gioco facile nel portare avanti i loro lucrosi affari, imbarcando ogni volta centinaia di disperati dal sub-Sahara e dal Corno d'Africa. Spesso intercettati e salvati dalle forze navali italiane dell'operazione Mare Nostrum, ma altre volte destinati a morire senza che nessuno si accorga di loro. Altri sono stati di recente soccorsi anche da pescatori o dalla guardia costiera tunisina, come i 75 migranti partiti dalla Libia e salvati l'altro ieri dopo cinque giorni alla deriva senza scorte.

giovedì 31 luglio 2014

BENGASI, manifestanti cacciano i miliziani islamisti dall’ospedale occupato


L'ingresso dell'ospedale Jalaa di Bengasi

BENGASI - "Sono almeno 50" i cadaveri trovati nella base delle Forze speciali libiche conquistata dai miliziani islamici a Bengasi dopo 48 di battaglia. Lo riferiscono fonti mediche citate dai media internazionali. Altri 25 cadaveri di persone uccise negli scontri sono stati portati negli obitori degli ospedali.
Una folla di civili infuriati ieri sera ha ignorato ignorato colpi di avvertimento da miliziani di Ansar Al Sharia e ha preso il controllo dell'ospedale di Bengasi Jalaa che era nelle mani dei militanti a partire dalla fine di giugno. Quando diverse centinaia prevalentemente giovani manifestanti si sono avvicinati all'ospedale le guardie di Ansar hanno sparato in aria, facendo infuriare i manifestanti che hanno continuato ad avanzare verso il cancello principale dell'ospedale.
I miliziani  sono stati visti ritirarsi verso edifici vicini, mentre i trionfanti giovani hanno buttato giù bandiera nera degli islamisti da sopra il cancello e la hanno sostituito con la bandiera libica.
Non c’è stato alcun tentativo da parte dei miliziani di riconquistare le posizioni perdute. La folla ha costruito barricate sulla carreggiata. La protesta era iniziata davanti alla Tibesti Hotel, futura sede della nuova Camera dei Rappresentanti, che era stato danneggiato da militanti di Ansar Al Sharia ieri. I manifestati gridano slogan denunciando il terrorismo e chiedeno  a esercito e la polizia ad agire. 
In questa situazione sono almeno 5-6mila le persone che ogni giorno scappano dalla Libia e cercano rifugio nella vicina Tunisia. Ma il flusso umano che si preannuncia nei prossimi giorni potrebbe essere interrotto visto che le autorità di Tunisi stanno pensando alla chiusura delle frontiere: "Non siamo in grado di ricevere tutte queste persone", ha detto il ministro degli Esteri Mongi Hamdi.
E mentre nel Paese proseguono i sanguinosi combattimenti tra fazioni rivali, la Libia rimane sempre più sola con i suoi depositi di carburante in fiamme e con il continuo esodo di diplomatici e occidentali in genere. Martedì sono stati francesi, canadesi, serbi, portoghesi e bulgari a lasciare il Paese, e tutti i cittadini d'Oltralpe attualmente in Libia "sono stati invitati a lasciare il Paese ed entrare al più presto in contatto con l'ambasciata a Tripoli a tale scopo", ha ribadito il portavoce del ministero degli Esteri francese.

E mentre tutte le cancellerie, nell'ordinare l'evacuazione, fanno riferimento alla situazione imprevedibile della sicurezza e ai combattimenti per il controllo dell'aeroporto di Tripoli e nel resto del Paese, l'ambasciata d'Italia resta aperta per "assicurare il massimo impegno a tutela della collettività e degli interessi italiani in Libia", fa sapere la Farnesina.

mercoledì 30 luglio 2014

BENGASI in mano agli islamisti. A Tripoli l'ambasciata italiana resta aperta


BENGASI - Il quartier generale delle Forze speciali dell'esercito libico, principale base militare di Bengasi, è caduta in mano dei gruppi islamisti dopo giorni di sanguinosi combattimenti. Il "Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi", alleanza di gruppi islamisti e jihadisti, ha annunciato in un comunicato di aver preso il controllo della struttura. Nel Paese proseguono i sanguinosi combattimenti tra fazioni rivali e la Libia rimane sempre più sola con i suoi depositi di carburante in fiamme e con il continuo esodo di diplomatici e occidentali in genere. Martedì sono stati francesi, canadesi, serbi, portoghesi e bulgari a lasciare il Paese, e tutti i cittadini d'Oltralpe attualmente in Libia "sono stati invitati a lasciare il Paese ed entrare al più presto in contatto con l'ambasciata a Tripoli a tale scopo", ha ribadito il portavoce del ministero degli Esteri francese.
E mentre tutte le cancellerie, nell'ordinare l'evacuazione, fanno riferimento alla situazione imprevedibile della sicurezza e ai combattimenti per il controllo dell'aeroporto di Tripoli e nel resto del Paese, l'ambasciata d'Italia resta aperta per "assicurare il massimo impegno a tutela della collettività e degli interessi italiani in Libia", fa sapere la Farnesina.
Così il nostro ambasciatore Giuseppe Buccino resta a presidiare la sede diplomatica. "Il lavoro che noi facciamo, decidendo con coraggio di rimanere - ribadisce il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli - è di fare da hub per le altre ambasciate che stanno transitoriamente chiudendo. E' una transizione pericolosa per tutti, ma se c'è un Paese che non si può permettere di far finta di nulla e girarsi dall'altra parte, questo è l'Italia".

martedì 29 luglio 2014

TRIPOLI, missili su deposito di carburante. Incendio ormai incontrollabile

TRIPOLI - Il deposito in fiamme
TRIPOLI - Nonostante le richieste da parte del governo per porre fine agli attacchi di razzi intorno deposito della Brega Oil and Gas della società Tripoli Airport Road, un secondo serbatoio carburante è stato colpito da un missile ieri pomeriggio e dato alle fiamme.
Il governo ha chiesto un cessate il fuoco urgente, ma sembra che gli aggressori, un'alleanza di Misratans e  forze rivoluzionarie locali, non siano disponibili. C’è chi  sostiene che la loro intenzione sia quella di distruggere completamente il deposito, che è sotto il controllo delle forze Zintani.  Il primo serbatoio era stato colpito all’alba di ieri. Il fumo dal fuoco ha letteralmente cancellato il sole dando alla capitale l’aspetto di  una giornata nuvolosa.
Nessuno è stato è stato ferito nel secondo attacco, perché vigili del fuoco avevano lasciato il sito, temendo il primo serbatoio potesse espodere.

Il governo aveva già detto che, nonostante l'arrivo di dieci nuovi vigili del fuoco presso il deposito, le fiamme sono orami ingestibili. E  avverte di un potenziale disastro "umanitario e ambientale catastrofico".

domenica 27 luglio 2014

TRIPOLI, evacuata l'ambasciata degli Stati Uniti


TRIPOLI - Oggi gli Stati Uniti hanno deciso di evacuare tutto il proprio personale dall'ambasciata di Tripoli, "troppo vicina - spiega Washington - agli intensi scontri senza fine tra le milizie libiche". Il Dipartimento di Stato Usa ha sconsigliato ancora una volta gli americani ad andare in Libia e ha esortato tutti i cittadini sul posto a "lasciare immediatamente" il Paese.
L'evacuazione della rappresentanza diplomatica è una misura precauzionale presa in base a un "rischio reale", ha spiegato il Segretario di Stato americano John Kerry da Parigi - dove ha partecipato a una riunione su Gaza - precisando che l'ambasciata non è chiusa ma che ha "sospeso" le sue attività. "Garantire la sicurezza del nostro personale è la priorità del Dipartimento di Stato, e non abbiamo preso questa decisione a cuor leggero.
Ma la sicurezza viene prima di tutto", ha sottolineato in una nota anche la portavoce Marie Harf, annunciando che il personale diplomatico è stato trasferito nella notte in Tunisia scortato da 80 marines. Non è noto per quanto tempo l'ambasciata Usa rimarrà inattiva ma, riconfermando "il sostegno al popolo libico durante questo periodo di sfide", Harf ha fatto sapere che si stanno "valutando le opzioni per un ritorno permanente dello staff quando le condizioni di sicurezza sul terreno miglioreranno".
 E in effetti la situazione nel Paese è sempre più deteriorata. Almeno 36 soldati sono rimasti uccisi e altri 50 feriti sabato sera in scontri fra i cosiddetti "Rivoluzionari della Shura di Bengasi" e le "Sa'eqa", le forze speciali libiche. Lo riferisce l'agenzia egiziana Mena citando fonti della sicurezza a Bengasi. Secondo altre fonti, tra le vittime ci sarebbero invece "molti civili". Gli intensi combattimenti continuano nei quartieri di Buatni e Leithi 
A Tripoli intanto, 23 operai egiziani sono stati uccisi da un razzo sparato dalle milizie. 

martedì 15 luglio 2014

Tripoli, aeroporto attaccato con razzi, 15 morti, 70 feriti, 12 aerei distrutti o danneggiati




TRIPOLI - Il principale aeroporto internazionale della Libia a Tripoli è stata colpita da un nuovo attacco di razzi ieri sera. Ben 15 persone sono state uccise e 70 ferite secondo il giornale Lybia Herald: i missili hanno colpito la torre di controllo e 12 aerei . Un portavoce del governo ha detto che la Libia stava considerando di chiedere a forze internazionali di contribuire a ristabilire la sicurezza.
Non è chiaro quale milizia sia dietro l'attacco missilistico. Domenica scorsa, un gruppo armato aveva cercato di prendere il controllo dell'aeroporto controllato dalla milizia Zintan. Una fonte della sicurezza ha detto alla BBC che l'aeroporto è stato attaccato da un "gran numero di razzi, inclusi razzi Grad".  Il portavoce del governo Ahmed Lamine ha detto che il 90% degli aerei di stanza presso l'aeroporto era stato gravemente danneggiato.

lunedì 14 luglio 2014

Tripoli, battaglia continua e aeroporto ancora chiuso

TRIPOLI - Fiamme nel parcheggio dell'aeroporto
TRIPOLI - L’aeroporto internazionale di Tripoli rimane chiuso (e lo sarà sicuramente fino a mercoledì) mentre continuano gli scontri intorno alla struttura dopo che una coalizione di milizie islamiste ha tentato di strapparne il controllo  alle milizie Zintani che vi stazionano.
Un lavoratore a Tripoli ha detto al Libia Herald che un certo numero di missili ha colpito il parco auto e numerosi passeggeri sono tuttora intrappolati nel terminale dal combattimento scoppiato nelle prime ore di ieri mattina. Circa 30 aerei sono a terra e  tutto il traffico aereo in entrata è stato deviato. Afriqiyah Airlines ha riferito che i suoi voli in arrivo a Tripoli sono stati dirottati a Misurata.
Anche se i dettagli esatti dei movimenti degli scontri rimangono poco chiari sembra che un certo numero di brigate, tra cui il Central Libia Shield, il Marsa Misratan Brigata, Hateen, la  the 27th Mobile Infantry e la Libyan Revolutionaries Operation Room hanno tentato di circondare l'aeroporto, attaccando da tutte le lati. Questa forza composita chiamata Fajr o Operazione Alba afferma che vuole liberare la capitale di tutte le brigate "illegali". I suoi principali obiettivi sono le brigate Zintani di Qaqaa e Sawaiq che detengono l'aeroporto e la strada per l'aeroporto.
Tutte le forze coinvolte negli scontri in corso sono riconosciute dallo Stato e sono nominalmente sotto il suo controllo.

Al momento, dai rapporti emerge che le forze Zintani sono riusciti a respingere l'attacco e la lotta si è diffusa alla periferia della città, in particolare a sud-ovest. I suoni delle esplosioni possono essere ascoltati attraverso Tripoli e pennacchi di fumo sono visti in aumento.

domenica 13 luglio 2014

Scontri armati all’aeroporto di Tripoli, voli sospesi. Razzi contro quello di Bengasi

I danni provocati dai missili all'aeroporto di Bengasi
TRIPOLI - Scontri tra gruppi armati si registrano questa mattina nei pressi dell'aeroporto di Tripoli, dove i voli sono stati sospesi: lo hanno reso noto fonti aeroportuali. Missili sono esplosi nel perimetro dell'aeroporto verso le 6 del mattino. Ne sono seguiti scontri tra ex ribelli di Zintan e altri gruppi. L'attacco è stato rivendicato dalla Cellula operativa dei rivoluzionari della Libia, composta da varie milizie islamiche nel Paese. Sulla sua pagine di Facebook questo gruppo ha reso noto che "le forze dei rivoluzionari hanno raggiunto il perimetro dell'aeroporto e si sono scontrate con gruppi armati che si trovavano sul posto".

Ieri quattro razzi avevano colpito colpito l'aeroporto di Benina a Bengasi distruggendo la longue recentemente ristrutturata e la sala d’attesa delle partenze internazionali.. Ci sono state anche segnalazioni di danni al parcheggio dell'aeroporto e a diverse auto.

mercoledì 21 maggio 2014

Tripoli, un'altra notte passata tra esplosioni e sparatorie

TRIPOLI - Ancora una notte di estrema tensione a Tripoli, a tre giorni dall'assalto al Parlamento: la capitale della Libia è stata infatti scossa da diverse esplosioni attorno alla scorsa mezzanotte e in alcune zone si sono registrati nuovi combattimenti. In particolare, secondo quanto reso noto dal ministero della Difesa libico, almeno quattro razzi del tipo 'Grad' sono caduti sul quartiere di Salaheddin, nei pressi della base militare di al-Yarmouk. Scontri a fuoco, stando a quanto riferito dall'emittente televisiva statale, sono inoltre avvenuti lungo la via che conduce all'aeroporto internazionale, una trentina di chilometri a sud del centro.
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domenica 18 maggio 2014

Carri armati entrano a Tripoli e sparano sul Parlamento



TRIPOLI - Un convoglio di carriarmati è entrato a Tripoli dalla strada per l'aeroporto e si dirige verso la sede del Parlamento. Lo rendono noto testimoni, secondo i quali si sono uditi colpi di arma da fuoco non lontano dal parlamento.
I parlamentari sono fuggiti l'edificio dopo che uomini armati lo hanno attaccato. Sono i sostenitori dell'ex colonnello Khalifa Haftar, che hanno effettuate l'assalto. Le sue forze hanno lanciato un importante attacco aereo e sul terreno Bengasi venerdì, spingendo il governo a dichiarare una no-fly-zone. Le autorità stanno lottando per contenere le milizie che controllano parti della Libia.
I recenti combattimenti a Bengasi - dove la rivolta contro l'ex regime di Gheddafi è iniziata nel 2011 - hanno opposto le forze del colonnello Haftar contro i militanti islamici. Decine di persone sono state uccise.
   

domenica 11 maggio 2014

Quaranta migranti muoiono in un barcone che affonda al largo di Tripoli

TRIPOLI - Almeno 40 migranti sono morti quando il barcone su cui stavano tentando di raggiungere l'Europa è affondato al largo della costa della Libia. La tragedia sarebbe avvenuta non lontano da Tripoli, a est della capitale. Lo ha reso noto il portavoce del ministero dell'Interno Rami Kaal citato da al Arabiya. I soccorsi - ha aggiunto - sono riusciti a salvare finora 51 persone.



Intanto in Italia, forse Paese di destinazione di quei poveri 40 disperati, prosegue l'ondata di sbarchi in Sicilia. Quattrocentoventitrè migranti, tra cui un disabile, 65 minori e 45 donne, sono giunti nel pomeriggio al porto di Trapani a bordo del pattugliatore "Sirio" della Marina Militare che li ha soccorsi ieri, insieme alla nave "Grecale", in tre distinte operazioni a circa 120 miglia a sud di Lampedusa. Gli immigrati, provenienti da Siria, Somalia, Eritrea e Nigeria. sono in buono stato di salute. Tra loro, diversi neonati e bambini al di sotto dei 3 anni nonché 6 donne incinte e un uomo con disabilità che ha affrontato la traversata in barcone sulla sua sedia a rotelle, assistito dal fratello.  

martedì 29 aprile 2014

Tripoli, uomini armati attaccano il Parlamento

TRIPOLI - Uomini armati hanno preso d'assalto il parlamento della Libia e ha iniziato a sparare.  Diverse persone sono state ferite. L'attacco ha costretto i parlamentari ad abbandonare la votazione sul nuovo primo ministro. Abdullah al-Thinni si era dimesso dalla caricaall'inizio di questo mese dopo essere stato preso di mira dai miliziani.

domenica 27 aprile 2014

Tripoli, iniziato il processo ai figli di Gheddafi

Saif al-Islam
TRIPOLI - Uno dei due figli viventi del defunto leader libico Muammar Gheddafi (in collegamento tv) e decine di ex funzionari di governo sono  apparsi oggi in un tribunale di Tripoli per affrontare accuse che vanno dai crimini di guerra alla corruzione.
Saif al-Islam, il più importante dei figli di Gheddafi, è apparso in video-collegamento, sorridendo, dalla città occidentale di Zintan, dove è detenuto dalla sua cattura da ex ribelli che si rifiutano di consegnarlo a Tripoli.
L’altro figlio di Gheddafi Saadi non era in aula del carcere di al-Hadba:
l’investigatore capo, nel caso, Sidiq al-Sour, ha detto che Saadi non comparirà in tribunale domani, perché le indagini sul suo conto sono ancora in corso, ma le procedure continuerà contro gli altri. Saadi, conosciuto come un playboy con una breve carriera nel calcio professionistico, è stato estradato in Libia dal Niger ai primi di marzo.
Saif al-Islam, a lungo considerato come l'erede di Gheddafi è ancora detenuto da un gruppo di ex ribelli nella Libia occidentale.
Il processo è iniziato il giorno dopo che il primo ministro ad interim Abdullah al-Thinni aveva annunciato le sue dimissioni dopo un attacco alla sua famiglia e in seguito alla cacciata del precedente primo ministro appena un mese fa.
Senussi è stato raggiunto in tribunale dall'ex primo ministro di Gheddafi Baghdadi al-Mahmoudi, e dall'ex ministro degli Esteri Abdul Ati al-Obeidi. La Corte penale internazionale e di altre organizzazioni per i diritti umani sono preoccupati per l'equità del sistema giudiziario della Libia.


martedì 15 aprile 2014

Tripoli, rapito l'ambasciatore giordano

TRIPOLI - L'ambasciatore della Giordania in Libia è stato rapito a Tripoli, dopo che la sua auto e' stata attaccata da un commando armato. Lo ha riferito un portavoce del ministero degli Esteri.

venerdì 14 febbraio 2014

Sventato un colpo di stato militare (finto?) a Tripoli

Khalifa Haftar, il presunto generale golpista
TRIPOLI - "A Tripoli regna la calma": lo afferma ail premier libico Ali Zeidan, in un discorso televisivo smentendo quanto affermato dall'emittente al Arabiya, secondo la quale "le milizie fedeli al generale Haftar hanno preso il controllo della città". Altre fonti affermano che lo scalo della capitale "funziona normalmente". Il governo ha risposto alla dichiarazione di Hafter con disprezzo, ordinando l'arresto di Hafter.  che  aveva annunciato la sospensione del governo e del parlamento.
"Il governo sta lavorando, come normale, e la situazione nel paese è sotto controllo", ha detto Zeidan, confermando "tutto va bene", nel suo discorso televisivo. Ali Zeidan ha aggiunto che a Hafter era già stato ordinato di andare in pensione e che l'annuncio golpe era ridicolo.
Al Arabiya News Channel aveva mostrato in mattinata  un video di Khalifa Haftar, nominalmente capo delle forze di terra e in realtà senza alcun potere militare, che annunciava la sospensione del parlamento e del governo presentando una road map in cinque punti per il paese e sostenendo di avere il controllo su strade principali di Tripoli.

il ministro della Difesa libico Abdulah al-Thani aveva in effetti detto ieri che un colpo di stato militare guidato da ex ufficiali dell'esercito e politici era stato sventato. Thani aveva detto che il colpo di stato era un tentativo di rovesciare il governo e il parlamento della Libia, per creare un consiglio militare al potere. Thani ha poi detto il capo militare del paese Nuri Abu Sahmain aveva emesso l'ordine di arrestare gli uomini dietro il colpo di stato.
Hafter era uno di un  certo numero  di  ex ufficiali leader che avevano partecipato a una serie di riunioni segrete tenute recentemente e che avevano discusso i piani per la rimozione del Congresso e del governo e la loro sostituzione con un consiglio militare. Riportata anche in presenze dell'Air Commodore Saqr Adam Geroushi, l'ex Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare che è stato radiato  dal suo incarico dalla Commissione integrità un anno fa.  Il  governo  e il Congresso erano stati messi al corrente del fatto e Nuri Abu Sahmain, al quale erano  stato dato poteri temporanei come Comandante in Capo dal Congresso tre settimane fa, ha ordinato alla polizia militare di arrestare i partecipanti alle riunioni. Tuttavia, la polizia avrebbe rifiutato, sostenendo  che la legittimità del Congresso era scaduta il 7 febbraio. Insomma il caos c'è, colpo di stato o no.

martedì 21 gennaio 2014

Due attacchi al cimitero italiano di Tripoli


TRIPOLI - Nuovo attacco al cimitero italiano di Tripoli, in Libia. L'episodio si è verificato nella notte tra domenica e lunedì. Il bilancio, riferisce la stampa locale, è di una guardia uccisa e alcune tombe danneggiate. Il primo assalto di sabato, che secondo i media sarebbe da imputare ai nostalgici di Gheddafi, è arrivato pochi giorni dopo il rapimento di due operai italiani.

venerdì 11 ottobre 2013

La Corte penale internazionale concede alla Libia di processare il capo degli 007 di Gheddafi

Abdullah al-Senussu
L’AJA - La Corte penale internazionale (CPI) ha stabilito che il capo dell'intelligence libica ai tempi di Gheddafi, Abdullah al-Senussi, può essere processato in Libia.
La decisione significa che la CPI non chiederà più che  Senussi sia inviato a L'Aia per essere processato. L'ex capo dell'intelligence militare era stato incriminato dalla Corte penale internazionale nel 2011 per crimini di guerra commessi durante la rivolta contro il regime di Gheddafi. Era stato estradato in Libia dalla Mauritania.

La corte ha anche precisato che la decisione non aveva "alcuna attinenza con il procedimento contro Saif al-Islam Gheddafi". Il figlio del defunto capo è stato anche incriminato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra. Saif Gheddafi è trattenuto da una milizia nella città occidentale di Zintan. 
Il mese scorso i miliziani si sono rifiutati di consegnarlo a un tribunale di Tripoli per comparire in un'udienza cautelare accanto a Senussi e agli altri 35 imputati in quel caso.

giovedì 10 ottobre 2013

Tripol, il premier rapito è stato liberato

Ali Zeidan con i suoi rapitori prima del rilascio
TRIPOLI - Il premier libico Ali Zeidan è stato liberato. Lo riferiscono fonti della sicurezza. Non è stato rilasciato dai suoi rapitori a seguito di negoziati con loro, secondo il portavoce del governo Mohamed Yahya Kaabar: è stato salvato dopo che le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nel loro covo
Hashim Bishr, il capo di Tripoli SSC, e Haitham Tajouri, il comandante della prima brigata di supporto che era stato coinvolto nel tentativo di negoziare la libertà di Ali Zeidan, hanno confermato che Ali Zeidan era stato liberato dopo aver preso d'assalto il luogo dove è stato detenuto. Il Primo Ministro stesso, parlando in una riunione di gabinetto televisivo per ringraziare coloro che hanno assicurato il suo rilascio, ha anche indicato che la forza è stata utilizzata per proteggere la sua libertà. Il primo ministro era stato prelevato da un gruppo di ex ribelli all'hotel Corinthia di Tripoli. "Sto bene, le milizie che mi hanno catturato volevano le mie dimissioni", ha scritto su Twitter Zeidan chiedendo "razionalità e saggezza" ai suoi concittadini. Il premier è già tornato nel suo ufficio, nella sede del governo, ed è stato ripreso dalla televisione libica. 
Le procedure dell'arresto sono "illegali e chi si è reso responsabile di questa azione ne dovrà rispondere", ha detto all'agenzia libica Lana una fonte dell'ufficio del procuratore generale di Tripoli, confermando che la Procura non ha emesso alcun mandato di arresto. Per farlo, ha spiegato la fonte, è necessaria la revoca dell'immunità del premier da parte del Congresso nazionale. 
Il sequestro "non avrà effetti sulla legittimità dello Stato libico e delle sue istituzioni", ha dichiarato il vicepremier libico Siddiq Abdel Karim dopo una riunione d'emergenza dell'esecutivo e poco prima del rilascio di Zeidan. Karim ha condannato "questi atti criminali", "contrari agli interessi del Paese e agli obiettivi della rivoluzione del 17 febbraio". In precedenza il governo ad interim aveva dichiarato che "non cederà a ricatti da parte di terzi".
Il 63enne premier, prelevato in hotel da uomini armati, era stato designato alla guida del governo dal Congresso generale nazionale libico il 14 ottobre 2012. Prima della rivoluzione del 17 febbraio 2011, che portò alla caduta del dittatore Muammar Gheddafi, Zeidan fu negli anni Settanta diplomatico del regime di Gheddafi in India fino alla sua defezione e il suo esilio in Svizzera e Germania, nel 1980, e la sua adesione al "Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia", movimento in prima linea di opposizione al regime.