TUNISI, 18 giugno - “C’è la convinzione comune che per aiutare la Libia a uscire da una guerra civile occorre una soluzione politica e non militare che consenta che si formi un Governo di unità nazionale che riporti uno stato funzionante”. E’ quanto ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando dalla Tunisia dove si trova in visita ufficiale. “Speriamo – ha aggiunto Mattarella al termine del colloquio con il suo omolgo tunisino, Beji Caid Essebsi – che tutti i paesi confinanti della Libia, l’Unione Europea e la Comunità internazionale trovino gli strumenti per aiutarla ad arrivare alla pacificazione”. Parlando di questo primo colloquio a Tunisi, Mattarella ha riferito che è emerso “un comune impegno contro il terrorismo”. Infatti, ha aggiunto, “obiettivo principale di questa mia prima visita fuori dall’Unione Europea è di esprimere solidarietà per quanto sta avvenendo in Tunisia e vicinanza al percorso democratico in corso”.
I Fatti della Vita sul filo dell'onda. Altre notizie su http://aquariusreportages.blogspot.it/
Visualizzazione post con etichetta libia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libia. Mostra tutti i post
lunedì 18 maggio 2015
domenica 19 aprile 2015
L'ISIS decapita cristiani etiopi su una spiaggia libica e posta il video
IL CAIRO, 19 aprile - Militanti dello Stato islamico in Libia hanno decapitato gruppi di prigionieri cristiani etiopi: lo ha mostrato un video postato oggi dagli estremisti. L'attacco allarga il cerchio delle nazioni colpite dalle atrocità del gruppo terroristico.
Il rilascio del video 29 minuti arriva un giorno dopo che il presidente dell'Afghanistan ha accusato gli estremisti di un attacco suicida nel suo paese che ha ucciso almeno 35 persone.
Un altro filmato uscito nel febbraio mostrava i militanti decapitare 21 cristiani egiziani su una spiaggia libica, ciò che aveva immediatamente attirato attacchi aerei egiziani sulle posizioni del gruppo in Libia. Se Etiopia possa rispondere con un’azione militare simile rimane poco chiaro.
Il video inizia con quello che ha definito una storia di relazioni tra cristiani e musulmani, seguita da scene di militanti che distruggono chiese, tombe e icone. Un combattente mascherato brandendo una pistola effettua una lunga dichiarazione, dicendo che i cristiani devono convertirsi all'Islam o pagare una tassa speciale prescritta dal Corano.
Il filmato poi mostra un gruppo di prigionieri, identificati come cristiani etiopi, presumibilmente detenuti da un territorio affiliato allo Stato islamico in Libia orientale, conosciuto come Barqa Province e poi giustiziati su una spiaggia. In Etiopia, il portavoce del governo ha detto di essere in contatto con la sua ambasciata al Cairo per verificare l'autenticità del video. Ha aggiunto di ritenere che gli uccisi probabilmente fossero migranti etiopi che speravano di raggiungere l'Europa. "Se questo è confermato, sarà un avvertimento per le persone che vogliono rischiare e viaggiare verso l’Europa anche se il percorso è pericoloso", ha detto il portavoce, prima che arrivasse la notizia dei 700 annegati nel Canale di Sicilia.
sabato 18 aprile 2015
LIbia, scontri tra lealisti e miliziani, 30 morti
TRIPOLI, 18 aprile - E' di decine di morti il bilancio provvisorio degli scontri e dei raid aerei delle ultime ore a est di Tripoli, nell'area di Tajoura, tra i miliziani della coalizione Fajr Libya al potere nella capitale e forze fedeli al governo di Tobruk, sede della autorità riconosciuta dalla comunità internazionale. Lo riferiscono fonti locali che parlano di almeno 20-30 vittime.
mercoledì 15 aprile 2015
LIBIA, caccia del governo di Tobruk bombardano TRIPOLI
TRIPOLI, 15 aprile - Caccia militari fedeli al governo di Tobruk hanno bombardato l'aeroporto Mitiga nella capitale libica Tripoli. Lo riferisce al Jazeera citando il portavoce dei militari, Mohamed El Hejazi. I raid - ha precisato - hanno preso di mira anche altri obiettivi nella Libia occidentale. Oggi era prevista la ripresa del negoziato di pace in Marocco.
Abdulsalam Buamoud, un portavoce dell'aeroporto di Mitiga, ha detto che gli aerei avevano perso l'aeroporto, ma una fonte della sicurezza ha precisato che una batteria di missili circa 10 km dall'aeroporto alla periferia di Tripoli era stata colpita. Mohamed El Hejazi, portavoce delle forze militari fedeli al governo del primo ministro Abdullah al-Thinni con sede a Tobruk, ha detto che che gli aerei da guerra hanno attaccato l'aeroporto e altri obiettivi in Libia occidentale. "Questo fa parte di una campagna contro il terrorismo".
domenica 8 marzo 2015
L'assalto ISIS al campo petrolifero AL GHANI in Libia: anche 8 decapitati
SIRTE, (LIBIA) 8 MARZO - Ci sono state anche otto decapitazioni nell'assalto che jihadisti dell'Isis hanno compiuto venerdì al campo petrolifero libico di Al Ghani, a sud di Sirte, in cui sono state uccise 11 guardie. Nell'attacco che ha gravemente danneggiato l'impianto erano stati rapiti 9 dipendenti, tutti stranieri, tra cui due europei (un austriaco e un ceco).
LIBIA, l'ISIS assalta campo petrolifero, rapito un austriaco
![]() |
| Il campo petrolifero diAl Ghani |
I responsabili del campo di Al Ghani riferito che l'attacco, avvenuto due giorni fa, ha ucciso almeno otto persone, mentre è scomparso un gruppo di stranieri, tra i quali, oltre al cittadino austriaco, c'è un cittadino della Repubblica Ceca. Perso anche il contatto con una persona delle Filippine e una del Pakistan.
Ore dopo l'attacco, le autorità ripreso il controllo del campo, anche se gli islamisti radicali hanno sequestrato due campi situati a circa 200 chilometri a sud della città di Sirte, 460 chilometri a est di Tripoli.
venerdì 27 febbraio 2015
25mila egiziani hanno lasciato la LIBIA
TRIPOLI, 27 febbraio. - Hanno lasciato la Libia 25.529 egiziani, dopo la decapitazione di 21 egiziani copti da parte dell'Isis. Lo rende noto un comunicato del ministero degli Esteri egiziano. Complessivamente 21.407 persone sono tornate in Egitto attraverso la frontiera di Al Salum, altre 4122 persone sono transitate attraverso la Tunisia. Non si tratta di una evacuazione - spiegano al ministero degli Esteri del Cairo - ma di decisioni personali volontarie.
lunedì 12 gennaio 2015
LIBIA, l’Isis sequestra 21 cristiani copti
TRIPOLI - L’Isis ha sequestrato in Libia 21 cristiani copti, venti dei quali di nazionalità egiziana, e ha pubblicato in Rete le loro fotografie. Lo riferiscono fonti libiche. I responsabili del rapimento definiscono i sequestrati come "prigionieri crociati dello Stato islamico", come riporta la scritta sulle foto. I 20 cristiani egiziani provengono dal governatorato di Minya, in Egitto centrale. Ancora incerta la nazionalità del 21esimo prigioniero.
giovedì 8 gennaio 2015
LIBIA, l'Isis giustizia due giornalisti
TRIPOLI, 8 gennaio - Due giornalisti libici, Sofien Chourabi e Nadhir Ktari, sono stati "giustiziati" in Libia da un gruppo affiliato allo Stato islamico. Lo riferisce il Site, il sito di monitoraggio dell'estremismo islamico sul web. I due erano stati rapiti nel settembre scorso.
venerdì 26 dicembre 2014
SIRTE (Libia), trovata morta la figlia di 13 anni di due medici cristiani copti assassinati
SIRTE (Libia), 26 dicembre - E' stata ritrovata morta Catherine Magdy Sobhi Tawfik, la figlia tredicenne di una coppia di medici egiziani cristiani copti, assassinati tre giorni fa nella loro abitazione a Sirte da un gruppo di uomini armati. Il corpo è stato trovato a 17 chilometri da Sirte. Gli assalitori non avevano rubato, avevano risparmiato due bimbe piccole e avevano portato via la ragazzina. La notizia del ritrovamento del cadavere dell'adolescente è stata data da un medico dell'ospedale di Jarf. Secondo le autorità il crimine è stato scatenato da motivazioni religiose.
La famiglia viveva a Jaref, circa 60 chilometri da Sirte. Il medico ha lavorato in un vicino centro medico, conosciuto localmente come l'Ospedale Sixty. Aveva trascorso gli ultimi 15 anni di lavoro in Libia.
giovedì 13 novembre 2014
LIBIA, libero il tecnico italiano rapito 5 mesi fa
| Marco Vallisa |
TRIPOLI - E' stato liberato Marco Vallisa, il tecnico italiano rapito in Libia il 5 luglio 2014. Ne ha dato notizia nella notte il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, aggiungendo che Vallisa è "ora in volo per l'Italia".
Cinquantaquattro anni, originario di Roveleto di Cadeo in provincia di Piacenza, Vallisa era impegnato in un cantiere della ditta modenese 'Piacentini Costruzioni' quando è stato rapito insieme con altri due colleghi, il bosniaco Petar Matic e il macedone Emilio Gafuri, nella città costiera di Zuara, abitata in prevalenza da berberi. Matic e Gafuri erano stati poi rilasciati due giorni dopo.
Sin dai primi momenti seguiti alla loro scomparsa si è subito pensato a un rapimento, anche perché la loro auto é stata trovata con le chiavi inserite nel quadro. L'obiettivo dei rapitori potrebbe essere stato quello di chiedere un riscatto: la pista del sequestro 'politico', infatti, appare meno realistica, perché i fatti si sono verificati in una zona lontana dalla Cirenaica, dove si concentrano i ribelli jihadisti in conflitto con Tripoli.
"Esprimo profonda soddisfazione per la liberazione di Marco Vallisa", ha affermato Gentiloni. "Desidero ringraziare calorosamente tutti coloro che hanno lavorato per il felice esito della vicenda. Tale risultato - commenta il ministro - è il frutto di un gioco di squadra dell'Unità di crisi del ministero degli Esteri, dei nostri servizi d'informazione e dell'ambasciata d'Italia a Tripoli. A tutti esprimo il mio più vivo apprezzamento per la dedizione e la professionalità dimostrata e per l'efficace e paziente azione. Un particolare ringraziamento - conclude il titolare della Farnesina - va alla famiglia Vallisa per la fiducia nel lavoro delle istituzioni".
Sono ancora cinque gli italiani sequestrati all'estero: le due giovani cooperanti lombarde Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, scomparse in Siria dal 31 luglio 2014; il tecnico veneto Gianluca Salviato, rapito in Libia il 22 marzo 2014; il gesuita romano padre Paolo Dall'Oglio, sequestrato a fine luglio 2013 in Siria; il cooperante palermitano Giovanni Lo Porto, scomparso il 19 gennaio 2012 tra Pakistan e Afghanistan.
domenica 21 settembre 2014
MIGRANTI: nuovo naufragio,10 morti, 30 dispersi al largo della LIbia
TRIPOLI - Almeno dieci persone sono morte nel naufragio di un barcone carico di migranti, avvenuto a circa 30 miglia dalle coste libiche. Una trentina di persone risulta dispersa, 55 sono state tratte in salvo da un mercantile. La notizia è stata confermata dalla Guardia Costiera italiana.
lunedì 15 settembre 2014
La mattanza nel MEDITERRANEO: 200 migranti morti al largo della Libia
ROMA - Oltre 200 persone sono disperse dopo l'affondamento ieri sera di un barcone al largo della costa libica. A bordo c'erano 250 persone, ma solo 26 sono state tratte in salvo. Lo ha reso noto il portavoce della Marina libica, Ayub Qassem, citato dal sito di Al Jazeera. "Ci sono così tanti morti che galleggiano sul mare", ha spiegato Qassem, aggiungendo che la guardia costiera libica ha pochi mezzi per intervenire. Il naufragio è avvenuto vicino a Tajoura, a est della capitale Tripoli. La maggior parte dei migranti erano africani, secondo il portavoce della Marina. La guardia costiera libica può contare solo su pescherecci e imbarcazioni che noleggia dal Ministero del Petrolio.
Nella giornata di domenica la Marina italiana è intervenuta per soccorrere un barcone a 60 miglia dalla Libia e ha posto in salvo 95 migranti. Altri 9 sono stati soccorsi al largo di Lampedusa dalla guardia costiera. Domenica sera 111 migranti siriani sono arrivati nel porto di Crotone su una motovedetta della guardia costiera, che aveva intercettato il peschereccio che li aveva portati dalla Siria fino davanti alle coste italiane.
lunedì 4 agosto 2014
LIBIA, la maggior parte degli italiani è già rientrata
ROMA - "Una gran parte di cittadini italiani in Libia è già rientrata nelle scorse settimane. Altri partiranno martedì e giovedì con due C130". Il ministro degli Esteri Federica Mogherini lo ha detto in un'audizione al Copasir su Medio Oriente e Libia. "Stiamo offrendo assistenza anche a tanti cittadini non libici e non italiani - ha aggiunto - che vedono nel nostro Paese un punto di riferimento. Ringrazio l'ambasciatore Giuseppe Buccino per il lavoro svolto".
giovedì 31 luglio 2014
BENGASI, manifestanti cacciano i miliziani islamisti dall’ospedale occupato
| L'ingresso dell'ospedale Jalaa di Bengasi |
BENGASI - "Sono almeno 50" i cadaveri trovati nella base delle Forze speciali libiche conquistata dai miliziani islamici a Bengasi dopo 48 di battaglia. Lo riferiscono fonti mediche citate dai media internazionali. Altri 25 cadaveri di persone uccise negli scontri sono stati portati negli obitori degli ospedali.
Una folla di civili infuriati ieri sera ha ignorato ignorato colpi di avvertimento da miliziani di Ansar Al Sharia e ha preso il controllo dell'ospedale di Bengasi Jalaa che era nelle mani dei militanti a partire dalla fine di giugno. Quando diverse centinaia prevalentemente giovani manifestanti si sono avvicinati all'ospedale le guardie di Ansar hanno sparato in aria, facendo infuriare i manifestanti che hanno continuato ad avanzare verso il cancello principale dell'ospedale.
I miliziani sono stati visti ritirarsi verso edifici vicini, mentre i trionfanti giovani hanno buttato giù bandiera nera degli islamisti da sopra il cancello e la hanno sostituito con la bandiera libica.
Non c’è stato alcun tentativo da parte dei miliziani di riconquistare le posizioni perdute. La folla ha costruito barricate sulla carreggiata. La protesta era iniziata davanti alla Tibesti Hotel, futura sede della nuova Camera dei Rappresentanti, che era stato danneggiato da militanti di Ansar Al Sharia ieri. I manifestati gridano slogan denunciando il terrorismo e chiedeno a esercito e la polizia ad agire.
In questa situazione sono almeno 5-6mila le persone che ogni giorno scappano dalla Libia e cercano rifugio nella vicina Tunisia. Ma il flusso umano che si preannuncia nei prossimi giorni potrebbe essere interrotto visto che le autorità di Tunisi stanno pensando alla chiusura delle frontiere: "Non siamo in grado di ricevere tutte queste persone", ha detto il ministro degli Esteri Mongi Hamdi.
E mentre nel Paese proseguono i sanguinosi combattimenti tra fazioni rivali, la Libia rimane sempre più sola con i suoi depositi di carburante in fiamme e con il continuo esodo di diplomatici e occidentali in genere. Martedì sono stati francesi, canadesi, serbi, portoghesi e bulgari a lasciare il Paese, e tutti i cittadini d'Oltralpe attualmente in Libia "sono stati invitati a lasciare il Paese ed entrare al più presto in contatto con l'ambasciata a Tripoli a tale scopo", ha ribadito il portavoce del ministero degli Esteri francese.
E mentre tutte le cancellerie, nell'ordinare l'evacuazione, fanno riferimento alla situazione imprevedibile della sicurezza e ai combattimenti per il controllo dell'aeroporto di Tripoli e nel resto del Paese, l'ambasciata d'Italia resta aperta per "assicurare il massimo impegno a tutela della collettività e degli interessi italiani in Libia", fa sapere la Farnesina.
Etichette:
bengasi,
libia,
ospedale bengasi,
tripoli
mercoledì 30 luglio 2014
TRIPOLI: La Francia ha chiuso l'ambasciata. E la Tunisia sta per chiudere la frontiera
| TRIPOLI - Le strade di notte sono dei miliziani |
L'economia tunisina è precaria e il Paese non è in grado di ricevere le migliaia di persone in fuga dalla Libia, tanto che Tunisi si dice pronta a chiudere le frontiere. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri tunisino, Mongi Hamdi, precisando che a causa degli scontri in corso a Tripoli ogni giorno arrivano dalla Libia tra le 5mila e le 6mila persone.
lunedì 28 luglio 2014
LIBIA, trasferiti dalla Farnesina 100 italiani. Fuggono tutti gli stranieri
TRIPOLI - La Farnesina, per il tramite dell'ambasciata a Tripoli e in raccordo con l'Unità di Crisi, ha favorito negli ultimi giorni il trasferimento sotto protezione di oltre 100 italiani che avevano manifestato l'intenzione di lasciare il Paese. Lo rende noto un comunicato del Ministero degli Esteri. "Di fronte all'aggravarsi della crisi in Libia - sottolinea la nota - il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha disposto da giorni un piano di tutela dei connazionali nelle zone più a rischio".
Dal canto loto i governi di Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti hanno detto ai loro cittadini di lasciare la Libia dicendo che è troppo pericoloso per loro di rimanere.
"La situazione è estremamente imprevedibile e incerto," ha detto il ministero degli Esteri tedesco ha detto. "Perr i cittadini tedeschi sono aumentati i rischi di rapimenti e attentati.""Dato il deterioramento della situazione della sicurezza, la Francia invita i suoi cittadini a lasciare la Libia" è la dichiarazione venutai dal ministero degli Esteri francese che ha invitato i concittadini francesi nel Paese, stimati in circa 100, a contattare l'ambasciata francese per aiuto partenza.
Le autorità olandesi hanno altresì lanciato un invito"urgente" ai loro cittadini rimasti nel paese a partire. Il ministero degli Esteri olandese lo ha scrittoi messaggi SMS ed in e-mail. Da parte loro, le ambasciate, olandesi e austriaci tedeschi stanno c hiudendo temporaneamente per trasferirsi altrove, una volta che i cittadini se ne saranno andati. Già evacuate le ambasciate di Usa e Turchia.
lunedì 7 luglio 2014
Libia: liberi i due tecnici stranieri rapiti, ma non Vallisa
| Marco Vallisa |
domenica 6 luglio 2014
La Farnesina conferma: Vallisa è stato rapito in Libia
| Marco Vallisa |
Sono ore di ansia a Roveleto di Cadeo, nel PiacentinoVallisa, 53 anni, esperto in costruzioni e perforazioni, vive nella cittadina emiliana con la moglie Silvia Bolzoni, farmacista del paese e consigliere comunale nel gruppo di maggioranza, e i tre figli, che frequentano le scuole elementari. Marco Vallisa, ricorda il sindaco Marco Bricconi, è in Libia "da uno o due mesi, ma aveva già avuto esperienze di lavoro all'estero". Fino a qualche tempo fa era stato titolare di una ditta, la Edilpali, che tra l'altro nel 2009 aveva realizzato le fondamenta del ponte provvisorio sul Po, dopo il crollo di quello sulla via Emilia, poi era andato a lavorare per la Piacentini. Vallisa ha anche una forte passione per la politica: nel '95 si era candidato sindaco con la lista 'Cadeo riparte' ed era poi entrato in consiglio nei banchi della minoranza, nel 2006 aveva appoggiato un altro candidato alla poltrona di primo cittadino.
sabato 5 luglio 2014
Scomparso tecnico italiano in Libia, probabilmente rapito
| Marco Vallisa, rapito in Libia |
TRIPOLI - Un tecnico italiano che lavora in Libia è irreperibile da stamattina. Ne dà notizia Libya International Channel ipotizzando un rapimento del connazionale insieme a due colleghi stranieri di una ditta italiana. La Farnesina conferma che l'uomo è "irreperibile" da questa mattina e che è stata avvisata la famiglia e attivati tutti i canali. Libya International Channel riferisce che i tre - tutti dipendenti della ditta di Modena "Piacentini Costruzioni" - sono scomparsi a Zuwarah, nell'ovest della Libia. Secondo quanto riporta la stessa fonte si tratterebbe dell'ingegnere italiano Marco Vallisa, del bosniaco Petar Matic e del macedone Emilio Gafuri. Fonti della Piacentini in Libia si limitano a confermare la scomparsa dei tre dipendenti.
Etichette:
libia,
rapimento,
tecnico italiano,
zuwarah
Iscriviti a:
Post (Atom)





