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giovedì 26 febbraio 2015

Tolsero la scorta a BIAGI, indagato SCAIOLA e DE GENNARO

BOLOGNA, 26 FEBBRAIO - Claudio Scajola e Gianni De Gennaro sono indagati per cooperazione colposa in omicidio colposo nell'inchiesta bis sulla mancata scorta a Marco Biagi, ucciso a Bologna dalle Br il 19 marzo 2002. All'epoca Scajola e De Gennaro erano ministro dell'Interno e capo della Polizia.

La prima inchiesta fu archiviata. La nuova fu riaperta la scorsa primavera dopo la trasmissione a Bologna di nuovi documenti, in particolare appunti dell'ex segretario del ministro, Luciano Zocchi. A quanto si apprende è stato notificato un atto a Scajola e De Gennaro, oltre che ai familiari del giuslavorista, assistiti dall'avv. Guido Magnisi, in cui si chiede a una sezione speciale del tribunale di Bologna di interrogarli per sapere se intendono o meno avvalersi della prescrizione. L'inchiesta è del Pm Antonello Gustapane.
Il reato contestato a Claudio Scajola e Giovanni De Gennaroi, la cooperazione colposa in omicidio colposo, è prescritto dal 2009, sette anni e mezzo dopo l'assassinio del giuslavorista, il 19 marzo 2002. Per questo, nella richiesta che la Procura di Bologna ha inviato alla sezione distrettuale del tribunale dei ministri, si chiede di interrogare i due indagati per sapere se intendano o meno rinunciare alla prescrizione. Nel caso in cui non intendano rinunciare, il tribunale archivierà.
Se invece rinunceranno alla prescrizione, gli atti verranno rimandati alla Procura che inoltrerà a propria volta una richiesta di autorizzazione a procedere al Senato. Questo in quanto Scajola è un ex ministro: secondo l'articolo 96 della costituzione, infatti, i ministri, "anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale".

giovedì 22 maggio 2014

Maroni: fui io a chiedere a Scajola la scorta a Biagi. Inutilmente

Marco Biagi è stato appena ucciso. sul luogo del delitto a Bologna giornalisti e curiosi
MILANO - Non solo l'ex segretario di Scajola. Anche Roberto Maroni, attuale governatore della Lombardia, ricorda come su Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Nuove Brigate Rosse, fosse alta l'attenzione per il timore di un attentato contro di lui. "Sono io ad aver scritto una lettera al ministro dell'Interno Claudio Scajola. Chiedevo di estendere la scorta a Marco Biagi, anche a Bologna, dove viveva", ricorda l'ex ministro del Welfare. Maroni, ricorda Repubblica, svela che partì dal suo ufficio la richiesta di aiuto per proteggere il suo consulente. Ma non servì: Biagi, nel mirino delle nuove Br che avevano già eliminato tre anni prima Massimo D'Antona, venne ucciso il 19 marzo 2002. Proprio a Maroni, Biagi aveva scritto parole che appaiono come una tragica premonizione: "Se dovesse malauguratamente occorrermi qualcosa, desidero si sappia che avevo inutilmente informato le autorità di queste ripetute telefonate minatorie, senza che venissero presi provvedimenti".
La lettera di cui oggi Maroni rivendica la paternità è stata ritrovata tra le carte di Scajola dalla Finanza. I documenti sarebbero stati sequestrati il 9 luglio 2013 a casa di Luciano Zocchi, ai tempi capo della segreteria di Scajola. Si tratta di un quaderno rosso che conteneva l'elenco delle carte portate a casa da un agente del Sismi, chiamato dallo stesso Zocchi. Fascicoli recuperati dai finanzieri nell'abitazione dello 007 e che riguardavano, tra l'altro, il G8 di Genova e appunto l'omicidio di Marco Biagi. Secondo quanto emergerebbe, risulta che Scajola fosse perfettamente informato del pericolo che correva Marco Biagi senza la scorta.
Zocchi: "Anche Sacconi chiese la scorta per Biagi" - Secondo quanto raccontato da Zocchi a intercedere presso Scajola perché a Biagi fosse data la scorta ci fu anche l'onorevole Maurizio Sacconi, allora sottosegretario al Lavoro. "Il 15 marzo 2002 consegnai due lettere all'allore ministro dell'Interno, una di Sacconi e l'altra del direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi, perché fosse data la scorta al giuslavorista bolognese", ha detto infatti Zocchi.