ROMA -''Qualcuno cerca di rappresentare la storia di mio padre come quella di un criminale. Non è così - ha detto Barbara Berlusconi, interpellata dall'ANSA mentre usciva dalla sede del Milan - La sua è invece una storia imprenditoriale e politica. Si possono usare tanti aggettivi per descrivere Silvio Berlusconi, ma non quello di delinquente''.
''Il Pd evidentemente si è accorto di aver sbagliato, l'accelerazione era sbagliata. Pensare la decadenza del senatore Berlusconi in 24 ore era follia pura. Evidentemente qualcuno se ne è accorto e qualcuno ha frenato il Partito democratico. Penso, molto probabilmente, anche se non lo so con esattezza, il Colle più alto''. Così Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera, in un'intervista a 'Radio Anch'io', su Radio Uno. ''Il Partito democratico - sottolinea l'ex ministro - ha fatto marcia indietro e si è diffuso un po' di buon senso, solo un po' di buon senso. Loro insistono a dire, senza se e senza ma, che la decadenza debba essere decisa e al più presto. E sul più presto sono anche d'accordo, perché questa incertezza deve finire. Noi siamo dell'avviso che l'applicazione della legge Severino sia incostituzionale - spiega - che non si può applicare la legge Severino in forma retroattiva, e chiediamo che sia la Corte Costituzionale oppure la Corte del Lussemburgo a decidere. Metà Paese la pensa così, metà dei costituzionalisti la pensano così, i dubbi sono chiarissimi da questo punto di vista''. ''Non capisco - conclude - perché il Pd, alleato di maggioranza, insista in questa posizione se non per ragioni politiche''.
Dopo l'intesa raggiunta ieri sulla procedura da seguire per il caso Berlusconi, oggi invece non si raggiunge l'unanimità nella decisione sul calendario dei lavori che dovrebbe seguire la Giunta del Senato. "In assenza dell'unanimità - spiega Stefania Pezzopane (Pd) - dovrà essere domani il presidente a proporre il calendario".
All'inizio della seduta dell'Ufficio di presidenza della Giunta per le Immunità del Senato, il vicepresidente Giacomo Caliendo (Pdl), aveva proposto di arrivare ad un voto tra due settimane. Poi il Pdl aveva provato a correggere il tiro ipotizzando un voto entro venerdì della prossima settimana. Ma ormai le posizioni di Pd e Movimento 5 stelle, dopo l'iniziale presa di posizione di Caliendo, si erano irrigidite. Così è stato difficile riuscire ad arrivare ad una decisione unanime. I senatori grillini, infatti, proponevano di far lavorare la Giunta, se necessario, anche il finesettimana pur di arrivare ad un voto nei tempi più rapidi possibili. L'intenzione del Pd, invece, era quella di chiudere il capitolo 'relazione Augello' entro lunedì, al massimo martedì mattina. In questa situazione, dopo due ore di discussione, si è preferito affidare la decisione di fissare un calendario dei lavori al presidente della Giunta Dario Stefano.
Il socialista Enrico Buemi ha lasciato in anticipo l'Ufficio di presidenza per protestare contro ''l'atteggiamento del Pd che probabilmente vuol far cadere, con quest'atteggiamento, il governo Letta. Non si possono accettare dei diktat sul calendario dei lavori come quelli che stanno arrivando dal centrosinistra". ''Questa posizione di Buemi è kafkiana, ridicola e pretestuosa'', commenta il vicepresidente della Giunta Stefania Pezzopane. ''Soprattutto - osserva - perché lui non ha fatto nessuna di queste dichiarazioni in Ufficio di presidenza, ma solo a voi della stampa, e poi perché provengono da un uomo eletto nel Pd''.
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