ROMA - E' stata, come è noto, una battuta di Renzi su Fassina a portare alle dimissioni del viceministro dell'Economia che lascia in polemica con lo stesso segretario Pd accusato di volere "un partito padronale". E il sindaco di Firenze replica su Facebook: "Visione padronale? Non me ne ero accorto quando si trattava di confermare i capigruppo o di scegliere il presidente dell'assemblea o di tenere aperta la segreteria anche a persone non della maggioranza".
“Se il viceministro dell'Economia - in questi tempi di crisi - si dimette per una battuta, mi dispiace per lui. Se si dimette per motivi politici, grande rispetto", ha aggiunto riferendosi sempre a Fassina. Il vicesegretario si è dimesso in modo irrevocabile, consapevole che i suoi spazi di manovra, dentro un esecutivo nel quale Renzi vorrà dettare la linea, sono sempre più ristretti.
Renzi ha sempre assicurato di non voler nessun rimpasto al governo stile vecchia Repubblica: "A differenza di quello che avrebbe fatto la politica tradizionale il primo mio gesto non è stato chiedere il rimpasto, come Fassina mi ha chiesto su tutti i giornali. Continuo a non chiederlo". Di sicuro si sa che non "gradisce" il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Più Anna Maria Cancellieri (Giustizia) e qualcuno dei cinque ministri di Angelino Alfano. "Il rimpasto non è all'ordine del giorno - ha assicurato il leader del Pd - la mia squadra funziona. Il rilancio del governo passerà a gennaio attraverso il contratto di coalizione, non con un carosello di poltrone tipico della Prima Repubblica".
Sulla riforma del voto, invece, per Renzi la prossima settimana il momento della verità. "Abbiamo fatto tre proposte: su una Fi ha mostrato interesse, e aspettiamo risposte da quello che e' il secondo partito, su un'altra ha aperto Ncd mentre Grillo ha preso tempo. Perché non dovremmo farcela?". Il leader Pd ha semplificato, certo, le difficoltà dei veti incrociati e nella riunione, a quanto si apprende, ha ribadito che il perimetro per cercare un accordo parte dalla maggioranza di governo ma per arrivare in porto "non chiudiamo a nessuno". Una determinazione che alimenta i timori di chi sospetta che il vero obiettivo di Renzi siano le elezioni politiche a fine maggio. Il premier Letta non la pensa così ed è convinto che alla fine si troverà un'intesa dentro la maggioranza.
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