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giovedì 2 aprile 2015

TANGENTI GRANDI OPERE, arrestati altri 2 imprenditori


ROMA, 2 aprile -Altri due arresti da parte del Ros nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti per le Grandi Opere: ai domiciliari sono finiti due imprenditori, Salvatore Adorisio e Angelantonio Pica, accusati di corruzione in concorso con l'ex top manager delle Infrastrutture Ercole Incalza, il suo collaboratore Sandro Pacella e l'imprenditore Stefano Perotti, arrestati il 16 marzo. L'ordinanza di custodia cautelare, eseguita stamani dai carabinieri del Ros, è stata emessa il 31 marzo dal gip del tribunale di Firenze, su richiesta della Procura che indaga sulle tangenti per le Grandi opere. Adorisio e Pica ricoprono gli incarichi, rispettivamente, di presidente del Cda e di amministratore delegato della 'Green field System srl', società ritenuta costituita, secondo l'accusa, per "mediare i rapporti di natura corruttiva fra Pertotti, Incalza e Pacella, con l'erogazione di somme di denaro per questi ultimi due". A Perotti sarebbe stato invece garantito, quale contropartita, l'affidamento di incarichi di direzione lavori per numerose grandi opere infrastrutturali rientranti nella competenza della Unità Tecnica di Missione Grandi Opere del Ministero delle Infrastrutture, di cui Incalza era a capo. 

venerdì 20 marzo 2015

TANGENTI GRANDI OPERE, rischiano il posto 800 operai della Salerno-Reggio Calabria

ROMA, 20 marzo - L'inchiesta sulle tangenti nelle Grandi Opere sta mettendo a rischio il posto di 800 operai della Salerno-Reggio Calabria che lavorano nel cantiere di cui era direttore Stefano Perotti, arrestato il 16 marzo. "L'Anas - fa sapere la Fillea Cgil - ha disposto il blocco dei cantieri nel tratto Campotenese-Laino Borgo in provincia di Cosenza". "I lavoratori rischiano di pagare per colpe di altri", aggiunge. "Nelle prossime ore - spiega Walter Schiavella, segretario generale della Fillea Cgil - capiremo da Anas quanto potrà durare tale blocco, le cui cause sarebbero derivanti dalla mancanza del direttore dei lavori, quello Stefano Perotti indagato in questi giorni nell'ambito dell'indagine 'Sistema'. Da parte sua il contraente generale, Italsarc, sta provvedendo, attraverso le circa 55 imprese in subappalto, alla messa in sicurezza degli impianti".

"Da sabato quindi - prosegue Schiavella - 800 lavoratori non torneranno a lavorare. O meglio, da sabato 800 lavoratori rischiano di pagare per le colpe di altri, corrotti, corruttori e di un sistema di regole sbagliato e opaco". Un sistema che per il segretario Fillea "ha origine nella legge obiettivo e nell'istituto del contraente generale che, come diciamo da anni, sono stati un autentico fallimento, inadeguati sia allo scopo di realizzare opere nei tempi e con costi certi, ma anche all'intento di garantirne il rispetto della legalità, della sicurezza e della qualità del lavoro".

Per il sindacato "occorre subito dare risposte certe ed immediate agli 800 lavoratori - operai, impiegati, tecnici - o con la ripresa dei lavori nel pieno rispetto di sicurezza e legalità, o con idonei ammortizzatori sociali." "Cosa vuole fare, a questo punto, il governo Renzi?" domanda in conclusione il numero uno Fillea. "Fino ad oggi la riforma della legge sugli appalti non è stato nella agenda delle sue priorità. Le vicende di queste ultime ore mostrano quanto invece sia importante, ma si faccia attenzione a non proseguire sulla strada sbagliata percorsa da questo e dai precedenti governi, che sventolando la bandiera della semplificazione hanno di fatto abbassato il sistema delle regole, con le conseguenze devastanti che oggi sono sotto gli occhi di tutti".

martedì 3 marzo 2015

TANGENTI a PALERMO, arrestato (con le mani nel sacco) il presidente della Camera di Commercio

Roberto Helg
PALERMO, 3 marzo - Il presidente della Camera di commercio di Palermo, Roberto Helg, e' stato arrestato con l'accusa di aver chiesto, in qualita' di vce presidente della Gesap, la societa' di gestione dell'aeroporto "Falcone e Borsellino" di Palermo, una tangente di 100.000 euro per la concessione della proroga dell'affitto di un ristorante nello stesso scalo.
La richiesta e la consegna del denaro – fasi entrambe integralmente monitorate dalla polizia giudiziaria – ha fatto registrare la classica sequenza estorsiva consistente nella prospettazione, da parte dell’Helg, della difficoltà dell’operazione di rinnovo se non supportata dal suo prezioso intervento e, da parte del commerciante, nell’adesione all’illecito pagamento, in ordine al quale l’uomo pubblico ha preteso, oltre alla consegna di una somma in contanti di 50.000,00 euro, l’impegno da parte del commerciante alla corresponsione rateale di 10.000,00 euro al mese con il contestuale rilascio, in funzione di garanzia dell’impegno, di un assegno in bianco del residuo importo di 50.000,00 euro.
Al sopraggiungere della polizia giudiziaria nell'ufficio del Presidente Helg attorno alle 17,00 di ieri questi aveva già ricevuto il titolo, subito riposto nella tasca della giacca, e sulla sua scrivania era presente una busta con 30.000,00 euro contanti. Il contestuale colloquio intercettato dalla polizia giudiziaria era in termini del tutto coerenti con la vicenda estorsiva.
Interrogato dai magistrati della Procura, a fronte di specifiche e dettagliate contestazioni, Roberto Helg ha fatto rilevanti ammissioni sulle quali sono in corso indagini.

giovedì 11 settembre 2014

INDAGATO per mega tangente in Nigeria (190 milioni di dollari) l’amministratore delegato di Eni Descalzi

Claudio Descalzi
MILANO - Il nuovo amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, risulta indagato dalla Procura di Milano con l'ipotesi di corruzione internazionale.
Secondo quanto riporta il Corriere della sera, Descalzi sarebbe sotto inchiesta in relazione a una concessione petrolifera in Nigeria, per la quale sarebbe stata pagata una 'mega tangente' di cui oggi la Corte di Londra avrebbe effettuato un sequestro preventivo per 190 milioni di dollari. Insieme a lui sarebbero indagati il nuovo capo della Divisione esplorazioni, Roberto Casula, Paolo Scaroni e Luigi Bisignani.
L'autorità giudiziaria inglese, su richiesta della Procura di Milano, ha sequestrato a un intermediario nigeriano due depositi anglo-svizzeri da 110 e 80 milioni di dollari, un quinto di quello che nel 2011 Eni avrebbe pagato (con Paolo Scaroni amministratore e Descalzi a capo della divisione Oil) al governo nigeriano per la concessine del campo di esplorazione petrolifera Opl-245 della società Malabu.

L'Eni aveva detto di aver trattato solo con il governo nigeriano.
   

mercoledì 8 gennaio 2014

L'Aquila, otto indagati (anche l'attuale vicesindaco) per tangenti post terremoto

L'AQUILA - Otto indagati, quattro dei quali posti agli arresti domiciliari: è l'esito dell'inchiesta "Do ut des" della procura de L'Aquila relativa ad appalti legati alla ricostruzione post-terremoto del 2009. Le accuse per le persone coinvolte sono, a vario titolo, di millantato credito, corruzione, falsità materiale e ideologica e appropriazione indebita. Tra le otto persone coinvolte spicca il nome dell'attuale vicesindaco de L'Aquila, Roberto Riga, indagato, all'epoca dei fatti assessore all'urbanistica, che però parla di "fulmine a ciel sereno su una vicenda che non conosco" e confida "nella magistratura alla quale fornirò elementi per mettere in evidenza la mia piena estraneità".
Personaggi di primo piano anche due dei quattro arrestati ai domiciliari: Pierluigi Tancredi, 60 anni, attuale dirigente dell'Asl 1, più volte assessore della giunta di centrodestra negli anni Duemila, all'epoca dei fatti consigliere comunale delegato per il recupero e la salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della città, e Vladimiro Placidi, 57 anni, assessore comunale alla Ricostruzione dei beni culturali dopo il terremoto nel primo mandato del sindaco, Massimo Cialente, nonché direttore del Consorzio dei beni culturali della Provincia.
Ai domiciliari anche Daniela Sibilla, 38 anni, dipendente collaboratrice del Consorzio beni culturali e già collaboratrice di Tancredi durante i suoi mandati di assessore, e Pasqualino Macera, 56 anni, all'epoca funzionario responsabile Centro-Italia del Mercatone Uno. Oltre a Riga, gli altri denunciati sono Mario Di Gregorio, 45 anni, direttore del settore Ricostruzione pubblica e patrimonio del Comune de L'Aquila, all'epoca dei fatti funzionario responsabile dell'ufficio Ricostruzione; Fabrizio Menestò, 65 anni, ingegnere di Perugia, all'epoca direttore e progettista dei lavori per le opere provvisionali di messa in sicurezza di palazzo Carli, sede del rettorato dell'Università; Daniele Lago, 40 anni, imprenditore di Bassano del Grappa e amministratore delegato della Steda Spa, aggiudicataria di alcuni appalti. Sono 13 le perquisizioni svolte presso alcune ditte, abitazioni private e dentro gli uffici del Comune de L'Aquila.
I reati, secondo l'accusa, sarebbero stati commessi nel capoluogo nel periodo che va dal settembre 2009, pochi mesi dopo il terremoto, al luglio 2011; l'entità delle presunte tangenti contestate è di 500mila euro, mentre è stata accertata l'appropriazione indebita di 1 milione e 268mila euro da parte di alcuni indagati attraverso la contraffazione della documentazione contabile relativa al pagamento di alcuni lavori.
Secondo gli inquirenti a L'Aquila esisteva un sistema corruttivo in base al quale alcuni imprenditori interessati ai lavori per la ricostruzione post-terremoto pagavano tangenti, sia in denaro sia attraverso la consegna di moduli abitativi provvisori, a funzionari pubblici per aggiudicarsi appalti relativi a lavori di messa in sicurezza.

mercoledì 9 ottobre 2013

Roma, tangenti sui bus, indagato anche Alemanno

ROMA - L'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è indagato dalla procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte tangenti versate da Menarini Bus per la fornitura di 45 bus alla societàRoma Metropolitane. Lo riferiscono fonti giudiziarie, secondo cui il reato ipotizzato per Alemanno è di finanziamento illecito. Oltre l'ex sindaco sono indagate altre 19 persone, tra cui l'ex presidente diFinmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini. Anche per lui l'accusa è di finanziamento illecito. Quindici, complessivamente, gli indagati: tra questi Riccardo Mancini, ex a.d. dell'Ente Eur, Pietro Di Paolantonio, ex assessore regionale del Lazio al tempo della Giunta Polverini. A seconda delle posizioni vengono contestati anche il reato di corruzione e reati fiscali. 
Gli altri indagati sono l'imprenditore Edoardo D'Incà Levis, Roberto Ceraudo, ex a.d. di Menarini bus, Marco Iannilli, commercialista, nonché i manager e dirigenti di azienda Fabrizio Testa, Giuseppe Mongello, Patrizio Monaco, Giuseppe Comes, Girolamo De Sanctis, Maurizio Canto ed Emanuele Pavia. Nei mesi scorsi gli accertamenti culminarono nell'emissione di ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Mancini e Ceraudo.
 "Per quello che mi risulta si tratta della coda di una vecchia inchiesta. Un atto dovuto per i necessari approfondimenti da parte degli inquirenti. Sono sereno e ho fiducia nel lavoro della magistratura". Lo dichiara in una nota Gianni Alemanno.

lunedì 24 giugno 2013

Favoritismi e “cricca”: la Procura indaga sul Ministero dell’istruzione


ROMA - Venti di tempesta sul ministero dell’Istruzione, università e ricerca (Miur). La procura di Roma avrebbe aperto un’indagine a seguito di un dossier anonimo in cui si fa riferimento a una presunta “cricca” che avrebbe favorito alcune ditte formulando bandi di gara su misura in cambio di tangenti, favori e assunzioni. L’indagine coinvolgerebbe alcuni dirigenti, collaboratori e consulenti del ministero e l’accusa formulata sarebbe quella di abuso d’ufficio. Le indagini si inserirebbero nello stesso filone delle inchieste giornalistiche avviate da Il Fatto Quotidiano e Report relative a una serie di presunti sprechi e favoritismi.

mercoledì 12 giugno 2013

Tangenti sanità in Abruzzo: i pm chiedono 12 anni per Ottaviano Del Turco

Ottaviano Del Turco
PESCARA - I pm di Pescara, Giampiero Di Florio, e Giuseppe Bellelli, hanno chiesto la condanna a 12 anni di reclusione per l'ex governatore della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco. Del Turco è imputato per presunte tangenti nella sanità privata abruzzese, per concussione, associazione per delinquere, falso, abuso e truffa.
Durante il lunghissimo dibattimento non sono emerse prove dirimenti delle accuse, semmai il contrario: il testimone-chiave è stato più volte smentito.  Ad accusare Del Turco è stato  l’ex titolare della clinica privata Villa Pini di Chieti Vincenzo Angelini,  imputato e allo stesso tempo parte offesa nel processo (per lui sono stati chiesti 3 anni di reclusione). Nel 2008 in sette interrogatori fiume affermò ai magistrati di aver pagato tangenti per un totale di circa 15 milioni di euro ad alcuni amministratori regionali in cambio di favori. Nello specifico Del Turco è accusato di aver intascato mazzette per cinque milioni e 800mila euro, di cui non si è mai trovata alcuna traccia. Per questa vicenda fu arrestato il 14 luglio 2008 insieme ad altre nove persone, tra le quali assessori e consiglieri regionali. L’ex presidente finì in carcere a Sulmona per 28 giorni e trascorse altri due mesi agli arresti domiciliari. A seguito dell’arresto, Del Turco il 17 luglio 2008 si dimise dalla carica di presidente della Regione e con una lettera indirizzata all’allora segretario nazionale Walter Veltroni si auto-sospese dal Pd, di cui era uno dei 45 saggi fondatori nonchè membro della Direzione nazionale. Le dimissioni comportarono lo scioglimento del Consiglio regionale e il ritorno anticipato alle urne per i cittadini abruzzesi.
Le richieste sono arrivate al termine della requisitoria dei pm che è ripresa questa mattina con l'elenco, accompagnato dalle immagini, delle presunte tangenti che Vincenzo Angelini avrebbe consegnato all'ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco, all'ex segretario di presidenza Lamberto Quarta e all'ex capogruppo del Pd Camillo Cesarone. Alcuni capi di imputazione in cui è contestata la concussione sono stati definiti come "la primavera delle tangenti", mentre la presunta mazzetta ricevuta da Quarta al bar pasticceria Veronese è stata definita come un "caffè condito con mazzetta da 100 mila euro". I pm sono poi arrivati alla presunta tangente da 200 mila euro che sarebbe state consegnata a Del Turco a Collelongo. "È Angelini quello che nella foto entra in casa di Del Turco", ha detto Di Florio, e "le mele ricevute in cambio non sono state comprare da Angelini a Trasacco ma è stato l'ex presidente a dargliele". Secondo la procura Angelini sarebbe stato a Collelongo tra le 16.46 e le 18.01 e i pm hanno aggiunto che per questo episodio la difesa di Del Turco "non è mai riuscita a dare una prova logica alternativa". La decisione del Tribunale è attesa per il 18 luglio.

giovedì 28 febbraio 2013

Venezia: tangenti, arrestato l’a.d. della società di costruzioni Mantovani

Piergiorgio Baita

VENEZIA - lI nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Venezia ha arrestato Piergiorgio Baita, a.d. e presidente dellaMantovani spa, impresa di costruzioni tra le più importanti del Nordest. L'arresto è avvenuto nell'ambito di un'inchiesta della magistratura veneziana su tangenti. La Mantovani è presente nelle principali opere di quella zona d'Italia, come il passante di Mestre e il Mose di Venezia.
Sono complessivamente 5 le persone arrestate e una ventina le persone indagate dai finanzieri, che stanno eseguendo 45 perquisizioni tra le province di Padova, Venezia, Bologna e Lecco. L'indagine è una propaggine dell'operazione "Aria nuova" che ha portato nel 2011 all'arresto di varie persone tra cui, per corruzione, l'ex ad dell'autostrada Venezia-Padova, Lino Brentan, per aver assegnato lavori a trattativa diretta aggirando le normali procedure d'appalto.
Secondo le prime informazioni gli accusati avrebbero lucrato su alcuni grandi appalti regionali affidati con il metodo del project financing, trasferendo poi illecitamente diverse somme di denaro all'estero. Sono stati per questo sequestrati anche alcuni conti correnti in una banca di San Marino. Tra gli arrestati figura anche Claudia Minutillo, che negli anni scorsi ha lavorato in regione come segretaria di Giancarlo Galan. Nell'inchiesta però non figurano coinvolti politici.
Baita le aule di giustizia, addirittura anche il carcere, li ha già conosciuti. Nei primi anni Novanta, in piena bufera di Mani pulite a Milano e quando a Venezia erano finiti sotto inchiesta i ministri Gianni De Michelis e Carlo Bernini per gli appalti veneti, Baita era stato arrestato e aveva illustrato al pubblico ministero il sistema delle tangenti, poi venne prosciolto. Nel 2003 era finito sotto inchiesta per evasione fiscale, ma se l’era cavata con un patteggiamento, una pena di sei mesi, cancellati grazie al pagamento di poco meno di novemila euro

giovedì 14 febbraio 2013

Berlusconi e Finmeccanica: tangenti in certi Paesi? esistono, inutili i moralismi


ROMA - "La tangente è un fenomeno che esiste non si possono negare le situazioni di necessità se si va trattare nei Paesi del terzo mondo o con qualche regime". Lo afferma Silvio Berlusconi, parlando delle inchieste su Finmeccanica. Commentando il blocco delle commesse indiane il leader del Pdl aggiunge: "L'India è un Paese fuori dalla sfera occidentale, sono moralismi assurdi così non si fa l'imprenditore".
Gianfranco Fini "ha tradito perche' voleva essere il presidente incaricato di formare il governo". Lo ha poi sottolineato Berlusconi, che era ospite di 'Agora'' su Raitre.

martedì 12 febbraio 2013

Arrestato il presidente di Finmeccanica Orsi: corruzione internazionale


BUSTO ARSIZIO - Il presidente di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, e' stato arrestato. Il provvedimento e' stato emesso dal gip del tribunale di Busto Arsizio.  L'accusa nei confronti del presidente di Finmeccanica è di corruzione internazionale, peculato e concussione, per le presunte tangenti che sarebbero state pagate per la vendita di 12 elicotteri al governo indiano. Il gip di Busto Arsizio ha disposto anche gli arresti domiciliari per l'ad di Augusta Westland, Bruno Spagnolini, con le stesse accuse. L'ordine di arresto, emesso dal gip di Busto Arsizio, riguarda anche i presunti intermediari della tangente: Guido Hascke e Carlo Gerosa. I due sono residenti in Svizzera e, quindi, dovranno essere attivate le procedure per l'estradizione.

giovedì 7 febbraio 2013

L’a.d. di Eni Scaroni indagato per corruzione: maxitangente a funzionari algerini. Crolla il titolo in Borsa


MILANO - L'ad dell'Eni, Paolo Scaroni, è indagato per corruzione internazionale nell'ambito dell'inchiesta su una presunta maxitangente da quasi 200 milioni di euro per gli appalti Saipem in Algeria Gli investigatori della Gdf stanno perquisendo la casa dell'Ad di Eni, Paolo Scaroni, a Roma e la sede dell'Eni a San Donato Milanese e gli uffici di Saipem.  Nell'inchiesta sono indagate altre sette persone: t Pietro Varone, dirigente Saipem, Tullio Orsi, ex dirigente Saipem, Pietro Tali, ex ad Saipem, Alessandro Bernini, ex direttore finanziario Saipem, Antonio Vella, altro dirigente Saipem, come Nerio . E' indagato anche Farid Bedjaoui, il presunto intermediario a cui era riconducibile la società di Hong Kong 'collettrice' delle mazzette "Siamo totalmente estranei". Questa la prima dichiarazione di Scaroni .
L'ad di Eni, secondo l’accusa, avrebbe incontrato a Parigi un intermediario di una società di Hong Kong, à che avrebbe fatto da collettore delle tangenti destinate a funzionari pubblici algerini per gli appalti Saipem. E' quanto si è appreso da fonti qualificate in ambienti giudiziari.
Crolla Eni in Borsa. Il titolo chiude a -4,62%. Saipem invece guadagna oltre il 5%. 

martedì 29 gennaio 2013

Mps, il procuratore: “Situazione esplosiva”. Emerge “la banda del 5%”


SIENA - "Non posso dirvi nulla, la situazione è esplosiva e incandescente, stiamo parlano del terzo gruppo bancario italiano". Lo ha detto il procuratore di Siena, Tito Salerno, rispondendo ai giornalisti sulla vicenda Mps. Salerno non è entrato nei dettagli limitandosi a ribadire che i magistrati si trovano di fronte ad un'inchiesta molto "complessa" e che la situazione è "fluida".
Emergono intanto nuovi elementi sul caso Mps. La Gdf di Milano ha rivelato che i responsabili dell'area finanza della banca senese e della filiale di Londra, Gianluca Baldassarri e Matteo Pontone, erano conosciuti come "la banda del 5%", perché "su ogni operazione prendevano tale percentuale". La frase, riportata in un'informativa agli atti dell'indagine milanese, venne pronunciata dall'ex funzionario di Dresdner,Antonio Rizzo, sentito come testimone nel 2008.
Rizzo venne sentito il 13 ottobre 2008 dal pm Roberto Pellicano, titolare di un'inchiesta sulla finanziaria svizzera Lutifin e che riguarda anche un derivato comprato da parte di Monte dei Paschi di Siena alla banca tedesca. Nel verbale parla di un incontro avvenuto nel novembre 2007 tra lui e altri due funzionari della Dresdner durante il quale, quello che si occupava della vendita dei prodotti finanziari strutturati, "caldeggiava l'operazione di riacquisto di un pacchetto titoli strutturato da Mps Londra".

"Faccio presente - si legge nel verbale - che parlo di riacquisto in quanto lo stesso pacchetto era stato venduto da Dresdner a Mps Londra in precedenza. Nell'occasione si venne a sapere che Dresdner per l'operazione, avrebbe pagato una somma a titolo di intermediazione, a tale Lutifin di Lugano. Cutolo (uno dei due funzionari della Dresdner, ndr) rimase sorpreso e disse che era assurdo pagare per una intermediazione per un affare che Dresdner poteva tranquillamente fare da sola. Tale assurdità era accentuata dal fatto che in occasione della vendita da Dresdner a Mps era stato utilizzato un intermediario diverso da Lutifin".
Rizzo afferma poi che nel marzo del 2008 era andato a raccontare quanto accaduto con Mps all'organismo di controllo interno di Dresdner "e mi è stato comunicato che sarebbe stata aperta un'indagine". Qualche giorno dopo in una cena con Michele Cortese, l'uomo che si occupava della vendita di prodotti finanziari per Dresdner Bank-London Branch, quest'ultimo gli disse che "a suo avviso, ma il fatto sembrava notorio, Pontone e Baldassarri (il primo all'epoca responsabile della filiale di Londra di Mps e il secondo capo di Pontone, ndr) avevano percepito una commissione indebita dell'operazione per il tramite di Lutifin. Mi disse anche che i due erano conosciuti come la banda del 5% perché su ogni operazione prendevano tale percentuale".



mercoledì 24 ottobre 2012

Tangenti a Sesto San Giovanni: arrestato l’architetto Sarno

L'architetto Renato Sarno

MILANO - La Gdf di Milano ha arrestato per concussione l'architetto Renato Sarno su ordine del del Gip di Monza, Anna Magelli nell'ambito di un filone dell'inchiesta sul sistema di tangenti a Sesto S.Giovanni nella quale è indagato l'ex vicepresidente del Consiglio regionale, Filippo Penati, non coinvolto, a quanto pare in quest'ultima vicenda.
Renato Sarno è accusato di aver indotto l'immobiliarista Edoardo Caltagirone a stipulare un contratto di consulenza per un milione di euro ottenendo come 'anticipazione' 367 mila euro in assenza di prestazioni professionali. Un pagamento destinato, secondo l'accusa, a favorire progetti edilizi in Comune. Nell'ambito dell'inchiesta assieme all'architetto Renato Sarno è indagato in concorso per il reato di concussione anche l'ex direttore generale del Comune di Sesto Marco Bertoli.

martedì 16 ottobre 2012

Corruzione: indagati a Bergamo i vertici di Cl per una discarica di amianto


MILANO - La guardia di finanza di Milano ha perquisito gli uffici di Rossano Breno, presidente della Compagnia delle Opere di Bergamo, e del suo vice nell'ambito dell'inchiesta sul caso Nicoli Cristiani. I due sono indagati per corruzione. L'indagine è legata all'autorizzazione regionale, rilasciata dalla giunta Formigoni, per l'apertura di una discarica di amianto in provincia di Cremona.
Gli indagati secondo gli inquirenti avrebbero utilizzato gli uffici delle proprie società "per stringere gli accordi criminosi con un imprenditore locale e per formare documentazione idonea a giustificare i pagamenti corruttivi".
Presidente e vicepresidente della Compagnia delle Opere avrebbero chiesto come contropartita anche la realizzazione da parte dell'imprenditore di una scuola di Cl che si trova in provincia di Bergamo. Si tratterebbe, secondo indiscrezioni, della scuola La Traccia di Calcinate. I lavori sarebbero stati realizzati gratis da Locatelli, il quale in un verbale di interrogatorio davanti ai pm, parla della cerimonia inaugurale della scuola, avvenuta alla presenza di autorità civili e religiose.

Nell'ambito dell'inchiesta sulla discarica di amianto aperta nel Cremonese, per la quale era stato arrestato l'ex vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, Franco Nicoli Cristiani, i magistrati milanesi stanno facendo accertamenti anche sulla delibera approvata il 20 aprile 2011 "su proposta del presidente Roberto Formigoni" con la quale si dava il via libera alla realizzazione della discarica nonostante l'opposizione della Provincia di Cremona preoccupata dal rischio di inquinamento delle falde acquifere.

Proprio per quella discarica Nicoli Cristiani avrebbe chiesto tangenti. Ma non solo: a quanto pare la delibera contestata non risulterebbe pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione.

martedì 24 aprile 2012

La Lega: nessuna tangente da Finmeccanica


MILANO - La Lega nord non ha mai preso tangenti da nessuno ed è "totalmente estranea" alla vicenda Finmeccanica.
Lo ribadisce oggi il Carroccio in una nota, dopo la notizia di ieri di perquisizioni e sequestri da parte dei magistrati napoletani a Lugano, in Svizzera, nell'ambito di un'indagine sul gruppo aerospaziale in relazione a quella che è stata definita una presunta mega tangente per il partito di Umberto Bossi.
"La Lega Nord è totalmente estranea a questa vicenda", si legge nel comunicato diffuso stamani.
"La Lega Nord non ha mai preso tangenti né da Finmeccanica né da nessun altro", precisa la nota, aggiungendo che "chi associa la Lega Nord a questa vicenda sarà perseguito in sede civile e penale".

venerdì 20 aprile 2012

Il presidente del Panama: macché tangenti, è una soap opera

PANAMA CITY - Il Presidente di Panama Ricardo Martinelli ha smentito oggi di aver ricevuto tangenti da Valter Lavitola, arrestato la scorsa settimana a Napoli al suo arrivo dall'Argentina e indagato, tra l'altro, per corruzione internazionale.

In un conferenza stampa tenuta nella tarda serata di ieri, Martinelli ha definito le accuse "un'invenzione giornalistica che punta a macchiare la mia immagine e quella di Panama". "Sono sicuro che questa soap opera finirà presto e alla fine delle soap opera i buoni trionfano sempre e viene a galla la verità", ha aggiunto.

Ieri magistrati panamensi hanno incontrato i pm della Procura di Napoli che stanno conducendo l'indagine sulla corruzione a Panama, in relazione al progetto, poi saltato, di costruire quattro carceri modulari in altrettante città del Paese.



Un servizio turistico su Panama City su http://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8243312750985391206#editor/target=post;postID=8382261430323218072

mercoledì 7 marzo 2012

Il Pd chiede le dimissioni del presidente del consiglio regionale lombardo Boni indagato per corruzione. Il giro di tangenti potrebbe essere finito anche alla Lega


Il presidente del consiglio regionale lombardo Davide Boni

MILANO - Il presidente del Consiglio regionale lombardo Davide Boni, indagato per corruzione nell'inchiesta milanese che punta a far luce su un giro di tangenti che sarebbero state utIlizzate anche per iniziative della Lega, potrebbe chiedere di farsi interrogare. Lo ha spiegato l'avvocato Federico Cecconi, chiarendo che "l'interrogatorio è una opzione, assieme a quella di presentare memorie difensive" in un contesto di "massima disponibilità e dialogo". Da oggi, ha aggiunto l'avvocato, "comincia il nostro processo". 


Il "complotto"  Il "la" lo dà Umberto Bossi: "«Vogliono distruggerci - avrebbe detto il capo padano -. Usano tutti i mezzi, ma non ci riusciranno. Anzi, la Lega prenderà ancora più voti. Chissenefrega dei giudici... " Dice il capogruppo della Lega alla Camera, Giampaolo Dozzo: "Non ci sorprende affatto il comportamento della magistratura. Visto che una settimana dopo la presentazione dell'emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati è arrivato un avviso di garanzia al firmatario di quel testo (Gianluca Pini, ndr), non ci sorprende che i magistrati abbiano un occhio di riguardo nei nostri confronti". Insomma, il coinvolgimento padano sarebbe una sorta di ritorsione dei magistrati. L'interpretazione dell'eurodeputato Matteo Salvini: "Non sono un complottista, ma posso dire che è sicuramente una coincidenza strana che si stia montando tutto un sistema intorno alla Lega, che è rimasta l'unica forza politica d'opposizione, anche mediaticamente parlando".

Valmaggi (Pd): Dimissioni  "Auspichiamo che a tutela di se stesso e delle istituzioni, le sue dimissioni dall'Ufficio di presidenza arrivino al più presto". Sara Valmaggi (Pd), uno dei due vicepresidenti del Consiglio regionale della Lombardia, é tornata così a chiedere le dimissioni del presidente Boni. Una richiesta già avanzata ieri dalle opposizioni, ma che finora non ha avuto risposta. 
All'indomani della diffusione della notizia dell'indagine, la Valmaggi dice di "non credere mai ai complotti", come hanno invece sostenuto esponenti leghisti. "L'aspetto giudiziario è solo la punta dell'iceberg - ha ribadito l'esponente del Pd interpellata a margine di un convegno sulle donne al Pirellone -. Il dato politico è l'incapacità di tenuta di questa maggioranza, di cui il presidente Formigoni dovrebbe prendere atto. Il vero risanamento passa dal ritorno alle urne".

Formigoni: Niente contro la giunta  Non c'è nulla di addebitato contro di me e contro la giunta, Boni dovrebbe spiegarsi pubblicamente visto che dice di essere estraneo". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, intervistato da Tgcom24 dopo l'inchiesta che ha coinvolto il presidente del Consiglio regionale. "Boni ha detto che può dimostrare la sua totale estraneità. Se emergerà un danno contro la Regione Lombardia ci costituiremo parte civile".
Roberto Formigoni

"C'è una questione morale su cui è bene che tutti, non certo solo la politica, riflettano", ha aggiunto il presidente della Regione Lombardia. Tutti insieme questi, ha sottolineato Formigoni, "sono fatti dolorosissimi che indeboliscono il sistema e la fiducia dei cittadini, non ci deve essere un gioco di scaricabarile fra i partiti".

"Di fronte alle richieste di elezioni anticipate da parte dell'opposizione, il governatore lombardo ha poi replicato: "Stiamo ottenendo risultati importanti, la nostra azione di governo proseguirà". Secondo Formigoni, quattro incriminazioni su cinque membri dell'ufficio di presidenza "determinano certo un quadro grave, ma ricordo che le responsabilità sono personali e non toccano l'attività della Giunta".

Alla domanda di Tgcom24 su cosa sta succedendo in Lombardia, Formigoni risponde:" Ricordiamo che il primo a finire nei guai è stato il mio competitore Penati contro il quale sono state mosse accuse pesantissime. Ora ci sono persone contro cui sono state mosse accuse gravi e se saranno verificate dovranno essere sanzionate. Non ho parlato con Boni e mi attendo che sia lui a spiegarsi pubblicamente visto che ha sostenuto al sua totale estraneità".
L'imprenditore Luigi Zunino

Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e del pm Paolo Filippini, Boni e il capo della sua segreteria Dario Ghezzi, avrebbero gestito "affari illeciti" e spartito tangenti che l'architetto Michele Ugliola e il cognato Gilberto Leuci avrebbero concordato con alcuni imprenditori, tra cui Luigi Zunino e Francesco Monastero (legato al gruppo Sile Costruzioni).
Il tutto affinché alcuni amministratori locali, anche essi destinatari di parte dei profitti illeciti, favorissero gli interessi immobiliari degli imprenditori in diverse aree di Milano e dell'hinterland, soprattutto per la realizzazione di centri commerciali. In alcuni casi si tratta di progetti ancora "attuali". Boni, in particolare, avrebbe ricevuto, tra il 2008 e il 2010 quando era assessore regionale all'Edilizia e al Territorio, buste di contanti anche nei suoi uffici in Regione. Mazzette per un totale di oltre un milione di euro, tra soldi promessi ed effettivamente versati, finiti anche nelle mani di Ghezzi e che sarebbero andati non nelle tasche dei due ma - questa è l' ipotesi degli inquirenti - a finanziare in ordine sparso le iniziative estemporanee della Lega, attraverso esponenti locali.

giovedì 21 luglio 2011

L'ex assessore regionale al turismo della Lombardia Propserini di nuovo agli arresti per corruzione e false fatturazioni

Piergianni Prosperini
MILANO - L'ex assessore regionale al turismo e allo sport Piergianni Proseprini e' finito agli arresti domiciliari con le accuse di corruzione e false fatturazioni in relazione a tangenti ricevute per favorire un imprenditore in una gara d'appalto per la promozione di eventi in Valtellina. L'inchiesta è condotta dalla procura di Milano. Prosperini era finito in carcere nel 2009 e aveva patteggiato una condanna a 3 anni e 5 mesi per altre vicende di tangenti. I militari della Guardia di finanza, oltre a Prosperini, hanno notificato un provvedimento di arresti domiciliari a un imprenditore valtellinese. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal gip Andrea Ghinetti, su richiesta del procuratore aggiunto Alfredo Robledo e del pm Paolo Storari. Ai due è stata contestata l'ipotesi di corruzione legata in particolare ad appalti per la costruzione di stand fieristici per la promozione di eventi in Valtellina in occasione della Borsa Internazionale del Turismo.

Nell'indagine sono indagati anche altre due persone, in passato collaboratori dell'ex assessore Prosperini, in passato militante della Lega Nord e poi passato ad Alleanza Nazionale. Il primo, attualmente dirigente della Regione Lombardia, è accusato di truffa aggravata ai danni della Regione stessa; il secondo, funzionario del Consiglio regionale, è stato denunciato per ipotesi di corruzione. Contestualmente, sono in corso anche sequestri di denaro, per 250 mila euro, nei confronti di due emittenti televisive locali per aver ricevuto commesse regionali dal politico, a seguito di appalti manipolati. Il gip ha respinto la richiesta di arresto per Prosperini avanzata dalla Procura nella parte che riguarda presunto traffico di armi in Eritrea sostenendo che per questo filone di indagine non sussistono le esigenze cautelari.