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mercoledì 21 agosto 2013

Algeria: ragazzi minacciano un suicidio collettivo dal tetto di un palazzo. Uno lo ha già fatto


ALGERI - Un gruppo di ragazzi è salito sul tetto di un palazzo di Mostagem, in Algeria, per compiere un suicidio collettivo. Uno di loro, riferisce el Watan, si è lanciato nel vuoto ed è morto nell'impatto con il terreno. Incomprensibili, al momento, le motivazioni del gesto. Il palazzo è circondato da unità della Gendarmeria che stanno cercando di dissuadere i giovani con una lunga trattativa.

giovedì 7 febbraio 2013

L’a.d. di Eni Scaroni indagato per corruzione: maxitangente a funzionari algerini. Crolla il titolo in Borsa


MILANO - L'ad dell'Eni, Paolo Scaroni, è indagato per corruzione internazionale nell'ambito dell'inchiesta su una presunta maxitangente da quasi 200 milioni di euro per gli appalti Saipem in Algeria Gli investigatori della Gdf stanno perquisendo la casa dell'Ad di Eni, Paolo Scaroni, a Roma e la sede dell'Eni a San Donato Milanese e gli uffici di Saipem.  Nell'inchiesta sono indagate altre sette persone: t Pietro Varone, dirigente Saipem, Tullio Orsi, ex dirigente Saipem, Pietro Tali, ex ad Saipem, Alessandro Bernini, ex direttore finanziario Saipem, Antonio Vella, altro dirigente Saipem, come Nerio . E' indagato anche Farid Bedjaoui, il presunto intermediario a cui era riconducibile la società di Hong Kong 'collettrice' delle mazzette "Siamo totalmente estranei". Questa la prima dichiarazione di Scaroni .
L'ad di Eni, secondo l’accusa, avrebbe incontrato a Parigi un intermediario di una società di Hong Kong, à che avrebbe fatto da collettore delle tangenti destinate a funzionari pubblici algerini per gli appalti Saipem. E' quanto si è appreso da fonti qualificate in ambienti giudiziari.
Crolla Eni in Borsa. Il titolo chiude a -4,62%. Saipem invece guadagna oltre il 5%. 

lunedì 21 gennaio 2013

Algeri, parla il primo ministro: uccisi 37 ostaggi, molti con un colpo alla testa

IS AMENAS- Rottami di fuoristrada dei terroristi all'esterno dell'impianto petrolifero (sotto)

ALGERI - Nell'attacco al sito di In Amenas, in Algeria, sono rimasti uccisi 37 ostaggi, di otto differenti nazionalità. Lo ha reso noto il primo ministro, Abdelmalek Sellal. Dopo l'assalto sono stati uccisi 29 terroristi e altri tre sono stati arrestati, ha aggiunto il premier, confermando che il gruppo era comandato da un algerino. I terroristi erano di otto nazionalità: Algeria, Tunisia, Egitto, Mali, Niger, Mauritania e Canada.
L'attacco terroristico è stato progettato per 2 mesi e il gruppo terroristico è stato guidato da Bencheneb Amine. Sellal ha inoltre aggiunto che molti degli ostaggi sono stati assassinati con un colpo d'arma da fuoco alla testa. Inoltre, il primo ministro ha annunciato che i terroristi venivano dal nord del Mali ed erano in tutto 32.
A decine i lavoratori algerini sono già tornati ieri al campo base del complesso, che si trova a circa 250 km da Illizi, mentre la valutazione dei danni di impianti industriali causati dall'attacco terroristico è in programma da oggi, in una prima fase, prima di sostituire apparecchiature danneggiate.
Due torri del complesso per estrarre il gas CO ² (in carbonio)  sono parzialmente annerite dal fuoco. "Queste due torri sono state leggermente influenzate dall'esplosione di un'autobomba," spiega Kamel Haouas,  di Sonatrach, ai giornalisti a margine della visita al sito del Ministro dell'Energia e delle Miniere Youcef Yousfi.
"Ho trovato che il danno non è molto importante” ha detto Yousfi , aggiungendo che'' ci sarà anche da controllare i servizi in camera controllo, prima di  riavviare (la fabbrica).''
'' I danni sono stati limitati dalle forze di intervento rapido dell'esercito nazionale, ma anche dai lavoratori e dai manager di Sonatrach, che hanno bloccato la produzione nei primi momenti dell'attacco,'' ha precisato il ministro.
In effetti, le tracce dell'attacco del gruppo terrorista armato e l'assalto da parte delle forze speciali per liberare gli ostaggi rimangono visibili all'interno e intorno al sito.
Oltre alle due torri di estrazione di CO ², intorno al complesso si notano le carcasse annerite  di una decina di veicoli 4x4 utilizzati dai terroristi e distrutti dall'esercito.
Il complesso che costa 2 miliardi di dollari ha aumentato il volume delle esportazioni di gas algerino verso il mercato europeo.

Algeria: gli ostaggi morti sono 48 e 20 non si trovano



ALGERI - Almeno 48 ostaggi sono morti in quattro giorni di assedio presso l’impianto di gas algerino di Is Amenas. i rapporti dicono che i  25 corpi ritrovati presso il complesso ieri erano tutti di prigionieri.
La ricerca continua nell’impianto di gassificazione, perché ben 20 ostaggi sono tuttora irreperibili.
Cinque presunti aggressori islamici sono stati arrestati. Le autorità algerine avevano detto che tutti e 32 i sequestratori erano stati uccisi, ma  l'organizzatore  dell'attacco, Mokhtar Belmokhtar, aveva invece precisato che erano 40 i militanti che ne avevano preso parte.
L'impianto, che è responsabile di più di un decimo della produzione totale di gas algerino, si prevede riprenda la produzione martedì.
Altri sviluppi:
  • Sei filippini sono stati uccisi e quattro sono mancanti, ha confermato il governo di Manila 
  • Tre britannici sono stati confermati morti e altri tre sono mancanti. Funzionari del Regno Unito s "lavorano duro" per individuare i dispersi, ha detto il ministro degli Esteri William Hague
  • Un cittadino colombiano residente nel Regno Unito, Carlos Estrada, è  tra i morti, ha detto il presidente colombiano
  • I funzionari giapponesi hanno detto che non avevano la conferma della sorte di 10 cittadini che sono rimasti dispersi, nonostante i rapporti parlino di nove morti
  • Il Ministero degli Affari Esteri della Romania ha detto uno dei suoi cittadini era morto in ospedale dopo aver subito gravi lesioni durante l'assedio. Un altro romeno è già stato segnalato ucciso e tre altri sono stati liberati
  • Due malesi mancano all'appello e cinque norvegesi

domenica 20 gennaio 2013

Algeria: sempre più grave il bilancio delle vittime a Is Amenas: trovati altri 25 corpi

La rivendicazione in un video  di Khaled Mokhtar Belmokhtar

ALGERI -  Il ministro algerino della comunicazione, Mohamed Said, ha detto che il bilancio dell'attacco contro il centro gasiero di In Amenas si annuncia più pesante rispetto ai 23 ostaggi e i 32 terroristi uccisi. "Temo davvero, purtroppo, che il bilancio debba esser rivisto al rialzo", ha detto Said alla radio pubblica Chaine 3. 

Fino ad ora il governo di Algeri non ha fornito cifre sugli stranieri uccisi. Il Giappone parla di 10 persone che mancano all'appello, mentre la Gran Bretagna, come ha appena confermato il premier David Cameron, conferma la morte di tre suoi cittadini. Altri tre risultano dispersi, come anche un quarto straniero residente in Gran Bretagna, e sono verosimilmente morti. Almeno un algerino è stato ucciso, e tra le altre vittime ci sarebbero cittadini di Francia, Stati Uniti e Romania.

Si apprende intanto dalla tv privata Ennahar che almeno 25 corpi sono stati ritrovati nel terminal di In Amenas, ma ancora non si sa se si tratti di nuove vittime. E ancora, si è saputo che nove ostaggi giapponesi sono stati giustiziati dai terroristi nel sito. A riferirlo alla France Presse sono stati due ostaggi algerini sopravvissuti, che sono stati testimoni dell'uccisione.
I circa 200 uomini della sicurezza interna al sito, si è saputo, non erano armati e quindi non hanno potuto opporre alcuna resistenza ai terroristi che vi hanno fatto irruzione. Il sito, uno dei più importanti dell'Algeria, ha un doppio sistema di sicurezza. Quello esterno è affidato alla Gendarmeria; quello interno alla Bp, che partecipa alle attività estrattive con Sonatrach e Statoil. Questo apparato non era stato modificato (nel senso di rafforzarlo quanto meno nelle dotazioni di difesa) nemmeno con l'inizio della crisi maliana.
Khaled Mokhtar Belmokhtar, detto il "Guercio" (per aver perso l'uso di un occhio in battaglia), nonché capo del gruppo di Al Qaeda "uomini che firmano con il sangue", ha rivendicato la propria responsabilità del sequestro in un video. Lo ha riportato il sito d'informazione Sahara Media. Il video risale al 17 gennaio, quindi quando ancora l'attacco era in corso e in esso Belmoctar si dice pronto a trattare "a condizione che cessi la guerra in Mali".

Algeri: 23 ostaggi e 32 terroristi uccisi nel blitz all’impianto petrolifero di Is Amenas



ALGERI - Sono 32 i terroristi uccisi dell'esercito algerino a In Amenas, mentre 23 sono le vittime tra il personale del campo. Lo riferisce un comunicato del Governo algerino. Il bilancio, si legge in un comunicato del Ministero dell'Interno, diffuso dall'Aps, deve essere comunque ritenuto ancora provvisorio. Secondo il Ministero, quindi, l'intervento dei militari ha consentito la liberazione di 685 lavoratori algerini e 107 stranieri.
Almeno cinque britannici, cinque norvegesi e 10 giapponesi sono morti o dispersi.

Un cittadino norvegese, di cui si erano perse le tracce mercoledì scorso - giorno dell'attacco terrorista al campo gasiero di In Amenas in Algeria - è stato tratto in salvo, portando così a cinque i norvegesi ancora dispersi. Lo ha reso noto il gruppo petrolifero norvegese Statoil. "Un altro norvegese è salvo ed al sicuro - ha detto il direttore generale di Statoil, Helge Lund - Siamo seriamente preoccupati per la sorte degli altri nostri cinque colleghi", di cui non si ha notizia.
Sedici ostaggi, non si sa di quale nazionalità, sono stati trovati vivi al termine del blitz militare. Si tratta di persone che, all'inizio dell'attacco, si erano nascoste nei macchinari degli impianti di estrazione. Lo riferisce l'agenzia tunisina Ats, citando un notabile della regione di Illizi. Quindici corpi carbonizzati sono stati invece rinvenuti nell'impianto di gas  dagli estremisti islamici. Un'indagine è in corso per cercare di identificare le vittime.
I dettagli sono ancora lacunosi, ma voci non confermate dicono che i sequestratori hanno ammazzato durante l’ultimo assalto dell’esercito  sette ostaggi che avevano ancora in loro custodia.

Il presidente Usa Barack Obama ha condannato l'attacco terroristico sottolineando che la responsabilità di questa operazione terroristica è dei terroristi che hanno compiuto.
"Gli Stati Uniti condannano le loro azioni nei termini più forti", ha detto in un comunicato diffuso dalla Casa Bianca.
"Siamo stati in costante contatto con i funzionari algerini e siamo pronti a fornire tutta l'assistenza di cui hanno bisogno a causa di questo attacco".
Obama ha anche detto che gli Stati Uniti "continueranno a lavorare in stretta collaborazione con tutti i partner per combattere la piaga del terrorismo nella regione, che è costata troppe vite innocenti".
L’agenzia APS ha riferito che,  prima del secondo raid di sabato, un gruppo di militanti era rimasto rintanato in un locale con gli ostaggi rimanenti.
Dopo il raid, il ministero degli interni algerino ha detto che le truppe hanno recuperato:
  • sei mitragliatrici
  • 21 fucili
  • due fucili
  • due mortai 60mm
  • sei missili 60mm con lanciarazzi
  • due granate con otto razzi
  • 10 granate a cinture esplosive
Un lavoratore algerino ha riferito alla Associated Press che a un certo punto i militanti avevano catturato un uomo che ha descritto come un britannico. "Lo hanno minacciato finché non hanno alcuni suoi amici, costringendoli a dire: 'Vieni fuori, vieni fuori, che non hanno intenzione di ucciderti. Stanno cercando gli americani'".
"Pochi minuti dopo, lo hanno ucciso", ha raccontato.
L’impianto di  Tiguentourine, che ha iniziato la produzione nel 2006, produce e trasforma il gas naturale e condensato, con una capacità produttiva di nove miliardi di m3/anno. Gestito in collaborazione tra  Sonatrach, BP e Statoil del Regno Unito, ha aumentato il volume delle esportazioni di gas algerino verso il mercato europeo.

sabato 19 gennaio 2013

Algeria, attacco finale dell’esercito: 16 ostaggi salvati, 7 morti


ALGERI - Le forze speciali algerine hanno sferrato l'attacco finale al sito petrolifero di In Amenas. Nel blitz sono rimasti uccisi 7 ostaggi stranieri e 11 terroristi, riferisce l'agenzia Aps. I sette ostaggi stranieri sarebbero stati uccisi dai terroristi prima dell'assalto finale delle forze di sicurezza algerine scattato stamane. Lo precisa l'agenzia algerina Aps.
Sono meno di dieci gli ostaggi britannici nel sito algerino di In Amenas ancora dispersi o a rischio. Lo ha detto il ministro degli esteri britannico, William Hague. "Al momento ci sono meno di dieci cittadini britannici a rischio o dispersi, e questo ovviamente significa che dobbiamo continuare a prepararci a nuove cattive notizie", ha detto Hague in alcune battute alla tv. "Sono però lieto di comunicare - ha aggiunto il titolare del Foreign Office - che sul posto ad In Amenas ora abbiamo personale consolare pronto ad assistere i cittadini britannici. Il nostro ambasciatore inoltre è in viaggio (verso il sito) con altro personale".
Sedici ostaggi, non si sa di quale nazionalità, sono stati trovati vivi nel campo gasiero di In Amenas al termine del blitz militare. Si tratta di persone che, all'inizio dell'attacco, si erano nascoste nei macchinari degli impianti di estrazione. Lo riferisce l'agenzia tunisina Ats, citando un notabile della regione di Illizi.

Ancora combattimenti nel deserto algerino: i terroristi resistono all’assedio (con 30 ostaggi)


  1. Attacco Bus: 0500 locali 16 gennaio: uomini armati pesantemente attaccano due autobus che trasportavano lavoratori sul campo di gas verso l'aeroporto In Amenas. Un britannico e un  algerino muoiono nei combattimenti.
  2. Ostaggi: I militanti entrano nell'installazione a Tigantourine e prendono i lavoratori algerini e stranieri in ostaggio nella zona giorno (living area) e nell'impianto del gas principale del complesso (main gas facility).
  3. Interviene l’esercito : Le forze di sicurezza e l'esercito algerino circondano i sequestratori. I leader occidentali non vengono consultati.
  4. L’attacco: 1200 (1300 GMT) 17 gennaio: I militari attaccano quando i terroristi tentano di spostare alcuni dei loro prigionieri dalla struttura. I rapporti dicono che alcuni ostaggi fuggono, ma altri vengono uccisi.
  5. La battaglia: Gli algerini  dicono che stanno ancora combattendo contro i militanti in una operazione che dura ormai da più di 36 ore.
ALGERI - Le nazioni con ostaggi detenuti da militanti alqaedisti presso un impianto di gas algerino hanno espresso preoccupazione per l’assedio che continua.
Tre ostaggi rumeni detenuti in Algeria dal gruppo legato ad Al Qaida sono stati liberati. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri rumeno. ''Un ostaggio è riuscito a contattare l'ambasciata rumena ad Algeri utilizzando un cellulare e ha ricevuto assistenza per quanto riguarda la procedura da seguire, che gli ha permesso di salvargli la vita''. Altri due ostaggi sono stati liberati nella serata di ieri e si trovano sotto la protezione delle forze algerine, ha detto il ministero.
 Un americano, Frederick Buttaccio, e' una delle vittime fra gli ostaggi in Algeria. Lo afferma la portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland: ''Possiamo confermare la morte di Frederick Buttaccio'', del Texas; ''esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia e agli amici''.
Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha descritto la situazione come "estremamente difficile e pericoloso". Nella struttura nel deserto a Is Amenas  circa 30 stranieri sono ancora prigionieri.
L’agenzia di stampa APS dice che 12 lavoratori algerini e stranieri sono morti da quando sono iniziate le operazioni di soccorso giovedi scorso.
L'operazione per liberare gli ostaggi è in corso da più di 36 ore, con pochi dettagli di  rilasciati dalle autorità algerine.
APS ha detto che 573 algerini e "circa 100" di 132 lavoratori stranieri erano stato liberato, e 18 militanti sono stati uccisi.
I terroristi rimanenti - armati di missili, lanciarazzi, granate, mitragliatrici e fucili d'assalto - sono ancora rintanati in una raffineria nel sito, circondato da forze speciali algerine. Circa 10 cittadini britannici si pensa siano ancora detenuti.
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha condannato la presa di ostaggi "odiosa", dicendo che l'incidente ha sottolineato la necessità di portare i suoi autori, organizzatori e finanziatori davanti alla giustizia.
La signora Clinton ha detto che  il primo ministro algerino Abdelmalek Sellal le aveva riferito che  "l’operazione era ancora in corso, che la situazione è rimasta fluida, che gli ostaggi rimangono in pericolo in un certo numero di casi". 
Un inglese e un algerino erano morti mercoledì quando i militanti avevano teso un’imboscata ai due autobus che stavano potsando lavoratori stranieri presso l'aeroporto locale.
Dopo l'attacco sui bus, alle 0500 ora locale di mercoledì, i terroristi sono tornati nell'installazione e hanno preso in ostaggio tutti i lavoratori algerini e stranieri nella zona giorno e nell'impianto del gas principale del complesso.
A mezzogiorno di giovedi, forze algerine hanno attaccato i militanti cercato di spostare alcuni dei loro prigionieri dalla struttura.
La situazione attuale non è chiara, ma i rapporti dicono che le forze di sicurezza stanno ancora cercando i sequestratori del complesso.L'impianto è stato messo fuori combattimento per evitare il rischio di esplosione.

venerdì 18 gennaio 2013

Scattato un secondo blitz dell’esercito algerino nel sito petrolifero: ci sono altri ostaggi da liberare

ALGERI - Due ostaggi inglesi liberati nel blitz di ieri

ALGERI - E’ in corso un nuovo blitz dell'esercito algerino al sito di In Amenas. Le conferme arrivano da fonti della sicurezza locale e da Parigi, mentre resta incerto il numero degli ostaggi e delle vittime. Intanto le forze di sicurezza algerine hanno riferito che l'operazione condotta al sito ha permesso di salvare centinaia di ostaggi evitando in questo modo il disastro. L'Algeria ha avviato il secondo intervento militare per liberare circa 30 ostaggi stranieri ancora in mano agli affiliati di al-Qaeda all’interno impianto di gas assaltato nel sud-est del paese.
Il secondo ciclo di operazioni è scattato mentre i media di stato algerini hanno riferito che più di 650 ostaggi erano stati liberati  dall'esercito.
L’agenzia di stampa statale APS ha detto che 573 dei liberati erano algerini. Altri 100 sono tra i 132 lavoratori stranieri della struttura di Is  Amenas.
Gli Stati Uniti hanno inviato un aereo nel deserto algerino per trasportare alcuni degli ostaggi feriti in Europa per le cure mediche.

Da parte loro i sequestratori hanno chiesto alla Francia di negoziare la fine della guerra in Mali e hanno proposto di liberare alcuni ostaggi americani contro un egiziano e una pachistana imprigionati negli Stati Uniti per accuse legate al terrorismo. 
La situazione è tuttora "fluida" ed è "pericolosa", ha avvertito il primo ministro David Cameron, precisando che la "minaccia terroristica è stata eliminate in una parte dell'impianto, ma il pericolo rimane in un'altra parte". Duro il responsabile della Difesa degli Stati Uniti, Leon Panetta: "I terroristi non troveranno riparo in Algeria, in Nord Africa o altrove". 
In mancanza di fonti giornalistiche indipendenti sul posto restano incerte le cifre su un bilancio ufficiale delle vittime: al Jazira riferisce che sono 30 gli ostaggi morti nel blitz, di cui sette stranieri, mentre fonti della sicurezza algerina precisano che sono 18 i terroristi rimasti uccisi ieri. 

Algeria: terminato il blitz nell’impianto petrolifero, 50 morti. Gran Bretagna e Usa “non informati”



ALGERI - Sono almeno 50 le vittime del blitz delle forze algerine susseguente al sequestro di ostaggi nell’impianto petrolifero di Is Amenas: l’operazione è terminata in quello che sembra essere stato un tentativo di salvataggio molto discutibile e caotico.  Gran Bretagna e Stati Uniti prendono le distanze affermando di non essere stati informati del blitz. Intanto alcuni sopravvissuti raccontano la disavventura: "Ci costringevano a mettere cinture esplosive ed eravamo scudi umani. Ci chiedevano di recitare il corano e uccidevano gli infedeli".
L'esercito all'interno dell'impianto petrolifero
Le autorità algerine non hanno ancora fornito un bilancio ufficiale delle vittime causate dall'attacco del proprio esercito al sito di In Amenas. Il ministro della Comunicazione, Moahamed Said, ha solo ammesso che, nonostante tutte le misure adottate per evitare perdite umane, ci sono state delle vittime come conseguenza del raid. Secondo alcune voci, sono stati uccisi 35 ostaggi e 15 sequestratori. Due giapponesi, due britannici e un cittadino francese sono tra almeno sette stranieri uccisi, secondo una fonte della sicurezza algerina
Le autorità di Parigi sono in contatto con due ostaggi francesi fuggiti dall'impianto di lavorazione del gas nel deserto algerino. "Abbiamo notizie da due di loro che sono tornati", ha detto il ministro dell'Interno francese, Manuel Valls, aggiungendo che le autorità non hanno informazioni su altri due presunti ostaggi francesi.
Nonostante l'allarme espresso da governi stranieri, l'Algeria si rifiuta di riconoscere di aver preso la decisione sbagliata nell’assalto l'impianto.
"Diciamo che di fronte al terrorismo, ieri come oggi e come domani, non ci sarà nessuna trattativa, nessun ricatto, nessuna tregua" ha detto il  ministro della Comunicazion Mohand Detto Oubelaid all'agenzia di stampa APS aggiungendo che l’operazione militare era "riuscita a neutralizzare un gran numero di terroristi e a liberare un gran numero di ostaggi, ma purtroppo, ci dispiace dirlo, ci sono stati alcuni morti e feriti". .
Oubelaid ha anche dichiarato che i militanti erano provenienti da diversi paesi, oltre all'Algeria, tra cui la Francia e il Mali.
Alla luce degli eventi drammatici, BP, la norvegese Statoil e la società energetica algerina Sonatrach hanno iniziato a ritirare il personale non essenziale dal paese.


Trenta ostaggi (7 stranieri) uccisi durante il blitz algerino nell’impianto petrolifero di Is Amenas

ALGERI- L'impianto petrolifero visto dal satellite

ALGERI - Tre ostaggi giapponesi sono stati liberati nel corso del blitz dell'esercito algerino all' impianto gasiero di In Amenas, ma al momento ne mancano 14 all'appello. Lo ha detto il governo giapponese. Sono almeno 30 gli ostaggi uccisi in Algeria, tra cui sette stranieri (tra questi 2 giapponesi, 2 britannici e un francese). Lo hanno detto alla Reuters fonti dei servizi algerini aggiungendo che sono almeno undici i militanti morti durante l'assalto dell'esercito. Secondo le fonti, tra le vittime ci sarebbero anche otto algerini, mentre la nazionalità degli altri uccisi non sarebbe al momento chiare.

Gli Stati Uniti non erano stati messi al corrente dalle autorita' algerine dell'intenzione di sferrare l'attacco per liberare gli ostaggi detenuti da un gruppo di estremisti islamici. Lo affermano fonti dell'amministrazione americana ad alcuni media
Il presidente americano, Barack Obama, e il premier britannico, David Cameron, hanno avuto un colloquio telefonico in cui hanno anche affrontato la crisi degli ostaggi in Algeria. Lo riferisce la Casa Bianca.
Un drone americano ha sorvolato l'impianto per la produzione di gas finito nella mani degli estremisti islamici in Algeria. Lo ha detto un funzionario americano alla giornalista Barbara Starr, corrispondente della Cnn al Pentagono, spiegando che lo scopo dell'operazione è stato quello di raccogliere informazioni di intelligence sul sito. Il drone - anche se non ci sono conferme - potrebbe essere partito dalla base italiana di Sigonella.

giovedì 17 gennaio 2013

Algeria: trenta ostaggi di Al Qaeda riescono a fuggire

Mokhtar Belmokhtar, capo dei rapitori

ALGERI - Trenta lavoratori algerini sono riusciti a fuggire stamane dal sito petrolifero di In Amenas, in Algeria, dove da ieri alcuni uomini di Al Qaeda trattengono decine di persone, tra cui  una ventina di ostaggi stranieri. Tre di loro, un britannico, un irlandese e un giapponese, hanno parlato al telefono con la tv Al Jazeera, chiedendo che l'esercito algerino si ritiri dalla zona e che si favorisca il negoziato.
L'agenzia algerina Aps ha confermato  che "30 lavoratori algerini sono riusciti a fuggire dalla struttura di gas Tigantourine, dove erano  tenuti in ostaggio da mercoledì".
Tigantourine è di circa 40 km a sud-ovest di In Amenas, che si trova vicino al confine con la Libia e circa 1.300 km a sud-est di Algeri.
I rapitori sono algerino e operano sotto gli ordini di Mokhtar Belmokhtar, un alto comandante di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) prima della fine dello scorso anno, quando ha fondato il suo proprio gruppo armato dopo un litigio con gli altri leader .

Cinture esplosive addosso agli ostaggi rapiti da al Qaeda in Algeria, che sono circondati dai soldati




ROMA - Secondo il quotidiano algerino Al Khabar, che cita proprie fonti in seno alle forze di sicurezza, i terroristi che hanno attaccato il campo petrolifero di In Amenas hanno fatto indossare ad alcuni degli ostaggi occidentali delle cinture esplosive. Le stesse fonti hanno riferito al quotidiano che i terroristi hanno collocato delle cariche esplosive a protezione dell'area del campo che controllano.
I miliziani hanno affermato di avere respinto un raid dell'esercito algerino che cercava di entrare nel sito. Lo rende noto l'agenzia mauritana Ani. Rivendicando il rapimento, il gruppo ha spiegato che si tratta della "risposta alla crociata delle forze francesi in Mali" e ha intimato che tale crociata e "l'aggressione al Mali" si fermino.

Le truppe algerine hanno circondato l'impianto  nella parte orientale del paese in cui i lavoratori stranieri sono tenuti in ostaggio da militanti islamici.
I cittadini stranieri sono detenuti in un'ala dei quartieri abitativi, che i servizi di sicurezza e l'esercito hanno circondato. La situazione è di stallo, l'esercito ha impedito ai miliziani e agli ostaggi di abbandonare il luogo del rapimento.
L'operazione potrebbe essere stata anche una "lezione" impartita all'Algeria per aver dato il proprio assenso al sorvolo degli aerei francesi diretti in Mali per appoggiare il governo nella battaglia contro i jihadisti islamici, secondo quanto riferito dal portavoce della katiba di Belmoctar a Sahara Media. 
Dei 41 sequestrati in Algeria sarebbero "poco più d'una ventina" gli stranieri, secondo quanto riferito da fonti dell'Unità di crisi che, da Illizi, sta seguendo la vicenda. In maggioranza sarebbero di nazionalità norvegese (13), britannica, americana, francese e giapponese.

mercoledì 16 gennaio 2013

In Algeria Al Qaeda assalta campo petrolifero e cattura 41 ostaggi (nessun italiano)

ALGERI - L'impianto della Bp assaltato

ALGERI - La Farnesina ha confermato che nessun italiano è rimasto coinvolto nell'attacco al campo petrolifero della Bp di Tigantourine nella regione di In Amenas, in Algeria. Nell'assalto sono morti due stranieri, un francese e un britannico, mentre oltre quaranta persone di diverse nazionalità sarebbero state prese in ostaggio: tra loro  cittadini statunitensi, giapponesi ed europei. L'azione è stata rivendicata da Al Qaeda e sembra che sia una vendetta contro la Francia per la vicenda Mali. Ha parlato a Die Welt il leader del Movimento per l'unità e la jihad in Africa Occidentale (Mojwa), Omar Oud Hamaha, dicendo: "Abbiamo preso prigionieri 41 soldati britannici e francesi e li uccideremo uno per uno se gli attacchi dei francesi non termineranno". E ha aggiunto: "Stanno venendo sempre più islamisti da tutta la regione per aiutarci". Gli islamisti hanno anche detto che l'attacco era in ritorsione alla decisione dell'Algeria di consentire l'uso del suo spazio aereo per effettuare attacchi aerei in Mali

Intanto, come dicono alla British Petroleum, pare che uomini armati siano ancora presenti nel sito petrolifero della Bp attaccato, che si trova al confine tra l'Algeria e la Libia. 

E i quaranta ostaggi rapiti potrebbero essere ancora nel campo petrolifero o in una delle zone di pertinenza. Una conferma verrebbe, oltre che da quanto riferito dalla Bp, secondo cui ci sono ancora sparatorie nel campo, dalle parole dei rapitori che hanno riferito che 5 ostaggi sono ancora "dentro la fabbrica" mentre altri 36 "negli alloggi", senza aggiungere altro. 

Lo stesso gruppo di terroristi che ha compiuto l'attacco al campo di Tigantourine aveva tentato anche, poco prima, di impossessarsi di un autobus, sul quale viaggiavano degli stranieri, diretti all'aeroporto di In Amenas. Secondo quanto riferito dal ministero dell'Interno, una volta fallito il sequestro del bus, gli uomini armati hanno puntato sul campo petrolifero.

martedì 17 aprile 2012

Il ministro Terzi: "Sandra Mariani è libera". Era stata rapita nel Sahara il 2 febbraio 2011."Ora sono in paradiso". Il padre. "Mai più Africa, spero"


Sandra Mariani

ROMA  - "Maria Sandra Mariani è libera. Ne ho appena informato i familiari. Mi unisco alla loro grande soddisfazione e sollievo per questa magnifica notizia". Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Giulio Terzi confermando così la notizia data dalla emittente araba Al Arabja.
"I miei ringraziamenti più sentiti vanno a tutti coloro che hanno contribuito all'esito positivo della vicenda con grande dedizione, costanza e professionalità", ha aggiunto il titolare della Farnesina.
Maria Sandra Mariani, 54 anni di San Casciano Val di Pesa (Firenze), era l'ostaggio italiano da più tempo nelle mani dei suoi rapitori, appartenenti ad al Qaeda: era stata sequestrata il 2 febbraio 2011 in pieno deserto del Sahara, nel sud dell'Algeria. Un gruppo di uomini armati a bordo di un fuoristrada la prelevo' insieme a una guida e a un cuoco, che furono poi rilasciati. 
 La donna si troverebbe in questo momento nel Burkina Faso.
Appena appresa dalla Farnesina la notizia della liberazione della figlia, il padre di Maria Sandra Mariani è scoppiato in un pianto a dirotto. "Ora sono in paradiso, sono finalmente libera. Vi ho pensato tanto e vi abbraccio tutti. Sto bene. Domani mattina (18 aprile) sono in Italia, a Roma". Queste le prime parole di Mariasandra Mariani dette al telefono ai genitori, Lido e Fiammetta, e poi alla sorella Mariangela.
Mi auguro che mia figlia Mariasandra Mariani si dimentichi dell' Algeria e di tutta l'Africa. Credo che abbia visitato tutti i deserti possibili". Lo ha detto il padre della turista "Vorrei che Mariasandra tornasse presto a casa e poi rimanesse tra San Casciano, Firenze, Roma o comunque in Italia. Ma mai più in Africa".

giovedì 29 marzo 2012

L’Algeria rifiuta il corpo dell’assassino di Tolosa


PARIGI - L’Algeria si è rifiutata di accettare il corpo di Mohammed Merah per la sepoltura, ha detto il padre. Mohammed Ben Allal, voleva che il figlio venisse sepolto nella casa ancestrale della famiglia  dopo essere stato ucciso dalla polizia nell'appartamento di Tolosa in cui si era barricato dopo aver compiuto la strage nella scuola ebraica.
Il ministero degli Esteri francese ha rifiutato di dire dove Merah sarebbe stato sepolto, definendola "una questione privata". 
 Abdallah Zekri, un rappresentante della Grande Moschea di Parigi, ha detto che la moschea ha preso accordi per seppellire Merah  ed ha voluto "procedere ad una sepoltura discreta e veloce e chiudere questo capitolo", ha detto 

sabato 3 marzo 2012

Rossella Urru, forse "sviluppi positivi" nelle prossime ore


ROMA - Si potrebbero avere nelle prossime ore "sviluppi positivi" nella vicenda di Rossella Urru, la cooperante rapita cinque mesi fa in Algeria. Lo ha appreso l'Agi da fonti vicine alla trattativa. Il ministro degli Esteri spagnolo Jose' Manuel Garcia-Margallo e' andato in Mali in segreto per accelerare le trattative per la liberazione di Enric Gonyalons e Ainhoa Fernandez de Rincon, i due spagnoli sequestrati in Algeria insieme all'italiana Rossella Urru. Lo rivela il sito web del Pais citando fonti diplomatiche.
  Margallo si e' fermato poche ore nella capitale Bamako. 
Durante il suo breve soggiorno García-Margallo è stato ricevuto dal presidente del Mali, Amadou Toumani Touré, e ha incontrato il suo omologo, Soumeytou Boubeye Maigae ha chiesto la massima collaborazione per risolvere il rapimento da parte di un gruppo scissionista del ramo Al Qaeda Maghreb che si dedica al contrabbando  più che al i terrorismo. La visita a Bamako dal ministro spagnolo era stata preceduta da emissario del governo italiano, Margherita Boniver.

venerdì 2 marzo 2012

Margherita Boniver, inviato del ministero degli Esteri in Mauritania: “Riusciremo a far liberare Maria Sandra Mariani e Rossella Urru”


CASABLANCA - Per Rossella Urru e Maria Sandra Mariani l'Italia ''è impegnata con tutte le istituzioni fino allo spasimo'' e anche questa volta riuscirà, ''come ha sempre fatto, ad ottenere la liberazione dei suoi ostaggi'': lo ha dichiarato Margherita Boniver, inviato speciale del ministero degli Esteri per le emergenze umanitarie, parlando con i giornalisti al ritorno da una missione diplomatica in Mauritania.

Maria Sandra Mariani
Maria Sandra Mariani, 54 anni, fiorentina, era stata rapita in Algeria il 2 febbraio 2011 mentre stava ompiendo un’escursione nel deserto nel sud dell’Algeria al confine con il Mali . Si trova ancora nelle mani dei suoi sequestratori, che si sono descritti come “Al Qaida nel Maghreb islamico” e hanno diffuso un video in cui la stessa donna italiana dice di essere “nelle mani del battaglione Tareq Ben Zayad, che è guidato da Abdul hamid Abu Zayd”. Oggi si ritiene che Maria Grazia Mariani sia nel Mali.

Rossella Urru
Ieri si è celebrato il “blogging day” per chiedere la liberazione di Rossella Urru, la cooperante di Samugheo, rapita quasi quattro mesi fa anche lei in Algeria insieme a due colleghi spagnoli. Un urlo, una necessità. Rossella, 29 anni, è stata rapita da un commando la notte tra il 22 e il 23 ottobre scorso nel sud-est dell’Algeria. Lì si occupava di rifornimenti alimentari per il campo profughi Saharawi di Rabuni pieno all’inverosimile di donne e bambini allo stremo. Le ultime notizie risalgono a dicembre quando un gruppo dissidente dell’Aqmi (Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya) ha rivendicato il rapimento. Da allora più nulla. Silenzio.

lunedì 12 dicembre 2011

Rossella Urru, rapita in Algeria, è viva. Lo dimostra un video girato dai terroristi islamici

Rossella Urru

ALGERI - Rossella Urru, la giovane cooperante italiana rapita in Algeria a ottobre, è viva. La conferma è arrivata da un video consegnato da un intermediario all'agenzia di stampa Afp che mostra il volto della giovane insieme a quello dei due spagnoli rapiti a Tinduf. Le immagini sono precedute dalla sigla del Movimento unito per la Jihad in Africa occidentale che ha rivendicato il sequestro.
Il video, prima prova che testimonia lo stato di salute degli ostaggi, dura circa due minuti e mostra Rossella Urru e i suoi due colleghi spagnoli Ainhoa Fernandez e Enric Gonyalons. Nelle immagini si vedono bene i volti dei tre. Ciascuno di loro si presenta brevemente nella sua lingua, senza formulare rivendicazioni.

Rossella Urru, Ainhoa Fernandez de Rincon e Enric Gonyalons erano stati rapiti in un campo profughi Saharawi, nel sud del Paese. Rossella, sarda di 29 anni, era l'unica italiana presente nel campo dove lavorava da due anni per conto del Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli, Cisp. 

sabato 10 dicembre 2011

Rivendicato il rapimenti di Rossella Urru da un gruppo dissidente dell'Aqmi che è una filiazione di al Qaeda in Algeria


Rossella Urru

BAMAKO - Un gruppo dissidente dell'Aqmi ha rivendicato il rapimento di Rossella Urru e di due suoi colleghi spagnoli, sequestrati il 23 ottobre scorso in un campo Saharawi a Tinduf, nel sud dell'Algeria. Poco piu' di 24 ore prima, il braccio nordafricano di Al Qaida aveva smentito di aver avuto un ruolo nel sequestro. Il gruppo "Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya rivendica l'operazione del 23 ottobre a Tinduf, dove due cooperanti spagnoli e una italiana sono stati sequestrati", si legge in un breve messaggio inviato al corrispondente della France Presse a Bamako.

Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) è il nome che dal 2006, dopo il battesimo di Ayman al-Zawahiri, si è dato il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc). Un modo per svecchiare la propria immagine, visto che il brand Al Qaeda è considerato una garanzia di successo


Sono esperti nel rapimento di ostaggi occidentali, più un'attività pubblicitaria che vera e propria fonte di reddito. Ma soprattutto nel contrabbando di sigarette, tanto che uno dei boss locali ama farsi chiamare "Monsieur Malboro", e nel traffico di droga.