PALERMO, 25 febbraio - Nuovo allarme sicurezza per i magistrati, a Palermo. L'ennesima lettera anonima che avrebbe segnalato la presenza di armi ed esplosivo nei luoghi frequentati dai pm è stata recapitata al Palazzo di giustizia. La segnalazione è stata al centro del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Da mesi, missive anonime, confidenti e da ultimo il pentito Vito Galatolo annunciano attentati contro i magistrati del capoluogo.
I Fatti della Vita sul filo dell'onda. Altre notizie su http://aquariusreportages.blogspot.it/
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mercoledì 25 febbraio 2015
lunedì 9 giugno 2014
Chiesti 16 anni di reclusione per lo sfruttatore delle baby squillo dei Parioli
| Mirko Ieni |
ROMA - Sedici anni e mezzo di reclusione per Mirko Ieni, l'uomo che la procura ritiene il principale gestore del giro di prostituzione delle due ragazzine studentesse che incontravano i loro clienti in un appartamento del quartiere Parioli. La richiesta di condanna è stata avanzata dal procuratore aggiunto di Roma Maria Monteleone e dal pm Cristiana Macchiusi nell'udienza con rito abbreviato davanti al giudice Costantino De Robbio. Sei anni di reclusione, invece, sono stati sollecitati dall'accusa nei confronti della mamma di una delle due baby squillo. Otto mesi è la pena richiesta per uno dei clienti, Gianluca Sammarone.
Per il procuratore aggiunto Monteleone, Ieni è "un soggetto dalla capacità criminale pericolosa". Avrebbe reclutato le due minorenni, sfruttandone l'attività di meretricio, mettendo loro a disposizione l'appartamento ai Parioli e una scheda telefonica per procacciare i clienti, fissando gli incontri a pagamento, mantenendo la contabilita' delle prestazioni sessuali e incassando una quota. Al principale imputato, poi, la procura attribuisce la gestione della prostituzione di altre quattro ragazze, stavolta di eta' superiore ai 18 anni, oltre alla detenzione e la cessione di cocaina e a un episodio di interferenza illecita nella vita privata: attraverso il proprio telefono si sarebbe procurato le immagini di una ragazza impegnata in un rapporto orale con uno dei clienti. Da qui la richiesta finale di condanna a 16 anni e mezzo oltre al pagamento di 54mila euro di multa.
La procura ha poi chiesto al giudice di condannare tutti gli altri imputati: 6 anni e 18mila euro per il militare dell'esercito Nunzio Pizzacalla (anche lui ritenuto un gestore del giro di prostituzione), 5 anni e 8mila euro per il commercialista e cliente Danilo Sbarra, un anno e quattro mesi, piu' 800 euro, per il cliente Mario Michael De Quattro (accusato anche di un tentativo di estorsione per aver cercato di farsi consegnare 1500 euro da una delle due ragazzine dietro la minaccia di diffondere un video hard che la riguardava), quattro anni per l'imprenditore Marco Galluzzo (sospettato di aver ceduto cocaina durante gli incontri sessuali a pagamento), e otto mesi per il cliente Francesco Ferraro.
lunedì 10 marzo 2014
Il pm di Milano chiede vent’anni per il “picconatore folle”
| MILANO - Kabobo in quella mattina di sangue dell'11 maggio 2013, con il piccone sulle spalle |
MILANO -Il pm di Milano Isidoro Palma ha chiesto la condanna a vent'anni di reclusione per Adam Kabobo, il ghanese che l'11 maggio del 2013 uccise a colpi di piccone tre passanti. La procura ha inoltre chiesto il riconoscimento della seminfermità mentale e anche la condanna a sei anni da passare in una casa di cura dopo l'espiazione della pena.
Il pm milanese ha motivato la decisione spiegando che uno dei possibili moventi del triplice omicidio è stato "il rancore verso la società" dell'assassino, che si sentiva escluso. Kabobo sarebbe stato mosso anche da una "finalità depredatoria", avendo rubato i cellulari dei passanti uccisi; l'immigrato inoltre avrebbe agito con "lucidità". Nell'udienza precedente il giudice aveva negato la richiesta della difesa, che intendeva sottoporre Kabobo ad un'ulteriore perizia psichiatrica. Per il pm sarebbero tre gli elementi come moventi delle uccisioni. Innanzitutto il rancore verso la società da parte dell'immigrato, che allo psichiatra diceva di un odio per i "bianchi", derivante dalle voci che avrebbe sentito. Secondo, la "finalità depredatoria" manifestata con il furto dei cellulari delle vittime. Infine, l'esigenza dell'omicida "di attirare su di sè l'attenzione" da parte della società. Per il pm, Kabobo comunque si sarebbe mosso con lucidità avendo risparmiato un passante che si era difeso rifugiandosi sotto un portone, scegliendo poi altri obiettivi.
Prossimi passaggi: prima parleranno i legali dei familiari delle vittime, poi i difensori dell'africano, gli avvocati Benedetto Ciccarone e Francesca Colasuonno. Il processo con rito abbreviato è stato rinviato al 31 marzo, a causa della necessità di traduzioni. Oggi infatti sono intervenuti solo il pm e una delle parti civili, dopodichè il giudice chiesto agli altri legali di parte civile e alle difese di preparare delle memorie scritte, più facilmente comprendibili per Kabobo. In udienza l'imputato non riusciva a capire le parole delle parti, nonostante il lavoro degli interpreti.
Figlio di una vittima: "Richiesta insufficente" - Intanto arrivano i commenti alla richiesta del pm da parte di Andrea Masini, figlio di Ermanno, una delle tre vittime. Per Masini la richiesta "è insufficente". "'Uno che ha ammazzato tre persone e ha tentato di ucciderne altre tre deve finire i suoi giorni in carcere", ha detto il figlio del pensionato. "Il vero problema è l'immigrazione, lo Stato non fa nulla e non è in grado di gestirlo''.
lunedì 24 febbraio 2014
Mps, scontro tra gup e pm
SIENA - E' scontro tra pm e gip a Siena per l'inchiesta che vede indagate 11 persone per truffa aggravata a Mps. Il gip Ugo Bellini avrebbe respinto otto ordinanze di custodia cautelare chieste dai pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, concedendo solo la misura del divieto di espatrio. I pm starebbero già valutando di fare appello contro la decisione.
sabato 22 febbraio 2014
Pesaro, chiesti 20 anni per l’ex fidanzato dell’avvocatessa sfigurata
PESARO - Il pm Monica Garulli ha chiesto 20 anni di carcere per Luca Varani, nel processo in corso a Pesaro per l'aggressione con l'acido a Lucia Annibali. Ha chiesto invece 18 anni per i due sicari albanesi. "Una pena bassa, in Bangladesh 20 anni sono la pena minima. D'altra parte lo ha ammesso anche il pm, che non poteva chiederne una più alta", ha commentato l'avvocato di parte civile Francesco Coli, riportando anche il pensiero di Lucia. "Lucia ha ancora terrore. Ce l'ha dai tempi in cui era ricoverata a Parma, e si svegliava di notte con l'incubo dell'agguato subito, rivedendo l'uomo che le aveva gettato l'acido in faccia. Ha paura che lui voglia portare a termine quello che ha iniziato - ha aggiunto Coli -. Lei è presente al processo, ha voluto seguirlo, si contrappone, è a tre sedie di distanza da lui, ma ha ancora paura. Diciamo che vive in uno stato di apprensione permanente".
Lucia, uscita dall'aula per una pausa, non ha voluto fare commenti sulle richieste del pm. A sostenerla, come sempre, i genitori, e un gruppo di donne con cartelli appesi al collo, con la scritta: "Noi siamo con Lucia". Una donna, confusa tra i giornalisti, ha chiesto all'avvocato Coli quale pena sconterà alla fine, effettivamente, Varani. All'ipotesi di una pena inferiore ai 20 anni, ha commentato: "E' una vergogna!".
Lucia, uscita dall'aula per una pausa, non ha voluto fare commenti sulle richieste del pm. A sostenerla, come sempre, i genitori, e un gruppo di donne con cartelli appesi al collo, con la scritta: "Noi siamo con Lucia". Una donna, confusa tra i giornalisti, ha chiesto all'avvocato Coli quale pena sconterà alla fine, effettivamente, Varani. All'ipotesi di una pena inferiore ai 20 anni, ha commentato: "E' una vergogna!".
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venerdì 7 febbraio 2014
Il pm Lusi chiede 7 anni e 6 mesi per l’ex tesoriere della Margherita Lusi
ROMA - E' stata chiesta una condanna a 7 e 6 mesi per l'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi. A sollecitare la condanna e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici è stato il pubblico ministero Stefano Pesci, accusando Lusi di associazione per delinquere finalizzata a commettere un numero indeterminato di appropriazioni indebite nonché per aver calunniato Francesco Rutelli.
Il pm ha chiesto anche la confisca dei beni sottoposti a sequestro sino alla concorrenza di 25.479.200 euro, cioè quanto sarebbe stato sottratto nel corso della sua attività di tesoriere dalle casse della Margherita.
Per concorso in associazione per delinquere, il pubblico ministero Pesci ha sollecitato la condanna a tre anni di reclusione e all'interdizione per 5 anni del commercialista Mario Montecchi e a due anni e due mesi per l'altro commercialista Giovanni Sebastio. Anche per lui è stata chiesta l'interdizione per 5 anni. Il pm ha chiesto invece l'assoluzione di Diana Ferri, collaboratrice di Lusi, perché il fatto contestato non costituisce reato.
Nel corso della requisitoria, il pm ha ricostruito l'intera vicenda processuale sottolineando principalmente come Lusi fosse stato agevolato nell'appropriazione indebita dei fondi della Margherita non solo dall'ampia delega che aveva ricevuto quando ancora non era senatore ma solo tesoriere ma anche dall'assenza dei politici. Costoro non si sono interessati, secondo il pm, della gestione e coloro che avevano il compito di controllare (i revisori dei conti) si limitavano ad accertamenti superficiali.
Lusi, ha osservato ancora il pubblico ministero, dal 2007 al 2011 ha gestito il conto corrente della Margherita sul quale erano confluiti 80 milioni di rimborsi: "Tre parti di questo denaro sono state impiegate in attività illecite, mentre il resto, attraverso innumerevoli assegni in bianco non rintracciabili, ha consentito di destinarli ad altro uso come se fossero un tesoretto da gestire per affari privati e questioni personali".
Riferendosi al denaro uscito dalle casse della Margherita, il magistrato ha ricordato che una parte di questo è entrata nella società Ttt, riconducibile a Lusi soltanto e che è stata usata per acquistare il patrimonio immobiliare dell'ex senatore finito poi sotto sequestro nel corso dell'indagine istruttoria. Altri denari usciti dalla Margherita per passare attraverso la Ttt sono rappresentati da 3,6 milioni destinati alla moglie di Lusi, Giovanna Petricone, che è uscita dal processo patteggiando la condanna a un anno, mentre quasi 2 milioni secondo la ricostruzione del pm sono finiti a conoscenti e amici dell'imputato.
giovedì 9 gennaio 2014
Chiesta condanna a 3 anni per l'ex ministro Scaiola per la casa "a sua insaputa" al Colosseo
ROMA - Tre anni di reclusione: è questa la richiesta di condanna avanzata dai pm della Procura di Roma per l'ex ministro Claudio Scajola, accusato di finanziamento illecito per l'acquisto di un appartamento vicino al Colosseo. I magistrati dall'accusa hanno inoltre chiesto che Scajola venga condannato al pagamento di una multa da due milioni di euro. Stessa condanna è stata chiesta per l'imprenditore Diego Anemone. Per l'accusa Anemone, personaggio chiave dell'inchiesta nata a Perugia sul G8 e di cui quella sulla casa di Scajola rappresenta un filone giunto per competenza a Roma, avrebbe pagato, attraverso l'architetto Angelo Zampolini, parte della somma versata dall'ex esponente del Pdl (1,1 su 1,7 milioni di euro) per l'acquisto e avrebbe poi dato centomila euro per la ristrutturazione. Per questa vicenda Scajola si dimise da ministro.
mercoledì 18 dicembre 2013
I pm negano a Berlusconi il permesso di andare a Bruxelles per il vertice Ppe
MILANO - I pm dell'ufficio esecuzione di Milano hanno respinto la richiesta avanzata dai legali di Silvio Berlusconi di poter partecipare al vertice Ppe che si terrà giovedì a Bruxelles. Di fronte alla richiesta di nulla osta temporaneo dopo il ritiro del passaporto per l'ex premier, in seguito alla condanna definitiva per frode fiscale, i magistrati hanno risposto con un no definitivo: la legge numero 1185 del 1967 "non consente alcun tipo di eccezione".
Neppure il richiamo della difesa del Cavaliere, secondo la quale la creazione dell'area Schengen, dove si intende libera la circolazione delle persone, ha sostanzialmente allentato le restrizioni precedentemente previste per i condannati dalle legislazioni nazionali, lascia margini ai legali: "Schengen prevede l'abolizione dei controlli alle frontiere, ma non prevede la possibilità di muoversi senza documenti validi per l'espatrio", fanno sapere fonti della Procura.
A questo punto ai legali di Berlusconi non resta che tentare un incidente di esecuzione ma i tempi non sarebbero così stretti: Berlusconi è destinato a saltare l'appuntamento di giovedì al quale è stato invitato dal presidente Joseph Daul.
Prima della decisione dei pm sulla questione era intervenuto Sandro Bondi. "Se la magistratura dovesse impedire al presidente Berlusconi di recarsi al vertice del Ppe, senza che nessuna voce delle istituzioni avverta il dovere di segnalare una grave anomalia della nostra vita democratica - aveva dichiarato Bondi -consiglierei ad Angelino Alfano di declinare l'invito per onorare una storia di cui ha fatto parte e per sollevare un problema che riguarda la nostra democrazia, che pure il suo partito solleva almeno nelle enunciazioni di principio".
lunedì 17 giugno 2013
Marsala: il pm chiede 15 anni per la sorellastra di Denise, imputata del sequestro
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| MARSALA - Jessica Pulizzi in tribunale |
MARSALA - Il pm Francesca Rago ha chiesto la condanna a 15 anni di carcere per Jessica Pulizzi, 26 anni, sorellastra di Denise Pipitone, scomparsa da Mazara del Vallo il primo settembre 2004, quando aveva poco meno di 4 anni. La giovane è imputata davanti al Tribunale di Marsala per concorso nel sequestro della piccola. Secondo i magistrati, «è colpevole senza alcun dubbio. Gli indizi sono chiari, univoci e convergenti».
Cinque anni e mezzo sono stati invece chiesti per Gaspare Ghaleb, 28 anni, ex fidanzato di Jessica, imputato di false dichiarazioni al pubblico ministero. Il pm ha, infine, chiesto la trasmissione degli atti in Procura per procedere per falsa testimonianza contro Francesca Adamo, collega di lavoro di Anna Corona, madre di Jessica.
mercoledì 12 giugno 2013
Tangenti sanità in Abruzzo: i pm chiedono 12 anni per Ottaviano Del Turco
| Ottaviano Del Turco |
PESCARA - I pm di Pescara, Giampiero Di Florio, e Giuseppe Bellelli, hanno chiesto la condanna a 12 anni di reclusione per l'ex governatore della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco. Del Turco è imputato per presunte tangenti nella sanità privata abruzzese, per concussione, associazione per delinquere, falso, abuso e truffa.
Durante il lunghissimo dibattimento non sono emerse prove dirimenti delle accuse, semmai il contrario: il testimone-chiave è stato più volte smentito. Ad accusare Del Turco è stato l’ex titolare della clinica privata Villa Pini di Chieti Vincenzo Angelini, imputato e allo stesso tempo parte offesa nel processo (per lui sono stati chiesti 3 anni di reclusione). Nel 2008 in sette interrogatori fiume affermò ai magistrati di aver pagato tangenti per un totale di circa 15 milioni di euro ad alcuni amministratori regionali in cambio di favori. Nello specifico Del Turco è accusato di aver intascato mazzette per cinque milioni e 800mila euro, di cui non si è mai trovata alcuna traccia. Per questa vicenda fu arrestato il 14 luglio 2008 insieme ad altre nove persone, tra le quali assessori e consiglieri regionali. L’ex presidente finì in carcere a Sulmona per 28 giorni e trascorse altri due mesi agli arresti domiciliari. A seguito dell’arresto, Del Turco il 17 luglio 2008 si dimise dalla carica di presidente della Regione e con una lettera indirizzata all’allora segretario nazionale Walter Veltroni si auto-sospese dal Pd, di cui era uno dei 45 saggi fondatori nonchè membro della Direzione nazionale. Le dimissioni comportarono lo scioglimento del Consiglio regionale e il ritorno anticipato alle urne per i cittadini abruzzesi.
Le richieste sono arrivate al termine della requisitoria dei pm che è ripresa questa mattina con l'elenco, accompagnato dalle immagini, delle presunte tangenti che Vincenzo Angelini avrebbe consegnato all'ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco, all'ex segretario di presidenza Lamberto Quarta e all'ex capogruppo del Pd Camillo Cesarone. Alcuni capi di imputazione in cui è contestata la concussione sono stati definiti come "la primavera delle tangenti", mentre la presunta mazzetta ricevuta da Quarta al bar pasticceria Veronese è stata definita come un "caffè condito con mazzetta da 100 mila euro". I pm sono poi arrivati alla presunta tangente da 200 mila euro che sarebbe state consegnata a Del Turco a Collelongo. "È Angelini quello che nella foto entra in casa di Del Turco", ha detto Di Florio, e "le mele ricevute in cambio non sono state comprare da Angelini a Trasacco ma è stato l'ex presidente a dargliele". Secondo la procura Angelini sarebbe stato a Collelongo tra le 16.46 e le 18.01 e i pm hanno aggiunto che per questo episodio la difesa di Del Turco "non è mai riuscita a dare una prova logica alternativa". La decisione del Tribunale è attesa per il 18 luglio.
giovedì 11 aprile 2013
Il Csm conferma: Ingroia spedito ad Aosta come sostituto pm. Lui si sente vittima
| Antonio Ingroia, perplesso |
ROMA - L'ex pm di Palermo, Antonio Ingroia, è stato trasferito allaprocura di Aosta come sostituto. Lo ha deciso il plenum del Consiglio superiore della magistratura con 19 voti a favore e 7 astenuti. Aosta è l'unica circoscrizione in cui Ingroia, che ha preso parte alle elezioni politiche di febbraio con Rivoluzione civile, non si è candidato e quindi l'unica in cui riprenderà la sua attività di magistrato. Il commento di Ingroia a Tgcom24: "E' una punizione".
Ingroia aveva inviato al Csm una richiesta per essere ascoltato sulla questione del trasferimento ad Aosta ma il plenum del Consiglio è passato direttamente al voto, decretandone lo spostamento alla procura aostana. "C'è un orientamento contrario ad un ritorno della pratica in Commissione e a un audizione in plenum", ha spiegato il vicepresidente del Csm, Michele Vietti.
"C'è poco da commentare". Così Ingroia a Tgcom24. Il magistrato è "amareggiato" e "deluso". "Il Csm ha fatto valutazioni che mi lasciano abbastanza sconcertato. Prendo atto delle decisioni che non mi sembrano ispirate da disponibilità e attenzione nei confronti di un magistrato come me che per 25 anni ha dedicato la propria vita e la propria attività nella lotta alla mafia. Si è trascurato la possibilità di mettere a frutto la mia esperienza. Ne prendo atto e aspetto che mi venga notificato il provvedimento", ha detto. Sull'ipotesi di lasciare la magistratura, ha risposto: "C'è anche questa in uno spettro molto ampio di possibilità".
"Si è scelto di non valorizzare la mia professionalità, anche con una punta di disprezzo nei confronti del mio lavoro di questi anni", ha aggiunto Ingroia. "Ha il sapore di un provvedimento punitivo. Non so le ragioni perché si è parlato di alcune regole come se fossero inflessibili, ma lo stesso Csm ha violato le regole che dice di essersi dato. Mi mandano a fare il pm e non il giudice, violando la regola che chi rientra da un'aspettativa politica non può fare il pm. Perché fare un'eccezione a questa regola e non eccezioni a regole relative a sede di destinazione e funzioni? E' difficile non scorgere un effetto punitivo in questi provvedimenti. Ne terrò conto", ha concluso.
domenica 3 febbraio 2013
Mps: da domani davanti ai pm gli otto ex dirigenti della banca senese
SIENA - Sul fronte delle indagini sul Montepaschi quella che si apre a Siena sarà una settimana intensa e, probabilmente, ricca di novità. Da domani in Procura inizieranno a sfilare davanti ai magistrati tutte le persone coinvolte a vario titolo nello scandalo che ha investito la banca senese. Si tratta di almeno otto dirigenti, raggiunti nei giorni scorsi da avvisi a comparire.
I sostituti procuratori Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso ascolteranno i principali protagonisti della vicenda, a cominciare dell'ex presidente Giuseppe Mussari e dall'ex direttore generale Antonio Vigni. Ma in Procura sono stati convocati anche l'ex responsabile dell'area finanza Gianluca Baldassarri e il suo vice Alessandro Toccafondi. E poi ancora l'ex responsabile di Mps Londra Matteo Pontone e l'ex presidente del collegio dei revisori dei conti Tommaso di Tanno.
Su tutti pesano accuse che vanno dall'ostacolo alla vigilanza, fino ad arrivare alla più grave associazione per delinquere. L'inchiesta si snoda lungo due filoni distinti. Da un lato c'è l'acquisizione della Banca Antonveneta, con l'anomalia nella somma corrisposta ai venditori del Banco di Santander. L'altro fronte dell'inchiesta riguarda invece le spericolate operazioni in derivati, (Alexandria, Santorini e Nota Italia) utilizzate per "abbellire" i bilanci.
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giovedì 13 settembre 2012
La Consulta verso il sì sull'ammissibilità del conflitto d'attribuzione Quirinale-pm
ROMA - Quando manca meno di una settimana alla riunione della Consulta per la decisione, sembra largamente profilarsi - secondo quanto si apprende - il sì della Corte Costituzionale all'ammissibilità del conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente della Repubblica nei confronti della Procura di Palermo. Il conflitto riguarda l'intercettazione di alcune telefonate tra il Capo dello Stato e l'ex senatore Nicola Mancino, coinvolto nell'inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia, il cui telefono era sotto controllo.
Il ricorso del Capo dello Stato, proposto tramite l'Avvocatura - sempre secondo quanto si apprende - contiene presupposti "fondati", sia soggettivi, sia oggettivi, richiesti per l'ammissibilità del conflitto: nessun dubbio sussiste, infatti, sulla qualificazione del Presidente della Repubblica quale "potere dello Stato"; ed anche il pubblico ministero, in numerosi precedenti giudizi della Corte, é stato qualificato quale "potere dello Stato" in quanto titolare dell'attività di indagine finalizzata all'esercizio obbligatorio dell'azione penale. Anche i presupposti oggettivi sembrano ampiamente portare ad una decisione favorevole all'ammissibilità del conflitto: sono in discussione, infatti, l'articolo 90 della Costituzione e alcune leggi correlate sulle prerogative del Capo dello Stato, sull'ampiezza della sua immunità e, più specificamente, sulle procedure da seguire in caso di intercettazione "indiretta" di telefonate del Presidente della Repubblica.
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