BARLETTA - Le operaie morte nel crollo della palazzina di via Roma, a Barletta, lavoravano in 'nero', senza contratto. A denunciare quanto accadeva nell'opificio sono i parenti delle vittime, assiepati davanti all'obitorio del Policlinico di Bari dove si trovano i corpi delle cinque donne decedute, in attesa dell'autopsia. "Era gente - dice la zia di una delle operaie morte - che lavorava per sopravvivere. Mia nipote prendeva 3,95 euro all'ora".
"Lavoravano dalle otto alle 14 ore, a seconda del lavoro che c'era da fare - continua la donna -. Avevano ferie e tredicesima pagate, ma senza contratto. Quelle donne lavoravano per pagare affitti, mutui, benzina, per poter vivere, anzi sopravvivere". La donna ha atteso per ore, come tutti gli altri parenti assiepati davanti all'obitorio del policlinico di Bari, prima di poter finalmente vedere il corpo della propria congiunta. I parenti hanno poi avuto l'autorizzazione dal magistrato: quattro per volta sono scesi nella camera dove erano state ricomposte le salme, in attesa dell'esame autoptico.
"Non ci volevano far vedere i nostri parenti - racconta una ragazza in lacrime - abbiamo chiesto al sindaco di intervenire". Alle 14 il magistrato ha autorizzato i parenti a vedere i loro cari. "Loro - raccontano - erano delle donne normali. I giornali dicono che era un maglificio, ma in realtà era un laboratorio di confezioni: venivano confezionate magliette, tute da ginnastica".
"Non ci volevano far vedere i nostri parenti - racconta una ragazza in lacrime - abbiamo chiesto al sindaco di intervenire". Alle 14 il magistrato ha autorizzato i parenti a vedere i loro cari. "Loro - raccontano - erano delle donne normali. I giornali dicono che era un maglificio, ma in realtà era un laboratorio di confezioni: venivano confezionate magliette, tute da ginnastica".
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