| Yara Gambirasio |
Una seconda traccia di Dna che avrebbe rafforzato ancora di più la convinzione degli inquirenti, in particolare della procura della Repubblica di Bergamo: un profilo genetico maschile - sconosciuto, che si trova su due capi d'abbigliamento della ragazzina, indossati sia a novembre sia al momento del drammatico ritrovamento del corpo - non può essere finito lì per caso, ed è il profilo da cercare.
A chi possa appartenere resta un mistero. E' stato confrontato con circa tremila degli ottomila Dna raccolti dall'inizio del caso, soprattutto tramite prelievi di saliva: vicini di casa, conoscenti della famiglia Gambirasio, operai del cantiere di Mapello e di altre aziende della zona, genitori che frequentano la palestra di Brembate Sopra, genitori dei compagni di classe di Yara, genitori degli amici. Ottomila persone chiamate nelle caserme e in questura.
La stessa traccia è stata confrontata anche con tutti i profili genetici già presenti negli archivi di polizia e carabinieri in Italia, corrispondenti a pregiudicati e a uomini coinvolti in casi precedenti. Ma anche in questo caso nessun riscontro. Resta il dubbio su una serie di lavoratori stranieri che lavoravano al cantiere di Mapello e che, dopo la scomparsa di Yara, si sono allontanati dalla bergamasca e dall'Italia, per i motivi più svariati. Il loro numero resta imprecisato. Sono persone alle quali il Dna non è mai stato prelevato.
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