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martedì 27 gennaio 2015

YARA, per il perito del pm il DNA non è di Bossetti


BERGAMO, 27 gennaio - La "prova delle prove" che avrebbe dovuto inchiodare Massimo Giuseppe Bossetti stabilendo senza ombra di dubbio che è lui l'assassino di Yara Gambirasio rischia ora di diventare un boomerang. Perché il Dna mitocondriale dell'uomo, in carcere dal 16 giugno, non coinciderebbe con quello di "Ignoto 1", il killer. La circostanza emerge dalla relazione del perito incaricato dal pm di Bergamo. La notizia aprirebbe nuovi scenari nell'inchiesta sull'omicidio della giovane, avvenuto il 26 novembre del 2010 a Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo. Anche perché questo esame, inoltre, non sarebbe ripetibile. 
Sebbene vi sia una corrispondenza chiara riguardo il Dna cellulare, lo stesso non si può quindi dire per il Dna mitocondriale. Un colpo alla tesi colpevolista, tanto che gli avvocati di Bossetti starebbero preparando una nuova istanza di scarcerazione in attesa della prossima udienza, in programma in Cassazione il prossimo 25 febbraio. 
La precedente istanza fu rigettata dal Tribunale del Riesame di Brescia proprio per la presenza del Dna dell'imputato sul luogo del ritrovamente del corpo di Yara.

La difesa: "Scarcerare Bossetti" - "Bossetti dovrebbe essere subito scarcerato". E' quanto dichiara il difensore dell'uomo, Claudio Salvagni, dopo le ultime perizie.

sabato 24 gennaio 2015

USA, il Dna lo scagiona dall’accusa di omicidio dopo 40 anni, scarcerato


Joseph Sledge esce da Carcere di Whiteville dopo 40 anni, applaudito dai parenti
COLUMBUS (North Carolina) - Dopo quasi quarant'anni trascorsi dietro le sbarre per essere stato condannato ingiustamente all'ergastolo, un uomo di 70 anni della Carolina del Nord, Joseph Sledge, è uscito di prigione. "Tra le prime cose che voglio fare ci sono una bella dormita in un letto vero letto e anche un bagno in piscina", ha detto. Sledge, anche se innocente, venne condannato nel 1976 per l'assassinio di una donna e di sua figlia, trovate morte nella loro abitazione. Solo ora si è però arrivati a stabilire la sua innocenza, dopo che uno dei testimoni chiave ha ritrattato e un esperto di Dna ha stabilito che i capelli trovati sulla scena del delitto non sono i suoi.

mercoledì 10 settembre 2014

YARA GAMBIRASIO: i legali chiedono la scarcerazione di Bossetti e un nuovo esame del Dna

Bossetti al momento dell'arresto il 16 giugno
BERGAMO - I legali di Massimo Bossetti, in carcere dal 16 giugno per l'omicidio di Yara Gambirasio, hanno depositato un'istanza di scarcerazione al gip di Bergamo. Il giudice avrà tempo cinque giorni per decidere. La difesa ha inoltre chiesto che sia nuovamente prelevato il Dna trovato sul corpo della 13enne di Brembate di Sopra e che le analisi attribuiscono al muratore di Mapello. el pomeriggio della scomparsa della 13enne, il cellulare di Bossetti agganciò la stessa cella a cui si era agganciato quello della ragazza. Sul corpo di Yara, inoltre, furono trovate tracce di materiale edile e Bossetti è, appunto, un muratore.

 I difensori di Bossetti, nell'istanza di scarcerazione per il loro assistito, hanno compiuto "un'attenta rilettura" dei dati alla base dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per l'omicidio di Yara Gambirasio. Sulla scorta di questa rilettura, per gli avvocati, "non vi sono gravi indizi di colpevolezza".

martedì 8 luglio 2014

I legali di Bossetti: verrà rifatto il test del Dna. Tre ore di interrogatorio del pm

Massimo Bossetti dopo il suo arresto
BERGAMO - Massimo Bossetti, accusato del delitto di Yara, nel suo atteso interrogatorio davanti al pm, ha ribadito di essere innocente e forse ha parlato della possibile presenza di altre persone. "Quel che è certo è che verrà ripetuto l'esame del Dna". E' quanto hanno detto i suoi legali dopo l'interrogatorio. Un interrogatorio, cominciato alle 10.45 e durato poco più di due ore. Massimo Giuseppe Bossetti ha incontrato il pm dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere per ben due volte subito dopo il fermo del 16 giugno. Per parlare di complicità? Sembra confermata l'indiscrezione pubblicata 10 giorni fa da Tgcom24 sul coinvolgimento di altre persone nel delitto di Yara Gambirasio, notizia rivelata dall'inviato di News Mediaset Enrico Fedocci. 
Voci interne al carcere riferiscono, le riporta oggi il Corriere della Sera, che nei giorni scorsi il presunto omicida abbia avuto una crisi nervosa ed urlando abbia chiesto di incontrare il pm: "non sono stato solo io" avrebbe detto. Ma il riserbo degli inquirenti è massimo. I difensori dell'uomo si sono limitati a dire che sono disponibili a far ripetere il test del Dna su Bossetti, ma l'accusa non sembra interessata. Inoltre i due avvocati hanno aggiunto che l'interrogatorio sarebbe stato incentrato soprattutto sui luoghi frequentati da Bossetti come solarium o sale da ballo. Ma alla domanda se il pm abbia chiesto conto di eventuali complicità nell'omicidio hanno opposto il segreto istruttorio. Le indagini vanno avanti.

Legale: questa è un'indagine pazzesca - "Questa è un'indagine pazzesca e non possiamo credere di poterla smontare in una settimana", ha spiegato poi l'avvocato Claudio Salvagni.

"Complici? C'è il segreto istruttorio" - Nel seguente video, i legali di Bossetti hanno ricordato che il loro assistito ha risposto a tutte "le domande". Aveva complici?, chiedono i giornalisti. "Non possiamo rispondere né sì, né no, c'è il segreto istruttorio", è stata la secca replica degli avvocati.

mercoledì 18 giugno 2014

Il Dna conferma: il presunto killer di Yara non è figlio dell’uomo che lo aveva riconosciuto


BERGAMO - E' stato effettuata la comparazione tra il Dna di Giovanni Bossetti e quello del figlio Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto killer di Yara e che l’uomo aveva riconosciuto così come la sorella gemella: l'esame ha evidenziato che non c'è compatibilità tra i due profili genetici e che quindi l'uomo accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio non è il figlio naturale del primo. Ma, come avevano evidenziato gli esami, dell’autista di autobus con il quale la madre di Massimo Giuseppe aveva avuto una relazione (che lei nega) dopo essersi sposata.
Bossetti intanto si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pm Letizia Ruggeri. L'interrogatorio, durato circa un'ora e mezza, si è tenuto nel carcere di Bergamo. Anche lunedì, giorno del fermo, l'uomo non aveva risposto agli inquirenti.

martedì 3 giugno 2014

Test del Dna sui figli di Meriam condannata a morte in Sudan per conferire la cittadinanza Usa del padre

Meriam con il marito Wani, cittadino Usa
KARTHOUM - Il marito americano della donna sudanese condannata all'impiccagione per apostasia dovrà fornire prova del DNA che egli è il padre dei suoi due figli: lo ha confermati  un funzionario Usa.
Il portavoce del Dipartimento di Stato  Jen Psaki ha finalmente riconosciuto che Daniel Wani è un cittadino statunitense, dopo aver rinunciato al diritto alla privacy, e ha detto che stava ricevendo aiuto dalla ambasciata degli Stati Uniti a Khartoum.
Wani ha incontrato ieri funzionari dell'ambasciata, ha rivelato Psaki  aggiungendo che "siamo stati impegnati con lui dal giugno del 2013 e siamo stati in contatto regolare con lui durante tutto il processo."
Sua moglie, Meriam Ibrahim, che è cristiana come il marito, è stata condannata a morte il 15 maggio sotto la legge della sharia islamica che è  in vigore dal 1983 e considera le conversioni fuorilegge e punite con la pena di morte.
In carcere, la donna ha dato alla luce la scorsa settimana la loro seconda figlia, una bambina. Anche il primo, 20 mesi, è in prigione con lei.
Psaki ha detto che il Dipartimento di Stato non aveva ancora tutte le informazioni necessarie per conferire la cittadinanza degli Stati Uniti ai due neonati. "Per trasmettere la cittadinanza statunitense a un bambino nato all'estero, ci deve essere, tra gli altri requisiti, una relazione biologica tra il bambino e un genitore cittadino degli Stati Uniti o dei genitori", ha detto ai giornalisti Psaki, citando l'Immigration and Nationality Act degli Stati Uniti. La legge "autorizza il dipartimento per richiedere qualunque ulteriore prova potrebbe essere necessario per stabilire la cittadinanza degli Stati Uniti. Test genetici sono uno strumento utile per verificare una relazione biologica", ha aggiunto.

Psaki ha aggiunto che il segretario di Stato John Kerry è "seriamente preoccupato" per il caso e ha promesso di continuare a lavorare con Wani "per aiutarlo come cittadino degli Stati Uniti".

domenica 27 aprile 2014

Yara, forse individuata la madre del killer. Si attende il Dna


BERGAMO - Un Dna prelevato in fretta e furia e mandato subito al Ris di Parma per la comparazione con quello di Ignoto Uno. Delitto di Yara, c'è attesa per il risultato di un tampone salivare eseguito su un'anziana di Clusone. All'80enne i carabinieri di Bergamo sarebbero arrivati sulla base di alcune voci di paese che attribuirebbero alla donna una frequentazione negli anni Sessanta con Giuseppe Guerinoni, quello che dalla scienza viene considerato il padre naturale dell'assassino della tredicenne di Brembate e morto nel 1999. A rivelare la notizia è stata la trasmissione "Quarto Grado". I risultati potrebbero essere pronti nelle prossime ore. L'anziana avrebbe una famiglia ma non è dato sapere se ha figli. Fondamentale in questa fase identificare la madre di Ignoto Uno, dopo avere dato un nome al padre naturale. Guerinoni, sposato con figli, non avrebbe mai confidato a nessuno relazioni extraconiugali. Quindi identificare il killer di Yara non sarà impresa facile per gli investigatori. Ma a oltre tre anni dal delitto la caccia non si ferma.

giovedì 17 ottobre 2013

Il Dna del pedofilo padovano arrestato in Francia non è quello trovato su Yara

PARIGI - Il 50enne nato a Padova e ora agli arresti nel carcere francese di Bourges con l'accusa di pedofilia non sarebbe il killer di Yara Gambirasio. A segnare l'ennesimo flop nelle indagini sull'omicidio della ragazzina di Brembate sono gli esiti dell'esame del Dna, anticipati dalla trasmissione Quarto Grado. L'uomo era finito tra i sospettati per la sua passione della ginnastica artistica e per una vera ossessione su Yara.

giovedì 13 giugno 2013

La Corte Suprema Usa: non si possono brevettare i Dna umani

WASHINGTON - I geni umani possono essere sottoposti a brevetto? Per la Corte Suprema Usa solo il Dna prodotto sinteticamente può essere brevettato. La licenza non è possibile invece per i geni estratti dal corpo umano. La sentenza emessa oggi nasce da un caso riguardante dei brevetti della Myriad Genetics. Gli osservatori parlano di una vittoria per medici e pazienti per i quali la possibilità di brevettare il Dna umano interferisce con la ricerca scientifica.
Una vittoria della trasparenza: così commenta il genetista Giuseppe Novelli, dell'università di Roma Tor Vergata. "Non e' possibile - ha detto - brevettare il Dna umano in quanto non è possibile brevettare la materia vivente". Quello che è possibile brevettare, ha osservato, "è la materia ottenuta in modo artificiale". Potrebbe essere questo, per esempio, il caso delle cellule staminali ottenute da organismi chimera, ossia da organismi che in nature non esistono. E' anche il caso degli organismi che in futuro potranno essere costruiti in laboratorio grazie alla biologia sintetica.

Come da tempo accade in Europa, dove da sempre è stato detto un esplicito "no" alla possibilità di brevettare il Dna umano, anche negli Usa gli unici brevetti possibili saranno d'ora in poi quelli che riguardano i metodi con i quali si analizza il materiale genetico, come le tecniche per ottenerne la mappa. I brevetti, ha proseguito Novelli, possono costituire un serio ostacolo alla ricerca poichè possono impedire o rallentare l'accesso ai dati scientifici.

mercoledì 17 aprile 2013

Le indagini sul Dna confermano: il killer di Yara è il figlio dell’autista di Gorno


BERGAMO - Altro passo in avanti nelle indagini sul delitto di Yara. Secondo i genetisti, non può che essere il figlio di Giuseppe Guerinoni, e non il nipote, l'assassino della giovane. Le analisi sulla riesumazione dell'autista di Gorno, nella Bergamasca, escludono che vi possa essere un legame nonno-nipote. L'omicida, il cui materiale genetico è stato ritrovato sul corpo della vittima, avrebbe dunque una cinquantina d'anni.
A testimoniarlo ci sono gli accertamenti compiuti sul cromosoma Y, quello che si trasmette di padre in figlio: l'Y di Guerinoni e quello di "ignoto 1" sono infatti identici secondo gli esperti della polizia scientifica e i consulenti del pm Letizia Ruggeri. 

giovedì 7 marzo 2013

Yara: riesumata per prelevare il Dna la salma del presunto padre naturale del killer


BERGAMO - E' stata riesumata questa mattina, al cimitero di Seriano (Bg), la salma di Giuseppe Guerinoni, l'uomo che gli inquirenti sospettano essere il padre naturale del presunto killer di Yara Gambirasio. L'assassino, che ha lasciato sugli slip e sui leggings della ragazza tracce di sangue, sarebbe un figlio illegittimo di Guerinoni. Per gli esami la salma è stata poi portata in un luogo al momento sconosciuto.
La bara è stata prelevata dal loculo in cui si trova da dieci anni, racconta il "Corriere della Sera", e nella località segreta dove è stata portata si preleveranno i reperti per individuare il dna di Guerinoni. All'operazione hanno partecipato gli agenti della polizia scientifica. A occuparsi del prelievo saranno Cristina Cattaneo, consulente del pubblico ministero, eGiorgio Portera, consulente della famiglia Gambirasio. 
Guerinoni morì nel 1999 a 61 anni e sarebbe il padre illegittimo del presunto assassino. I dati degli esami saranno incrociati con quelli ottenuti precedentemente tramite il calcolo biostatico e l'esame di una marca da bollo sulla patente del morto e su alcuni francobolli. E poi, si tratterà di risalire all'identità del presunto figlio illegittimo di Guerinoni.

lunedì 4 marzo 2013

Yara: si cerca la madre del presunto assassino. Test Dna su mille donne

BREMBATE SOPRA (Bergamo) - La caccia all'assassino di Yara Gambirasio prende una pista inedita: questa volta nel mirino finiscono mille donne. Si cerca infatti la madre del cosiddetto "ignoto 1", l'omicida della ragazzina, l'uomo che ha lasciato il suo codice genetico sugli slip e sui leggings della tredicenne. E a questo scopo gli inquirenti stanno per procedere all'analisi del Dna di un migliaio di potenziali madri del colpevole.

sabato 16 febbraio 2013

Yara: sarà riesumata la salma del padre del presunto assassino, per confrontare il Dna


BERGAMO - Novità nell'inchiesta sull'uccisione di Yara Gambirasio, la 13enne assassinata nella Bergamasca. "Quarto Grado" ha reso nota l’indiscrezione secondo la quale Procura di Bergamo ha disposto la riesumazione della salma di Giuseppe Guerinoni. L'uomo è il padre del presunto assassino di Yara, tuttora sconosciuto. La riesumazione è prevista per la prossima settimana.
Guerinoni era di Gorno morto nel 1999. La riesumazione è necessaria per prelevare un campione biologico di Guerinoni e confrontarlo con il Dna che l'assassino ha lasciato sugli slip della giovane ginnasta di Brembate di Sopra. Il Dna dei figli legittimi del Guerinoni non corrisponde a quello trovato addosso alla ragazzina.
Finora l'unico indagato per la morte di Yara è il marocchino, anche se il suo fascicolo è stato da tempo stralciato da quello principale.

lunedì 4 febbraio 2013

Leicester: lo scheletro trovato sotto un parcheggio è di re Riccardo III. Lo dice il DNA



LEICESTER- Lo scheletro di re Riccardo III, trovato sotto un parcheggio. Sopra, un ritratto del re
LEICESTER - Lo scheletro trovato sotto un parcheggio Leicester è stato confermato come quella del re inglese Riccardo III. Gli esperti della University of Leicester hanno detto che il DNA dalle ossa corrisponde a quella dei discendenti della famiglia del monarca. L’archeologo Richard Buckley, presso l'Università di Leicester, ha detto in una conferenza stampa tra gli applausi: "Al di là di ogni ragionevole dubbio, è re Riccardo". Ucciso in battaglia nel 1485, il sovrano sarà risepolto nella Cattedrale di Leicester. Buckley ha detto che le ossa erano state oggetto di "studio accademico rigoroso" e datate ad un periodo tra il  1.455 e il 1540.
Il dottor Jo Appleby, un osteo-archeologo dalla scuola dell'università di Archeologia e Storia Antica, ha rivelato che le ossa erano di un uomo tra i 20 e 30 anni. Re Riccardo aveva 32 anni quando è morto. Il suo scheletro porta le tracce di 10 ferite, di cui otto al cranio, inflitte al momento della morte. Due delle ferite del cranio erano potenzialmente fatali. Una aveva rimosso un lembo di tessuto osseo, l'altra era stata causata da un'arma a lama che aveva attraversato il cranio fino al lato opposto del cranio con una profondità superiore a 10 cm. Il dottor  Appleby ha detto: "Entrambe queste lesioni avrebbero causato una perdita quasi immediata di coscienza e la morte sarebbe seguite rapidamente in seguito. Nel caso della ferita più grande, se la lama di 7 centimetri fosse penetrato nel cervello, ciò che ovviamente che non possiamo determinare dalle ossa, la morte sarebbe stata istantanea." Altre ferite includono colpi o coltellate al viso e il lato della testa.
Riccardo III è stato dipinto come deforme da alcuni storici Tudor e in effetti la spina dorsale dello scheletro è mal curva, una condizione nota come scoliosi. Tuttavia, non vi era alcuna traccia di un braccio avvizzito o altre anomalie viste nelle caratterizzazioni più estreme del re.
Senza la scoliosi, che secondo gli esperti aveva sviluppato da adolescente, che Riccardo avrebbe  avuto una statura di circa 1 metro e 70, ma la curvatura lo avrebbe fatto apparire "notevolmente" più corto.
Riccardo era un principe reale fino alla morte del fratello re Edoardo IV nel 1483. Nominato protettore di suo nipote, Edoardo V,  invece assunse le redini del potere.
Edward e suo fratello Richard, noti come i Principi della Torre, scomparvero poco dopo. Voci diffuse sostennero (e sostengono) che erano stati assassinati per ordine del loro zio.
Sfidato da Enrico Tudor, Richard venne ucciso a Bosworth nel 1485, dopo soli due anni sul trono.
Gli fu data una sepoltura affrettata sotto la chiesa di Greyfriars nel centro di Leicester.
Buckley ha detto che la tomba era stata goffamente tagliato a pareti inclinate ed era troppo corta per il corpo, costringendo la testa a stare in avanti. Così come lo scheletro è stato trovato

mercoledì 11 gennaio 2012

La procura conferma: il cadavere ritrovato sul lungomare di Bari è quello di Roberto Straccia


BARI Il cadavere ritrovato il 7 gennaio sul lungomare di Bari e' quello di Roberto Straccia. Lo rende noto la Procura di Bari, dopo aver svolto indagini in stretto collegamento con la Procura di Pescara. "L'attivita' istruttoria svolta - sottolinea la Procura in un comunicato - consente di ritenere con sufficiente grado di verosimiglianza che il cadavere rinvenuto sia quello di Roberto Straccia. Sono stati conferiti incarichi di consulenza ad elevato livello di specializzazione per l'esame autoptico e tossicologico. E' stato anche disposto esame del DNA per corroborare l'identificazione. I consulenti hanno avuto termini dai trenta ai sessanta giorni, per cui non e' possibile avanzare prima del deposito delle relazioni ipotesi giuridicamente apprezzabili".
 

domenica 8 gennaio 2012

Si stringe il cerchio attorno ai killer dell'uomo cinese e della sua bimba a Roma. Sarebbero immigrati magrebini, incastrati da tracce biologiche, Dna e riprese di una telecamera di sorveglianza

L'ambasciatore cinese in visita alla madre della piccola, ferita dai banditi
ROMA - Si stringe il cerchio attorno ai killer che alcuni giorni fa hanno ucciso un cinese di 31 anni e sua figlia di nove mesi a Torpignattara. Gli inquirenti e gli investigatori avrebbero imboccato una pista specifica che porterebbe ai due autori del duplice omicidio, due immigrati magrebini, mettendo insieme tutta una serie di tracce: tra queste il Dna di un uomo isolato da uno dei reperti (la borsa o il casco abbandonato), le riprese di una telecamera che ha immortalato la fuga, le testimonianze raccolte.
Svelato il giallo dei soldi abbandonati: all'interno della borsa c'erano 16mila euro, ma i banditi li hanno abbandonati. Gli investigatori hanno scoperto che i soldi erano sporchi di sangue. Non solo: si pensa che se ne siano liberati per paura di ritorsioni della mafia cinese.  
La borsa è stata ritrovata in un casolare tra via Gentile da Leonessa e via Ettore Fieramosca mentre lo scooter (rintracciato forse grazie a una segnalazione) era stato abbandonato vicino a via Prenestina. Fondamentali anche le testimonianze raccolte a proposito della frequentazione del casolare in cui è stata ritrovata la borsa con il denaro.
Continuano intanto anche i controlli sull'attività di Money transfer gestita dalla vittimaGli investigatori non hanno dubbi che questa attività sia il nodo principale su cui punta la criminalità organizzata cinese. Si indaga sul passato della vittima, sulle macchine di grossa cilindrata che possedeva.

venerdì 7 ottobre 2011

Anche sui pantaloni di Yara Gambirasio tracce di Dna "altamente indiziario"

Yara Gambirasio
BERGAMO - Anche sui pantaloni di Yara Gambirasio ci sarebbero tracce di Dna "altamente indiziario". Quello più sospetto di altri non sarebbe stato trovato solo sugli slip della 13enne, ma anche sui leggings neri, che la ragazzina indossava quando è stata rapita e quando è stata ritrovata morta. E' un'ulteriore indiscrezione relativa alla relazione dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo.

Una seconda traccia di Dna che avrebbe rafforzato ancora di più la convinzione degli inquirenti, in particolare della procura della Repubblica di Bergamo: un profilo genetico maschile - sconosciuto, che si trova su due capi d'abbigliamento della ragazzina, indossati sia a novembre sia al momento del drammatico ritrovamento del corpo - non può essere finito lì per caso, ed è il profilo da cercare.

A chi possa appartenere resta un mistero. E' stato confrontato con circa tremila degli ottomila Dna raccolti dall'inizio del caso, soprattutto tramite prelievi di saliva: vicini di casa, conoscenti della famiglia Gambirasio, operai del cantiere di Mapello e di altre aziende della zona, genitori che frequentano la palestra di Brembate Sopra, genitori dei compagni di classe di Yara, genitori degli amici. Ottomila persone chiamate nelle caserme e in questura.

La stessa traccia è stata confrontata anche con tutti i profili genetici già presenti negli archivi di polizia e carabinieri in Italia, corrispondenti a pregiudicati e a uomini coinvolti in casi precedenti. Ma anche in questo caso nessun riscontro. Resta il dubbio su una serie di lavoratori stranieri che lavoravano al cantiere di Mapello e che, dopo la scomparsa di Yara, si sono allontanati dalla bergamasca e dall'Italia, per i motivi più svariati. Il loro numero resta imprecisato. Sono persone alle quali il Dna non è mai stato prelevato.

mercoledì 15 giugno 2011

Trovato il Dna dell'assassino su un indumento di Yara Gambirasio

Yara Gambirasio la tredicenne di Brembate assassinata
BERGAMO - E' stato individuato il dna dell'assassino di Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni scomparsa il 26 novembre scorso a Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo, e trovata morta tre mesi dopo. A quanto si apprende, sul corpo di Yara sono stati trovati quattro diversi profili genetici ma soltanto uno - rilevato su un indumento - viene considerato dagli investigatori "altamente indiziario". Si tratta di una traccia di dna maschile ed è considerata significativa in quanto, sottolineano fonti qualificate, non suscettibile di contaminazione casuale, a differenza degli altri tre.