ROMA - Sulla giustizia "abbiamo un'occasione: riformiamo il sistema e poi, a fine percorso, potremo discutere sul serio anche di amnistia e di indulto", che "hanno un senso solo se sono legate a misure strutturali". Lo afferma in un'intervista ad Avvenire il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda in cui chiede anche a Formigoni di lasciare la presidenza della Commissione Agricoltura, rilancia il tema dell'ineleggibilità di Berlusconi - "in quanto concessionario" - e dice di non condividere la partecipazione dei ministri Pdl alla manifestazione di Brescia.
Zanda premette che "la lealtà" del Pd "a questa strana coalizione è fuori discussione" ma l'ambizione del partito è anche quella di "conservare" il proprio "profilo politico". Poi sul tema delle riforme sottolinea che le intercettazioni "vanno certamente mantenute" in quanto "strumento essenziale per le indagini" e che "una modifica della legge che oggi le regolamenta non fa parte del programma di governo".
Quel che va sanzionato, aggiunge, "é la loro diffusione impropria". Inoltre, prosegue, "i membri del governo non devono scendere in piazza contro la magistratura dimenticandosi della divisione dei poteri. Ma anche la magistratura deve avviare una riflessione profonda". Zanda auspica che sia chiesto alla politica in primis di non violare la legge: "sto pensando a Roberto Formigoni", eletto alla Commissione anche "con il nostro voto". "Poiché dopo essere stato eletto è arrivata però una richiesta di rinvio a giudizio con due imputazioni gravi", "penso che dovrebbe prenderne atto e, responsabilmente, rinunciare alla presidenza della commissione".
"Le affermazioni del senatore Zanda riguardo fra l'altro all'ineleggibilità di Silvio Berlusconi e ai criteri di nomina dei senatori a vita sono altrettante mine sul terreno politico in cui agisce il governo Letta". Lo dichiara in una nota Anna Maria Bernini, senatrice e portavoce vicario del Pdl.
"Sulla ineleggibilità ai sensi di una legge del 1957 collegata alle concessioni - sostiene Bernini - il Presidente dei senatori del Pd non può ignorare che il Parlamento si e più volte pronunciato nel senso della non applicabilità del disposto (parere peraltro ampiamente confermato da insigni costituzionalisti): pertanto riproporre il tema significa solo inseguire con pervicacia e sudditanza di iniziativa politica il fanatismo grillino. Era una questione già anacronistica vent'anni fa, tanto più lo è oggi in un sistema radio-televisivo ma soprattutto di comunicazioni multimediali radicalmente mutato, aperto e non monopolistico". "Quanto alle nomine dei senatori a vita, il Presidente Napolitano resta l'unico titolare del potere di designazione e qualsiasi interferenza rappresenta una lesione delle sue prerogative", aggiunge.
"Questa nuova offensiva a freddo del Presidente Zanda contro il leader del Pdl che garantisce la tenuta di un governo presieduto da un esponente del Pd, è sorprendente, provocatoria, inaccettabile.
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