| Piero Di Caterina |
MILANO - Tre milioni e mezzo di euro versati in 10 anni vissuti con Penati e Vimercati: questa la somma che l'imprenditore Piero Di Caterina, ospite della trasmissione di Lucia Annunziata In mezz'ora, ha dichiarato di aver pagato negli anni di collaborazione con Penati (ex presidente della Provincia di Milano, ex sindaco di Sesto San Giovanni e dirigente del Pd molto vicino al sengretario Pier Luigi Bersani) e con il suo capo di gabinetto. Di Caterina, che nell'inchiesta sulle presunte tangenti per gli appalti nell'ex area Falck è il principale accusatore di Penati, ha specificato che i soldi non erano "mazzette", ma "finanziamenti" non tesi a ottenere qualcosa di illegale e rientrati a Di Caterina "in parte da un altro imprenditore che invece aveva pagato una tangente". Insomma, riassume l'imprenditore: "Ho finanziato Penati con prestiti e li ho recuperati con una tangente".
Secondo l'imprenditore, le cifre da lui pagate non sono mai servite a finanziare il Pd nazionale: "Io non sono stato spremuto né io ho spremuto Penati; i miei quattrini io li ho versati a Penati per le sue esigenze politiche ma credo potessero essere sufficienti per Sesto e Milano; non mi sembra una cifra così grossa da poter andare a Roma". Nell'era Penati, ha però sottolineato, "non ho mai fatto corruzione, né c'è mai stata corruzione" e punta il dito contro Giorgio Oldrini, attuale sindaco di Sesto, e Adriano Alessandrini, primo cittadino di Segrate, con i quali, sostiene, "è arrivata la corruzione". Con Oldrini, racconta, "per poter essere in condizioni di lavorare si deve entrare in un sistema di corruzione complesso". I sindaci chiamati in causa hanno annunciato che intendono querelare l'imprenditore e chiedono di partecipare alla puntata di domenica prossima del programma di Lucia Annunziata per replicare alle accuse rivolte loro. Oldrini precisa inoltre "di non aver ricevuto a oggi alcun avviso di garanzia o altra comunicazione giudiziaria". Di Caterina conferma poi i conti all'estero di Penati: "Nelle discussioni fatte con Giordano Vimercati, molto arrabbiato con Penati per motivi suoi, mi è stato detto che Penati a Montecarlo, Dubai e in Sudafrica aveva dei quattrini". Quanto all'affarre dell'autostrada Milano-Serravalle l'imprenditore osserva: "Non ho prove per poter dire che Penati ha preso quattrini o che non li ha presi". Sulla vicenda delle coop emiliane invece non ha dubbi: "Giungono a Sesto con il recupero delle aree dismesse; ho assistito a pagamenti di somme e tangenti tra Giuseppe Pasini [imprenditore e "gola profonda" dell'inchiesta, ndr] e le coop emiliane".
Secondo l'imprenditore, le cifre da lui pagate non sono mai servite a finanziare il Pd nazionale: "Io non sono stato spremuto né io ho spremuto Penati; i miei quattrini io li ho versati a Penati per le sue esigenze politiche ma credo potessero essere sufficienti per Sesto e Milano; non mi sembra una cifra così grossa da poter andare a Roma". Nell'era Penati, ha però sottolineato, "non ho mai fatto corruzione, né c'è mai stata corruzione" e punta il dito contro Giorgio Oldrini, attuale sindaco di Sesto, e Adriano Alessandrini, primo cittadino di Segrate, con i quali, sostiene, "è arrivata la corruzione". Con Oldrini, racconta, "per poter essere in condizioni di lavorare si deve entrare in un sistema di corruzione complesso". I sindaci chiamati in causa hanno annunciato che intendono querelare l'imprenditore e chiedono di partecipare alla puntata di domenica prossima del programma di Lucia Annunziata per replicare alle accuse rivolte loro. Oldrini precisa inoltre "di non aver ricevuto a oggi alcun avviso di garanzia o altra comunicazione giudiziaria". Di Caterina conferma poi i conti all'estero di Penati: "Nelle discussioni fatte con Giordano Vimercati, molto arrabbiato con Penati per motivi suoi, mi è stato detto che Penati a Montecarlo, Dubai e in Sudafrica aveva dei quattrini". Quanto all'affarre dell'autostrada Milano-Serravalle l'imprenditore osserva: "Non ho prove per poter dire che Penati ha preso quattrini o che non li ha presi". Sulla vicenda delle coop emiliane invece non ha dubbi: "Giungono a Sesto con il recupero delle aree dismesse; ho assistito a pagamenti di somme e tangenti tra Giuseppe Pasini [imprenditore e "gola profonda" dell'inchiesta, ndr] e le coop emiliane".
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