| Francesca Lana e Manuela Arcuri |
Sabina Began, portò a palazzo Grazioli tre ragazze di cui almeno una si sarebbe prostituita con Silvio Berlusconi. E' quanto si legge nel capo di imputazione che riguarda l' 'ape regina', quella che viene da molti definita come la preferita del Presidente. La Began e Giampaolo Tarantini, è scritto, reclutarono "Vanessa Di Meglio, Sonia Carpentone (detta Monia) e Roberta Nigro", ne favorirono e sfruttarono "l'attività di prostituzione della prima, esercitata, in favore di Silvio Berlusconi, presso la sua residenza romana, dietro pagamento di corrispettivo in denaro, provvedendo, in particolare, il Tarantini, ad istruire le stesse sulle modalità comportamentali da assumere, sulle finalità della serata, a sostenere le spese di viaggio e soggiorno delle donne, e a mettere a loro disposizione un'autovettura per raggiungere palazzo Grazioli". I reati sarebbero stati commessi tra il 30 agosto e il 6 settembre 2008.
I pm: sfruttate le debolezze del premier
I pm: sfruttate le debolezze del premier
"Sfruttavano o intendevano sfruttare la debolezza del premier sia psicologica che mediatica a seguito delle mosse della Procura di Milano". Questo e' quanto sostengono i sostituti procuratori di Napoli che indagano sull'inchiesta della presunta estorsione al premier Silvio Berlusconi. Lo scrivono nel provvedimento con cui hanno respinto la richiesta del premier di essere interrogato come imputato in un procedimento connesso.
Per i magistrati, inoltre, i reati contestati a Gianpaolo Tarantini e ai suoi presunti complici "non risultano funzionali a far conseguire a Berlusconi il prezzo e/o l'impunita' dei reati commessi a Milano, apparendo commessi esclusivamente al fine di fare conseguire agli indagati stessi un indebito profitto. Ne' invero allo stato e sulla base degli atti la prova dell'estorsione patita da Silvio Berlusconi influisce sulla prova di tali reati. Invero la prova della fondatezza o della infondatezza delle accuse mosse a Milano al presidente del Consiglio non deriva dalla prova della fondatezza delle accuse mosse ai coniugi Tarantini, a Lavitola e ad altri nel presente procedimento".
I difensori del premier: solo riunioni conviviali. E Berluscono non sapeva niente
"Le prospettazioni accusatorie contenute nel capo di imputazioni per la vicenda di Bari, non solo vedono totalmente estraneo il presidente Berlusconi, ma dimostrano la sua completa non conoscenza circa l'asserito comportamento del Tarantini e dei suoi coindagati". E' quanto scrivono, in una nota, i legali del premier Niccolò Ghedini e Piero Longo. "Del tutto infondate invece - aggiungono - appaiono le ricostruzioni delle serate, che erano soltanto riunioni conviviali, come più volte affermato dalle stesse protagoniste".
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