ROMA, 8 luglio - Resta in carcere Massimo Giuseppe Bossetti, imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa a Brembate di Sopra nel novembre 2010 e ritrovata morta in un campo tre mesi dopo. Lo ha deciso la prima sezione penale della Cassazione rigettando il ricorso presentato dalla difesa contro l'ordinanza del Riesame di Brescia che, il 10 marzo scorso, aveva confermato il 'no' del gip di Bergamo alla richiesta di revoca della misura cautelare in carcere. Già nello scorso febbraio, la Suprema Corte si era espressa a favore della custodia cautelare in cella per Bossetti, a carico del quale, qualche giorno fa, si è aperto il processo davanti alla Corte d'Assise di Bergamo. Anche il sostituto pg di Cassazione Giuseppe Corasaniti aveva sollecitato ieri, durante l'udienza a porte chiuse, il rigetto del ricorso, rilevando che fosse ancora sussistente il rischio di reiterazione del reato.
I Fatti della Vita sul filo dell'onda. Altre notizie su http://aquariusreportages.blogspot.it/
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mercoledì 8 luglio 2015
venerdì 19 dicembre 2014
SIRIA: "padre Dall’Oglio è vivo ed è in un carcere dell’Isis"
ALEPPO (Siria) - Padre Paolo Dall'Oglio è vivo e si trova in un carcere dell'Isis tra Raqqa e Aleppo, nel nord della Siria. Lo hanno detto fonti attendibili di Raqqa, interpellate dall'Ansa. La notizia sarebbe stata confermata da un ex detenuto nella prigione, liberato due settimane fa. L'uomo ha affermato di aver sentito dai suoi carcerieri che Dall'Oglio è stato trasferito nella prigione di Tabqa, al confine tra la regione di Raqqa e quella di Aleppo. Anche il presidente dell'Osservatorio siriano per i Diritti umani, Rami Abdel Rahaman, ha confermato la "voce" su Dall'Oglio, affermando al contempo di "non avere alcuna notizia" riguardo le due giovani italiane Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, rapite anche loro in Siria quasi sei mesi fa mentre seguivano progetti umanitari ad Aleppo. "Abbiamo inoltrato da tempo la richiesta di una prova ai suoi rapitori - ha dichiarato Rahaman - ad esempio un video del religioso, ma non ci è mai stato consegnato alcunché".
sabato 29 novembre 2014
VENEZUELA, overdose di farmaci rubati dalla farmacia del carcere, muoiono 35 detenuti
CARACAS - E' salito a 35 il numero di detenuti morti nel carcere venezuelano di Uribana, nello stato di Lara, a causa di una presunta overdose con medicinali rubati nella farmacia del penitenziario. Altri 20 reclusi sono ricoverati in gravi condizioni. I detenuti, ha spiegato un deputato, hanno innescato una rivolta nella struttura e, "non avendo droga a disposizione, hanno rubato i farmaci e li hanno mescolati con alcol". Hanno in particolare ingerito una combinazione di farmaci come insulina, antibiotici e trattamenti per l'ipertensione.
Una "piena indagine" per chiarire le cause della morte dei 35 prigionieri è stata richiesta dalla Commissione di Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Venezuelana. In una dichiarazione l'Arcivescovo Roberto Luckert, ha detto che i prelati deplorato che le carceri "lontane da essere formative, sono luoghi affollatie violenti dove la punizione e la repressione deteriora ulteriormente che è privato libertà ". Per invertire questa situazione il presidente della Commissione Giustizia e Pace ha chiesto alle autorità di firmare il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura delle Nazioni Unite. "Questo trattato internazionale prevede la creazione di un meccanismo nazionale di prevenzione in grado di eseguire visite di controllo ai centri di detenzione nel paese e di raccomandare misure per migliorare le condizioni e il rispetto dei diritti umani nel sistema carcerario ", ha detto Luckert.
giovedì 27 novembre 2014
BALTIMORA, boss in carcere aveva creato harem di poliziotte (quattro incinte)
| Il carcere di Baltimora e il gangster Tavon White |
Dalle indagini dell'Fbi e' emerso che White, boss di una banda locale, riusciva a guadagnare con il traffico di droga in prigione tra i 10mila e i 20mila dollari a settimana e aveva creato il suo "harem". Sulle guardie White esercitava una tale influenza psicologica che due delle quattro donne rimaste incinte si sono tatuate sulla pelle il suo nome.
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lunedì 20 ottobre 2014
YARA, carcere confermato per Bossetti
BERGAMO - Il Tribunale del Riesame di Brescia ha confermato il carcere per Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore arrestato per l'omicidio della 13enne Yara Gambirasio. Lo hanno reso noto i legali dell'uomo, che avevano chiesto per il muratore di Mapello la scarcerazione o in alternativa i domiciliari con l'obbligo di braccialetto elettronico. Bossetti si trova in carcere dal 16 giugno.
giovedì 11 settembre 2014
BERGAMO: Bossetti resta in carcere
BERGAMO - Il gip di Bergamo Ezia Maccora ha dichiarato inammissibile l'istanza di scarcerazione di Massimo Bossetti in quanto non è stata notificata dai proponenti (i legali del carpentiere di Mapello) agli avvocati della parte offesa, come previsto dalle modifiche introdotte l'anno scorso all'articolo 299 del Codice di procedura penale.
Non è una risposta negativa nella sostanza dell'istanza (sulla quale il gip non si è soffermato), ma un mero, seppure decisivo, rilievo di natura procedurale. Ora i legali del Bossetti, gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, dovranno ripresentare l'istanza avendo cura di notificarla nel contempo ai legali della parte offesa che, nei due giorni successivi alla notifica, avranno la facoltà di presentare anche le proprie memorie difensive
sabato 2 agosto 2014
Giancarlo GALAN resta in carcere
VENEZIA - L'ex governatore della Regione Veneto, Giancarlo Galan, resta in carcere per le accuse di corruzione nell'inchiesta sul Mose. Il Tribunale del Riesame di Venezia lo ha deciso dopo quattro ore di camera di consiglio. I giudici hanno infatti respinto le richieste della difesa, che chiedeva la scarcerazione o, in alternativa, i domiciliari.
I giudici hanno respinto tuttavia le contestazioni fatte dal gip Alberto Scaramuzza per fatti antecedenti il 22 luglio 2008. Tra questi, i finanziamenti per le per le campagna elettorali, altre dazioni, e i lavori per il restauro della villa dell'ex governatore. Hanno invece accolto la parte dell'ordinanza riguardante i presunti illeciti attribuiti a Galan dopo il 22 luglio 2008.
martedì 22 luglio 2014
Notificata a Galan l'ordinanza di custodia in CARCERE (a Opera)
PADOVA - E' stata notificata dalla Guardia di Finanza a Giancarlo Galan l'ordinanza di custodia in carcere emessa dal Gip di Venezia il 4 giugno scorso. Lo si apprende da fonti investigative. Galan, secondo quanto si apprende, sarà portato in un carcere con una struttura infermieristica adeguata alle cure di cui necessita, fuori dal Veneto: si è poi appreso che è quello di Opera, in Lombardia. Davanti alla casa di Galan, a Cinto Euganeo, sono giunti con i finanzieri anche i carabinieri e un'autoambulanza.
martedì 1 luglio 2014
Violenze in carcere a Sassari: la Corte di Strasburgo condanna l’Italia
| L'interno del carcere di Sassari |
STRASBURGO - Gli agenti colpevoli degli atti di violenza avvenuti nel carcere di San Sebastiano di Sassari nell'aprile del 2000 non hanno ricevuto pene proporzionali al reato commesso. Per questo motivo la Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per aver sottoposto a trattamento inumano e degradante Valentino Saba, uno dei detenuti. Valentino Saba denunciò gli atti di violenza subita. La Corte ha stabilito che lo Stato gli deve versare 15mila euro per danni morali. Lui ne aveva chiesti 100mila.
Nel condannare l'Italia la Corte di Strasburgo mette in causa i tempi lunghi del processo, il fatto che molti colpevoli sono stati prosciolti per prescrizione dei reati commessi, e che chi è stato condannato ha ricevuto pene troppo leggere in rapporto ai fatti per cui era stato incriminato. Ad esempio i giudici indicano come pene troppo leggere la multa di 100 euro inflitta a uno degli agenti che non ha denunciato le violenze commesse dai suoi colleghi, o il fatto di aver sospeso la condanna al carcere per altri agenti.
Nella sentenza i giudici sottolineano inoltre che le autorità italiane non hanno indicato se le persone sotto processo sono state sospese durante il procedimento come stabilisce la giurisprudenza della Corte di Strasburgo. I giudici di Strasburgo, però, hanno anche stabilito che Valentino Saba è stato sottoposto a trattamento inumano e degradante ma non a tortura, come da lui sostenuto.
Nel condannare l'Italia la Corte di Strasburgo mette in causa i tempi lunghi del processo, il fatto che molti colpevoli sono stati prosciolti per prescrizione dei reati commessi, e che chi è stato condannato ha ricevuto pene troppo leggere in rapporto ai fatti per cui era stato incriminato. Ad esempio i giudici indicano come pene troppo leggere la multa di 100 euro inflitta a uno degli agenti che non ha denunciato le violenze commesse dai suoi colleghi, o il fatto di aver sospeso la condanna al carcere per altri agenti.
Nella sentenza i giudici sottolineano inoltre che le autorità italiane non hanno indicato se le persone sotto processo sono state sospese durante il procedimento come stabilisce la giurisprudenza della Corte di Strasburgo. I giudici di Strasburgo, però, hanno anche stabilito che Valentino Saba è stato sottoposto a trattamento inumano e degradante ma non a tortura, come da lui sostenuto.
giovedì 1 maggio 2014
Fuga di gas in un carcere in Florida, esplosione, 2 morti, 150 feriti
| I soccorsi all'esterno del carcere |
PENSACOLA (Florida) - Un'esplosione di gas in una prigione della Florida ha provocato il crollo parziale della struttura: le prime stime parlano di almeno due persone uccise e150 feriti tra detenuti e guardie. L'esplosione è avvenuta stanotte alle 23 ora locale (ore 6 in Italia) in una struttura carceraria nella Escambia County. Circa 600 detenuti si trovavano nelle loro celle. I feriti sono stati portati in ospedale e gli illesi trasferiti in altre carceri. Il tetto si è collassato e in parte si è ripiegato su se stesso.
La portavoce della Contea, Kathleen Castro, ha riferito che la cause dell'esplosione di gas sono ancora sconosciute. Nell'area ci sono state recentemente inondazioni dovute al cattivo tempo, ma la prigione non era stata allagata.
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martedì 1 aprile 2014
L'imprenditore italiano in carcere in Guinea sarà liberrtato
| Roberto Berardi in carcere in Guinea |
"Ho ringraziato il presidente Obiang per questo provvedimento di grazia adottato per motivi umanitari", ha aggiunto, sottolineando di considerare "molto positivo che l'annuncio della liberazione dell'imprenditore sia stato dato al Commissario europeo dell'industria, e ho fatto sapere al presidente che questo gesto sarà molto apprezzato dal mondo imprenditoriale europeo".
Berardi, imprenditore edile, 49 anni, originario di Latina, accusato di truffa e appropriazione indebita, è stato condannato a scontare una pena di due anni e quattro mesi ed è detenuto da oltre un anno nelle carceri lager della Guinea.
giovedì 13 marzo 2014
La Cassazione ha detto no al carcere per diffamazione ai giornalisti
ROMA Sul carcere ai giornalisti si esprime la Corte di Cassazione, in una sentenza che esorta a non infliggere la galera ma solo multe nel caso di condanne per diffamazione. A tale proposito i giudici affermano che giornalisti in quanto categoria sono "attualmente oggetto di gravi ed ingiustificati attacchi da parte anche di movimenti politici proprio al fine di limitare la loro insostituibile funzione informativa".
a Suprema Corte ricorda che i giudici dei Diritti Umani, in base alla Convenzione sulla libertà di espressione, esigono "la ricorrenza di circostanze eccezionali per l'irrogazione, in caso di diffamazione", della condanna al carcere "sia pure condizionalmente sospesa".
Con questo verdetto la Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte di Appello di Brescia, solo per il trattamento sanzionatorio, la condanna al carcere (la cui entità non è specificata) nei confronti del direttore e di un giornalista de "La Voce Di Romagna".
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lunedì 10 febbraio 2014
Kabul: kamikaze contro auto ISAF all'uscita dal carcere di Pui-i-Charkhi, due morti
| KABUL - Da questa porta del carcere sono usciti le auto vittime dell'attentato |
KABUL - Un'esplosione ha colpito la parte orientale della capitale afghana e ucciso due appaltatori civili che lavorano per la coalizione militare internazionale a guida USA. L’ attacco suicida è avvenuto nel distretto di polizia 12 di Kabul nel pomeriggio di oggi. Il Ministero degli Interni ha confermato l'attentato nella piazza Ahmad del Shah Baba Mina. Un comunicato diffuso dalla ISAF ha confermato che due persone sono state uccise da un "attacco con un ordigno esplosivo posto su un veicolo".
Un funzionario afgano sulla scena ha detto che l'attacco era mirato alle forze militari straniere, ma che alcuni civili sono stati uccisi, senza però dare un bilancio delle vittime. Polizia e ambulanze accorsi sul posto, nei pressi del carcere di Pul-i-Charkhi. Due veicoli civili giacevano rovesciati e le vetrine vicine erano in frantumi . Un negoziante locale ha detto di aver visto due veicoli della NATO che lasciavano il carcere e una macchina lanciarsi contro la seconda e innescare l’esplosione.
Hezb-i-IslamiAfghanistan (HIA) ha rivendicato la responsabilità per l'attacco. Il portavoce del gruppo, Haroon Eng Zarghoon, ha sostenuto che 13 soldati americani sono stati uccisi e tre veicoli distrutti.
Pul-i-Charkhi è la più grande prigione in Afghanistan e si trova a est di Kabul. Costruito nel 1970, è stato ristrutturato negli ultimi anni a cura delle forze Usa che vi hanno trasferito detenuti dalla loro base di Bagram.
lunedì 20 gennaio 2014
Perizia: Kabobo, l'uomo del piccone, non può stare in carcere
MILANO - Le condizioni di salute mentale di Adam Kabobo, l'uomo che ha ucciso tre passanti a colpi di piccone a Milano, sono incompatibili con il carcere. Il ghanese deve quindi essere trasferito da San Vittore a un ospedale psichiatrico giudiziario. Lo ha accertato una perizia disposta dal tribunale del Riesame di Milano. I giudici dovranno ora decidere sulla base della perizia.
La relazione sulla situazione di Kabobo, che uccise tre persone l'11 maggio, è stata depositata dal medico legale Marco Scaglione. Nel documento viene appunto indicata la necessità di trasferire il detenuto in un ospedale, dove potrebbe ricevere cure più adeguate, rimanendo comunque in regime di custodia cautelare.
La perizia era stata disposta nelle scorse settimane dai giudici del Riesame che hanno accolto la richiesta degli avvocati Benedetto Ciccarone e Francesca Colasuonno, i quali auspicavano proprio una perizia al riguardo.
La perizia sarà discussa in un'udienza al Riesame fissata per il 27 gennaio e poi i giudici decideranno, anche alla luce della relazione appena depositata, se trasferire o meno Kabobo. Nei mesi scorsi il ghanese aveva anche aggredito un compagno di cella a San Vittore, tentando di strangolarlo, in preda a quella "voci" che disse di aver sentito anche quando ammazzava a picconate i tre passanti per le strade di Milano.
La relazione sulla situazione di Kabobo, che uccise tre persone l'11 maggio, è stata depositata dal medico legale Marco Scaglione. Nel documento viene appunto indicata la necessità di trasferire il detenuto in un ospedale, dove potrebbe ricevere cure più adeguate, rimanendo comunque in regime di custodia cautelare.
La perizia era stata disposta nelle scorse settimane dai giudici del Riesame che hanno accolto la richiesta degli avvocati Benedetto Ciccarone e Francesca Colasuonno, i quali auspicavano proprio una perizia al riguardo.
La perizia sarà discussa in un'udienza al Riesame fissata per il 27 gennaio e poi i giudici decideranno, anche alla luce della relazione appena depositata, se trasferire o meno Kabobo. Nei mesi scorsi il ghanese aveva anche aggredito un compagno di cella a San Vittore, tentando di strangolarlo, in preda a quella "voci" che disse di aver sentito anche quando ammazzava a picconate i tre passanti per le strade di Milano.
mercoledì 15 gennaio 2014
Napolitano e il detenuto che ha chiesto l'eutanasia: sospensione della pena e grazia
NAPOLI - Un detenuto 35enne, Vincenzo Di Sarno, recluso da quattro anni nel carcere di Poggioreale di Napoli per una condanna a 16 anni per omicidio, aveva chiesto, in una lettera inviata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che gli sia concessa l'eutanasia. L'uomo è affetto da un tumore cervico-midollare per il quale è già stato operato due volte, ma le sue condizioni di salute non sono migliorate.
Napolitano: "Istruttoria grazia sia veloce" - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo sul caso di Di Sarno, ha chiesto "di attivare anche, dinanzi alla magistratura di sorveglianza, la richiesta di sospensione dell'esecuzione della pena carceraria a causa delle condizioni di salute". Il Capo dello Stato si augura inoltre che sia l'esame di questa richiesta di sospensione dell'esecuzione della pena sia "la procedura per la grazia siano condotte in tempi commisurati alla gravità delle condizioni di salute" dell'uomo rinchiuso a Poggiorele.
Intanto è prevista per venerdì la visita al carcere di Poggioreale del sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Berretta, che incontrerà Vincenzo Di Sarno, per sincerarsi personalmente delle sue condizioni.
Uccise un extracomunitario - Di Sarno è stato ritenuto colpevole di omicidio. Uccise un extracomunitario al culmine di una lite scoppiata nei pressi della stazione di piazza Garibaldi, a Napoli, mentre aspettava un pullman che lo avrebbe portato a casa, nel Vesuviano. La condanna è stata confermata dalla Corte di Appello: ora si attendono le decisioni della Cassazione a cui la famiglia si è rivolta a novembre.
L'appello della madre - "Mio figlio non ce la fa più a vivere in queste condizioni", racconta disperata Maria Cacace, la madre di Vincenzo. "Era un ragazzone da 115 kg, adesso ne pesa solo 53. Le cure di cui ha bisogno non gli possono essere praticate in carcere. Da madre disperata chiedo al presidente di concedergli la grazia, prima che faccia la stessa fine di Federico Perna" (il 34enne morto a Poggioreale lo scorso mese di novembre, ndr).
"Bisogna fare presto" - "Napolitano - aggiunge la donna - conosce le condizioni di mio figlio, sa come l'ha ridotto la malattia, l'ha visto durante una sua visita a Napoli. Vincenzo non può restare in carcere, ha bisogno continuamente di cure". Il 35enne circa 15 giorni fa è stato trasferito nel padiglione San Paolo del carcere, dove gli possono praticare le cure in maniera più agevole. Ma, secondo Maria, le sue condizioni sarebbero addirittura peggiorate. "Non sta più mangiando, sono molto preoccupata per la sua sorte perché non so se stia rifiutando il cibo per protesta o se, come temo, per l'inappetenza determinata dalla malattia. Bisogna fare presto, altrimenti morirà".
Intanto è prevista per venerdì la visita al carcere di Poggioreale del sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Berretta, che incontrerà Vincenzo Di Sarno, per sincerarsi personalmente delle sue condizioni.
Uccise un extracomunitario - Di Sarno è stato ritenuto colpevole di omicidio. Uccise un extracomunitario al culmine di una lite scoppiata nei pressi della stazione di piazza Garibaldi, a Napoli, mentre aspettava un pullman che lo avrebbe portato a casa, nel Vesuviano. La condanna è stata confermata dalla Corte di Appello: ora si attendono le decisioni della Cassazione a cui la famiglia si è rivolta a novembre.
L'appello della madre - "Mio figlio non ce la fa più a vivere in queste condizioni", racconta disperata Maria Cacace, la madre di Vincenzo. "Era un ragazzone da 115 kg, adesso ne pesa solo 53. Le cure di cui ha bisogno non gli possono essere praticate in carcere. Da madre disperata chiedo al presidente di concedergli la grazia, prima che faccia la stessa fine di Federico Perna" (il 34enne morto a Poggioreale lo scorso mese di novembre, ndr).
"Bisogna fare presto" - "Napolitano - aggiunge la donna - conosce le condizioni di mio figlio, sa come l'ha ridotto la malattia, l'ha visto durante una sua visita a Napoli. Vincenzo non può restare in carcere, ha bisogno continuamente di cure". Il 35enne circa 15 giorni fa è stato trasferito nel padiglione San Paolo del carcere, dove gli possono praticare le cure in maniera più agevole. Ma, secondo Maria, le sue condizioni sarebbero addirittura peggiorate. "Non sta più mangiando, sono molto preoccupata per la sua sorte perché non so se stia rifiutando il cibo per protesta o se, come temo, per l'inappetenza determinata dalla malattia. Bisogna fare presto, altrimenti morirà".
venerdì 22 novembre 2013
In carcere 15 ultras della Nocerina
SALERNO - Quindici ultras della Nocerina sono stati tratti in arresto dalla Polizia per gli incidenti avvenuti lo scorso 30 agosto, nelle ore che precedettero l'anticipo serale della prima giornata di campionato di Lega Pro Nocerina-Perugia. Gli scontri avvennero nel pre partita dinanzi allo stadio San Francesco e videro protagonisti due gruppi delle opposte fazioni. Nel corso degli incidenti rimasero feriti otto rappresentanti delle forze dell'ordine. Le misure cautelari eseguite stamani dagli agenti della Digos della Questura di Salerno assieme ai colleghi del commissariato di Nocera Inferiore, sono state emesse dal gip del Tribunale nocerino su richiesta della locale Procura della Repubblica. Le quindici persone arrestate, di cui quattro sono finite in carcere ed undici ai domiciliari, devono rispondere a vario titolo dei reati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e porto di oggetti atti ad offendere. Tra i quindici ultras della Nocerina calcio arrestati figurano anche tre indagati per le presunte minacce ai calciatori rossoneri effettuate dinanzi al ritiro di Mercato San Severino (Salerno) di domenica 10 novembre prima del derby farsa con la Salernitana. I calciatori "molossi" furono "invitati" da un gruppo di tifosi che la domenica mattina si radunarono dinanzi alla sede del ritiro della squadra, a dare un segnale forte contro le decisioni assunte dal Viminale a inibire l'accesso sugli spalti ai sostenitori di fede nocerina. I quindici arrestati stamani - secondo le indagini condotte dalla Polizia - si sarebbero resi protagonisti dei gravi incidenti avvenuti la sera del 30 agosto prima della partita Nocerina-Perugia, nel corso dei quali rimasero feriti otto rappresentanti delle forze dell'ordine tra polizia e carabinieri.
mercoledì 13 novembre 2013
Niente grazia per la Timoshenko, la commissione presidenziale dice no
KIEV - Il parlamento ucraino ha chiuso la seduta
straordinaria sulle riforme chieste dall'Ue per l'accordo di associazione senza
discutere, come atteso, di una soluzione al caso della leader dell'opposizione
in carcere, Iulia Timoshenko
E la commissione presidenziale ha rifiutato la grazia alla
Timoshenko. Lo ha confermato il deputato del partito 'Patria' dell'ex premier,
Andrei Shevchenko, riferendo del relativo documento mostratogli dal capogruppo
in parlamento, Arseni Iatseniuk. Secondo il documento la commissione
presidenziale per la grazia ha rifiutato di esentare dalla condanna a sette
anni di reclusione, inflittale nel 2011, la leader dell'opposizione ucraina in
carcere Iulia Timoshenko. A fine ottobre
il presidente ucraino Viktor Ianukovich si era comunque detto disponibile a
concedere alla Timoshenko la possibilità di curare in Germania un
ernia del disco per la quale è ricoverata da un anno e mezzo in un ospedale di
Kharkiv, così come chiesto dall'Ue, ma solo se il parlamento vota una legge in
tal senso. Finora però opposizione e
maggioranza non hanno trovato una soluzione condivisa, e ad essere a rischio è
un accordo di associazione e libero scambio tra Ucraina e Ue che potrebbe
essere siglato a Vilnius in un summit il 28-29 novembre.
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giovedì 17 ottobre 2013
Nuova legge, niente carcere ai giornalisti per diffamazione
ROMA - Chi diffama a mezzo stampa non sara' piu' condannato al carcere ma solo a pene pecuniarie. E' una delle novita' della legge sulla diffamazione approvata dalla Camera. Il carcere viene eliminato anche per l'ingiuria e la diffamazione tra privati. Il testo prevede anche l'obbligo di rettifica 'senza commento' in favore dell'offeso e che anche le testate on line e quelle radiofoniche rientrano nella legge sulla stampa. Ecco in sintesi le principali modifiche:ù
STOP CARCERE
Niente piu' carcere per chi diffama a mezzo stampa, ma esclusivamente una multa in caso di attribuzione di un fatto determinato che va dai 5mila ai 10mila euro. Se il fatto attribuito e' consapevolmente falso, la multa sale da 20mila a 60mila euro. Alla condanna e' associata la pena della pubblicazione della sentenza. In caso di recidiva, vi sara' anche l'interdizione da uno a sei mesi dalla professione. La rettifica sara' valutata dal giudice come causa di non punibilita'.
RETTIFICA SENZA COMMENTO
Le rettifiche delle persone offese devono essere pubblicate senza commento e risposta menzionando espressamente il titolo, la data e l'autore dell'articolo diffamatorio. Il direttore dovra' informare della richiesta l'autore del servizio. In caso di violazione dell'obbligo scatta una sanzione amministrativa da 8mila a 16mila euro.
TESTATE ONLINE.
Nella legge sulla stampa rientrano ora anche le testate giornalistiche on line e radiofoniche
RISARCIMENTO DANNO
Nella diffamazione a mezzo stampa il danno sara' quantificato sulla base della diffusione della testata, della gravita' dell'offesa e dell'effetto riparatorio della rettifica. L'azione civile dovra' essere esercitata entro due anni dalla pubblicazione.
RESPONSABILITA' DIRETTORE
Fuori dei casi di concorso con l'autore del servizio, il direttore o il suo vice rispondono non piu' 'a titolo di colpa' ma solo se vi e' un nesso di causalita' tra omesso controllo e diffamazione, la pena e' in ogni caso ridotta di un terzo. E' comunque esclusa per il direttore al quale sia addebitabile l'omessa vigilanza l'interdizione dalla professione di giornalista. Le funzioni di vigilanza possono essere delegate, ma in forma scritta, a un giornalista professionista idoneo a svolgere tali funzioni.
QUERELE INFONDATE
In caso di querela temeraria, il querelante puo' essere condannato al pagamento di una somma da mille a 10mila euro in favore delle casse delle ammende.
SEGRETO PROFESSIONALE
Non solo il giornalista professionista ma ora anche il pubblicista potra' opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti.
INGIURIA/DIFFAMAZIONE
Anche per l'ingiuria e la diffamazione tra privati viene eliminato il carcere ma aumenta la multa (fino a 5mila euro per l'ingiuria e 10mila per la diffamazione) che si applica anche alle offese arrecate in via telematica. La pena pecuniaria e' aggravata se vi e' attribuzione di un fatto determinato. Risulta abrogata l'ipotesi aggravata dell'offesa a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.
sabato 12 ottobre 2013
Lavitola di nuovo in carcere, per evasione dai domiciliari
ROMA - L'ex direttore de L'Avanti, Valter Lavitola, torna in carcere con l'accusa di evasione. E' stato condotto a Regina Coeli, a Roma, in seguito a un provvedimento della sesta sezione della Corte d'Appello di Napoli. Lavitola è accusato di aver violato gli arresti domiciliari, misura cautelare cui era sottoposto nella Capitale.
venerdì 11 ottobre 2013
Reggio Calabria, ai domiciliari il giornalista Gangemi
REGGIO CALABRIA - Ha ottenuto gli arresti domiciliari il direttore de "Il dibattito", Francesco Gangemi, di 79 anni, arrestato nei giorni scorsi perché deve scontare una condanna a 2 anni per diffamazione aggravata a mezzo stampa. I giudici del tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria hanno accolto l'istanza dei difensori, gli avvocati Lorenzo Gatto e Giuseppe Lupis. L'arresto era stato eseguito su disposizione della Procura generale di Catania.
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