NAPOLI - Un detenuto 35enne, Vincenzo Di Sarno, recluso da quattro anni nel carcere di Poggioreale di Napoli per una condanna a 16 anni per omicidio, aveva chiesto, in una lettera inviata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che gli sia concessa l'eutanasia. L'uomo è affetto da un tumore cervico-midollare per il quale è già stato operato due volte, ma le sue condizioni di salute non sono migliorate.
Napolitano: "Istruttoria grazia sia veloce" - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo sul caso di Di Sarno, ha chiesto "di attivare anche, dinanzi alla magistratura di sorveglianza, la richiesta di sospensione dell'esecuzione della pena carceraria a causa delle condizioni di salute". Il Capo dello Stato si augura inoltre che sia l'esame di questa richiesta di sospensione dell'esecuzione della pena sia "la procedura per la grazia siano condotte in tempi commisurati alla gravità delle condizioni di salute" dell'uomo rinchiuso a Poggiorele.
Intanto è prevista per venerdì la visita al carcere di Poggioreale del sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Berretta, che incontrerà Vincenzo Di Sarno, per sincerarsi personalmente delle sue condizioni.
Uccise un extracomunitario - Di Sarno è stato ritenuto colpevole di omicidio. Uccise un extracomunitario al culmine di una lite scoppiata nei pressi della stazione di piazza Garibaldi, a Napoli, mentre aspettava un pullman che lo avrebbe portato a casa, nel Vesuviano. La condanna è stata confermata dalla Corte di Appello: ora si attendono le decisioni della Cassazione a cui la famiglia si è rivolta a novembre.
L'appello della madre - "Mio figlio non ce la fa più a vivere in queste condizioni", racconta disperata Maria Cacace, la madre di Vincenzo. "Era un ragazzone da 115 kg, adesso ne pesa solo 53. Le cure di cui ha bisogno non gli possono essere praticate in carcere. Da madre disperata chiedo al presidente di concedergli la grazia, prima che faccia la stessa fine di Federico Perna" (il 34enne morto a Poggioreale lo scorso mese di novembre, ndr).
"Bisogna fare presto" - "Napolitano - aggiunge la donna - conosce le condizioni di mio figlio, sa come l'ha ridotto la malattia, l'ha visto durante una sua visita a Napoli. Vincenzo non può restare in carcere, ha bisogno continuamente di cure". Il 35enne circa 15 giorni fa è stato trasferito nel padiglione San Paolo del carcere, dove gli possono praticare le cure in maniera più agevole. Ma, secondo Maria, le sue condizioni sarebbero addirittura peggiorate. "Non sta più mangiando, sono molto preoccupata per la sua sorte perché non so se stia rifiutando il cibo per protesta o se, come temo, per l'inappetenza determinata dalla malattia. Bisogna fare presto, altrimenti morirà".
Intanto è prevista per venerdì la visita al carcere di Poggioreale del sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Berretta, che incontrerà Vincenzo Di Sarno, per sincerarsi personalmente delle sue condizioni.
Uccise un extracomunitario - Di Sarno è stato ritenuto colpevole di omicidio. Uccise un extracomunitario al culmine di una lite scoppiata nei pressi della stazione di piazza Garibaldi, a Napoli, mentre aspettava un pullman che lo avrebbe portato a casa, nel Vesuviano. La condanna è stata confermata dalla Corte di Appello: ora si attendono le decisioni della Cassazione a cui la famiglia si è rivolta a novembre.
L'appello della madre - "Mio figlio non ce la fa più a vivere in queste condizioni", racconta disperata Maria Cacace, la madre di Vincenzo. "Era un ragazzone da 115 kg, adesso ne pesa solo 53. Le cure di cui ha bisogno non gli possono essere praticate in carcere. Da madre disperata chiedo al presidente di concedergli la grazia, prima che faccia la stessa fine di Federico Perna" (il 34enne morto a Poggioreale lo scorso mese di novembre, ndr).
"Bisogna fare presto" - "Napolitano - aggiunge la donna - conosce le condizioni di mio figlio, sa come l'ha ridotto la malattia, l'ha visto durante una sua visita a Napoli. Vincenzo non può restare in carcere, ha bisogno continuamente di cure". Il 35enne circa 15 giorni fa è stato trasferito nel padiglione San Paolo del carcere, dove gli possono praticare le cure in maniera più agevole. Ma, secondo Maria, le sue condizioni sarebbero addirittura peggiorate. "Non sta più mangiando, sono molto preoccupata per la sua sorte perché non so se stia rifiutando il cibo per protesta o se, come temo, per l'inappetenza determinata dalla malattia. Bisogna fare presto, altrimenti morirà".
Nessun commento:
Posta un commento