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lunedì 27 aprile 2015

YARA, Bossetti in Corte d’Assise il 3 luglio

BERGAMO, 27 aprile -Massimo Bossetti sarà processato il 3 luglio davanti ai giudici della Corte d'Assise di Bergamo per l'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio. L'ha deciso il gup di Bergamo Ciro Iacomino.
La difesa di Bossetti è "amareggiata" ancor più che per il rinvio a giudizio del muratore, "che poteva costituire un epilogo di questa vicenda", per il fatto che il gup non ha disposto accertamenti "essenziali" come la ripetizione dell'esame del Dna riscontrato sul corpo, e anche di un'altra biologica sempre riscontrata sul corpo di Yara. Lo ha spiegato uno dei legali di Bossetti, Paolo Camporini, il quale ha stigmatizzato i motivi per i quali il giudice non ha disposto i nuovi accertamenti. "E' la prima volta che vedo non disporre un incidente probatorio perché richiederebbe troppo tempo in considerazione della scadenza dei termini di custodia cautelare, ed era invece un accertamento necessario - ha proseguito il legale - anche per capire, appunto, se una persona in carcere deve rimanerci".

Durante l'udienza preliminare i difensori dell'uomo avevano chiesto di riptere il test sul Dna del loro assistito.Inoltre hanno chiesto la nullità del capo di imputazionein quanto questo presenta un doppio luogo di commissione del delitto: Brembate di Sopra e Chignolo D'Isola. Hanno inoltre chiesto la nullità o l'inutilizzabilità degli accertamenti biologici compiuti dal Ris in quanto esperiti con lo strumento della delega di indagine e non, invece, con l'avviso alle parti. Quest'ultima questione era già stata respinta dai giudici del tribunale del Riesame ma la Cassazione, sul punto, non ha ancora depositato le sue motivazioni. 

lunedì 23 marzo 2015

YARA, chiesto dalla Procura il rinvio a giudizio di BOSSETTI per l'omicidio


BERGAMO, 23 marzo -  La Procura di Bergamo ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio di Massimo Bossetti per l'omicidio volontario aggravato di Yara Gambirasio. Il muratore di Mapello dovrà rispondere anche di calunnia ai danni di un collega. Ora si attende la data dell'udienza preliminare, che verrà decisa dal presidente dei gip di Bergamo.
Le aggravanti - Per l'omicidio, il pubblico ministero Letizia Ruggeri contesta a Bossetti due aggravanti: l'aver "adoperato sevizie e aver agito con crudeltà" e l'aver "approfittato di circostanze di tempo (in ore serali/notturne), di luogo (in un campo isolato) e di persona (un uomo adulto contro un'adolescente di 13 anni) tali da ostacolare la pubblica e privata difesa".
Le accuse verso il collega - La presunta calunnia, invece, è ai danni di Massimo Maggioni, uno dei colleghi di Bossetti al cantiere di Palazzago, quello in cui lavorava all'epoca del delitto. In uno degli interrogatori, il muratore di Mapello, secondo l'accusa, avrebbe cercato di sviare i sospetti su di lui, indirizzando gli investigatori proprio sul collega.

martedì 17 febbraio 2015

YARA, tracce dei sedili del furgone di Bossetti sui suoi vestiti



BERGAMO, 17 febbraio - Una nuova prova di rilevante peso emerge da uno degli esami effettuati del Ris dei Carabinieri: tracce dei sedili del veicolo di Massimo Bossetti sarebbero infatti state riscontrate sui vestiti di Yara Gambirasio, la tredicenne rapita e poi uccisa nel Bergamasco. La ragazza, quel 26 novembre 2010, sarebbe salita sul furgone di Bossetti. Sui suoi pantaloni sono stati trovati fili dei sedili del camioncino Iveco Daily del presunto assassino.

giovedì 12 febbraio 2015

YARA, ricerche di "tredicenni" sul computer di BOSSETTI

BERGAMO, 12 febbraio - "Tredicenni", "ragazzine", "vergini", "rosse": sono alcune delle parole che ricorrevano piu' spesso nelle ricerche fatte sul computer di Massimo Bossetti, in carcere da otto mesi per l'omicidio di Yara Gambirasio. La spiegazione e' contenuta nelle 133 pagine del rapporto dei consulenti Daniele Apostoli e Nicola Mazzini appena consegnato al pm Letizia Ruggeri. I tecnici hanno esplorato il pc portatile i cookies (usati dai siti per memorizzare informazioni sugli utenti), la memoria cache o i dati salvati dai browser per la navigazione dal 9 febbraio 2002 al 29 maggio 2014. Navigazioni che spesso venivano fatte con sistemi che cercavano di nascondere o cancellare le tracce. E che hanno evidenziato in chi usava il computer (non e' ovviamente possibile stabilire che fosse proprio Bossetti dietro la tastiera) un particolare interesse sessuale per le ragazzine.

lunedì 20 ottobre 2014

YARA, carcere confermato per Bossetti


BERGAMO - Il Tribunale del Riesame di Brescia ha confermato il carcere per Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore arrestato per l'omicidio della 13enne Yara Gambirasio. Lo hanno reso noto i legali dell'uomo, che avevano chiesto per il muratore di Mapello la scarcerazione o in alternativa i domiciliari con l'obbligo di braccialetto elettronico. Bossetti si trova in carcere dal 16 giugno.

giovedì 16 ottobre 2014

YARA, alcune parole scritte su Google incastrerebbero Bossetti

Massimo Bossetti
BERGAMO - Un frase scritta nel motore di ricerca del suo computer incastrerebbe Massimo Bossetti, in carcere per l'omicidio di Yara Gambirasio. E' quanto rivela il settimanale Giallo che ha scelto però di non divulgare il testo integrale. Si tratterebbe comunque di parole che non lasciano spazio a equivoci e che non sono sfuggite ai consulenti della Procura, i quali hanno subito informato il pm Letizia Ruggeri.
Secondo il settimanale Bossetti ha scritto Google alcune parole inerenti caratteristiche fisiche di Yara, la sua età e che si riferiscono alla sua sfera sessuale. 
"Non si tratta di quelle parole già individuate nel pc di Bossetti come 'tredicenne', 'sesso', 'ragazzine', seguite dagli aggettivi 'provocanti', 'minorenni' ecc.", fa sapere il giornale. Sono parole più precise che avevano ha che fare direttamente con la ragazzina

Gli inquirenti sono sicuri che la frase sia stata digitata proprio da Bossetti e non da altri membri della sua famiglia, in particolar modo dal figlio, oggi 13enne, o dalla moglie. Intanto il muratore rimane in carcere a Bergamo.

lunedì 15 settembre 2014

MASSIMO BOSSETTI resta in carcere


BERGAMO - Resta in carcere Massimo Bossetti, il muratore che vive a Mapello, arrestato il 16 giugno con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Il gip di Bergamo, infatti, ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai suoi legali. La precedente istanza, invece, era stata dichiarata inammissibile per un errore di procedura. Per il pm su Bossetti pesano gravi indizi di colpevolezza e il rischio che possa reiterare il reato.

venerdì 12 settembre 2014

Il giorno della scomparsa di YARA, Bossetti non era al lavoro

BERGAMO - Il 26 novembre 2010, giorno della scomparsa di Yara Gambirasio, Massimo Bossetti non era al lavoro. Lo ha stabilito la perizia sui suoi spostamenti, realizzata acquisendo i tracciati del telefono cellulare. Il documento smentisce dunque la tesi del muratore, il quale ha sostenuto che il suo furgone era davanti al centro sportivo "perché tornavo dal cantiere di Palazzago e andavo a casa".
"Sono una persona abitudinaria, faccio sempre le stesse cose. Quel giorno sono andato al lavoro e, tornando a casa dal cantiere di Palazzago, sono passato dalla zona del centro sportivo", ha detto Bossetti al gip Ezia Maccora. 
Ma la perizia lo sconfessa: il suo cellulare, come riporta il Corriere della Sera, racconta tutta un'altra storia. Così come le testimonianze dei colleghi, secondo i quali Bossetti, quel pomeriggio di novembre, al cantiere non si sarebbe visto. 

Anche dalle telecamere emerge un'altra verità: Bossetti, al volante del suo furgone reso riconoscibile da un catarifrangente non di serie, non è semplicemente "passato" per l'area del centro sportivo tornando a casa, come ha raccontato al magistrato. Dai filmati registrati dalle videocamere di sorveglianza, infatti, emerge che l'uomo, già in zona alle 17,45 come attestato dal suo telefonino, si trovava ancora lì intorno alle 18.30 quando la telecamera di videosorveglianza di una società privata che ha sede accanto al centro sportivo lo riprende.

giovedì 11 settembre 2014

BERGAMO: Bossetti resta in carcere

BERGAMO - Il gip di Bergamo Ezia Maccora ha dichiarato inammissibile l'istanza di scarcerazione di Massimo Bossetti in quanto non è stata notificata dai proponenti (i legali del carpentiere di Mapello) agli avvocati della parte offesa, come previsto dalle modifiche introdotte l'anno scorso all'articolo 299 del Codice di procedura penale.

 Non è una risposta negativa nella sostanza dell'istanza (sulla quale il gip non si è soffermato), ma un mero, seppure decisivo, rilievo di natura procedurale. Ora i legali del Bossetti, gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, dovranno ripresentare l'istanza avendo cura di notificarla nel contempo ai legali della parte offesa che, nei due giorni successivi alla notifica, avranno la facoltà di presentare anche le proprie memorie difensive

sabato 23 agosto 2014

YARA, nel computer di Bossetti trovati accessi a siti pedopornografici

Massimo Bossetti
BERGAMO - Le analisi su pc e supporti informatici sequestrati a Massimo Giuseppe Bossetti, in carcere con l'accusa di essere l'assassino di Yara Gambirasio, mostrerebbero numerosi accessi a siti pedopornografici. Fino ad un mese prima del suo fermo il muratore di Mapello avrebbe fatto ripetute ricerche online in particolare con la parola "tredicenni".

Secondo quanto riporta il quotidiano "Repubblica", la perizia sui pc di Bossetti rivela che l'uomo avrebbe fatto questo tipo di ricerca almeno cinque volte, anche se non in tutti i casi è possibile datare l'attività. Se confermato, quanto emerso andrebbe a segnare un punto vincente per l'accusa, dimostrando un interesse sessuale di Bossetti per le giovanissime.

giovedì 19 giugno 2014

Bossetti: mi hanno incastrato perché non trovavano il colpevole. "Quella sera ero a casa, sono innocente"

BERGAMO - "Sono un padre, ho tre bambini: uno ha 13 anni, la stessa età di Yara. Non l'ho uccisa io, non farei mai un'atrocità del genere". Così Massimo Giuseppe Bossetti, che si rifiuta di rispondere al pm, si difende dalla cella di isolamento in cui è rinchiuso con l'accusa di essere il killer della giovane di Brembate. Il figlio illegittimo di Guerinoni si è sfogato con le guardie non appena giunto in carcere, prelevato dal cantiere in cui lavorava.
"Gli inquirenti si sono sbagliati - contrattacca il muratore di Mapello -. Mi hanno incastrato perché, dopo 4 anni, non trovavano nessun altro". Bossetti, come riporta Repubblica, si è rivolto più volte alle guardie per chiedere dei figli e della moglie: "Vorrei vedere presto i miei bambini".
Intanto si è concluso l'interrogatorio in carcere per la convalida del fermo di Bossetti. Il gip Ezia Maccora e il pm Francesca Ruggeri hanno lasciato il carcere. "Massimo Bossetti si è professato innocente davanti al gip". Lo ha reso noto il suo legale, Silvia Gazzetti: "Ha risposto a tutte le domande". Bossetti, durante l'interrogatorio in carcere per la convalida del fermo, ha detto di non aver mai visto Yara e di aver incontrato una sola volta il padre della ragazza, dopo la morte della 13enne.
Parlando con il giudice per le indagini preliminari, Bossetti ha anche detto di non riuscire a spiegarsi per quale ragione il suo Dna, come sostiene l'accusa, sia stato trovato sul corpo della ragazza dopo il ritrovamento nel campo di Chignolo d'Isola il 26 febbraio 2011. 
Massimo Bossetti avrebbe appreso solo durante l'interrogatorio di essere figlio illegittimo. Questo lo avrebbe "sconvolto", come ha raccontato il suo avvocato. 
Il gip di Bergamo, Ezia Maccora, si è riservata di decidere sulla convalida del fermo al termine dell'interrotatorio in carcere. Il magistrato scioglierà la riserva nelle prossime ore.

Il padre: "Preso in giro per 40 anni" - Chi non trova pace poi è il padre del presunto killer di Yara, o meglio, colui che ha creduto per tutti questi anni di essere il padre naturale. Giovanni Bossetti si sente preso in giro: "Mi hanno ingannato per 40 anni". La moglie, Ester Arzuffi, infatti ha sempre sostenuto che quel figlio fosse suo e non dell'autista di Gorno, Giuseppe Guerinoni. I test del Dna, però, non lasciano dubbi: Bossetti è il figlio illegittimo di Guerinoni.

La moglie: "Parlava di Yara, era tranquillo" - "Quando parlava del caso Yara era tranquillo". Lo ha detto la moglie di Bossetti, Marita Comi, ai carabinieri. "Posso dire che in questi ultimi anni non ha avuto alcun cambiamento rispetto al passato, non ha mai mostrato sbalzi di umore o particolari nervosismi", si legge nei verbali. In caserma la donna si è poi sfogata contro la suocera per aver mantenuto segreto che Bossetti era figlio illegittimo: "Dovevi dircelo, dovevi raccontare la verità e invece ora ci hai sconvolto la vita".



martedì 17 giugno 2014

Yara, “il caso è chiuso, l’assassino è Bossetti”, che l'ha seviziata con crudeltà prima di ucciderla

Massimo Giuseppe Bossetti: prove schiaccianto
BERGAMO - Yara Gambirasio ricevette "tre colpi al capo e plurime coltellate in diverse regioni del corpo e abbandonata agonizzante in un campo isolato". Così il pm ricostruiscel l'atroce morte della ragazza nel 2010, seviziata dall'uomo fermato ieri. Nel provvedimento di fermo per Massimo Giuseppe Bossetti - accusato di omicidio con l'aggravante delle sevizie e della crudeltà - si scrive che il suo dna mostra una ''sostanziale assoluta compatibilità'' con quello ritrovato sui leggings di Yara. Nel provvedimento di fermo, tra gli indizi vengono annoverate ''polveri riconducibili a calce''. La professione dell'uomo è muratore e nei polmoni di Yara furono trovate tracce di polveri residue di materiale comunemente usato in edilizia.

Per il procuratore generale di Brescia, che ha competenza anche su Bergamo, Pier Luigi Maria Dell'Osso, "ci troviamo davanti ad una situazione che ci fa dire che il caso è praticamente chiuso. Non sappiamo se conoscesse direttamente la ragazzina" ha detto Dell'Osso che ha poi aggiunto "al momento non ci risulta che Bossetti sapesse di essere il figlio di Guerinoni". Inoltre, a proposito della polemica tra la Procura di Bergamo e il Ministro Alfano, il procuratore Dell'Osso ha affermato "dopo un lavoro lungo più di tre anni era difficile tenere sotto traccia una notizia così importante".

Scontro Procura-Alfano sull’arresto di Bossetti. “Opportuno il riserbo”. La madre: se è lui, deve pagare

Preso dopo un controllo stradale appositamente organizzato dai carabinieri per prelevare il suo DNA, che “non lascia dubbi”. Lui. “Sono sereno"

Massimo Giuseppe Bossetti

BERGAMO - ''Era intenzione della Procura mantenere il massimo riserbo'' sul fermo di Massimo Giuseppe Bossetti, fermato ieri per l'omicidio di Yara Gambirasio. ''Questo - ha spiegato il procuratore Francesco Dettori - anche a tutela dell'indagato in relazione al quale, secondo la Costituzione, esiste la presunzione di innocenza''. Il procuratore di Bergamo ha aggiunto che ''il fermo avrà il consueto iter di tutti gli altri''. Gli atti saranno quindi trasmessi entro 48 ore dall'esecuzione del fermo al gip che ne avrà altre 48 per fissare l'udienza e decidere sulla convalida del fermo.
L'arresto "è un grande risultato" frutto di un grande lavoro tecnico-scientifico" replica il ministro dell'Interno Angelino Alfano ribadendo che "per chi delinque il destino è la galera". "La presunzione di innocenza vale per tutti e vale anche in questo caso - ha aggiunto Alfano - saranno gli inquirenti, gli investigatori a fornire tutti gli elementi" relativi all'indagine che ha portato all'arresto dell'uomo".
Un normale controllo stradale, ieri sera, durante il quale è stato sottoposto al test dell'etilometro: con questo espediente i carabinieri hanno estratto il Dna che è risultato "perfettamente coincidente" con quello trovato sugli slip di Yara. E' quello di Massimo Giuseppe Bossetti, 44 anni, padre di tre figli, una sorella gemella, incensurato: è lui - ne sono convinti inquirenti e investigatori che si occupano del caso di Yara Gambirasio - l''Ignoto 1' cui davano la caccia da anni. L'esame del Dna che lo indicava come figlio illegittimo dell'autista di autobus Giuseppe Guerinoni, scomparso nel 1999 e a cui era riconducibile il profilo genetico trovato sugli slip di Yara, sarebbe stata solo l'ultima conferma, perché Bossetti era già stato individuato: apparteneva a quel gruppo di persone che gli investigatori ipotizzavano potessero essere, in qualche modo, coinvolti nel delitto.
Erano partiti dal suo cellulare che era rimasto agganciato alla cella della zona di Brembate di Sopra nelle ore di quel 26 novembre del 2010 quando Yara, 13 anni, promessa della ginnastica artistica, era uscita dalla palestra per tornare a casa, distante poche centinaia di metri, e non era mai tornata.
Dopo tre mesi di ricerche senza sosta, con tutti i mezzi possibili e centinaia di uomini tra forze dell'ordine e volontari della Protezione civile, il suo corpo fu trovato esattamente tre mesi dopo: il 26 febbraio successivo. Bossetti vive a Mapello, che da Brembate di Sopra dista poco più di un chilometro. E' muratore e le indagini si erano in particolare concentrate su chi lavorava nel mondo dell'edilizia: questo a causa delle polveri di calce trovate sul corpo e, soprattutto, nelle vie respiratorie di Yara. Poi c'è stata l'estrazione del Dna e decine di migliaia di comparazioni che avevano portato a Guerinoni. Da qui si erano cominciate a studiare le sue relazioni.
Sono state sentite decine di testimoni, senza trascurare nemmeno la più flebile voce di paese e aveva cominciato a restringersi il cerchio delle donne con cui poteva aver avuto una storia. Alla fine l'hanno trovata e da lei sono arrivati a Bossetti, che i carabinieri del Ros hanno prelevato nel pomeriggio in un cantiere di Dalmine in cui stava lavorando.
Davanti al pm Letizia Ruggeri, che l'ha interrogato nella caserma dei carabinieri di Bergamo, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Però ha premesso: "Sono sereno". Di fatto respingendo le accuse. Quando il corteo di vetture con a bordo Bossetti è uscito dalla caserma per portarlo in carcere ci sono stati applausi e incitamenti ai carabinieri. Le decine di persone radunate davanti alla caserma, quando l'uomo è stato portato via, hanno urlato: "assassino" e "devi morire".
Il suo avvocato, Silvia Gazzetti, nominato d'ufficio, ha solo precisato che "l'accusa è in relazione all'omicidio di Yara Gambirasio". Non sa ancora quando dovrà presentarsi per l'udienza di convalida del fermo davanti al gip. E, soprattutto, dovrà chiarire riguardo alla presenza del suo Dna sul cadavere di Yara. Dalle analisi scientifiche svolte da esperti di genetica è risultato, infatti, "altissimo, al punto da non lasciare dubbi", il dato di compatibilità che indica in Bossetti il soggetto che ha lasciato il proprio materiale biologico sul cadavere della ragazzina. Adempimenti finali - dicono gli investigatori - per affermare definitivamente che quella mano omicida non veniva da lontano (come qualcuno ipotizzò, tanto che il marocchino Mohamed Fikri fu fermato e per oltre due anni rimase 'sulla graticola' in attesa di un'archiviazione dall'accusa di omicidio), ma era "dietro l'angolo" e ha vissuto per oltre quattro anni tenendo dentro di sé e con i suoi famigliari il terribile segreto.

"Poteva succedere a un nostro conoscente, invece è successo a noi. Se è stato lui, deve pagare". A dirlo, parlando con una vicina di casa dell'arresto del sospetto assassino di Yara Gambirasio, è stata Ester Arzuffi, la mamma di Massimo Giuseppe Bossetti. Il discorso della donna è stato ascoltato attraverso il citofono, rimasto aperto, della sua abitazione a Terno d'Isola, paesino della Bergamasca dove vive col marito. Al secondo piano della palazzina di Terno d'Isola, Ester Arzuffi, è chiusa in casa, non risponde al citofono e non vuole rilasciare dichiarazioni. Con lei, nell'abitazione ci sarebbe il marito Giovanni, e due donne. Solo a loro la madre di Bossetti ha aperto la porta. A Terno d'Isola, per un breve periodo dopo il matrimonio, avrebbe vissuto anche il figlio Massimo Giuseppe, assieme alla moglie e madre dei suoi tre figli, Marita Comi. L'uomo è originario di Clusone, ma da anni vive con la famiglia a Mapello. Qui, gli abitanti del paese sanno poco, a sottolineare il carattere schivo di cui si parla. Bossetti è un artigiano con una piccola azienda edile, molto riservato, che oltre al lavoro non sembra avere particolari interessi. Salvo l'amore per gli animali, come si vede anche dal suo profilo Facebook, dove ha pubblicato le immagini di due gatti, due cani e perfino un coniglio. Bossetti sarebbe il nipote biologico della donna di servizio della famiglia Gambirasio.

lunedì 16 giugno 2014

Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto assassino di Yara, non risponde al pm. Convalidato il fermo



Questo è Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto assassino di Yara Gambirasio arrestato nel pomeriggio di oggi, in una foto da lui stesso postata su Facebook. Bossetti è stato interrogato nella caserma di carabinieri di Bergamo e si è avvalso della facoltà di non rispondere, dopo aver detto di non aver niente a che fare con la vicenda. Ma il DNA lo inchioderebbe e il fermo è stato convalidato. E' stato poi portato in carcere a Bergamo: è uscito a bordo di un'auto dei carabinieri tra gli insulti di una piccola folla che si era radunata che poi ha applaudito le forze di polizias. Lui scuoteva la testa. 
Secondo i vicini di casa a Mapello, dove abita, è una persona molto religiosa. Avrebbe anche una sorella gemella e dunque l'autista di Clusone che aveva avuto una relazione extraconiugale con una donna di Clusone, aveva avuto due figli e non uno. 
 Dalle analisi scientifiche svolte da esperti di genetica è risultato "altissimo, al punto da non lasciare dubbi", il dato di compatibilità che indica nel fermato il soggetto che ha lasciato il proprio materiale biologico sul cadavere di Yara Gambirasio.  A quanto si è saputo, la madre del presunto omicida ha anche altri figli maschi, ma il Dna avrebbe trovato corrispondenza solo con quello dell'uomo fermato. Il fermo di Bossetti è stato disposto dal pm Letizia Ruggeri.

Yara, ecco il nome del presunto assassino. Muratore, aveva lavorato nel cantiere di Mapello



BERGAMO - Massimo Giuseppe Bossetti, muratore, incensurato, di Clusone, in provincia di Bergamo: è il nome del presunto assassino di Yara Gambirasio, reso noto pochi minuti fa. E' un muratore che avrebbe lavorato in quel cantiere di Mapello restato per mesi al centro delle indagini.
L'11 aprile scorso - il giorno dopo la conferma arrivata dalle analisi sui profili genetici che Giuseppe Guerinoni, l'autista di Gorno morto nel '99, era il padre biologico dell'assassino di Yara Gambirasio - gli investigatori avevano ascoltato un vecchio amico dell'autista di bus che vive a Clusone. Il testimone, infatti, aveva già raccontato in passato agli inquirenti di aver ricevuto da Guerinoni la confidenza che quest'ultimo aveva avuto una relazione con una donna della zona, ossia proprio di Clusone, la cittdina in cui è stato fermato il presunto omicida. 
Il 26 aprile si era saputo che i carabinieri avevano prelevato un campione di Dna con un tampone salivare a una donna di 80 anni di Clusone. Il prelievo di saliva era stato inviato subito al Ris di Parma per la comparazione con quello del cosiddetto "Ignoto Uno". All'anziana donna i carabinieri erano arrivati sulla base di alcune voci di paese che le avevano attribuito una frequentazione negli anni Sessanta con Giuseppe Guerinoni.


Il presunto assassino di Yara fermato e sotto interrogatorio: ha 44 anni e tre figli ed è Mapello


BERGAMO - Sarebbe stato fermato ed è sotto interrogatorio il presunto assassino della giovane Yara Gambirasio. La persona sospettata dell’omicidio di Yara Gambirasio sarebbe un «bergamasco individuato grazie al Dna». «Siamo in una fase delicatissima» si è limitato a dire il procuratore della Repubblica di Bergamo, Francesco Dettori.
Il presunto assassino ha 44 anni e abita a Mapello. A lui si è arrivati per la sovrapponibilità del suo Dna con quello di "Ignoto 1", rilevato sugli indumenti intimi di Yara. La persona in questione sarebbe il figlio illegittimo dell'autista di Gorno Giuseppe Guerinoni deceduto nel 1999, Giuseppe Guerinoni. Attraverso migliaia di test svolti in tutta la Bergamasca gli inquirenti sono giunti a circoscrivere il patrimonio genetico del killer. Secondo quanto si è appreso ha tre figli ed è stato fermato dai carabinieri del Ros nella sua abitazione.
Era iniziata una campionatura a tappeto su tutto il territorio intorno a Brembate di Sopra dove viveva la ragazza. I carabinieri e la polizia hanno comparato migliaia di profili genetici fino ad arrivare a quello del presunto assassino.
"Se è vero siamo felici - ha detto all'ANSA il sindaco di Brembate Sopra - era un atto dovuto alla famiglia e a tutta la comunità. Da quando è scomparsa da casa, a Brembate, e da quando è stata trovata uccisa a Chignolo Po (Bergamo), attendevamo questo momento. Ringrazio tutti quelli che hanno messo tante risorse in campo per arrivare a questo risultato".

Alfano: individuato l'assassino di Yara, è una persona del luogo


ROMA - "Le Forze dell'Ordine, d'intesa con la Magistratura, hanno individuato l'assassino di Yara Gambirasio". Lo fa sapere il ministro dell'Interno, Angelino Alfano.  Il killer "secondo quanto rilevato dal profilo genetico in possesso degli inquirenti, è una persona del luogo, dunque della provincia di Bergamo", prosegue il ministro. Nelle prossime ore, prosegue Alfano, "saranno forniti maggiori dettagli. Ringraziamo tutti, ognuno nel proprio ruolo, per l'impegno massimo, l'alta professionalità e la passione investiti nella difficile ricerca di questo efferato assassino che, finalmente, non è più senza volto"

venerdì 2 maggio 2014

Yara, doccia fredda, cade la "nuova" pista della donna di Clusone

Yara Gambirasio
BERGAMO - Tornano in alto mare le indagini sull'omicidio di Yara Gambirasio. Era già stata identificata e controllata dagli inquirenti che seguono il caso la donna di 46 anni di Clusone che, secondo alcune voci, avrebbe avuto un figlio dopo una relazione clandestina con un conducente di pullman. Ovvero il mestiere di Giuseppe Guerinoni, l'autista di Gorno morto nel 1999 a 61 anni e indicato dal Dna quale padre naturale di "Ignoto 1", l'assassino di YaraLa donna era già stata oggetto di segnalazioni anche in passato e proprio per questo motivo gli inquirenti l'avevano rintracciata. Le indagini su di lei non avevano portato alcun esito. Nessuna nuova pista dunque, come si era sperato. La quarantaseienne di Clusone non c'entra dunque nulla con il caso di Yara.

giovedì 10 aprile 2014

Conferma scientifica: l'omicida di Yara è il figlio sconosciuto dell'autista di Gorno

Yara Gambirasio
BERGAMO - La scienza conferma: Giuseppe Guerinoni è il padre di "Ignoto 1", killer sconosciuto di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra uccisa il 26 novembre 2010. Il Dna dell'autista di Gorno, morto nel '99 a 61 anni, prelevato dopo la riesumazione, è risultato infatti compatibile al 99,99999987% con una macchia di sangue trovata su Yara. I risultati ufficiali dei test sono stati consegnati al pm di Bergamo Letizia Ruggeri. La traccia di sangue, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata lasciata dall'omicida, dopo che si era ferito con un coltellino, forse nel tentativo di tagliarle gli slip.  Il risultato, che fuga ogni dubbio sulla validità degli accertamenti precedenti, è stato ottenuto con il raffronto eseguito dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo.

giovedì 17 ottobre 2013

Il Dna del pedofilo padovano arrestato in Francia non è quello trovato su Yara

PARIGI - Il 50enne nato a Padova e ora agli arresti nel carcere francese di Bourges con l'accusa di pedofilia non sarebbe il killer di Yara Gambirasio. A segnare l'ennesimo flop nelle indagini sull'omicidio della ragazzina di Brembate sono gli esiti dell'esame del Dna, anticipati dalla trasmissione Quarto Grado. L'uomo era finito tra i sospettati per la sua passione della ginnastica artistica e per una vera ossessione su Yara.