ROMA, 8 luglio - Resta in carcere Massimo Giuseppe Bossetti, imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa a Brembate di Sopra nel novembre 2010 e ritrovata morta in un campo tre mesi dopo. Lo ha deciso la prima sezione penale della Cassazione rigettando il ricorso presentato dalla difesa contro l'ordinanza del Riesame di Brescia che, il 10 marzo scorso, aveva confermato il 'no' del gip di Bergamo alla richiesta di revoca della misura cautelare in carcere. Già nello scorso febbraio, la Suprema Corte si era espressa a favore della custodia cautelare in cella per Bossetti, a carico del quale, qualche giorno fa, si è aperto il processo davanti alla Corte d'Assise di Bergamo. Anche il sostituto pg di Cassazione Giuseppe Corasaniti aveva sollecitato ieri, durante l'udienza a porte chiuse, il rigetto del ricorso, rilevando che fosse ancora sussistente il rischio di reiterazione del reato.
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mercoledì 8 luglio 2015
giovedì 4 giugno 2015
Omicidio De Mauro, la Cassazione ha assolto TOTO' RIINA
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| Mauro De Mauro |
domenica 26 aprile 2015
CASSAZIONE. un giudice non è ricusabile anche se sottoposto ad azione per risarcimento danni
ROMA, 26 aprile - Anche con la nuova legge sulla responsabilità delle toghe, l'azione di risarcimento dei danni "non costituisce di per sé ragione idonea e sufficiente ad imporre la sostituzione del singolo magistrato". Lo ha stabilito la Cassazione con un verdetto che "disinnesca" il rischio di paralisi dei processi e quello di ricusazioni a pioggia. Il verdetto è stato emesso dalla Sesta sezione penale della Suprema Corte che, per la prima volta ha esaminato la nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati, affrontando il ricorso di un avvocato sotto processo a Pordenone che aveva chiesto la ricusazione di un giudice nei confronti del quale aveva iniziato l'azione risarcitoria per colpa professionale. Ne sono state tratte due massime di diritto. Con la prima, si è escluso che il magistrato nei confronti del quale un imputato avanzi domanda risarcitoria possa mai essere considerato "un debitore" dal momento che la domanda non è "diretta" ma è proposta nei confronti dello Stato. Con la seconda, si è esclusa la ricusazione "automatica" del magistrato la cui condotta professionale sia stato oggetto di una domanda di risarcimento.
mercoledì 25 marzo 2015
PROCESSO MEREDITH, il pg di Cassazione chiede la conferma delle condanne di Amanda e Raffaele
ROMA, 25 marzo - Il procuratore generale della Cassazione ha chiesto di confermare le condanne per Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l'omicidio di Meredith Kercher e di ridurre la pena di tre mesi ciascuno, per la prescrizione di un reato minore: chiesti per la Knox 28 anni e tre mesi e per Sollecito 24 anni e 9 mesi. Secondo il pg Mario Pinelli sulla studentessa inglese "inferiscono tre persone". Ha quindi definito corretta e adeguatamente motivata la sentenza d'appello della Corte di Firenze. Venerdì mattina alle 9 si terrà l'udienza conclusiva del processo Meredith in Cassazione e prenderà la parola, come ultimo difensore, l'avvocato Giulia Bongiorno che difende Raffaele Sollecito. Poi i giudici della V Sezione penale entreranno in camera di consiglio e la loro decisione sarà pronunciata nella stessa giornata. Questa tabella di marcia è stata concordata tra il presidente del collegio Gennaro Marasca ed i difensori degli imputati.
mercoledì 28 gennaio 2015
Mazzata della Cassazione su Corona, non ha diritto allo sconto di pena stabilito dal gip
ROMA, 28 gennaio - La corte di Cassazione ha stabilito che Fabrizio Corona non ha diritto allo "sconto di pena" che gli aveva concesso, lo scorso 10 febbraio, il gip del tribunale di Milano. Quest'ultimo aveva applicato la "continuazione" dei reati per i quali Corona è stato condannato, abbassando il cumulo della pena totale da 13 anni e due mesi a 9 anni. La Cassazione ha rinviato per nuovo esame, davanti al gip del tribunale di Milano, il calcolo della pena totale che Corona deve scontare, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali. Corona è recluso nel carcere milanese di Opera da circa due anni.
venerdì 23 gennaio 2015
Il presidente della CASSAZIONE: basta liti fra pm
| Giorgio Santacroce |
ROMA, 23 gennaio - Il primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, nella sua relazione per la cerimonia dell'anno giudiziario, punta il dito sul problema carceri. "Sul sovraffollamento carcerario e i diritti dei detenuti, l'Italia è ancora sotto osservazione e a giugno è attesa una nuova pronuncia del Consiglio d'Europa - ha detto -: tutti gli allarmi lanciati restano drammaticamente attuali". "Il problema dell'eccesso di carcerazione chiama in causa anche i giudici che non possono limitarsi a sollecitare sempre e comunque l'intervento della politica e del legislatore. E' necessario che si assumano anche essi la responsabilità di rendere effettivo il principio del 'minimo sacrificio possibile' che deve governare ogni intervento, specie giurisdizionale, in tema di libertà personale", sottolinea Santacroce.
"Basta scontri tra pm" - Poi l'auspicio affinché si ponga fine allo scontro interno alla magistratura, che dopo 'Mani pulite' ha iniziato "una parabola discendente", con la "disaffezione" dei cittadini per le "credenziali mortificanti" che esibisce, come i processi lumaca e il degrado delle carceri. A questa crisi di fiducia, spiega riferendosi anche allo scontro Bruti-Robledo in atto alla Procura di Milano, concorrono anche le "frequenti tensioni e polemiche" soprattutto tra pm e "forme di protagonismo, cadute di stile e improprie esposizioni mediatiche".
Droghe, "inutile la Fini-Giovanardi" - Nella sua relazione, il Primo presidente della Cassazione parla anche di droga. "La gravità della sanzione non assicura un effetto di deterrenza, sicché appare criticabile la tendenza del legislatore a inasprire continuamente le pene detentive" in materia di stupefacenti. La Fini-Giovanardi non "ha prodotto alcuna contrazione dei reati in materia di droghe".
"Grazie a Napolitano per il suo impegno" - Santacroce apre il suo intervento omaggiando il Capo dello Stato. Grazie a Giorgio Napolitano, dice, per i 9 anni di "impegno straordinario" come "autorevole e apprezzato" "custode delle istituzioni repubblicane" e della Costituzione, con l'augurio di "riprendere meritatamente la propria vita".
Il Guardasigilli "Ancora ostacoli al cambiamento" - Nell'anno passato si sono ottenuti risultati importanti "tuttavia sulla strada del cambiamento vi sono ancora non pochi ostacoli". Lo ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando all'inaugurazione dell'anno giudiziario sottolineando tra l'altro "nodi cruciali" come quello del personale amministrativo e delle spese.
Pg Ciani: stop eccessi dei pm - Alcuni pm "hanno dimostrato un eccesso di debolezza nei confronti delle lusinghe dell'immagine, della popolarità e soprattutto della politica", ha poi sottolineato il procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani nella sua relazione chiedendo "un tempestivo intervento del legislatore" su questo tema.
mercoledì 14 gennaio 2015
La CASSAZIONE conferma il divieto di espatrio per BERLUSCONI
ROMA, 14 gennaio - La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei legali di Silvio Berlusconi confermando il divieto di espatrio per il leader di Forza Italia. "Nei confronti di Berlusconi è stata emessa una condanna penale. L'affidamento in prova ai servizi sociali non è una misura alternativa, ma una pena", scrivono i supremi giudici convalidando l'ordinanza con cui il Tribunale di Milano, il 25 febbraio 2014, respinse la richiesta di "espatrio senza autorizzazione". Respinta dunque la richiesta di Berlusconi di poter liberamente "recarsi in ogni altro paese dell'Unione Europea senza bisogno di alcuna autorizzazione specifica" e di "recarsi a Dublino nel marzo del 2014 per il congresso del Ppe".
Cassazione: faccia istanza a Farnesina o al Tar - Se il leader di FI ritiene che il divieto di espatrio contrasti con le norme comunitarie sulla libertà di movimento dei cittadini dell'Ue, la Cassazione suggerisce di sollevare la questione con "ricorso amministrativo al Ministro per gli Affari esteri o al Tribunale amministrativo regionale". Se non condivide la legge italiana che preclude l'espatrio a chi sta espiando una condanna, "è quella la sede in cui potrà essere valutata la compatibilità tra le diverse norme".
venerdì 28 novembre 2014
TANGENTI MOSE, la Cassazione ordina l'immediata scarcerazione di Marco Milanese
ROMA - Marco Milanese, ex consigliere politico di Giulio Tremonti, deve essere immediatamente scarcerato nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti per il Mose. Lo ha deciso la Cassazione riqualificando a carico di Milanese, difeso dagli avvocati Bruno Larosa e Franco Coppi, l'accusa di corruzione in quella più 'leggera' di "traffico di influenze".
In particolare, la Sesta sezione penale della Cassazione - presidente Antonio Agrò, relatore Tito Garribba - nei confronti di Milanese, detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), ha "riqualificato il fatto come reato previsto dall'art. 346 bis codice penale e annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata nonchè quella del 20 luglio scorso del gip del tribunale di Milano e ordina l'immediata scarcerazione del Milanese se non detenuto per altra causa".
L'ordinanza impugnata - cioè il provvedimento contro il quale hanno fatto ricorso alla Suprema Corte i legali di Milanese, avvocati Larosa e Coppi - era stata emessa lo scorso quattro agosto dal tribunale della libertà di Milano a conferma di quella del gip. Il filone di inchiesta è quello veneziano relativo alle tangenti per il Mose e la competenza, per Milanese, era passata a Milano per un presunto giro di mazzette che sarebbe avvenuto nel capoluogo lombardo, ma questa accusa non ha trovato conferma presso la Suprema Corte.
venerdì 24 ottobre 2014
DOLCE E GABBANA assolti dalla Cassazione per l’evasione fiscale
ROMA - La Cassazione ha assolto Dolce e Gabbana dall'accusa di evasione fiscale. I due stilisti, che erano stati condannati in appello a un anno e sei mesi di reclusione, secondo i giudici della Corte Suprema "perché il fatto non sussiste". Assolto anche il loro commercialista Luciano Patelli. Sono stati assolti dalla Cassazione anche i manager Cristina Ruella e Giuseppe Minoni. L'unico per il quale la condanna è stata annullata con rinvio è Alfonso Dolce, fratello di Domenico. Ma tutto il processo si prescrive all'inizio di novembre. Annullate anche tutte le statuizioni civili.
Immediata la reazione di Stefano Gabbana che tramite twitter ha commentato la sentenza: "Eravamo certi, siamo persone oneste. Viva l'Italia".
mercoledì 1 ottobre 2014
La mattanza della famiglia di Urago Mella (Brescia): la Cassazione annulla i due ergastoli
| Vito e Salvatore Marino |
BRESCIA - La Cassazione ha annullato la condanna all'ergastolo per i cugini trapanesi Vito e Salvatore Marino, accusati e già condannati all'ergastolo in primo grado e in appello per la strage della famiglia Cottarelli, avvenuta a Urago Mella nel Bresciano otto anni fa. Nel massacro furono uccisi Angelo Cottarelli, la compagna Marzenna Topor e il figlio Luca, di soli 17 anni. Il nuovo processo d'appello sarà celebrato a Milano.
Il verdetto arriva a mezzanotte e qualche minuto. E rimette per l’ennesima volta tutto in discussione. Ci sono volute otto ore abbondanti di camera di consiglio. Erano infatti le sedici di ieri quando i giudici si erano ritirato per decidere delle richieste formulate dal sostituto procuratore generale, dai legali di parte civile (gli avvocati Sergio Arcai e Stefano Forzani) e dai difensori (gli avv. Giuseppe Pesce e Filippo Dinacci).
A otto anni dalla mattanza scoperta nella taverna della villetta di via Zuaboni ad Urago Mella la giustizia italiana fa nuovamente un passo indietro: per la morte di Angelo Cottarelli, compagna e loro unico figlio non c’è ancora un colpevole certo.
Per la terza volta i giudici di appello dovranno valutare la responsabilità di Vito e Salvatore Marino, i due cugini di Paceco, nel Trapanese, arrestati il 15 settembre del 2006 dalla Squadra Mobile di Brescia, in seguito alle soffiate del sedicente architetto triestino Dino Grusovin.
Secondo l’accusa i due erano arrivati ad Urago Mella, armati di una calibro 22, alla disperata ricerca di denaro, perché sapevano che qui, in casa del faccendiere bresciano, potevano trovarne in abbondante quantità. Una volta in azione però i due si erano fatti prendere la mano. Partito il primo colpo così si erano trovati nella necessità di mettere a tacere i testimoni: oltre a Cottarelli, la sua compagna e loro figlio. Per l’accusa a riprova di questa ipotesi le parole di Grusovin e diversi elementi di prova: dalla testimonianza di alcuni vicini di casa, alla presenza di tracce di particelle di polvere da sparo tanto sulle auto utilizzate per raggiungere Brescia, quanto sul teatro del triplice omicidio.
sabato 21 giugno 2014
La Cassazione "sconta" due anni a Matacena: 3 invece di 5
| Amedeo Matacena con la moglie Chiara |
giovedì 29 maggio 2014
Spaccio di droga, ricalcolo della pena e libertà anticipata per 3-4mila detenuti
ROMA - Migliaia di detenuti potranno uscire di prigione dopo la decisione della Cassazione di ridurre le pene per il piccolo spaccio di droga. Se sarà accolta "la loro richiesta di revisione", dicono fonti della Suprema Corte, ci si devono aspettare molti sconti di pena. La Cassazione ha infatti stabilito il diritto dei condannati in via definitiva per lieve spaccio, con la recidiva, a ricalcolare la pena al ribasso, dopo due verdetti della Corte costituzionale.
Della decisione "non si possono avvantaggiare i detenuti condannati in via definitiva per spaccio di droghe pesanti commesso con l'associazione a delinquere", si affrettano a chiarire fonti della stessa Suprema corte. Secondo le prime stime indicative provenienti da fonti dell'amministrazione penitenziaria, sono tra i 3mila e i 4mila i detenuti che potenzialmente potrebbero beneficiare della decisione chiedendo il ricalcolo della pena ai giudici dell'esecuzione.
Attualmente le persone detenute per spaccio e detenzione di droga, quindi per la sola violazione dell'articolo 73 del testo unico sulle droghe, sono circa 14 mila. Questa cifra sale a 21 mila se si considera il complesso dei reati legati agli stupefacenti. Da queste cifre bisogna isolare la porzione di detenuti impattata dagli effetti della sentenza della Cassazione.
I supremi giudici, presieduti dal primo presidente, Giorgio Santacroce, hanno così deliberato accogliendo un ricorso della procura di Napoli contro una decisione del tribunale, che aveva negato a un condannato recidivo per piccolo spaccio di ottenere il ricalcolo della pena a seguito della sentenza della Consulta che nel 2012 aveva dichiarato incostituzionale la norma della Fini-Giovanardi che vietava la concessione delle circostanze attenuanti prevalenti nel caso di recidivi.
La Cassazione, inoltre, ha stabilito che i giudici dell'esecuzione, chiamati al ricalcolo delle pene dei condannati definitivi, dovranno anche tenere conto del fatto che è stato ripristinato il testo della Iervolino-Vassalli, per effetto dell'ultima decisione della Consulta sulla Fini-Giovanardi. Così facendo, la Cassazione ha di fatto inserito nella sua decisione anche gli effetti del recente verdetto della Consulta che ha reinseirito la distinzione tra droghe pesanti e leggere.
"Italia ora al passo con Strasburgo" - "La decisione della Cassazione mette l'Italia al passo con la giurisprudenza di Strasburgo e, insieme alle due sentenze della Consulta, ci mettono più in regola con la Carta di Diritti dell'Uomo". Giuseppe Maria Berruti, direttore del massimario della Cassazione, commenta così il verdetto che riduce le condanne per spaccio leggero.
Orlando: "L'uscita dall'emergenza carceri sarà più rapida" - Dopo la sentenza delle sezioni unite della Cassazione che consente la rideterminazione delle pene per i condannati in base alla Fini-Giovanardi "l'uscita dall'emergenza carceri sarà più rapida". Così il guardasigilli, Andrea Orlando. "Tra gli effetti delle misure sulle carceri non avevamo previsto un'aggressione del giudicato", ha aggiunto il ministro della Giustizia.
Della decisione "non si possono avvantaggiare i detenuti condannati in via definitiva per spaccio di droghe pesanti commesso con l'associazione a delinquere", si affrettano a chiarire fonti della stessa Suprema corte. Secondo le prime stime indicative provenienti da fonti dell'amministrazione penitenziaria, sono tra i 3mila e i 4mila i detenuti che potenzialmente potrebbero beneficiare della decisione chiedendo il ricalcolo della pena ai giudici dell'esecuzione.
Attualmente le persone detenute per spaccio e detenzione di droga, quindi per la sola violazione dell'articolo 73 del testo unico sulle droghe, sono circa 14 mila. Questa cifra sale a 21 mila se si considera il complesso dei reati legati agli stupefacenti. Da queste cifre bisogna isolare la porzione di detenuti impattata dagli effetti della sentenza della Cassazione.
I supremi giudici, presieduti dal primo presidente, Giorgio Santacroce, hanno così deliberato accogliendo un ricorso della procura di Napoli contro una decisione del tribunale, che aveva negato a un condannato recidivo per piccolo spaccio di ottenere il ricalcolo della pena a seguito della sentenza della Consulta che nel 2012 aveva dichiarato incostituzionale la norma della Fini-Giovanardi che vietava la concessione delle circostanze attenuanti prevalenti nel caso di recidivi.
La Cassazione, inoltre, ha stabilito che i giudici dell'esecuzione, chiamati al ricalcolo delle pene dei condannati definitivi, dovranno anche tenere conto del fatto che è stato ripristinato il testo della Iervolino-Vassalli, per effetto dell'ultima decisione della Consulta sulla Fini-Giovanardi. Così facendo, la Cassazione ha di fatto inserito nella sua decisione anche gli effetti del recente verdetto della Consulta che ha reinseirito la distinzione tra droghe pesanti e leggere.
"Italia ora al passo con Strasburgo" - "La decisione della Cassazione mette l'Italia al passo con la giurisprudenza di Strasburgo e, insieme alle due sentenze della Consulta, ci mettono più in regola con la Carta di Diritti dell'Uomo". Giuseppe Maria Berruti, direttore del massimario della Cassazione, commenta così il verdetto che riduce le condanne per spaccio leggero.
Orlando: "L'uscita dall'emergenza carceri sarà più rapida" - Dopo la sentenza delle sezioni unite della Cassazione che consente la rideterminazione delle pene per i condannati in base alla Fini-Giovanardi "l'uscita dall'emergenza carceri sarà più rapida". Così il guardasigilli, Andrea Orlando. "Tra gli effetti delle misure sulle carceri non avevamo previsto un'aggressione del giudicato", ha aggiunto il ministro della Giustizia.
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sabato 10 maggio 2014
La Cassazione ha confermato i 7 anni a Dell'Utri
ROMA - Dopo quattro ore di Camera di Consiglio la I Sezione penale della Cassazione cala il sipario sulla ventennale vicenda processuale a carico dell'ex senatore Marcello Dell'Utri, confermando la condanna a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell'Utri - agli arresti in Libano dove è piantonato in ospedale dal 12 aprile - ha saputo quasi in tempo reale del passaggio in giudicato dell'accusa che gli ha imputato, da stasera con il 'sigillo' della Suprema Corte, di aver avuto ininterrottamente rapporti con la mafia palermitana dal 1974 al 1992.
Il Sostituto Procuratore Generale di Palermo Luigi Patronaggio ha emesso un ordine di carcerazione nei confronti di Marcello Dell'Utri dopo la condanna definitiva. Il provvedimento verrà trasmesso al ministero della Giustizia che lo allegherà alla richiesta di estradizione alle autorità libanesi.
venerdì 25 aprile 2014
Rogo Thyssen, la Cassazione: create condizioni per pene più severe
ROMA - "Con la decisione di ieri sera le responsabilità degli imputati per il rogo della Thyssen sono accertate ed, anzi, il rischio è che nel nuovo processo di appello le pene aumentino". Lo sottolineano fonti della Cassazione spiegando il verdetto di ieri sera delle Sezioni Unite penali. Le stesse fonti hanno aggiunto che sono state create le condizioni di diritto per arrivare a pene più severe nell'appello-bis e che non vi è il rischio di prescrizione dei reati.
Rogo Thyssenkrupp: nella notte la Cassazione ha deciso un nuovo processo
ROMA - Ci sarà un nuovo processo per la tragedia della Thyssenkrupp. La Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'appello di Torino: è necessario, hanno detto i supremi giudici, rimodulare le condanne per omicidio colposo e omissione volontaria di cautele contro gli incidenti inflitte ai sei dirigenti della multinazionale tedesca dell'acciaio. Probabilmente al ribasso, ma non si escludono altre possibilità. Gli stessi avvocati difensori, che pure avrebbero dei motivi per dirsi soddisfatti, in attesa delle motivazioni non si sbilanciano a commentare un dispositivo che ritengono "criptico".
I parenti dei sette operai morti nel devastante incendio scoppiato nel dicembre del 2007 si erano raccolti in presidio a Roma con gli striscioni e le foto dei loro cari: avevano sperato in un esito diverso e, nella notte, hanno fatto sentire le loro proteste "perché gli assassini non sono stati condannati". "Siamo delusi perché dopo sei anni e mezzo non è stata ancora scritta la parola fine", dichiara Antonio Boccuzzi, l'unico lavoratore sopravvissuto al rogo, oggi deputato del Pd. Quanto agli imputati italiani (per i due tedeschi la procedura è più complessa) in caso di esito sfavorevole erano già addirittura pronti a costituirsi, come aveva spiegato uno dei loro avvocati, Cesare Zaccone, a margine dell'udienza.
La difesa aveva messo all'indice la durezza del verdetto di secondo grado (la pena più alta era per l'ex amministratore delegato Harald Espenhahn, dieci anni di carcere, mentre le altre spaziavano dai sette ai nove anni).
La mossa della Cassazione non soddisfa la squadra guidata dal pm Raffaele Guariniello: il pg Carlo Destro aveva chiesto alla Suprema Corte di respingere il ricorso dalla procura di Torino, che era contraria alla riduzione delle pene operata in appello e che voleva la condanna di Espenhahn per omicidio volontario con la formula del dolo eventuale (sarebbe stata la prima volta in Italia in un processo per un incidente sul lavoro). E' vero che l'attività della filiale piemontese della Thyssenkrupp, in quegli ultimi mesi prima della smobilitazione e del trasferimento a Terni, fu caratterizzata da "grandissima sconsideratezza". "Si volle continuare a produrre - ha detto - senza adeguate misure di sicurezza ma risparmiando quanto più possibile in vista dello smantellamento dell'impianto che sarebbe dovuto avvenire nel febbraio 2008, due mesi dopo il tragico rogo".
Ma è altrettanto vero, secondo il magistrato, che "i manager e i dirigenti chiamati a vario titolo a rispondere della morte dei sette operai facevano affidamento sulla capacità dei lavoratori di bloccare gli incendi che quasi quotidianamente si verificavano nell'acciaieria, e chi agisce nella speranza di evitare qualcosa, se quel qualcosa si verifica, non può averlo voluto".
lunedì 14 aprile 2014
La Cassazione: corretta l'interdizione di Berlusconi. Valgono anche i reati prescritti
ROMA - E' correttamente motivata la durata di due anni di interdizione dai pubblici uffici, emessa a carico di Silvio Berlusconi nell'ambito del processo Mediaset per frode fiscale. Lo afferma la Cassazione nelle motivazioni di conferma del verdetto di merito, nelle quali sottolinea "la gravità della vicenda, compreso il 'peso' dei reati prescritti". Ad avviso della Cassazione, che ha definito "insostenibile" la tesi dei legali dell'ex premier per i quali non dovevano essere valutati i reati prescritti, in maniera "coerente" la Corte di Appello di Milano "ha preso in esame, oltre che la gravità del fatto riferita alle condotte non estinte per prescrizione, anche la personalità dell'imputato da valutarsi globalmente tenendo conto dei precedenti penali e giudiziari nell'ambito dei quali rientravano le condotte per fatti ormai estinti per prescrizione".
venerdì 11 aprile 2014
Dell’Utri: sono in cura, ma rispetterò il verdetto della Cassazione
PALERMO - “ Tengo a precisare che non intendo sottrarmi al risultato processuale della prossima sentenza della Corte di Cassazione". Marcello Dell'Utri, su cui pende una richiesta di custodia cautelare in carcere, spiega all’Ansa le ragioni per cui è irreperibile: "Qualche settimana fa ho subito un intervento di angioplastica. Trovandomi in condizioni di salute precarie sto effettuando ulteriori esami e controlli". La Procura ipotizza possa trovarsi in Libano ma fonti ben informate smentiscono.
L'ex senatore Pdl è stato condannato a 7 anni dalla Corte d'Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Contro di lui era stato emesso un ordine di custodia cautelare per pericolo di fuga ma gli agenti non lo avevano trovato. La Dia di Palermo: "E' irreperibile da metà marzo".
"Apprendo della aberrante richiesta di preventiva custodia cautelare mentre mi trovo già all'estero per il periodo di cura e riposo - spiega l'ex senatore -. Rimango tuttavia in attesa fiduciosa del risultato che esprimerà la Massima Corte che ha già rilevato incongruenze e fumus nella prima sentenza di appello, annullandola conseguentemente". "Mi auguro - conclude - quindi che un processo ventennale, per il quale ritengo di avere già scontato una grave pena, si possa concludere definitivamente e positivamente".
Sono state attivate le procedure per le ricerche a livello internazionale. La richiesta in tal senso è stata inoltrata dalla Procura generale di Palermo e ha poi seguito l'iter di routine attraverso gli uffici amministrativi del ministero della Giustizia.
L’avvocato Dell'Utri Pino Di Peri ha detto a Radio24: "Si sta curando" . Su dove sia attualmente l'ex senatore, "lo sa solo lui", ha spiegato il legale. "Recentemente è andato in Francia per avere contatti con presidi ospedalieri che si occupano della materia cardiologica. E' tornato dalla Francia. Penso che quando ci sarà la Cassazione opererà una riflessione su quello che dovrà fare". L'avvocato ha ricordato di aver incontrato il suo assistito "a Milano due o tre settimane fa, poi non l'ho visto più".
martedì 18 marzo 2014
Il Pg di Casazione: sì ai 2 anni di interdizione per Berlusconi
ROMA - Vanno confermati i due anni di interdizione dai pubblici uffici disposti dalla Corte d'Appello di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi. Questa la richiesta del sostituto pg di Cassazione, Aldo Policastro, che ha sollecitato, davanti ai giudici della terza sezione penale della suprema Corte, il rigetto del ricorso presentato dai difensori dell'ex premier nei confronti della sentenza con cui, il 19 ottobre scorso, i giudici milanesi riformularono la pena accessoria dell'interdizione (passandola da 5 a 2 anni) relativa alla condanna a 4 anni di reclusione - 3 coperti da indulto - per frode fiscale nei confronti del leader di Forza Italia, divenuta definitiva nello scorso agosto, nell'ambito del processo Mediaset. "La determinazione della pena accessoria pari a 2 anni di interdizione dai pubblici uffici - ha sottolineato il pg - risponde ai criteri previsti dalla nostra Costituzione. La sentenza passata in giudicato ci consegna una realta' fattuale assolutamente insuperabile e circostanze oggettivamente accertate. Le condotte sono da valutare in tutta la loro portata". Secondo il magistrato, i giudici milanesi, in sede di appello-bis, "hanno indicato esattamente i criteri seguiti in modo logico e non censurabile. Incide anche l'estinzione del debito tributario non avvenuta". Il ricorso presentato dai difensori di Berlusconi, dunque, ha rilevato il pg Policastro, va rigettato, e "sono irrilevanti e manifestamente infondate" anche le questioni di legittimita' costituzionale della legge 74/2000 contenute in esso. Infine, il pg ha affrontato il nodo giurisprudenziale, introdotto dalla difesa con note di udienza e riferito ad una recente sentenza della Corte Europea riguardante Franzo Grande Stevens: la questione, in particolare, riguarda la coesistenza della pena accessoria dell'interdizione e il periodo di incandidabilita' previsto dalla legge Severino. "A mio parere non siamo di fronte a una combinazione di sanzioni - ha concluso il pg - perche' queste due sanzioni hanno modalita' diverse".
La richiesta avanzata dai difensori di Berlusconi, Franco Coppi e Niccolo' Ghedini, è di sospendere il procedimento sulla pena accessoria dell'interdizione per Silvio Berlusconi e trasmettere gli atti alla corte Europea di Strasburgo affinche' valuti se sono cumulabili le sanzioni sull'incandidabilita' riviste dalla legge Severino e l'interdizione stessa.
La richiesta avanzata dai difensori di Berlusconi, Franco Coppi e Niccolo' Ghedini, è di sospendere il procedimento sulla pena accessoria dell'interdizione per Silvio Berlusconi e trasmettere gli atti alla corte Europea di Strasburgo affinche' valuti se sono cumulabili le sanzioni sull'incandidabilita' riviste dalla legge Severino e l'interdizione stessa.
venerdì 7 marzo 2014
Crac Parmalat: la Cassazione conferma la condanna a 17 anni per Callisto Tanzi
| Callisto Tanzi |
Sconto di pena di 5 mesi anche per l'ex direttore finanziario della Parmalat, Fausto Tonna, che in secondo grado era stato condannato a 9 anni, 11 mesi e 20 giorni. Per Tonna la Corte d'Appello di Bologna dovra' pronunciarsi di nuovo "limitatamente al trattamento sanzionatorio", ha stabilito la Cassazione, in riferimento a calcoli interni della pena dati i diversi reati contestati all'imputato. Per Giovanni Tanzi, che era stato condannato a 10 anni e 6 mesi la Suprema Corte ha stabilito uno sconto di pena di 4 mesi, e per Luciano Silingardi, condannato in appello a 6 anni, la pena e' stata ridotta di tre mesi.
Tutte le altre condanne sono state confermate: diventa definitiva la pena di 7 anni e 8 mesi per Domenico Barili, quella di 4 anni e 10 mesi inflitta a Giovanni Bonici, quella a 4 anni, 10 mesi e 10 giorni comminata a Fabio Branchi.
Confermate anche le pene per Rosario Calogero (4 anni e 7 mesi), Sergio Erede (1 anno), Camillo Florini (4 anni e 1 mese), Paolo Sciume' (5 anni e 3 mesi), Mario Mutti (3 anni e 6 mesi) ed Enrico Barachini (4 anni). Rigettati anche i ricorsi di Davide Fratta e Giuliano Panizzi, per i quali la Corte d'Appello di Bologna aveva dichiarato la prescrizione del reato.
Con il verdetto di questa sera sono state anche confermate le statuizioni stabilite dai giudici del merito per oltre 34mila risparmiatori danneggiati dal crac Parmalat, costituitisi parte civile nel processo.
L'unico tra gli imputati per il crac da 14,5 miliardi attualmente detenuto e' Calisto Tanzi, che si trova agli arresti domiciliari in ospedale. La camera di consiglio dei giudici della quinta sezione penale, presieduti da Giuliana Ferrua, e' durata circa tre ore. Nella sua requisitoria svolta negli scorsi giorni il pg di Cassazione Pietro Gaeta aveva sollecitato la conferma di tutte le condanne.
mercoledì 26 febbraio 2014
Delitto di via Poma: il Pg della Cassazione chiede un nuovo processo
| Simonetta Cesaroni |
ROMA - La Procura della Cassazione ha chiesto l'annullamento con rinvio, per nuovo processo, dell'assoluzione di Raniero Busco, l'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni uccisa a via Poma il 7 agosto 1990. La requisitoria del pg Alberto Cozzella si è svolta innanzi alla Prima sezione penale della Suprema Corte che deciderà in serata.
Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta Cesaroni era stato assolto in secondo grado per il delitto della ragazza avvenuto a Roma il 7 agosto del 1990. Busco è stato assolto per "non avere commesso il fatto" dalla Corte d'assise d'appello di Roma il 24 aprile 2012: i giudici di secondo grado ribaltarono la sentenza di primo grado con la quale la Corte d'Assise il 26 gennaio 2011 lo aveva condannato a 24 anni. Simonetta Cesaroni fu uccisa negli uffici dell'Associazione Alberghi della gioventù a Roma in via Poma il 7 agosto del '90: l'assassino infierì sul corpo della giovane segretaria con 29 coltellate.
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