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domenica 11 gennaio 2015

BARI, ucciso a raffiche di kalashnikov il padre di un boss del quartiere San Girolamo


BARI, 11 gennaio - Un 58enne, Nicola Lorusso, è stato ucciso alle 9.30 in strada a colpi d'arma da fuoco nel quartiere San Girolamo di Bari. Pregiudicato e sorvegliato speciale, l'uomo era il padre di Umberto Lorusso, 37enne considerato dagli investigatori il capo dell'omonimo clan della zona. La vittima è stata raggiunta da numerosi colpi. Secondo una prima ricostruzione, l'uomo era in compagnia della moglie alla guida di una Ford Fiesta e si stava recando in Questura per firmare la presenza. Lorusso si sarebbe accorto di essere seguito da un'altra auto e ha fatto scendere la moglie dalla vettura. Quindi ha proseguito la marcia ma poco dopo sarebbe stato affiancato e crivellato di proiettili da un killer che avrebbe sparato con un mitra kalashnikov.
Sembra che un uomo che transitava nella zona, uditi gli spari, abbia poi visto il cadavere a terra e abbia messo davanti un cassonetto dell'immondizia per evitare che il corpo venisse travolto dalle auto di passaggio. 
Le donne della famiglie hanno inveito contro la magistratura e le forze dell'ordine. Numerose pattuglie hanno cercato di riportare la calma.  In particolare pianti, grida e minacce si sono uditi da parte della nuora della vittima, la moglie di Umberto Lorusso, figlio di Nicola e ritenuto il capo clan della zona, contrapposto a quello dei Campanale. "Da oggi in poi - ha urlato la donna in italiano - chi va con quella razza moriranno tutti. Anche per un caffè. Avviso a tutte le orecchie del mondo. Maledetti". 

giovedì 27 novembre 2014

BALTIMORA, boss in carcere aveva creato harem di poliziotte (quattro incinte)

Il carcere di Baltimora e il gangster Tavon White
BALTIMORA - "Questo e' il mio carcere, la mia parola e' legge". A parlare e' il gangster Tavon 'Bulldog' White, condannato a 20 anni di prigione, che ha messo incinte quattro guardie carcerarie nel penitenziario di Baltimora.
Dalle indagini dell'Fbi e' emerso che White, boss di una banda locale, riusciva a guadagnare con il traffico di droga in prigione tra i 10mila e i 20mila dollari a settimana e aveva creato il suo "harem". Sulle guardie White esercitava una tale influenza psicologica che due delle quattro donne rimaste incinte si sono tatuate sulla pelle il suo nome.

lunedì 10 novembre 2014

Le minacce a SAVIANO, assolti i boss dei Casalesi


Roberto Saviano al processo
NAPOLI - I boss dei Casalesi Antonio Iovine e Francesco Bidognetti sono stati assolti nel processo per le minacce allo scrittore Roberto Saviano. I pm avevano chiesto alla terza sezione penale del tribunale di Napoli la condanna a un anno e sei mesi per Bidognetti e l'assoluzione per Iovine, che ora è collaboratore di giustizia. Condannato invece l'avvocato del boss Bidognetti, Michele Santonastaso a un anno di reclusione, con pena sospesa, per le minacce a Saviano lette durante un processo.

domenica 6 luglio 2014

Oppido Mamertina: processione fa l'inchino davanti all'abitazione di un boss della 'ndrangheta

OPPIDO MAMERTINA - La processione attraversa il paese
OPPIDO MAMERTINA (Reggio Calabria) - L’anatema del Papa non è stato sufficiente. Il fatto che Bergoglio, senza troppi giri di parole abbia scomunicato ‘ndranghetisti e malaffare non più di 15 giorni fa, non ha impedito ad una comunità, già tanto martoriata dalla criminalità organizzata, come Oppido Mamertina (Reggio Calabria), di “omaggiare religiosamente”  il presunto boss 82enne del luogo, Giuseppe Mazzagatti, già condannato all’ergastolo per omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso, oggi ai domiciliari per motivi di salute. Mazzagatti vive all’incrocio tra Corso Aspromonte e via Ugo Foscolo: qui la processione della Madonna delle Grazie della frazione Tresilico di Oppido Mamertina si è fermata davanti all'abitazione. Un uomo potente secondo gli inquirenti, tanto potente, che persino la Madonna è stata fatta fermare per rendergli omaggio.
Nel momento in cui la processione - secondo quanto riporta il Quotidiano della Calabria - ha fatto la sosta il comandante della stazione dei carabinieri di Oppido Mamertina Marino si è allontanato in segno di dissenso da quanto stava accadendo. Altri due carabinieri, invece, hanno documentato quanto stava accadendo e gli esiti dei loro appunti sicuramente confluiranno in una relazione di servizio che sarà inviata alle autorità di ordine pubblico."Deplorevoli e ributtanti rituali cerimoniosi". Così il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha definito l'omaggio della processione Il ministro si è inoltre complimentato con i Carabinieri che hanno preso le distanze da quelli che Alfano giudica "atti incommentabili". La processione si è fermata per circa trenta secondi. La statua della Madonna delle Grazie, portata da numerose persone, era preceduta da alcuni sacerdoti e da un gruppo di amministratori locali. Gesti come quello verificatosi ad Oppido Mamertina, tra l’altro sede vescovile, fanno riflettere e molto sulle inaccettabili consuetudini che si svolgono in alcuni centri calabresi devastati dalla ‘ndrangheta. sembra che prima della processione il maresciallo Marino aveva incontrato personalmente i componenti della commissione della festa avvertendoli di non effettuare gesti particolari o inchini durante il tragitto della processione.  Ed aveva avuto rassicurazioni (false) dalla commissione. Ma c’è un altro aspetto da sottolineare in questa brutta vicenda: quando il maresciallo ed i suoi uomini hanno abbandonato la processione, nessuno tra le autorità civili e religiose presenti, sembra lo abbia seguito, nonostante avesse spiegato le ragioni del suo gestoDavanti al clamore mediatico che ne è conseguito, il vescovo della Diocesi di Oppido-Palmi, monsignore Francesco Milito ha spiegato: «Il fatto è grave e prenderemo dei provvedimenti. Abbiamo appreso stamane - ha aggiunto - di quanto è accaduto. In tempi brevi prenderemo tutte le informazioni in modo da avere un quadro completo, sia sui fatti che sulle persone, di quanto è accaduto. La cosa certa è che prenderemo dei provvedimenti». 

sabato 19 aprile 2014

Palermo, arrestati 8 boss, evitata guerra tra cosche

L'uccisione di Giuseppe Di Giacomo
PALERMO - I carabinieri di Palermo hanno arrestato otto presunti boss accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso. L'operazione, che ha decapitato i vertici del clan di "Porta Nuova", ha consentito di scongiurare l'inizio di una faida tra famiglie mafiose del mandamento, in contrasto tra di loro per la leadership della cosca. L'operazione è collegata all'uccisione di Giuseppe Di Giacomo, esponente di spicco del clan.

martedì 25 febbraio 2014

Napoli, preso boss della camorra

NAPOLI - Il 28enne boss della camorra Gennaro De Cicco, ritenuto reggente del clan degli Amato-Pagano (gli "scissionisti"), è stato arrestato dai carabinieri in un appartamento di Melito, nel Napoletano. De Cicco, inserito nell'elenco dei latitanti più pericolosi, era latitante dal settembre 2012. Era ricercato per omicidio, associazione per delinquere di tipo mafioso e traffico di stupefacenti.

venerdì 15 novembre 2013

Reggio Calabria: catturato l’ex boss Lo Giudice fuggito dagli arresti domiciliari


Antonino Lo Giudice
REGGIO CALABRIA - L'ex boss dell''ndrangheta e collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice, fuggito il 3 giugno scorso dagli arresti domiciliari, è stato arrestato a Reggio Calabria. A catturarlo sono stati gli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria insieme a quelli dello Sco. Lo Giudice era stato condannato a 6 anni e 4 mesi per la stagione delle bombe e per le intimidazioni ai magistrati di Reggio Calabria nel 2010 tra cui anche il procuratore Giuseppe Pignatone.

domenica 27 ottobre 2013

Milano, doppia esecuzione, trovati due cadaveri a Quarto Oggiaro. Uno è un ex boss del quartiere

Emanuele Tatone durante la sua protesta, alcuni mesi fa
MILANO - Giallo a Milano. Due cadaveri sono stati trovati a Quarto Oggiaro, in un'area vicino alla strada dove si trovano alcuni orti. Una delle vittime è Emanuele Tatone, ex boss del quartiere. Sul posto è giunta la polizia che ha effettuato i rilievi. Entrambi i corpi mostrano i segni di proiettili sul corpo. I due corpi erano a una distanza di diversi metri. Una prima segnalazione giunta alla polizia da un passante parlava di un solo corpo. Una volta sul posto, una zona di orti costruiti dai cittadini in un'area verde, gli agenti hanno notato il secondo cadavere. Al momento gli investigatori non si sbilanciano sulle cause della morte, in attesa del medico legale e del magistrato.

Emanuele Tatone nei mesi scorsi aveva organizzato una protesta per prendere le distanze dal suo passato, rivendicando di aver pagato tutti i debiti con la giustizia.

sabato 6 luglio 2013

Preso a Bogotà il boss della ‘ndrangheta trafficante di coca più ricercato in Europa

Roberto Pannunzi, il "principe della droga"
BOGOTA' - E' stato arrestato in Colombia il boss della 'ndrangheta Roberto Pannunzi, 67 anni, definito dalle autorità di Bogotà il 'Pablo Escobar italiano' ed il trafficante di droga più ricercato d'Europa. Originario della provincia di Reggio Calabria, Pannunzi negli scorsi anni è stato protagonista di due fughe da strutture sanitarie di Roma.
Era stati segnalato alle autorità locali dalla giustizia italiana tramite l'Interpol. Nel momento in cui e' stato catturato in un centro commerciale di Bogotà, il boss della 'ndrangheta era in possesso di una carta d'identità venezuelana a nome Silvano Martino. I media di Bogotà sottolineano che gli esperti anti-droga colombiani hanno scoperto tempo fa una ''nuova rotta del narcotraffico che arriva in Italia. I narcos fanno uscire la droga dal paese in motoscafi diretti in Centroamerica o in Ecuador. Il viaggio prosegue via container verso la Spagna, quindi in Italia''. Conosciuto come il ''principe del narcotraffico'', originario di Siderno, nel 2010 Pannunzi riusci' ad evadere da una clinica romana dove si trovava agli arresti domiciliari per problemi di salute. La fuga ha di fatto ricalcato una precedente evasione riuscita a Pannunzi nel 1999. Anche in quel caso il boss approfitto' della concessione degli arresti domiciliari in una clinica romana per fuggire. Era stato arrestato nel 1994 proprio in Colombia, a Medellin. Agli agenti che lo stavano ammanettando offri' un milione di dollari in contanti in cambio della liberta'. 

Era attualmente in grado di esportare fino a due tonnellate al mese di cocaina dalla Colombia all'Europa.