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giovedì 13 marzo 2014

La Cassazione ha detto no al carcere per diffamazione ai giornalisti

ROMA Sul carcere ai giornalisti si esprime la Corte di Cassazione, in una sentenza che esorta a non infliggere la galera ma solo multe nel caso di condanne per diffamazione. A tale proposito i giudici affermano che giornalisti in quanto categoria sono "attualmente oggetto di gravi ed ingiustificati attacchi da parte anche di movimenti politici proprio al fine di limitare la loro insostituibile funzione informativa".
a Suprema Corte ricorda che i giudici dei Diritti Umani, in base alla Convenzione sulla libertà di espressione, esigono "la ricorrenza di circostanze eccezionali per l'irrogazione, in caso di diffamazione", della condanna al carcere "sia pure condizionalmente sospesa".

Con questo verdetto la Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte di Appello di Brescia, solo per il trattamento sanzionatorio, la condanna al carcere (la cui entità non è specificata) nei confronti del direttore e di un giornalista de "La Voce Di Romagna".

venerdì 18 ottobre 2013

La fidanzata di Berlusconi chiederà 10 milioni all’attricetta che l’ha diffamata in tv


Francesca Pascale e Berlusconi
ROMA - Francesca Pascale, fidanzata di Silvio Berlusconi, sta valutando di chiedere dieci milioni di risarcimento danni per le dichiarazioni "diffamatorie" di Michelle Bonev nei suoi confronti. "L'intervista a Servizio Pubblico di ieri - spiega il suo avvocato, Paola Rubini - continua e aggrava la condotta diffamatoria e stiamo valutando in punto di diritto" anche la possibilità di "agire contro la tv La7. E' prematuro, stiamo ancora valutando tutti gli aspetti, anche giuridici, della vicenda", spiega Rubini, che sottolinea: "Non ci sono particolari volontà punitive nei confronti della tv". Ma aggiunge: "Decideremo se agire in base alla volontà della mia cliente".

giovedì 17 ottobre 2013

Nuova legge, niente carcere ai giornalisti per diffamazione

ROMA - Chi diffama a mezzo stampa non sara' piu' condannato al carcere ma solo a pene pecuniarie. E' una delle novita' della legge sulla diffamazione approvata dalla Camera. Il carcere viene eliminato anche per l'ingiuria e la diffamazione tra privati. Il testo prevede anche l'obbligo di rettifica 'senza commento' in favore dell'offeso e che anche le testate on line e quelle radiofoniche rientrano nella legge sulla stampa. Ecco in sintesi le principali modifiche:ù
STOP CARCERE
Niente piu' carcere per chi diffama a mezzo stampa, ma esclusivamente una multa in caso di attribuzione di un fatto determinato che va dai 5mila ai 10mila euro. Se il fatto attribuito e' consapevolmente falso, la multa sale da 20mila a 60mila euro. Alla condanna e' associata la pena della pubblicazione della sentenza. In caso di recidiva, vi sara' anche l'interdizione da uno a sei mesi dalla professione. La rettifica sara' valutata dal giudice come causa di non punibilita'.
 
RETTIFICA SENZA COMMENTO
Le rettifiche delle persone offese devono essere pubblicate senza commento e risposta menzionando espressamente il titolo, la data e l'autore dell'articolo diffamatorio. Il direttore dovra' informare della richiesta l'autore del servizio. In caso di violazione dell'obbligo scatta una sanzione amministrativa da 8mila a 16mila euro.
 
TESTATE ONLINE.
Nella legge sulla stampa rientrano ora anche le testate giornalistiche on line e radiofoniche
 
RISARCIMENTO DANNO
Nella diffamazione a mezzo stampa il danno sara' quantificato sulla base della diffusione della testata, della gravita' dell'offesa e dell'effetto riparatorio della rettifica. L'azione civile dovra' essere esercitata entro due anni dalla pubblicazione.
 
RESPONSABILITA' DIRETTORE
Fuori dei casi di concorso con l'autore del servizio, il direttore o il suo vice rispondono non piu' 'a titolo di colpa' ma solo se vi e' un nesso di causalita' tra omesso controllo e diffamazione, la pena e' in ogni caso ridotta di un terzo. E' comunque esclusa per il direttore al quale sia addebitabile l'omessa vigilanza l'interdizione dalla professione di giornalista. Le funzioni di vigilanza possono essere delegate, ma in forma scritta, a un giornalista professionista idoneo a svolgere tali funzioni.
 
QUERELE INFONDATE
In caso di querela temeraria, il querelante puo' essere condannato al pagamento di una somma da mille a 10mila euro in favore delle casse delle ammende.
 
SEGRETO PROFESSIONALE
Non solo il giornalista professionista ma ora anche il pubblicista potra' opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti.
 
INGIURIA/DIFFAMAZIONE
Anche per l'ingiuria e la diffamazione tra privati viene eliminato il carcere ma aumenta la multa (fino a 5mila euro per l'ingiuria e 10mila per la diffamazione) che si applica anche alle offese arrecate in via telematica. La pena pecuniaria e' aggravata se vi e' attribuzione di un fatto determinato. Risulta abrogata l'ipotesi aggravata dell'offesa a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.

domenica 6 ottobre 2013

Reggio Calabria: giornalista direttore di "Dibattito News" in carcere a 79 anni. Era stato condannato a 2 anni per diffamazione a mezzo stampa

Francesco Gangemi
REGGIO CALABRIA - Il giornalista Francesco Gangemi, di 79 anni, è stato arrestato a Reggio Calabria dalla polizia di Stato in esecuzione di un provvedimento di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania.
Gangemi, direttore responsabile del mensile ''Dibattito News'' di Reggio Calabria, deve scontare due anni di carcere per una serie di condanne per falsa testimonianza (per non aver voluto rivelare le sue fonti) e diffamazione diventate definitive. Gangemi è stato portato nel carcere di Reggio. Gangemi, oltre all'età che avrebbe dovuto evitargli la carcerazione, è anche invalido al 10%.
"E' allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere'' affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria Carlo Parisi.
''Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi - affermano Siddi e Parisi - appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più 'forti' hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico 'Il Dibattito'. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d'Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura''.

''Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza - sostengono ancora Siddi e Parisi - riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere".

sabato 13 luglio 2013

Mara Carfagna denuncia utenti Facebook e Twitter per diffamazione e minacce

ROMA - Mara Carfagna ha dato mandato ai suoi legali di agire per diffamazione e minacce nei confronti di alcuni utenti di Facebook e Twitter, che nei giorni scorsi avevano postato contenuti offensivi sulle pagine dei profili dell'attuale portavoce del gruppo Pdl alla Camera dei deputati. La Carfagna ha deciso di querelare gli utenti dei due social network, che le hanno rivolto "affermazioni lesive e gravemente offensive", secondo quanto comunicato in una nota dal suo ufficio stampa.
Le offese e le minacce sono state recapitate alla Parlamentare del Pdl dopo le sue dichiArazioni a proposito del caso Mediaset; la Carfagna si era schierata contro la possibilità di "oscurare Mediaset se non ha i titoli", proposta dal senatore del Movimento 5 Stelle Mario Giarrusso. In particolare, hanno attirato l'attenzione alcune minacce personali pubblicate su Facebook: "Ti verremo a prendere a casa", recitava per esempio uno dei post. Si presume quindi che i commenti provengano da militanti del M5S, dopo che l'ipotesi di Giarrusso era stata trattata anche dal blog di Beppe Grillo.
"Ho telefonato a Mara Carfagna per esprimerle la mia solidarieta'. Chi usa il web per minacciare snatura la Rete e la sua liberta'". Lo ha scritto la presidente della Camera, Laura Boldrini, su twitter.