ROMA - "Le virgolette in Italia sono perlopiù usate come invenzione letteraria all'interno di articoli nei quali è attribuita un'affermazione di fantasia a qualcuno. Insomma, quasi sempre un falso" e "la fantasia dei giornalisti è senza fine, ci sono persino i virgolettati anonimi, che il lettore può attribuire a chiunque come in un gioco a quiz". E' quanto si legge in un nuovo post contro la stampa sul blog di Grillo. Post che così conclude: "Andateaffanculovirgolettato, anonimo artista genovese".
I Fatti della Vita sul filo dell'onda. Altre notizie su http://aquariusreportages.blogspot.it/
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mercoledì 27 agosto 2014
venerdì 6 giugno 2014
I giornalisti Rai non sciopereranno l’11 giugno. Chiude Rai World
ROMA - La notizia era nell'aria soprattutto dopo le defezioni dei giorni scorsi. Perché se in un primo momento lo sciopero della Rai contro i tagli del governo sembrava convincere tutti, col tempo sono arrivati i distinguo.
Non a caso l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, aveva chiesto alle redazioni sparse sul territorio nazionale di votare la sospensione dello sciopero. E dal territorio è arrivato il via libera: l'11 giugno tutti regolarmente al lavoro.
"L'Usigrai - si legge nella nota del sindacato - è riuscita a ottenere che si mettesse al centro dell'agenda politica il futuro e lo sviluppo della Rai Servizio Pubblico. È su questo che continuerà sempre più forte e determinato l'impegno e la mobilitazione delle redazioni. Non accetteremo politiche di corto respiro".
"La riforma della Rai, l'anticipo della Concessione di Servizio pubblico di 2 anni, la lotta all'evasione del canone, norme per 'rottamare' i partiti e i governi del controllo della Rai - prosegue la nota - sono finalmente al centro del dibattito politico, così come chiesto dall'Usigrai nell'assemblea aperta dell'8 maggio a Roma. Ora vediamo se il governo è in grado di tenere il passo della sfida riformatrice o sono solo annunci. Restano tuttavia tutte le preoccupazioni e contrarietà per la vendita di quote di RaiWay fatta solo per far cassa, senza una idea strategica per il Paese sul tema delle torri di trasmissione”.
Viale Mazzini ha deciso intanto di chiudere Rai World, la società che si occupa della programmazione all’estero. Una scelta maturata ieri pomeriggio: l’azienda ha deciso di smantellare l’ultimo baluardo dell’informazione pubblica che la Rai diffondeva all’estero. Una diffusione che, negli anni, è andata sempre più scemando, con un numero via via inferiore di programmi dedicati, utilizzando invece in maniera massiccia le produzioni che vengono fatte per l’Italia. Una strategia aziendale che però avrebbe procurato, nel tempo, una cospicua emorragia di abbonamenti, scesi in una decina di anni da 450 mila a poco più di 13 mila. Portando quindi in perdita la società che costa ogni anno alla Rai circa 5 milioni e praticamente non dà utili. Così, dopo la scelta di mettere in vendita una parte di Raiway, è arrivata la decisione di chiudere definitivamente Rai World. Con buona pace degli italiani che vivono all’estero.
mercoledì 21 maggio 2014
Grillo prepara un tribunale popolare via web per giudicare giornalisti, imprenditori e politici
ROMA - Un tribunale popolare via web giudicherà le colpe e stabilirà la pena per giornalisti (primi nella lista), imprenditori e politici. Tutti responsabili di aver messo in ginocchio l’Italia. Va avanti il progetto post-elettorale di Beppe Grillo, che oggi articola la sua idea in un intervento pubblicato sul suo blog. “L’altro ieri da Vespa -ricorda il leader Cinquestelle- non sono potuto entrare con il plastico, una palese violazione della par condicio, visto che il delinquente di plastica di Arcore entra ed esce a suo piacimento dagli studi televisivi per salvare le sue aziende”.
”Il plastico rappresentava un castello, ispirato liberamente al bel castello di Lerici che domina il golfo dei poeti in Liguria. Il castello -aggiunge Grillo- è un simbolo, ha le sue celle, le sue segrete. Un simbolo di quello che succederà se il M5S andrà al governo. Così come non si può costruire sulle macerie, non si può edificare una nuova Italia senza sgombrare il terreno da coloro che l’hanno depredata trasformando la quinta (sesta?) potenza industriale in un deserto”.
”Le categorie dei distruttori sono tre: i giornalisti grazie ai quali siamo 68esimi nella libertà di informazione nel mondo e che per ragioni di protezione di casta (e di pagnotta) si coprono a vicenda, gli industriali di regime sempre pronti a pagare mazzette (o a garantire pacchetti di voti) per accedere ai bandi di gara pubblici o alle concessioni di Stato e ipolitici, che vengono un gradino più in basso delle meretrici”.
“Questo orrendo trio -prosegue il leader M5S- va giudicato attraverso un processo popolare, mediatico che inizierà dopo le elezioni europee. Sarà fatto in Rete dove verrà ricostruito un castello virtuale, con le celle individuali, ognuna con la sua targhetta. Per Berlusconi verrà riprodotta integralmente quella di Al Capone ad Alcatraz sperando di non avere querele da parte dei discendenti di Al Capone”.
domenica 20 aprile 2014
Pasqua felice: i 4 giornalisti rapiti in Siria sono tornati in Francia
| I 4 giornalisti con Hollande |
PARIGI - I quattro giornalisti francesi sono tornati in Francia dopo 10 mesi di prigionia in Siria. Edouard Elias, Didier Francois, Nicolas Henin e Pierre Torres sono arrivati dalla Turchia su un aereo dell'Air Force francese.
Erano stati trovati, bendati e ammanettati, dai soldati turchi in una terra di nessuno che separa la Turchia e la Siria venerdì notte.
I giornalisti sono sbarcati alla base militare di Evreux a nord-ovest di Parigi, prima di essere portati in elicottero in una base a sud della capitale per incontrare le loro famiglie, i colleghi e il presidente Francois Hollande.
Francois, un corrispondente di guerra veterano che lavora per radio Europe 1 ed Elias, un fotografo, sono stati rapiti all'inizio di giugno ad Aleppo. Henin, che stava lavorando per la rivista Le Point, e il Torres, del canale televisivo franco-tedesco Arte, sono stati presi nello stesso mese a Raqqa.
I negoziati con i loro rapitori erano in corso da diverse settimane, ma non si sa se qualcosa sia stato offerto in cambio per liberare gli uomini. Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha detto il loro rilascio "è stato il frutto di un lavoro lungo e difficile, preciso e necessariamente discreto".
giovedì 13 marzo 2014
La Cassazione ha detto no al carcere per diffamazione ai giornalisti
ROMA Sul carcere ai giornalisti si esprime la Corte di Cassazione, in una sentenza che esorta a non infliggere la galera ma solo multe nel caso di condanne per diffamazione. A tale proposito i giudici affermano che giornalisti in quanto categoria sono "attualmente oggetto di gravi ed ingiustificati attacchi da parte anche di movimenti politici proprio al fine di limitare la loro insostituibile funzione informativa".
a Suprema Corte ricorda che i giudici dei Diritti Umani, in base alla Convenzione sulla libertà di espressione, esigono "la ricorrenza di circostanze eccezionali per l'irrogazione, in caso di diffamazione", della condanna al carcere "sia pure condizionalmente sospesa".
Con questo verdetto la Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte di Appello di Brescia, solo per il trattamento sanzionatorio, la condanna al carcere (la cui entità non è specificata) nei confronti del direttore e di un giornalista de "La Voce Di Romagna".
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giovedì 20 febbraio 2014
A processo con gravi accuse al Cairo 20 giornalisti. La colpa: raccontavano la situazione
IL CAIRO - Venti giornalisti, tra cui quattro stranieri, stanno per andare sotto processo nella capitale egiziana, Il Cairo. Tra essi, lo staff di al Jazeera.
Sono accusati di avere legami con una "organizzazione terroristica" e diffusione di notizie false mettendo cos’ in pericolo la sicurezza nazionale: rischiano fino a 15 anni di carcere. Otto degli imputati, tra i quali l’egiziano-canadese capo dell'ufficio del Cairo di Al-Jazeera Mohamed Adel Fahmy e l'ex corrispondente della BBC Peter Greste, un australiano, sono in carcere. Fahmy è stato in sciopero della fame per più di un mese per protestare contro la sua detenzione. Gli altri, tra cui due giornalisti britannici, saranno processati in contumacia.
Al-Jazeera dice che solo nove degl accusati sono membri del suo personale e che essi si limitavano a racconatre la situazione in Egitto.
Si è detto che le accuse sono "assurde, infondate e false" e gli imputati hanno costantemente negato di aiutare i Fratelli Musulmani, designato come un gruppo terroristico dopo che i militari hanno spodestato il presidente Mohammed Morsi scorso anno. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha accusato l'Egitto di colpire giornalisti ed altri con affermazioni false, dimostrando un "disprezzo totale per la tutela dei diritti fondamentali". La Casa Bianca - insieme con i principali gruppi per i diritti umani - ha chiesto che la squadra di al-Jazeera sia rilasciato.
I 16 giornalisti egiziani sono stati accusati di appartenenza a una organizzazione terroristica e di "danneggiare l'unità nazionale e la pace sociale". Gli stranieri sono accusati di "collaborare con gli egiziani, fornendo loro il denaro, attrezzature, informazioni", e "aver mandato in onda notizie false volte a informare il mondo esterno che il paese è stato testimone di una guerra civile".
Greste, Fahmy e un produttore egiziano locale, Baher Mohamed, sono stati arrestati in un raid in un hotel del Cairo a dicembre. Un giornalista di al-Jazeera in arabo, Abdullah al-Shami, è stato arrestato da agosto ed è ora in sciopero della fame.
Gli altri stranieri sono Rena Netjes del giornale olandese Het Parool e radio BNR, fuggito dall’Egitto all'inizio di questo mese, e i giornalisti Dominic Kane e Sue Turton, della al Jazeera in inglese, che hanno lasciato il paese lo scorso anno. Il governo egiziano ei suoi sostenitori hanno accusato network internazionali di notizie di parzialità nella loro segnalazione di abusi dei diritti umani contro i sostenitori Morsi e dissidenti secolari.
martedì 28 gennaio 2014
"Scrivete la verità": appello dei due marò ai giornalisti italiani
NEW DELHI - Massimiliano Latorre, uno dei due marò incarcerati in India e in attesa di processo, si appella ai cronisti all'ambasciata a New Delhi. "Scrivete la verità - dice il fuciliere di marina - perché altrimenti è un male. Ci sono due inchieste aperte. Non posso essere io a chiarire le cose". Per avere un quadro più chiaro della vicenda ha quindi invitato "a riascoltare l'intervista al comandante in seconda della petroliera Enrica Lexie Noviello".
La missione dei parlamentari italiani a New Delhi si è conclusa oggi con un saluto ai due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, nella sede dell'ambasciata italiana. I due fucilieri di Marina hanno posato per la foto tradizionale con i rappresentanti di Camera e Senato. Ai due militari i parlamentari hanno inoltre mostrato la rassegna stampa con tutti gli articoli che li riguardano e che Latorre e Girone hanno letto con interesse.
La missione italiana in India di parlamentari delle due Camere è stata molto più che simbolica e ha l'obiettivo di aumentare la pressione di Roma su New Delhi. Una missione unitaria che i due fucilieri aspettavano da tempo, forse troppo. Secondo fonti della delegazione parlamentare, i due militari hanno lamentato un po' di immobilismo della politica italiana sulla vicenda che li vede protagonisti. E pur tuttavia, visibilmente provati nel fisico e commossi, i due hanno comunque espresso la loro gratitudine per "un'azione unitaria che aspettavano da tanto": "Non immaginate quanto sia importante per noi questa missione, proprio per il suo carattere unitario e perché ci fa sentire la voce dell'Italia".
Peccato però che sia mancato un interlocutore: gli omologhi indiani. In questi giorni di festa a New Delhi il parlamento non si riunisce, queste le ragioni ufficiali del mancato incontro molto voluto dalla parte italiana, che continuerà comunque a insistere anche con una lettera rivolta ai parlamentari locali. Incontri che ci sono stati, invece, e dai quali la missione ha incassato un discreto successo, sono stati quelli con l'ambasciatrice americana e i 28 diplomatici europei. Nancy Powell ha garantito il sostegno degli Usa sul dossier, così come tutti gli ambasciatori Ue - tranne uno del quale non è emersa la nazionalità - erano concordi nel ribadire che il caso non è una questione bilaterale italo-indiana ma ha una valenza internazionale. Troppo grave sarebbe, per il futuro di tutte le missioni internazionali, ha sottolineato Casini, confondere chi lotta contro il terrorismo con i terroristi.
La missione dei parlamentari italiani a New Delhi si è conclusa oggi con un saluto ai due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, nella sede dell'ambasciata italiana. I due fucilieri di Marina hanno posato per la foto tradizionale con i rappresentanti di Camera e Senato. Ai due militari i parlamentari hanno inoltre mostrato la rassegna stampa con tutti gli articoli che li riguardano e che Latorre e Girone hanno letto con interesse.
La missione italiana in India di parlamentari delle due Camere è stata molto più che simbolica e ha l'obiettivo di aumentare la pressione di Roma su New Delhi. Una missione unitaria che i due fucilieri aspettavano da tempo, forse troppo. Secondo fonti della delegazione parlamentare, i due militari hanno lamentato un po' di immobilismo della politica italiana sulla vicenda che li vede protagonisti. E pur tuttavia, visibilmente provati nel fisico e commossi, i due hanno comunque espresso la loro gratitudine per "un'azione unitaria che aspettavano da tanto": "Non immaginate quanto sia importante per noi questa missione, proprio per il suo carattere unitario e perché ci fa sentire la voce dell'Italia".
Peccato però che sia mancato un interlocutore: gli omologhi indiani. In questi giorni di festa a New Delhi il parlamento non si riunisce, queste le ragioni ufficiali del mancato incontro molto voluto dalla parte italiana, che continuerà comunque a insistere anche con una lettera rivolta ai parlamentari locali. Incontri che ci sono stati, invece, e dai quali la missione ha incassato un discreto successo, sono stati quelli con l'ambasciatrice americana e i 28 diplomatici europei. Nancy Powell ha garantito il sostegno degli Usa sul dossier, così come tutti gli ambasciatori Ue - tranne uno del quale non è emersa la nazionalità - erano concordi nel ribadire che il caso non è una questione bilaterale italo-indiana ma ha una valenza internazionale. Troppo grave sarebbe, per il futuro di tutte le missioni internazionali, ha sottolineato Casini, confondere chi lotta contro il terrorismo con i terroristi.
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venerdì 6 dicembre 2013
Grillo ai militanti: segnalate i giornalisti “nemici”. Per fare cosa?
ROMA - Beppe Grillo torna a prendersela con i giornalisti, invitando i militanti di M5S a indicare gli articoli di stampa in cui movimento viene criticato, per poi inserire gli autori in una "rubrica", dal titolo "Giornalista del giorno". La prima "segnalata" dallo stesso comico sul suo blog è una redattrice de "L'Unità", Maria Novella Oppo, colpevole di aver definito le ultime proteste grilline alla Camera "una pagliacciata".
Ecco testualmente cosa c’è scritto nel blog, corredato con la foto della giornalista:
“Maria Novella Oppo si vanta di lavorare all'Unità dalla fine del ‘73. Da allora non ha mai avuto un altro lavoro ed è mantenuta dai contribuenti da 40 anni grazie ai finanziamenti pubblici all'editoria che il MoVimento 5 Stelle vuole abolire subito. La Oppo appena può diffama pubblicamente il M5S. Per esempio sulla protesta di ieri alla Camera: "Ogni giorno una pagliacciata dei grillini [...] fanno casino [...] dimostrano di non saper fare e di non aver fatto niente per il popolo italiano [...] inscenano gazzarre [...] sono succubi di Berlusconi". Qualche giorno fa: "Casaleggio va elucubrando ai danni dell'Italia". E ancora: "Grillo vuole tutto, soprattutto il casino totale [...] un brulichio di piccoli fan [sono] divenuti per miracolo parlamentari e tenuti al guinzaglio perché non si prendano troppe libertà". Il M5S abolirà il finanziamento pubblico all'editoria e la Oppo dovrà cercarsi un lavoro. Non è mai troppo tardi, o forse sì.
PS: segnalate gli articoli dei "giornalisti" stile Oppo per la nuova rubrica del blog: "Giornalista del giorno"
"Solidarietà per Maria Novella Oppo, schedata e lapidata verbalmente da Grillo. La democrazia è rispetto della libertà dei giornalisti di criticarti". Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio Enrico Letta, in risposta all'attacco del leader M5S alla giornalista dell'Unità.
"Solidarietà per Maria Novella Oppo, schedata e lapidata verbalmente da Grillo. La democrazia è rispetto della libertà dei giornalisti di criticarti". Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio Enrico Letta, in risposta all'attacco del leader M5S alla giornalista dell'Unità.
giovedì 21 novembre 2013
Depositate le motivazioni della condanna di Berlusconi nel processo Ruby: ha avuto rapporti con la ragazza e l'ha pagata
MILANO - I giudici della quarta sezione penale di Milano hanno depositato le motivazioni della condanna a carico di Silvio Berlusconi a 7 anni di reclusione per concussione e prostituzione minorile per il caso Ruby. Il giudice Giulia Turri ha respinto l'istanza avanzata nei giorni scorsi dai giornalisti giudiziari del Palazzo di Giustizia milanese di poterne avere accesso, spiegando che i cronisti non sono ''soggetti legittimati'' ad avere copia della sentenza.
Poi naturalmente i giornalisti hanni avuto le motivazioni. Che sono dure. E' ''provato che l'imputato abbia compiuto atti sessuali con Ruby in cambio di ingenti somme di denaro e di altre utilità, quali gioielli'' scrivono i giudizi.
Poi naturalmente i giornalisti hanni avuto le motivazioni. Che sono dure. E' ''provato che l'imputato abbia compiuto atti sessuali con Ruby in cambio di ingenti somme di denaro e di altre utilità, quali gioielli'' scrivono i giudizi.
Il tribunale di Milano ha ritenuto che "la valutazione unitaria del materiale probatorio illustrato evidenzi lo stabile inserimento" di Ruby "nel collaudato sistema prostitutivo di Arcore" scrivono i giudici.
''Risulta provato (...) che il regista delle esibizioni sessuali delle giovani donne fosse proprio Berlusconi, il quale dava via al c.d. bunga bunga in cui le ospiti di sesso femminile si attivavano per soddisfare i decidere dell'imputato''.
"Proprio la cronologia degli accadimenti oggetto del presente processo ed il chiaro contenuto dei dialoghi captati convergono nel fornire la prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, della consapevolezza dell'imputato della minore età'' di Ruby.
''Deve ritenersi'' che il premier ''intervenne pesantemente sulla libertà di autodeterminazione del capo di gabinetto e, attraverso il superiore gerarchico, sul funzionario in servizio quella notte in Questura (...) al fine di tutelare se stesso, evitando'' che Ruby ''svelasse l'attività di prostituzione'' ad Arcore.
Silvio Berlusconi ha una ''capacità a delinquere (...) consistita nell'attività sistematica di inquinamento probatorio a partire dal 6 ottobre 2010 attuata anche corrispondendo'' a Ruby ''e ad alcune testimoni ingenti somme di denaro'' si continua nella sentenza. Quando era premier e telefonò al capo di gabinetto della Questura per chiedere la liberazione di Ruby, ''non ha esitato ad asservire la pubblica funzione ad un interesse del tutto privato (...) ossia il complessivo funzionamento di un sistema prostitutivo'' ad Arcore.
"Berlusconi, abusando della propria qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri, ha costretto Pietro Ostuni a dare disposizioni ai funzionari della Questura di Milano di rilasciare" Ruby, "affidandola a Minetti Nicole", aggiungono i giudici di Milano.
"Una sentenza surreale, in totale contrasto con gli elementi probatori, con la logica, con i fondamentali principi di diritto e con la giurisprudenza della Corte di Cassazione". "Anche con tutta la migliore volontà accusatoria non sarà possibile confermare questa sentenza nei gradi successivi di giudizio". E' quanto dichiarano l'avvocato Piero Longo e l'avvocato Niccolò Ghedini, legali di Silvio Berlusconi,
mercoledì 6 novembre 2013
Trenta arrestati per l’omicidio dei due giornalisti francesi in Mali
| I due giornalisti uccisi |
| PARIGI - L'omaggio del ministro degli esteri Fabius alla cerimonia funebre per i due giornalisti uccisi |
KIDAL (Mali) - Almeno 30 persone sono state arrestate per l’uccisione dei due giornalisti francesi nel nord del Mali. I sospetti sono stati arrestati in campi nel deserto vicino alla città di Kidal e portati alla base militare locale francese per un interrogatorio.
I giornalisti, Ghislaine Dupont e Claude Verlon, lavoravano per Radio France International. Erano stati rapiti sabato mentre stavano intervistando un ribelle Tuareg vicino a Kida ed erano stati trovati morti il giorno stesso. I loro corpi sono arrivati a Parigi ieri e una ceromonia funebre in loro onore si è svolta oggi al Musée du Quai Branly alla presenza del ministro degli esteri Fabius.
Kidal è stata una delle roccaforti della rivolta dei militanti islamici Tuareg dello scorso anno che ha fatto precipitare il Mali nel caos dopo un colpo di stato militare. I ribelli avevano occupato la metà settentrionale del paese.
Come parte dell'intervento di quest'anno per stanare i militanti, i militari francesi avevano messo in sicurezza proprio la zona intorno a Kidal.
I due giornalisti sono stati rapiti davanti alla casa di un membro del Movimento Nazionale dei ribelli tuareg.
giovedì 17 ottobre 2013
Nuova legge, niente carcere ai giornalisti per diffamazione
ROMA - Chi diffama a mezzo stampa non sara' piu' condannato al carcere ma solo a pene pecuniarie. E' una delle novita' della legge sulla diffamazione approvata dalla Camera. Il carcere viene eliminato anche per l'ingiuria e la diffamazione tra privati. Il testo prevede anche l'obbligo di rettifica 'senza commento' in favore dell'offeso e che anche le testate on line e quelle radiofoniche rientrano nella legge sulla stampa. Ecco in sintesi le principali modifiche:ù
STOP CARCERE
Niente piu' carcere per chi diffama a mezzo stampa, ma esclusivamente una multa in caso di attribuzione di un fatto determinato che va dai 5mila ai 10mila euro. Se il fatto attribuito e' consapevolmente falso, la multa sale da 20mila a 60mila euro. Alla condanna e' associata la pena della pubblicazione della sentenza. In caso di recidiva, vi sara' anche l'interdizione da uno a sei mesi dalla professione. La rettifica sara' valutata dal giudice come causa di non punibilita'.
RETTIFICA SENZA COMMENTO
Le rettifiche delle persone offese devono essere pubblicate senza commento e risposta menzionando espressamente il titolo, la data e l'autore dell'articolo diffamatorio. Il direttore dovra' informare della richiesta l'autore del servizio. In caso di violazione dell'obbligo scatta una sanzione amministrativa da 8mila a 16mila euro.
TESTATE ONLINE.
Nella legge sulla stampa rientrano ora anche le testate giornalistiche on line e radiofoniche
RISARCIMENTO DANNO
Nella diffamazione a mezzo stampa il danno sara' quantificato sulla base della diffusione della testata, della gravita' dell'offesa e dell'effetto riparatorio della rettifica. L'azione civile dovra' essere esercitata entro due anni dalla pubblicazione.
RESPONSABILITA' DIRETTORE
Fuori dei casi di concorso con l'autore del servizio, il direttore o il suo vice rispondono non piu' 'a titolo di colpa' ma solo se vi e' un nesso di causalita' tra omesso controllo e diffamazione, la pena e' in ogni caso ridotta di un terzo. E' comunque esclusa per il direttore al quale sia addebitabile l'omessa vigilanza l'interdizione dalla professione di giornalista. Le funzioni di vigilanza possono essere delegate, ma in forma scritta, a un giornalista professionista idoneo a svolgere tali funzioni.
QUERELE INFONDATE
In caso di querela temeraria, il querelante puo' essere condannato al pagamento di una somma da mille a 10mila euro in favore delle casse delle ammende.
SEGRETO PROFESSIONALE
Non solo il giornalista professionista ma ora anche il pubblicista potra' opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti.
INGIURIA/DIFFAMAZIONE
Anche per l'ingiuria e la diffamazione tra privati viene eliminato il carcere ma aumenta la multa (fino a 5mila euro per l'ingiuria e 10mila per la diffamazione) che si applica anche alle offese arrecate in via telematica. La pena pecuniaria e' aggravata se vi e' attribuzione di un fatto determinato. Risulta abrogata l'ipotesi aggravata dell'offesa a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.
sabato 14 settembre 2013
Costa Concordia, 350 giornalisti accreditati lunedì per la sua “rotazione”
ISOLA DEL GIGLIO - Sono 350 i giornalisti finora accreditati per seguire le operazioni di rotazione del relitto della Costa Concordia all'isola del Giglio. E altri dovrebbero aggiungersene altri in vista di lunedì. Moltissime le tv che trasmetteranno in diretta le fasi dell'impresa. Le più lontane vengono da Australia e Cina, oltre a Cnn e Al Jazeera.
Domani alle 9 aprirà il tendone stampa allestito al porto per la consegna degli accrediti. All'interno previsti circa 240 posti a sedere con aggiornamenti tecnici costanti sull'operazione di parbuckling. Allestito inoltre un mediacenter per le tv e una postazione per gli stand up attrezzata al molo verde. Effettuare la rotazione della Costa Concordia ora, a settembre, senza aspettare la primavera, "è l'operazione a minor rischio". A due giorni dall'avvio dei lavori per rimuovere la nave naufragata nell'urto con uno scoglio al Giglio il 13 gennaio del 2012, facendo 32 morti e due dispersi, il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli ha presentato una relazione tecnica alla commissione Ambiente della Camera e ha risposto alle molte domande dei parlamentari per chiarire dubbi e incognite. Uno dei punti di domanda riguarda proprio i tempi: perché raddrizzare ora la nave e poi lasciarla a svernare, per così dire, esponendola al moto ondoso, in attesa di spostarla a primavera? "Ci siamo posti il problema se raddrizzare la nave subito o per ora lasciarla dov'è", ha spiegato Gabrielli. Un quesito che è stato girato ai tecnici di settore e, prima di decidere il da farsi, "gli ingegneri ci hanno dovuto dimostrare che sia preferibile raddrizzare la nave a settembre. E ci hanno messo nero su bianco che non solo sarebbe stato auspicabile il raddrizzamento ora, ma il non averlo fatto avrebbe pregiudicato la rimozione anche a primavera". In altre parole, lasciare la nave rovesciata un terzo inverno comprometterebbe la possibilità di una reale messa in sicurezza, assicura il numero uno della Protezione Civile.
martedì 25 giugno 2013
Grillo: i giornalisti fuori da Montecitorio. Sono pennivendoli e gossipari
ROMA - Nuovo attacco di Beppe Grillo ai giornalisti. Ai cronisti parlamentari, bollati come "pennivendoli e gossipari" che "infestano" Camera e Senato, il leader 5 Stelle propone addirittura di interdire Montecitorio e Palazzo Madama: "I giornalisti non possono infestare Camera e Senato e muoversi a loro piacimento. Vanno disciplinati in spazi appositi, esterni al Palazzo", scrive sul suo blog in un post dal titolo 'Taci, il giornalista ti ascolta!'.
"Il Parlamento - premette Grillo - è il luogo più sacro, di una sacralità profana, della Repubblica Italiana, ma è sconsacrato ogni secondo, ogni minuto, frequentato impunemente, spesso senza segni di riconoscimento, da folle di gossipari e pennivendoli dei quotidiani alla ricerca della parola sbagliata, del titolo scandalistico, del sussurro captato dietro a una porta chiusa. Qualche deputato li scambia talvolta per colleghi e parla, parla per ritrovare sul giornale quella che credeva una conversazione privata. Mercanti di parole rubate. Taci, il giornalista ti ascolta! Si nascondono ovunque".
"L'unica difesa - sostiene Grillo - è il silenzio, il linguaggio dei segni. I giornalisti non possono infestare Camera e Senato e muoversi a loro piacimento. Vanno disciplinati in spazi appositi, esterni al Palazzo. Per un'intervista chiedano un appuntamento, come si usa tra persone civili, non bracchino i parlamentari per le scale o al cesso. All'ingresso di Montecitorio e di Palazzo Madama va posto un cartello "No gossip. Il Parlamento non è un bordello".
sabato 16 marzo 2013
Il Papa: ecco perché ho scelto il nome Francesco
ROMA - "Un ringraziamento speciale rivolgo a voi per il qualificato servizio dei giorni scorsi". Lo ha detto il Papa nell'incontro con i giornalisti. Poi ha esclamato con un sorriso: "Avete lavorato!", salutato da un applauso degli operatori dei media. Poi rivela il motivo per cui ha scelto il nome Francesco: come il santo di Assisi, povero, e uomo di pace. "Voglio una Chiesa povera, per i poveri", ha detto.
"Molti mi hanno detto: 'Ti dovevi chiamare Adriano per essere un vero riformatore, oppure Clemente per vendicarsi di Clemente XIV che abolì la Compagnia di Gesù'", ha spiegato. Ma il Pontefice ha poi elencato le vere motivazioni che lo hanno portato a scegliere il nome di Francesco d'Assisi: un ritorno alla povertà evangelica, la pace e l'amore per il creato. "La Chiesa esiste per comunicare questo: la verità, la bontà e la bellezza in persona. Siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi ma questa triade esistenziale", ha detto ancora il Papa.
Il Santo Padre ha anche rivelato alcuni momenti della sua elezione durante il Conclave. "Avevo accanto a me l'arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, Claudio Hummes, un grande amico". "Quando la cosa è divenuta un po' pericolosa - ha proseguito - lui mi confortava, e quando i voti sono saliti a due terzi, momento in cui viene l'applauso consueto perché è stato eletto il Papa, lui mi ha abbracciato, mi ha baciato, e mi ha detto: non ti dimenticare dei poveri". "Quella parola è entrata qui - ha aggiunto il Pontefice toccandosi il capo -, i poveri, i poveri". "Poi subito, in relazione ai poveri, ho pensato a Francesco d'Assisi", ha spiegato ancora indicando così l'origine della scelta del suo nome da Papa.
sabato 22 settembre 2012
Grillo a Parma: giornalisti carogne, referendum sull’euro. Ad ascoltarlo, poche centinaia di persone
| Grillo a Parma |
PARMA - "A me della legge elettorale interessa poco, facciano pure quello che vogliono tanto saranno comunque spazzati via", tuona Beppe Grillo contro i politici. Ma "noi - dichiara - non vogliamo cambiare la classe politica: questa è una rivoluzione di civiltà, di pensiero, di cultura". Per l'ideatore del Movimento 5 Stelle, infatti, al posto della politica fatta così come oggi si dovranno utilizzare "referendum propositivi senza quorum, leggi popolari che il Parlamento dovrà discutere, una legge elettorale inserita in Costituzione". "Così - continua - andiamo oltre qualsiasi Costituzione del nord Europa". ""Io - sostiene - non ho mai detto di uscire dall'euro. Dico che devono essere i cittadini a decidere e questo lo possono fare con strumenti nuovi che noi vogliamo, come i referendum proposti senza quorum". "Siamo dentro un debito che è diabolico, è la sublimazione del debito. Non siamo falliti solo perché i nostri conti erano in mano ad altri. Ecco perché hanno mandato Monti, l'esorcista al contrario", afferma Grillo dal palco di Parma. Ma "il debito di mille miliardi in dieci anni chi l'ha fatto? L'ho fatto io o l'avete fatto voi?", si chiede. E ancora: "Chi c'è dietro Grillo? Chi c'è dietro Casaleggio?, la società Casaleggio Srl in perdita. Dietro di me ci sono io", dice Grillo invitando le poche centinaia di persone presenti a fare qualcosa per far sì che il movimento vada avanti.
E poi ce ne ha anche con i cronisti: "Giornalisti carogne", "schiavi dei loro editori", dice il comico al suo arrivo a Parma, Comune amministrato dal Movimento 5 Stelle, per partecipare ad una manifestazione in piazza della Pace contro l'inceneritore che Iren potrebbe aprire presto nella città emiliana, indirizza subito strali ai cronisti italiani che lo aspettano.
Prima di partecipare all'iniziativa, Grillo concede invece, prima in albergo, poi nel retropalco, una lunghissima intervista a una televisione della Danimarca. "Quello che vogliamo fare in Italia é una rivoluzione di civiltà", spiega tra l'altro il comico. Una parte dell'intervista viene fatta anche in macchina, quando il comico arriva in piazza della Pace, a bordo del suo Suv, accompagnato dal sindaco Federico Pizzarotti.
Mostrando alla tv danese la schiera di giornalisti e telecamere che lo aspettano, Grillo coglie l'occasione per illustrare la sua opinione sulla stampa italiana: "Ci dovete aiutare voi tv straniere - afferma nelle sue dichiarazioni, peraltro mai interrotte da domande - in Italia io le interviste le faccio con i cittadini, perché qui in Italia non ci sono giornali liberi, a parte 'Il Fatto quotidiano'".
Ma quindi lei non è democratico?, gli chiede uno dei giornalisti che lo aspettano. "No, io non sono democratico" è la sua risposta provocatoria. In piazza, nel pubblico composto da qualche centinaio di persone, è presente anche Valentino Tavolazzi, consigliere comunale di Ferrara che è stato il primo grande accusatore di Beppe Grillo sul fronte della democrazia interna nel Movimento 5 Stelle.
sabato 28 gennaio 2012
Sette premi Nobel firmano un appello per difendere i giornalisti messicani dalle intimidazioni e dagli omicidi. Dal 2000 ne sono stati uccisi 67
| Mario Vargas Llosa |
CITTA’ DEL MESSICO - Una serie di autori internazionali - tra cui sette premi Nobel - hanno chiesto di porre fine agli attacchi contro i giornalisti in Messico.
Gli scrittori hanno pubblicato un annuncio a piena pagina sul quotidiano messicano El Universal per difendere il diritto di tutti i giornalisti di essere liberi dalla paura e dalla censura.
La dichiarazione del gruppo internazionale di scrittori PEN è stato firmato da 170 autori tra i più acclamati del mondo. PEN dice che 67 giornalisti sono stati assassinati in Messico dal 2000.
Tra coloro che hanno frimato la dichiarazione "per i giornalisti e scrittori del Messico" ci sono i premi Nobel JM Coetzee, Nadine Gordimer, Toni Morrison, Orhan Pamuk, Wole Soyinka, Mario Vargas Llosa e Derek Walcott.
Altri firmatari famosi sono Chinua Achebe, Margaret Atwood, Ariel Dorfman e Salman Rushdie.
"Noi, scrittori provenienti da tutto il mondo, stiamo con voi e con tutti i cittadini messicani che chiedono di fermare l'uccisione, l'impunità, l'intimidazione dei giornalisti" l'annuncio giornale.
"Chiediamo al vostro governo di arrestare e perseguire tutti coloro che hanno messo a tacere i vostri colleghi e cercare di mettere a tacere voi".
Il Messico è considerato uno dei paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti. La maggior parte degli omicidi sono stati collegati a organizzazioni criminali, con i giornalisti di mira a causa della loro copertura di traffico di droga. C'è anche l'intimidazione diffusa, e alcuni mezzi di comunicazione praticano auto-censura per proteggere il proprio personale.
sabato 12 novembre 2011
Giornalisti in visita all'impianto disastrato di Fukushima
| I giornalisti in attesa di entrare nella centrale di Fukushima |
L'iniziativa, a rischio dopo i segnali di fissione nucleare e le resistenze del gestore Tepco, è stata anticipata da Hosono a inizio mese sulla scia delle condizioni dell'impianto, "a un punto di sicurezza tale da giustificarne l'apertura ai media". Obiettivo del governo nipponico è la messa in sicurezza dei reattori danneggiati entro la fine dell'anno.
Sono due gli edifici del reattore, una volta dipinti di azzurro. I loro tetti sono stati spazzati via, le pareti di cemento sbriciolate e ridotte a telai in acciaio.
Idraulici, elettricisti e camionisti svolgono il loro lavoro, tutti vestiti dalla testa ai piedi di tute bianche antiradiazioni. Il loro lavoro - ripulire il peggior disastro nucleare dopo Chernobyl - durerà decenni prima di essere completato.
I giornalisti, in tuta antiradiazioni, hanno visitato l'impianto devastato per la prima volta dal peggiore tsunami del Giappone nei secoli che ha distrutto l'impianto l’11 marzo scorso, causando esplosioni dei reattori e crolli e riducendo chilometri quadrati di campagna in una terra di nessuno.
Otto mesi più tardi, l’impianto rimane un disastro. Camion capovolti dalla potenza dell'onda, ancora ingombrano delle strade di accesso, macerie dppertutto. La fine del mondo.
mercoledì 13 luglio 2011
I giornalisti? Narcisi e legati al potere. Lo pensano gli italiani
La centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l'80,9% degli italiani li utilizza come fonte. Tra i giovani, però, il dato scende al 69,2%, avvicinandosi molto al 65,7% raggiunto dai motori di ricerca su Internet e al 61,5% di Facebook. In generale dopo la Tv resta il peso dominante dell'informazione radiofonica al secondo posto mentre cresce l'uso dei giornali online, seguiti dal 21% della popolazione.
L'uso di Internet ha superato intanto la fatidica soglia del 50% della popolazione, ovvero oltre un italiano su due naviga regolarmente, anche se il dato mostra una netta spaccatura tra l'altissimo utilizzo per le persone al di sotto dei 30 anni (87,4%) e quelle al di sopra dei 65 (appena il 15,1%).
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