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giovedì 19 giugno 2014

Dalla fine di luglio anche in Italia la fecondazione eterologa


ROMA - "Si sono avviate le procedure per la selezione delle coppie che hanno fatto richiesta di fecondazione eterologa. Entro la fine di luglio verranno effettuati i primi interventi". Lo annuncia Elisabetta Coccia, presidente dell'associazione Cecos Italia, a due mesi dal via libera della Corte costituzionale. Sono centinaia le coppie entrate in contatto con i centri Cecos nelle ultime settimane, mentre si stimano in 9mila quelle pronte all'eterologa.
Da oggi, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, diventa esecutiva la sentenza della Corte costituzionale che ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa contenuta nella legge 40 del 2004.

Il 9 aprile la Consulta aveva infatti dichiarato incostituzionale il divieto, previsto dalla legge 40, di effettuare questo tipo di fecondazione (ovvero la possibilità per coppie sterili di ricorrere a gameti provenienti da un donatore).

mercoledì 9 aprile 2014

La Suprema Corte: il divieto di fecondazione eterologa è incostituzionale. Famiglia Cristiana: ultima follia italiana

ROMA - Il divieto di fecondazione eterologa è incostituzionale. Lo ha stabilito - a quanto apprende l'ANSA - la Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità della norma della legge 40 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta.  La Corte, nello specifico, ha dichiarato l'incostituzionalità degli articoli 4 comma 3, 9 commi 1 e 3 e 12 comma 1 della legge, relativi al divieto di fecondazione eterologa medicalmente assistita. Con la decisione della Corte Costituzionale cade dunque anzitutto il divieto di fecondazione assistita eterologa, previsto dall'art. 4 comma 3 della legge, che riportava: "E' vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo". Cadono anche, di conseguenza, i due incisi che recitano entrambi "in violazione del divieto di cui all'art. 4, comma 3", cioè del divieto di eterologa, previsto nei commi 1 e 9 dell'art. 9, che resta però immutato per le altre parti, compreso il divieto di disconoscimento di paternità in caso di eterologa.
Incostituzionale è infine anche l'art. 12 comma 1 sulle sanzioni: "Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente, in violazione di quanto previsto dall'articolo 4, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro".Famiglia Cristiana: "Ultima follia italiana" - Non si è fatto attendere il commento pesante di Famiglia Cristina, che in apertura del suo sito titola così a proposito della sentenza della Corte Costituzionale: "Fecondazione selvaggia per tutti". Il giornale dei Paolini parla anche di "ultima follia italiana", sempre riferendosi alla pronuncia della Consulta "E' una sentenza shock", scrive il settimanale, anche se "non giunge inaspettata".  Sulla questione il giornale cattolico ha subito aperto in proposito una consultazione online tra i lettori chiedendo loro di commentare la decisione e ha scritto che "ora si rischia il vuoto normativo su una materia delicatissima". 
Lorenzin: "Intervenga il Parlamento" - "Una legge svuotata. Richiede un intervento parlamentare". Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, commenta così la decisione della Corte Costituzionale di eliminare il divieto di fecondazione eterologa imposto dalla legge 40. 


"L'introduzione della fecondazione eterologa nel nostro ordinamento è un evento complesso che difficilmente potrà essere attuato solo mediante decreti", aggiunge la Lorenzin a margine degli "Stati Generali della Salute" in corso a Roma.

martedì 18 marzo 2014

"Fondo salvastati legittimo" dice la Corte costituzionale tedesca

BERLINO - La Corte costituzionale tedesca ha rigettato i ricorsi avanzati contro il Meccanismo di stabilità europea Esm, ovvero il Fondo Salva-stati. La Corte costituzionale aveva già dato un sostanziale semaforo verde all'Esm, nel settembre 2012: con il giudizio odierno, il via libera al provvedimento è definitivo.
Oltre diecimila cittadini tedeschi, fra partiti politici e associazioni e privati - ha spiegato il presidente dei giudici di Karlsruhe - avevano impugnato il meccanismo europeo durante la fase più drammatica della crisi del'euro, contestando una lesa autonomia del Bundestag sul bilancio nazionale.

La Corte costituzionale tedesca ha sottolineato che l'autonomia del Bundestag tedesco rimane sufficientemente garantita, sulle questioni di bilancio, pur stabilendo che l'Esm è legittimo. Con lo stesso giudizio si stabilisce anche che il Patto di Bilancio europeo è conforme alla costituzionale tedesca. Il giudice ha ricordato che la questione dell'Outrights Monetary Transactions - lo scudo antispread promosso dalla Bce - è stata scorporata e rimandata al giudizio della Corte di giustizia europea.

martedì 14 gennaio 2014

La Corte Costituzionale: no al premio di maggioranza e alle liste bloccate, Camere legittime


ROMA - La Corte Costituzionale ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale il 4 dicembre dello scorso ha bocciato il Porcellum. La sentenza è online sul sito della Consulta da ieri sera dopo le 22.
Il premio di maggioranza previsto dal Porcellum "è foriero si una eccessiva sovra-rappresentazione" e può produrre "una distorsione", perchè non impone "il raggiungimento di una soglia minima di voti alla lista" si legge nelle motivazioni.
La Corte Costituzionale boccia il premio di maggioranza previsto dal Porcellum perchè la norma "non è proporzionata" rispetto all'obiettivo perseguito, quale è quello della stabilità del governo del Paese e dell'efficienza dei processi decisionali".
"Le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare" c'e' anche scritto.
"È evidente che la decisione che si assume, di annullamento delle norme censurate, avendo modificato in parte la normativa che disciplina le elezioni per la Camera e per il Senato, produrrà i suoi effetti esclusivamente in occasione di una nuova consultazione elettorale" proseguono le motivazioni.
"La normativa che resta in vigore per effetto della dichiarata illegittimità costituzionale" del Porcellum "è 'complessivamente idonea a garantire il rinnovo, in ogni momento, dell'organo costituzionale elettivo', così come richiesto dalla costante giurisprudenza di questa Corte" e' un altro dei passaggi principali.
"Per quanto riguarda la possibilità per l'elettore di esprimere un voto di preferenza, eventuali apparenti inconvenienti, che comunque non incidono sull'operatività del sistema elettorale", "possono essere risolti mediante l'impiego degli ordinari criteri d'interpretazione" e "mediante interventi normativi secondari" scrivono sempre i giudici.
Le liste bloccate lunghe previste dal Porcellum "rendono la disciplina in esame non comparabile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per parte dei seggi, né con altri" che prevedono un "numero dei candidati talmente esiguo da garantire l'effettiva conoscibilità degli stessi" avverte la Corte Costituzionale.
Le ultime elezioni svolte" con il Porcellum costituiscono "con ogni evidenza, un fatto concluso, posto che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti. Del pari, non sono riguardati gli atti che le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali" sottolineano i giudici

La legge elettorale che rimane in vigore dopo gli interventi della Consulta sul Porcellum consiste in "un sistema proporzionale depurato del premio di maggioranza" evidenzia la Corte.

giovedì 5 dicembre 2013

Npolitano: Perlamento legittimato, fare la nuova legge elettorale è "un imperatuvo"

ROMA - "Stiamo parlando - ha spiegato il capo dello Stato parlando con i giornalisti che a Napoli gli chiedevano se le Camere fossero ormai delegittimate - di una sentenza della Corte costituzionale che espressamente si riferisce al parlamento attuale dicendo che esso stesso può ben approvare una riforma della legge elettorale". Quindi, ha aggiunto il presidente Napolitano, "è la Corte stessa che non mette in dubbio che c'è continuità nella legittimità del Parlamento". Dopo la sentenza della Corte costituzionale le forze politiche devono adempiere a quello che ormai è "un imperativo" e mostrare "una espressione di volontà attenta a ribadire il già sancito, dal 1993, superamento del sistema proporzionale". "Il problema - ha spiegato Napolitano - era e resta quello dell'espressione di una volontà politica del Parlamento tesa a produrre finalmente la riforma elettorale giudicata necessaria da tutte le parti". "La decisione della Corte Costituzionale non può aver stupito o colto di sorpresa chiunque abbia ricordo delle numerose occasioni in cui sono intervenuto per sollecitare fortemente il Parlamento ad intervenire a modificare la legge elettorale del 2005 almeno nei punti di più dubbia costituzionalità" aggiungendo che questi punti di dubbia costituzionalità erano stati segnalati "dalla stessa Corte costituzionale già nelle sentenze del gennaio 2008 e del gennaio 2012, esaminando le richieste di referendum abrogativi della legge vigente". In ogni caso, per Giorgio Napolitano, le forze politiche oltre a ribadire il superamento del sistema proporzionale dovrebbero adoperarsi per introdurre alcune modifiche costituzionali come, ad esempio, "la riduzione del numero dei parlamentari e la modifica del bicameralismo paritario".

mercoledì 4 dicembre 2013

+++ LA CONSULTA BOCCIA IL PORCELLUM+++

Dichiarati illeggittimi il premio di maggioranza e le liste bloccate
ROMA - La Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sul Porcellum, ha dichiarato illegittimo sia il premio di maggioranza senza soglia sia le liste bloccate. Lo rende noto la Corte. 
La Corte costituzionale - si legge in una nota - ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l'assegnazione di un premio di maggioranza - sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica - alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione. La Corte ha altresì dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali "bloccate", nella parte in cui non consentono all'elettore di esprimere una preferenza.
"Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali", dice ancora la Consulta
L'efficacia della sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale decorrerà dal momento in cui le motivazioni saranno pubblicate.

martedì 3 dicembre 2013

Porcellum: la decisone della Consulta slitta (almeno) a gennaio 2014


ROMA - Si prospettano tempi più lunghi per la decisione della Consulta sulla legge elettorale, che potrebbe addirittura slittare al 2014. La Corte Costituzionale ha fissato infatti per il 14 gennaio una camera di consiglio sull'ammissibilità di un referendum e quello potrebbe essere il giorno della decisione, sempre che la Consulta ritenga ammissibile il quesito.

giovedì 19 settembre 2013

Gaetano Silvesti nuovo presidente della Corte Costituzionale, spaccata a metà

ROMA -  E' Gaetano Silvestri il nuovo presidente della Corte Costituzionale. Silvestri avrà come vice Luigi Mazzella secondo votato. Silvestri, nato a Patti, in provincia di Messina il 7 giugno del '44, e' stato eletto con 8 voti. Ai giornalisti che facevano notare la spaccatura in seno ai giudici costituzionali, Silvestri -nel corso della successiva conferenza stampa- si è limitato a sottolineare che ''i colleghi hanno espresso il loro voto liberamente e segretamente. Prima c'è stata una divisione tra me e il collega Mazzella, ma un minuto dopo la Corte ha ritrovato l'unità''.

Dopo aver sottolineato di voler essere il ''presidente di tutti'', Silvestri ha ricordato di ''non amare troppo l'unanimità''.
Silvestri è stato eletto con otto voti contro 7 per Luigi Mazzella. Silvestri rimarrà in carica fino al 28 giugno 2014. Approdati alla Corte nel giugno del 2005, sono stati eletti tutti e due dal Parlamento: Mazzella era stato candidato dal centro-destra, Silvestri dal centro-sinistra.
L'elezione del presidente era attesa per l'importanza delle decisioni che in tempi relativamente brevi la Consulta dovrà prendere : sulla legge elettorale innanzitutto, il cosiddetto «Porcellum» e, forse, sulla legge Severino da cui discende la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Mentre sulla Severino non ha espresso valutazioni («La questione non esiste ancora» e «non faccio valutazioni che potrebbero essere scambiate come anticipo della posizione della Corte», sulla legge elettorale il neopresidente della Corte ha detto che «ci sono aspetti problematici rispetto al premio di maggioranza che non prevede una soglia minima». La legittimità del testo verrà vagliata dalla Consulta il 3 dicembre prossimo. Silvestri ha ricordato che la Corte «in una precedente sentenza, non potendo dare giudizi costituzionali, ha espresso perplessità su un punto preciso. Questo, però, è una cosa diversa dal giudizio di costituzionalità, la decisione verrà presa dopo il contraddittorio in udienza».

mercoledì 3 luglio 2013

Illegittima (e bocciata) la riforma delle Province


ROMA - La Consulta ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della riforma delle Province contenuta nel decreto Salva Italia e il loro riordino, che ne prevede la riduzione in base ai criteri di estensione e popolazione. Non e' materia da disciplinare con decreto legge, hanno stabilito i giudici costituzionali. Regge invece al vaglio della Consulta la riforma della geografia giudiziaria: sono state infatti giudicate infondate le questioni sollevate dai tribunali di Pinerolo, Alba, Sala Consilina, Montepulciano e Sulmona contro la loro soppressione; inammissibile quella del Friuli Venezia Giulia. Solo Urbino si salva.

Il Cairo: Morsi è fuori, i poteri al presidente della Corte Costituzionale


IL CAIRO - Mohamed Morsi è stato informato dai militari di non essere più presidente dell'Egitto dalle 19.00 di stasera, la stessa ora in Italia, in seguito al fallimento dei negoziati con i militari per lasciare il potere. I ministro della Difesa egiziano, Abdel Fattah el Sissi, ha parlato in tv al Paese confermando che dopo una fase di transizione si tornerà alle urne per le elezioni presidenziali anticipate. "La Costituzione è stata sospesa temporaneamente e i poteri vanno al presidente della Corte Costituzionale", ha spiegato. All'annuncio, Piazza Tahrir è letteralmente esplosa di gioia: fuochi d'artificio a raffiche illuminano la zona stracolma di manifestanti.

martedì 2 luglio 2013

La Consulta e il legittimo impedimento di Berlusconi: non ci fu leale collaborazione

ROMA - La Corte Costituzionale ha pubblicato la motivazione della sentenza sul legittimo impedimento del 19 giugno scorso con cui aveva respinto il ricorso di Silvio Berlusconi. Tra le motivazioni la Consulta spiega che da parte dell'allora Premier non ci fu osservanza del principio di "leale collaborazione" con il tribunale di Milano.
La Consulta nello spiegare le motivazioni della sentenza rileva che "l'autorità giudiziaria "nel periodo in cui l'imputato era Presidente del Consiglio dei ministri, ha tenuto conto del suo dovere 'di assolvere le funzioni pubbliche assegnategli' riducendo al minimo possibile 'l'incidenza indirettà della funzione giurisdizionale 'sull'attività del titolare della carica governativa". Analoga osservanza, prosegue la Consulta "non è stata mostrata dal Presidente del Consiglio con riguardo all'udienza del primo marzo 2010. In questa circostanza, l'imputato, dopo aver egli stesso comunicato al Tribunale tale data, ha dedotto l'impedimento e, diversamente da quanto aveva fatto nelle precedenti occasioni, non si è attivato per la definizione di un nuovo calendario; né egli ha fornito alcuna indicazione circa la necessità di presiedere la riunione del Consiglio dei ministri senza ricorrere alla supplenza del vice presidente del Consiglio o del ministro più anziano.
L'autorità giudiziaria ha esercitato il suo potere "senza ledere prerogative costituzionali dell'organo di governo, che restano tutelate in ordine sia all'attività sia all'organizzazione". "Pur costituendo la riunione del consiglio dei ministri una delle più rilevanti modalità di esercizio delle attribuzioni costituzionalmente riconosciute all'organo esecutivo, non può da ciò automaticamente desumersi - si legge nelle motivazioni - la necessaria concomitanza della riunione stessa con un giorno di udienza precedentemente concordato". A parere della Consulta "bisognava permettere all'autorità giudiziaria sia si operare un bilanciamento tra i diversi interessi costituzionalmente rilevanti (tra cui quello della sollecita celebrazione del processo), fornendo allegazioni circa la 'sovrapposizione' dei due impegni, sia di valutare il carattere assoluto dell'impedimento rappresentato dalla partecipazione dell'imputato alla riunione del Consiglio dei ministri".

Il principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato è "bidirezionale": vale cioé per il giudice, che deve tener conto degli impegni del premier, così come per quest'ultimo, che deve dare adeguato spazio nella sua agenda al processo che lo riguarda. Da un lato, osserva la Corte, il giudice "deve definire il calendario delle udienze 'tenendo conto degli impegni del Presidente del Consiglio dei ministri riconducibili ad attribuzioni coessenziali alla funzione di governo e in concreto assolutamente indifferibili'; dall'altro lato, il presidente del Consiglio dei ministri deve programmare i propri impegni 'tenendo conto, nel rispetto della funzione giurisdizionale, dell'interesse alla speditezza del processo che lo riguarda e riservando a tale scopo spazio adeguato nella propria agendà".

mercoledì 19 giugno 2013

Impedimento: la Consulta ha respinto il ricorso di Berlusconi

ROMA - Come molti prevedevano (e l’ex premier temeva) la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso di Berlusconi che si era visto non accettato un legittimo impedimento per una seduta del consiglio dei ministri durante il dibattimento nel processo Mediaset, dove è stato condannato in primo e secondo grando a 4 anni di reclusione e a 5 di interdizione dai pubblici uffici. L’accoglimento del ricorso avrebbe avvicinato la data di prescrizione del reato, nei primi mesi dell’anno prossimo. Cos’ invece è spalancata la porta del diobattimento davanti alla Corte di Cassazione che, se confermasse la condanna, costringerebbe Berlusconi a lasciare il Parlamento.
Il ricorso davanti alla Consulta chiedeva l'annullamento dell'ordinanza con la quale il Tribunale di Milano aveva respinto la richiesta della difesa di Berlusconi di rinviare l'udienza del 1 marzo 2010 del processo per un asserito legittimo impedimento dell'allora premier, perché impegnato in una riunione del Consiglio dei ministri che era stata inserita in calendario in modo inconsueto di lunedì.
"La Corte costituzionale ha deciso che spettava all'autorità giudiziaria stabilire che non costituisce impedimento assoluto alla partecipazione all'udienza penale del 1° marzo 2010 l'impegno dell'imputato Presidente del Consiglio dei ministri di presiedere una riunione del Consiglio", si legge in un comunicato della Consulta. Il ricorso era stato dichiarato ricevibile dalla Corte il 9 novembre del 2011, ma solo oggi, dopo 17 mesi, è arrivata la decisione.

mercoledì 10 aprile 2013

La legge salva-Ilva non è anticostituzionale, dice l’Alta Corte


ROMA - La Corte Costituzionale dice sì la legge salva-Ilva. Giudicando in parte inammissibili, in parte non fondati i dubbi di legittimità costituzionale sollevati da Gip e Tribunale di Taranto, la Consulta conferma che l'impianto del decreto messo a punto dal governo e convertito in legge a fine 2012, è aderente alla costituzione e respinge nella sostanza le tesi dei magistrati secondo le quali ben 17 articoli della Carta erano stati violati - dando ragione al governo.
"Le sentenze della Corte si rispettano e non si commentano", afferma il procuratore di Taranto, Franco Sebastio. "La decisione impegna tutti a proseguire con rigore e rapidità nel risanamento ambientale", commenta il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, mentre Bonelli dei Verdi si dice "addolorato e angosciato per il futuro dei cittadini di Taranto".
Secondo i giudici costituzionali quella legge - che ha definito l'Ilva priorità strategica nazionale, le ha consentito di continuare a produrre e a vendere nonostante i sequestri dell'autorità giudiziaria - non è incostituzionale perché non influisce sull'accertamento delle responsabilità derivanti dall'inosservanza dell'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale, un atto amministrativo, per il quale sono possibili "gli ordinari rimedi giurisdizionali previsti dall'ordinamento".
Ma soprattutto perché non incide "sull'accertamento delle responsabilità nell'ambito del procedimento penale" in corso a Taranto, sentenzia la Consulta, smontando così le posizioni dei magistrati, che invece avevano insistito sul fatto che il legislatore avesse calpestato i poteri dei giudici, annullando, in concreto, i provvedimenti di sequestro preventivo, prima dell'area a caldo e poi dell'acciaio prodotto. 

mercoledì 13 febbraio 2013

Corte Costituzionale: inammissibili i ricorsi dei pm sul decreto salva-Ilva


ROMA - La Corte Costituzionale ha giudicato inammissibili i due ricorsi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato presentati dalla Procura di Taranto, uno nei confronti del governo per il decreto salva-Ilva e l'altro nei confronti del parlamento per la relativa legge di conversione. La Consulta ha ritenuto inammissibili i conflitti sull'Ilva sia perché il conflitto di attribuzione relativo ad una legge è inammissibile quando sussista la possibilità di sollevare eccezione di legittimità costituzionale su una norma; sia perché questa possibilità sussiste e si è concretizzata proprio nel caso Ilva.
"Con l'autorizzazione integrata ambientale che ho rilasciato a ottobre l'Ilva ha un piano di attività e investimenti che va realizzato in tre anni e che consentirà allo stabilimento da un lato di essere pienamente in regola con le nuove direttive europee e dall'altro assicurerà la continuità produttiva". Lo ha detto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, intervenuto ad Ancona a una iniziativa della Lista Monti.

martedì 22 gennaio 2013

Il gip di Taranto invia il decreto “salva Ilva” alla Consulta


TARANTO - Il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha accolto la richiesta della Procura sollevando questione di legittimità costituzionale della legge 231 'Salva Ilva' e inviando gli atti alla Consulta. Anche il Tribunale di Taranto, in funzione di giudice dell'appello, la scorsa settimana aveva sollevato dubbi di costituzionalità della legge 231 rimettendo gli atti alla Consulta e sospendendo il giudizio in attesa della decisione della Corte costituzionale.
Se la magistratura deciderà di dissequestrare i prodotti finiti e semilavorati giacenti sulle banchine del porto, i soldi incassati dalla vendita della merce saranno destinati ad adempiere alle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale, a pagare gli stipendi e "a quant'altro necessario per la sopravvivenza dell'azienda", e tutto questo potrebbe essere controllato dal Garante dell'Aia. Così l'Ilva ha ribadito che l'unica svolta positiva potrebbe arrivare solo se i giudici faranno qualche passo indietro. Il messaggio ha come primo destinatario il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco, chiamato a decidere sull'istanza di dissequestro dei prodotti avanzata dall'azienda. Una posizione, quella dell'azienda, che non rappresenta una novità, così come non c'é stata svolta dall'incontro che il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, ha avuto con i vertici sindacali di categoria di Fim, Fiom e Uilm.
Ferrante ha continuato a definire "drammatica" la situazione, ha ribadito che l'azienda farà "tutti i tentativi possibili" per pagare gli stipendi di febbraio (poco più di 70 milioni di euro per tutti gli stabilimenti Ilva in Italia) e che "l'azienda è sana, robusta e ha sempre risposto ai suoi impegni". Ma nello stesso tempo ha insistito sulla necessità che venga sbloccata la merce sequestrata, circostanza ritenuta vitale per il futuro dell'Ilva, perché "non si può con un tratto di penna chiudere un'azienda o mandare a casa i lavoratori".

sabato 29 dicembre 2012

Parigi: la Corte Costituzionale dice alt alla tassa sui super-ricchi

Gerard Depardieu

PARIGI - Battuta d'arresto per la tassa per i super-ricchi voluta dal presidente francese Francois Hollande: il Consiglio Costituzionale di Parigi ha definito incostituzionale la nuova tassazione al 75% sui redditi sopra il milione di euro, approvata dall'Assemblea nazionale nell'ottobre scorso. Secondo la più alta autorità francese, la nuova aliquota fiscale non rispetta il principio di uguaglianza dal momento che viene applicata a singoli individui e non a tutti i contribuenti. Pronta la risposta del governo francese, che ha fatto sapere di voler andare avanti. "Il governo - ha annunciato il premier Jean-Marc Ayrault - proporrà un nuovo sistema in conformità con i principi esposti dalla decisione del Consiglio costituzionale e sara' presentato nell'ambito della prossima finanziaria".
  La tassa del 75% sui super-ricchi e' stata uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Hollande e ha suscitato diverse critiche, nonostante la sua applicazione sia temporanea per due anni e ristretta a poco piu' di 1.500 cittadini francesi. Nelle scorse settimane, il tema ha avuto grande risonanza in seguito alla 'fuga' in Belgio del noto attore francese Gerard Depardieu, trasferitosi al di la' del confine per sfuggire alla super tassazione.

martedì 4 dicembre 2012

Accolto dalla Consulta il ricorso del Quirinale contro la Procura di Palermo sulle intercettazioni


ROMA - La Corte costituzionale ha accolto il ricorso del Presidente della Repubblica sul conflitto con la Procura di Palermo: dichiarando che non spettava alla Procura di valutare la rilevanza delle intercettazioni né di omettere di chiederne al giudice l'immediata distruzione ai sensi dell'articolo 271 del codice di procedura penale. La decisione della Consulta comporta che le intercettazioni che hanno captato il capo dello Stato vengano distrutte.
Al centro del conflitto d'attribuzione sollevato dal Quirinale nei confronti dei pm palermitani, alcune conversazioni telefoniche del capo dello Stato con l'ex ministro Nicola Mancino, le sui utenze erano state messe sotto controllo su mandato dei pm palermitani che indagano sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.
Per conoscere nel dettaglio la decisione assunta oggi dalla Consulta, dopo oltre 4 ore di Camera di Consiglio, bisognerà attendere il deposito della sentenza, e quindi le motivazioni, che avverrà nelle prossime settimane, presumibilmente a gennaio. Da quanto comunicato dalla Corte al termine della Camera di Consiglio, però, emerge che la Consulta ha ravvisato un'omissione da parte della Procura di Palermo per non aver attivato la procedura prevista per le intercettazioni vietate dall'art. 271 del codice di procedura penale. E da questo discende che i magistrati palermitani dovranno ovviare a questa omissione, chiedendo al giudice di distruggere le intercettazioni.

venerdì 12 ottobre 2012

I pm di Palermo: “Napolitano non è intoccabile come un sovrano”


ROMA - Il presidente della Repubblica non gode della inviolabilità come se fosse un sovrano di una monarchia. Lo sostiene la procura di Palermo negli atti depositati alla Consulta per il conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale per le intercettazioni legate all'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Un ricorso inammissibile secondo la magistratura, perchè "non si riesce a comprendere come si possa richiedere al pm di distruggere la documentazione delle registrazioni delle intercettazioni, quando il pm non ha un siffatto potere", si legge nella memoria depositata dal collegio difensivo alla Corte costituzionale. E inoltre il ricorso sarebbe infondato dal punto di vista della difesa delle prerogative presidenziali.
Sarebbero solo quattro le telefonate dell'ex ministro Nicola Mancino rivolte a Napolitano e intercettate dai magistrati. Tra le 9.295 conversazioni telefoniche complessivamente registrate sulle utenze del senatore Nicola Mancino - si legge ancora - dal 7 novrembe 2011 al 9 maggio 2012 soltanto 4 hanno riguardato sue conversazioni col presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Telefonate che peraltro non sono mai state trascritte. La polizia giudiziaria, infatti non ha effettuato, anche su disposizione della procura di Palermo, alcuna trascrizione delle conversazioni tra il senatore Mancino e il presidente della Repubblica le cui registrazioni sono tuttora custodite dalla procura. Negli atti si sottolinea inoltre che "le conversazioni con il presidente della Repubblica non hanno mai formato oggetto di deposito che determinasse la possibilità della conoscenza ad opera di qualsivoglia parte processuale".

giovedì 13 settembre 2012

La Consulta verso il sì sull'ammissibilità del conflitto d'attribuzione Quirinale-pm


ROMA - Quando manca meno di una settimana alla riunione della Consulta per la decisione, sembra largamente profilarsi - secondo quanto si apprende - il sì della Corte Costituzionale all'ammissibilità del conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente della Repubblica nei confronti della Procura di Palermo. Il conflitto riguarda l'intercettazione di alcune telefonate tra il Capo dello Stato e l'ex senatore Nicola Mancino, coinvolto nell'inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia, il cui telefono era sotto controllo.
Il ricorso del Capo dello Stato, proposto tramite l'Avvocatura - sempre secondo quanto si apprende - contiene presupposti "fondati", sia soggettivi, sia oggettivi, richiesti per l'ammissibilità del conflitto: nessun dubbio sussiste, infatti, sulla qualificazione del Presidente della Repubblica quale "potere dello Stato"; ed anche il pubblico ministero, in numerosi precedenti giudizi della Corte, é stato qualificato quale "potere dello Stato" in quanto titolare dell'attività di indagine finalizzata all'esercizio obbligatorio dell'azione penale. Anche i presupposti oggettivi sembrano ampiamente portare ad una decisione favorevole all'ammissibilità del conflitto: sono in discussione, infatti, l'articolo 90 della Costituzione e alcune leggi correlate sulle prerogative del Capo dello Stato, sull'ampiezza della sua immunità e, più specificamente, sulle procedure da seguire in caso di intercettazione "indiretta" di telefonate del Presidente della Repubblica.

lunedì 16 luglio 2012

Napolitano contro la Procura di Palermo per le intercettazioni sulla trattativa stato-mafia


ROMA Giorgio Napolitano ha sollevato il conflitto di attribuzione con Procura di Palermo per il coinvolgimento della Presidenza della Repubblica nell'inchiesta sulla trattativa tra lo Stato e la mafia durante la stagione delle stragi. Napolitano ha affidato all'Avvocato Generale dello Stato l'incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio dinanzi alla Corte Costituzionale per "le decisioni - spiega una nota del Quirinale - che la Procura di Palermo ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione".
Alla determinazione di sollevare il confitto Napolitano e' pervenuto ritenendo "dovere del Presidente della Repubblica", secondo l'insegnamento di Luigi Einaudi, "evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell'occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facolta' che la Costituzione gli attribuisce"