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giovedì 23 luglio 2015

NAPOLI, il Tribunale ha accolto di ricorso di DE LUCA


NAPOLI, 23 luglio - Il Tribunale civile di Napoli ha accolto il ricorso di Vincenzo De Luca per la sospensione degli effetti della legge Severino. Il governatore della Campania potrà continuare ad esercitare la sua funzione di presidente. La prima sezione del tribunale civile, presieduta da Umberto Antico, ha accolto le richieste dei legali di De Luca, avvocati Lorenzo Lentini e Antonio Brancaccio.
Il Tribunale civile ha accolto ''provvisoriamente la domanda cautelare'' sospendendo gli effetti della legge Severino. Ciò ''fino alla ripresa del giudizio cautelare successiva alla definizione delle questioni di legittimità costituzionale'', sottolinea il Tribunale civile di Napoli. Pertanto la causa civile è stata sospesa e gli atti sono stati trasmessi alla Corte costituzionale e solo in seguito quindi alla decisione della consulta il procedimento civile potrà eventualmente ripartire. 

sabato 7 settembre 2013

Berlusconi ricorre alla Corte dei diritti dell’uomo a Strasburgo

ROMA -  I legali di Silvio Berlusconi hanno depositato il ricorso alla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Nel mirino della difesa del leader del Pdl c'è la retroattività della legge Severino che violerebbe l'articolo 7 della Convenzione dei diritti dell'uomo. Il ricorso arriva a poche ore dalla convocazione della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato che si riunirà lunedì per discutere sulla decadenza di Berlusconi.

La legge Severino, si legge nel documento di 33 pagine consegnato alla Giunta delle elezioni del Senato, viola l'art. 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo perché l'applicazione in tema di incandidabilità e decadenza del ricorrente "è contraria al divieto di retroattività delle sanzioni penali".

mercoledì 28 agosto 2013

Berlusconi annuncia un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo

ROMA - Silvio Berlusconi, dopo aver presentato la sua memoria difensiva alla Giunta per le immunità del Senato, in una comunicazione ha preannunciato un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo per violazione dell'articolo 7 della Carta dei diritti dell'uomo. A confermarlo è il presidente della Giunta Dario Stefàno.
La giunta del Senato dovrà esaminare, a partire da lunedì 9 settembre, l'eventuale decadenza del senatore Berlusconi in conseguenza della condanna definitiva nel processo Mediaset stabilita dalla Cassazione ai primi di agosto. 

 Tra le richieste contenute nei sei pareri pro-veritate presentati nella memoria difensiva dell’ex premier vi sono anche l'affidamento alla Consulta del compito di sciogliere i dubbi sulla costituzionalità della legge Severino e la sospensione dei lavori della Giunta del Senato in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale. Tre pareri sono stati redatti da penalisti (Spangher, Pansini, Marandola) e tre da costituzionalisti (Guzzetta, Nania e Caravita di Toritto - De Vergottini - Zanon).

mercoledì 19 giugno 2013

Impedimento: la Consulta ha respinto il ricorso di Berlusconi

ROMA - Come molti prevedevano (e l’ex premier temeva) la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso di Berlusconi che si era visto non accettato un legittimo impedimento per una seduta del consiglio dei ministri durante il dibattimento nel processo Mediaset, dove è stato condannato in primo e secondo grando a 4 anni di reclusione e a 5 di interdizione dai pubblici uffici. L’accoglimento del ricorso avrebbe avvicinato la data di prescrizione del reato, nei primi mesi dell’anno prossimo. Cos’ invece è spalancata la porta del diobattimento davanti alla Corte di Cassazione che, se confermasse la condanna, costringerebbe Berlusconi a lasciare il Parlamento.
Il ricorso davanti alla Consulta chiedeva l'annullamento dell'ordinanza con la quale il Tribunale di Milano aveva respinto la richiesta della difesa di Berlusconi di rinviare l'udienza del 1 marzo 2010 del processo per un asserito legittimo impedimento dell'allora premier, perché impegnato in una riunione del Consiglio dei ministri che era stata inserita in calendario in modo inconsueto di lunedì.
"La Corte costituzionale ha deciso che spettava all'autorità giudiziaria stabilire che non costituisce impedimento assoluto alla partecipazione all'udienza penale del 1° marzo 2010 l'impegno dell'imputato Presidente del Consiglio dei ministri di presiedere una riunione del Consiglio", si legge in un comunicato della Consulta. Il ricorso era stato dichiarato ricevibile dalla Corte il 9 novembre del 2011, ma solo oggi, dopo 17 mesi, è arrivata la decisione.