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sabato 28 marzo 2015

FIOM in piazza a Roma. Landini: abbiamo più consensi del governo

Landini arriva alla manifestazione
ROMA, 28 marzo - La Fiom in piazza contro il Jobs Act per combattere la precarietà e contro "l'attacco ai diritti". "Pensiamo di avere più consenso di quello che ha il governo": ha detto il leader della Fiom, Maurizio Landini, arrivando in piazza per la manifestazione organizzata dal sindacato.
Al corteo è arrivata anche il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Ha raggiunto la testa del corteo ed ha salutato con una stretta di mano il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, Landini. 
"Non siamo in piazza per difendere cose che non ci sono più, anche perché ci hanno tolto tutto - ha aggiunto -. E Renzi stia tranquillo, non siamo qui contro di lui, ma abbiamo l'ambizione di proporre idee per il futuro dell'Italia".
"Unire il lavoro: questa è la nostra proposta. Non è un percorso facile ma intendiamo andare avanti, sia per riformare il sindacato sia per ridare voce" a tutti i lavoratori, ha detto ancora Landini. 
"Ci sono persone che non sono rappresentate ma ora inizia una nuova fase, una nuova primavera, nei prossimi giorni metteremo in campo azioni concrete anche nei luoghi di lavoro", ha spiegato il segretario Fiom-Cgil.
"Se uno dice è anche una manifestazione politica, assolutamente sì, fatta dal sindacato": così, Maurizio Landini, risponde al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, dicendo che "in Italia tutti fanno politica, compresa Confindustria", ma anche il sindacato "così è da 100 anni, non esisterebbe la Cgil se non fosse anche soggetto politico".
"In questa piazza ci sono i lavoratori metalmeccanici iscritti alla Cgil, che giustamente sono in lotta perché la legge delega sul lavoro riduce i diritti e perché vogliono rinnovare il contratto di lavoro". Così il leader Cgil, Susanna Camusso, replica al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che ha parlato di manifestazione politica.

venerdì 26 dicembre 2014

JOBS ACT, Cgil: lesi i diritti collettivi e individuali. Fassina, dettato dalla Troika

ROMA, 26 dicembre - Nuove critiche dalla Cgil al governo dopo l'approvazione del Jobs Act. Le nuove misure, sottolinea il sindacato, danno "il via libera alle imprese a licenziare in maniera discrezionale lavoratori singoli e gruppi di lavoratori". "Più che di rivoluzione copernicana - viene chiarito - siamo ad una delega in bianco alle imprese a cui viene appaltata la crescita. Queste misure ledono diritti collettivi ed individuali".

"Purtroppo, i primi due decreti attuativi della Delega Lavoro confermano l'obiettivo vero dell'intervento: ulteriore svalutazione del lavoro, data l'impossibilità di svalutare la moneta, per puntare illusoriamente a crescere via export. Insomma, un'altra tappa del mercantilismo liberista raccomandato dalla Troika". Lo scrive il deputato Pd Stefano Fassina sul blog dell'Huffington Post. "Non è una rivoluzione copernicana. È una rivoluzione conservatrice, un cambiamento regressivo", attacca.

mercoledì 19 novembre 2014

SCIOPERO generale il 12 dicembre contro il Jobs Act, senza la Cisl

ROMA - Sciopero generale di Cgil e Uil  il 12 dicembre contro Jobs act e manovra. E' questo l'esito del vertice tra i leader sindacali di Cgil, Susanna Camusso, Cisl, Annamaria Furlan e per la Uil il segretario in pectore Carmelo Barbagallo in occasione dell'apertura del congresso della Uil. La Cisl conferma, invece, il solo "sciopero unitario" del pubblico impiego, che sarà deciso dalle categorie. 
"Rispetto alle motivazioni portate sui temi della legge di stabilità e del Jobs act - commenta a stretto giro il ministro del Lavoro Giuliano Poletti - ritengo che non ci siano le motivazioni per una decisione così importante, come lo sciopero generale". "Ogni organizzazione fa le proprie scelte in ragione delle proprie valutazioni", ha premesso il ministro, entrando al congresso della Uil. Per Poletti inoltre "la responsabilità è comunque delle organizzazioni sindacali, che si prendono la responsabilità di quello che decidono".

Intanto la leader della Cisl, Furlan, puntualizza la posizione del suo sindacato. "Noi non ci siamo sfilati - sottolinea - non abbiamo mai valutato di dichiarare lo sciopero generale". "Confermiamo lo sciopero unitario del pubblico impiego, che sarà deciso dalle categorie". Oggi pomeriggio, fa inoltre sapere, si riunirà l'esecutivo nazionale e lì "la Cisl deciderà le sue forme di mobilitazione"

mercoledì 29 ottobre 2014

CAMUSSO: Renzi al governo per i poteri forti. PICERNO (Pd): Cgil? Tessere false e pullman pagati

Pina PIcerno
ROMA - "Sono rimasta molto turbata dalle parole di Camusso che dice oggi a qualche giornale che Renzi è al governo per i poteri forti. Potrei ricordare che la Camusso è eletta con tessere false o che la piazza è stata riempita con pullman pagati, ma non lo farò". Lo ha detto Pina Picierno, eurodeputata del Pd, questa mattina ad Agorà, su Rai Tre.

"A me colpisce molto" come Marchionne "possa dire del nostro presidente del Consiglio 'l'abbiamo messo là e che lo possa fare senza suscitare alcuna reazione". Così il segretario Cgil Susanna Camusso, intervistata da Repubblica afferma che il premier è a Palazzo Chigi per volere dei poteri forti. Con in mano il lancio d'agenzia, Camusso sottolinea come la frase dell'ad di Fca, che parlava della riforma del mercato del lavoro e della necessità di togliere "i rottami dai binari", non sia mai stata smentita. "Quelle parole di Marchionne, continua il segretario, spiegano "perché questo governo non ha alcuna disponibilità a confrontarsi con chi, come i sindacati, rappresenta interessi generali, non corporativi". E sottolinea: "il governo copia le proposte delle grandi imprese di Confindustria". Il taglio dell'Irap? "Favorirà prevalentemente le grandi imprese", ma "non avrà alcun effetto sull'occupazione". Ribadisce la posizione della Cgil sulla manovra: "non rinunciamo affatto all'idea di poter cambiare la Stabilità come le riforme che sono state presentate". Quanto al Tfr dice: "questo governo vuole aumentare le tasse sul Tfr e penalizzare la previdenza integrativa. E i sindacati non avrebbero titolo a discuterne?". Non commenta invece l'ipotesi scissione nel Pd: "ho la responsabilità di difendere l'autonomia" del sindacato, "non intervengo nelle vicende interne di un partito". Le voci sulla leadership politica del segretario Fiom Maurizio Landini? "Mi immagino che abbia la stessa opinione sull'autonomia del sindacato". E ribadisce la volontà di fare lo sciopero generale: "ci saranno gli scioperi articolati, manifestazioni iniziative e poi faremo lo sciopero generale".

sabato 25 ottobre 2014

ROMA, tantissima gente, il corteo CGIL parte prima. Camusso: pronti anche allo sciopero generale

ROMA - Alla manifestazione indetta dalla Cgil contro il Jobs Act partecipano tantissime persone, centinaia di migliaia. Il corteo è partito prima del tempo, proprio per la ressa. Il segretario della Cgil Susanna Camusso è arrivata alla manifestazione davanti allo striscione "Lavoro dignità e uguaglianza. Per cambiare l'Italia". La Cgil è pronta ad utilizzare "tutte le forme necessarie" a sostegno delle proprie richieste, compreso lo sciopero generale, ha detto Camusso. "Continueremo la nostra iniziativa - ha detto rispondendo ad una domanda - con tutte le forme necessarie" Il segretario con un tweet ha augurato un "Buon 25 ottobre a tutte e tutti. 
La coda della manifestazione è a Piazza Repubblica. 'Lavoro dignità uguaglianza per cambiare l'Italia' con l'hashtag #tutogliioincludo è lo striscione di testa del corteo della Cgil partito dalla stazione Termini, tenuto dagli studenti medi.

“E' una manifestazione bella, grande, con tanta gente che chiede lavoro e chiede di estendere i diritti": così il segretario generale Cgil ha commentato la grande partecipazione alla manifestazione di oggi a Roma. "Quando c'è tanta gente - ha detto rispondendo ad una domanda sulla partenza prima dell'orario previsto - bisogna partire prima". La gente in piazza, ha detto Camusso, "chiede lavoro, giustizia sociale, la possibilità di studiare e che si estendano i diritti".

sabato 20 settembre 2014

La Cgil a Renzi: basta insulti al sindacato

ROMA - "Basta insulti al sindacato: guardiamoci negli occhi e discutiamone": cosi' in un Tweet, prende posizione la Cgil nazionale rispondendo alle posizioni del Governo in tema di delega sul lavoro. Il sindacato auspica dunque quella "concertazione" che Renzi non vuole perché ha causato solo danni.

Contratto di lavoro a tutele crescenti? "Si', se si cancellano i tanti contratti che producono precarietà'", scrive ancora la Cgil a proposito della riforma del lavoro. Sempre su twitter, la confederazione di Corso Italia cosi' riassume la sua posizione riguardo all'articolo 18: "Non vogliamo che chi lavora possa essere licenziato senza una ragione". E ancora, "mandare tutti in serie Bnon e' estendere i diritti e le tutele". In questo senso, la Cgil "da sempre" si batte per estenderle. "Renzi - si chiede nel twitter - vuole fare lo stesso?".

venerdì 19 settembre 2014

JOBS ACT, scontro Renzi-Cgil e Bersani preannuncia battaglia

ROMA - Scontro tra il premier, Mattero Renzi, e la Cgil sull'Art.18 dello Statuto dei lavoratori. "A quei sindacati che vogliono contestarci", afferma in un video il presidente del consiglio, io "chiedo: dove eravate in questi anni quando si è prodotta la più grande ingiustizia, tra chi il lavoro ce l'ha e chi no, tra chi ce l'ha a tempo indeterminato e chi precario" perché "si è pensato a difendere solo le battaglie ideologiche e non i problemi concreti della gente. Sono i diritti di chi non ha diritti quello che ci interessa: li difenderemo in modo concreto e serio", dice ancora Renzi, che, rivolto al sindacato guidato da Susanna Camusso, dice: "Non siamo impegnati in uno scontro del passato, ideologico", "non vogliamo il mercato del lavoro di Margareth Thatcher, ma un mercato del lavoro giusto", con "cittadini tutti uguali".
Sul lavoro "saranno presentati molti emendamenti, non solo sul reintegro in caso di licenziamento ingiusto, perché se l'interpretazione è quella sentita da Sacconi e altri, allora non ci siamo proprio". L'avvertimento arriva da Pier Luigi Bersani, che commenta così il Jobs Act. E precisa: "Andiamo ad aggiungere alle norme che danno precarietà ulteriore precarietà, andiamo a frantumare i diritti, non solo l'articolo 18 e allora sarà battaglia". "Noi abbiamo assolutamente bisogno di una riforma - ha sottolineato l'ex segretario del Pd - ma si rischia che si perda l'occasione per una riforma vera. Renzi vuole avvicinarsi al modello tedesco ma così facendo ci stiamo allontanando da quel modello, in questi giorni c'è spazio per riflettere e per fare una riforma seria che riconosca i diritti dei lavoratori e non li cancelli o li frantumi. La riforma ci vuole ma deve essere seria e non certo una bandierina da sventolare di fronte agli elettori o all'Europa"

"Non voglio credere - ha proseguito Bersani - che ci sia l'idea di fare un braccio di ferro inutile e sterile: servono novità. Se il neo assunto non ha tutte le garanzie, come gli altri suoi colleghi, va bene purché sia solo per un breve periodo. Però a un certo punto bisogna arrivare alla pienezza delle tutele, compreso (e questo deve esser garantito sin da subito) il reintegro in caso di licenziamento ingiusto che esiste in tutta Europa. Se Sacconi deve innalzare una bandiera, lo faccia pure: è un suo problema, certo non può essere un problema del Pd che piuttosto deve pensare solo a riformare l'Italia".

venerdì 14 marzo 2014

Camusso all'attacco di Renzi: il decreto sul lavoro va cancellato

Susanna Camusso
ROMA - "Siamo disposti a discutere di un contratto unico, ma prima bisogna abolire il decreto" sul lavoro che prevede contratti a termine senza causale per tre anni. Lo dice il leader Cgil, Susanna Camusso, a Matrix, sostenendo che "si è fatto esattamente l'opposto di quello che lo stesso premier dichiarava: si è creata un'altra forma di precarietà". 
Infatti il segretario della Cgil se la prende con le misure del decreto su contratti a termine e apprendistato. "Il provvedimento del ministro del Lavoro Poletti introduce ulteriore flessibilità e precarietà".
Camusso ha aggiunto: "Si annunciano i jobs act raccontando che per superare questo sindacato, le sue resistenze, si faceva un bel contratto unico a tutele crescenti e così si dava un risposta: ma il contratto unico a tutele crescenti non corre il rischio di avere, in realtà, tutele descrescenti?". "Bisogna prestare attenzione a quello che si sta facendo nel mercato del lavoro - ha sostenuto - l'abbiamo detto con una regolarità da orologio svizzero. Chi continua a pensare che il tema della crescita nel nostro Paese siano le regole del mercato del lavoro, insegue una politica che abbiamo già visto fare tante volte. E che non ha determinato la crescita né nel nostro Paese né in altri. Ci pare che non abbiano capito bene, bisogna fare ancora qualche ripetizione".
Squinzi, Renzi è una Formula 1 ma ora cose concrete - "Indubbiamente Renzi è una persona molto energica, giovane, sembra un motore di Formula Uno. Il problema adesso è di scaricare la potenza per terra e fare delle cose concrete che vadano nella direzione giusta". Lo ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi rispondendo a una domanda sul premier Matteo Renzi. "Per ora abbiamo visto dei titoli". "Per adesso abbiamo visto dei titoli, noi pensiamo che per rilanciare il paese sarebbero stati necessari tre tipi d'interventi: costo del lavoro, pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e una riforma del mercato del lavoro. Sopra tutto questo la semplificazione normativo burocratica del paese che per me è la priorità assoluta", ha proseguito Squinzi parlando a margine di un convegno a Chiavari.

venerdì 14 febbraio 2014

Milano, finisce a schiaffi la battaglia sulla rappresentanza della Cgil

MILANO - Finisce a schiaffi e spintoni la battaglia sulla rappresentanza interna alla Cgil. L'ex leader della Fiom, Giorgio Cremaschi, ha fatto irruzione con altri lavoratori all'attivo regionale del sindacato, a Milano, dove è presente anche il segretario, Susanna Camusso. "Contestiamo l'accordo sulla rappresentanza e volevamo intervenire”, ha detto Cremaschi. La Fiom chiarisce: "Nessun blitz, noi non c'eravamo".

Camusso: "Non c'è nessuna scissione" - Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, getta acqua sul fuoco: "Io penso che non ci sia nessuna scissione né vicina né lontana". "Non c'è mai stato - assicura - il tema della scissione". 

I perché del contrasto - A scatenare la guerra interna al sindacato è l'accordo sulla rappresentanza siglato da Cgil, Cisl e Uil con Confindustria nel maggio del 2013 e reso operativo il 10 gennaio. Due i punti che i metalmeccanici contrastano: l'introduzione delle sanzioni per chi non rispetta gli accordi e l'istituzione dell'arbitrato interconfederale in sostituzione dell'autonomia delle singole categorie. 

Cremaschi: "Scissione? Ci devono cacciare loro" - "L'accordo sulla rappresentanza sta distruggendo il sindacato", tuona Giorgio Cremaschi. "Presenteremo una denuncia alla Procura della Repubblica. Contestiamo l'accordo e volevamo intervenire", prosegue. Al momento, però, non è prevista alcuna scissione: "Ci devono cacciare loro", conclude il leader dei metalmeccanici. 

Baseotto: "Buriana per un po' di notorietà" - Il segretario generale della Cgil Lombardia, Nino Baseotto, condanna il blitz: "Sarebbe meglio, tra noi dirigenti, evitare di alzare i toni per avere un po' di notorietà in più. Sarebbe stato carino da parte di chi ha fatto questa buriana lasciare la parola ai rappresentanti dei luoghi di lavoro che oggi sono qui". 

Una persona è finita all'ospedale - Un uomo, che presentava un trauma alla caviglia, è stato portato dal 118 all'ospedale Gaetano Pini per accertamenti. E' rimasto coinvolta nella rissa avvenuta all'ingresso del teatro Franco Parenti, a Milano. 


La Fiom: "Nessun blitz, non c'eravamo" - La Fiom smentisce di aver organizzato un blitz al teatro Parenti di Milano. "Non essendo stati invitati non c'eravamo proprio. Nessun blitz, quindi, nessuna irruzione. Noi dissentiamo, rivendichiamo, non provochiamo", scrive il sindacato in una nota. La Fiom difende poi il suo ex leader Cremaschi: "Consideriamo grave e preoccupante che a un componente del Direttivo nazionale della Cgil e primo firmatario della mozione congressuale 'Il sindacato e' un'altra cosa', sia stata negata la parola".

sabato 22 giugno 2013

Centomila in piazza a Roma per chiedere lavoro. “Letta abbia coraggio”

ROMA - Sono tornati in piazza San Giovanni a Roma Cgil, Cisl e Uil, nella manifestazione "Lavoro è democrazia". I sindacati chiedono provvedimenti urgenti sul lavoro, fisco contratti, politiche industriali. Presenti oltre 100mila persone. Due i cortei, il primo da piazza della Repubblica,  il secondo da piazzale dei Partigiani: entrambi poi sono arrivati in piazza San Giovanni.
Per il lavoro bisogna fare delle scelte, decidere ora e non tra qualche mese". E' l'appello ai politici del leader della Cigl, Susanna Camusso, durante la manifestazione dei sindacati a Roma. La Camusso ha ricordato che il lavoro è soprattutto "progetto e autonomia" per le persone. "Vogliamo salvare queste Paese", ha concluso la segretaria ricordando che "il futuro deve avere il lavoro come base".
"Questa di oggi non è una manifestazione una tantum, non è una manifestazione fatta tanto per dire che ci siamo: questa è la prima, e la nostra lotta proseguirà. Perché questa volta non possiamo perdere, se perdiamo noi il Paese perderà ogni speranza". Parole del leader della Uil, Luigi Angeletti, sottolineato chiudendo il suo comizio dal palco della manifestazione unitaria dei sindacati. "Il sindacato serve a sconfiggere questa politica", ha aggiunto.

"Basta cincischiare, basta bizantinismi: ora Letta abbia coraggio". Così il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che aggiunge: "Il governo Letta ora deve dare una risposta, deve indicare una strada coraggiosa al Paese". Bisogna "dare una scossa", bisogna "dimezzare le tasse sul lavoro, ridurle fortemente su pensioni e imprese che investono".

sabato 1 giugno 2013

Cgil: ci vorranno 63 anni per tornare ai livelli d’occupazione del 2007

ROMA - Anche se l'Italia intercetterà la ripresa ci vorranno 63 anni per recuperare i livelli occupazionali del 2007. Solo nel 2076, cioe', si tornerebbe alle 25.026.400 unita' di lavoro standard nel 2007. E' quanto risulta da uno studio dell' ufficio economico Cgil che prende come punto di partenza il contesto attuale.

Nello studio della Cgil'La ripresa dell'anno dopo - Serve un Piano del Lavoro per la crescita e l'occupazione", si simulano però alcune ipotesi di ripresa, nell'ambito delle attuali tendenze e senza che si prevedano modifiche significative di politica economica, sia nazionale che europea, per dimostrare la necessità di "un cambio di paradigma: partire dal lavoro per produrre crescita". Se quello delineato inizialmente è quindi lo scenario peggiore, lo studio Cgil prende in considerazione "ipotesi più ottimistiche" legate alla proiezione di un livello di crescita pari a quello medio registrato nel periodo 2000-2007, ovvero del +1,6%. In questo caso il risultato prevede che il livello del Pil, dell'occupazione e dei salari verrebbe ripristinato nel 2020 (7 anni dopo il 2013) mentre quello della produttività nel 2017 e il livello degli investimenti nel 2024 (12 anni dopo il 2013). Lo studio della Cgil calcola inoltre anche la perdita cumulata generata dalla crisi, cioé il livello potenziale di crescita che si sarebbe registrato nel caso in cui la crisi non ci fosse mai stata, e che è pari a 276 miliardi di euro di Pil (in termini nominali oltre 385 miliardi, circa il 20% del Pil). Uno studio, quindi, funzionale alla Cgil per rivendicare la centralità del lavoro. "Per uscire dalla crisi e recuperare la crescita potenziale occorre un cambio di paradigma", osserva il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, secondo il quale "per non attendere che sia un'altra generazione ad assistere all'eventuale uscita da questa crisi, e ritrovare nel breve periodo la via della ripresa e della crescita occupazionale, occorre proprio partire dalla creazione di lavoro".

lunedì 20 maggio 2013

Cgil: l’area della difficoltà nel lavoro tocca ormai 9 milioni di persone


ROMA - Cresce l'area della difficoltà nel lavoro e ormai sfiora i 9 milioni di persone. Nell'ultimo trimestre 2012 - calcola l'Ires-Cgil - l'area della sofferenza occupazionale (disoccupati, scoraggiati e in cig) interessava 4,57 milioni di persone (+16,6%) mentre quella del disagio (precari e part time involontario) superava 4,17 milioni.
Nel quarto trimestre 2012 - dice il presidente dell'Associazione Bruno Trentin, Fulvio Fammoni - l'area della sofferenza e quella del disagio occupazionale nel complesso sommano 8 milioni e 750mila persone in età da lavoro (+10,3% sullo stesso periodo del 2011 con 818.000 persone in più in difficoltà). Rispetto all'ultimo trimestre del 2007, sottolinea lo studio Ires sulla base di dati Istat, l'area è cresciuta di 2,8 milioni di persone con un 47,4% in più.

L'area della sofferenza occupazionale (disoccupati, scoraggiati e cassa integrati) aumenta di 650mila unità, (+16,6%) arrivando a quota 4 milioni 570mila persone. L'aumento rispetto al periodo pre-crisi (ultimo trimestre 2007) è di 1,9 milioni di persone (+70,1%). L'area del disagio (precari e part time involontario), pari nell'ultimo trimestre 2012 a 4 milioni e 175mila unità, aumenta invece del 4,2% (+168mila persone) e del 28,6% rispetto allo stesso trimestre del 2007 (+927mila unità).

Il tasso di disoccupazione cresce su tutte e tre le ripartizioni territoriali, ma nel Mezzogiorno è più marcata e si attesta al 18.3% (dal 14,9% di un anno prima). Aumenta anche la disoccupazione tra i lavoratori stranieri e raggiunge il 15.4%. Aumenta la disoccupazione giovanile (15-24 anni con tassi che al Sud superano il 46% per gli uomini e il 56,1% per le donne e la disoccupazione di lunga durata (raggiunge ormai il 54.8% del totale a fronte del 50,6% nel quarto trimestre 2011).

L'Ires ricorda come sia ampia in Italia l'area dell'inattività e come questo consenta a fronte di un basso tasso di occupazione di avere un tasso di disoccupazione sostanzialmente in linea con la media europea. Il tasso di disoccupazione nel nostro Paese, sottolinea il Rapporto, "non misura la dimensione reale della platea di chi vorrebbe lavorare", soprattutto quando la crisi economica moltiplica le posizioni border line di quanti si collocano in prossimità del mercato senza prendervi parte attiva. Le forze lavoro "potenziali", ovvero coloro che non cercano lavoro ma sono disponibili oppure lo cercano ma non sono immediatamente disponibili a lavorare, hanno raggiunto nell'ultimo trimestre 2012 i 3 milioni 229mila persone (il 12,5% in rapporto alla forza), "un primato europeo", sottolinea la Cgil.

sabato 11 maggio 2013

Nei primi 4 mesi autorizzate 356 milioni di ore di cassa integrazione


ROMA - Nei primi quattro mesi dell'anno sono state autorizzate oltre 365 milioni di ore di cassa integrazione per una media di 530.000 lavoratori coinvolti a zero ore. Lo rileva la Cgil sulla base dei dati Inps spiegando che i lavoratori hanno perso 1,4 miliardi di euro di reddito, in media 2.600 euro a testa.
Nel periodo gennaio-aprile - ricorda la Cgil - si è registrato un aumento del 13,07% sullo stesso periodo del 2012 con 365.037.106 ore autorizzate. Da inizio anno la cig ordinaria ha raggiunto quota 132,8 milioni di ore (+31,48% tendenziale). La cig straordinaria nel primo quadrimestre ha totalizzato 181,5 milioni di ore (+63,84% sullo stesso periodo del 2012). La cassa integrazione in deroga (cigd) ha registrato in quattro mesi appena 50,5 milioni di ore autorizzate con con un calo del 54,41% sullo stesso periodo del 2012 a causa delle difficoltà nel finanziamento dello strumento. La meccanica è ancora il settore dove si è totalizzato il ricorso più alto alla cassa integrazione. Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore registrate nel periodo gennaio-aprile, la meccanica pesa per 126.909.303, coinvolgendo 184.461 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore del commercio con 42.281.133 ore di cig autorizzate per 61.455 lavoratori coinvolti e l'edilizia con 40.342.830 ore e 58.638 persone. Se si considera un ricorso medio alla cig, pari cioé al 50% del tempo lavorabile globale (9 settimane), sono coinvolti nel periodo gennaio-aprile 1.061.154 lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 17 settimane lavorative, si determina un'assenza completa dall'attività produttiva per 530.577 lavoratori, di cui 263 mila in cigs e 73 mila in cigd.

domenica 14 aprile 2013

Camusso: fondi esauriti, in 500mila rischiano di restare senza cassa integrazione


ROMA - C'e' il rischio'' che mezzo milione di italiani possa restare senza cassa integrazione. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso intervistata da Maria Latella a SkyTg24. ''In qualche regione siamo gia' arrivati all'esaurimento dei fondi. Non e' neanche detto che in alcune regioni si arrivi fino a giugno'' con i fondi della cig.
 ''I numeri di oggi non sono i numeri'' veri, ''perché sta moltiplicandosi la domanda di cig in deroga. Purtroppo i primi mesi del 2013 hanno determinato un'ulteriore accelerazione della crisi e della difficoltà''', ha spiegato Camusso, sottolineando che ''quelle risorse bisogna trovarle, non solo per proteggere il reddito di quei lavoratori, ma per evitare che ci sia un'ulteriore spirale di avvitamento sulla riduzione dei consumi e quindi un'ulteriore riduzione della base produttiva di questo paese che si e' già ridotta consistentemente''. 

sabato 30 marzo 2013

Trecentomila famiglie rischiano la casa nei prossimi tre anni


ROMA - Nei prossimi tre anni, "senza disponibilità di abitazioni a prezzi sostenibili e forme di sostegno ai redditi, 300mila famiglie potrebbero perdere la propria casa in proprietà o in affitto, a causa di esecuzioni immobiliari o di sfratti". E' quanto afferma la Cgil nello studio 'Costi dell'abitare, emergenza abitativa e numeri del disagio'. "La casa rappresenta ancora nel nostro paese il costo che grava maggiormente sul reddito familiare e che e' tra i fattori di scarsa autonomia dei giovani", sostiene il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, che aggiunge: "L'alleggerimento delle spese complessive del costo dell'abitare sono una delle emergenze sociali da affrontare poiche' tra tassazione, mutui, affitti e manutenzioni, i costi per le famiglie, giovani e anziani sono insostenibili". Per Sorrentino è necessario "un intervento sui mutui, una politica di calmierazione e contrasto all'evasione sui fitti e un intervento sull'Imu. Misure indispensabili per evitare di precipitare migliaia di famiglie nella poverta' ed emarginazione" .

giovedì 24 gennaio 2013

Monti a Davos attacca la Cgil: ha frenato la riforma del lavoro


DAVOS - La riforma del lavoro che abbiamo varato "non è andata avanti abbastanza" e questo "é colpa di un sindacato che ha resistito decisamente al cambiamento e non ha firmato accordo che gli altri avevano firmato". Lo ha detto il premier Mario Monti, in un dibattito al World Economic Forum di Davos, in riferimento implicito alla Cgil:"va cambiata questa cultura".
Uno dei nodi delle elezioni è "quale configurazione politica è più in linea con la necessità di continuare le riforme strutturali. Naturalmente bisogna continuare", ha detto Monti.
"Oggi l'atmosfera verso l'Italia è cambiata e non ho solo sentito la vostra gentilezza, ma anche rispetto e fiducia nella stabilità. Vedo concreto interesse per investimenti nel paese", ha aggiunto Monti che, facendo riferimento al recente passato dell'Italia, ha aggiunto: "No all'illusione che quando il mondo cambia si può rimanere fermi".Vi spiego perché sono fiducioso sul futuro dell'Italia. L'italia è un paese molto diverso da un anno fa".

giovedì 22 novembre 2012

Accordo sulla produttività, firmato da tutti tranne la Cgil


ROMA Le parti sociali hanno firmato l'accordo sulla produttività ad esclusione della Cgil. Il governo ritiene l'intesa un "passo importante" per innalzare la competitività e rendere il Paese più attraente per gli investimenti, ha detto il premier Mario Monti. Il governo è convinto che l'intesa vada nella direzione del "rilancio dell'economia, la tutela dei diritti dei lavoratori e il benessere sociale". Camusso: "Nessuna adesione a posteriori".
Il documento è stato sottoscritto da Abi, Ania, Confindustria, Lega Cooperative, Rete imprese Italia, Cisl, Uil, Ugl che hanno aderito alle "Linee programmatiche per la crescita della produttività e della competitività in Italia". Il governo "auspica vivamente che l'intesa sia sottoscritta anche dalla Cgil". L'intesa, firmata ieri sera dalle le Parti sociali (ABI, ANIA, Confindustria, Lega Cooperative, Rete imprese Italia, CISL, UIL, UGL), fissa le "Linee programmatiche per la crescita della produttivita' e della competitivita' in Italia".
  L'accordo - si legge nella nota di Palazzo Chigi - conclude un percorso iniziato il 5 settembre con l'incontro tra il Governo e gli imprenditori e poi proseguito l'11 settembre con le organizzazioni sindacali. In tali incontri, il Presidente del Consiglio Mario Monti aveva sollecitato l'impegno a migliorare il livello della produttivita' del lavoro in Italia, innalzare la competitivita' e l'attrattivita' degli investimenti. A questo fine aveva incoraggiato il confronto tra le parti sociali, condividendone lo spirito e gli obiettivi. Per questo il Governo ha proposto nella legge di Stabilita' uno stanziamento complessivo di 1,6 miliardi di euro per il periodo 2013/2014 per la detassazione del salario di produttivita' - stanziamento che si e' poi ulteriormente esteso nel tempo e rafforzato a 2,1 miliardi per effetto degli emendamenti approvati alla Camera - ponendo come condizione per erogare questi incentivi finanziari che le parti trovassero un accordo adeguato a tali finalita'.

L'accordo sulla produttività è "completo, condiviso, autosufficiente", ha sottolineato il premier Monti, ribadendo ancora che "farebbe piacere" al all'esecutivo se il sindacato guidato da Susanna Camusso aderisse. "Auspico vivamente la firma della Cgil ma non dal punto di vista della validità dell'accordo che c'è per tutti i firmatari e per l'impegno del governo". "Nessuno pensi che ci sia stato intento di isolare alcuni rispetto ad altri tanto è vero che siamo qui a sollecitare la firma" della Cgil, ha aggiunto Monti.

Camusso: "Nessuna adesione a posteriori"
"Il punto più critico del documento costruito dalle imprese è che si determina una riduzione dei salari reali dei lavoratori", ha commentato il leader della Cgil, Susanna Camusso, chiudendo ogni possibilità di dialogo perché "le soluzioni unitarie si costruiscono, non si aderisce a posteriori, quando il tentativo numerose volte fatto di trovare una soluzione è stato respinto". L'intesa sulla produttività "è coerente con la politica del governo che scarica sui lavoratori i costi e le scelte per uscire dalla crisi. Si è persa un'occasione". 
Cisl, Bonanni: "Soddisfatti dell'accordo"
La Cisl è "soddisfatta" dell'accordo raggiunto sulla produttività. Lo ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni in una conferenza stampa nella quale si è detto convinto che questo accordo possa portare più salario e più occupazione.
Uil, Angeletti: "Accordo utile per aumentare i salari"
L'accordo appena firmato dalle parti sociali sulla produttività è "utile per farci uscire dalla trappola nella quale siamo caduti dagli anni novanta di bassi salari e bassa produttività". Lo ha detto il numero uno della Uil, Luigi Angeletti nella conferenza stampa a palazzo Chigi seguita all'incontro con il governo. "Abbiamo apprezzato il riconoscimento, ha detto, ci auguriamo che il governo faccia la semplificazione" per le imprese e renda strutturale la detassazione dei salari di produttività.

Maggiore forza alla contrattazione di secondo livello con una ''chiara delega'' sulla prestazione lavorativa, gli orari e l'organizzazione del lavoro ma anche con la possibilità che questa intercetti una quota degli aumenti derivanti dai rinnovi dei contratti nazionali da collegarsi a incrementi di produttività e redditività: sono alcuni dei punti previsti dall'accordo.
Il documento in 10 pagine e sette punti oltre a una Premessa, contiene anche alcune richieste al Governo a partire dalla detassazione del salario di produttivita' e dalla riduzione del cuneo fiscale. Ecco in sintesi cosa prevede il documento:

PREMESSA. VALORIZZARE ACCORDI PRODUTTIVITA' CON MISURE STRUTTURALI DI INCENTIVAZIONE: Sindacati e imprese chiedono a Governo e Parlamento di rendere stabile la detassazione del salario di produttività per i redditi fino a 40.000 euro lordi con l'imposta al 10% ma anche di applicare uno sgravio contributivo sulla contrattazione di secondo livello.

1) RIDURRE CUNEO FISCALE: Ci vuole una riforma strutturale del sistema fiscale che lo renda ''più equo'' e quindi in grado di ''ridurre la quota del prelievo che oggi grava sul lavoro e sulle imprese in materia del tutto sproporzionata e tale da disincentivare investimenti e occupazione''. Le parti comunque convengono sulla necessità di ''condividere con il Governo i criteri di applicazione degli sgravi fiscali e contributivi definiti in materia di salario di produttivita'''.

2) RELAZIONI INDUSTRIALI E CONTRATTAZIONE COLLETTIVA: Il contratto nazionale dovrà garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori mentre la contrattazione di secondo livello dovrà puntare ad aumentare la produttività ''attraverso un migliore impiego dei fattori''. In pratica il ccnl dovrebbe dare una ''chiara delega'' al secondo livello sulle materie che possono incidere sulla crescita della produttività quali gli istituti che disciplinano la prestazione lavorativa, gli orari e l'organizzazione del lavoro. L'obiettivo di tutelare il potere di acquisto dei salari deve essere coerente con le tendenze dell'economia, del mercato del lavoro, del raffronto competitivo internazionale. Una quota degli aumenti economici derivanti dai rinnovi può essere collegata a ''incrementi di produttività e redditività definiti dalla contrattazione di secondo livello'' in modo da beneficiare delle misure di detassazione. La quota resterà parte dei trattamenti comuni a tutti laddove non ci fosse la contrattazione di secondo livello.

3) RAPPRESENTANZA: entro fine anno dovrà essere definito un accordo per consentire il rapido avvio della procedura per la misurazione della rappresentanza in attuazione a quanto previsto dall'accordo del 28 giugno 2011. Le intese dovranno prevede disposizioni per garantire ''l'effettività e l'esigibilità delle intese sottoscritte''.

4) PARTECIPAZIONE LAVORATORI NELL'IMPRESA: si chiede che il Governo eserciti la delega prevista dalla riforma del mercato del lavoro dopo un approfondito confronto con le parti sociali. Si chiede un regime fiscale di vantaggio per la previdenza complementare e un confronto ''per favorire l'incentivazione dell'azionariato volontario dei dipendenti anche in forme collettive''.

5) FORMAZIONE E OCCUPABILITA': le parti chiedono di rilanciare e valorizzare l'istruzione tecnico professionale ma anche di realizzare un miglior coordinamento tra il sistema della formazione pubblica e privata. Chiedono inoltre al Governo di agevolare l'attività formativa nei casi di cassa integrazione o mobilità.

6) MERCATO DEL LAVORO: si chiede un confronto al Governo sui temi del lavoro ''con particolare riferimento alla verifica sugli effetti dell'applicazione della recente riforma''. Si punta alla ''solidarietà intergenerazionale'' con percorsi che agevolino la transizione dal lavoro alla pensione.

7) CONTRATTAZIONE PER LA PRODUTTIVITA': la contrattazione collettiva dovrà esercitarsi ''con piena autonomia su materie oggi regolate in maniera prevalente o esclusiva dalla legge'' che incidono sulla produttività. In particolare si vuole affidare alla contrattazione il tema dell'equivalenza delle mansioni e l'integrazione delle competenze ma anche ''la redifinizione del sistema di orari e della loro distribuzione anche con modelli flessibili''. Viene inoltre affidata alla contrattazione anche le modalità con cui ''rendere compatibile l'impiego di nuove tecnologie con la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori''. Si chiede infine che siano assunti a livello legislativo ''provvedimenti coerenti con le intese intercorse e con la presente intesa''.

lunedì 1 ottobre 2012

Domani lo sciopero di autobus, tram e metro. Italia ferma


ROMA - Scatterà domani mattina, con orari e modalità diverse da città a città, lo sciopero nazionale di 24 ore degli autisti di autobus, tram e metropolitane che chiedono il rinnovo del contratto di lavoro scaduto ormai cinque anni fa. La manifestazione, indetta da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti e Faisa Cisal, segue "e intensifica" quella di 4 ore messa in atto lo scorso 20 luglio.
Secondo le cinque sigle sindacali che hanno deciso e organizzato unitariamente la protesta "chiudere l'accordo comporterebbe il consolidamento del processo verso il nuovo contratto collettivo della mobilita', elemento fondamentale di stabilita' della categoria per il risanamento e il rilancio del settore".
Filt, Fit, Uilt, Uglt, e Faisa affermano inoltre che la sottoscrizione dell'intesa "rappresenterebbe il riconoscimento del diritto degli autoferrotranvieri alla difesa dell'occupazione, del reddito, della quantità e della qualità del servizio offerto". Un efficiente trasporto locale, sostengono ancora, può contribuire allo sviluppo economico del territorio. "Senza il trasporto locale - spiegano - non vi può' essere la ripresa delle attività' economiche per uscire dalla crisi".
Questi gli orari dello sciopero del trasporto locale nelle principali città del Paese:
- Roma dalle 8,30 alle 17.30 e dalle 20 a fine servizio
- Milano dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio. Sospesa l’area C.
- Napoli dalle 8.30 alle 17 e dalle 20 a fine servizio
- Torino dalle 9 alle 12 e dalle 15 a fine servizio
- Venezia-Mestre dalle 9 alle 16.30 e dalle 19.30 a fine turno
- Genova dalle 9,30 alle 17 e dalle 21 a termine servizio
- Bologna dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 19.30 a fine servizio
- Bari dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 a fine servizio
- Palermo dalle 8,30 alle 17,30
- Cagliari dalle 9.30 alle 12.45, dalle 14.45 alle 18.30 e dalle 20 alla fine del servizio.

mercoledì 5 settembre 2012

Monti: crisi più lontana. Squinzi: un “autunno bollente”


ROMA - "Rischiavamo di essere travolti da una crisi finanziaria come era avvenuto al di là del mare, quest'anno questa prospettiva è decisamente allontanata". Lo afferma il premier Mario Monti in una intervista rilasciata al direttore del Tg Norba 24, Enzo Magistà, in vista della sua visita a Bari, venerdì prossimo, in occasione della inaugurazione della Fiera del Levante. Ma il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, nel giorno dell'incontro tra il governo e gli industriali, lancia l'allarme per quello che definisce un “autunno bollente". E la Cgil non esclude lo sciopero generale.

sabato 14 luglio 2012

La morsa della crisi: richiesto mezzo miliardo di ore di cassa integrazione


ROMA - Al giro di boa del 2012, la richiesta di ore di cassa integrazione supera il mezzo miliardo, collocando in cassa a zero ore oltre 500.000 lavoratori con un taglio del reddito per oltre 2 miliardi di euro, quasi 4.000 euro per ogni singolo lavoratore. E' quanto emerge dalle elaborazioni Cgil dei dati rilevati dall'Inps sui primi sei mesi del 2012.
Da inizio anno a giugno, dice il rapporto di giugno firmato dalla Cgil, il totale di ore di cassa integrazione è stato per la precisione pari a 523.761.036, con un incremento sui primi sei mesi del 2011 del 3,16%, e con un impennata della cassa integrazione ordinaria del 41%. E' un "segnale inequivocabile di come il sistema produttivo non si attenda a breve una ripresa produttiva", commenta il segretario confederale della Cgil, Elena Lattuada. 
Non stupisce dunque che Il turismo alberghiero abbia fatto registrare nei primi sei mesi dell'anno un calo di 2,2% delle presenze: solo a giugno il dato registrato da Federalberghi segna un -7,1% di italiani e -8,2% di stranieri. Per quanto riguarda i lavoratori occupati si registra un -2,5% nei sei mesi (-2,4% a tempo indeterminato e -2,8% tempo determinato).