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mercoledì 20 maggio 2015

ISTAT, cresce l’occupazione (per gli over 55)

ROMA, 20 maggio - L’occupazione è tornata a crescere nel 2014 per i lavoratori ''più anziani'', con 320 mila occupati in più over55 (in aumento dell'8,9%) mentre continua a calare per i più giovani che vedono una contrazione di 46 mila posti (-4,7%) per gli under25 e di 148 mila posti per gli under35 (-2,9%). Lo rileva l'Istat nel rapporto annuale.

In Italia risulta irregolare più di un occupato su dieci. L'Istat spiega come il tasso, frutto di una nuova metodologia, si aggiri intorno al 12,6% per il 2012. Guardando alla media relativa al triennio 2010-2012, l'Istituto stima 2,3 milioni di irregolari.

La quota di famiglie in cui la donna è l'unica ad essere occupata "continua ad aumentare". Nel 2014 la percentuale ha raggiunto il 12,9%, pari a 2 milioni 428 mila nuclei. Ci si fermava al 12,5% nel 2013 (2 milioni 358 mila). Nel 2008 erano invece solo il 9,6% (1 milione 731 mila).


La crisi ha trasformato la disoccupazione in una 'trappola' da cui è difficile uscire: in Italia, dati aggiornati al 2014, chi è "alla ricerca di un'occupazione lo è in media da 24,6 mesi", cioè da oltre due anni, e "da 34 mesi se ricerca il primo impiego". L''Istat sottolinea come i tempi diventino sempre più lunghi.

martedì 2 settembre 2014

ISTAT: frena il calo dell’occupazione

ROMA - L'occupazione nelle grandi imprese, ovvero nelle aziende con almeno 500 dipendenti, a giugno resta ferma su maggio, mentre su base annua registra ancora cali, anche se il ritmo di caduta rallenta. Lo rileva l'Istat. Rispetto allo scorso anno, infatti, la diminuzione al lordo dei dipendenti in cassa integrazione risulta pari allo 0,8%, la discesa più contenuta da agosto-settembre del 2012. E bisognerebbe tornare ancora più indietro per trovare un valore migliore nel calcolo al netto delle Cig (-0,5%).

Al netto della Cig si tratta del calo meno accentuato dall'ottobre del 2011. Analizzando i diversi comparti, la diminuzione tendenziale più marcata si registra nelle costruzioni (-4,7% al netto Cig), al contrario fanno bene i comparti della fornitura di energia elettrica e gas (+1,7%), delle attività professionali scientifiche e tecniche (+1,9%) e del commercio all'ingrosso e al dettaglio (+0,6%). Il numero di ore lavorate per dipendente, al netto degli effetti di calendario e della Cig, fa sapere sempre l'Istat, diminuisce dell'1,2% nel confronto annuo. L'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni utilizzate si contrae, scendendo a a 30,7 ore ogni mille ore (-2,9 ore ogni mille sull'anno). Passando alle buste paga, a giugno la retribuzione lorda per ora lavorata segna una flessione dello 0,5% su base mensile, invece sale del 3,3% in termini tendenziali. Nel calcolo per dipendente, la retribuzione lorda aumenta del 2,2%, mentre il costo del lavoro cresce dell'1,6% su base annua e al netto della Cig. A spingere in alto i salari è stato l'elevato incremento tendenziale rilevato nel settore trasporto e magazzinaggio (+10,3%) derivante dal pagamento nel 2014 di premi di maggiore entità rispetto al 2013 in alcune grandi imprese. Lo stesso è accaduto per il settore della fornitura di energia elettrica (+8,0%). Considerando la sola componente continuativa (quel che arriva ogni mese), spiega ancora l'Istituto, la retribuzione aumenta dello 0,4%.

lunedì 19 maggio 2014

Occupazione, in Italia scesa ai livelli del 2002. Peggio di noi solo la Grecia

ROMA - L'occupazione in Italia, tra i 20 e i 64 anni, torna ai livelli del 2002. Secondo Eurostat, infatti, "nel 2013 è scesa al 59,8%". Il dato non andava sotto il 60% dal 2002, quando il livello degli occupati era diminuito fino al 59,2%. L'Italia fa registrare, quindi, il calo più significativo dopo la Grecia. E' ben lontana dalla media della Ue-28 che ha toccato il 68,3%, perdendo solo uno 0,1 sul 2012.

Renzi: abbiamo toccato il fondo ma ci sono buoni segnali - I dati, dice il premier Matteo Renzi, mostrano che nel 2013 "sul lavoro si è toccato un punto molto basso eppure inizio a vedere i segni di una ripresa".
Eurostat: Grecia fanalino di coda - Gli ultimi dati dicono dunque che solo la Grecia ha fatto peggio di noi nel 2013, quando il tasso di occupazione è sceso dal 55,3% a 53,2%, con 2,1 punti in meno. Tra i grandi Paesi europei, l'Italia è però quello dove l'occupazione ha perso più terreno: la Spagna, dove la disoccupazione galoppa, ha visto scendere il suo tasso di occupazione di 1,1 punti rispetto al 2012 (portandosi a 58,2%), mentre la Francia ha guadagnato uno 0,1 e ora è al 69,5%. Positiva anche la Gran Bretagna che, con lo 0,7% in più, tocca il 74,9%, e la Germania che guadagna lo 0,4% salendo fino al 77,1% e superando di 0,1 punti il suo target fissato dalla strategia Europa 2020: si tratta dell'obiettivo per l'occupazione che i Paesi europei si sono impegnati a raggiungere, d'accordo con la Commissione che monitora i progressi. Per l'Italia l'obiettivo è un tasso di occupazione al 67%.
Eurostat: situazione migliora per gli over 55 -  Eurostat rileva inoltre che in Europa la situazione lavoro migliora soltanto per gli over 55: il tasso degli occupati tra i 55 e i 64 anni è infatti cresciuto costantemente dal 2002, arrivando dal 38,1% al 50,1% nel 2013. Anche l'Italia segue il trend europeo, con un miglioramento costante anche negli anni della crisi: in questa fascia d'età si passa infatti dal 28,6% di occupati nel 2002 al 42,7% nel 2013, con un +2,3% solo nell'ultimo anno.

sabato 1 giugno 2013

Cgil: ci vorranno 63 anni per tornare ai livelli d’occupazione del 2007

ROMA - Anche se l'Italia intercetterà la ripresa ci vorranno 63 anni per recuperare i livelli occupazionali del 2007. Solo nel 2076, cioe', si tornerebbe alle 25.026.400 unita' di lavoro standard nel 2007. E' quanto risulta da uno studio dell' ufficio economico Cgil che prende come punto di partenza il contesto attuale.

Nello studio della Cgil'La ripresa dell'anno dopo - Serve un Piano del Lavoro per la crescita e l'occupazione", si simulano però alcune ipotesi di ripresa, nell'ambito delle attuali tendenze e senza che si prevedano modifiche significative di politica economica, sia nazionale che europea, per dimostrare la necessità di "un cambio di paradigma: partire dal lavoro per produrre crescita". Se quello delineato inizialmente è quindi lo scenario peggiore, lo studio Cgil prende in considerazione "ipotesi più ottimistiche" legate alla proiezione di un livello di crescita pari a quello medio registrato nel periodo 2000-2007, ovvero del +1,6%. In questo caso il risultato prevede che il livello del Pil, dell'occupazione e dei salari verrebbe ripristinato nel 2020 (7 anni dopo il 2013) mentre quello della produttività nel 2017 e il livello degli investimenti nel 2024 (12 anni dopo il 2013). Lo studio della Cgil calcola inoltre anche la perdita cumulata generata dalla crisi, cioé il livello potenziale di crescita che si sarebbe registrato nel caso in cui la crisi non ci fosse mai stata, e che è pari a 276 miliardi di euro di Pil (in termini nominali oltre 385 miliardi, circa il 20% del Pil). Uno studio, quindi, funzionale alla Cgil per rivendicare la centralità del lavoro. "Per uscire dalla crisi e recuperare la crescita potenziale occorre un cambio di paradigma", osserva il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, secondo il quale "per non attendere che sia un'altra generazione ad assistere all'eventuale uscita da questa crisi, e ritrovare nel breve periodo la via della ripresa e della crescita occupazionale, occorre proprio partire dalla creazione di lavoro".

giovedì 28 giugno 2012

La Confindustria vede nero, anzi nerissimo: ”Siamo nell’abisso”


Danni provocati dalla crisi “equivalenti a quelli di un conflitto”. Nel 2013 disoccupazione al 12,4%, 1 milione e 482mila posti in meno rispetto al 2008. L'inflazione sale al 3,3%

ROMA  - Anche "se non siamo in guerra" i "danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto e a essere colpite sono state le parti più vitali e preziose del sistema Italia", rileva il centro studi di Confindustria. Colpite le parti "da cui dipende il futuro del Paese".

I conti pubblici migliorano "vistosamente", ma "si allontana il pareggio di bilancio", secondo il Centro studi. Il deficit pubblico nel 2013 sarà a -1,6% del Pil e non di -0,1% come prospettato a dicembre. Nel 2012 si assesterà invece a -2,6%, in peggioramento di 1,1 punti a causa della crisi.

"Siamo nell'abisso", sottolinea il capoeconomista di Confindustria, Luca Paolazzi, illustrando le stime di via dell'Astronomia sul Pil tagliate rispetto alle precedenti previsioni: per il 2012 al -2,4% (dal -1,6%); per il 2013 al -0,3% (dal +0,6%). La recessione è "più intensa", la ripresa è ora attesa "dalla seconda metà del 2013".

Il 2013 si chiuderà con un milione e 482mila posti di lavoro in meno dal 2008, inizio crisi (in termini di unità di lavoro equivalenti a tempo pieno): era -1 milione e 276mila a inizio 2012. La disoccupazione salirà al 10,9% a fine 2012 e toccherà il record del 12,4% nel quarto trimestre 2013 (13,5% con la Cig). Lo stima Confindustria.
INFLAZIONE Intanto il tasso d'inflazione annuo a giugno risale, passando al 3,3% dal 3,2% di maggio. Lo rileva l'Istat nelle stime preliminari, indicando un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,2%. La principale spinta arriva dall'aumento congiunturale dei prezzi degli alimentari non lavorati, con la frutta fresca cresciuta del 9,6% in un mese. Il carrello della spesa, i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza, e' aumentato del 4,4% su base annua e del 4,2% su maggio.


giovedì 16 febbraio 2012

Giovani tra i 15 e i 24 anni, disoccupazione al 31%. Persi 80 mila posti in nove mesi

ROMA  - L'occupazione dei giovani tra i 18 e i 29 anni continua a calare, "nella media dei primi tre trimestri del 2011 ha subito una flessione del 2,5% (circa 80 mila unità)". E' quanto ha affermato il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, nel corso di un'audizione alla commissione Bilancio della Camera dei deputati.

Guardando alla fascia d'età 15-24 anni la disoccupazione in Italia risulta pari al 31%, "la più alta dopo la Spagna". E' quanto ha affermato il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, nel corso dell'audizione alla commissione Bilancio della Camera dei deputati.

Un'analisi dell'Istat, proposta in via sperimentale per il 2005, "mostra come tra i servizi la quota del sommerso economico raggiunga il 56,8% per l'aggregato degli alberghi e pubblici esercizi e il 52,9% per il lavoro domestico". Lo ha affermato sempreil presidente dell'Istituto, Enrico Giovannini, nel corso dell'audizione, spiegando che "la rilevanza dell'economia sommersa è molto diversificata tra le attività", e raggiunge nei settori citati delle punte.

lunedì 30 gennaio 2012

Ue: raggiunta l'intesa su crescita e occupazione

Monti con Sarkosy e la Merkel all'arrivo al consiglio europeo di Bruxelles
BRUXELLES - Raggiunta l'intesa al Consiglio straordinario di Bruxelles su crescita e occupazione. Ne da' notizia il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, sul suo profilo Twitter. Intanto, l'Ue promuove il nostro Paese: la politica italiana "ha ritrovato il cammino della ragione" ha sottolineato il presidente dell'Eurogruppo e premier lussemburghese Jean Claude Juncker, al suo arrivo al palazzo del Consiglio Ue per il vertice informale dei 27 capi di Stato e di governo. Un incoraggiamento condiviso anche dal premier Mario Monti. L'Italia sta migliorando? "Certo": e' stata la risposta sorridente del presidente del Consiglio al suo arrivo al Palazzo Justus Lipsius.
Monti si dice "ottimista" a propositi dell'intesa sul 'patto di bilancio'. La discussione dei 27 sul "nodo" ancora aperto dell'inserimento del debito pubblico nel paragrafo del trattato intergovernativo sulle sanzioni semiautomatiche per chi non rispetta i criteri dal patto sul deficit eccessivo, secondo quanto riferiscono le fonti italiane, "sta andando bene" dal punto di vista italiano, anche se "finche' non e' chiuso, tutto e' ancora aperto". Per la Repubblica ceca il "fiscal compact e' "difficile da accettare", dice il primo ministro Petr Necas.