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giovedì 24 gennaio 2013

Monti a Davos attacca la Cgil: ha frenato la riforma del lavoro


DAVOS - La riforma del lavoro che abbiamo varato "non è andata avanti abbastanza" e questo "é colpa di un sindacato che ha resistito decisamente al cambiamento e non ha firmato accordo che gli altri avevano firmato". Lo ha detto il premier Mario Monti, in un dibattito al World Economic Forum di Davos, in riferimento implicito alla Cgil:"va cambiata questa cultura".
Uno dei nodi delle elezioni è "quale configurazione politica è più in linea con la necessità di continuare le riforme strutturali. Naturalmente bisogna continuare", ha detto Monti.
"Oggi l'atmosfera verso l'Italia è cambiata e non ho solo sentito la vostra gentilezza, ma anche rispetto e fiducia nella stabilità. Vedo concreto interesse per investimenti nel paese", ha aggiunto Monti che, facendo riferimento al recente passato dell'Italia, ha aggiunto: "No all'illusione che quando il mondo cambia si può rimanere fermi".Vi spiego perché sono fiducioso sul futuro dell'Italia. L'italia è un paese molto diverso da un anno fa".

giovedì 5 aprile 2012

Riforma lavoro: Monti ha accettato il reintegro, ma il limite è un “può” (invece di “deve”) riferito al giudice


ROMA - Alla fine tutto ruota intorno a quel "può". Il giudice "può" e non "deve" reintegrare il lavoratore qualora si accerti la "manifesta insussistenza" del motivo economico per il licenziamento del lavoratore. Su quel "può" Mario Monti ha messo il limite non superabile, con quel "può" ha rassicurato anche Angelino Alfano che la riforma dell'articolo 18 è vera. Perchè nell'impostazione del presidente del Consiglio, le ragioni alla base dell'intervento ci sono tutte, tanto da confessare, in chiusura di conferenza stampa, e dopo aver spiegato per l'ennesima volta il suo punto di vista, "più vado avanti e più mi convinco che è una cosa buona...". E soprattutto, i mercati e gli investitori che il premier vuole richiamare in Italia, non apprezzerebbero ulteriori annacquamenti della riforma.

E così l'accordo trovato nel vertice di palazzo Giustiniani tra il premier e gli 'ABC', si trasferisce nell'articolato che ieri sera è stato trasmesso alle Camere: c'è appunto la possibilità del reintegro anche per i licenziamenti economici, e ci sono le aperture al Pdl sulla flessibilità in entrata.
Monti ottiene per parte sua, a fronte di quel "può", l'impegno ad un ok rapido, con il minor numero di emendamenti possibile da parte dei partiti di maggioranza, perchè - ha ricordato Monti in conferenza stampa - "la tempestività di approvazione sarà quasi importante come la qualità del prodotto dell'iter legislativo". E dunque, la "autorevolezza" dei tre leader è per Monti garanzia che il percorso sarà "sereno". Del resto, anche Monti ha chiarito che oltre le modifiche su cui ci si è accordati non si potrà andare, a rischio di vanificare il giudizio positivo dei mercati e la nuova attrattività dell'Italia come approdo di investimenti: a tutela degli 'investitori', il richiamo alla legge del 2010 che chiarisce come il giudice non possa sindacare sulla gestione aziendale. Insomma, Monti non dice che la riforma è blindata, non annuncia un voto di fiducia, ma fa capire che i margini di modifica ormai sono stati esplorati al loro massimo.

lunedì 26 marzo 2012

Monti dall'Asia: se il Paese non è pronto potremmo lasciare


Mario Monti e il presidente della Sud Corea Lee Myung Bak
SEUL -  "Se il Paese attraverso le sue forze sociali e politiche non si sente pronto per quello che noi riteniamo un buon lavoro non chiederemmo di continuare per arrivare a una certa data". Lo dice il premier Mario Monti da Sdeoul parlando della riforma del lavoro, rimarcando però che il Paese si è mostrato più pronto del previsto.

Crisi? "Rifiuterei il concetto: a noi è stato chiesto di fare un'azione nell'interesse generale. Un illustrissimo uomo politico diceva: 'meglio tirare a campare che tirare le cuoia' (copyright Andreotti ndr). Per noi nessuna delle due espressioni vale perché l'obiettivo è molto più ambizioso della durata ed é fare un buon lavoro". 

venerdì 23 marzo 2012

Napolitano, assist a Monti: “Non credo che con l’articolo 18 stiamo per aprire a una valanga di licenziamenti facili”


GENOVA - "Non credo stiamo per aprire le porte a una valanga di licenziamenti facili sulla base dell'articolo 18". Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rispondendo ad una domanda sulla riforma del mercato del lavoro, ha sottolineato che a suo avviso "era una riforma da fare, normalmente ci sono posizioni contrastanti, ma nbisogna sapere a cosa si riferisce l'articolo 18". La parola deve passare comunque al Parlamento, ha aggiunto il Capo dello Stato.
Analogo il pensiero del segretario del Pd Bersani: "Io sono sereno sul fatto che si vorrà ragionare, senno' chiudiamo il Parlamento, ma non so se, in questo caso, i mercati si tranquillizzano. Il Parlamento c’é' e quindi ne discuteremo". Lo ha detto durante un incontro con i lavoratori delle riparazioni navali, a margine della seconda assemblea nazionale degli Enti locali, in corso a Genova.
"Su tutti i decreti che sono arrivati - ha concluso - il Parlamento e' intervenuto, ha sempre modificato qualcosa". Bersani ha ribadito poi la fermezza del suo partito nella volonta' di spingere verso il modello tedesco. "Noi cerchiamo di tenere assieme questo Paese. Ma, quando si arriva al dunque, alla stretta, noi stiamo con i lavoratori. Ci siamo capiti".