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domenica 22 febbraio 2015

JOBS ACT, minoranza dem sulle barricate

ROMA, 22 febbraio - La minoranza Dem non ci sta. E sul Jobs Act attacca senza se e senza ma Matteo Renzi colpevole di aver schiaffeggiato il Pd e di aver creato una gran brutta frattura con il Parlamento. Renzi ha voltato le spalle a quanto era stato deciso dalle Commissioni parlamentari e a quanto era stato votato all'unanimità dal gruppo Pd, tuonano Fassina, Cuperlo,D'Attorre.

Le critiche della Boldrini: "Un uomo solo al comando" - E non sono gli unici a riservare critiche al premier. Severa è infatti anche la posizione della presidente della Camera, Laura Boldrini, che lamenta come il governo abbia ignorato il Parlamento: bisognava considerare le Commissioni, avvertendo anche e soprattutto dei pericoli "dell'uomo solo al comando".

Minoranza dem: "Pronti a lottare sull'Italicum" - E se il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, ribadisce che "chi ha voti va avanti", anche la sinistradem ribadisce che andrà avanti, sull'Italicum ad esempio: "Ci batteremo per modificarlo". Tuonano anche i sindacati: "Il governo ha deciso da solo ed ha deciso male", dice Annamaria Furlan; la Cgil chiosa: "Solo ammuina, così non si cambia verso".

Fassina: "Pericolo per la democrazia del Paese" - Poco importa che il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, spieghi che "nel 2015 possiamo 'regalare' all'Italia 100-200mila occupati in più". Quello vissuto dalla sinistradem è stato quasi più di un tradimento. "Un pericolo per la democrazia, del Paese e del partito, una deriva plebiscitaria della democrazia", per dirla con Fassina.

"L'Odg votato dalla direzione nazionale del Pd è stato ignorato - spiega - le raccomandazioni ricevute dalle Commissioni parlamentari sono state ignorate, pareri che sono stati votati all'unanimità dal gruppo Pd, maggioranza e minoranza. Questo è un vero e proprio schiaffo al gruppo parlamentare del Pd ed una frattura con il Parlamento. Mi chiedo quale sia il pluralismo interno al partito". Per cosa, poi? "Per una propaganda - tuona ancora Fassina - per qualcosa che riporta l'Italia agli anni Cinquanta, una beffa per i precari ed un danno per i lavoratori".

Cuperlo: "Con Jobs Act persa dignità dei lavoratori" - "Altro che giornata storica, come dice il nostro presidente del Consiglio - carica Gianni Cuperlo - I lavoratori sentono di aver perso qualcosa della loro storia e della loro dignità". E c'è poi Alfredo D'Attorre che parla di un prima - "quello delle promesse di Renzi, della cancellazione di tutte le forme di precariato" - e di un dopo, "quello dell'addio alle tutele". Insomma, "questa è la dimostrazione che Renzi, quando può, ignora il consenso del Pd", dice ancora D'Attorre. E questo essere messi nell'angolo, "ancora una volta", dal premier e soprattutto dal loro segretario, alla sinistradem proprio non va giù.

Serracchiani: "La Boldrini si ricordi che ricopre un ruolo terzo" -Critiche di metodo, dunque. Come quelle della Boldrini alle quali risponde a muso duro Debora Serracchiani: "Spiace che la Presidente della Camera che ricopre un ruolo terzo, di garanzia, si pronunci in questo modo sulle riforme portate avanti dal governo, sapendo bene che il parere delle Commissioni non è vincolante. Quanto all'uomo solo al comando, ricordo sommessamente che il Pd è una squadra di donne e di uomini, che portano avanti un lavoro di gruppo, uno sforzo comune, un'idea di futuro insieme".

Cisl: "Jobs Act è gravissimo errore" - Ma le critiche sono anche di merito. Per la Cisl, con il suo segretario generale, Annamaria Furlan, "manca la svolta", ed è stato commesso un "gravissimo errore" sui licenziamenti collettivi. Certo, c'è un passo in avanti con il contratto a tutele crescenti ma è troppo limitato lo sfoltimento dei contratti. E il merito lo chiama in causa anche la sinistradem per la quale Renzi ha fatto passare la linea europea della flessibilizzazione e svalutazione del lavoro. Non a caso il pacato Cuperlo alla fine decide di rivolgersi proprio al ministro Poletti. "Noi non siamo tifosi del Feyenoord, noi non stiamo qui per sfasciare la Barcaccia - dice -. Pensiamo che la sinistra possa dare una mano a fare la riforma del lavoro perché noi sappiamo bene cosa significa dignità del lavoro. Voi forse no".

Alfano: "Con Renzi fino al 2018" - Se in casa Pd le cose non vanno nel migliore dei modi, Renzi incassa invece l'appoggio di Angelino Alfano. Ncd rivendica compatto il "senso di responsabilità" della sua linea politica e, in nome di quello, chiede al premier Matteo Renzi un Patto di altri tre anni per portare a termine le riforme. "Noi siamo pronti a rinnovare il patto di governo fino al 2018 - ha scandito Alfano -. Senza di noi non ci sarebbe questo governo che, con responsabilità, sta ottenendo risultati straordinari sulle riforme".

venerdì 26 dicembre 2014

JOBS ACT, Cgil: lesi i diritti collettivi e individuali. Fassina, dettato dalla Troika

ROMA, 26 dicembre - Nuove critiche dalla Cgil al governo dopo l'approvazione del Jobs Act. Le nuove misure, sottolinea il sindacato, danno "il via libera alle imprese a licenziare in maniera discrezionale lavoratori singoli e gruppi di lavoratori". "Più che di rivoluzione copernicana - viene chiarito - siamo ad una delega in bianco alle imprese a cui viene appaltata la crescita. Queste misure ledono diritti collettivi ed individuali".

"Purtroppo, i primi due decreti attuativi della Delega Lavoro confermano l'obiettivo vero dell'intervento: ulteriore svalutazione del lavoro, data l'impossibilità di svalutare la moneta, per puntare illusoriamente a crescere via export. Insomma, un'altra tappa del mercantilismo liberista raccomandato dalla Troika". Lo scrive il deputato Pd Stefano Fassina sul blog dell'Huffington Post. "Non è una rivoluzione copernicana. È una rivoluzione conservatrice, un cambiamento regressivo", attacca.

mercoledì 24 dicembre 2014

CdM: via libera al decreto sul contratto a tutele crescenti e a quello su Taranto

ROMA E' durata  quasi tre ore la riunione del Consiglio dei ministri terminato attorno alle 16. Il Cdm ha approvato il decreto attuativo del Jobs act sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti (in sostanza un contratto che determinato diventa a tempo indeterminato, con le imprese premiate da sgravi fiscali), la modifica dell’articolo 18 e i nuovi indennizzi in caso di licenziamento illegittimo. Nel decreto  non c'è l'opting out, la possibilità cioè per il datore di lavoro di «superare» il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato con un super-indennizzo. Opzione su cui insisteva Ncd.  "Lo scarso rendimento non è previsto, mettiamoci in testa che sarebbe stata una polemica solo di applicazione giurisprudenziale. Il datore di lavoro può comunque intervenire per licenziamento economico". Lo ha detto il premier Matteo Renzi al termine del cdm parlando del Jobs act.Ai licenziamenti collettivi "è esteso lo stesso regime" dei licenziamenti individuali.
Approvato anche il decreto su Taranto, che prevede il passaggio del gruppo Ilva all'amministrazione straordinaria con una modifica alla legge Marzano che contempli l'estensione alle imprese strategiche. In questo modo l'Ilva potra' riprendere la produzione nel rispetto dei parametri di sicurezza ambientale. I fondi, che proverrano anche dalle somme sequestrate e saranno destinate all'adempimento delle prescrizione Aia, saranno vincolati al risanamento ambientale; prevista per questo una contabilita' speciale separata. Per la città di Taranto sono previsti fondi per le bonifiche, risorse per il Porto e per il Museo. 
Il consiglio dei ministri ha anche dato il via libera al decreto attuativo della delega fiscale sulla certezza del diritto
Buone notizie per i precari delle Province: "Prorogati i contratti", annuncia su Twitter il ministro Marianna Madia. 
"Con il Jobs act sarà più facile assumere, non licenziare", torna ad evidenziare il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ribadendo anche che le nuove regole si applicano soltanto ai nuovi assunti ("quelli che hanno già un contratto mantengono lo Statuto del passato"), per loro, per i quali oggi "avere un contratto a tempo indeterminato sembra una chimera, il sistema sarà più semplice e flessibile". 

Il Consiglio dei Ministri ha approvato la legge europea 2014. Lo annuncia il sottosegretario Sandro Gozi. E, interpellato, spiega che è stato fatto il punto sulle infrazioni: si scende dalle 121 di marzo a 89. "Con questa legge - anticipa - puntiamo a chiuderne altre 10 e a risolvere 7 casi di precontenzioso EUpilot".

mercoledì 3 dicembre 2014

Jobs act, sì definitivo del Senato

ROMA - L'Aula del Senato ha dato il via libera definitivo alla delega sul lavoro, ormai conosciuta come Jobs Act, per la quale il governo ha chiesto il voto di fiducia. Hanno detto sì 166, no 112, 1 astenuto. ntanto nel pomeriggio a Roma si sono registrati momenti di tensione al corteo contro il Jobs act con cariche sui manifestanti. Secondo quanto si è appreso da fonti polizia, si è trattato di un "intervento di contenimento" dopo diversi tentativi da parte dei manifestanti di forzare i cordoni delle forze dell'ordine. La carica di alleggerimento è avvenuta su via delle Botteghe Oscure. Secondo gli organizzatori del corteo ci sarebbero almeno tre feriti fra i manifestanti. Si tratterebbe di due studenti di Napoli e di un precario.

SENATO, il governo pone la fiducia sul Jobs Act

ROMA - Il ministro del lavoro Giuliano Poletti ha posto la questione di fiducia in Aula al Senato sulla delega al governo per la riforma del lavoro, il cosiddetto Jobs act. "Il testo sul lavoro è stato significativamente cambiato e significativamente migliorato", ha detto Poletti durante la replica del governo in Aula al Senato. Si tratta aggiunge: "di un riconoscimento del lavoro del parlamento che il governo accoglie positivamente". Il ministro ha quindi ringraziato il Parlamento e ha precisato che "il lavoro è una delle questioni essenziali" su cui lavorare. Occorre agire perché la situazione di stallo in cui è caduto il nostro Paese possa cambiare radicalmente. "Possiamo discutere sui numeri della disoccupazione, - sono le parole del ministro - degli occupati e degli inattivi e riflettere su come vanno interpretati. Ma oggi siamo di fronte a un dato di fatto, c'e' una pesantissima crisi, una situazione di stallo nel nostro paese, una caduta degli investimenti e dei consumi interni e dell'occupazione. Questo e' il risultato di anni e anni".
Alle 15 ha preso il via la discussione generale sulla richiesta di voto di fiducia da parte del governo sul jobs act e alle 19 comincerà la prima chiama. 

E, intanto, momenti di tensione a Roma al corteo contro il jobs act. I manifestanti hanno tentato di forzare il cordone delle forze dell'ordine e c'è stato anche un lancio di uova contro gli agenti. E' accaduto in corso Vittorio Emanuele davanti al Dipartimento della Funzione pubblica. I manifestanti hanno acceso anche fumogeni. I manifestanti che hanno tentato di sfondare il cordone delle forze dell'ordine per arrivare davanti al Senato sono stati respinti. 

martedì 18 novembre 2014

Accordo sul JOBS ACT: reintegro su “specifiche fattispecie” dei licenziamenti disciplinari

ROMA - Il diritto al reintegro nel posto di lavoro sarà limitato ai licenziamenti nulli e discriminatori e ''a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato''. E' quanto prevede l'emendamento del governo al Jobs act che sarà presentato in commissione Lavoro alla Camera e sul quale dovrebbe esserci l'accordo in maggioranza. Per i licenziamenti economici viene esclusa la possibilità del reintegro nel posto di lavoro prevedendo "un indennizzo economico certo e crescente con l'anzianità di servizio". Per l'impugnazione del licenziamento verranno previsti "tempi certi".
In mattinata il ministro dell'Interno Angelino Alfano aveva fatto sapere che, dopo giorni di tensione, l'accordo sul lavoro con il Pd era vicino. "Siamo vicinissimi ad un accordo con il Pd sul lavoro: ho sentito stanotte il senatore Maurizio Sacconi e credo che ci siamo", aveva detto ad Agorà. 
Diretta streaming "pirata" dalla Commissione Lavoro alla Camera ad opera dei deputati M5s.
I 'portavoce' 5 Stelle hanno deciso di diffondere online sulle diverse piattaforme del Movimento il lavoro che stanno facendo "contro il Jobs Act, la precarizzazione del lavoro e il controllo dei lavoratori".

   

giovedì 13 novembre 2014

IL PD trova un accordo sulle modifiche al Jobs Act, al Senato niente voto di fiducia

ROMA - E' stato trovato un accordo all'interno del Partito democratico sul Jobs act. "Abbiamo deciso di fare modifiche rilevanti. Non ci sarà la fiducia sul testo uscito dal Senato ma ci sarà un lavoro in commissione. Si riprenderà l'odg approvato in Direzione", spiega il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza. "Il Parlamento incide, non è un passacarte". Ma Ncd avverte: "L'intesa raggiunta è inaccettabile, serve vertice con alleati".
 Con il ritorno all'odg della Direzione del Pd sul Jobs act, torna anche il diritto al reintegro per i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare. Verranno infatti introdotti, in commissione, nel testo di riforma del mercato del lavoro.
 "Chi voleva aprire fronti nel Pd ha avuto una buona risposta. Il partito in commissione Lavoro ha saputo svolgere un lavoro serio, un confronto di merito, trovando un punto condiviso che responsabilmente impegna tutti". E' il commento del vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, sulla mediazione raggiunta sul Jobs Act. 
 "C'è un accordo larghissimo, ora si stanno definendo i dettagli ma il punto politico è l'articolo 18". Così il presidente del Pd, Matteo Orfini, al termine della riunione. Nella delega sarà recepito il testo della direzione Pd sul reintegro su alcuni tipi di licenziamenti, il cui elenco arriverà coi decreti delegati.
 Se è tornato il sereno in casa Pd, lo stesso non si può dire nella maggioranza. Ncd, infatti, alza la voce: "Se il testo è quello descritto dalle agenzie non è accettabile". Il Pd non ha ancora la maggioranza assoluta nelle due Camere, nelle quali peraltro non è ancora stato superato il sistema paritario. Il Nuovo Centrodestra vuole discutere ora in una riunione di maggioranza le eventuali modifiche alla delega. Altrimenti si rompe la coalizione", dichiara Maurizio Sacconi. 

 "Non servono nuovi vertici di maggioranza". Così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha replicato al Nuovo centrodestra che critica l'accordo trovato in seno al Pd sulle modifiche al testo. "Stiamo discutendo con tutti in Aula. E' sufficiente il lavoro in Parlamento", ha ribadito.

giovedì 9 ottobre 2014

JOBS ACT, Bersani e Fassina polemici, Camusso pronta alla battaglia

ROMA - "Voglio credere che ci siano spazio e tempo per le modifiche" sul Jobs Act alla Camera. L'ex segretario Pd Pier Luigi Bersani lo afferma a margine di una conferenza a Montecitorio, mentre la Cgil accusa il governo di aver compiuto, ponendo la fiducia, "una palese forzatura che ha compresso il dibattito parlamentare, posto le basi per un'ulteriore precarizzazione dei giovani, tolto diritti invece di estenderli, aperto spazi all'arbitrio e al sopruso".
"In assenza di modifiche significative" sul Jobs Act "io ritengo che la manifestazione della Cgil del 25 ottobre sia utile e quindi andrò in piazza". Lo spiega il deputato "dissidente" Pd Stefano Fassina a margine di una conferenza stampa a Montecitorio. Fassina ha quindi sottolineato di non essere "disposto a votare la delega sul lavoro come uscita dal Senato". E sulla volontà del governo di accelerare l'esame del Jobs Act in vista della legge di stabilità Fassina precisa: "La legge arriva in Aula a metà novembre, ci sono tutti i tempi per una discussione approfondita in commissione. Non è un problema di tempi, ma di volontà politica del governo. Se c'è facciamo un testo utile ai lavoratori", osserva.
 Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, la fiducia incassata dal governo sul Jobs Act non chiude la battaglia. "Sapevamo che il Senato avrebbe votato, era assolutamente chiara la volontà del governo ma come abbiamo detto anche programmando la manifestazione del 25 ottobre, non è sufficiente il voto del Parlamento per decidere che questa battaglia è finita". 

 Rispondendo a una domanda sull'eventualità che le altre organizzazioni sindacali possano unirsi alla manifestazione del 25 ottobre, la Camusso ha quindi spiegato che "bisogna avere la pazienza di guardare un movimento che cresce e nel frattempo non avere la preoccupazione che il tempo sia contro di noi. Il tempo è con noi". 

RENZI, fiducia alla grande (165 sì e 11 no) sul Jobs Act. “E’ andata molto bene”

ROMA - "Stanotte in Senato è andata molto bene. Mi sembra che stia crescendo il sostegno" al Governo "anche in Senato. Il margine è molto forte: 165 a 111 (e 2 astenuti). Sono molto contento del risultato numerico”. Lo dice MatteoRenzi, arrivando stamattina al Nazareno 
Si tratta, secondo quando si apprende dai Dem, della "fiducia più alta dopo quella per le dichiarazioni programmatiche del premier". Con il voto al Jobs act, il governo Renzi incassa la sua ventiquattresima fiducia.
I tre senatori Dem più ostili alla riforma: Corradino Mineo, Felice Casson, Lucrezia Ricchiuti non hanno partecipato al voto. Walter Tocci, invece, ha detto sì, ma poi ha annunciato che subito dopo si sarebbe dimesso da senatore. “Farò di tutto perché Walter Tocci, che è una persona che stimo molto,continui a fare il senatore". Così risponde il premier Matteo Renzi a chi gli chiede di commentare la decisione. Tito Di Maggio del Gruppo per l'Italia ha detto "no", in dissenso dal proprio gruppo che si è espresso a favore.
Ha invece "bluffato" la Lezzi del M5S: ha chiesto di intervenire in Aula perché avrebbe votato contrariamente alle direttive del gruppo e invece poi ha gridato il suo "no" forte e chiaro passando sotto i banchi della presidenza. E per questo si è beccata un "richiamo" da parte del presidente del Senato Pietro Grasso.
Hanno invece detto sì alla delega, contrariamente alle aspettative, un ex M5S, Lorenzo Battista, e un ex Lega Michelino Davico.

"Gli italiani sono stanchi delle sceneggiate di alcuni senatori". Dopo il via libera alla fiducia sul Jobs Act al Senato "rimane l'amarezza perché i lanci di libri" contro la presidenza "sono immagini tristi per i cittadini che si domandano che senso abbia". Lo dice  Renzi. "Noi andiamo avanti", ribadisce.

mercoledì 8 ottobre 2014

JOBS ACT: al Senato pomeriggio di nuove risse

ROMA -  Nell'Aula del Senato è scoppiata una seconda bagarre quando il presidente Pietro Grasso ha messo in votazione le richieste di variazione del calendario. Lega e M5s hanno occupato i banchi del governo, e contro Grasso c'è stato anche un lancio di fogli e libri, tra cui il regolamento del Senato. Dopo l'ostruzionismo delle opposizioni che ha tenuto bloccata l'Aula del Senato per oltre un'ora, il presidente del Senato Pietro Grasso ha messo ai voti tutte insieme le varie proposte di modifica del calendario che erano state avanzate con l'obiettivo di far slittare il voto di fiducia sul Jobs Act. Ma tutte sono state respinte dall'Aula di Palazzo Madama.

Nuova rissa al Senato - Una terza rissa è scoppiata dopo che Grasso ha sospeso la seduta per 40 minuti in attesa del parere della Commissione Bilancio di palazzo Madama, che deve completare l'esame del provvedimento su cui e' stata posta la fiducia. A quanto pare sono venuti quasi alle mani la capogruppo di Sel Loredana De Petris e il senatore del Pd Roberto Cociancich. I colleghi e gli assistenti d'Aula sono intervenuti a separarli.


Renzi: "Possono contestarci, ma cambieremo il Paese" - Interpellato sulle contestazioni in Senato, il premier ha risposto: "Possono contestarci ma la verità vera è che noi questo Paese lo cambiamo". E ancora: "Al Senato porteremo a casa il risultato oggi, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi: non molliamo di un centimetro e con tenacia raggiungeremo l'obiettivo". 

Jobs Act, il ministro Boschi chiede la fiducia, urla e proteste dei grillini al SENATO

La protesta di un grillino in Senato
ROMA - Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha chiesto il voto di fiducia sul Jobs Act. Urla, proteste e un lungo applauso ironico si sono levati dai banchi del M5S in Aula del Senato nel momento in cui il ministro Boschi, ha annunciato la fiducia sul Jobs Act. "Fuori", "a casa" hanno gridato i senatori 5S prima che la seduta fosse sospesa. Il presidente del Senato Pietro Grasso, a causa delle proteste, ha sospeso la seduta dell'Aula del Senato durante l'intervento del ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Sospeso da parte del presidente Grasso il capogruppo M5S Vito Petrocelli. I senatori M5S, incluso il capogruppo Vito Petrocelli espulso dal presidente Grassosono usciti dall'Aula del Senato fino alle 16 quando inizia una nuova seduta. 

Intanto e' pronto un documento stilato dalla minoranza Pd sul Jobs Act. Il documento - spiega il senatore Democrat Miguel Gotor - presenta le firme di 26 senatori e 9 deputati, membri della Direzione Pd, e sarà presentato al Senato alle ore 17.

Jobs Act (senza l’articolo 18), oggi la fiducia al Senato

ROMA -  Il Governo presenta l'emendamento al Jobs Act nella tarda mattinata in Senato. E' quanto riferiscono fonti del governo e parlamentari.  riguardante il Jobs Act, su cui il Senato quest'oggi voterà la fiducia. Non dovrebbe esserci alcun riferimento all'articolo 18, cioè alla possibilità di reintegrare il lavoratore nei casi di licenziamento illegittimo. In cambio però ci sarà la concessione di sgravi fiscali al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che diventa la forma di contratto privilegiata e di riferimento. Contratto che sarà anche quello più conveniente da applicare, riporta Repubblica, grazie a "vantaggi su oneri diretti e indiretti". In pratica meno contributi (previdenziali e assistenziali) da accompagnare, nei primi anni, ad esempio tre, alla deducibilità del costo del lavoro per i nuovi assunti dell'Irap o a specifici bonus.
Sull'articolo 18 invece, mai entrato nel Jobs Act, il ministro del Lavoro Poletti spiegherà il percorso che intende seguire il governo per togliere il reintegro in tutti i casi illegittimi di licenziamento economico, risarcito solo con l'indennizzo. Ma lasciarlo, come promesso al Pd, per quello discriminatorio e quello disciplinare "tipizzato", ovvero in casi specifici, tutti però ancora da scrivere.

La fiducia verrebbe posta in tarda mattinata e il voto si svolgerà in serata.

martedì 7 ottobre 2014

Il FMI promuove il Jobs Act, ma rivede al ribasso la stima della crescita in Italia

NEW YORK - Non male ma neanche bene. Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale non incoraggiano. La ripresa stenta più o meno ovunque,soprattutto in Italia ma anche nel resto del mondo - unica differenza gli Stati Uni d'America, che si confermano come locomotiva globale in questa fase di congiuntura. Il Fondo in compenso promuove il Jobs Act. 
''Mi piace lo spirito della riforma del lavoro'' italiana: la ''dualità del mercato è un grande problema, crea due classi di cittadini e questo non è desiderabile'', afferma il capo economista del Fmi, Olivier Blanchard secondo cui ''the unique contract, il contratto unico è la strada da seguire''.
Il Fmi rivede infatti al ribasso le stime di crescita per l'Italia nel 2014 e 2015. Il pil calerà quest'anno dello 0,2% (-0,5 punti percentuali rispetto a luglio) e tornerà positivo nel 2015 con +0,8% (-0,3 punti). Il -0,2% del 2014 segue il -2,4% del 2012 e il -1,9% del 2013. Fanno meglio Spagna(+1,3% 2014 e +1,7% nel 2015) e Grecia (+0,6% e +2,9%).
Male anche l'occupazione. Il tasso di disoccupazione in Italia si attesterà quest'anno al 12,6%, per poi scendere però al 12% nel 2015. Il dato è comunque superiore alla media dell'area euro (11,6% nel 2014 e 11,2% nel 2015). Spagna e Grecia fanno peggio: i loro tassi di disoccupazione resteranno sopra il 20% nel 2014 e nel 2015.
Sul fronte del debito - tasto sensibile, specie per gli operatori finanziari internazionali - luci e ombre. Il debito italiano si attesterà infatti quest'anno al 136,7% del pil, in aumento rispetto al 132,5% del 2013. Nel 2015 il debito sarà al 136,4%, per scendere al 125,6% nel 2019.
Detto questo, il Fondo lima anche le stime di crescita per l'economia globale. Il pil quest'anno salirà del 3,3% (0,1 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di luglio), per poi accelerare al 3,8% nel 2015 (-0,2 punti percentuali). La ripresa - afferma il Fmi - è ''mediocre'' e ''incerta'': i rischi al ribasso sono aumentati. Fmi rivede al ribasso le stime di crescita di Germania e Francia. Il pil tedesco crescerà nel 2014 dell'1,4% e nel 2015 dell'1,5%, rispettivamente 0,5 e 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di luglio. L'economia francese si espanderà quest'anno dello 0,4% (-0,4 punti) e il prossimo dell'1,0% (-0,5 punti).

Tutta un'altra storia negli Usa. Gli Stati Uniti infatti accelerano. Il pil americano crescerà quest'anno del 2,2%, 0,5 punti percentuali in più rispetto alle stime di luglio. Per il 2015 è confermata una crescita del 3,1%. Lo prevede il Fmi, confermando le stime per Cina (+7,4% pil 2014 e +7,1% pil 2015). Per l'India la stima è di +5,6% per il 2014 (+0,2 punti) e del +6,4% nel 2015 (invariata).

lunedì 6 ottobre 2014

Il GOVERNO ha deciso: fiducia sul Jobs Act


ROMA - Il Cdm, riunito nel tardo pomeriggio, ha autorizzato il ministro Maria Elena Boschi a porre la questione di fiducia sul Jobs act, malgrado gli “avvertimenti” della minoranza interna, che infatti reagisce male, in particolare con Fassina (“ci saranno conseguenze politiche”). Voto favorevole annuncia il Ncd, FI è orientata per il no come Fratelli d’Italia e Lega (e naturalmente il M5S).

JOBS ACT, alta tensione nel Pd sull’ipotesi fiducia

ROMA - Alta tensione nel Pd sull'ipotesi di fiducia al ddl delega sul jobs act. Il governo potrebbe autorizzarla nel Consiglio dei ministri convocato per le 18. Ma Civati avverte Renzi: 'La fiducia sulla legge delega, che è già uno strumento fiduciario, sarebbe segno di rottura'. E anche Fassina minaccia 'conseguenze politiche'. Da Fi Toti chiarisce: 'Non voteremmo la fiducia'. Il governo, intanto, ha convocato per domani alle 8 i sindacati per un confronto sulla riforma del lavoro e per le 9 Confindustria, Rete imprese Italia e Alleanza delle cooperative. La leader della Cgil Camusso attacca Renzi: 'Come la Thatcher non dialoga, siamo pronti al confronto ma anche al conflitto'.

Intanto Mineo dà l'aut aut al premier: ''dovrà scegliere tra minoranza Pd e Ncd "Il documento approvato in Direzione parla di tutele importanti, di un'agenzia del lavoro, di abolire tutti i contratti impropri, tutto questo è contenuto nei sette emendamenti presentati dalla minoranza democratica, quindi tocca a Renzi dire se li fa propri o meno". Lo ha detto Corradino Mineo, senatore del Partito Democratico a La Telefonata di Belpietro. "Se non lo fa dirà che avrà scherzato, se invece li prenderà in considerazione avrà dall'altro lato un Sacconi che non ne vuole sapere. Tocca a lui scegliere", ha concluso Mineo. 'No a delega in bianco'.

lunedì 29 settembre 2014

ORE 17, inizia la resa dei conti Renzi-minoranza alla direzione Pd sul Jobs act

ROMA - Il premier Matteo Renzi, alle 17 si confronterà in diretta streaming con la direzione del Pd in quella che si preannuncia come una resa dei conti sul Jobs Act con la minoranza del partito. Renzi va deciso avanti, propone un programma per eliminare il precariato e regole nuove sul lavoro, e dice no a battaglie ideologiche sull'art.18, perché prima di tutto il problema è garantire l'occupazione. 
 “Matteo Renzi ieri su RaiTre ha detto "cose anche stravaganti, ragionamenti del tipo: 'siccome abbiamo pochi occupati, e molti disoccupati, togliamo l'art. 18'. In Germania ne hanno più di occupati, e hanno l'art. 18. Forse viene il dubbio che non c'entri un tubo l'art. 18". Lo dice Pier Luigi Bersani in un'intervista a Fabio Volo su Radio Deejay.
"Non correte: servono robuste correzioni". Così Matteo Orfini, presidente dell'assemblea Pd e leader dei Giovani turchi, risponde su Twitter a chi afferma che i 'Turchi' si apprestano a votare sì in direzione alla proposta di Matteo Renzi sul Jobs act. "Su alcune" correzioni "sono arrivate risposte positive, su altre no", afferma Orfini.
Dopo un incontro durato oltre tre ore i leader di Cgil, Cisl e Uil"hanno deciso di proseguire il confronto per l'elaborazione della piattaforma unitaria". La leader della Cgil, Susanna Camusso, dice di essere "ottimista" sull'esito del confronto tra sindacati per una posizione unitaria su Jobs Act e articolo 18. Oggi "c'è stata una buona discussione, molto utile e molto interessante". Mentre, sottolinea, "non c'è una notizia di divisioni, c'è invece un lavoro che stiamo facendo insieme". L'attesa dei sindacati è imposta anche "dall'incertezza su quali saranno le scelte del governo".


mercoledì 24 settembre 2014

RENZI a New York: il Jobs act non è rinviabile. Lunedì si discute, si decide e poi si voterà assieme

ROMA - "Non è pensabile che ci siano poi dei momenti in cui ci si ferma e ci si tiri indietro. Noi siamo per parlare con tutti, ma ci sono cose che in Italia vanno fatte". Così il premier Matteo Renzi a New York rispondendo ad una domanda sul Jobs act spiegando che la riforma "non è rinviabile". "Lunedì presenterò in direzione le mie idee" sulla riforma del lavoro, che "sono condivise", poi "ci sarà un dibattito, si discute e alla fine si decide, si vota e si fa tutti nello stesso modo, si va tutti insieme".    
 "Siccome vedo che ci sono offerte di voti in circolazione" sulla delega lavoro, "vale la pena ricordare che su questo tema i voti hanno colore politico". Così Rosy Bindi risponde a chi le domanda della possibilità che Forza Italia voti il Jobs act. "Il lavoro, come la finanziaria e la giustizia, sono temi che riguardano l'azione di governo e per i quali viene prima la maggioranza e poi gli altri. Non è come per le riforme costituzionali che vanno fatte con tutti", sottolinea.

   

venerdì 19 settembre 2014

JOBS ACT, scontro Renzi-Cgil e Bersani preannuncia battaglia

ROMA - Scontro tra il premier, Mattero Renzi, e la Cgil sull'Art.18 dello Statuto dei lavoratori. "A quei sindacati che vogliono contestarci", afferma in un video il presidente del consiglio, io "chiedo: dove eravate in questi anni quando si è prodotta la più grande ingiustizia, tra chi il lavoro ce l'ha e chi no, tra chi ce l'ha a tempo indeterminato e chi precario" perché "si è pensato a difendere solo le battaglie ideologiche e non i problemi concreti della gente. Sono i diritti di chi non ha diritti quello che ci interessa: li difenderemo in modo concreto e serio", dice ancora Renzi, che, rivolto al sindacato guidato da Susanna Camusso, dice: "Non siamo impegnati in uno scontro del passato, ideologico", "non vogliamo il mercato del lavoro di Margareth Thatcher, ma un mercato del lavoro giusto", con "cittadini tutti uguali".
Sul lavoro "saranno presentati molti emendamenti, non solo sul reintegro in caso di licenziamento ingiusto, perché se l'interpretazione è quella sentita da Sacconi e altri, allora non ci siamo proprio". L'avvertimento arriva da Pier Luigi Bersani, che commenta così il Jobs Act. E precisa: "Andiamo ad aggiungere alle norme che danno precarietà ulteriore precarietà, andiamo a frantumare i diritti, non solo l'articolo 18 e allora sarà battaglia". "Noi abbiamo assolutamente bisogno di una riforma - ha sottolineato l'ex segretario del Pd - ma si rischia che si perda l'occasione per una riforma vera. Renzi vuole avvicinarsi al modello tedesco ma così facendo ci stiamo allontanando da quel modello, in questi giorni c'è spazio per riflettere e per fare una riforma seria che riconosca i diritti dei lavoratori e non li cancelli o li frantumi. La riforma ci vuole ma deve essere seria e non certo una bandierina da sventolare di fronte agli elettori o all'Europa"

"Non voglio credere - ha proseguito Bersani - che ci sia l'idea di fare un braccio di ferro inutile e sterile: servono novità. Se il neo assunto non ha tutte le garanzie, come gli altri suoi colleghi, va bene purché sia solo per un breve periodo. Però a un certo punto bisogna arrivare alla pienezza delle tutele, compreso (e questo deve esser garantito sin da subito) il reintegro in caso di licenziamento ingiusto che esiste in tutta Europa. Se Sacconi deve innalzare una bandiera, lo faccia pure: è un suo problema, certo non può essere un problema del Pd che piuttosto deve pensare solo a riformare l'Italia".

mercoledì 17 settembre 2014

JOBS ACT: previsto il contratto a tutele crescenti per i neo assunti

ROMA - "Per le nuove assunzioni" viene previsto "il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all'anzianità di servizio". E' l'emendamento presentato dal governo al Jobs act ed in particolare all'articolo 4 sul riordino delle forme contrattuali.
Il governo graduerà le tutele ed il periodo in cui saranno crescenti nel decreto delegato: lo ha spiegato il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, a margine della riunione in commissione Lavoro del Senato, dove è è stato presentato l'emendamento del governo al Jobs act,. "Se il Parlamento fa la delega, il governo eserciterà la delega. Se si impantana, potremmo agire con la decretazione d'urgenza", come affermato ieri dal premier. "Siccome penso che il Parlamento agirà", il governo procederà con i decreti delegati, ha affermato Bellanova, rispondendo ad una domanda sull'ipotesi di un intervento con decreto legge. Stamattina è stato depositato in commissione Lavoro del Senato l'emendamento del governo d'intesa con il relatore del provvedimento, Maurizio Sacconi (Ncd), e dopo la riunione della maggioranza con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.
Nell'emendamento del governo all'articolo del Jobs act che riguarda la delega sul riordino delle forme contrattuali, anche per sfoltirle, si indica l'obiettivo di un "Testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali - aggiunge il testo presentato dal governo d'intesa col relatore - e dei rapporti di lavoro".
L'emendamento prevede l'introduzione, "eventualmente anche in via sperimentale, del compenso orario minimo" applicabile ai lavoratori subordinati viene estesa ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa
Sacconi soddisfatto per riforma art.18-Statuto -  "Esprimo piena soddisfazione per il nuovo testo dell'articolo 4 della delega sul lavoro", ha detto il relatore Mauriurizio Sacconi. "La nuova formulazione prevede un testo unico semplificato sulla disciplina complessiva dei rapporti di lavoro, sostitutivo dello Statuto dei lavoratori con particolare riguardo ai tanto discussi articoli 4, 13 e 18". Con la delega c'è "la revisione delle tutele nel contratto a tempo indeterminato (art.18)". "la mediazione" è l'applicazione del contratto "a tempo indeterminato" a tutele crescenti "alle nuove assunzioni". Con indennizzo proporzionato all'anzianità e dunque senza il reintegro dell'art.18."A regime sarà per tutti quello".
Taddei (Pd), Renzi non ha detto abroghiamo l'art.18 -   "Il tema non è l'articolo 18 ma l'estensione delle tutele". Lo afferma il responsabile economico del Partito Democratico Filippo Taddei intervenendo alla trasmissione radiofonica Radio Anch'io. "Renzi ha detto - sottolinea Taddei - estendiamo le tutele, superiamo l'apartheid non abroghiamo l'articolo 18. Questo è il solito discorso che parte per la tangente", conclude. 
Cgil affila le arrmi - Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha chiesto al Direttivo di dare mandato alla segreteria per valutare iniziative di mobilitazione e il primo passo da fare sarebbe aprire una discussione con Cisl e Uil per possibili forme di mobilitazione unitaria, con al centro il lavoro. E' quanto emerso da fonti presenti al Direttivo.
Damiano, da destra letture di bandiera - "La delega sul lavoro andrà definita con i decreti attuativi. L'emendamento del governo lascia aperte molte interpretazioni. Leggere questo testo con posizioni di bandiera e di comodo, come stanno facendo alcuni esponenti della destra, non serve". Così Cesare Damiano (Pd), che annuncia: la "battaglia continuerà" sulla "difesa dell'art. 18".

Boccia, avanti con le riforme, l'art.18 è superato - "Su lavoro avanti con riforme proposte da Matteo Renzi. Bene ipotesi modello tedesco con mediazione di Cesare Damiano. Non fermiamo il confronto". Lo scrive su Twitter Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera. "L'articolo 18 ormai è superato nei fatti - aggiunge ancora Boccia - sarebbe inutile e controproducente fossilizzare il confronto sul tema del lavoro soltanto su questo. Fa bene, invece, il governo ad andare avanti con la sua linea riformatrice. Anzi, io dico di accelerare e non perdere altro tempo. Occupiamoci di chi un lavoro non ce l'ha, occupiamoci dei figli dell'economia digitale, visto che 44 anni fa lo statuto dei lavoratori non poteva neanche prevedere la loro esistenza". "Il Pd - aggiunge - il partito dei riformisti italiani, è il partito del confronto non dell'imposizione. Discutiamo, quindi, confrontiamoci sul modello tedesco con la mediazione avanzata da Cesare Damiano e acceleriamo questo processo di riforma. Se questo modello ha funzionato in Germania, non vedo per quale motivo non debba essere applicato anche nel nostro Paese".

giovedì 9 gennaio 2014

Jobs Act, la Ue promuove Renzi

BRUXELLES - "Alcuni dei punti chiave del Jobs Act del segretario del Pd Matteo Renzi sono in linea con le raccomandazioni Ue sul mercato del lavoro" anche se "aspettiamo i dettagli": lo ha affermato il commissario Ue al Lavoro Lazlo Andor, a margine di una conferenza stampa. A suo giudizio, bisogna infatti rendere "piu' inclusivo e dinamico" il mercato del lavoro. In Italia, i fattori che incidono di piu' sono l'"eccessiva segmentazione" e il "gap generazionale" tra le persone colpite dalla disoccupazione. Per Andor, il tema della disoccupazione è "un tema molto serio" e "sta diventando un problema sociale, economico e politico" non solo in Italia ma a livello europeo. Andor ha ricordato che il prossimo mese di luglio, probabilmente, si terra' un incontro a Roma proprio sulla disoccupazione.