martedì 14 maggio 2013

Crollano il mercato immobiliare nel 2012, (-27,5%) e la produzione industriale. Frena l'inflazione


ROMA - Crolla il mercato immobiliare della casa nel 2012, perdendo oltre 150 mila compravendite rispetto al 2011. Si tratta, secondo il rapporto immobiliare 2013 di Abi e Agenzia delle Entrate, del peggior risultato dal 1985 quando le abitazioni comprate e vendute erano state circa 430 mila. Nel 2012, come emerge dal rapporto realizzato dall'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle Entrate in collaborazione con l'Abi presentato oggi a Roma, si è avuta una riduzione del 27,5% rispetto al 2011 per i volumi di compravendite delle case (a 448.364 numero di transazioni), con un calo inferiore per i capoluoghi (-24,8%), e maggiore nei comuni non capoluogo (-26,1%). A livello territoriale l'area del nord-est, dove si realizza il 18,3% del mercato nazionale, è quella che ha subito il calo più elevato delle compravendite nel 2012 rispetto al 2011 (-28,3%). Sempre lo scorso anno sono state vendute case per un totale di circa 46,4 milioni di metri quadri (-25,4% sul 2011), con una superficie media di circa 104 mq. Da segnalare è anche la forte diminuzione del valore di scambio complessivo, stimato in circa 75,4 miliardi di euro, quasi 27 in meno del 2011. Nelle otto principali città italiane (Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze) il calo delle compravendite è stato del 22,4% con un valore di scambio stimato di circa 19,5 miliardi di euro, ovvero 5,7 in meno rispetto al 2011. Tiene invece l'indice di accessibilità che misura la possibilità di accesso alle famiglie italiane all'acquisto di una abitazione. Dopo un anno e mezzo di calo, nel secondo semestre 2012 è migliorato con la quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% del costo annuo del mutuo per l'acquisto di una casa di poco superiore al 50% come per il primo semestre 2010 (13 milioni di famiglie circa).
In picchiata la produzione industriale in Italia: -5,2% a marzo rispetto allo stesso mese del 2012. Per Eurostat è il peggior dato tra le grandi economie continentali. Giù anche Germania (-1,5%) e Francia (-1,6%). Nell'insieme dell' Eurozona il calo è stato dell' 1,7% (-1,1% nella Ue a 27). Forti crescite in Olanda (+11,1%) e paesi baltici.
Ad aprile l'inflazione su base annua crolla, con la crescita che si ferma all'1,1% dall'1,6% di marzo. Lo rileva l'Istat rivedendo al ribasso le stime (+1,2%). Su base mensile l'indice dei prezzi al consumo resta invece fermo. Il forte rallentamento e' dovuto principalmente alla frenata registrata per i beni energetici. Ad aprile l'inflazione segna la settima frenata consecutiva, con il tasso di crescita dei prezzi al consumo che si ferma all'1,1% su base annua, ovvero al livello più basso dal dicembre del 2009 (1,0%). Insomma con aprile si torna indietro di quasi tre anni e mezzo. Basti pensare che rispetto a giugno 2012 la crescita dei prezzi risulta ridotta di ben due terzi (era al 3,3%). Il rincaro del cosiddetto carrello della spesa, ovvero i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori (dal cibo ai carburanti), registra una decisa frenata: l'aumento su base annua si ferma all'1,5%, in forte rallentamento rispetto a marzo (+2,0%). Si tratta del tasso tendenziale più basso dal novembre del 2009, ovvero da quasi tre anni e mezzo. E su base mensile l'indice è addirittura in calo (-0,1%). E' quanto rileva l'Istat, diffondendo i dati definitivi sull'inflazione.

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