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martedì 23 settembre 2014

CSM, finalmente eletti i due membri laici. Ancora fumata nera per la Consulta


ROMA - Paola Balducci e Pierantonio Zanettin sono stati eletti componenti laici del Consiglio superiore della Magistratura. Si è dunque raggiunto il Plenum del organo di autogoverno della Magistratura.

Ennesima fumata nera, come previsto, per l'elezione dei due giudici della Corte Costituzionale. In Parlamento nessuno dei candidati ha raggiunto il quorum proposto dei tre quinti dei componenti dell'assemblea, cioè i 570 voti. Su 848 votanti le schede bianche sono state 655.

giovedì 18 settembre 2014

Ennesima FUMATA NERA per Consulta e Csm

ROMA - Tredicesima fumata nera in Parlamento per l'elezione di due giudici della Consulta. Nessuno dei candidati ha raggiunto il quorum dei tre quinti, pari a 570 voti. Luciano Violante (sostenuto dal Pd) ha incassato 542 voti mentre Donato Bruno (Forza Italia) ne ha presi 527. Interviene il premier, Matteo Renzi: "Il presidente della Repubblica ha ragione: si deve andare veloci. Il Parlamento troverà una soluzione di alto livello".
Dopo la bacchettata di Giorgio Napolitano sull'elezione dei membri laici di Consulta e Csm e l'endorsement del premier, i capigruppo di Pd e Sel hanno espresso "piena condivisione delle parole del Capo dello Stato" e "disponibilità al reciproco ascolto per una vicenda che deve trovare rapida conclusione". 

Prossima votazione il 23 settembre - La prossima votazione del Parlamento in seduta comune per l'elezione dei giudici della Corte costituzionale si terrà martedì 23 settembre alle ore 12. Oltre ai due candidati più votati Violante e Bruno, hanno preso rispettivamente 32 voti Besostri, 30 Bertolissi, 11 Zanettin e 7 Barbera. I voti dispersi sono stati 45, 145 le schede bianche e 42 le nulle.

Speranza: "Andiamo avanti con Violante e Bruno" - Sulla Corte Costituzionale "andiamo avanti con questi due candidati: Luciano Violante e Donato Bruno". Lo ha detto il capogruppo del Pd alla Camera Roberto Speranza lasciando la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio. 

Tesauro: "Consulta merita ben altro trattamento" - Lo stallo non lascia indifferente Giuseppe Tesauro, presidente della Corte Costituzionale. "Un'istituzione come la Consulta penso meriti ben altro trattamento e neppure i cittadini italiani meritano questo spettacolo", dichiara a margine di una cerimonia a Salerno.


Fumata nera anche per l'elezione dei membri laici - Niente quorum anche per l'elezione di due membri laici del Csm: nella votazione del Parlamento in seduta comune nessuno ha raggiunto la quota di 514 voti necessari per far scattare l'elezione (servivano i 3/5 dei votanti). Servirà una nuova votazione.

giovedì 11 settembre 2014

CSM: un nuovo eletto, Antonio Leone (Ncd). Ora ne mancano 5

ROMA - Antonio Leone di Ncd è stato eletto membro laico del Csm: con 527 voti, l'unico nella votazione del Parlamento in seduta comune a superare il quorum richiesto di 490 voti. Servirà una nuova votazione, la settimana prossima, per eleggere i restanti cinque membri laici. Ieri erano stati eletti Giovanni Legnini e Giuseppe Fanfani (Pd)
Fumata nera per l'elezione di due giudici costituzionali da parte del Parlamento in seduta comune. Nella votazione di stamani nessun candidato ha raggiunto il quorum richiesto dei 3/5 dei componenti dell'Assemblea. Servirà una nuova votazione, la decima.

Luciano Violante resta il più votato con 468 voti. I suoi consensi sono aumentati: ieri sera ne aveva incassati 429. Ma salgono e di moltissimo i voti per Antonio Catricalà: stamani è arrivato a quota 368 a fronte dei soli 64 di ieri sera. Il quorum richiesto per essere eletti è di 570 voti: i 3/5 dei componenti dell'Assemblea.

martedì 17 giugno 2014

Due consiglieri del Csm chiedono il trasferimento del pm di Milano Robledo

Alfredo Robledo
ROMA - Colpo di scena alla vigilia della decisione del Csm sullo scontro alla procura di Milano. Due consiglieri hanno presentato una proposta che chiede l'apertura della procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità nei confronti del pm Alfredo Robledo, accusandolo di aver voluto delegittimare con il suo esposto il procuratore.
 A rendere clamorosa la richiesta di avviare per il pm Alfredo Robledo - autore dell'esposto contro il procuratore Edmondo Bruti Liberati, tra i leader di Magistratura democratica - la procedura di trasferimento d'ufficio, è il fatto che a firmarla sia, assieme al togato 'indipendente' Nello Nappi, il laico di centro-destra Nicolo' Zanon.
Negli episodi segnalati dal pm Alfredo Robledo nell' esposto contro il procuratore di Milano non ci sono state violazioni di regole organizzative o, se ci sono state, sono state motivate da ragioni di speditezza delle indagini; peraltro si tratta di regole derogabili dal capo dell'ufficio, che ha la titolarità esclusiva dell'azione penale. E' partendo da questa tesi che I due consiglieri chiedono che la vicenda non incida sulla conferma dell'incarico a Bruti. 
 A Robledo, Nappi e Zanon contestano di non aver portato a conoscenza del Csm nei tempi dovuti, e cioe' man mano che si verificavano, le vicende che ha poi indicato tutte insieme nell'esposto presentato al Csm. Un comportamento che rivelerebbe l'intenzione di delegittimare Bruti e di volere una contrapposizione personalistica. Insomma Robledo avrebbe agito non per dare un contributo al miglioramento della situazione nell'ufficio, ma per un risentimento personale. Proprio la denuncia presentata al Csm per le tensioni che ha determinato renderebbe impossibile la permanenza di Robledo alla procura di Milano.

mercoledì 11 giugno 2014

Il Csm "processerà" per una intervista inupportuna il giudice che ha condannato Berlusconi per frode fiscale

Antonio Esposito
ROMA - Con l'accusa di violazione dei doveri di riserbo e correttezza la sezione disciplinare del Csm giudicherà il 20 giugno il giudice Antonio Esposito, presidente del collegio che in Cassazione ha condannato Silvio Berlusconi per frode fiscale. L' "imputazione" si riferisce all'intervista data da Esposito al "Mattino", prima del deposito delle motivazioni della sentenza.

mercoledì 5 marzo 2014

Chiesto processo disciplinare per il giudice di Berlusconi

Antonio Esposito
ROMA - Il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, ha chiesto un processo disciplinare al Csm per il giudice Antonio Esposito, presidente del collegio della sezione feriale penale della Cassazione, che, ad agosto, condannò Silvio Berlusconi nel processo Mediaset. La richiesta è arrivata al termine dell'istruttoria. Esposito rilasciò un'intervista al quotidiano "Il Mattino" all'indomani della sentenza.
Il caso Esposito, con l'intervista al Mattino dal titolo "Berlusconi condannato perché sapeva, non perché non poteva non sapere", era già finito al Csm, ma il 13 novembre il Plenum di Palazzo dei Marescialli aveva archiviato la pratica per il trasferimento d'ufficio aperta alla prima Commissione.

In quella sede vennero rilevati nella condotta del magistrato profili di natura disciplinare e deontologica da valutare nella sedi competenti. Alcuni giorni dopo, infatti, il pg di Cassazione, cui assieme al ministro Guardasigilli, spetta l'azione disciplinare, aveva avviato l'istruttoria.

mercoledì 18 dicembre 2013

Reprimenda (scontata) del Csm alle accuse di Berlusconi

ROMA - E' "palesemente privo di fondamento" accusare la magistratura di avere "finalità eversive". "denigrazioni" di questo tipo sono "del tutto inaccettabili", anche perché mettono a "repentaglio i principi su cui si fonda la convivenza democratica". Questa la "reprimenda" del plenum del Csm nei confronti di Silvio Berlusconi, dopo le accuse del leader di Forza Italia nei confronti di alcuni pm giudicati "schierati".
La reprimenda è contenuta in una delibera approvata a larga maggioranza (22 voti), con la quale è stata accolta la richiesta dei consiglieri di Unicost di un intervento del Csm a tutela della magistratura per la "campagna mediatica violenta" contro le toghe cominciata l'estate con l'approdo del processo Mediaset in Cassazione e la successiva condanna definitiva del leader di Forza Italia per frode fiscale, che ha poi portato alla sua decadenza dal Senato.
Sotto la lente di ingrandimento dei consiglieri sono finiti così articoli di stampa (in gran parte de "Il Giornale", alcuni sul giudice che presiedeva il collegio che ha condannato Berlusconi, Antonio Esposito); ma anche il video-messaggio con il quale il leader di Forza Italia aveva definito "mostruosa e politica" la sua condanna da parte della Cassazione e accusato la magistratura di essere diventata un "contropotere dello Stato" e il più recente comizio, pronunciato davanti a Palazzo Grazioli nel giorno della sua decadenza, con cui il Cavaliere aveva accusato Magistratura Democratica "di aver abbracciato le idee estremiste delle Brigate Rosse".

E' da tanto che il Csm non concede le cosiddette "pratiche a tutela" della magistratura, un istituto il cui ricorso eccessivo era stato apertamente criticato dal capo dello Stato. Ma stavolta si tratta di un intervento "insostituibile" - assicurano i consiglieri - per "tutelare il prestigio e la credibilità dell'istituzione giudiziaria nel suo complesso". Perché l'accusa ai giudici di strumentalizzare le proprie funzioni a "fini politici", compromette "la fiducia dei cittadini nella giustizia, che è condizione imprescindibile di un'ordinata vita democratica" e "non consente alcune diversa forma di adeguata tutela". La critica all'operato dei magistrati è "legittima e utile, ma non può spingersi sino a denigrazioni, che anche in relazione alla loro provenienza, compromettano il prestigio della magistratura", sottolinea ancora la delibera.

giovedì 7 novembre 2013

Il Csm chiede l'archiviazione del "caso Esposito"

Il giudice della Cassazione Antonio Esposito
ROMA - Archiviare il caso del giudice Antonio Esposito, accusato di aver anticipato in un'intervista al Mattino le motivazioni per le quali il collegio da lui presieduto in Cassazione ha condannato Silvio Berlusconi per frode fiscale. E' quello che chiede la Prima Commissione del Csm al plenum di Palazzo dei marescialli. La decisione di chiedere al plenum l'archiviazione del fascicolo e dunque di escludere l'esistenza dei presupposti per un'eventuale trasferimento d'ufficio di Esposito per incompatibilità funzionale è stata presa all'unanimità, in accoglimento della proposta del relatore Mariano Sciacca, togato di Unicost.

giovedì 5 settembre 2013

Il Csm apre un’attività istruttoria sul caso del presidente della Cassazione Esposito


ROMA - La prima commissione del Csm ha stabilito di avviare un'attività istruttoria in merito al caso del presidente della sezione feriale della Cassazione, Antonio Esposito, che ha condannato Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusione. La riunione della prima commissione del Consiglio superiore della magistratura e' durata circa un paio d'ore. La commissione ora nell'ambito dell'attività istruttoria potrà acquisire documenti relativi all'intervista rilasciata da Antonio Esposito prima della pubblicazione delle motivazioni della sentenza. Al termine si valuterà se archiviare la pratica o se invece decidere un eventuale trasferimento per incompatibilità così come sollecitato dai tre consiglieri laici del Csm che hanno fatto aprire la pratica. Sarà invece trattata in un altro procedimento la pratica a tutela richiesta dallo stesso Esposito per l'attività diffamatoria subita.

mercoledì 7 agosto 2013

Il Csm apre una pratica su Antonio Esposito, presidente chiacchierone della Cassazione


ROMA - Dopo la vicenda dell'intervista al Mattino il Csm apre la pratica sul giudice della Cassazione Antonio Esposito, presidente del collegio che ha condannato in via definitiva Silvio Berlusconi per frode fiscale. Il fascicolo e' stato assegnato alla Prima Commissione, competente sui trasferimenti d'ufficio per incompatibilità. A chiedere l'intervento di Palazzo dei marescialli erano stati ieri i consiglieri laici del Pdl Nicolo' Zanon, Filiberto Palumbo e Bartolomeo Romano, ritenendo particolarmente grave la scelta di Esposito di rilasciare l'intervista al quotidiano napoletano, soprattutto per aver di fatto ''anticipato'' le motivazioni della sentenza che devono essere ancora depositate. E' stato il vice segretario generale del CSM, su disposizione del vice presidente Michele Vietti e sentito il comitato di presidenza, a disporre ''in via d'urgenza''- spiega una nota di Palazzo dei marescialli- la trasmissione della pratica alla Prima Commissione.

giovedì 11 aprile 2013

Il Csm conferma: Ingroia spedito ad Aosta come sostituto pm. Lui si sente vittima

Antonio Ingroia, perplesso

ROMA - L'ex pm di Palermo, Antonio Ingroia, è stato trasferito allaprocura di Aosta come sostituto. Lo ha deciso il plenum del Consiglio superiore della magistratura con 19 voti a favore e 7 astenuti. Aosta è l'unica circoscrizione in cui Ingroia, che ha preso parte alle elezioni politiche di febbraio con Rivoluzione civile, non si è candidato e quindi l'unica in cui riprenderà la sua attività di magistrato. Il commento di Ingroia a Tgcom24: "E' una punizione".
Ingroia aveva inviato al Csm una richiesta per essere ascoltato sulla questione del trasferimento ad Aosta ma il plenum del Consiglio è passato direttamente al voto, decretandone lo spostamento alla procura aostana. "C'è un orientamento contrario ad un ritorno della pratica in Commissione e a un audizione in plenum", ha spiegato il vicepresidente del Csm, Michele Vietti.
"C'è poco da commentare". Così Ingroia a Tgcom24. Il magistrato è "amareggiato" e "deluso". "Il Csm ha fatto valutazioni che mi lasciano abbastanza sconcertato. Prendo atto delle decisioni che non mi sembrano ispirate da disponibilità e attenzione nei confronti di un magistrato come me che per 25 anni ha dedicato la propria vita e la propria attività nella lotta alla mafia. Si è trascurato la possibilità di mettere a frutto la mia esperienza. Ne prendo atto e aspetto che mi venga notificato il provvedimento", ha detto. Sull'ipotesi di lasciare la magistratura, ha risposto: "C'è anche questa in uno spettro molto ampio di possibilità".
 "Si è scelto di non valorizzare la mia professionalità, anche con una punta di disprezzo nei confronti del mio lavoro di questi anni", ha aggiunto Ingroia. "Ha il sapore di un provvedimento punitivo. Non so le ragioni perché si è parlato di alcune regole come se fossero inflessibili, ma lo stesso Csm ha violato le regole che dice di essersi dato. Mi mandano a fare il pm e non il giudice, violando la regola che chi rientra da un'aspettativa politica non può fare il pm. Perché fare un'eccezione a questa regola e non eccezioni a regole relative a sede di destinazione e funzioni? E' difficile non scorgere un effetto punitivo in questi provvedimenti. Ne terrò conto", ha concluso.

mercoledì 10 aprile 2013

No del Csm a Ingroia presidente della Riscossione spa in Sicilia


PALERMO - L'ex pm di Palermo, Antonio Ingroia, non potrà andare a presiedere la società che riscuote le tasse in Sicilia,rimanendo nei ruoli di magistrato . A negare l'autorizzazione, la Terza commissione del Consiglio superiore della magistratura. Il leader di Rivoluzione Civile era stato scelto dal governatore Rosario Crocetta per questo incarico, dopo il suo rifiuto al trasferimento alla procura di Aosta.
Una decisione attesa, visto che in tutti i casi analoghi precedenti, l'ultimo dei quali risaliva all'inizio di quest'anno, il Csm ha finora vietato le autorizzazioni per incarichi amministrativi. Ora il plenum del Csm deciderà sul trasferimento di Ingroia al tribunale di Aosta.
Il Csm di solito autorizza un magistrato a lavorare in un altro ente quando l'incarico è occasione di un accrescimento professionale del magistrato e quando c'è anche un interesse dell'amministrazione della giustizia che - nel caso di semplice collocamento fuori ruolo, a differenza di quanto accade con l'aspettativa - continua a corrispondergli lo stipendio, oltre a garantirgli il mantenimento dell'originario rapporto di servizio, anche sotto il profilo della progressione della carriera.
Per questo Ingroia aveva sottolineato la "linea di continuità" del nuovo ruolo con la sua esperienza di magistrato a Palermo, ricordando che in passato "la riscossione delle imposte era in mano al sistema mafioso", e evidenziando le "opacità e anomalie" emerse negli ultimi tempi e denunciate da Crocetta.

giovedì 21 marzo 2013

Il Csm: Ingroia vada a fare il giudice ad Aosta


ROMA Il Csm proporrà al Plenum la ricollocazione di Antonio Ingroia al Tribunale di Aosta, con la funzione di giudice. La decisione è stata presa dalla terza commissione del Consiglio superiore della magistratura, che ha deliberato con due astensioni e un assente. Aosta è l'unica sede d'Italia in cui l'ex procuratore aggiunto di Palermo non è stato candidato durante le ultime elezioni.

mercoledì 13 marzo 2013

Il Csm accoglie l’invito di Napolitano. Vietti: evito qualunque commento


ROMA - Quanto accaduto è "grave". Ma, accogliendo l'invito di Napolitano, il Csm "per senso di responsabilità evita qualunque commento". A dirlo è il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti, in merito alla manifestazione del Pdl al Tribunale di Milano. Il capo dello Stato, aggiunge Vietti, "ha rivolto un appello, che faccio mio, al rispetto del ruolo e della dignità tanto della magistratura quanto delle istituzioni politiche".
Il vicepresidente Vietti ha poi sottolineato: "Il Csm riafferma il proprio ruolo di garante dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura". Il testo letto da Vietti è stato oggetto di un confronto tra tutti i gruppi presenti al Csm prima dell'apertura del plenum. Dopo l'intervento di Vietti non c'è stato alcun dibattito al Csm. D'altra parte i laici del Pdl avevano già fatto sapere che, in caso contrario, sarebbero usciti dall'aula Bachelet.
Sul tema giustizia è tornato anche Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl, in un'intervista a Panorama, ha dichiarato: "I ripetuti comportamenti processuali di una parte della magistratura, che è mossa da un pregiudizio politico, non sono più tollerabili. La magistratura si è trasformata da ordine dello Stato in un potere assoluto, onnipotente e irresponsabile".

lunedì 17 dicembre 2012

Ingroia scende in campo, cbiede l’aspettativa e presenta “Io ci sto”



ROMA - Antonio Ingroia, ex procuratore aggiunto di Palermo, ha inviato al Csm domanda di collocamento in aspettativa per motivi elettorali. Lo si apprende da fonti del Csm. Antonio Ingroia torna dal Guatemala e il 21 dicembre spiegherà il suo programma politico in un'assemblea convocata al teatro Capranica di Roma. La base è il manifesto "Io ci sto" firmato da Ingroia insieme ai Sindaci di Palermo, Leoluca Orlando e di Napoli, Luigi de Magistris. 
"Il dato certo è che le elezioni politiche in Italia si terranno anticipatamente. Ad oggi non ho deciso di essere in lizza per le consultazioni che daranno un nuovo Parlamento e un nuovo Governo al Paese. Sto ancora riflettendo. La mia richiesta al Csm di aspettativa per motivi elettorali è solo cautelativa". Lo dice Antonio Ingroia.

venerdì 16 settembre 2011

Lunedì Berlusconi al processo Mills a Milano. Caso Tarantini: si dimette il consigliere Finmeccanica Metrangolo


MILANO - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarà presente lunedì mattina all'udienza del processo Mills a Milano. Lo ha spiegato l'avvocato Piero Longo, che ha parlato di un "cambio di programma", poiché il premier inizialmente non doveva partecipare all'udienza di lunedì. 
Il Csm "è stato ed è vigile nell'esercizio delle proprie attribuzioni, ovviamente nel rispetto delle norme che regolano i procedimenti giurisdizionali". Lo assicura il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, così rispondendo, con una nota, alla sollecitazione dei capigruppo di Camera e Senato del Pdl affinché l'organo di autogoverno della magistratura eserciti la massima vigilanza in merito alla pubblicazione di intercettazioni di conversazioni "irrilevanti ai fini penali ma altamente lesive della privacy e dignità delle persone". Vietti ricorda di aver fatto un "esplicito richiamo al dovere di segretezza e di discrezione" in occasione del plenum del 7 settembre scorso.
Salvatore Metrangolo, consigliere di amministrazione della Seicos e presidente della Ssi, due società del gruppo Finmeccanica, ha rassegnato le proprie dimissioni. Lo annuncia lo stesso Metrangolo in una nota nel quale spiega che la decisione è stata presa "al fine di evitare che le recenti notizie di stampa possano generare qualsiasi strumentalizzazione a danno delle società medesime e della Finmeccanica".
Il nome di di Salvatore Metrangolo, detto Rino, compare nell'avviso di conclusione indagini notificato ieri agli otto indagati nell'inchiesta barese sulle escort portate nelle residenze di Silvio Berlusconi. L'episodio, sintetizzato in uno dei capi d'imputazione a carico di Tarantini, sarebbe oggetto di accertamenti ulteriori, anche perché non se ne conoscono tutti i protagonisti. Uno è appunto Metrangolo, che, insieme ad "altro soggetto non meglio identificato", avrebbe goduto dei favori di alcune prostitute procurate da Tarantini. Tre donne - Niang Kardiatou, detta Hawa, Fadoua Sebbar e tale Emiliana - ma solo le prime due si sarebbero prostituite, pagate dall'imprenditore pugliese. L'incontro sarebbe avvenuto in un albergo romano tra il 3 e il 5 marzo. L'intento di Tarantini, scrivono i pm, sarebbe stato quello di ottenere tramite Metrangolo "informazioni riservate dall'interno del Gruppo industriale (Finmeccanica - ndr), nonché di entrare in contatto con i relativi vertici aziendali".

Berlusconi non si presenterà ai pm di Napoli, dice il suo avvocato. Pdl, appello al CSM: si pubblicano conversazioni irrilevanti ma altamente lesive della privacy

ROMA - "Allo stato Berlusconi non si presenta ai pm di Napoli": così l'avvocato Piero Longo, uno dei difensori del premier, ha risposto all'ANSA riguardo alla richiesta dei magistrati di Napoli di sentire il presidente del consiglio quale testimone nel procedimento per un presunto ricatto ai suoi danni.





Longo ha precisato che la decisione del premier deriva da "difformita' interpretative tra la procura e la difesa". I pm, infatti, avrebbero preferito incontrare Berlusconi senza la presenza degli avvocati, dettaglio non gradito dai legali. Anche Niccolo' Ghedini conferma che Berlusconi non si fara' ascoltare dai pm che indagano sul caso Tarantini: "Noi siamo sempre in attesa di una risposta da parte della procura di Napoli".

Una seconda istanza e' stata presentata dai legali di Berlusconi per chiedere che, qualora  il premier debba essere interrogato dai pm di Napoli, cio' avvenga in qualita' non di persona informata sui fatti, ma di imputato in un procedimento connesso, ovvero il Rubygate. Anche questa istanza, come la precedente, a quanto si e' appreso, non trovera' accoglimento. Il procuratore Giovandomenico Lepore ha sottolineato che resta ferma invece l'intenzione di ascoltare Berlusconi come testimone. Lepore ha riferito che, se entro domenica sera - ultima delle quattro date indicate dalla procura - la situazione rimarrà invariata, valuteranno le iniziative da prendere. Resta quindi in piedi la prospettiva di un accompagnamento coatto: la procura potrebbe pertanto avviare la procedura rivolgendosi alla Camera per l'autorizzazione. Rispondendo alle domande dei cronisti, Lepore non ha escluso che gli atti del processo possano essere trasferiti ad un altro ufficio giudiziario prescindendo dall'interrogatorio. A quanto si è appreso, la seconda istanza non conterrebbe nuovi elementi, a sostegno della tesi che il processo Rubygate è connesso con l'inchiesta sulla presunta estorsione al premier, ma conterrebbe esclusivamente questioni di carattere giuridico.
Pdl, appello al CSM: la situazione è molto grave



"La situazione è molto grave e preoccupante, e chiediamo al presidente e al vicepresidente del Csm di esercitare la massima vigilanza". Così in una nota congiunta i capigruppo del Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. La richiesta di un intervento dell'organo di autogoverno della magistratura, arriva in relazione alla pubblicazione di "intercettazioni" di conversazioni "irrilevanti ai fini penali ma altamente lesive della privacy e dignità delle persone". Cicchitto e Gasparri sottolineano "l'aberrante tentativo in atto di capovolgere la realtà, nobilitando i comportamenti illeciti come fossero la normalità e anzi un motivo di onore, e additando al pubblico ludibrio coloro che rispettano la legge".
"La lettura dei giornali di oggi, e in particolare di 'Repubblica', evidenzia l'aberrante tentativo in atto di capovolgere la realtà, nobilitando i comportamenti illeciti come fossero la normalità e anzi un motivo di onore, e additando al pubblico ludibrio coloro che rispettano la legge. Secondo questa logica - sottolineano Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri - è del tutto normale che dagli uffici giudiziari fuoriescano intercettazioni non depositate, o che conversazioni del tutto irrilevanti ai fini penali ma altamente lesive della privacy e della dignità delle persone vengano trascritte e inserite negli atti giudiziari per assicurarne la divulgazione mediatica: ciò che è accaduto a Napoli in queste settimane è a tal proposito altamente eloquente". "Quando invece i responsabili di un'inchiesta e di un ufficio giudiziario si limitano ad applicare la legge e rispettare le regole, attenendosi al segreto d'ufficio, depositando i documenti penalmente rilevanti, subordinando il compimento di atti istruttori a verifiche e riscontri - proseguono i capigruppo Pdl - tutto questo viene bollato come qualcosa di anomalo, diventando fonte di insinuazioni, sospetti e veleni, quando non addirittura un vero e proprio capo d'accusa che oltre a scatenare processi sommari sugli organi di informazione si riverbera all'interno di organi di rango costituzionale". "La situazione è molto grave e preoccupante, e chiediamo al presidente e al vicepresidente del Csm di esercitare la massima vigilanza", concludono.