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venerdì 13 febbraio 2015

ISTAT, si ferma la caduta dell'economia italiana

ROMA, 13 febbraio -- Nel quarto trimestre si ferma la caduta dell'economia italiana. secondo le prime rilevazioni Istat tra ottobre e dicembre il pil è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti, segnando quindi uno stop della recessione ed è diminuito dello 0,3% nei confronti del quarto trimestre del 2013. Una variazione zero ferma la caduta, ma per uscire propriamente dalla recessione, spiegano i tecnici Istat, serve una inversione.  E’ il quattordicesimo trimestre senza crescita, secondo i dati dell'istituto il 2014 è il terzo anno consecutivo di calo per il Pil italiano: il -0,4% del 2014 segue infatti il crollo del 2,3% del 2012 e il -1,9% del 2013. 
Le ultime stime del governo per l'anno scorso indicavano un calo dello 0,3% e  la variazione nulla dell'ultima parte del 2014 segna dunque un arresto della caduta registrata nei due trimestri precedenti (-0,2% tra aprile e giugno e -0,1% tra luglio e settembre). 

La variazione congiunturale del quarto trimestre 2014 è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nei comparti dell'agricoltura e dell'industria e di un aumento nei servizi. dal lato della domanda. Il contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) è compensato da un apporto positivo della componente estera netta. Nello stesso periodo, ricorda l'istituto, il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,7% negli Stati Uniti e dello 0,5% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,5% negli Usa e del 2,7% in Inghilterra. 

lunedì 3 novembre 2014

ISTAT, calo del Pil dello 0,3% quest’anno, +0,5% nel 2015. Uscita graduale dalla recessione

ROMA - L'Istat prevede un calo del Pil dello 0,3% nel 2014, in linea con le stime del Governo, contenute nel Def. Per il 2015 l'Istituto indica un ritorno alla crescita, con un aumento dello 0,5% (+0,6% nel Def), a cui seguirebbe un rialzo dell'1% nel 2016. Rispetto alle sue precedenti stime l'Istat rivede al ribasso il Pil di quest'anno di 0,9 punti.
I provvedimenti adottati con la manovra avranno un "impatto netto marginalmente positivo nel 2014 ed un effetto cumulativo netto nullo nel biennio successivo" per il bilanciamento tra la spinta del bonus degli 80 euro e gli effetti negativi derivanti dalla clausola di salvaguardia, con l'eventuale aumento dell'Iva.
Dopo tre anni di riduzione, nel 2014, la spesa delle famiglie segnerà un aumento dello 0,3%, in parte grazie all'effetto di una riduzione della propensione al risparmio.
"Nel 2015, la variazione del Pil tornerà debolmente positiva (+0,5%), chiudendo la lunga recessione del triennio precedente". Lo rileva l'Istat, spiegando che tecnicamente si conclude una fase, ma, avverte, si tratterà di un'uscita "graduale".

 "Dopo un lungo periodo di flessione, il mercato del lavoro italiano mostra i primi segnali di stabilizzazione. L'occupazione continuerà comunque a contrarsi nel 2014 (-0,2% in termini di unità di lavoro rispetto al 2013)", con il tasso di disoccupazione che quest'anno raggiungerà il 12,5% per poi scenderà lievemente il prossimo anno, fermandosi al 12,4%, con un un "contenuto" aumento dell'occupazione (+0,2%). Lo comunica l'Istat nel rapporto semestrale sulle prospettive per l'economia italiana.

lunedì 15 settembre 2014

OCSE: Italia, unico Pil negativo tra i Paesi del G7

PARIGI - L'Italia registrerà nel 2014 una contrazione del Pil dello 0,4%, l'unico dato negativo tra i Paesi del G7. E' la stima dell'Ocse che ha tagliato drasticamente le precedenti stime, pari a +0,5%. Nel 2015, secondo l'organizzazione, ci sarà una timida ripresa dello 0,1% (+1,1% la precedente stima).
Il recupero in Eurolandia "rimane deludente, specialmente nei Paesi più grandi: Germania, Francia, Italia". Lo scrive l'Ocse nell'Interim Economic Assessment. "Mentre - si legge - la ripresa in alcune economie periferiche è incoraggiante, altri Paesi fronteggiano ancora sfide strutturali e di bilancio, insieme al peso di un alto debito".
Per Eurolandia l'Ocse prevede una crescita quest'anno dello 0,8%, in accelerazione all'1,1% nel 2015. Il Pil dovrebbe aumentare in Germania dell'1,5% sia quest'anno che il prossimo, mentre in Francia il prodotto interno lordo dovrebbe assestarsi allo 0,4% nel 2014 e all'1% nel 2015. Secondo l'organizzazione la crescita nell'area dell'euro sembra quindi nel breve termine dover rimanere "frenata". Al contrario la ripresa "è solida" negli Stati Uniti, si sta rafforzando in India ed è in linea in Giappone e Cina. "L'inferiore sincronizzazione economica dei diversi Paesi si riflette in requisiti di strategia politica divergenti. - scrive l'Ocse - Ciò nonostante, resta vero che le condizioni monetarie dovrebbero rimanere di sostegno in tutte le principali economie avanzate, mentre la maggior parte dei Paesi dovrebbero fare ulteriori progressi nel consolidamento di bilancio per assicurare che il debito resti sostenibile. Per rafforzare sostanzialmente la crescita, - insiste l'organizzazione parigina - alcuni Paesi stanno cogliendo l'opportunità di riforme strutturali e devono ora assicurarne l'effettiva implementazione, mentre altri devono essere più ambiziosi per aumentare la competizione e l'occupazione".

S&P, sofferenze Italia diventate più pronunciate
Standard and Poor's taglia le stime per il Pil Italiano nel 2014. L'agenzia prevede ora una crescita zero contro il +0,5% previsto a giugno. E' quanto si legge in un rapporto dedicato all'Eurozona.
Le misure annunciate in marzo dal governo Renzi (gli 80 euro e il pagamento dei debiti P.a) "non hanno avuto effetti" sui consumi in Italia. Secondo Standard and Poor's la precedente stima di un aumento del Pil 2014 dovuto a queste misure, dello 0,3%, è ora ridotto a un +0,1% mentre la domanda interna "è anemica".
"I deludenti risultati del secondo trimestre hanno gettato dubbi sulla sostenibilità della ripresa dell'Eurozona, ma le ultime azioni messe in campo dalla Bce suggeriscono un approccio più proattivo che potrebbe alla fine annunciare un programma completo di 'quantitative easing' e sostenere la crescita nel medio termine". Lo scrive l'agenzia di rating Standard & Poor's in un rapporto, in cui sottolinea: "Le condizioni economiche restano fragili nell'Eurozona, ma stanno emergendo alcuni segnali" positivi.
C'è anche l'Italia alla base delle difficoltà dell'Eurozona. "Tre fattori sono alla base di questi segnali di debolezza: la crescita degli scambi mondiali è stata abbastanza modesta finora quest'anno; la spesa delle aziende ha mostrato piccoli segnali di ripresa; mentre le sofferenze dell'Italia sono diventate più pronunciate". Secondo S&P, Germania e Francia sono "in difficoltà per sostenere la ripresa iniziata lo scorso anno e l'Italia resta bloccata nella recessione".

I ritardi dell'Italia "nelle riforme intraprese" hanno "fatto fallire" l'obiettivo di far risalire "la fiducia delle aziende e degli investitori". L'agenzia rileva inoltre come i principali mercati delle esportazioni italiane (Germania,Francia e Usa) abbiano frenato nel primo trimestre pesando quindi sull'export del nostro paese.

mercoledì 6 agosto 2014

ECONOMIA Calato il Pil nel secondo trimestre (-0,2%), siamo in recessione tecnica. Crolla la Borsa


ROMA - Il Pil dell'Italia nel secondo trimestre 2014 risulta ancora negativo, scendendo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, quando aveva segnato un calo dello 0,1%. Su base annua, invece, scende dello 0,3%. Lo rileva l'Istat nella stima preliminare. Il secondo trimestre consecutivo significa che il nostro Paese si trova in recessione tecnica. L'ultimo dato positivo risale al quarto trimestre del 2013, quando era stata interrotta una striscia di segni meno lunga più di 2 anni. Il livello toccato dal Pil risulta essere il più basso dal secondo trimestre del 2000, ovvero da 14 anni. 
Il calo è il risultato di una diminuzione del valore aggiunto in tutti e tre i grandi comparti di attività economica, ovvero agricoltura, industria e servizi. Il ribasso del Prodotto interno lordo nel secondo trimestre sembra risentire dell'indebolimento della spinta da fuori confine. Dal lato della domanda, spiega infatti l'Istat, il contributo alla variazione congiunturale del Pil della componente nazionale, al lordo delle scorte, risulta nullo, mentre quello della componente estera netta è negativo. L'Istat, diffondendo le stime, spiega come si tratti di dati destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario. A riguardo evidenzia che il secondo trimestre del 2014 ha avuto una giornata lavorativa in meno sia a confronto con il trimestre precedente sia rispetto allo stesso periodo del 2013. Guardando agli altri Paesi, per cui è disponibile la stima sul secondo trimestre, l'Istituito di statistica sottolinea che il Pil è aumentato in termini congiunturali dell'1% negli Stati Uniti (+2,4% in termini tendenziali) e dello 0,8% nel Regno Unito (+3,1% su base annua). "Il Pil italiano peggiore delle attese ritarda di nuovo la ripresa e avrà un impatto negativo sulle finanze, ma è troppo presto per fare valutazioni sul deficit", così il portavoce del commissario Ue all'economia commentando il calo del Pil.

Piazza Affari reagisce male (-3%) - Piazza Affari si appesantisce dopo la diffusione del dato del prodotto interno lordo italiano: l'indice Ftse Mib, ampiamente il peggiore in Europa, perde il 3%. Sospensione in asta di volatilità per Fiat (-8% teorico), Bpm, Mps e Atlantia. Unicredit e Intesa cedono il 4%, tengono Pirelli e Tod's.


Sale lo spead - Lo spread tra il Btp e il Bund tedesco sale a 168,6 punti dopo il dato del pil e con un rendimento al 2,8%.

martedì 6 maggio 2014

L'Ocse rivede al ribasso la crescita del Pil italiano

PARIGI - L'Ocse rivede lievemente al ribasso le sue stime di crescita per il Pil italiano rispetto alle previsioni del novembre scorso, da +0,6% a +0,5%. Per il 2015 è previsto un +1,1%, grazie alla spinta data dal "ritorno della fiducia" e dai "moderati tagli alle tasse". "Il rapporto tra debito e Pil non comincerà a scendere prima del 2016". avvisa prevedendo un debito al 134,3% nel 2014 e al 134,5% nel 2015. Ciò rende il Paese "ancora vulnerabile a potenziali scossoni".
   

lunedì 5 maggio 2014

Nel 2014 il Pil salirà dello 0,6%, dell'1% nel 2015


ROMA - Nel 2014 il Pil in termini reali salirà dello 0,6%, mentre nel 2015 è prevista una crescita dell'1,0%. Lo stima l'Istat nella nuove prospettive dell'economia italiana. Il governo nelle ultime stime ufficiali indicava +0,8% per il 2014 e +1,3% per il 2015.
Gli 80 euro in più in busta paga produrranno un ''effetto minimo positivo'' sui consumi delle famiglie nel 2014, previsti in ripresa dello 0,2%, dopo tre anni di riduzione. 
Nel 2015 si prevede un ulteriore miglioramento con una crescita dei consumi delle famiglie pari allo 0,5%.
Il tasso di disoccupazione aumenterà al 12,7% nel 2014 (5 decimi in più rispetto al 2013). Un lieve miglioramento dell'indicatore è atteso per la seconda metà dell'anno in corso, con il tasso che nel 2015 è previsto al 12,4%.

mercoledì 19 marzo 2014

La (non) crscita del Pil, Confindustria preoccupata


ROMA - Il Palazzo della Confindustria
ROMA - Allarme di Confindustria sulla crescita del Pil italiano: le previsioni di un incremento del prodotto interno lordo superiore allo 0,5% nel 2014 sono infatti a rischio. La stima precedente dell'associazione era di +0,7%. "Due tipi di fattori frenano la ripartenza dell'economia italiana: l'incertezza sulla solidità dello scenario globale e handicap competitivi", si legge nella congiuntura flash.

martedì 11 marzo 2014

Pil positivo nel IV trimestre 2013. Non accadeva da 2 anni


ROMA - Nel quarto trimestre 2013 il Pil è salito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente mentre risulta ancora negativo su base annua, in calo dello 0,9%. Lo rileva l'Istat, confermando il dato congiunturale, ma rivedendo in lieve peggioramento quello tendenziale (nelle stime era -0,8%).
Il Pil italiano torna positivo negli ultimi tre mesi del 2013 dopo nove trimestri consecutivi, ovvero oltre due anni. Secondo i dati Istat, l'ultimo trimestre in crescita su base congiunturale era stato infatti il secondo del 2011.
Il +0,1% congiunturale del quarto trimestre 2013 rappresenta quindi la prima boccata d'ossigeno per l'economica italiana, colpita nel giro di pochi anni da due recessioni. Ancora nel terzo trimestre del 2013, infatti, il Pil segnava una variazione negativa (-0,1%), ha fatto sapere oggi l'Istat, rivedendo quindi il dato precedente, che aveva rilevato una crescita zero. C'è quindi attesa per le stime sul primo trimestre del 2014, dati che potrebbero 'ufficializzare' l'uscita della recessione dell'Italia.
Nel 2013 il Prodotto interno italiano ha subito una caduta dell'1,8%. L'Istat rivede le stime che davano il Pil in calo dell'1,9%. Si tratta del dato corretto per gli effetti di calendario, anche se l'anno scorso ha avuto lo stesso numero di giorni lavorativi del 2012, anno in cui il Pil era risultato in calo del 2,4%.

giovedì 9 gennaio 2014

Deficit-Pil al 3%. Cala il potere d'acquisto delle famiglie, cresce il risparmio

ROMA - Nel terzo trimestre 2013 il rapporto deficit-Pil è salito, secondo i dati Istat, al 3%, di 1,6 punti percentuali maggiore rispetto allo stesso periodo del 2012. Nei primi nove mesi dello scorso anno, poi, il rapporto tra indebitamento netto e Pil è stato pari al 3,7%, con un incremento dello 0,3% rispetto ai primi tre trimestri dell'anno precedente.
Fisco più leggero - E intanto scende la pressione fiscale, che nel terzo trimestre del 2013 risulta pari al 41,2%, inferiore cioè di 1,2 punti percentuali nel confronto con lo stesso trimestre 2012, sempre secondo le rilevazioni dell'Istat. Considerando i primi nove mesi dell'anno però, la pressione viene misurata al 41,4%, lo 0,2% in più rispetto allo stesso periodo del 2012. 

Scendono le entrate fiscali - L'istituto di statistica osserva poi che le entrate totali sono scese nel terzo trimestre 2013 del 2,4% in termini tendenziali. Aumentano invece dello 0,2% considerando i primi nove mesi dell'anno, con una incidenza sul Pil del 45,2% (erano al 44,7% nel corrispondente periodo del 2012). 

E salgono le uscite - Nel terzo trimestre 2013 le uscite totali sono invece aumentate, in termini tendenziali, dell'1,2%, e le uscite correnti sono cresciute dell'1% (+1,1% al netto della spesa per interessi), quelle in conto capitale del 3,9%. Nei primi nove mesi del 2013 le uscite totali sono aumentate dello 0,9%, con un'incidenza sul Pil pari al 48,9% (erano al 48% nello stesso periodo del 2012).

Cala potere acquisto famiglie - L'Istat rileva poi che nei primi nove mesi del 2013 il potere d'acquisto delle famiglie consumatrici è calato dell'1,5% nei confronti dello stesso periodo del 2012. Guardando al solo terzo trimestre 2013 è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, ma è diminuito dello 0,8% rispetto al terzo trimestre 2012.

Cresce la spesa delle famiglie - La spesa delle famiglie per consumi finali, espressa in valori correnti, nel terzo trimestre 2013 ha registrato "una modesta crescita", segnando un +0,3% rispetto al trimestre precedente, ma è diminuita dello 0,7% rispetto al corrispondente periodo del 2012. Nel confronto congiunturale, emerge dalle serie storiche, l'ultima variazione positiva e' stata registrata nel secondo trimestre 2012 (+0,2%).

Risale il reddito delle famiglie - In risalita il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, in valori correnti, nel terzo trimestre del 2013, quando è aumentato dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% rispetto al corrispondente periodo del 2012. A livello tendenziale è la prima variazione positiva dall'ultimo trimestre del 2011, mentre a livello congiunturale si era registrata una variazione positiva già nel primo trimestre del 2013.

Propensione risparmio famiglie in aumento - La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici stata pari, nel terzo trimestre 2013, al 9,8%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,1 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2012. Si tratta, sottolinea l'Istat, del valore più alto dal secondo trimestre del 2010 quando si è registrato un 10,5%.

martedì 10 dicembre 2013

Istat, si ferma la discesa del Pil

ROMA - Buone notizie sul fronte Pil, che nel terzo trimestre 2013 segna una variazione congiunturale nulla (mentre è sceso dell'1,8% su base annua), interrompendo finalmente la caduta iniziata nel terzo trimestre 2011, ovvero otto trimestri prima, due anni fa. Lo rileva l'Istat.
L'Istituto di statistica ha dunque rivisto al rialzo le previsioni sul terzo trimestre 2013: a novembre si era ipotizzato un calo dello 0,1%. 
Il dato sul Pil non è l'unico segnale positivo reso noto dall'Istat. Degni di nota, guardando alle componenti del prodotto interno lordo, il -0,1% dei consumi, reduci dal -0,3% del secondo trimestre, un contributo nullo della spesa pubblica e un apporto positivo di 0,6% da parte delle scorte. 

Produzione industriale: dato migliore dall'agosto 2011 -Ma a far felici gli analisti sono anche i dati relativi alla produzione industriale: a ottobre l'indice rimbalza dello 0,5% su settembre, segnando l'aumento, il secondo consecutivo, più forte da gennaio. Su base annua invece risulta in calo per la 26esima volta, ma la caduta frena allo 0,5%, il dato migliore dall'agosto del 2011. 


Squinzi: "Bene, ma crisi non è finita" - Si mostra cauto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. "La discesa sembra attenuarsi, però non possiamo dire che siamo fuori dalla crisi. Su base annuale siamo ancora sotto", ha detto a margine di un convegno all'Agenzia delle Entrate".

lunedì 4 novembre 2013

L'Istat peggiora le previsioni del Pil prr il 2013. Recupero l'anno prossimo (ma non la disoccupazione)

ROMA - Nel 2013 il Pil arretrerà dell'1,8% mentre nel 2014 è prevista una crescita dello 0,7%. Lo stima l'Istat nella nota sulle prospettive dell'economia italiana. Il governo nelle ultime stime ufficiali indicava -1,7% per il 2013 e +1% per il 2014. ''Analizzando le differenze tra l'attuale quadro di previsione e quello presentato a maggio 2013, il tasso di crescita del Pil italiano è stato rivisto - comunica l'Istat - al ribasso per quattro decimi di punto nel 2013. Tale differenza è in parte dovuta alle nuove ipotesi sul commercio mondiale e alla revisione delle serie di contabilità nazionale e per la parte restante a una contrazione maggiore di quanto inizialmente atteso degli investimenti privati''. Nel 2013 il Pil beneficerebbe del solo contributo positivo della domanda estera netta (+1,1 punti percentuali). Nel 2014 la crescita del Pil sarebbe invece sostenuta sia dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,4 punti percentuali) sia dalla domanda estera netta (+0,2 punti percentuali). Anche la variazione delle scorte sosterrebbe la crescita seppur in misura contenuta (+0,1 punti percentuali). Per il 2013 è prevista anche una riduzione degli investimenti fissi lordi del 5,5%, mentre nel 2014 le prospettive di una leggera ripresa del ciclo produttivo determinerebbero un recupero dei tassi di accumulazione che tornerebbero su valori positivi (+2,2%). Per quanto riguarda il commercio con l'estero, il miglioramento previsto per i trimestri finali dell'anno in corso si rifletterebbe in un ritorno alla crescita delle esportazioni nel corso del 2014. In media d'anno, le vendite totali aumenterebbero del 3,7%. Le esportazioni di merci beneficerebbero di un consolidamento della crescita nelle principali economie avanzate e di un miglioramento delle condizioni di domanda nelle maggiori economie dell'area euro. Sul fronte dell'import, nel 2013 la riduzione delle importazioni complessive (-3,4%) rifletterebbe il marcato deterioramento delle componenti interne di domanda e la debolezza delle esportazioni (+0,3%). Gli acquisti dall'estero tornerebbero a crescere nel 2014 (+3,5%). L'istituto di statistica spiega infine che ''questo scenario di previsione è legato a ipotesi specifiche sull'evoluzione del quadro internazionale, delle condizioni di liquidità e di incertezza economica e politica. In caso di minore crescita mondiale il Pil nel 2014 registrerebbe un incremento più contenuto. Viceversa un miglioramento delle condizioni di liquidità e una riduzione dell'incertezza stimolerebbero un ulteriore incremento degli investimenti e una crescita del Pil più sostenuta''.
La caduta congiunturale del Pil avviatasi nel terzo trimestre del 2011 dovrebbe arrestarsi nell'ultimo trimestre dell'anno in corso. Tuttavia la variazione in media d'anno risulterebbe per il 2013 ancora fortemente negativa (-1,8%). Il tasso di disoccupazione raggiungerà quota 12,1% nel 2013. Nel 2014, pur stabilizzandosi, proseguirebbe ad aumentare, al 12,4%, a causa del ritardo con cui il mercato del lavoro segue le evoluzioni dell'economia. Nell'anno in corso la spesa delle famiglie segnerebbe una contrazione del 2,4%. ''Nonostante il permanere delle difficoltà sul mercato del lavoro e la debolezza dei redditi nominali, nel 2014, la spesa dei consumatori è prevista crescere moderatamente (+0,2%)''. L'Istat sottolinea che ''nei mesi estivi la caduta dell'occupazione che ha caratterizzato la prima parte dell'anno si è arrestata, ma la situazione del mercato del lavoro permane fortemente deteriorata'', spiega l'Istat nelle Prospettive per l'economia italiana. E aggiunge: ''Il calo misurato in termini di input di lavoro, proseguirebbe per tutto il 2013 (-1,6%), mentre per il 2014 è previsto un lento e graduale miglioramento (+0,1%) che seguirebbe la ripresa dell'attività economica''. Le previsioni dell'Istat sono quindi peggiorate rispetto a quanto contenuto nella nota precedente, diffusa a novembre (11,9% in 2013 e 12,3% in 2014), mentre risultano sostanzialmente in linea con quanto previsto dal Governo nel Def (12,2% in 2013 e 12,4% in 2014).

martedì 29 ottobre 2013

Istat: i poveri sono 5 milioni. Calo del pil peggiore del previsto

ROMA - Calo dell'1,8% nel 2013 del Pil, un po' più della previsione del Governo (-1,7%). E' quanto afferma l'Istat. Si prevede per il 2013 un calo ''seppur limitato nel terzo trimestre seguito da una debole variazione positiva''. A fine anno dovrebbe quindi ''terminare la fase recessiva iniziata nel secondo semestre del 2011''.
L'Istat rileva poi che la recessione ha determinato "gravi conseguenze" sull'intensità del disagio economico: dal 2007 al 2012 il numero di individui in povertà assoluta è raddoppiato da 2,4 a 4,8 milioni. Quasi la metà (2,3 milioni) sono al Sud e di questi poco più di 1 milione sono minori. Aumentano le famiglie che comprano meno: il 65%.

martedì 10 settembre 2013

Famiglie, spesa in calo nel secondo trimestre del 3,3%. Pil -0,3%, il peggiore d’Europa

ROMA - Nel secondo trimestre 2013 la spesa delle famiglie è calata del 3,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, mentre gli acquisti di beni durevoli sono diminuiti del 7,1%. Di conseguenza, anche il Pil è calato: -0,3% rispetto al trimestre precedente e -2,1% nei confronti del secondo trimestre 2012. Un dato peggiore di quello della stima, che era di un calo congiunturale dello 0,2% e tendenziale del 2%.
L'Italia nel secondo trimestre segna una perfomance peggiore rispetto ai Paesi dell'area Euro, Usa e Giappone. "Nel secondo trimestre - riferisce infatti l'Istat - il Pil è cresciuto in termini congiunturali dello 0,7% in Germania e nel Regno Unito, dello 0,6% negli Stati Uniti e in Giappone e dello 0,5% in Francia. In termini tendenziali, si è registrato un aumento dell'1,6% negli Stati Uniti, dell'1,5% nel Regno Unito, dello 0,9% in Giappone, dello 0,5% in Germania e dello 0,3% in Francia. Nel complesso, il Pil dei Paesi dell'area Euro - riporta ancora la nota dell'Istat - è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente ed è diminuito dello 0,5% nel confronto con lo stesso trimestre del 2012".
La cura "lacrime e sangue" è stata una misura dura, impopolare ma necessaria. Ne è convinto il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, secondo il quale l'aggiustamento di bilancio è stato "indispensabile nei Paesi più fragili, tra cui l'Italia, per non rischiare di perdere accesso al mercato, cosa che avrebbe fatto precipitare la crisi". E gli effetti negativi sull'economia sono stati "il prezzo pagato per evitare conseguenze più serie".
Visco sottolinea poi come le prospettive dell'economia siano buone: "I recenti indicatori mostrano un graduale miglioramento". Ma avverte: "I rischi al ribasso di questo scenario sono accresciuti dalle preoccupazioni degli investitori per la possibile instabilità politica". "In Italia - aggiunge - la recessione è stata più lunga e più grave che nella maggior parte degli altri Paesi. Nel primo semestre del 2013 il Pil è calato ancora, ma a un passo più lento, con le esportazioni che ancora forniscono il maggiore stimolo".

Nell'area dell'euro, analogamente, il governatore registra la fine del lungo ciclo recessivo. "Ci sono segnali che la contrazione stia arrivando alla conclusione", dice, avvertendo però che c'è ancora cautela sulla forza della ripresa. "Comunque, tempi e forza della ripresa sono ancora estremamente incerti".

mercoledì 15 maggio 2013

Il Pil del primo trimestre in calo dello 0,5%, il settimo consecutivo


ROMA - E' dell'1,5% il calo del Pil già acquisito per l'anno in corso. Lo comunica l'Istat. Il governo prevedeva -1,3% annuo. Il primo trimestre del 2013 è il settimo consecutivo in cui il prodotto interno lordo scende. Un'analoga situazione non si è mai registrata dall'inizio delle serie storiche, nel primo trimestre 1970.
Cala dello 0,5% il Pil del primo trimestre. Lo comunica l'Istat sottolineando come il calo trimestrale si attenua rispetto all'ultimo trimestre 2012 (-0,9%). Meno forte anche il calo rispetto all'anno precedente (-2,3%) contro il -2,8%. La recessione dell'economia italiana, iniziata nel terzo trimestre del 2011, ha segnato il punto più profondo nel periodo ottobre-dicembre 2012, quando il Pil ha subìto una flessione dello 0,9%. Nel trimestre successivo, il primo del 2013, il calo si è ridotto allo 0,5%. Ad incidere su questi dati la diminuzione del valore aggiunto nei comparti dell'industria e dei servizi, controbilanciata in parte dall'aumento nel settore dell'agricoltura.

venerdì 8 marzo 2013

Fitch boccia l’Italia: abbassa il rating e prevede la contrrazione del Pil dell’1,8% nel 2013


La conseguenza del “risultato inconcludente delle elezioni”. Recessione profonda

NEW YORK - Fitch ha tagliato il rating dell'Italia a BBB+ da A- con outlook negativo. Il 'voto' riflette il "risultato inconcludente delle elezioni italiane".
La recessione in atto in Italia è una delle più profonde in Europa, e i dati indicano il rischio che si prolunghi più di quanto atteso. Scrive l'agenzia di rating. La recessione più profonda e lunga del previsto "mette a rischio lo sforzo di risanamento di bilancio e aumenta i rischi del settore finanziario".
Fitch prevede una contrazione del Pil italiano dell'1,8% nel 2013. Il debito sarà invece vicino al 130%.

giovedì 7 febbraio 2013

Draghi: su Mps la Banca d’Italia “ha fatto quello che doveva fare”, ma ha pochi poteri


BRUXELLES - La debolezza economica prevale nella prima metà del 2013. Più avanti ci sarà una ripresa graduale". Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi.
Restano "rischi al ribasso" per la crescita, ha evidenziato Draghi, facendo riferimento in particolare alla domanda "che potrebbe indebolirsi" e al processo delle riforme "che potrebbe frenare". "La fiducia tornata sui mercati" e la "ridotta frammentazione" nell'area euro "spingeranno la crescita", ha spiegato il numero uno della Bce, sottolineando che anchel'apprezzamento della moneta unica sulle altre valute "è un segnale di ritorno di fiducia nell'euro", ma visto che ogni tasso di cambio "alla fine dovrebbe riflettere i fondamentali" dell'economia, al momento "i tassi reali sono nella media".
Quanto all'inflazione, ''scenderà sotto il 2% nei prossimi mesi". Il presidente della Bce ha aggiunto che "la politica monetaria resta accomodante" con l'obiettivo di tenere l'inflazione sotto ma vicina al 2%. 
Draghi ha parlato anche del caso Mps ed ha invitato a ''fare la tara su molto di quanto si legge sulla stampa, sui blog, e altrove" in merito alla questione, perché, ha sottolineato, c'è anche molto "rumore elettorale".
La Banca d'Italia "ha fatto quello che doveva fare" ha rimarcato il presidente della Bce che ha citato lo statement del Fmi per ribadire che l'azione di Vigilanza di Via Nazionale è stata "appropriata e tempestiva". Quindi il numero uno dell'Eurotower, che era governatore di Bankitalia durante l'acquisizione di Antonveneta, ha ricordato che un organo di vigilanza "non ha poteri di polizia" e che Via Nazionale ha girato alla magistratura "molti documenti".
Per Draghi, "se l'istituzione di vigilanza avesse avuto più poteri, questo avrebbe aiutato". Poi, a una domanda sul Monte dei Paschi di Siena, ha risposto che "la creazione di una vigilanza unica europea comporta sostanziali cambiamenti nella legislazione a livello nazionale". In questo contesto "va dato all'Autorità di vigilanza il potere di giudicare un top manager e, dove necessario, di rimuoverlo".

venerdì 18 gennaio 2013

Bankitalia: Pil calato del 2,1% nel 2012 e scenderà dell’1% quest’anno


ROMA - La Banca d'Italia stima un calo del Pil del 2,1% nel 2012 e rivede al ribasso le previsioni per il 2013. Il Pil, si legge nel Bollettino Economico, scenderà dell'1% e non del 0,2% come stimato precedentemente per il "peggioramento del contesto internazionale e del protrarsi della debolezza dell'attività nei mesi più recenti". Il balzo dello spread di luglio 2011 e le manovre di correzione seguite per evitarne "un incontrollato peggioramento" hanno causato il -2,1% del Pil 2012, sottolinea Bankitalia, secondo cui il caro spread e il successivo aumento del costo del credito si sono 'mangiati' un punto di Pil. Un altro punto lo hanno eroso le manovre.
Il Pil dell'Italia tornerà in crescita solo nella seconda metà del 2013, anno in cui il Pil chiuderà comunque in calo dell'1% e solo nel 2014 il prodotto sarà lievemente positivo (+0,7%). La svolta, secondo Via Nazionale, "sarebbe possibile dalla graduale ripresa degli investimenti, a seguito della normalizzazione delle condizioni di finanziamento, del recupero della domanda" e del clima di fiducia.
"L'occupazione si ridurrà quest'anno (quasi l'1%) e ristagnerà nel successivo. Il tasso di disoccupazione aumenterà, riflettendo anche l'incremento delle persone in cerca di lavoro" toccando il 12% nel 2014. Secondo Bankitalia secondo  nel 2014 ci sarà una stabilizzazione ma "non un'inversione di tendenza".

martedì 9 ottobre 2012

Il Fondo monetario e il rapporto deficit-Pil: l’Italia seconda solo alla Germania nel 2013


ROMA - Il rapporto tra deficit e Pil in Italia scenderà all'1,8% nel 2013 dal 2,7% del 2012. La previsione e' contenuta nel Fiscal Monitor del Fondo monetario internazionale che ha rivisto in peggio dello 0,3% per enrambi gli anni le stime pubblicate ad aprile a causa dell'acuirsi delle difficolta' economiche. Secondo il Rapporto comunque, tra le grandi economie dell'Eurozona, solo i conti pubblici tedeschi registreranno un risultato migliore di quelli italiani con un indebitamento netto pari allo 0,4% del Pil in entrambi gli anni. Peggio farà invece la Francia con il 4,7% quest'anno e il 3,5% il prossimo.
In sofferenza i conti del Portogallo, con un deficit rispettivamente pari al 5% e al 4,5%. Ancora piu' lunga la strada del risanamento per la Spagna (-7% e -5,7%), la Grecia (-7,5% e -4,7%) e l'Irlanda (-8,3 e -7,5%). L'Italia sarà anche l'unico grande Paese dell'Eurozona a registrare un avanzo strutturale nel 2013. Il surplus, affermano i tecnici del Fondo, risulterà pari allo 0,7%, contro un disavanzo aggiustato per il ciclo dello 0,5% nel 2012.
L'avanzo primario e' stimato pari al 2,6% quest'anno, al 3,6% il prossimo e poi in lenta risalita fino al 5% nel 2017.
Ciò consentirà di invertire la tendenza alla crescita del debito sin dal 2014. Il rapporto con il Pil chiudera' al 126,3% il 2012 e al 127,8% il 2013, per poi riportarsi al 127,3% nel 2014, e scendere al 125,6% nel 2015, al 123,3% nel 2016 e al 120,6% nel 2017. 
Le entrate del Governo risulteranno pari al 48,3% quest'anno, per poi aumentare al 48,8% il prossimo e mantenersi attorno al 49% sino al 2017. Le spese scenderanno invece dal 51% del 2012, al 50,6% nel 2013 fino al 49,7% nel 2017.

giovedì 13 settembre 2012

Confindustria: i consumi mai così giù dal dopoguerra


ROMA  Confindustria conferma la stima sul pil 2012, ma peggiora la previsione sul 2013. Stando ai dati del Centro Studi, quest'anno il Pil scenderà del 2,4% (stesso dato di giugno), mentre il prossimo si prevede -0,6%, contro il -0,3% precedente. "In sostanza - si legge - la recessione si prolunga e la ripresa è ritardata alla prossima primavera".  I consumi procapite nel 2012 registreranno "la flessione più grave del dopoguerra (-3,6%) e nel 2013 torneranno sui livelli del 1997". 
Le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono aumentate nei primi sette mesi dell'anno di 7,7 miliardi di euro (+3,6%) rispetto allo stesso periodo del 2011. Nel solo mese di luglio, rende noto Bankitalia, le entrate sono aumentate di 4 miliardi, pari al 10,6%.
 Ad agosto il rincaro del cosiddetto carrello della spesa, cioe' i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), e' del 4,2% su base annua, un rialzo superiore al tasso d'inflazione (3,2%) e a quanto registrato a luglio (4%). Lo rileva l'Istat, rivedendo in lieve ribasso le stime (+4,3%). 

lunedì 10 settembre 2012

Istat: Pil italiano sempre più in basso


ROMA - Il Pil italiano cala per il terzo trimestre consecutivo è si conferma ai livelli più bassi da fine 2009. Nel periodo aprile-giugno, riferisce l'Istat diffondendo i dati definitivi, il Prodotto interno lordo è diminuito dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto al secondo trimestre 2011. Il dato tendenziale, riferisce l'Istat, è il calo più rilevante dagli ultimi tre mesi dal 2009, quando c'è stato un -3,5%, e caratterizza il terzo trimestre consecutivo con il segno negativo.
L'Istat rivede quindi al ribasso la stima sul Pil nel secondo trimestre che indicavano un -0,7% congiunturale e un -2,5% tendenziale.