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martedì 11 marzo 2014

Potere d'acquisto delle famiglie sempre più giù: nel 2012 -4,7%


ROMA -  Nel 2012 il potere d'acquisto delle famiglie è calato quasi del 5% (4,7%). Una caduta - dice l'Istat - ''di intensità eccezionale'' prodotta dall'aumento del prelievo fiscale (Imu, contributi sociali, ecc) che ha ''notevolmente contribuito alla forte contrazione del reddito'': -2% quello 'disponibile' 2012.
Tra il 2000 e il 2012, la pressione fiscale nei 27 paesi dell'Ue è diminuita complessivamente di 0,5 punti percentuali, mentre in Italia è aumentata di quasi 3 punti, l'incremento più elevato se si escludono i casi di Malta e Cipro. Lo rileva sempre l'Istat. La pressione fiscale in Italia si attesta nel 2013 al 43,8% del Pil (44% nel 2012). L'andamento nel tempo - spiega il presidente dell'Istat, Antonio Golini - mostra come la pressione fiscale in Italia abbia registrato una diminuzione dal 2001 fino al 2005 (ad eccezione del 2003) per poi riprendere ad aumentare fino al 43,0% nel 2009; dopo una flessione nel biennio 2010-2011, nel 2012 è risalita al 44,0% del Pil. Il punto di minimo nell'arco dell'ultimo decennio è stato raggiunto nel 2005 al livello del 40,1% del Pil mentre gli aumenti più pronunciati si sono prodotti nel 2006-2007 e nel 2012. Negli anni 2006 e 2007 le voci di entrate che compongono la pressione fiscale sono aumentate dell'8,1 e del 6,7%, a fronte di una crescita del Pil in termini nominali attorno al 4%. Nel 2012 la crescita delle entrate del 2,7% ha coinciso con una caduta del Pil dello 0,8%. 

giovedì 9 gennaio 2014

Deficit-Pil al 3%. Cala il potere d'acquisto delle famiglie, cresce il risparmio

ROMA - Nel terzo trimestre 2013 il rapporto deficit-Pil è salito, secondo i dati Istat, al 3%, di 1,6 punti percentuali maggiore rispetto allo stesso periodo del 2012. Nei primi nove mesi dello scorso anno, poi, il rapporto tra indebitamento netto e Pil è stato pari al 3,7%, con un incremento dello 0,3% rispetto ai primi tre trimestri dell'anno precedente.
Fisco più leggero - E intanto scende la pressione fiscale, che nel terzo trimestre del 2013 risulta pari al 41,2%, inferiore cioè di 1,2 punti percentuali nel confronto con lo stesso trimestre 2012, sempre secondo le rilevazioni dell'Istat. Considerando i primi nove mesi dell'anno però, la pressione viene misurata al 41,4%, lo 0,2% in più rispetto allo stesso periodo del 2012. 

Scendono le entrate fiscali - L'istituto di statistica osserva poi che le entrate totali sono scese nel terzo trimestre 2013 del 2,4% in termini tendenziali. Aumentano invece dello 0,2% considerando i primi nove mesi dell'anno, con una incidenza sul Pil del 45,2% (erano al 44,7% nel corrispondente periodo del 2012). 

E salgono le uscite - Nel terzo trimestre 2013 le uscite totali sono invece aumentate, in termini tendenziali, dell'1,2%, e le uscite correnti sono cresciute dell'1% (+1,1% al netto della spesa per interessi), quelle in conto capitale del 3,9%. Nei primi nove mesi del 2013 le uscite totali sono aumentate dello 0,9%, con un'incidenza sul Pil pari al 48,9% (erano al 48% nello stesso periodo del 2012).

Cala potere acquisto famiglie - L'Istat rileva poi che nei primi nove mesi del 2013 il potere d'acquisto delle famiglie consumatrici è calato dell'1,5% nei confronti dello stesso periodo del 2012. Guardando al solo terzo trimestre 2013 è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, ma è diminuito dello 0,8% rispetto al terzo trimestre 2012.

Cresce la spesa delle famiglie - La spesa delle famiglie per consumi finali, espressa in valori correnti, nel terzo trimestre 2013 ha registrato "una modesta crescita", segnando un +0,3% rispetto al trimestre precedente, ma è diminuita dello 0,7% rispetto al corrispondente periodo del 2012. Nel confronto congiunturale, emerge dalle serie storiche, l'ultima variazione positiva e' stata registrata nel secondo trimestre 2012 (+0,2%).

Risale il reddito delle famiglie - In risalita il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, in valori correnti, nel terzo trimestre del 2013, quando è aumentato dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% rispetto al corrispondente periodo del 2012. A livello tendenziale è la prima variazione positiva dall'ultimo trimestre del 2011, mentre a livello congiunturale si era registrata una variazione positiva già nel primo trimestre del 2013.

Propensione risparmio famiglie in aumento - La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici stata pari, nel terzo trimestre 2013, al 9,8%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,1 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2012. Si tratta, sottolinea l'Istat, del valore più alto dal secondo trimestre del 2010 quando si è registrato un 10,5%.

giovedì 5 dicembre 2013

Il potere d'acquisto delle famiglie è crollato del 9,4% in 4 anni

ROMA - Quadro a tinte fosche nel bilancio sociale Inps. Il potere d'acquisto delle famiglie - si legge - è crollato del 9,4% tra il 2008 e il 2012. Lo si legge nel bilancio sociale Inps presentato oggi secondo il quale solo tra il 2011 e il 2012 il calo è stato del 4,9%. Nel complesso nei quattro anni considerati il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l'1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012). Nell'anno, secondo quanto emerge dal bilancio sociale Inps, i lavoratori pubblici sono diminuiti, a causa del blocco del turnover e dei numerosi pensionamenti di 130.000 unità (-4%) passando da 3,23 milioni a 3,1 milioni. Nel 2012 le entrate contributive ex Inpdap sono calate di 4,78 miliardi (-8,2%). La spesa per gli ammortizzatori sociali nel 2012 è aumentata del 19% rispetto al 2011 superando quota 22,7 miliardi. L'Istituto sottolinea che la spesa principale è quella per la disoccupazione con 13,811 miliardi, oltre due miliardi in più rispetto ai 11,684 miliardi spesi nel 2011. Hanno usufruito di ammortizzatori sociali nel 2012 oltre 4 milioni di persone. Oltre 1,6 milioni di persone hanno usufruito di cig e mobilità a fronte dei 1.250.000 lavoratori nel 2011 (+28,5%) con una permanenza media pro capite in cassa di di due mesi e 2 giorni lavorativi. Nel complesso hanno avuto il sussidio di disoccupazione (ordinaria, agricola e quelle a requisiti ridotti) 2,5 milioni di persone a fronte dei 2,26 milioni dell'anno precedente. Quasi la metà dei pensionati Inps (il 45,2%) ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro al mese. Lo si legge nel bilancio sociale Inps 2012. Su quasi 7,2 milioni di pensionati che non arrivano a 1.000 euro ce ne sono 2,26 milioni (il 14,3% del complesso) che non arriva a 500 euro. Possono invece contare su più di 3.000 euro al mese poco più di 650.000 pensionati.