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domenica 9 marzo 2014

La Libia vuole bombardare nave coreana se acquisterà petrolio dai ribelli. Ma l'aviazione dice no

La nave battente bandiera nordcoreana attraccata al porto di Sidra in attesa di caricare petrolio
TRIPOLI - Primo ministro della Libia ha minacciato di bombardare una nave cisterna battente bandiera nordcoreana se tenta di esportare petrolio da un porto controllato dai ribelli. Ali Zeidan ha detto che gli ordini sono stati emessi per arrestare l'equipaggio della petroliera. Ma i membri della Libyan Air Force hanno apparentemente rifiutato di obbedire agli ordini di bombardare la nave. Il Ministero della Difesa ufficiale a Tripoli, parlando in condizione di anonimato, ha detto al Libian Herald che l'Air Force non ha voluto attaccare il terminale per una serie di motivi. "C'è un sentimento forte tra i membri della Air Force secondo i quali non dovrebbe essere utilizzata la forza per risolvere quello che è essenzialmente un problema politico, tanto più che i civili potessero essere feriti o uccisi", ha detto.C'erano anche profonde preoccupazioni circa il potenziale impatto ambientale di una fuoriuscita di petrolio sul Mar Mediterraneo e sulla costa libica se la petroliera venisse colpita
In precedenza militanti separatisti avevano detto di aver iniziato a caricare il petrolio al porto di Sidra, a est di Tripoli. I ribelli hanno sequestrato tre principali porti da agosto, per chiedere più autonomia, ostacolando la capacità del governo per rilanciare le esportazioni di petrolio.

Il Morning Glory aveva attraccato al porto di Sidra ieri, dopo un tentativo fallito di attraccare il Martedì. Una tv locale ha mostrato le immagini dei ribelli che festeggiano. "Abbiamo iniziato l'esportazione di petrolio. Questa è la nostra prima spedizione," ha detto un portavoce dei ribelli. I funzionari libici hanno detto che il movimento ribelle ha compiuto un "atto di pirateria".
Gli analisti hanno detto che è improbabile che la nave sia posseduto o controllato da Pyongyang. Lawrence Dermody, un ricercatore nel traffico illecito per la Stockholm International Peace Research Institute , ha detto alla BBC: "E 'molto più probabile che si tratti di una bandiera di comodo", aggiungendo che "non è proprio una bandiera comune - anche in Medio Oriente."
Mappa della Libia
La statale National Oil Corp (NOC) aveva messo in guardia contro le petroliere si avvicinassero al portoe altri due nella zona est di volatili della Libia che sono controllati da gruppi armati. Non è il primo tentativo di spedire petrolio dal porto controllato dai ribelli. Lunedi la nave della marina libica Ibn Auf aveva sparato colpi di avvertimento contro una petroliera battente bandiera maltese per evitare che venissa ancorato e cominciasse il carico. I proprietari della nave si sono lamentati perché l'attacco è avvenuto in acque internazionali.

martedì 31 dicembre 2013

Deragliano due treni in Nord Dakota, uno carico di petrolio si incendia. Evacuate 300 persone

CASSELTON - Brucia il treno carico di petrolio
CASSELTON (Nord Dakota) - Paura a Casselton, nel Nord Dakota, dove un treno che trasportava petrolio greggio è deragliato. I residenti della cittadina hanno udito diverse forti esplosioni e hanno visto un'altissima nube di fumo levarsi in cielo. "Siamo rimasti scioccati da quanto è successo", hanno riferito. Lo sceriffo della città, comunque, ha ordinato l'evacuazione forzata di circa 300 persone per motivi precauzionali.
L'ufficio dello sceriffo ha detto che il National Weather Service prevede un cambiamento nel clima che spingerà il pennacchio di fumo verso il basso, il che potrebbe aumentare i potenziali rischi per la salute.
Il treno BNSF Railway Co. è deragliato circa alle 02:30 di lunedi, (ore 9.30 in Italia) e la società ha detto che circa 21 vagoni si sono incendiati. Nessuno è rimasto ferito.
I carri ancora bruciavano quando è arrivato il giorno, e le autorità hanno detto che non sarebbero intervenute per spegnerle. Il treno aveva 100 vagoni e 80 sono stati spostati lontano dall’incendio.
Non si è ancora capito esattamente come è avvenuto il deragliamento, ma un secondo treno che trasportava grano è stato coinvolto. Il portavoce della ferrovia Amy McBeth ha detto che il treno che trasportava grano è deragliato per primo e poi ha investiti parecchie vetture del treno carico di petrolio che passava sui binari adiacenti.
Il North Dakota è  il secondo  stato produttore di petrolio negli Stati Uniti, dietro solo il Texas e una quantità crescente di petrolio che viene spedito per ferrovia.

Il numero di vagoni di petrolio greggio trainati sulle ferrovie degli Stati Uniti è salito da 10.840 nel 2009 a una previsione di 400.000 di quest'anno. Nonostante l'aumento, il tasso di incidenti è rimasto relativamente stabile. Le ferrovie dicono che il 99,997 per cento di materiali pericolosi raggiunge le destinazioni in modo sicuro.

martedì 9 luglio 2013

Taranto, blackout nella raffineria, petrolio in mare

TARANTO - Il tratto di mare inquinato
TARANTO - A causa di un blackout nella raffineria di Taranto, forse a causa di un fulmine, un grosso quantitativo di prodotto è stato sversato in mare. Lo rende noto il presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti. "Si vede materiale grigiastro - scrive l'ambientalista - semiraffinato in acqua. L'aria è irrespirabile". Si tratta probabilmente di idrocarburi. Sul posto uomini e mezzi della Capitaneria di Porto e della società Ecotaras.
I tubi andati in pressione per il blackout, secondo Marescotti, hanno liberato liquido che sta "inquinando l'acqua del mare a Taranto". La chiazza, per gli ambientalisti, è talmente estesa che non si assorbe con le barriere galleggianti.
"E' assolutamente tutto sotto controllo, la chiazza non si disperde al largo ma è tutta sotto costa, non c'è necessità di circoscriverla in mare". E' quanto si apprende dalla Capitaneria di Porto di Taranto al lavoro con propri uomini e mezzi, via terra e via mare. Il materiale in mare "sembrerebbe prodotto idrocarburico molto leggero". Un campionamento è stato fatto da parte degli esperti dell'Arpa. Lo sversamento ha una estensione di 80 metri lineari sotto costa con una ampiezza verso largo di 10 metri con moto ondoso che spinge sotto costa e contiene la chiazza. Il materiale, quindi, non si disperde al largo.

Eni: "Tracce minime"  "Ci sono minime tracce di idrocarburi nell'area di contenimento predisposta nella costa antistante la centrale Eni di Taranto". E' quanto spiegano dall'Eni, sottolineando che, a causa di un blocco della corrente elettrica, legata alle avverse condizioni meteorologiche, si sono verificate minime fuoriuscite di idrocarburi legate all'effetto di "trascinamento" ( ovvero il blocco improvviso degli impianti), che stanno causando il cosiddetto fenomeno di iridescenza sulla superficie del mare. Oltre il perimetro delimitato dalle panne non si rileva alcuna traccia di idrocarburi.

martedì 22 gennaio 2013

Chiazza di idrocarburi nell’Adriatico al largo dell’Abruzzo




PESCARA  - Una chiazza di idrocarburi stimata in circa mille litri è stata avvistata dall'equipaggio della nave di stoccaggio Alba Marina, al campo petrolifero Rospo Mare, al largo delle coste tra Abruzzo e Molise. Lo riferisce la Edison che opera alle piattaforme petrolifere. La stessa società riferisce che è scattata la procedura di emergenza e che la produzione è stata subito fermata. Non si hanno notizie della natura della chiazza e né della provenienza. Stanno operando le squadre del campo Rospo Mare e la Capitaneria.

lunedì 10 settembre 2012

Non sono servite le protesta ambientaliste: la Shell comincia a perforare il fondo del Mare Artico, in Alaska

Il Noble Discoverer ancorato sul luogo della perforazione

MARE DI CHUKCHI (Alaska) - Più di 20 anni dopo l’ultima perforazione nel mare di Chukchi al largo della punta settentrionale dell'Alaska, un impianto di perforazione Shell ieri ha iniziato a lavorare e la società spera di trovare una nuova “miniera d'oro”  di petrolio dell'Alaska. "Oggi si segna il culmine per Shell di sei anni di sforzi per la prospezione di petrolio potenzialmente significativa e per riserve di gas, che si ritiene si trovano sotto il shelf esterno dell'Alaska continentale," dice il vicepresidente  di Shell Alaska Pete Slaiby.
Nel Mare di Chuckhi si cerca il petrolio
Concessi i permessi dall'amministrazione Obama, l'esplorazione in Alaska nelle acque dell'Artico è diventata un campo di battaglia importante per i gruppi ambientalisti, che temono fuoriuscite di petrolio nella zona incontaminata già minacciata dall’ aumento delle temperature e dalla riduzionedei ghiacci marini .
“L'Artico in fusione è un terribile avvertimento" ha dichiarato Dan Howells, un direttore della campagna di Greenpeace.
Shell ha pagato 2,8 miliardi di dollari per i diritti di locazione di aree tra loro vicine nel Mare di Beaufort e di Chukchi , e gli Stati Uniti stimano che sotto tali acque possano esserci 26 miliardi di barili di petrolio recuperabile e 130 trilioni di metri cubi di gas naturale.
Il 30 agosto, il segretario degli Interni Ken Salazar ha annunciato che alla Shell, anche se la sua chiatta Spill Response non era stata ancora certificato dalla Guardia Costiera, sarebbe stato permesso di praticare dei fori pilota e poi scavare ciò che si chiama “una cantina” per creare un dispositivo di sicurezza critica.
I fori pilota saranno a 390 metri sotto il fondo del mare e a circa 1200 sopra un serbatoio di petrolio già individuato. 
Shell sostiene che ci sono poche possibilità di una fuoriuscita come quella accaduta a BP nel 2010 nel Golfo del Messico. La pressione pozzo dovrebbe essere molto minore.
Le navi d'appoggio potrebbero rapidamente soffocare gli incendi e fare pulizia di ogni fuoriuscita. 
I lavoratori hanno ormeggiata la nave di perforazione, il Noble Discoverer, in un mare con otto ancore che pesano 15 tonnellate. E cominceranno gli scavi preliminari.
L'azienda non si aspetta per trivellare fino al prossimo anno, dal momento che ha solo un paio di settimane prima che il ghiaccio marino si formi nella zona. Si riprende quindi forare la prossima estate.

venerdì 24 agosto 2012

Una chiazza di petrolio di 10 km minacce le spiagge più famose dello Sri Lanka

La spiaggia di Negombo, minacciata dall'inquinamento

COLOMBO - Le forze armate dello Sri Lanka si stanno preparando per affrontare la pulizia delle spiagge nel caso in cui una chiazza di petrolio da una nave da carico affondata contamini la sua costa occidentale.
Termopili Sierra, una nave battente bandiera di Cipro, è affondata ieri per il maltempo, rilasciando una chiazza di petrolio di circa 10 km di lunghezza.
Una parte del petrolio ha già inquinato la località turistica di Negombo e sta minacciando la pesca locale. Il Centro di gestione dei disastri, ha detto che un lungo tratto della costa occidentale centrata sulla capitale è a rischio incluse Mount Lavinia, una popolare località turistica a sud della capitale, Colombo e appunto Negombo, la località balneare che ha aperto per il turismo nei primi anni 1970.
"Gran parte del petrolio contenuto nella stiva nave è stata pompata fuori, ma circa 70 tonnellate di combustibile sono rimaste nei serbatoi e e sono quelle che stanno causando una chiazza di petrolio," ha detto il direttore del centro, Sarath Kumara. Ha aggiunto che la chiazza di petrolio era a circa 20 km al largo della costa occidentale, ma potrebbe finire a terra se il tempo dei monsoni pesanti si intensificherà.
"Abbiamo organizzato piccole unità di volontari per ripulire un tratto costiero di oltre 50 km - ha detto Kumara - Non abbiamo provato nulla di simile prima d'ora."
Una striscia sottile di olio di circa 200 metri di lunghezza ha già colpito, come detto, il litorale di Negombo..
La nave era stata sequestrata dal tribunale dello Sri Lanka, dopo una disputa sul suo carico di tubazioni in acciaio. Una recente ordinanza aveva impedito alla nave di essere rimorchiata fino alla costa orientale.

lunedì 23 gennaio 2012

I ministri degli esteri Ue approvano le sanzioni contro l'Iran. Basta ai nuovi contratti per il petrolio

BRUXELLES - I ministri degli esteri europei hanno approvato ufficialmente le sanzioni contro l’Iran. Non sarà piu’ possibile stipulare nuovi contratti per la fornitura di petrolio da Teheran, mentre saranno rispettati i contratti già esistenti ma solo fino al primo luglio.
L’obiettivo è di contrastare la corsa al nucleare del regime iraniano, come spiega l’alto rappresentante per la politica estera europea, Cathrine Ashton: “Aumentando la pressione sull’Iran, vogliamo convincere le autorità di Teheran a tornare al tavolo dei negoziati e a continuare le discussioni”.
Oltre all’embargo sul petrolio sono stati congelate le trattative sull’oro e su altri metalli preziosi con la banca centrale iraniana.
Il ministro degli esteri italiano Giulio Terzi di Sant’Agata spera che sia un forte disincentivo: “Pensiamo che la prima cosa da difendere sia la sicurezza, non solo della regione ma anche dell’Europa- ha detto. Quindi è inevitabile che ci siano delle conseguenze economiche”

lunedì 14 novembre 2011

Nuova Zelanda: il miracolo dei “salvatori delle spiagge”. Svuotata di tutto il petrolio la nave che si era arenata su un reef



AUKLAND - Le squadre di salvataggio sono riuscite a svuiotare del petrolio tutto la portacontainer Rena, finita su un reef  al largo della Nuova Zelanda e che rischiava di soezzarsi, rilasciando tutto il mortale carico in mare.
La Rena aveva inizialmente aveva fatto trapelare 350 tonnellate di petrolio, uccidendo più di 1.000 uccelli marini.
Le operazioni di salvataggio sono state ostacolate dal maltempo e c’erano stati fondati timori di un disastro ambientale diffuso.
Ma per fortuna la New Zeeland Maritima ha comunicato oggi che aveva ormai finito di pompare il petrolio e avrebbe mandato una gru per rimuovere il carico sulla coperta.
Ci sono ancora circa 1.300 contenitori che devono essere rimosso dalla nave, che sarà anche spostata al largo della barriera corallina.
Stuart Crosby, sindaco della città di Tauranga, ha detto che il risultato è stato eccezionale.
"I salvatori hanno fatto un lavoro straordinario in condizioni insidioso per evitare il disastro ambientale", ha detto, secondo il New Zealand Herald.
"Credo che tutti abbiamo attraversato una serie di emozioni dalla  incredulità, alla frustrazione e rabbia e ora al sollievo grazie a queste grandi persone"
La nave cargo di proprietà greca e battente bandiera liberiana si era incagliata il 5 ottobre sull’Astrolabe Reef, a 22 km al porto di Tauranga inell’isola del Nord della Nuova Zelanda.
La regione, la Baia di Plenty, è famosa per le sue lunghe spiagge sabbiose e per la ricca fauna selvatica, tra cui rari uccelli marini, pinguini e delfini.
Gli ambientalisti avevano avvertito del rischio concreto di un disastro se tutte le 1.700 tonnellate di petrolio e le 200 tonnellate di gasolio originariamente a bordo fossero uoriuscite dalla nave.
Il capitano della nave e il secondo ufficiale, filippini, sono sotto processo.




mercoledì 2 novembre 2011

Nuova Zelanda: la nave incagliata resiste alla tempesta


AUKLAND - La nave portacontainer Rena incagliata sull’Astrolabe Reef è rimasta finora intatta nonostante una notte di violento maltempo che poteva spezzarla in due.
Tre squadre di salvataggio sono tornati a bordo  per valutare la situazione dopo che il maltempo le aveva costrette a sbarcare due giorni fa.
La società Svitzer Salvage ora ha nove persone a bordo della Rena.
"Devono in primo luogo assicurarsi che la nave sia al sicuro e poi lavorare sui sistemi di bordo per la rimozione del combustibile”, ha detto un responsabile.
"Una squadra si sta concentrando sulle modalità di accesso al serbatoio di dritta. Una seconda squadra sta pompando i lubrificanti e gli oli residui dalla sala macchine di un serbatoio centralizzato. Questo renderà più facile spostare il petrolio sulla chiatta Awanuia una volta che sarà tornata sul posto''.'
La previsione ora parla di  venti da moderati a forti, con  tempo di nuovo brutto da venerdì.
Tuttavia, la squadra di salvataggio avrebbe continuato ad approfittare del clima relativamente tranquillo "in modo opportuno".
Ci sono state oggi segnalazioni di petrolio  in acqua a monte della spiaggia di Maunganui: si tratta probabilmente era "''olio combustibile che in precedenza era stato sepolto nella sabbia o sommersi  ed è statao tirato fuori dalla tempesta durante la notte", ha spiegato un tecnico.
Nel frattempo, nuove accuse sono state rivolte contro il capitano e l' ufficiale di guardia in relazione al disastro della Rena e riguardano lo scarico di sostanze nocive in mare.

martedì 18 ottobre 2011

Infuria il maltempo, sospese le operazioni di pompaggio del petrolio dalla nave arenata sul reef in Nuova Zelan



AUKLAND - Il maltempo che infuria su quel braccio di mare ha costretto a rimandare le operazioni di pompaggio del petrolio dalle stive dalla Rena, la motonave incagliata sull’Astrolabe Reef davanti alla Bay of Plenty che minaccia di spezzarsi e rovesciare in mare mille tonnellate di greggio. Andrew Berry, direttore dell’ unità marittime della Nuova Zelanda  ha detto che le squadre di salvatggio questa mattina hanno combattuto con venti fortissimi e onde altre quattro metri: l’operazione riprenderà domani mattina. La sezione anteriore della Rena è rimasta saldamente inchiodato all’Astrolabe Reef, ma la sezione di poppa si sta muovendo a ritroso a causaa delle onde e del cambio di marea.
La crepa sulla dritta della nave è stata monitorata, ma con le condizioni meteorologiche presenti sul suo lato stavano aggravando la frattura. Berry ha detto che una patina  bianca con piccole quantità  più scure nelle acque indicano che stamattina la Rena ha accusato altre perdite.
"E 'proveniente dalla Rena e si sta muovendo spinta dal vento tra due o tre chilometri dalla nave."
Intanto la Mediterranean Shipping Company (Msc) che ha noleggiato la Rena dagli armatori greci Costamare, ha annunciato una ''donazione volontaria'' pari a di 570 mila euro per le operazioni di pulizia, sottolineando che la compagnia non e' proprietaria della Rena e non e' responsabile delle sue operazioni. Gli assicuratori della nave, The Swedish Club, soddisferanno tutti gli obblighi, compresi quelli derivanti dalla responsabilita' per l'inquinamento, ha precisato un suo dirigente.

lunedì 17 ottobre 2011

Difficile estrarre il petriolio, reso denso dal freddo, dalla nave incagliata sul reef della Nuova Zelanda. Ed è in arrivo un'altra ondata di maltempo

La Rena, sempre più inclinata u un fianco, sull'Astrolabe Reef
La falla nella fiancata della nave portacontainer
AUKLAND - Le squadre di salvataggio lavorano notte e giorno per pompare carburante dai serbatoi della nave portacontainer Rena battente bandiera liberiana ma di proprietà greca, incagliata dal 5 ottobre in una barriera corallina della Nuova Zelanda, che ha già disperso in mare centinaia di tonnellate di carburante, inquinando le spiagge della turistica Bay of Plenty, famosa per la fauna marina. 
Dopo ritardi causati dal maltempo, finora sono state estratte 70 tonnellate di petrolio, reso denso dal freddo, delle circa 1.300 tonnellate rimaste nei serbatoi. Si teme che il maltempo, previsto nelle prossime ore con venti a 60 km orari e onde di 4 metri, fermi le operazioni e rischi di far sprofondare in mare la poppa, che contiene altre mille tonnellate di greggio.

Intanto, la società armatrice ha incontrato il governo e si è impegnata a contribuire ai costi di pulizia, benché stia discutendo sul fatto di avere o meno delle responsabilità.
La macchia di petrolio si è allargata lungo circa 60 km di costa, famosa tra i surfisti e i pescatori. Circa 1.300 uccelli sono morti a causa del disastro ecologico, il peggiore in Nuova Zelanda negli ultimi decenni.

venerdì 14 ottobre 2011

Nuova Zelanda: si tenta di svuotare la Rena dal petrolio. La nave, sempre più inclinata, sta per spaccarsi


Un elicottero sorvola la Rena sempre più inclinata. I container stanno scivolando in mare

AUKLAND - Calati da un elicottero sul ponte della portacontainer incagliata da 10 giorni in una barriera corallina della Nuova Zelanda, i soccorritori sono impegnati in una rischiosa operazione per valutare se e come si possano pompare via le oltre 1000 tonnellate di petrolio ancora nei suoi serbatoi, prima che la scafo si spacchi del tutto.
La metà di prua della nave di 236 metri, che ha già disperso in mare 350 tonnellate di petrolio, è fermamente incastrata nei banchi corallini, la poppa è sommersa a più di 90 metri di profondità e l'inclinazione dello scafo, arrivata a 22 gradi, rende ancora più difficili le operazioni degli esperti a bordo. Mentre centinaia di operatori in tute bianche, in gran parte militari, continuano l'opera di pulizia delle spiagge ricoperte di dense bolle nere, è salito a oltre 1000 il bilancio degli uccelli morti, molti di specie rare.
E secondo gli esperti molti altri stanno annegando appesantiti dalla melma nera o muoiono di freddo quando il petrolio dissolve il loro strato impermeabile. Su alcune spiagge si sono anche riversati i detriti fuoriusciti dai 90 container caduti in mare. Uno di essi conteneva ferrosilicone, che emette gas infiammabile. Il comandante e il secondo ufficiale sono stati arrestati e incriminati secondo la legge marittima che copre attività pericolosa che coinvolga navi o altri prodotti marittimi, e rischiano fino a 12 mesi di carcere e una multa pari a 5700 euro. 
Il governo vuole sapere, ha detto il premier John Key, perché la nave si è incagliata in una barriera corallina ben indicata sulle carte nautiche e con mare calmo. Gli armatori greci della Costamare Shipping hanno presentato profonde scuse, assicurando che collaboreranno pienamente con le autorità per stabilire cause e responsabilità dell'incidente.

giovedì 15 settembre 2011

Una compagnia britannica trova ancora petrolio al largo delle Falkland. E in Argentina crescerà la polemica



ISOLE FALKLAND - Una compagnia britannica , La Rockhopper Exploration ha annunciato di aver effettutao passi decisivi nella ricerca di petrolio al largo delle isole Falkland nell'Atlantico meridionale, oltre la zona di Sea Lion, dove già c’era stato un rilevante ritrovamento nel marzo scorso. Il pompaggio del greggio dovrebbe avvenire entro il 2016. Per sviluppare il campo della ricerca serviranno due miliardi di dollari. 
La società stima un picco di produzione di circa 120.000 barili al giorno nel 2018. Non ha detto come intende per finanziare lo sviluppo, anche se gli analisti dicono partnership con un'altra compagnia petrolifera è una possibilità. 
L’ultimo annuncio rischia di provocare polemiche in Argentina, che ha invaso le Falkland, nel 1982, prima di essere sconfitta dalla Gran Bretagna in una guerra breve. E non ha mai rinunciato alla sua pretesa di sovranità sulle isole e ha anzi intensificato le sue richieste in questo senso, quando è iniziata l'esplorazione petrolifera.
L'anno scorso l'Argentina ha sostenuto che le navi che salpano  dai porti alle Falkland necessitano di un permesso speciale, potenzialmente complicando ogni sviluppo della ricerca del petrolio.
In  giugno la presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner aveva definito il primo ministro britannico David Cameron, "arrogante" per aver rifiutato di negoziare le Falkland.
La maggior parte degli abitanti delle Falklandi vogliono mantenere la sovranità britannica e David Cameron ha detto che la questione non è negoziabile.

venerdì 5 agosto 2011

La Nigeria inquinata dal petrolio: servirà la più grande operazione di pulizia mai effettuata al mondo, dice l’Onu



LAGOS (Nigeria) - Decenni di inquinamento da idrocarburi nella regione di Ogoniland in Nigeria potrebbero richiedere la più grande operazione di pulizia del mondo,  ha dichiarato un’agenzia delle Nazioni Unite  in un rapporto pubblicato  sulla questione.
"Il ripristino ambientale di Ogoniland potrebbe rivelarsi il repulisti di più ampio respiro e più  lungo termine mai intrapreso:  l'acqua potabile è contaminata,  terra, insenature e importanti ecosistemi come le mangrovie devono essere riportati in piena salute", ha detto il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP).
Il petrolio inquina il delta del Niger
Lo studio degli effetti dell'inquinamento in Ogoniland, una parte del delta del Niger è il risultato di due anni di valutazione da parte dell’UNEP. La relazione rappresenta il primo tentativo importante di documentare scientificamente gli effetti dell'inquinamento da idrocarburi nella regione prevalentemente abitata da agricoltori e pescatori e che gli ambientalisti  dicono che è stata devastata da sversamenti. L’Onu ha chiamato la valutazione "senza precedenti".
Il rapporto documenta i principali rischi sanitari nella regione del più grande produttore di petrolio dell'Africa.
"In almeno 10 comunità Ogoni in cui è contaminata l'acqua potabile con alti livelli di idrocarburi, la salute pubblica è seriamente minacciata", scrive l'UNEP.
"In una comunità, a Nisisioken Ogale, nella parte occidentale di Ogoniland, le famiglie stanno bevendo acqua da pozzi contaminati da benzene - un noto cancerogeno - a livelli di oltre 900 volte sopra le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il sito è vicino alla Nigerian National Petroleum pipeline.
Ogoniland è la regione natale di Ken Saro-Wiwa, il noto attivista ambientale che è stato ucciso dall'allora governo militare nel 1995, dopo quello che fu considerato un processo farsa.
Il suo attivismo e l'esecuzione avevano attirato l'attenzione del mondo su Ogoniland. Il  gigante petrolifero aglo-olandese Shell, in Nigeria il più antico e storicamente più grande operatore, fu costretto a lasciare nel 1993 la comunità di Ogoniland a seguito di disordini  innescati dalla povertà e dalle accuse di incuria ambientale.

lunedì 4 luglio 2011

Esperti al lavoro per pulire il fiume Yellowostone dall'onda nera di petrolio uscito dall’oleodotto della Exxon. Dispersi 159mila litri di greggio


Barriere per fermare il petrolio che ha invaso il fiume Yellowstone

BILLING (Montana) - ExxonMobil Pipeline Co. ha spedito esperti provenienti da tutto il paese a ripulire il greggio che ha invaso il fiume Yellowstone nei pressi della cittadina di Laurel per una rottura di un oleodotto: lo ha detto il presidente della compagnia  durante una conferenza stampa presso il Crowne Plaza Hotel a Billings.
Gary Pruessing, presidente della società, ha affermato che l'oleodotto è stato chiuso entro sei minuti dopo che un cambiamento di pressione era stato notato venerdì sera, ma ci era voluto un periodo più lungo di capire esattamente dove il problema si era verificato lungo il gasdotto.
Pruessing, ha ribadito che da 750 a 1.000 barili di greggio (159mila litri) sono finiti nel fiume Yellowstone. Normalmente, 40.000 barili di greggio passano ogni giorno attraverso la pipeline .
Una più forte concentrazione di petrolio fuoriuscito si trova da cinque a 10 miglia dalla rottura dell'oleodotto, che è ad est di Laurel, ma ci sono sacche di petrolio anche al di là di Billings. Ci sono state segnalazioni di petrolio fino a 100 miglia (160 chilometri) a valle vicino alla città di Hysham. Ma un dirigente Exxon Mobil Corp. ha detto che idanni litorale sembrano essere limitati al  tratto del fiume Yellowstone tra Laurel e Billings, che comprende circa 20 miglia (30 chilometri).
 Jon R. Wetmore, il direttore della raffineria di Billings della ExxonMobil, ha detto che il funzionamento dell'impianto è stato rallentato ma che non ha previsto alcuna interruzione dell'attività.
In un comunicato stampa, la ExxonMobil ha spiegato che i tecnici della raffineria di Billings sono intervenuti sabato, con speciali assorbenti per raccogliere il petrolio. Altre 50 persone si sono poi aggiunte, assiene a membri del team di ExxonMobil Response Nord America da tutti gli Stati Uniti, che hanno specifica competenza su tali operazioni.
Pruessing ha detto anche che la società sta monitorando le letture della qualità dell'aria nella zona e non ha riscontrato alcun dato che indicherebbe  pericolo per il pubblico: e in questo momento non ci sono segnalazioni di impatto sui sistemi idrici della città.
Il gasdotto sotto il fiume Yellowstone è stato costruito nel 1991 ed l’ultimo controllo è avvenuto nel 2009, quando non sono stati riscontrati problemi con la linea. Nel dicembre 2010, sondaggi hanno determinato che l'oleodotto era posizionato 5-8 metri sotto il letto del fiume. Non si hanno per ora informazioni sulla causa principale della rottura.
Alla fine di maggio, quando forti piogge avevano intrisa della zona, l'oleodotto era stato chiuso per un giorno, mentre l'azienda valutatva i possibili rischi.
L'azienda e funzionari di governo hanno ipotizzato che le acque alte nelle ultime settimane possano avere raschiato il fondo del fiume ed esposto la pipeline ai detriti che potrebbe averla danneggiata. Lo Stato ha ricevuto piogge record nel mese scorso e ha anche un enorme manto nevoso in montagna che si sta sciogliendo e che ha portato a inondazioni.
"Siamo molto curiosi di sapere cosa può essere accaduto sul fondo del fiume. Non abbiamo ancora dati", ha detto Pruessing.
Un rappresentante dell'Agenzia per la Protezione Ambientale ha detto che solo una piccola frazione del petrolio fuoriuscito è probabile che sia recuperata.

sabato 7 maggio 2011

La “lana suicida” made in Biella che assorbe il petrolio sversato in mare: 10 tonnellate di lana “puliscono” 950 tonnellate di petrolio


Il disastro della Deepawater Horizon nel golfo del Messico

ROMA - Spesso le grandi invenzioni della storia nascono nei garage, come è accaduto nella Silicon Valley californiana per il computer. Ma capita pure che non occorra andare così lontano per inventare qualcosa che può cambiare in meglio le condizioni anche ambientali del pianeta. Quella che racconta "RegionEuropa", il settimanale della Tgr a cura del vice direttore dei tg regionali della Rai Dario Carella ed in onda oggi alle 11,45 su Rai Tre, è la storia di una invenzione italiana, diventata brevetto europeo, nata in un garage di Biella, capitale dell'induistria tessile del nostro Paese, dove Mario Rosetti, direttore di "Ambiente e Salute" , insieme ad un gruppo di lavoro costituito con il Politecnico di Torino, ha sviluppato un'intuizione venuta a Luciano Donatelli, Presidente degli industriali bielliesi. 
L'intuizione ha riguardato la lana "sucida", ossia la lana grezza. Questa lana è idrofoba, ossia non assorbe l'acqua, ed ha invece un altissimo potere assorbente degli idrocarburi, come il petrolio, che sversato in mare, come accadde nel disastro ecologico del Golfo del Messico, provoca maree nere che distruggono non solo l'oceano ma anche la natura circostante e uccide gli essere viventi, dai pesci agli uccelli contaminati. 
Da Biella è nato così il progetto "Wores" che prevede di utilizzare la lana grezza per assorbire le maree nere. Luciano Donatelli e Mario Rossetti spiegano a "RegionEuropa" come montando un apposito kit sulle navi addette alla pulizia delle maree nere è possibile utilizzare 10 tonnellate di lana grezza per ripulire ben 950 tonnellate di petrolio, pari a 6.350 barili. Petrolio che è poi direttamente processabile in raffineria mentre l'acqua inquinata dalle maree nere ritorna pulita e l'ecosistema non subisce i danni prodotti attualmente dai solventi che si depositano assieme al petrolio sul fondo del mare. "Wores" dimostra la capacità del local italiano dei territori di inserirsi nel global delle grandi questioni mondiali,in questo caso dell'industria e dell'ambiente.
Il settimanale europeo della Tgr è on line ,a cura di Claudio Lanza, sul sito della Rai www.regioneuropa.rai.it, sito realizzato da Rai Net.