SHANGHAI - Scuole chiuse a Shanghai qualora la qualità dell'aria dovesse peggiorare. Secondo quanto riferisce la stampa locale, il provvedimento è stato annunciato ieri dal governo della capitale economica cinese. A chiudere, in caso di peggioramento dei livelli di inquinamento, sarebbero anche le fabbriche e i cantieri. Il piano quinquennale prevede inoltre che i 180.000 veicoli della città indicati come altamente inquinanti, non potranno percorrere la circonvallazione esterna a partire dal 2015.
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sabato 19 ottobre 2013
venerdì 21 giugno 2013
L'inquinamento di Singapore sempre peggio: a grave rischio anziani e malati
SINGAPORE - L'indice di inquinamento a Singapore ha raggiunto stamani i 400, un livello pericoloso per la vita delle persone anziane e dei malati. Lo ha reso noto l'agenzia governativa per la qualita' dell'aria. Questo nuovo picco di inquinamento, raggiunto venerdi' alle 11 ora locale (le 5 in Italia) e' dovuto al denso fumo provocato da incendi appiccati sulla vicina isola indonesiana di Sumatra.
giovedì 20 giugno 2013
Bruciano le foreste a Sumatra. Allarme rosso inquinamento a Singapore
| La cappa di smog su Singapore |
SINGAPORE - Singapore e l'Indonesia tengono oggi una riunione di emergenza dopo che la foschia e l’inquinamento sono saliti a Singapore a livelli pericolosi.
Il ministro dell’ambiente ha detto la sua squadra avrebbe "insisito su un’azione definitiva" della vicina Indonesia.
Andrew Tan, l'amministratore delegato della Environment Agency Nazionale di Singapore, guiderà la delegazione di Singapore in occasione della riunione di emergenza, ospitata dal ministero degli esteri dell'Indonesia a Giacarta.
Vivian Balakrishnan, ministro di Singapore dell’Ambiente e delle Risorse Idriche, ha scritto sulla sua bacheca di Facebook che "a Singapore hanno perso la pazienza, e sono comprensibilmente arrabbiati". "Nessun paese o società ha il diritto di inquinare l'aria a scapito della salute e del benessere di Singapore '", ha aggiunto.
Gli edifici di Singapore sono stati oscurati dall'aria inquinata e l'odore del legno bruciato ha permeato la città-stato.
Il primo ministro Lee Hsieng Loong ha chiesto agli abitanti di "stare al chiuso, ove possibile e di evitare le attività all'aria aperta faticose". La cattiva qualità dell'aria ha indotto diffuso acquisto di mascherine usa e getta, che ha ridotto i negozi a corto di scorte.La qualità dell'aria in alcune parti della Malesia si è pure deteriorata, con alcune zone colpite dallo smog.
II ministero forestale dell’Indonesia ha dichiarato che intende utilizzare il “cloud seeding” per cercare di indurre pioggia su Sumatra. Gli incendi vengono avviati per bonificare il terreno per le piantagioni. Funzionari indonesiani hanno suggerito che gli investitori esteri di olio di palma, comprese le società di Singapore, possono avere qualche responsabilità per i fuochi. Tuttavia, diverse grandi aziende di olio di palma con sede a Singapore hanno negato qualsiasi coinvolgimento.
martedì 29 gennaio 2013
Pechino, qualità dell’aria di nuovo peggiorata. Non ci sono più mascherine in vendita
PECHINO - Nuovo peggioramento per l'aria di Pechino, dove le rilevazioni di oggi indicano che si e' tornati ai drammatici livelli di inquinamento del 12 gennaio scorso. Le farmacie, comprese quelle online, affermano di aver esaurito le scorte delle mascherine protettive usate da larga parte degli abitanti della metropoli.
L' indice di PM2,5 nell'aria misurato dall'ambasciata americana di Pechino era stamattina alle 10 locali appena leggermente inferiore a 500, il livello massimo.
sabato 12 gennaio 2013
Pechino: raggiunti oggi livelli record di inquinamento e di pericolo per la salute
| PECHINO - Lo smog a piazza Tienamen |
PECHINO - L'inquinamento atmosferico nella capitale cinese ha raggiunto livelli giudicati pericolosi per la salute umana.
I dati dalle stazioni di monitoraggio ufficiali e non ufficiali hanno indicato che l'inquinamento oggi è cresciuto a dismisura fino agli ultimi gradi di pericolo indicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Polveri e gas di scarico sono due delle principali fonti di inquinamento e stanno soffocando Pechino da molti giorni. Oggi pomeriggio lo smog era così fitto che non si poteva vedere a poche centinaia di metri nel centro della città, con i grattacieli quasi scomparsi nel grigiore.
Le linee guida dell'OMS dicono che le concentrazioni medie delle particelle più piccole di inquinamento - chiamate PM2.5 - dovrebbero essere più di 25 microgrammi per metro cubo. L'aria è malsana quando è superiore a 100 microgrammi. A 300, tutti i bambini e le persone anziane dovrebbero rimanere in casa.
Il comunicato ufficiale di Pechino di oggi indica livelli di inquinamento oltre i 400 microgrammo. Un monitor presso l'ambasciata degli Stati Uniti ne ha registrato 800.
Una volta inalate, le minuscole particelle possono causare infezioni respiratorie, così come un aumento di mortalità per cancro ai polmoni e malattie cardiache.
L'anno scorso le autorità cinesi avevano avvertito l'ambasciata degli Stati Uniti di non pubblicare i suoi dati. Ma l'ambasciata ha detto che le misure erano a favore del personale dell'ambasciata e non erano per tutta la città.
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venerdì 24 agosto 2012
Una chiazza di petrolio di 10 km minacce le spiagge più famose dello Sri Lanka
| La spiaggia di Negombo, minacciata dall'inquinamento |
COLOMBO - Le forze armate dello Sri Lanka si stanno preparando per affrontare la pulizia delle spiagge nel caso in cui una chiazza di petrolio da una nave da carico affondata contamini la sua costa occidentale.
Termopili Sierra, una nave battente bandiera di Cipro, è affondata ieri per il maltempo, rilasciando una chiazza di petrolio di circa 10 km di lunghezza.
Una parte del petrolio ha già inquinato la località turistica di Negombo e sta minacciando la pesca locale. Il Centro di gestione dei disastri, ha detto che un lungo tratto della costa occidentale centrata sulla capitale è a rischio incluse Mount Lavinia, una popolare località turistica a sud della capitale, Colombo e appunto Negombo, la località balneare che ha aperto per il turismo nei primi anni 1970.
"Gran parte del petrolio contenuto nella stiva nave è stata pompata fuori, ma circa 70 tonnellate di combustibile sono rimaste nei serbatoi e e sono quelle che stanno causando una chiazza di petrolio," ha detto il direttore del centro, Sarath Kumara. Ha aggiunto che la chiazza di petrolio era a circa 20 km al largo della costa occidentale, ma potrebbe finire a terra se il tempo dei monsoni pesanti si intensificherà.
"Abbiamo organizzato piccole unità di volontari per ripulire un tratto costiero di oltre 50 km - ha detto Kumara - Non abbiamo provato nulla di simile prima d'ora."
Una striscia sottile di olio di circa 200 metri di lunghezza ha già colpito, come detto, il litorale di Negombo..
La nave era stata sequestrata dal tribunale dello Sri Lanka, dopo una disputa sul suo carico di tubazioni in acciaio. Una recente ordinanza aveva impedito alla nave di essere rimorchiata fino alla costa orientale.
venerdì 17 agosto 2012
I ministri a Taranto per l’Ilva. La propietà: 146 milioni per l’ambiente
TARANTO - Città blindata e cortei vietati nelle zone rosse nel giorno dell'arrivo del ministro dell'Ambiente Corrado Clini e di quello dello Sviluppo Economico Corrado Passera. I ministri hanno fatto il punto sulle iniziative in corso per il risanamento di Taranto e per la riqualificazione dello stabilimento. Clini ha anche ribadito che "si possono coniugare il lavoro, le esigenze della produzione e la difesa della salute". Passera e Clini hanno incontrato in Prefettura i rappresentanti della Regione Puglia, del Comune e della Provincia di Taranto. A seguire si e' tenuto un vertice con il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante e poi con sindacati e Confindustria. Infine i ministri si sono visti con l'arcivescovo di Taranto Filippo Santoro che ha piu' volte sottolineato la necessita' di tenere insieme il lavoro e l'ambiente.
"Abbiamo già impegnato e finanziato 90 milioni di euro e abbiamo in animo di finanziarne a breve altri 56: per un totale di 146 milioni che l'Ilva mette per l'ambiente". Lo ha detto il commissario dell'Ilva, Bruno Ferrante, incontrando i giornalisti dopo il vertice con i ministri. L'Ilva, anche in questi giorni, sta continuando a produrre. Ma lo sta facendo "al minimo". Questo, ha spiegato il presidente Bruno Ferrante, "non per l'autorità giudiziaria ma perché il mercato ci richiede quella quantità di prodotto".
L'Ilva "accoglie con favore l'iniziativa del ministro Clini di aprire subito un tavolo per la nuova procedura Aia", ha aggiunto. La prima riunione del tavolo per definire la nuova Autorizzazione integrata ambientale, ha aggiunto Ferrante, si terrà già lunedì a Roma. "C'é l'impegno a velocizzare al massimo le procedure". "Non siamo fuorilegge. La legge l'abbiamo sempre osservata e rispettata", ha sottolineato più volte Ferrante. "Ci muoviamo e ci siamo sempre mossi rispettando le prescrizioni dell'Aia - ha detto - dobbiamo dimostrare la volontà di risanamento e di messa in sicurezza e lo faremo. Se c'é una strada anche piccola per far prevalere il dialogo la percorrerò'".
Parla di una "reazione positiva dell'Ilva" il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini. E nel corso della conferenza stampa, al termine del vertice spiega anche che la nuova Aia "recepisce le prescrizioni del gip fatta eccezione di quelle sulla fermata degli impianti". Non solo. Clini ha sottolineato che recepisce anche le "disposizioni Ue in merito alle tecnologie, le indicazioni della Regione Puglia e tiene conto delle decisioni del Tar in merito alla prima Aia 2011".
"Auspichiamo che non vengano prese decisioni che siano irrimediabili nelle loro conseguenze". A dirlo, a Taranto, al termine di un vertice sull'Ilva, il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera. "La collaborazione con la magistratura è e sarà totale", ha aggiunto.
"Il governo deve fare uno sforzo supplementare, mettere in campo più risorse per il risanamento e la riqualificazione". Lo ha detto il presidente della Puglia Nichi Vendola giunto a Taranto. "Bisognerebbe introdurre nell'Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr) anche la valutazione del danno sanitario", ha affermato. "L'Aia - ha aggiunto - deve affrontare di petto sia il problema del benzopirene che quello del pm10. Chiederemo che nell'Aia siano indicati i 30-35 giorni all'anno in cui l'andamento della ventosità è particolarmente pericoloso per il quartiere Tamburi e per le altre aree della città". "Abbiamo chiesto al governo - ha dichiarato Vendola - un tavolo tecnico col ministero della Salute".
Il governo non ricorrerà alla Consulta contro la decisione del Gip di Taranto di fermare la produzione dell'Ilva, ha poi riferito Vendola definendo "positiva" la decisione del governo di non arrivare a un "conflitto nelle forme piu' aspre con la magistratura".
sabato 21 gennaio 2012
Concordia: trovato un altro cadavere. E la contaminazione dell'ambiente è già avvenuta
ISOLA DEL GIGLIO Il cadavere di una donna é stato trovato alle 13,30 nella zona di poppa della Costa Concordia. Il ritrovamento del corpo è stato possibile grazie al varco aperto dai palombari della Marina nella zona di poppa. Il corpo è stato recuperato dai sommozzatori della Guardia Costiera ed è stato trasportato nel porto.
Stamani i palombari erano entrati in acqua poco dopo le 7 vicino al relitto di Costa Concordia per aprire tre varchi sul ponte 5 dove probabilmente si trovavano alcuni passeggeri dopo che la nave si è piegata. Dopo il briefing mattutino delle unità operative, era ripreso il lavoro attorno al relitto e in banchina. Ed è arrivata subito un'altra brutta notizia: la contaminazione dell'ambiente è già avvenuta. Lo ha detto il prefetto Gabrielli, commissario per l'emergenza all'Isola del Giglio, parlando al termine dell'insediamento delle due commissioni che lavoreranno a fianco del dipartimento della Protezione civile. Non il petrolio, che è ancora nei serbatoi, ma altri liquami di ogni genere.
Stamani i palombari erano entrati in acqua poco dopo le 7 vicino al relitto di Costa Concordia per aprire tre varchi sul ponte 5 dove probabilmente si trovavano alcuni passeggeri dopo che la nave si è piegata. Dopo il briefing mattutino delle unità operative, era ripreso il lavoro attorno al relitto e in banchina. Ed è arrivata subito un'altra brutta notizia: la contaminazione dell'ambiente è già avvenuta. Lo ha detto il prefetto Gabrielli, commissario per l'emergenza all'Isola del Giglio, parlando al termine dell'insediamento delle due commissioni che lavoreranno a fianco del dipartimento della Protezione civile. Non il petrolio, che è ancora nei serbatoi, ma altri liquami di ogni genere.
venerdì 16 dicembre 2011
Cargo maltese si incaglia sulla costa in Bretagna e riversa combustibile sulla riva. La zona battuta dalla violentissima tempesta di vento Joachim
| Il cargo maltese incagliato sulla costa della Bretagna |
La tempesta Joachim ha colpito il Paese con venti fino a 133 chilometri orari, lasciando oltre 400mila case senza elettricità nella zona occidentale della Francia.
I 19 membri dell'equipaggio della nave TK Brema, lunga 109 metri, sono già stati messi in salvo nella base aeronautica navale di Lann-Bihoué.| La costa di Saint Malo battuta da on de alte anche 7 metri |
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mercoledì 30 novembre 2011
Roma, altri due giorni di targhe alterne: giovedì e venerdì
ROMA - Scattano ulteriori misure antismog nella capitale: due giorni di targhe alterne a Roma, giovedì 1 dicembre e venerdì 2 dicembre.
Giovedì 1 dicembre si fermeranno all'interno della fascia verde cittadina, dalle ore 9 alle 13 e dalle 16 alle 21, gli autoveicoli, i motoveicoli ed i ciclomotori con targa dispari. Nella giornata di venerdì 2 dicembre il divieto di circolazione, negli stessi orari, riguarderà le medesime categorie di veicoli con targa pari, incluso lo zero. Nel corso dell'applicazione del provvedimento delle targhe alterne, indipendentemente dalla targa, potranno circolare gli autoveicoli di categoria euro 5 ed i motocicli euro 3. Via libera anche ai veicoli a trazione elettrica ed ibridi o alimentati a gpl e metano. L'elenco delle categorie derogate è disponibile sul sito del Comune di Roma.
Giovedì 1 dicembre si fermeranno all'interno della fascia verde cittadina, dalle ore 9 alle 13 e dalle 16 alle 21, gli autoveicoli, i motoveicoli ed i ciclomotori con targa dispari. Nella giornata di venerdì 2 dicembre il divieto di circolazione, negli stessi orari, riguarderà le medesime categorie di veicoli con targa pari, incluso lo zero. Nel corso dell'applicazione del provvedimento delle targhe alterne, indipendentemente dalla targa, potranno circolare gli autoveicoli di categoria euro 5 ed i motocicli euro 3. Via libera anche ai veicoli a trazione elettrica ed ibridi o alimentati a gpl e metano. L'elenco delle categorie derogate è disponibile sul sito del Comune di Roma.
lunedì 28 novembre 2011
Inquinamento, targhe alterne a Roma. Giovedì fermi i mezzi comn targhe dispari
ROMA- Nella capitale non migliora la qualità dell'aria, nonostante la domenica ecologica dello scorso 20 novembre e i ripetuti divieti di circolazione per i veicoli più inquinanti. Negli ultimi giorni i dati dell'Arpa sui livelli di inquinamento atmosferico hanno infatti superato i limiti imposti sia per il particolato (pm10) che per il biossido di azoto (NO2): secondo le disposizioni varate a luglio dalla giunta capitolina e in osservanza a tutte le normative regionali e nazionali, per giovedì prossimo, 1 dicembre, il Campidoglio ha così ordinato l'applicazione delle targhe alterne.
Giovedì quindi non potranno circolare all'interno della fascia verde cittadina, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 21, tutti gli autoveicoli, motoveicoli e ciclomotori con targa dispari. Dal provvedimento sono esentati gli autoveicoli di categoria 'euro 5' ed i motocicli 'euro 3'. Se i livelli di smog resteranno elevati, dice il Campidoglio, le targhe alterne saranno esteso anche a venerdì 2 dicembre con divieto di circolazione per gli autoveicoli e motoveicoli con targa pari, incluso lo zero. Nel corso delle targhe alterne la fascia verde cittadina continuerà ad essere interdetta ai veicoli più inquinanti dalle 7.30 alle 20.30. Tale provvedimento sarà vigente anche domani, martedì.
Giovedì quindi non potranno circolare all'interno della fascia verde cittadina, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 21, tutti gli autoveicoli, motoveicoli e ciclomotori con targa dispari. Dal provvedimento sono esentati gli autoveicoli di categoria 'euro 5' ed i motocicli 'euro 3'. Se i livelli di smog resteranno elevati, dice il Campidoglio, le targhe alterne saranno esteso anche a venerdì 2 dicembre con divieto di circolazione per gli autoveicoli e motoveicoli con targa pari, incluso lo zero. Nel corso delle targhe alterne la fascia verde cittadina continuerà ad essere interdetta ai veicoli più inquinanti dalle 7.30 alle 20.30. Tale provvedimento sarà vigente anche domani, martedì.
mercoledì 2 novembre 2011
Nuova Zelanda: la nave incagliata resiste alla tempesta
AUKLAND - La nave portacontainer Rena incagliata sull’Astrolabe Reef è rimasta finora intatta nonostante una notte di violento maltempo che poteva spezzarla in due.
Tre squadre di salvataggio sono tornati a bordo per valutare la situazione dopo che il maltempo le aveva costrette a sbarcare due giorni fa.
La società Svitzer Salvage ora ha nove persone a bordo della Rena.
"Devono in primo luogo assicurarsi che la nave sia al sicuro e poi lavorare sui sistemi di bordo per la rimozione del combustibile”, ha detto un responsabile.
"Una squadra si sta concentrando sulle modalità di accesso al serbatoio di dritta. Una seconda squadra sta pompando i lubrificanti e gli oli residui dalla sala macchine di un serbatoio centralizzato. Questo renderà più facile spostare il petrolio sulla chiatta Awanuia una volta che sarà tornata sul posto''.'
La previsione ora parla di venti da moderati a forti, con tempo di nuovo brutto da venerdì.
Tuttavia, la squadra di salvataggio avrebbe continuato ad approfittare del clima relativamente tranquillo "in modo opportuno".
Ci sono state oggi segnalazioni di petrolio in acqua a monte della spiaggia di Maunganui: si tratta probabilmente era "''olio combustibile che in precedenza era stato sepolto nella sabbia o sommersi ed è statao tirato fuori dalla tempesta durante la notte", ha spiegato un tecnico.
Nel frattempo, nuove accuse sono state rivolte contro il capitano e l' ufficiale di guardia in relazione al disastro della Rena e riguardano lo scarico di sostanze nocive in mare.
venerdì 14 ottobre 2011
Nuova Zelanda: si tenta di svuotare la Rena dal petrolio. La nave, sempre più inclinata, sta per spaccarsi
| Un elicottero sorvola la Rena sempre più inclinata. I container stanno scivolando in mare |
AUKLAND - Calati da un elicottero sul ponte della portacontainer incagliata da 10 giorni in una barriera corallina della Nuova Zelanda, i soccorritori sono impegnati in una rischiosa operazione per valutare se e come si possano pompare via le oltre 1000 tonnellate di petrolio ancora nei suoi serbatoi, prima che la scafo si spacchi del tutto.
La metà di prua della nave di 236 metri, che ha già disperso in mare 350 tonnellate di petrolio, è fermamente incastrata nei banchi corallini, la poppa è sommersa a più di 90 metri di profondità e l'inclinazione dello scafo, arrivata a 22 gradi, rende ancora più difficili le operazioni degli esperti a bordo. Mentre centinaia di operatori in tute bianche, in gran parte militari, continuano l'opera di pulizia delle spiagge ricoperte di dense bolle nere, è salito a oltre 1000 il bilancio degli uccelli morti, molti di specie rare.
E secondo gli esperti molti altri stanno annegando appesantiti dalla melma nera o muoiono di freddo quando il petrolio dissolve il loro strato impermeabile. Su alcune spiagge si sono anche riversati i detriti fuoriusciti dai 90 container caduti in mare. Uno di essi conteneva ferrosilicone, che emette gas infiammabile. Il comandante e il secondo ufficiale sono stati arrestati e incriminati secondo la legge marittima che copre attività pericolosa che coinvolga navi o altri prodotti marittimi, e rischiano fino a 12 mesi di carcere e una multa pari a 5700 euro.
Il governo vuole sapere, ha detto il premier John Key, perché la nave si è incagliata in una barriera corallina ben indicata sulle carte nautiche e con mare calmo. Gli armatori greci della Costamare Shipping hanno presentato profonde scuse, assicurando che collaboreranno pienamente con le autorità per stabilire cause e responsabilità dell'incidente.
venerdì 5 agosto 2011
La Nigeria inquinata dal petrolio: servirà la più grande operazione di pulizia mai effettuata al mondo, dice l’Onu
LAGOS (Nigeria) - Decenni di inquinamento da idrocarburi nella regione di Ogoniland in Nigeria potrebbero richiedere la più grande operazione di pulizia del mondo, ha dichiarato un’agenzia delle Nazioni Unite in un rapporto pubblicato sulla questione.
"Il ripristino ambientale di Ogoniland potrebbe rivelarsi il repulisti di più ampio respiro e più lungo termine mai intrapreso: l'acqua potabile è contaminata, terra, insenature e importanti ecosistemi come le mangrovie devono essere riportati in piena salute", ha detto il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP).
| Il petrolio inquina il delta del Niger |
Lo studio degli effetti dell'inquinamento in Ogoniland, una parte del delta del Niger è il risultato di due anni di valutazione da parte dell’UNEP. La relazione rappresenta il primo tentativo importante di documentare scientificamente gli effetti dell'inquinamento da idrocarburi nella regione prevalentemente abitata da agricoltori e pescatori e che gli ambientalisti dicono che è stata devastata da sversamenti. L’Onu ha chiamato la valutazione "senza precedenti".
Il rapporto documenta i principali rischi sanitari nella regione del più grande produttore di petrolio dell'Africa.
"In almeno 10 comunità Ogoni in cui è contaminata l'acqua potabile con alti livelli di idrocarburi, la salute pubblica è seriamente minacciata", scrive l'UNEP.
"In una comunità, a Nisisioken Ogale, nella parte occidentale di Ogoniland, le famiglie stanno bevendo acqua da pozzi contaminati da benzene - un noto cancerogeno - a livelli di oltre 900 volte sopra le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il sito è vicino alla Nigerian National Petroleum pipeline.
Ogoniland è la regione natale di Ken Saro-Wiwa, il noto attivista ambientale che è stato ucciso dall'allora governo militare nel 1995, dopo quello che fu considerato un processo farsa.
Il suo attivismo e l'esecuzione avevano attirato l'attenzione del mondo su Ogoniland. Il gigante petrolifero aglo-olandese Shell, in Nigeria il più antico e storicamente più grande operatore, fu costretto a lasciare nel 1993 la comunità di Ogoniland a seguito di disordini innescati dalla povertà e dalle accuse di incuria ambientale.
Il suo attivismo e l'esecuzione avevano attirato l'attenzione del mondo su Ogoniland. Il gigante petrolifero aglo-olandese Shell, in Nigeria il più antico e storicamente più grande operatore, fu costretto a lasciare nel 1993 la comunità di Ogoniland a seguito di disordini innescati dalla povertà e dalle accuse di incuria ambientale.
lunedì 4 luglio 2011
Esperti al lavoro per pulire il fiume Yellowostone dall'onda nera di petrolio uscito dall’oleodotto della Exxon. Dispersi 159mila litri di greggio
| Barriere per fermare il petrolio che ha invaso il fiume Yellowstone |
BILLING (Montana) - ExxonMobil Pipeline Co. ha spedito esperti provenienti da tutto il paese a ripulire il greggio che ha invaso il fiume Yellowstone nei pressi della cittadina di Laurel per una rottura di un oleodotto: lo ha detto il presidente della compagnia durante una conferenza stampa presso il Crowne Plaza Hotel a Billings.
Gary Pruessing, presidente della società, ha affermato che l'oleodotto è stato chiuso entro sei minuti dopo che un cambiamento di pressione era stato notato venerdì sera, ma ci era voluto un periodo più lungo di capire esattamente dove il problema si era verificato lungo il gasdotto.
Pruessing, ha ribadito che da 750 a 1.000 barili di greggio (159mila litri) sono finiti nel fiume Yellowstone. Normalmente, 40.000 barili di greggio passano ogni giorno attraverso la pipeline .
Una più forte concentrazione di petrolio fuoriuscito si trova da cinque a 10 miglia dalla rottura dell'oleodotto, che è ad est di Laurel, ma ci sono sacche di petrolio anche al di là di Billings. Ci sono state segnalazioni di petrolio fino a 100 miglia (160 chilometri) a valle vicino alla città di Hysham. Ma un dirigente Exxon Mobil Corp. ha detto che idanni litorale sembrano essere limitati al tratto del fiume Yellowstone tra Laurel e Billings, che comprende circa 20 miglia (30 chilometri).
Jon R. Wetmore, il direttore della raffineria di Billings della ExxonMobil, ha detto che il funzionamento dell'impianto è stato rallentato ma che non ha previsto alcuna interruzione dell'attività.
In un comunicato stampa, la ExxonMobil ha spiegato che i tecnici della raffineria di Billings sono intervenuti sabato, con speciali assorbenti per raccogliere il petrolio. Altre 50 persone si sono poi aggiunte, assiene a membri del team di ExxonMobil Response Nord America da tutti gli Stati Uniti, che hanno specifica competenza su tali operazioni.
Pruessing ha detto anche che la società sta monitorando le letture della qualità dell'aria nella zona e non ha riscontrato alcun dato che indicherebbe pericolo per il pubblico: e in questo momento non ci sono segnalazioni di impatto sui sistemi idrici della città.
Il gasdotto sotto il fiume Yellowstone è stato costruito nel 1991 ed l’ultimo controllo è avvenuto nel 2009, quando non sono stati riscontrati problemi con la linea. Nel dicembre 2010, sondaggi hanno determinato che l'oleodotto era posizionato 5-8 metri sotto il letto del fiume. Non si hanno per ora informazioni sulla causa principale della rottura.
Alla fine di maggio, quando forti piogge avevano intrisa della zona, l'oleodotto era stato chiuso per un giorno, mentre l'azienda valutatva i possibili rischi.
L'azienda e funzionari di governo hanno ipotizzato che le acque alte nelle ultime settimane possano avere raschiato il fondo del fiume ed esposto la pipeline ai detriti che potrebbe averla danneggiata. Lo Stato ha ricevuto piogge record nel mese scorso e ha anche un enorme manto nevoso in montagna che si sta sciogliendo e che ha portato a inondazioni.
"Siamo molto curiosi di sapere cosa può essere accaduto sul fondo del fiume. Non abbiamo ancora dati", ha detto Pruessing.
Un rappresentante dell'Agenzia per la Protezione Ambientale ha detto che solo una piccola frazione del petrolio fuoriuscito è probabile che sia recuperata.
mercoledì 22 giugno 2011
Goletta verde di Legambiente è salpata oggi da Genova: denuncerà i mali del “Mare Montrum”
GENOVA - Nel 2010 il numero dei reati ambientali perpetrato sulle coste italiane e' aumentato di 32 punti in percentuale rispetto all'anno precedente. Lo ha detto Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente, a margine della conferenza stampa di presentazione della campagna di Legambiente Goletta Verde partita oggi da Genova. Venneri ha presentato il dossier intitolato 'Mare Monstrum' che ha assegnato l'oscar per l'aggressione alla fascia costiera alla Campania. Cemento e inquinamento assediano il mare e le coste italiane. Dall'ennesimo progetto di porto turistico a Montenero di Bisaccia(CB), ai campi da golf di Jesolo (VE), dalle case abusive di Campobello di Mazara (TP) alle inutili e devastanti trivellazioni petrolifere alle Egadi come alle Tremiti, nuovi e antichi nemici continuano a minacciare i paesaggi più preziosi e la biodiversità delle coste e degli ecosistemi marini del Belpaese.
Il rapporto Mare Monstrum 2011 illustra le caratteristiche del mare illegale nostrano e denuncia tutte quelle attività che inquinano e deturpano i fragili ecosistemi delle nostre località costiere. "Vogliamo assegnare ironici Oscar alle peggiori minacce che incombono sulle nostre coste - ha spiegato Sebastiano Venneri - per segnalare alcune delle situazioni assurde che continuano a ripetersi in Italia a danno dell'ambiente e della collettività".
L'Oscar della spudoratezza andrebbe, secondo Legambiente, al governo italiano e, in particolare, ai ministri Tremonti e Brambilla, "alla cui mente fervida deve essere ricondotto il provvedimento contenuto nel cosiddetto Decreto sviluppo che avrebbe consentito la vendita delle spiagge italiane, con la trovata del 'diritto di superficie', bizzarro escamotage messo a punto per aggirare le norme europee sulle gare, ma soprattutto per permettere sul demanio marittimo quello che nessun condono e nessuna normativa avrebbe mai potuto concedere. Ora il provvedimento spudorato - conclude Legambiente - è stato ritirato, ma c'è da scommettere che periodicamente verrà riproposto".
E' la Campania la leader indiscussa dell'abusivismo sulle coste, con ben 4 reati ogni chilometro di costa, contro una media nazionale di 1,6.
Non meno inquietante è il dato relativo ai reati per inquinamento e cattiva depurazione che quest'anno fanno registrare una vera e propria impennata con un +44,3% rispetto all'anno precedente (3.781 nel 2010 contro i 2.621 del 2009). E' un aumento che si spalma più o meno omogeneamente su tutte le regioni del Paese e "che rimanda alla generale inadeguatezza del servizio di depurazione in Italia", spiegano da Legambiente.
Accanto a inquinamento e cemento, i tradizionali nemici del mare, si fanno strada anche nuove forme di aggressione, prime fra tutte le trivelle delle società petrolifere "che, complice un Ministero dell'Ambiente di manica larga nella valutazione degli impatti ambientali, stanno scaldando i motori dai fondali delle Egadi - spiega Legambiente - fino a quelli abruzzesi passando per quelli delle isole Tremiti".
A completare il quadro, tra i nuovi nemici del mare non si può non citare la plastica, il rifiuto più presente nei nostri mari con percentuali che oscillano fra il 60% e il 95% a seconda delle aree.
Goletta Verde solcherà il Mar Mediterraneo informando i cittadini in tempo reale, grazie ai dati forniti dal laboratorio mobile dell’associazione ambientalista. Il viaggio della Goletta inizia quest’anno seguendo la rotta dell’area marina protetta del Santuario dei Cetacei, che si estende dalla Liguria alla Corsica e dal Parco dell’Arcipelago Toscano alla Sardegna. A salvaguardia del tesoro di biodiversità della zona, Legambiente sosterrà l’iniziativa dei Messaggeri del Mare che, a nuoto e affiancati dall’imbarcazione ambientalista, percorreranno le rotte dei cetacei del Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos. Accanto a inquinamento e cemento, i tradizionali nemici del mare, si fanno strada anche nuove forme di aggressione, prime fra tutte le trivelle delle società petrolifere "che, complice un Ministero dell'Ambiente di manica larga nella valutazione degli impatti ambientali, stanno scaldando i motori dai fondali delle Egadi - spiega Legambiente - fino a quelli abruzzesi passando per quelli delle isole Tremiti".
A completare il quadro, tra i nuovi nemici del mare non si può non citare la plastica, il rifiuto più presente nei nostri mari con percentuali che oscillano fra il 60% e il 95% a seconda delle aree.
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