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martedì 10 marzo 2015

RIFORME, via libera della Camera con 357 sì. Caos in Forza Italia

ROMA, 10 marzo - Via libera dell'Aula di Montecitorio alle riforme costituzionali. La Camera ha approvato il ddl sul nuovo Senato con 357 sì e 125 no e il testo ora torna a Palazzo Madama in terza lettura. Il Movimento cinque stelle è rimasto fuori dall'Aula al momento del voto mentre Sel ha protestato mostrando la Costituzione.  Soddisfatto il premier Matteo Renzi che ha parlato di un Paese che ora è "più semplice e giusto". 
 Forza Italia vota no alle riforme, ma una ventina di deputati hanno sottoscritto un documento in cui si conferma il voto contrario esprimendo però forti critiche alle linea: "Voteremo contro non per disciplina di gruppo ma per affetto e lealtà nei tuoi confronti". A firmare il documento in cui si esprimo critiche "alla linea scelta" sono tra gli altri Massimo Parisi, Luca D'Alessandro, Daniela Santanchè, Laura Ravetto, Monica Faenzi, Ignazio Abrigani, Luca Squeri, Basilio Catanoso, Antonio Marotta, Giovanni Mottola, Giuseppe Romele, Marco Martinelli, Carlo Sarro, Gregorio Fontana, Giorgio Lainati e Paolo Russo, oggi assente perchè malato. "Di fronte alla notizia che Renzi non ha la maggioranza in Parlamento - ha detto Renato Brunetta - guardo con tolleranza queste sensibilità diverse" emerse in FI, che sono "ingiustificabili" dopo un "anno sofferto di Patto del Nazareno. 

“Oggi benvenuti tutti all'opposizione". E' quanto afferma Raffaele Fitto che, dopo il no di Fi sulle riforme, avverte: "Ora l'essenziale è che non ci sia la riserva mentale, nel prossimo passaggio al Senato, una volta passate le elezioni regionali, di riprendere a fare pasticci come è accaduto fino a quindici giorni fa".  "Sarebbe facile, per me e per gli amici con cui ho condiviso lunghi mesi di solitudine nel Palazzo, nel nostro tentativo di emendare la modesta e inadeguata proposta di riforma costituzionale avanzata dal Governo. Sarebbe facile ricordare i nostri emendamenti, e come venivamo trattati per il solo fatto di averli proposti", premette Fitto. "Ma, in politica così come nella vita personale, serve a poco dire: 'Ve l'avevamo detto'. Dico invece con positività: 'Oggi benvenuti tutti all'opposizione'".

RIFORME, dichiarazioni di voto: alla Camera ci sono tutti, tranne il M5S

ROMA, 10 marzo - L'aula della Camera, impegnata nelle dichiarazioni di voto sulle riforme, si sta gradualmente riempiendo, ma già ora si registra la presenza in aula di Fi, Sel e Lega, mentre i banchi di M5s sono completamente vuoti. Tra i primissimi ad entrare il capogruppo di Fi, Renato Brunetta.
E in aula ci sono anche i deputati di Sc che ieri avevano disertato la seduta. Il capogruppo Andrea Mazziotti è presente sin dall'inizio della seduta, e altri deputati di Sc stanno entrando.

lunedì 9 marzo 2015

RIFORME, alla Camera assenti i deputati di Scelta Civica e del M5S

ROMA, 9 marzo - Nell'aula della Camera che sta esaminando gli ordini del giorno alle Riforme costituzionali sono assenti tutti i 23 deputati di Scelta civica. Il voto degli ordini del giorno è iniziato alle 15,30 e mentre gli altri deputati della maggioranza sono presenti nei rispettivi scranni, quelli di Sc no, benché diversi di loro siano in Transatlantico. Assenti dall'emiciclo anche i 91 esponenti del Movimento 5 Stelle.
   

domenica 8 marzo 2015

RENZI e le riforme: matedì il voto, poi il referendum

ROMA, 8 marzo - "Ci siamo. Martedì andiamo alla Camera con il voto finale della seconda lettura. Puntiamo al referendum finale perché per noi decidono i cittadini, con buona pace di chi ci accusa di atteggiamento autoritario". Così il premier Matteo Renzi nella sua Enews. "Il popolo, nessun altro, dirà se i parlamentari hanno fatto un buon lavoro o no".
"Il Paese - ha detto ancora il presidente del consiglio - si sta rimettendo in moto. L'Italia sta davvero cambiando verso, passando dal meno degli ultimi anni al più, ma proprio per questo adesso dobbiamo intensificare gli sforzi. Tutta la fatica di quest'anno rischia di essere vana se adesso non acceleriamo. Guai dunque a sedersi"
"Martedì votando contro la riforma: diremo no all'arroganza e alla prepotenza di un Pd che non è Stato capace di cambiare il Paese", afferma Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con la kermesse in corso a Bari per il lancio ufficiale della campagna elettorale di Schittulli. "Speravamo con Renzi di chiudere vent'anni di guerra strisciante. Abbiamo imparato a nostre spese che il partito viene prima del Paese, che i cambiamenti servivano solo a privilegiare una parte politica. Non siamo stati noi a tradire",  ha detto ancora Berlusconi.  
"Martedì ci sono in Parlamento le riforme di Renzi: se FI vota contro, come normale, poi ragioniamo fra opposizioni". Così il segretario della Lega, Matteo Salvini, sui rapporti con Berlusconi. "Basta condividere il progetto di Italia futura e di Europa - ha aggiunto a margine di un incontro -, poi non imponiamo niente a nessuno".
"E' auspicabile che le riforme vengano condivise nel modo più ampio possibile. Però poi si deve arrivare al voto perché è ciò che dà al Parlamento la sua centralità: la capacità non solo di discutere ma anche di decidere. In democrazia contano i numeri: su tutto, senza eccezioni". Così la presidente della Camera Laura Boldrini dopo l'annunciato no di Fi.

BERLUSCONI rompe (a parole) definitivamente con il Pd sulle riforme

ROMA, 8 marzo - "Forza Italia voterà contro le riforme". Lo ha detto Silvio Berlusconi, facendo appello "alle forze del centrodestra perché si uniscano, in modo da costruire un'alternativa al Pd". "Martedì diremo no all'arroganza e alla prepotenza di un Pd che non è stato capace di cambiare il Paese. Oggi, con tutto il centrodestra di nuovo insieme, si apre una nuova fase".

lunedì 23 febbraio 2015

ATENE: le tre riforme di TSIPRAS per ottenere la proroga dei prestiti

ATENE, 23 febbraio -  Lotta all'evasione fiscale, misure anti-corruzione e anti-contrabbando, pubblica amministrazione più efficiente: è la prima bozza della lista di riforme che il Governo Tsipras ha già preparato ed inviato a Bruxelles, in attesa di un riscontro dei tecnici europei che aiuti a preparare la lista definitiva attesa entro stasera dalla ex Troika. Atene non è sola: da venerdì la Commissione Ue lavora assieme al Governo fornendo quello che chiamano 'sostegno tecnico', cioè sia un aiuto sia un modo per controllare che i greci non scrivano un piano inaccettabile per l'Eurogruppo chiamato ad esprimersi martedì.
La bozza arrivata ad Ue, Fmi e Bce domenica sera è composta da tre pagine nelle quali, accanto ai provvedimenti, non ci sono numeri che spieghino l'impatto delle misure sul bilancio, prima preoccupazione dell'Eurogruppo, il quale ha chiaramente detto che vuole vedere coperture chiare per ogni riforma. La bozza specifica per ora solo le aree in cui il Governo intende intervenire, con riforme principalmente strutturali, che al momento non sembrano avere un impatto negativo per i conti. Per ora c'è la lotta all'evasione fiscale e il contrabbando di sigarette e benzina, e la riforma della pubblica amministrazione.

Nonostante fonti governative facciano sapere che la lotta all'evasione potrebbe valere tra i 2-2,5 miliardi all'anno, nel piano non si faranno cifre. Anche perché la Commissione Ue, che sta avendo "un dialogo costruttivo con i greci", ha sempre diffidato delle stime dei Governi su evasione e corruzione, e non le ha mai considerate coperture valide. Il quotidiano tedesco Bild sostiene invece che il governo ellenico intende ricavare dal contrasto al contrabbando della benzina 1,5 miliardi di euro; dal contrasto al contrabbando delle sigarette, 800 milioni; 2,5 miliardi dovrebbero arrivare con una patrimoniale per i greci più ricchi; e 2,5 miliardi da introiti fiscali arretrati.

sabato 14 febbraio 2015

RIFORME, nella notte alla Camera approvati i 40 articoli in un'aula senza opposizioni

ROMA, 14 febbraio - Maratona notturna alla Camera sul ddl riforme. L'esame degli emendamenti e l'approvazione quindi dei 40 articoli che riscrivono la Costituzione avviene pero' in un'Aula semivuota: le opposizioni infatti, come annunciato, non sono sedute ai loro banchi, con l'eccezione di una manciata di deputati del M5S e di Fi a presidio - secondo quanto raccontano loro stessi - del regolare andamento dei lavori. "Credo che a rammaricarsi debbano essere il centrodestra, le opposizioni - commenta il premier Matteo Renzi parlando in Transatlantico a Montecitorio - noi bene così, andiamo avanti".
Assenze che sono "una ferita istituzionale", ammette però il deputato Pd Ettore Rosato chiudendo i lavori dell'Assemblea che vengono accolti da un applauso dei deputati. Anche se, aggiunge, "il percorso è ancora lungo e riusciremo a fare in modo che tutti sentano propria" questa riforma. A voler sottolineare poi l'importanza del passaggio che si è appena concluso la presenza del premier Matteo Renzi, che poco prima della chiusura dei lavori aveva fatto il suo ingresso nell'emiciclo. Il secondo atto della partita sulle riforme non si è però ancora consumato: per il via libera finale al provvedimento occorrerà aspettare i primi giorni di marzo. Intanto la maggioranza supera la prova delle centinaia di proposte di modifica su cui in questi giorni si sono scontrati i partiti. E ovviamente, a causa della scelta delle opposizioni, al contrario delle scorse sedute notturne, questa volta i lavori procedono spediti e senza incidenti. A segnalare simbolicamente la disponibilità al confronto il Pd sceglie di lasciare in coda l'esame dell'articolo 15 sul referendum, oggetto di un aspro braccio di ferro con il M5S che chiedeva l'eliminazione del quorum.
La mossa di accantonare le misure in questione quasi fino alla fine non sortisce pero' alcun effetto. Referendum a parte, tra le novità approvate dalla Camera spunta una modifica alla maggioranza parlamentare necessaria a deliberare lo stato di guerra: d'ora in poi per l'ok, che però con la riforma spetterà alla sola Camera dei deputati, servirà la maggioranza assoluta dei voti e non più solo quella semplice. Un passo che rappresenta un ragionevole punto di "mediazione" secondo il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi. Opinione non condivisa da tutti: "Con una legge elettorale maggioritaria - osserva Rosy Bindi - che dara' il 54-55% a chi vince, questo emendamento non è sufficiente a garantire che in futuro vi sia il rispetto della Costituzione".

venerdì 13 febbraio 2015

RIFORME, le opposizioni chiedono un’incontro al Capo dello Stato


ROMA, 13 febBRAIO - Sull'iter delle riforme le forze di opposizione chiamano il Capo dello Stato. Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, anche a nome delle altre opposizioni, ha infatti chiesto questa mattina al segretario generale del Quirinale, Donato Marra, la disponibilità del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a ricevere una delegazione delle forze parlamentari di minoranza della Camera dei deputati. 

RIFORME, rissa e scazzottata nella notte tra deputati Sel e Pd. All'1.30 arriva Renzi


ROMA, 13 febbraio - Prima l'accordo sfiorato tra M5s e Pd, poi la bagarre in aula e infine la "rissa a sinistra", con scazzottata tra deputati di Sel e di Pd. E' quello che ha riservato la seduta notturna della Camera dedicata alle riforme, la seconda della seduta fiume decisa mercoledì sera dalla maggioranza. Quando sono ripresi i lavori inaspettatamente Riccardo Fraccaro ha lanciato la mediazione che avrebbe permesso di superare l'ostruzionismo di M5s: accantonare l'articolo 15 del ddl, riguardante il referendum, e votarlo a marzo, assieme al voto finale sul testo. La proposta ha ricevuto un sostanziale "niet" dal capogruppo del Pd Roberto Speranza, il quale ha ricordato sia la contrarietà del Pd all'emendamento di M5s di un referendum senza quorum, sia la contrarietà ad un "ricatto" al Parlamento. Benché sul merito del referendum senza quorum nessun gruppo sia d'accordo, comprese le opposizioni, queste hanno invitato il Pd ad accettare l'idea dell'accantonamento.
    La seduta si stava svolgendo ordinariamente alla presenza di una schiera di commessi presenti in aula, visti i boatos di una occupazioni da parte di M5s. Questi hanno invece inscenato improvvisamente una bagarre, gridando ritmicamente in aula "onestà, onestà", e battendo i faldoni degli emendamenti sui banchi, impedendo cosi' il prosieguo del dibattito e dei voti.
    Il vicepresidente Roberto Giachetti ha espulso uno dopo l'altro ben cinque deputati Pentastellati. Giachetti ha perso la pazienza definendo "inaccettabile" il comportamento di M5s: "neanche ai tempi del fascismo si impediva di parlare".

 In questo clima, come una scintilla, è scoppiata una rissa ma in un settore inaspettato, cioè tra i banchi di Sel e Pd, con deputati in piedi sui banchi e urla indicibili ("pezzo di m..."). Dopo l'inevitabile sospensione dell'aula, alla ripresa il relatore Emanuele Fiano ha accolto la mediazione di M5s, dicendosi d'accordo sull'accantonamento dell'articolo 15, Ma era troppo tardi, e Fraccaro ha replicato definendo "una presa in giro" l'apertura di Fiano. A notte inoltrata, all'1,30 è arrivato anche Matteo Renzi, visti i mal di pancia all'interno del Pd. La minoranza ha chiesto per domani una assemblea del gruppo per esprimere il "malumore" per il "pantano" in cui è finita la riforma.

giovedì 12 febbraio 2015

CAOS riforme alla Camera, ostruzionismo M5S, Forza Italia: seduta palude

ROMA, 12 febbraio - Caos riforme in Aula alla Camera. Dopo il via libera, con una rissa sfiorata in Aula nella nottata il Movimento cinque stelle è sulle barricate e dopo un tentativo di mediazione fallito da parte del governo ha fatto sapere che non garantisce l'"andamento istituzionale dei lavori" continuando con l’ostruzionismo. Ma i problemi per il governo arrivano anche dalla minoranza del Pd che chiede all'esecutivo di smetterla con la "rigidità", altrimenti voterà le proprie proposte. Senza accordo i tempi dell'approvazione finale del testo potrebbero slittare fino ai primi di marzo.
No alla Costituzione cambiata con una prova di forza, va all'attacco anche Fi. "La modifica della Costituzione - si chiede polemicamente il capogruppo azzurro alla Camera Renato Brunetta - può essere strumentalizzata per una prova di forza sulla tenuta di un governo? O non dovrebbe essere semmai la solidità di una maggioranza politica vera, radicata, non occasionale, legittimata attraverso meccanismi elettorali non viziati, una maggioranza che prova anche a dialogare con le opposizioni, il presupposto per la delicatissima operazione che è la riforma della legge delle leggi? Guardando a quanto sta succedendo in questi giorni è evidente che siamo nel primo scenario. E solo chi è intellettualmente disonesto può negare che si tratti di uno scenario preoccupante dal punto di vista democratico".

E poi aggiunge su twitter: "Caos governo e maggioranza in Aula alla Camera sulla riforma costituzionale: da seduta fiume a seduta palude. A Matteo Renzi, a Maria Elena Boschi".

mercoledì 11 febbraio 2015

CAMERA, riforme costituzionali: avanti piano, quasi indietro

Votazioi (a rilento) alla Camera
ROMA, 11 febbraio - Procede a rilento l'esame delle riforme costituzionali in Aula alla Camera e, a questo punto, non è assolutamente scontato il via libera nei tempi previsti, entro sabato prossimo. Dopo il muro contro muro di ieri in mattinata la presidente della Camera, Laura Boldrini, con il via libera del Pd, ha accordato alle opposizioni tempi di parola aggiuntivi per l'Aula e invitato le opposizioni a evitare l'ostruzionismo e il governo a dialogare. Ma Sel, che ieri aveva criticato proprio la mancanza di possibiltà di espressione per le opposizioni, resta sulle barricate e invita Renzi a fermarsi
In mattinata erano ripresi i lavori in Aula con il Movimento cinque stelle che, però, stava facendo ostruzionismo. Il primo voto è arrivato dopo due ore e mezza dall'inizio della seduta, che anche oggi procederà fino alle 23. Restano da tenersi circa tremila votazioni su altrettanti emendamenti e subemendamenti. 
Alla Capigruppo, davanti ad una inattesa apertura unilaterale del capogruppo Pd Roberto Speranza, la presidente della Camera ha concesso un terzo dei tempi in più "per favorire un confronto sul merito senza ostruzionismo". Soddisfatto Renato Brunetta di Fi, che legge nell'ampliamento dei tempi "un fatto positivo": "Nonostante Renzi, la maggioranza ha fatto marcia indietro e ha consentito i tempi aggiuntivi. Tra Renzi e la maggioranza evidentemente non c'è un grande colloquio".  "E' giusto che ci siano i tempi aggiuntivi. L'opposizione ha il diritto di discutere, ma la maggioranza ha il diritto a vedere andare avanti i provvedimenti". Lo ha detto nell'Aula della Camera il capogruppo Roberto Speranza che ha ammonito: "Non accetteremo veti. Nelle prossime ore valuteremo tutte le possibili soluzioni per ragionare sul merito delle riforme, ma a chi pensa di poter opporre veti diciamo no e siamo pronti alla più grande battaglia politica e parlamentare".
 "Vorremo chiedere a Renzi e a al Pd se non è il caso di fermare la macchina perché la Costituzione è anima del Paese e l'idea che possa essere cambiata con l'imprimatur berlusconiano la troviamo contraddittoria". Così il leader di Sel, Nichi Vendola che aggiunge: "Bisogna fermarsi a discutere senza camicie di forze che stanno umiliando il Parlamento". I deputati di M5S non sembrano soddisfatti dall'allargamento dei tempi per intervenire sulle riforme nell'Aula della Camera: tutti stanno intervenendo a raffica sul processo verbale, a testimonianza che non intendono rinunciare all'ostruzionismo. 

Oltre alla questione dell'ostruzionismo, sulle riforme restano comunque da sciogliere ancora alcuni nodi dentro la stessa maggioranza. Due i capitoli principali, su cui insiste la minoranza Pd: quello legato alle norme transitorie per il ricorso preventivo alla Corte costituzionale in materia di legge elettorale e quello relativo alla possibilità di scorporare le spese per investimenti dal pareggio di Bilancio previsto in Costituzione, a cui si aggiungono i capitoli relativi al procedimento legislativo, alle competenze Stato-Regioni nonché quello relativo al quorum necessario per la dichiarazione di guerra.

martedì 10 febbraio 2015

RIFORME, il relatore Sisto (Fi) si dimette. Il Pd: andiamo avanti

Francesco Paolo Sisto
ROMA, 10 febbraio - Il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto si è dimesso da relatore delle riforme istituzionali a Montecitorio. Lo ha comunicato lui stesso all'Aula della Camera. Non accettiamo veti, è la reazione del capogruppo alla Camera del Pd, Roberto Speranza. "Andiamo avanti con decisione - sottolinea -. Le riforme si fanno perché ne ha bisogno l'Italia. E' stato positivo che Fi stesse al tavolo. Sarebbe stato utile continuare".
Dopo la rottura del Patto del Nazareno, getta benzina sul fuoco Renato Brunetta: "Sarebbe oggi pura irresponsabilità concorrere a una direttrice autoritaria. La maggioranza si fermi", dichiara l'ex ministro annunciando l'ostruzionismo di Forza Italia sulle riforme, "una corsa rovinosa verso il disastro che faremo di tutto per rallentare". 
Sulla cause che hanno portato alla rottura dell'accordo con Renzi, Brunetta torna a spiegare: "Il patto del Nazareno è saltato per la scelta unilaterale del presidente della Repubblica, al quale non facciamo mancare il nostro omaggio, da parte del premier Renzi e del Pd. Un colpo premeditato e mortale". 
Come Speranza, anche il sottosegretario Luca Lotti conferma l'intenzione del governo di proseguire sulla strada delle riforme: "Mi spiace per le dimissioni di Sisto ma noi andiamo avanti. Vedremo in Aula che fa Forza Italia, non ci pare che all'interno ci siano idee chiare ma non metto bocca nei partiti altrui". 

Boschi: "Proviamo a chiudere sabato" - "Stiamo lavorando con l'obiettivo di chiudere sabato - commenta il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi - dipende da quanto l'opposizione vorrà bloccare riforme in discussione da settembre con un lavoro impegnativo e quindi i tempi sono maturi. Anche se Fi al momento sta votando in modo vario e eterogeneo. Ringrazio Sisto per il lavoro svolto fin qui e mi dispiace per le dimissioni perché proseguire con le opposizioni è un valore aggiunto. Ma questo non cambia la determinazione della maggioranza sulle riforme: siamo aperti al confronto ma il dialogo non può impedire di andare avanti". 


M5S chiede rinvio in Commissione - Il Movimento 5 Stelle ha chiesto il rinvio in Commissione delle riforme costituzionali in seguito alle dimissioni di Sisto. Richiesta respinta a larga maggioranza dall'Aula della Camera.

sabato 24 gennaio 2015

DRAGHI: in futuro riforme in una vera unione economica

FRANCOFORTE, 24 gennaio - I paesi dell'euro devono fare le riforme, in futuro, "nell'ambito di un vera unione economica". Lo dice il presidente della Bce Mario Draghi, in un intervento sul magazine tedesco Wirtschaftswoche, secondo un'anticipazione.
"Una politica monetaria, orientata alla stabilità dei prezzi dell'eurozona, non può reagire agli schock che colpiscono un solo paese o una regione", dice Draghi. Per questo è necessaria una più forte unità della politica economica. Come esempio concreto, il presidente della Bce cita la programmata unione dei mercati capitali, che deve essere portata rapidamente avanti.
"Quando la mancanza di riforme porta a divergenze durature all'interno dell'unione monetaria - aggiunge -, si arriva allo spettro dell'uscita di un Paese, e di questo alla fine soffrono tutti i Paesi membri".
"Se l'unione economica obbliga i governi a fare le riforme, rende credibile il fatto che i Paesi membri possano davvero, attraverso la crescita, superare i loro indebitamenti".

E intanto dopo la mossa della Bce, è scontro tra il governatore italiano Visco e quello tedesco Weidmann. Il governatore della Banca d'Italia fuga i dubbi che la manovra della Bce possa frenare le riforme. Con il presidente della Deutsche Bundesbank Jens Weidmann manca sintonia sugli effetti che la decisione avrà su Italia e Francia

venerdì 23 gennaio 2015

RENZI alla Merkel: l'Italia metterà il turbo alle riforme

FIRENZE, 23 gennaio - Faccia a faccia a Firenze tra il premier Matteo Renzi e la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Renzi, nella conferenza stampa alla Galleria dell'Accademia all'ombra del David di Michelangelo, che ha seguito il bilaterale ha commentato con favore le ultime mosse della Bce. Dall'Ue - ha detto - arrivano "primi segnali positivi", ma "non bisogna bloccare le riforme" nei singoli Stati. Proprio su questo punto il premier ha insistito in diversi passaggi. "Non si può bloccare il percorso riformatore - ha detto - anzi questo percorso va accelerato". "In 11 mesi abbiamo portato avanti una fase di riforme straordinaria", ha aggiunto annunciando nuove misure su "scuola e innovazione" da oggi a un mese. "L'Italia - ha insistito - può e deve mettere il turbo alle riforme. Guai a chi pensasse di scalare marcia", credendo che quello che sta accadendo a Francoforte o a Strasburgo possa permettere un rallentamento del percorso riformatore. Anzi, questo "impone di andare ancora più velocemente, di essereancora più determinati".
E uno sprone in questo senso è arrivato anche dalla Cancelliera Merkel. Il piano di riforme di Matteo Renzi - ha affermato - è "molto ambizioso" e "molto importante", un "processo lungo" che "sono sicura che porterà dei risultati". "So benissimo - ha continuato - come il processo delle riforme non debba essere bloccato: dovete andare avanti". Le imprese tedesche, ha fatto sapere riferendosi evidentemente anche al jobs act, sono ora pronte ad assumere in Italia. "Mi tranquillizza molto - ha evidenziato - quello che avviene in Italia: ci sono riforme, si fanno passi importanti anche a livello psicologico, gli imprenditori tedeschi, che ho incontrato stamane, mi hanno detto che ora possono assumere, non hanno più paura di costi incalcolabili, possono agire in modo più chiaro" grazie a meno ostacoli.
Entrambi hanno commentato le prossime elezioni in Grecia con il leader della sinistra Alexis Tsipras che vola nei sondaggi. "Voglio ricordare - ha detto la Merkel - che alla base dei nostri principi c'è la solidarietà. Voglio che la Grecia, nonostante le difficoltà, continui a far parte della nostra storia".

domenica 7 dicembre 2014

La Merkel dà lezione: insufficienti le riforme di Italia e Francia


BERLINO - Le riforme in Francia e in Italia sono insufficienti. Lo afferma la Cancelliera tedesca Angela Merkel in un'intervista al Die Welt. La Commissione Ue - dice - "ha stabilito un calendario secondo il quale Francia ed Italia dovranno presentare ulteriori misure. Questo è giustificato perché i due Paesi stanno attraversando effettivamente un processo di riforme. Ma la Commissione ha ribadito anche che quanto presentato sul tavolo fino ad ora non è sufficiente. Parere che io condivido".

mercoledì 3 dicembre 2014

RENZI, “strumenti non convenzionali” per battere la disoccupazione

ROMA - Per battere la disoccupazione, soprattutto al sud, Matteo Renzi annuncia "strumenti non convenzionali". "Siamo pronti a qualsiasi cosa - promette -, a partire dall'utilizzo migliore dei denari europei che per anni si sono dispersi in mille rivoli". Il premier annuncia poi che "nel 2015 affonteremo le liberalizzazioni" intervenendo in primo luogo "sull'incredibile nugolo di municipalizzate che sono una vergogna inaccettabile".

Pensioni, "fu un errore abolire lo scalone di Maroni" - "Nella mia onestà intellettuale ho ritenuto un errore del mio partito abolire lo 'scalone' Maroni" per le pensioni. Così il premier Matteo Renzi rispondendo a una interrogazione della Lega. Il governo, ricorda, ha fatto approvare due emendamenti alla legge di Stabilità che eliminano le penalizzazioni per la pensione anticipata per chi matura i requisiti entro il 2017 e che fissano il tetto per le pensioni che "superi il limite del vecchio sistema, e questo vi penalizza perché anche su questo si è basata la vostra polemica".

"Questa è la grande legislatura delle riforme" - "Questa legislatura è la grande legislatura delle riforme", afferma il premier nel corso del question time alla Camera, sottolineando come dal Jobs Act al ddl riforme costituzionali fino alla legge elettorale "questo Parlamento stia affrontando riforme straordinarie".

"Dalla Lega terrorismo mediatico e demagogia" - Per parlare coi cittadini "c'è una parte che alimenta la rabbia e la preoccupazione dei cittadini" facendo "terrorismo mediatico e demagogia pura che alla fine si ritorce contro chi la fa" e chi "consapevole dei problemi dice la verità ai cittadini, e cioé che se ci diamo da fare ce la possiamo fare", ha ribadito Renzi.

"Vergogna il nugolo di municipalizzate, taglio delle priorità" - "Nel 2015 affronteremo anche il tema delle liberalizzazioni" a partire dalle "priorità immediate sulle quali già siamo partiti, innanzitutto i servizi pubblici locali", con l'intervento "sull'incredibile nugolo di municipalizzate 

lunedì 11 agosto 2014

OCSE: "fase positiva" per l'Italia. Ma Moody's spegne gli entusiasmi

ROMA - "Si delinea una fase positiva per l'Italia". Lo rivela l'Ocse secondo cui  per il nostro Paese il superindice di giugno si attesta a +0,1%. La crescita nell'eurozona conferma invece "uno slancio stabile" (-0,04%) nonostante il calo dello 0,23% su base sequenziale relativo alla Germania. Stabili gli Stati Uniti mentre per ilGiappone emergono segnali di interruzione della fase positiva degli ultimi mesi. In Russia Cina si conferma poi una crescita in linea con i trend di lungo termine. Al di sotto, invece, il Brasile. Con il superindice, l'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, prevede l'evoluzione del ciclo economico di un Paese.
Se secondo le previsioni Ocse sembra che si apre qualche spiraglio positivo per l'Italia, ci pensa però Moody's a spegnere gli entusiasmi. L'agenzia di rating infatti taglia le stime sul Prodotto interno lordo del nostro Paese per quest'anno, con la previsione che passa dal precedente +0,5% a -0,1%.
L'Italia mancherà dunque gli obiettivi governativi di deficit/Pil sia per il 2014 sia per il 2015, collocandosi quest'anno e il prossimo a quota 2,7%, con "rischi significativi" di sforare ulteriormente, secondo Moody's. 


Renzi: l’Italia ha bisogno di riforme ma come farle lo decido io, non la Troika o la Bce

ROMA -  Una settimana di lavoro a capofitto, sui dossier economici, per dimostrare che il governo le riforme le fa non perché le chiede l'Europa ma perché ci crede e anche per dimostrare che non c'e' nessuna 'tutela' da parte della Troika sull'Italia. "Sono d'accordo con Draghi quando dice che l'Italia ha bisogno di riforme, ma come farle lo decido io, non la Troika, nè la Bce, nè la Commissione Europea" afferma Renzi, in una intervista al 'Financial Times', che lo stesso quotidiano definisce "pugnace". Dopo giorni di critiche, incassato l'uno-due di Alitalia e riforma del Senato, il premier parte all'attacco e reagisce al doppio colpo giunto dai dati Istat sul Pil e dalle parole del governatore della Bce con un vivace scatto d'orgoglio: "farò io le riforme perche' l'Italia non ha bisogno di qualcun altro che ci spieghi cosa fare". Sui conti Renzi assicura i mercati che non ci saranno sforamenti: "Non ho assolutamente alcuna intenzione di sfondare il tetto del 3%. Noi pensiamo di migliorare la crescita nel secondo semestre e il risultato sara' il 2,9%. Non supereremo il 3% perché e' una questione di credibilità e di reputazione per l'Italia, anche se altri dovessero superare quella soglia".
  Ma l'obiettivo che si dà il premier è ambizioso ed è un guanto di sfida alle accuse giunte in questi giorni: "porteremo l'Italia fuori dalla crisi: l'Italia ha un grande futuro, le finanze italiane sono sotto controllo e continueremo a ridurre le tasse. Faremo cose rivoluzionarie". Con una battuta, il premier fa notare che nemmeno nelle dittature si fanno le riforme così velocemente e lo stesso Ft definisce una pietra miliare quella del Senato. Per non perdere il passo la prossima settimana, Renzi sarà a Roma, concentrato sul dl SbloccaItalia e sulla spending review, che dovranno essere pronti per fine mese. Poi il 13 andrà a Milano per un blitz nei cantieri dell'Expo, e poi il 14, a Palermo, Napoli e Reggio Calabria con al centro il tema dell'uso dei fondi europei, senza dimenticare i dossier Bagnoli, Finmeccanica, tribunali, scuole e cantieri idrici. E l'intenzione e' di sottrarsi all'abbraccio soffocante di Bruxelles e Francoforte. Per questo il premier ha deciso di correre, perché, come ha spiegato agli scout riuniti a San Rossore stamane, "se qualcuno afferma che la parola d'ordine e' paura o timore, si sappia che la parola d'ordine è coraggio".
  E anche perché Renzi, che ha già avviato "il conto alla rovescia" per la sua autorottamazione, sa che essa sarà tanto piu' rapida quanto meno saranno risolti i problemi del Paese.

  Il voto anticipato resta sullo sfondo nelle chiacchiere di Transatlantico, soprattutto ora che il voto del Senato ha reso plastica la fragilità della maggioranza soprattutto per la presenza di dissidenti nel Pd. Ma Renzi smentisce seccamente: "personalmente mi converrebbe" però la battaglia da vincere non è quella dei renziani "è quella del Paese".

martedì 5 agosto 2014

RIFORME: via libera ieri a tarda ora all’immunità dei nuovi senatori. E niente indennità

Il ministro delle riforme Maria Elena Boschi
ROMA - Via libera ieri a tarda ora dell'Aula del Senato anche all'art. 9 del ddl sulle riforme, relativo alla previsione dell'indennità parlamentare per la sola Camera dei deputati. L'indennità dei futuri senatori viene così esclusa. Il sì dell'Aula giunge con 193 voti favorevoli, 9 contrari e 8 astenuti.
L'Aula del Senato ha bocciato tutti gli emendamenti aggiuntivi all'art. 8, relativi all'immunità. Il testo della Commissione Affari Costituzionali resta, su questo punto, quindi invariato: per i membri del futuro Senato, così come per i deputati, è prevista l'immunità.

Matteo Renzi è molto soddisfatto per come al Senato procedono le votazioni sulle riforme, in particolare sul fatto che oggi si è deciso che i futuri senatori non avranno indennità e sulla durata dei senatori di nomina presidenziale. "Si cambia davvero", afferma il premier facendo suo il tweet del responsabile Comunicazione Pd Nicodemo.

lunedì 4 agosto 2014

RIFORME: approvato l’articolo 3 sui senatori a vita (senza M5S)


ROMA - L'Aula del Senato approva l'art. 3 del ddl riforme costituzionali relativo ai senatori di nomina presidenziale, che prevede, per questi ultimi, un mandato non rinnovabile di 7 anni. Il via libera dell'Aula giunge con 184 sì, 12 no e 11 astenuti. Assente in Aula il M5S. "Questa porcata di riforma non merita la nostra partecipazione in Aula". Così Vito Petrocelli, capogruppo del M5S al Senato, aveva confermato che anche oggi il gruppo pentastellato non sarebbe stato in Aula nel corso delle votazioni agli emendamenti sul ddl riforme costituzionali.
L'Aula di Palazzo Madama ha ripreso i lavori alle 14, annunciando un minuto di silenzio per ricordare le vittime della tragedia del Trevigiano, colpito sabato scorso da una bomba d'acqua che ha provocato 4 vittime. Al minuto di silenzio sono seguiti diversi interventi, praticamente di tutti i gruppi parlamentari, in merito alla nuova tragedia del maltempo che ha colpito la penisola.

Maggioranza e opposizione per tutta la settimana saranno impegnati in Aula fino a notte tarda per sfoltire gli oltre 3700 emendamenti ancora da votare. Si parte con gli emendamenti all'articolo 3 sui senatori a vita, ma i veri ostacoli sono altri.L'opposizione punta tutto sugli emendamenti che riguardano immunità parlamentare dei membri del nuovo Senato e numero di firme necessarie per i referendum popolari. Sel, M5S e Lega sperano di approfittare di un eventuale voto segreto per riuscire a battere il governo, come avvenuto sull'estensione al Senato delle competenze su temi "eticamente sensibili".