ROMA, 7 maggio - Anche il Consiglio di presidenza del Senato ha approvato la delibera che abolisce i vitalizi per i parlamentari condannati. M5s e Gal hanno votato contro. "Non ci riconosciamo in questa delibera", ha detto il questore Laura Bottici uscendo. Fi aveva abbandonato i lavori del Consiglio di Presidenza.
I Fatti della Vita sul filo dell'onda. Altre notizie su http://aquariusreportages.blogspot.it/
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giovedì 7 maggio 2015
mercoledì 15 aprile 2015
DECRETO ANTITERROSIMO, sì definitivo del SENATO
ROMA, 15 aprile - E' legge il decreto antiterrorismo, con l'Aula del Senato che lo ha approvato in seconda lettura, nel testo licenziato dalla Camera. Sono stati 161 i si', 108 i no e un solo astenuto.Queste alcune delle principali norme contenute nel provvedimento:
FOREIGN FIGHTERS
Coloro che si fanno arruolare per il compimento di atti di violenza, con finalita' di terrorismo sono puniti con la reclusione da 5 a 8 anni. Stessa pena per coloro che organizzano finanziano o propagandano viaggi finalizzati al compimento di condotte terroristiche.Prevista la custodia cautelare in carcere
LUPI SOLITARI
La reclusione da 5 a 10 anni viene prevista aper colui che, pur essendosi addestrato da solo, ovvero avendo autonomamente acquisito le istruzioni "sulla preparazione o sull'uso di materiali esplosivi, di armi da fuoco o di altre armi, di sostanze chimiche o batteriologiche nocive o pericolose, nonche' di ogni altra tecnica o metodo per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalita' di terrorismo", pone in essere comportamenti univocamente finalizzati al terrorismo internazionale. Il dl prevede anche che alla condanna per associazione terroristica, assistenza agli associati, arruolamento e organizzazione di espatrio a fini di terrorismo consegue obbligatoriamente la pena accessoria della perdita della potesta' genitoriale "quando e' coinvolto un minore".
INTERNET
Il dl reca misure di prevenzione, volte a contrastare in particolare le attivita' di proselitismo attraverso Internet dei foreign fighters. L'uso di strumenti informatici diventa un'aggravante quando viene utilizzato per compiere reati di terrorismo, istigazione e apopologia del terrorismo. Simili aggravanti di pena vengono introdotte per la fabbricazione e la detenzione di documenti falsi.
BLACK LIST SITI WEB
La polizia postale e delle comunicazioni deve costantemente tenere aggiornato un elenco dei siti Internet che vengano utilizzati per attivita' e condotte di associazione terroristica e condotte con finalita' di terrorismo nel quale confluiscono le diverse segnalazioni della polizia giudiziaria. IL dl stabilisce che, in presenza di concreti elementi che facciano ritenere che gli specifici delitti con finalita' di terrorismo siano compiuti per via telematica, il pubblico ministero ordina con decreto motivato, preferibilmente tramite la polizia postale e delle comunicazioni, agli Internet providers di provvedere alla rimozione dei contenuti illeciti accessibili al pubblico. In caso di contenuti generati dagli utenti e ospitati su piattaforme riconducibili a soggetti terzi, viene disposta la rimozione dei soli specifici contenuti illeciti. I fornitori di servizi sono tenuti a provvedere immediatamente e comunque non oltre 48 ore dal ricevimento della notifica. Al mancato adempimento da parte del provider consegue l'interdizione all'accesso al dominio Internet a mezzo di sequestro preventivo
PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA
Al Procuratore nazionale Antimafia vengono assegnati compiti di coordinamento anche in materia di anti terrorsimo
INTERCETTAZIONI PREVENTIVE
Ok agli ascolti preventivi per le indagini in materia di terrorismo.
DATI TELEFONICI
Nelle indagini per i reati aventi finalità di terrorismo, i dati relativi al traffico telefonico e telematico degli indagati, a decorrere dall'entrata in vigore del dl, possono essere conservati sino al 31 dicembre 2016. Lo stesso vale anche per i dati relativi alle chiamate senza risposta trattati temporaneamente da parte dei fornitori di servizi di telecomunicazione.
007 NELLE CARCERI
Il dl introduce, in via transitoria (fino al 31 gennaio 2016), la possibilità per i servizi di informazione e sicurezza di effettuare colloqui investigativi con detenuti per prevenire delitti con finalita' terroristica di matrice internazionale. Dei colloqui devono essere informati preventivamente sia il procuratore generale presso la corte di appello di Roma che il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo; alla conclusione delle operazioni ne e' data informazione anche al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica e al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Come la polizia giudiziaria, il dl prevede che il personale dei servizi sia autorizzato a condotte previste dalla legge come reato anche in relazione ad una specifica serie di delitti con finalita' di terrorismo, operando nei loro confronti la speciale causa di non punibilita'. Il personale dei servizi in sede di deposizione in un procedimento penale sulle attivita' svolte "sotto copertura", puo' indicare le generalita' "di copertura" usate nel corso delle operazioni stesse. Il dl estende la possibilita' di rilasciare a stranieri permessi di soggiorno a fini investigativi anche nel corso di operazioni di polizia, di indagini o di un procedimento relativi a delitti commessi per finalita' di criminalita' transnazionale.
MILITARI SUL TERRITORIO
Dal 30 giugno 2015 il contingente di tremila unitàdelle forze armate per il controllo del territorio puo' essere incrementato fino a trecento unita'
IMMIGRAZIONE CLANDESTINA
Scatta l'arresto in flagranza per i cosiddetti scafisti
MISSIONI
Con il decreto si autorizza la spesa per le missioni internazionali che si svolgono in Europa
mercoledì 1 aprile 2015
Torna il reato di falso in bilancio, sì del SENATO
ROMA, 1 aprile - Il falso in bilancio torna reato: è stato infatti approvato in Senato con voto segreto (124 sì, 74 no e 43 astenuti) l'articolo 8 del disegno di legge Anticorruzione. Non sarà più necessario dimostrare di aver alterato il mercato o di aver provocato un danno alla società quando si rappresentano situazioni non vere nei bilanci. Pene più aspre per le società quotate: da uno a cinque anni per false comunicazioni.
Prima del voto segreto, Peppe De Cristofaro di Sel ha annunciato in aula l'astensione spiegando che "il falso in bilancio avrebbe meritato una ben altra impostazione e non un compromesso al ribasso".
Voto contrario di Forza Italia, espresso dal senatore Giacomo Caliendo che ha parlato di un "articolo incostituzionale" e di una "norma propaganda" del governo.
Il falso in bilancio torna dunque, di fatto ad essere un reato dopo la sostanziale depenalizzazione decisa durante il governo Berlusconi. Le pene per le società normali saranno da 1 a 5 anni di reclusione, mentre per quelle quotate o quelle che immettono titoli sul mercato o le banche, gli anni di reclusione andranno dai 3 agli 8. La pena è invece da sei mesi a tre anni se i fatti sono lieve entità, "tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta". Era un "voto delicato", commenta il ministro Andrea Orlando.
Prima del voto segreto, Peppe De Cristofaro di Sel ha annunciato in aula l'astensione spiegando che "il falso in bilancio avrebbe meritato una ben altra impostazione e non un compromesso al ribasso".
Voto contrario di Forza Italia, espresso dal senatore Giacomo Caliendo che ha parlato di un "articolo incostituzionale" e di una "norma propaganda" del governo.
Il falso in bilancio torna dunque, di fatto ad essere un reato dopo la sostanziale depenalizzazione decisa durante il governo Berlusconi. Le pene per le società normali saranno da 1 a 5 anni di reclusione, mentre per quelle quotate o quelle che immettono titoli sul mercato o le banche, gli anni di reclusione andranno dai 3 agli 8. La pena è invece da sei mesi a tre anni se i fatti sono lieve entità, "tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta". Era un "voto delicato", commenta il ministro Andrea Orlando.
martedì 24 marzo 2015
Primo passo: sì della commissione giustizia del SENATO all’omicidio stradale
ROMA, 24 marzo - La commissione Giustizia del Senato ha approvato il testo unificato che introduce il reato di omicidio stradale con pene fino a 12 anni. Relatore del testo il senatore dem Giuseppe Cucca: "Abbiamo introdotto una nuova figura, specifica, nel codice penale: il reato di omicidio stradale che prevede pene da 8 a 12 anni se il colpevole è alla guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di sostanze psicotrope, da 6 a 9 anni se l'incidente è provocato da una velocità doppia rispetto a quella consentita; e ancora da 6 a 9 anni di pena se l'autista fugge". Il nuovo testo introduce anche il reato di omicidio stradale plurimo con pene aumentate fino al triplo, fino ad un massimo di 18 anni. In tutti i casi è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza. Nel testo ci saranno anche le lesioni personali stradali. Il termine per gli emendamenti è stato fissato al 22 aprile.
martedì 27 gennaio 2015
IL SENATO appova la legge elettorale, che torna alla CAMERA
ROMA, 27 gennaio - Il Senato ha approvato la legge elettorale, che torna ora alla Camera. I sì sono stati 184, i no 66 e 2 gli astenuti.
Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, nei giorni scorsi aveva sottolineato che la riforma potrà avere il via libera definitivo in aprile. Entrerà, però, in vigore dal luglio del 2016, come prevede la clausola di salvaguardia prevista nel testo. Le opposizioni hanno contestato vivacemente in Senato il coordinamento formale al testo della legge elettorale, proposto dalla presidenza. Le critiche sono state mosse da Roberto Calderoli, Vito Crimi e Loredana De Petris, perché il coordinamento formale interviene sui contenuti del testo. "Pensavo che parlassimo tra persone per bene" ha esordito Calderoli, che ha affermato che il coordinamento formale fosse in realtà "un maxi emendamento". Crimi ha chiesto con voce animata che il coordinamento fosse rimandato in Commissione, ed ha ricordato che "sul presidente del Senato dopo l'approvazione della legge truffa nel 1953 volarono le tavolette". "Mi domando se ci prendete per scemi - ha invece affermato De Petris - Non è piu' tollerabile una presidenza che fa solo gli interessi della maggioranza. O lo espunge dal coordinamento formale gli elementi estranei, o lo manda in commissione. Non siamo né scemi né vogliamo essere calpestati ancora una volta".
Miguel Gotor ha annunciato a nome proprio e di "alcuni senatori di diversa sensibilità" il dissenso rispetto al gruppo del Pd sulla legge elettorale, e la non partecipazione al voto. L'annuncio è stato fatto "nel pieno rispetto di un gruppo del quale ci onoriamo di far parte".
Augusto Minzolini, senatore frondista di Fi, è uscito dall'Aula al momento del voto della legge elettorale. Lo ha annunciato in Aula.
"Non darò un voto di testimonianza ma non parteciperò al voto insieme ad altri senatori". Lo annuncia il senatore Pd Corradino Mineo, intervenendo in Aula al Senato sulla legge elettorale in dissenso dal gruppo.
"Non parteciperò al voto". Così il senatore Vincenzo D'Anna, vicepresidente del gruppo Grandi Autonomie e Libertà, intervenendo nell'Aula di Palazzo Madama. "Alcuni di noi - ha detto - stanno vivendo un dramma nel dramma. Vivoil dramma di iscritto a Forza Italia. Ma chi lo ha cacciato Silvio Berlusconi da quest'Aula se non la maggioranza capeggiata da Renzi? Noi stiamo impiccando Forza Italia, stiamo trasformando il centrodestra in una palingenesi di un partito che c'è ma che nessuno nomina sulla scorta di un Patto sul quale tutto si costruisce ma che nessuno conosce.
mercoledì 21 gennaio 2015
L'ITALICUM avanza in Senato. Incontro ok tra Berlusconi e Alfano sul Quirinale
ROMA, 21 gennaio - L'Italicum avanza al Senato. L'Aula ha dato il via libera all'emendamento Esposito, il cosiddetto "super canguro" che di fatto taglia tutte le altre proposte di modifica contrarie, con 175 si, 110 no e due astenuti. Con il via libera all'emendamento Esposito cadono di fatto "35 mila proposte di modifica" delle 47mila presentate alla legge elettorale. Lo afferma Calderoli in Aula. E nell'emiciclo esplode la protesta dei 5 stelle. "Dei 35mila erano quasi tutti miei" chiosa Calderoli rispondendo al M5S. L'Aula del Senato ha anche bocciato entrambi gli emendamenti Gotor alla legge elettorale. Il primo, bocciato con 170 no, proponeva di modificare la proporzione tra nominati ed eletti con il sistema delle preferenze, a favore di questi ultimi. I sì sono stati 116, 5 le astensioni. Il secondo, respinto con 168 no, 108 sì e 3 astensioni, proponeva fra le altre modifiche correzioni al capitolo dei capilista, sempre a favore del sistema delle preferenze.
"Abbiamo deciso tre cose: la prima è che indicheremo un candidato al Quirinale comune al Pd e a Renzi. Faremo insieme sempre una valutazione comune sui candidati che ci propongono loro e da subito mettiamo in comunicazione i nostri gruppi per organizzare il lavoro". Lo ha detto Angelino Alfano al termine del vertice con Silvio Berlusconi e il gruppo Area Popolare (composto da Ncd e Udc). L'incontro "è andato bene", ha commentato il leader di Forza Italia.
sabato 20 dicembre 2014
RENZI: abbiamo stoppato l'assalto alla diligenza
ROMA - "Abbiamo stoppato l'assalto alla diligenza e messo in cantiere la legge elettorale. Indietro non si torna". Così Matteo Renzi, in contatto tutta la notte con il Senato, esprime soddisfazione con i suoi per "una partita che era davvero difficile perché erano tornati in campo vecchi appetiti e li abbiamo lasciati a bocca asciutta". Per Renzi l'obiettivo dell'ostruzionismo "era provare a fermare la legge elettorale ma non gli è riuscito". "A polemizzare su inesperienza e confusione della manovra - osserva il premier con i suoi parlamentari - erano guarda caso i campioni dell'arcipolitica, alleati con quelli dell'antipolitica e finiti entrambi sconfitti". Il presidente del Consiglio ha espresso inoltre soddisfazione per una manovra che "toglie 18 miliardi di tasse ai cittadini" e l'incardinamento dell'Italicum. Renzi ha ringraziato, con un tweet, tutti i senatori, "ma uno più di tutti gli altri, Sergio Zavoli, 91 anni, rimasto al suo banco per tutto il tempo".
mercoledì 3 dicembre 2014
Jobs act, sì definitivo del Senato
ROMA - L'Aula del Senato ha dato il via libera definitivo alla delega sul lavoro, ormai conosciuta come Jobs Act, per la quale il governo ha chiesto il voto di fiducia. Hanno detto sì 166, no 112, 1 astenuto. ntanto nel pomeriggio a Roma si sono registrati momenti di tensione al corteo contro il Jobs act con cariche sui manifestanti. Secondo quanto si è appreso da fonti polizia, si è trattato di un "intervento di contenimento" dopo diversi tentativi da parte dei manifestanti di forzare i cordoni delle forze dell'ordine. La carica di alleggerimento è avvenuta su via delle Botteghe Oscure. Secondo gli organizzatori del corteo ci sarebbero almeno tre feriti fra i manifestanti. Si tratterebbe di due studenti di Napoli e di un precario.
SENATO, il governo pone la fiducia sul Jobs Act
ROMA - Il ministro del lavoro Giuliano Poletti ha posto la questione di fiducia in Aula al Senato sulla delega al governo per la riforma del lavoro, il cosiddetto Jobs act. "Il testo sul lavoro è stato significativamente cambiato e significativamente migliorato", ha detto Poletti durante la replica del governo in Aula al Senato. Si tratta aggiunge: "di un riconoscimento del lavoro del parlamento che il governo accoglie positivamente". Il ministro ha quindi ringraziato il Parlamento e ha precisato che "il lavoro è una delle questioni essenziali" su cui lavorare. Occorre agire perché la situazione di stallo in cui è caduto il nostro Paese possa cambiare radicalmente. "Possiamo discutere sui numeri della disoccupazione, - sono le parole del ministro - degli occupati e degli inattivi e riflettere su come vanno interpretati. Ma oggi siamo di fronte a un dato di fatto, c'e' una pesantissima crisi, una situazione di stallo nel nostro paese, una caduta degli investimenti e dei consumi interni e dell'occupazione. Questo e' il risultato di anni e anni".
Alle 15 ha preso il via la discussione generale sulla richiesta di voto di fiducia da parte del governo sul jobs act e alle 19 comincerà la prima chiama.
E, intanto, momenti di tensione a Roma al corteo contro il jobs act. I manifestanti hanno tentato di forzare il cordone delle forze dell'ordine e c'è stato anche un lancio di uova contro gli agenti. E' accaduto in corso Vittorio Emanuele davanti al Dipartimento della Funzione pubblica. I manifestanti hanno acceso anche fumogeni. I manifestanti che hanno tentato di sfondare il cordone delle forze dell'ordine per arrivare davanti al Senato sono stati respinti.
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mercoledì 8 ottobre 2014
JOBS ACT: al Senato pomeriggio di nuove risse
ROMA - Nell'Aula del Senato è scoppiata una seconda bagarre quando il presidente Pietro Grasso ha messo in votazione le richieste di variazione del calendario. Lega e M5s hanno occupato i banchi del governo, e contro Grasso c'è stato anche un lancio di fogli e libri, tra cui il regolamento del Senato. Dopo l'ostruzionismo delle opposizioni che ha tenuto bloccata l'Aula del Senato per oltre un'ora, il presidente del Senato Pietro Grasso ha messo ai voti tutte insieme le varie proposte di modifica del calendario che erano state avanzate con l'obiettivo di far slittare il voto di fiducia sul Jobs Act. Ma tutte sono state respinte dall'Aula di Palazzo Madama.
Nuova rissa al Senato - Una terza rissa è scoppiata dopo che Grasso ha sospeso la seduta per 40 minuti in attesa del parere della Commissione Bilancio di palazzo Madama, che deve completare l'esame del provvedimento su cui e' stata posta la fiducia. A quanto pare sono venuti quasi alle mani la capogruppo di Sel Loredana De Petris e il senatore del Pd Roberto Cociancich. I colleghi e gli assistenti d'Aula sono intervenuti a separarli.
Renzi: "Possono contestarci, ma cambieremo il Paese" - Interpellato sulle contestazioni in Senato, il premier ha risposto: "Possono contestarci ma la verità vera è che noi questo Paese lo cambiamo". E ancora: "Al Senato porteremo a casa il risultato oggi, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi: non molliamo di un centimetro e con tenacia raggiungeremo l'obiettivo".
Jobs Act, il ministro Boschi chiede la fiducia, urla e proteste dei grillini al SENATO
| La protesta di un grillino in Senato |
ROMA - Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha chiesto il voto di fiducia sul Jobs Act. Urla, proteste e un lungo applauso ironico si sono levati dai banchi del M5S in Aula del Senato nel momento in cui il ministro Boschi, ha annunciato la fiducia sul Jobs Act. "Fuori", "a casa" hanno gridato i senatori 5S prima che la seduta fosse sospesa. Il presidente del Senato Pietro Grasso, a causa delle proteste, ha sospeso la seduta dell'Aula del Senato durante l'intervento del ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Sospeso da parte del presidente Grasso il capogruppo M5S Vito Petrocelli. I senatori M5S, incluso il capogruppo Vito Petrocelli espulso dal presidente Grassosono usciti dall'Aula del Senato fino alle 16 quando inizia una nuova seduta.
Intanto e' pronto un documento stilato dalla minoranza Pd sul Jobs Act. Il documento - spiega il senatore Democrat Miguel Gotor - presenta le firme di 26 senatori e 9 deputati, membri della Direzione Pd, e sarà presentato al Senato alle ore 17.
Jobs Act (senza l’articolo 18), oggi la fiducia al Senato
ROMA - Il Governo presenta l'emendamento al Jobs Act nella tarda mattinata in Senato. E' quanto riferiscono fonti del governo e parlamentari. riguardante il Jobs Act, su cui il Senato quest'oggi voterà la fiducia. Non dovrebbe esserci alcun riferimento all'articolo 18, cioè alla possibilità di reintegrare il lavoratore nei casi di licenziamento illegittimo. In cambio però ci sarà la concessione di sgravi fiscali al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che diventa la forma di contratto privilegiata e di riferimento. Contratto che sarà anche quello più conveniente da applicare, riporta Repubblica, grazie a "vantaggi su oneri diretti e indiretti". In pratica meno contributi (previdenziali e assistenziali) da accompagnare, nei primi anni, ad esempio tre, alla deducibilità del costo del lavoro per i nuovi assunti dell'Irap o a specifici bonus.
Sull'articolo 18 invece, mai entrato nel Jobs Act, il ministro del Lavoro Poletti spiegherà il percorso che intende seguire il governo per togliere il reintegro in tutti i casi illegittimi di licenziamento economico, risarcito solo con l'indennizzo. Ma lasciarlo, come promesso al Pd, per quello discriminatorio e quello disciplinare "tipizzato", ovvero in casi specifici, tutti però ancora da scrivere.
Sull'articolo 18 invece, mai entrato nel Jobs Act, il ministro del Lavoro Poletti spiegherà il percorso che intende seguire il governo per togliere il reintegro in tutti i casi illegittimi di licenziamento economico, risarcito solo con l'indennizzo. Ma lasciarlo, come promesso al Pd, per quello discriminatorio e quello disciplinare "tipizzato", ovvero in casi specifici, tutti però ancora da scrivere.
La fiducia verrebbe posta in tarda mattinata e il voto si svolgerà in serata.
giovedì 18 settembre 2014
La Commissione Lavoro del SENATO approva la delega lavoro. Ma il Pd è spaccato
ROMA - La Commissione Lavoro del Senato ha approvato la delega lavoro. Il Jobs Act approderà martedì in aula. Gli otto componenti del Pd in commissione Lavoro al Senato hanno votato sì alla delega sul lavoro. Sel e 5stelle hanno abbandonato i lavori della Commissione mentre i parlamentari di Forza Italia si sono astenuti.
"Sono davvero soddisfatto per l'approvazione della delega, giunta a conclusione di un lavoro efficace e positivo della Commissione Lavoro del Senato che ha consentito di apportare miglioramenti su punti significativi del provvedimento". Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sottolineando che quindi andrà in Aula nei "tempi previsti".
Il presidente della Commissione Lavoro del Senato e relatore della delega sul lavoro, Maurizio Sacconi, è ''soddisfatto'' per l'approvazione del provvedimento in Commissione e afferma che le norme varate rappresentano ''l'incontro tra due riformismi''.
L'ipotesi di abolizione dell'art.18 fa però discutere i partiti e crea forti divergenze nel Pd. Se i vicesegretari Serracchiani e Guerini auspicano una 'sintesi' all'interno del partito, il presidente Dem Orfini critica apertamente il provvedimento e chiede 'modifiche importanti'. Anche Bersani torna all'attacco: il governo chiarisca in Parlamento cosa intende fare. Ma il ministro Poletti chiude: nessuna modifica all'emendamento, a metà della prossima settimana testo in aula al Senato. Bonanni annuncia, presto vedro' Camusso.
"I titoli del job act sono condivisibili. Lo svolgimento meno: ne discuteremo in direzione, ma servono correzioni importanti al testo". Così il presidente del Pd Matteo Orfini ha criticato la riforma del lavoro in discussione al Senato.
"E' assolutamente indispensabile che il governo dica al Parlamento cosa intende fare nel decreto delegato sul lavoro, perché si parla di cose serie". Lo dice l' ex segretario Pd Pier Luigi Bersani. "Io mi ritengo una persona di sinistra liberale - afferma - penso ci sia assoluta necessità di modernizzare le regole del lavoro dal lato dei contratti e dei servizi. Ma leggo oggi sui giornali, come attribuite al governo, delle intenzioni ai miei occhi surreali. In alcuni casi si descrive un'Italia come vista da Marte".
"La delega sul lavoro è in corso di perfezionamento: è giusto che il Pd si ritrovi a discutere e definisca la propria posizione". Lo dice il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini al termine della segreteria del partito. A chi gli domanda se il Pd si ritroverà unito sulla riforma del lavoro, risponde: "Assolutamente sì, lavoriamo per farlo".
"Confidiamo, e non a caso la direzione è convocata il 29 settembre, che si possa trovare il luogo della sintesi" sulla riforma del lavoro "proprio all'interno del Partito democratico, un partito che ha dimostrato maturità proprio quando si pensava si sciogliesse come neve al sole, come sulle riforme". Così risponde Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, a chi la interpella sulle divisioni interne al partito sul Jobs act.
"Non è previsto" che il Governo "faccia correzioni sul testo, adesso c'è il lavoro parlamentare", ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, rispondendo a una domanda su eventuali modifiche all'emendamento al Jobs Act. Il ministro ha anche aggiunto di essere "fiducioso" che il testo passi in Parlamento. Secondo Poletti, "non è mai stata in discussione la questione del reintegro per il licenziamento discriminatorio, l'emendamento non ne parla".
martedì 5 agosto 2014
RENZI: la ripresa è in ritardo come questa estate, ma arriverà
ROMA - Per Matteo Renzi, la direzione intrapresa per il rilancio dell'economia italiana è quella giusta anche se i risultati non sono ancora quelli sperati: "La situazione è inferiore alle nostre aspettative ma si va nella direzione giusta" ha spiegato. E rispondendo al presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, secondo cui il bonus da 80 euro è stata una misura insufficiente, il premier aggiunge: "Penso che 11 milioni di italiani la pensano diversamente".
"E' l'inizio di un cambiamento storico, chi avrebbe pensato 20 giorni fa che ci sarebbe stato un Senato con più poteri alle Regioni e una politica meno costosa e meno persone che fanno politica. Questo è grazie all'impegno dei senatori, la politica sta facendo la sua parte". Così Matteo Renzi risponde ai cronisti, in una breve passeggiata fuori da Palazzo Chigi, sulla riforma del Senato in dirittura d'arrivo in prima lettura a Palazzo Madama. "Ci vuole la capacità di fare le riforme e io sono ottimista che troveremo un accordo sulla legge elettorale e poi dobbiamo concentrarci sui problemi veri delle persone e lo stiamo facendo", ha aggiunto il premier.
La ripresa che non arriva - "Alcuni dati sono positivi e altri sono negativi, entrambi vanno letti. Si va nella direzione giusta. Come questa estate, un po' in ritardo, ma arriva". E' il parallelo che Matteo Renzi fa rispetto alle stime di crescita dell'economia. E sulle ipotetiche frizioni con Padoan taglia corto: "Dai, facciamo domande serie...".
venerdì 1 agosto 2014
RIFORME: approvato l'articolo 2, quello dei 100 senatori non eletti
ROMA - L'Aula di Palazzo Madama ha approvato l'articolo 2 del ddl costituzionale, che modifica la composizione del Senato e prevede che i membri siano in tutto cento: 95 scelti dai consigli regionali e cinque di nomina presidenziale. I sì sono stati 194, i no 26, otto gli astenuti. Assenti M5S e Lega. L'Aula ha applaudito il sì, che è il cuore del ddl.
Con l'approvazione dell'articolo 2 del ddl costituzionale, sono preclusi tutti gli emendamenti aggiuntivi che riguardano l'elezione a suffragio universale e diretto del Senato. Lo ha reso noto il presidente Pietro Grasso in Aula.
L'Aula di Palazzo Madama archivia così più della metà degli emendamenti. Sono state infatti votate o accantonate con il "canguro" 4504 proposte di modifica, su un totale di poco meno di ottomila. Esauriti i primi due faldoni di emendamenti, per un totale di 1700 pagine, resta da esaminare il terzo, che va dall'articolo 3 al 40 e contiene 700 pagine di proposte di modifica.
"Non si possono decidere le regole di convivenza, violando sistematicamente le regole parlamentari. Da un orrore istituzionale non può nascere una Costituzione". Lo scrivono un centinaio di senatori tra cui esponenti di PI, FI, Sel, Lega, M5S in una lettera in cui denunciano "la conduzione incerta dei lavori" e le "ingerenze e provocazioni" di Renzi.
giovedì 31 luglio 2014
RIFORME: il governo ko, passa emendamento leghista sulle "materie eticamente sensibili"
ROMA - Governo battuto al Senato su un emendamento dell'opposizione durante la discussione del ddl riforme. L'Aula con 154 voti a favore, 147 contrari e 2 astenuti ha approvato a scrutinio segreto l'emendamento 1.1979 sulle competenze del Senato "su materie eticamente sensibili" sul quale governo e maggioranza avevano espresso parere negativo.
L'emendamento, a firma del senatore della Lega Stefano Candiani, assegna al nuovo Senato la possibilità di legiferare su alcune materie 'eticamente sensibili' come bio-testamento, matrimonio e diritti civili. Prima del voto in Aula c'è stato un acceso dibattito sull'opportunità del voto segreto sull'emendamento. In particolare, il senatore del Pd Luigi Zanda ha duramente attaccato il presidente del Senato Pietro Grasso che ha difeso la sua scelta appellandosi al rispetto del regolamento. "Non ci sono i motivi per tornare in giunta per il regolamento, ma chiedo che ci siano almeno 20 richiedenti per ottenere il voto segreto", ha detto Grasso. La richiesta del voto segreto è stata avanzata da 89 senatori. L'emendamento aveva ricevuto i pareri contrari della relatrice di maggioranza Anna Finocchiaro e del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. Favorevole quello dell'altro relatore Roberto Calderoli. Poco prima del voto il senatore del Pd Felice Casson aveva richiesto di poter sottoscrivere l'emendamento leghista.
L'emendamento, a firma del senatore della Lega Stefano Candiani, assegna al nuovo Senato la possibilità di legiferare su alcune materie 'eticamente sensibili' come bio-testamento, matrimonio e diritti civili. Prima del voto in Aula c'è stato un acceso dibattito sull'opportunità del voto segreto sull'emendamento. In particolare, il senatore del Pd Luigi Zanda ha duramente attaccato il presidente del Senato Pietro Grasso che ha difeso la sua scelta appellandosi al rispetto del regolamento. "Non ci sono i motivi per tornare in giunta per il regolamento, ma chiedo che ci siano almeno 20 richiedenti per ottenere il voto segreto", ha detto Grasso. La richiesta del voto segreto è stata avanzata da 89 senatori. L'emendamento aveva ricevuto i pareri contrari della relatrice di maggioranza Anna Finocchiaro e del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. Favorevole quello dell'altro relatore Roberto Calderoli. Poco prima del voto il senatore del Pd Felice Casson aveva richiesto di poter sottoscrivere l'emendamento leghista.
Scalfarotto: riforma non intaccata ma creato danno
"La norma votata dal Senato non intacca la riforma, ma crea danno alle battaglie per i diritti civili, costrette al pantano bicameralista". Lo scrive su Twitter il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto, commentando l'approvazione dell'emendamento Candiani che estende le competenze del Senato sui temi etici.
"La norma votata dal Senato non intacca la riforma, ma crea danno alle battaglie per i diritti civili, costrette al pantano bicameralista". Lo scrive su Twitter il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto, commentando l'approvazione dell'emendamento Candiani che estende le competenze del Senato sui temi etici.
mercoledì 30 luglio 2014
RIFORME, si ricomincia a votare in Senato (con la regola del “canguro”)
ROMA - E' iniziato in Senato l'esame e il voto degli emendamenti al ddl sulle riforme, dopo oltre un ora di dibattito sulle decisioni della Giunta per il Regolamento sulla regola del "canguro".E la medesima regola verrà subito applicata sull'emendamento di Sel in discussione, che se bocciato farà saltare 38 emendamenti.
Con 10 voti a favore e 4 contrari, la Giunta per il Regolamento del Senato aveva stabilito che è legittimo l'utilizzo del 'canguro', la tecnica di accorpamento delle votazioni che ieri aveva permesso di far decadere 1.400 emendamenti alle riforme. Lo ha spiegato Francesco Russo (Pd). Hanno votato no alla decisione della giunta Sel, M5S e Lega. Ora, dice Russo, "abbiamo buone speranze di finire entro l'8 agosto" garantendo "il massimo del dibattito ma anche la conclusione delle votazioni".
martedì 29 luglio 2014
SENATO: fallite le mediazioni, sulla riforma si vota. E scoppia una bagarre
ROMA - Il tentativo di mediazione tra Pd, M5S e Sel sul ddl costituzionale in capigruppo "ha avuto esito negativo, per cui stiamo riprendendo le votazioni". L'annuncio è arrivato dal presidente del Senato Pietro Grasso, che ha spiegato di aver "fatto tutto il possibile per favorire al massimo qualsiasi soluzione". Per il capogruppo di Ncd Maurizio Sacconi "abbiamo solo perso tempo. Non c'è nessuna disponibilità di Sel e M5S".
Fallito dunque il tentativo di mediazione avviato sulla base della proposta di Vannino Chiti. L'Aula del Senato ha così ripreso a votare gli emendamenti al ddl costituzionale. Le votazioni sono ripartite dall'emendamento 1.1 a firma di Sel, che è stato respinto.
Bagarre in Aula sul Senato elettivo - E' quindi scoppiata la bagarre in Aula, al momento di votare, per parti separate, un emendamento di Sel che prevede l'elezione diretta del Senato. Quando il presidente Grasso ha indetto la votazione, l'opposizione è insorta. "Non si può, non si può", hanno urlato dai banchi M5S. E Grasso ha sospeso la seduta. "L'interruzione lavori è uno dei comportamenti più gravi. Se i senatori M5S pensano di intimidire i senatori Pd si sbagliano di grosso. Possono strillare quanto gli pare, possono fischiare e insultare, ma noi faremo il nostro dovere fino all'ultimo minuto". Così in Aula il capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda, rispondendo alla protesta dei Cinque Stelle.
Delrio: "Governo va avanti, riforme servono al Paese" - "Siamo molto sereni. Stiamo facendo le riforme per il bene del Paese e perciò andremo avanti a lavorare". Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. "Siamo qui a lavorare, sereni", ha assicurato. "Il governo - ha aggiunto - ha già fatto diverse aperture. La nostra buona volontà è molto evidente, l'ha dimostrata il ministro Boschi aprendo su diversi punti. Ma abbiamo il dovere verso i cittadini di non interrompere le riforme".
Taverna (M5S): "Iniziamo la battaglia, si vota" - "Capigruppo inutile, come inutili i loro giochetti di partito. Iniziamo la battaglia. Si vota!", aveva scritto su Twitter Paola Taverna, senatrice M5S, dopo il fallimento dei tentativi di mediazione in atto questa mattina sul ddl riforme.
RIFORME, caos al Senato, Sel non ritira i 6000 emendamenti
| Il capogruppo Pd Zanda parla in Senato |
ROMA - Caos in Senato sul ddl di riforma della Costituzione. Ridurre gli emendamenti, votarli entro agosto e mandare alla prima settimana di settembre il voto finale erano i contenuti di una proposta di mediazione avanzata questa mattina a inizio dibattito dal senatore del Pd, Vannino Chiti. Un'apertura al confronto sul nuovo Senato in nome del fronte 'frondista', lanciando una mediazione sui tempi delle riforme. Ma Sel non ci sta ('il convitato di pietra è il patto del Nazareno') e scoppia la lite con il Pd. 'Non ci sono le condizioni per mediare - dice a quel punto Zanda - Chi ha presentato 6mila emendamenti non ha detto di volerli ridurre. Allora si continui a lavorare secondo il calendario stabilito'. L'Ok a Chiti era arrivato da Fi e Ncd. No dalla Lega e dal M5s.
A fine dibattito il presidente di Palazzo Madama Grasso ha convocato "immediatamente la capigruppo" per prendere una decisione "sul prosieguo dei lavori" nell'Aula. Sospesi i lavori fino al termine della riunione.
"Il governo come sempre è disponibile a trovare ulteriori punti di incontro" per cambiare il ddl costituzionale ma "non può sottostare a un ricatto ostruzionista, per questo avevo visto come favorevole la proposta di Chiti" di mediazione. Lo dice il ministro Maria Elena Boschi nell'Aula del Senato. "Ritengo sia doveroso l'intervento del governo per ripristinare la realtà. Credo che l'atteggiamento del governo in tre mesi e mezzo in commissione sia la prova provata della disponibilità a trovare punti di incontro. Mai c'è stata contrapposizione del governo con i relatori e con la maggioranza ampia che ha portato a un testo approvato in commissione. Oggi non si tratta di discutere i sì e i no del governo ma i sì e i no di una maggioranza ampia che ha votato in commissione quel testo, che a questo punto non è più il testo base del governo". "Probabilmente - aggiunge Boschi - non su tutto sarà possibile trovare un punto di incontro tra maggioranza e opposizioni, come avviene su qualsiasi provvedimento e nel gioco democratico. Ma non è pensabile che sia una minoranza ad affermare le proprie ragioni a scapito della maggioranza".
Grillo: ce ne andremo dal Parlamento. "Che ci rimaniamo a fare in Parlamento? A farci prendere per il culo, a sostenere un simulacro di democrazia mentre questi fanno un colpo di Stato? Rimarremo fin quando sarà possibile" impedire il golpe "con l'eliminazione del Senato elettivo". Se "non ci lasceranno scelta, ce ne andremo". Lo scrive Beppe Grillo sul blog. "Meglio uscire e parlare con i cittadini nelle piazze di Roma e d'Italia, meglio fare agorà tutti i giorni tra la gente che reggere il moccolo ai traditori della democrazia e della Patria. Li lasceremo soli a rimestare le loro leggi e usciremo tra i cittadini. Aria fresca", aggiunge il leader del M5S sul blog. Grillo lancia POI un sondaggio online per chiedere ai militanti del M5S di esprimersi sull'ipotesi di una manifestazione dei parlamentari contro il ddl costituzionale sulle riforme. "Sei favorevole al Parlamento in piazza per denunciare il tentativo di colpo di Stato in atto? Vota", si legge sul sito web del comico genovese in una nota dal titolo "Parlamento in piazza".
Riforme: al Senato proposta di mediazione di Chiti. Il Pd: serve l'accordo di tutti
ROMA - Proposta di mediazione dei senatori 'dissidenti' della maggioranza illustrata da Vannino Chiti in Aula del Senato. "Presento una proposta condivisa con i colleghi che sostengono la maggioranza", spiega,: ridurre gli emendamenti e "concentrare il confronto sulla riforma attorno a grandi temi. Votare entro agosto alcune decine di emendamenti fondamentali. Poi la prima settimana di settembre le dichiarazioni e il voto finale". "Concentriamo il confronto attorno a grandi temi, che sostengono il progetto di riforma: le modalità di elezione dei senatori, il numero dei deputati, l'immunità, l'elezione del presidente della Repubblica e gli istituti di garanzia, le competenze del Senato in alcune materie, i referendum e le leggi di iniziativa popolare, ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni".
A Chiti replica il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda: "Accolgo con rispetto l'indicazione di Chiti perché le votazioni" degli articoli del ddl sulle riforme "terminino l'8 agosto. Poi se il voto finale dovesse andare ai primissimi giorni di settembre non lo considererei un trauma. Ma" perché sia possibile serve "l'accordo di tutti" i gruppi del Senato.
Ok da Forza Italia che però precisa: il patto del Nazareno non va scalfito. "Lo dico anche ai senatori del mio gruppo" di ritirare gli emendamenti ostruzionistici. "Ma non tutte le modifiche che ha chiesto Chiti potranno essere accolte dal governo, perché c'è l'accordo del Nazareno, che è il punto di riferimento che non dobbiamo o possiamo scalfire". Così Donato Bruno (FI) nel dire sì alla mediazione sui tempi.
Anche il gruppo Per l'Italia accoglie la proposta di mediazione. Il gruppo Popolari per l'Italia "non può che accogliere con favore la proposta" di mediazione di Vannino Chiti. Lo ha detto il capogruppo Lucio Romano nell'Aula del Senato.
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