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giovedì 5 marzo 2015

RENZI: Laura Boldrini è uscita dal suo perimetro di intervento istituzionale sul decreto

ROMA, 5 marzo - Laura Boldrini è uscita "dal suo perimetro di intervento istituzionale con valutazioni di merito se fare o no un decreto che non spettano al presidente di un ramo del Parlamento". Lo dice Matteo Renzi in un'intervista a 'L'Espresso', in cui il presidente del Consiglio critica anche l'atteggiamento di Pier Luigi Bersani sull'Italicum. "La sua battaglia su dettagli della legge elettorale è incomprensibile. So che nel Pd c'è una parte che dice di no a tutto per principio. Faccio le riunioni? Troppo poco. Non le faccio? Vuol dire che decido da solo", ha detto il premier.
Il capo del governo, nel corso dell'intervista, ha parlato anche dei rapporti con le opposizioni. Ed è sembrato privilegiare ancora il rapporto con Fi, anche se non è dato sapere se l'intervista con il settimanale sia stata realizzata prima o dopo l'apertura di ieri del leader del Movimento Cinque Stelle. "Per il momento Berlusconi è il capo del principale partito dell'opposizione, dato che Grillo si tiene fuori da tutto, si marginalizza da solo. Ma sono rimasto molto scottato dall'atteggiamento di Berlusconi sull'elezione di Mattarella", ha detto Renzi.

lunedì 14 aprile 2014

Redditi dei parlamentari: Berlusconi il più ricco, ma con 30 milioni in meno del 2012

Berlusconi nel 2013 ha "perso" 30 milioni di reddito rispetto all'anno prima
ROMA - Rese pubbliche le dichiarazioni dei redditi di ministri, deputati e senatori della XVII legislatura. Di poco superiore ai 4,5 milioni di euro la cifra dichiarata nel 2013 (e riferita al 2012) dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Reddito ai minimi, invece, per il presidente della Camera, Laura Boldrini, con 6.314 euro. A questi si aggiungono però 94mila euro dell'Onu, somma non soggetta a imposizione fiscale. Nel M5S molti redditi a zero.
Per quanto riguarda i soldi non tassabili dell'Onu alla Boldrini, la numero uno di Montecitorio ha precisato che non vengono tassati a livello nazionale sulla base degli "accordi che regolano il regime fiscale dei funzionari di organismi internazionali". Per le spese elettorali sostenute dalla Boldrini nella campagna elettorale del 2013 (di cui è obbligatoria la rendicontazione) la presidente dichiara di aver speso 5.708,70 euro. E, se Berlusconi resta in vetta per i redditi dichiarati, i suoi guadagni crollano però rispetto all'anno prima, quando era arrivato a 35 milioni di euro di imponibile. Ha perso quindi 30 milioni di euro.

M5S: il movimento con i redditi più bassi - Sono molti i deputati dei 5 Stelle che nel 2013 non hanno presentato la dichiarazione dei redditi. Lo si evince dalla lettura delle dichiarazioni rese pubbliche dalla Camera. I 5 Stelle sono i deputati con i redditi complessivamente più bassi e tra di loro molti, prima di entrare in Parlamento, non guadagnavano nemmeno un euro. Tra questi anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Mentre Alessandro Di Battista, uno dei leader del movimento, dichiara di aver guadagnato solo 3.176 euro.

A Grasso 176mila euro - Guadagna molto di più della sua collega della Camera il il presidente del Senato: il reddito imponibile dichiarato da Pietro Grasso è infatti pari a 176.499 euro, come si legge sull'anagrafe patrimoniale dei senatori della XVII legislatura. 

Maria Elena Boschi, un reddito da 76mila euro - Arriva a 76.259 euro l'imponibile del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che dichiara anche una Mercedes classe D del 2011 e venti azioni della Banca Etrusca e del Bcc Val d'Arno. La Boschi non indica però le spese elettorali sostenute per la campagna politica. "Non sono in grado di quantificarle - scrive in una nota allegata - ma non ho ricevuto dal partito materiale cartaceo né predisposto manifesti elettorali". 

Oltre 100mila euro i redditi di Giannini, Pinotti, Martina, sotto Delrio e Galletti - Tra le dichiarazioni consultabili per il Senato figurano poi quelle di altri ministri del governo Renzi. Roberta Pinotti, alla Difesa, ha un reddito di 110.603 euro, mentre il collega Maurizio Martina, all'Agricoltura, dichiara 102.383 euro. Il reddito di Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione, tocca quota 117.472 euro. Graziano Delrio dichiara un imponibile pari a 97.492 euro, mentre Gianluca Galletti, ministro dell'Ambiente, si ferma a 81.871 euro.

domenica 2 febbraio 2014

Boldrini: dal M5S un attacco eversivo

ROMA - "Ho visto tanta rabbia e odio invece che la voglia di confrontarsi. Queste cose sono accadute solo in dittatura e ciò deve far riflettere tutti". Lo afferma il presidente della Camera, Laura Boldrini, in merito agli incidenti in Aula durante il voto sul decreto Imu-Bankitalia. Quello del M5S, aggiunge, "è un attacco eversivo contro le istituzioni che deve essere respinto da tutte le forze democratiche".

I deputati del M5S non sanno utilizzare gli strumenti che ha l'opposizione. Devono imparare", sottolinea la Boldrini. "In democrazia - ricorda - non si va sui tetti e non si usa la violenza ma si usano gli strumenti previsti per l'opposizione". "Mi chiedo - aggiunge la Boldrini - come le deputate e le sostenitrici del M5S possono accettare quello che accade".
Immediata la risposta della deputata 5 Stelle, Loredana Lupo: "Le dico che sono una donna ed una mamma e so comprendere cosa può essere una offesa fatta ad una donna. Noi siamo 160 e qualcuno può sbagliare ma, quando sbaglia uno, chiediamo scusa tutti. Non copriamo come succede invece nel Pd. Dalla maggioranza non mi è arrivata nessuna solidarietà per l'aggressione subito in Aula nè tanto meno dalla presidente della Camera".
Di Maio: "Non ci rappresenta più" - "Sentirsi dire 'eversori', vuole dire che per noi Laura Boldrini non è più la presidente di tutte le forze politiche della Camera ma fa soltanto gli interessi della maggioranza. Ormai non è super partes, ma è scesa in campo". Lo ha detto il vicepresidente della Camera ed esponente M5S, Luigi Di Maio.

Bufera sul M5S per i post sessisti contro la Boldrini sul blog di Grillo, poi rimossi

ROMA - "Ho appena parlato con Laura Boldrini per esprimerle la mia vicinanza e il mio sdegno per le offese volgari e sessiste che sta ricevendo in queste ore". Lo ha scritto su Facebook il presidente del Senato, Piero Grasso, riguardo ai commenti sessisti spuntati sulla pagina del social network di Beppe Grillo, dopo un suo post contro la presidente della Camera nel quale si chiedeva cosa si poteva fare alla presidente della Camera avendola ospite in macchina.
Commenti sessisti cancellati - "Prendiamo le distanze dalle offese sessiste dal post di Grillo. I messaggi sono stati scritti nella notte quanto non era possibile operare alcun controllo: i messaggi sono stati cancellati". E' quanto afferma lo staff comunicazione del M5S in merito ai commenti sessisti contro la presidente della Camera Laura Boldrini ad un post di Beppe Grillo sul suo profilo facebook. "Chi ha scritto le minacce può essere querelato tranquillamente - aggiungono i membri dello staff -. La rete è libera e deve rimanere libera ma ognuno si assume le proprie responsabilità. Chi dice che queste sono le minacce dei 'grillini', dice una cosa priva di senso. A tal proposito si ricorda le famose minacce sul sito di Grillo per le quali ci condannarono, poi si scoprì che erano state scritte da un esponente del Pd, renziano di ferro". 
Sondaggio di Grillo contro la Boldrini- Dopo aver lanciato il sondaggio "sulle decisioni che deve prendere la Boldrini in seguito all'uso della ghigliottina contro l'opposizione democratica del M5S", Beppe Grillo ne pubblica i risultati sul suo blog. "Più di 70.000 persone hanno partecipato al sondaggio - scrive - Il 40%, sostiene che deve dimettersi spontaneamente. Per il 17% dei partecipanti dovrebbe essere il M5S a presentare contro di lei una mozione di sfiducia, mentre solo il 4% si accontenterebbe di scuse ufficiali per aver violato il regolamento". "Il 14% è convinto che come riparazione al danno fatto deve chiedere formalmente a Napolitano di non firmare il decreto Imu-Bankitalia che regala 7,5 miliardi alle banche. L'11% vorrebbe che desse spiegazioni agli elettori di SEL, il suo partito, del suo comportamento in favore delle banche private. Il 6% sottolinea che deve proporre l'espulsione del questore Dambruoso per l'aggressione alla deputata del M5S Loredana Lupo. Il 7,5% ha indicato altre risposte", si legge ancora. 

venerdì 31 gennaio 2014

Grillo: la Boldrini è inadeguata, vada via


ROMA - "La Boldrini nel suo ruolo è inadeguata, impropria, miracolata. Deve andarsene e in fretta dalla Camera". Lo scrive Beppe Grillo nel lanciare un sondaggio sul blog sull'iniziativa M5S contro la presidente della Camera. Giovedì 29 "la democrazia è morta": la 'tagliola' è un "abuso di potere", "un atto di imperio di natura strettamente personale".

giovedì 30 gennaio 2014

Le intemperanze e gli insulti grillini: “episodi gravissimi” dice la Boldrini

ROMA - Le porte dell’ufficio del presidente della Camera Laura Boldrini a Montecitorio sono sbarrate da ieri sera. Le porte a vetri blindati risultano chiuse a chiave: devono essere aperte dall'interno dai commessi dell'anticamera. Non era mai successo. "Dopo aver atteso mezz'ora ci siamo allontanati dall'ufficio di presidenza perché la Boldrini era riunita con la maggioranza per decidere il da farsi. Decidono sempre fuori dalle sedi competenti e noi non ci stiamo". Lo dice Luigi Di Maio  annunciando che il M5s lascia l'ufficio di presidenza della Camera convocato sugli incidenti di ieri.
Tensione anche in sala stampa alla Camera. Alcuni deputati grillini, tra cui Alessandro Di Battista, hanno 'fatto muro' fisicamente e poi urlato, impedendo, così, al capogruppo Pd Roberto Speranza di parlare di fronte alle telecamere nella saletta di Montecitorio adibita a questo. Il capogruppo ha dovuto alla fine rinunciare e tra lui e i deputati grillini sono volate parole grosse.
L'episodio dopo le tensioni questa mattina nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia. I deputati M5s stamattina hanno occupato l'aula e la presidenza dove si esaminava il dl carceri. La presidente Donatella Ferranti ha cambiato sede di esame e messo direttamente in votazione il mandato al relatore che ha avuto l'ok con gli emendamenti tutti respinti per l'Aula. Le tensioni sono proseguite anche dopo il voto della Commissione Affari Costituzionali della Camera sulla legge elettorale. I due parlamentari del Pd Emanuele Fiano e Nico Stumpo sono usciti a forza di spintoni dalla commissione bloccata dai deputati di M5s e sono stati portati via a forza dai colleghi perché stavano per venire alle mani con i grillini. Alla fine del blocco c'è stato anche un violento alterco verbale tra il presidente Francesco Paolo Sisto e alcuni deputati di M5s.
"Ieri abbiamo assistito in quest'Aula a comportamenti e episodi gravissimi, del tutto estranei a ogni cultura istituzionale ed a ogni prassi democratica". Lo ha detto nell'Aula della Camera la presidente Laura Boldrini, applaudita da tutta l'Aula. I deputati Pd erano tutti in piedi. Del M5S erano presenti solo in tre. A tutti - ha aggiunto Boldrini - chiedo un comportamento consono all'Aula parlamentare e di non ostacolare i lavori del Parlamento", dentro e fuori dall'Aula.  Mentre Boldrini parlava e l'Aula applaudiva, Fabio Toninelli, uno dei tre M5S in Aula (gli altri sono Mimmo Pisano e Loredana Lupo) si è messo un bavaglio sulla bocca.
Gravissime ingiurie sessiste nei confronti delle deputate. Così la presidente della Camera Laura Boldrini, durante l'Ufficio di presidenza, commenta - secondo quanto viene riferito - quanto denunciato dalle deputate Pd che sarebbero state insultate dall'esponente M5S De Rosa. Un clima intollerabile e incompatibile con la dialettica parlamentare: ha affermato Laura Boldrini, secondo quanto riferito, durante l'Ufficio di presidenza della Camera convocato per affrontare gli episodi di protesta da parte in particolare del M5S avvenuti ieri e oggi a Montecitorio.

Per Laura Boldrini "è intollerabile ed evoca tristi memorie" che i deputati di M5S "abbiamo impedito ad altro deputato di essere intervistato, e dunque ai giornalisti di esercitare ala Camera il diritto-dovere di informare". E' quanto si legge in una dichiarazione della presidente della Camera "Ieri mi sono assunta una responsabilità derivante da comportamenti altrui, da rigidità contrapposte di diverso segno che hanno scaricato l'onere di una decisione assai difficile sulla Presidenza della Camera". 

venerdì 27 dicembre 2013

Napolitano: rigore sui decreti legge

ROMA - Una lettera di Giorgio Napolitano inviata ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini, e Pietro Grasso, e al premier Enrico Letta, per sollecitare ancora una volta il "massimo rigore" sui decreti legge dopo la decisione del governo di ritirare il dl salva Roma e di non convertirlo in legge. Un appello, quello rivolto dal Capo dello Stato, a rispettare i principi d'urgenza dei decreti, ma anche a pensare ad eventuali modifiche dei regolamenti delle Camere.

Il testo della lettera
Questo il testo della lettera di Napolitano: "Onorevoli presidenti, le modalita' di svolgimento dell'iter parlamentare di conversione in legge del decreto legge 31 ottobre 2013, n.126 recante misure finanziarie urenti in facvore di regioni ed Enti Locali (il cosiddetto dl salva Roma, ndr) nel corso del quale, al testo originiario del decreto sono stati aggiunti 10 articoli per complessivi 90 commi, mi inducono a riproporre alla vostra attenzione la necessita' di verificare con il massimo rigore l'ammissibilita' degli emendamenti ai ddl di conversione. Numerosi sono stati i richiami da me formulati nelle scorse legislature, in presenza di diversi governi e in rapporto con diversi presidenti delle Camere, alla necessita' di rispettare i principi relativi alle caratteristiche e ai contenuti dei provvedimenti di urgenza stabiliti dall'articolo 77 della Costituzione e dalla legge di attuazione costituzionale n. 400 del 1988".
  "Com'e' noto - prosegue Napolitano nella sua lettera indirizzata ai presidenti delle Camere e al presidente del Consiglio - sono stati ribaditi da diverse sentenze della Corte Costituzionale. In particolare nella sentenza n. 22 del 2012, la Corte ha osservato che 'l'inserimento di norme eterogenee rispetto all'oggetto e alla finalita' del decreto, spezza il legame logico-giuridico tra la valutazione fatta dal governo sull'urgenza del provvedere e i provvedimenti provvisori con forza di legge'. Valutazione fatta sotto la propria responsabilita' e sottoposta al giudizio del capo dello Stato in sede di emanazione.

Conclude la Corte affermando che "la necessaria omogeneita' del decreto legge essere essere osservata anche dalla legge di conversione", riservandosi la facolta' di annullare le disposizioni introdotte dal Parlamento in violazione dei su indicati criteri". E ancora: "Proprio a seguito di questa sentenza - prosegue il presidente della Repubblica - il 22 febbraio 2012 ho inviato ai presidenti pro-tempore delle Camere una lettere nella quale avvertivo che di fronte all'abonrmita' dell'esito del procedimento di conversione non avrei piu' potuto rinunciaere ad avvalermi della facolta' di rinvio, pur nella consapevolezza che cio' avrebbe potuto comportare la decadenza dlel'intero decreto legge, non dispondendo della facolta' di rinvio parziale. Esprimevo inoltre l'avviso - ricorda Napolitano - che in tal caso fosse possibile una parizale reiterazione che tenesse conto dei motivi posti alla base della richiesta di riesame. La stessa Corte Costituzionale, de reato, fin dalla sentenza n.360 del 1996, ha posto come limite al divieto di reiterazione la individuazione di nuovi motivi di necessita' e urgenza". Napolitano conclude con un appello la sua lettera: "Rinnovo pertanto nello stesso spirito di collaborazione istituzionale l'invito contenuto in quella lettera ad attenersi, nel valutare l'ammissibilita' degli emendamenti riferiti ai decreti legge, a criteri di stretta attinenza allo specifico oggetto degli stessi e alle relative finalita', anche adottando - se ritenuto necessario - le opportune modifiche dei regolamenti parlamentari".

giovedì 5 dicembre 2013

Boldrini: la Camera è pienamente legittima, malgrado la bocciatura del Porcellum


ROMA - "Questa Camera e' pienamente legittima e legittimata ad operare". Lo ha detto in Aula la presidente della Camera Laura Boldrini, replicando ai deputati del M5S che hanno preso la parola per sottolineare come, dopo la bocciatura del Porcellum da parte della Consulta, la Camera non sia piu' legittimata.

martedì 20 agosto 2013

Montecitorio, in 104 al lavoro, con polemiche tra la Boldrini e Lega e M5S

ROMA - Giornata di lavoro a Montecitorio con 104 deputati presenti, condita da critiche, che Laura Boldrini ha voluto subito stoppare. Il presidente della Camera definisce infatti come "del tutto artificiose" le polemiche per la convocazione di oggi della Camera che rappresenta - dice durante la seduta - un "atto dovuto dal punto di vista costituzionale". "Non vi è alcuna forzatura né può prestarsi a qualsiasi strumentalizzazione", ha aggiunto.
"La seduta odierna - afferma la Boldrini durante la seduta - è stata convocata come adempimento espressamente dettato dalla Costituzione; un obbligo che si svolge secondo i principi dettati dall'ordinamento. Ci sono precedenti di convocazioni durante la pausa estiva o natalizia per l'annuncio della presentazione di decreti legge. Questi sono i fatti e le polemiche che sono seguite sono state del tutto pretestuose".
 Laura Boldrini replica anche duramente alla Lega che in aula l'accusa di protagonismo per la convocazione di oggi per il dl sul femminicidio. "Giusto per esser chiari - dice rivolta a Nicola Molteni - le ricordo che avevo scritto nel post su Facebook che era prevedibile che Montecitorio dovesse riunirsi già dopo il 20 di agosto per la presentazione di un decreto. E che in ogni caso la prossima seduta era fissata per il 6 settembre. Non credo che questo sia protagonismo, credo che sia una comunicazione assolutamente legittima. Non c'è nulla di vanto, solo un fatto".

Quanto costa agli italiani la convocazione 'formale' del Parlamento di oggi? Tra i 150 e i 200mila euro", si lamenta il deputato M5S, Walter Rizzetto che avrebbe preferito donarli a qualche centro di assistenza. Ma la presidente della Camera interviene subito e replica: "Ma lei ha capito che questo è un obbligo? Di cosa parla? Di sprechi? Questo è un esercizio democratico". E, lasciando Montecitorio, la Boldrini ribadisce: "Quelle fatte oggi in aula sono polemiche sterili che servono solo ad allontanare i cittadini dalle istituzioni".

martedì 14 maggio 2013

Manifestazione di Brescia: scontro Brunetta-Boldrini


ROMA - "Il presidente della Camera si riserva di intervenire quando lei lo ritiene necessario e non su sollecitazione di parte": così la presidente della Camera, Laura Boldrini, replica a Renato Brunetta. Il capogruppo del Pdl aveva criticato la presidente chiedendo un suo intervento di censura sui militanti Sel per i fatti di Brescia.
"A Brescia - ha detto Brunetta - ho dovuto svolgere la mia attività politica scortato dalla Polizia. Ho visto le bandiere e gli insulti dei militanti di Sel, il suo partito, che impedivano una manifestazione democratica". Brunetta chiedeva a Boldrini di prendere le distanze.
"Deputato Boldrini - ha esordito Brunetta in aula rivolgendosi alla presidente della Camera - la chiamerò così visto che lei chiama il sottoscritto, presidente di gruppo, 'deputato'. Io a Brescia c'ero e sono stato scortato in formazione militare dalla polizia e dai carabinieri per poter svolgere le mie libere funzioni di rappresentate del mio partito". "Io a Brescia c'ero - ha continuato - e ho visto le bandiere e gli insulti del suo partito, presidente Boldrini, Sel. Ho visto le bandiere e ho visto i teppisti sotto le bandiere di Sel, li ho visto come sono stati visti da tutti gli italiani. Io a Brescia c'ero e ho visto gli insulti e le bandiere dei militanti del Movimento Cinque Stelle, che insultavano e impedivano lo svolgimento di una manifestazione democraticamente organizzata. Io a Brescia c'ero e ho sentito il discorso del presidente Berlusconi sulla riforma della magistratura, sulla riforma della giustizia, e quel discorso era un perfetto discorso da campagna elettorale che esprimeva le idee di un leader di partito. Non ho sentito nessun insulto alla magistratura". "Io nei giorni successivi - ha continuato Brunetta - non ho sentito da parte sua, onorevole Boldrini, nessuna presa di distanze né dal suo partito, che è qui rappresentato in Parlamento, né dall'altro partito qui rappresentato in Parlamento, il Movimento Cinque Stelle. Io chiedo a lei, presidente Boldrini: ha due pesi e due misure per la solidarietà? Il suo predecessore del suo stesso partito, presidente della Camera, si caratterizzava per essere equanime ed equilibrato nella difesa delle prerogative di questa istituzione. Lei - ha conclude il capogruppo Pdl - non lo ha fatto presidente Boldrini, ha sempre tempo e modo di farlo".
La presidente della Camera Laura Boldrini risponde al capogruppo del Pdl Renato Brunetta ribadendo di aver "inviato segnali chiari e inequivocabili di condanna" rispetto ad atti legati al sessismo o più in generale alle discriminazioni. Anche quelle denunciate verso le militanti del Pdl a Brescia. Ma ribadisce anche il suo ruolo di 'garanzia': "Non si può pensare che la presidente debba intervenire in relazione ad ogni episodio che riguarda attività di partito. Finirebbe così per entrare nell'agone politico a danno del suo ruolo di garanzia". Quindi "il presidente si riserva di intervenire quando lo ritenga necessario e non su sollecitazione di parte". E ribadisce "il presidente è terzo e imparziale rispetto alla competizione politica e così vuole rimanere". Poi il riferimento alle donne insultate a Brescia e dunque alla condanna del sessismo. Laura Boldrini ribadisce anche il suo ruolo di "garanzia": "Non si può pensare che la presidente debba intervenire in relazione ad ogni episodio che riguarda attività di partito. Finirebbe così per entrare nell'agone politico a danno del suo ruolo". 

domenica 12 maggio 2013

Portavoce della presidente Boldrini polemizza con Sallusti e solidarizza con le onorevoli pdl insultate a Brescia


ROMA - "Le volgarità e gli insulti pronunciati ieri da Sallusti contro la Presidente della Camera nella trasmissione 'In Onda' non meriterebbero (considerato lo stile del personaggio) neanche risposta". Cosi' Roberto Natale, portavoce della Presidente della Camera Laura Boldrini interviene dopo la frase "da domani Boldrini non ci rompa più i coglioni" detta da Sallusti, in riferimento al fatto che la presidente della Camera non aveva (fino a ieri sera) deplorato gli insulti lanciati dai manifestanti anti-Berlusconi alle parlamentari del Pdl intervenute al comizio dell’ex premier a Brescia. Ora Natale sottolinea che Boldrini solidarizza con le parlamentari pdl insultate. 
Dal momento che tra le fila dei facinorosi svettavano numerose bandiere del Sel, anche il presidente dei deputati del Pdl Renato Brunetta con toni più soft ha invitato la presidente della Camere Laura Boldrini e il leader del Sel Nichi Vendola a prendere le distanze: "È grave e pericoloso il protrarsi del silenzio della terza autorità della Repubblica e del presidente di una Regione. Non può durare un secondo di più la vostra afasia, che equivarrebbe ad un osceno giustificazionismo della violenza politica e configurerebbe l’apologia di reato". In un clima sociale teso, una parola chiara di condanna e di sconfessione della criminale intolleranza, praticata sotto la copertura politica delle bandiere del Sel, sarebbe infatti un atto necessario. "In caso contrario - ha concluso Brunetta - è inevitabile pretendere le vostre dimissioni".

lunedì 6 maggio 2013

Offese e minacce alla Boldrini via web: un primo indagato (è un giornalista)


ROMA - C'é un primo indagato, per diffamazione aggravata, nell'inchiesta della procura di Roma sulle minacce subite dalla presidente della Camera Laura Boldrini e sui fotomontaggi che la riguardano apparsi sul web. Si tratta del giornalista Antonio Mattia, il primo a postare un fotomontaggio che ritrae la Boldrini in una posa osé.
L'inchiesta, affidata al pm Luca Palamara, ha già determinato la rimozione delle foto false e dei messaggi minacciosi lasciati sulla rete. In ambienti della procura si sottolinea che l'iscrizione nel registro degli indagati è avvenuta "alla luce della normativa esistente che consente l'identificazione di coloro che, travalicando i limiti della corretta informazione, oltrepassano il legittimo diritto di cronaca e di critica giornalistica".

venerdì 3 maggio 2013

La presidente Boldrini, minacciata di morte sul web: ci vuole una legge


ROMA - Una pioggia di minacce di morte, di violenze sessuali di vario tipo, di torture di vario tipo: la presidente della Camera Laura Boldrini porta alla luce il quotidiano bombardamento di cui viene fatta oggetto tramite il web. E chiede allora, in un'intervista a "Repubblica", che si cominci a fare ordine in Internet tramite una legge. "Non ho paura, ma sulla Rete si costruiscono campagne d'odio e di violenza contro le donne, serve una legge"
Quello che sconcerta Boldrini (e non solo) e che i mittenti di messaggi che partono da Facebook o da altri social network e che hanno contenuti del tipo "Ti devono linciare, puttana", "Ti ammanetto e ti chiudo in una stanza buia, "gli immigrati mettiteli nel letto, troia" sono firmati, nel senso che i nomi e i cognomi dei profili appartengono a persone reali e rintracciabilissime e che se contattate dalla Polizia Postale - come nel caso dell'uomo che aveva postato la foto di una nudista spacciandola per la presidente della Camera - oppongono una denuncia per violazione della privacy, seguite magari da una campagna della Rete che contesta "abusi di potere".

"C'è stato il caso della parlamentare del M5S cui è stata violata la posta personale - ricorda Boldrini -. C'è il caso di una deputata oggi ministra che non ha più potuto accedere ai suoi social network. Poi ci sono le minacce di morte nei miei confronti. Tutte donne, lo dico come dato di cronaca. So bene che la questione del controllo del web è delicatissima, ma non per questo non dobbiamo porcela. Mi domando se sia giusto che una minaccia di morte che avviene in forma diretta sia considerata in modo diverso dalla stessa cosa via Internet. Se il web è vita reale - e lo è - non possiamo più considerare meno rilevante quello che accade in rete rispetto a quello che succede per strada".

Considerazioni altrettanto importanti quelle che riguardano l'altro aspetto della questione sollevate dalla "padrona di casa" di Montecitorio, vale a dire quello sessuale e machista: "Quando una donna riveste incarichi pubblici si scatena contro di lei l'aggressione sessista - afferma Boldrini -  che sia apparentemente innocua o violenta assume sempre la forma di minaccia sessuale, con un lessico che parla di umiliazioni e di sottomissioni. Non bisogna più avere paura di dire che è una cultura sotterranea in qualche forma condivisa. Un'emergenza, in Italia. Perché le donne muoiono per mano degli uomini ogni giorno, ed è in fondo sempre considerata una fatalità, un incidente, un raptus. Se questo accade è anche perché chi poteva farlo non ha mai sollevato con vigore il tema al livello più alto, quello istituzionale. Facciamolo, finalmente".

sabato 6 aprile 2013

La presidente Boldrini contestata dai parenti dei due coniugi suicidi a Civitanova Marche


CIVITANOVA MARCHE - "Faceva meglio a non venire". Questa la frase che la sorella di Romeo Dionisi, uno dei tre anziani morti suicidi per difficoltà economiche, avrebbe detto all'arrivo della presidente della Camera, Laura Boldrini, in visita a Civitanova Marche ai parenti delle vittime. Uno sfogo, quello dei parenti, confermato da più fonti. I conoscenti intanto ripetono che nessuno aveva capito il loro dramma: "Li ha uccisi la dignità".
Alla base del gesto della coppia di coniugi gravi difficoltà economiche: l'uomo, Romeo Dionisi, di 62 anni, era disoccupato mentre la moglie, Annamaria Sopranzi, di 68, aveva una modestissima pensione. I due si sono impiccati in casa e quando il fratello della donna, Giuseppe Sopranzi, di 70 anni, ha scoperto i cadaveri si è diretto al porto, dove si è ucciso. I coniugi suicidi, che abitavano in un appartamento in via Calatafimi, sembra non avessero neppure i soldi per pagare l'affitto. La coppia non aveva figli.

domenica 24 marzo 2013

Grillo: Boldrini e Grasso la più moderna manifestazione della partitocrazia


ROMA - "Laura Boldrini e Piero Grasso sono celebrati dai giornaloni e dai partiti come le effigi del cambiamento, il segno del rinnovamento, l'espressione della societa' civile (dando cosi' implicitamente per scontato la societa' civile non sia mai stata rappresentata). In realta' sono la piu' moderna manifestazione della partitocrazia". E' quanto scrive Beppe Grillo sul suo blog, in un post pubblicato nella tarda serata di ieri. 
  Per Grillo la presidente della Camera e il presidente del Senato sono solo "foglie di fico: brave persone accuratamente selezionate per coprire personaggi che sanno benissimo di essere impresentabili, ma che in questo modo continuano a sopravvivere".
  "Ne' la Boldrini ne' Grasso hanno partecipato alle Buffonarie del pdmenoelle - osserva ancora il comico genovese - ma sono stati nominati e inseriti nelle liste direttamente dai rispettivi capi Vendola e Bersani. Ne' la Boldrini ne' Grasso sono stati democraticamente scelti per il loro attuale ruolo istituzionale attraverso votazione del gruppo parlamentare di appartenenza, come avvenuto per i candidati presidenti del M5S, ma ri-nominati da Bersani. Nella democrazia bersaniana non servono votazioni, basta nominare le 'persone giuste' e farle ratificare dall'assemblea per acclamazione. Porcellum style”.
  “L'assemblea ha accolto la proposta con degli applausi all'annuncio dei nomi... Togliattiane reminiscenze", conclude il leader del M5S.

mercoledì 20 marzo 2013

Grillo a Boldrini e Grasso: rinunciate all’indennità di carica e dimezzatevi lo stipendio


ROMA - "Boldrini e Grasso possono rinunciare all'indennità di carica e dimezzarsi l'indennità da parlamentare, come dei veri cittadini a 5 Stelle, ed essere d'esempio a tutti i parlamentari". Lo ha scritto Beppe Grillo sul suo blog,.
"'Boldrini e Grasso si riducono stipendio del 30%' titola Repubblica. Bene, ma quale stipendio? Si tratta - chiede il fondatore di M5s - di quello da parlamentare o dell'indennità aggiuntiva per i presidenti di Camera e Senato? Non è spiegato, ma è un dettaglio importante che i cittadini devono conoscere. Il M5S rifiuta in toto le indennità di carica: Antonio Venturino, 5 stelle eletto in Sicilia, ha rinunciato ai 3.244,22 euro al mese e all'auto blu che gli sarebbero spettati in quanto vice presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana".
Grillo richiama la nota congiunta dei presidenti delle Camere su possibili tagli agli stipendi dei parlamentari e commenta: "Una proposta c'è già ed è molto semplice: 5 mila euro lordi mensili invece di 11.283 euro lordi, rinuncia all'assegno di solidarietà e obbligo di giustificare, rendicontare e pubblicare ogni spesa rimborsata. I cittadini portavoce del M5S in Parlamento l'hanno già fatto. Se Boldrini e Grasso proponessero questa misura il risparmio annuale sarebbe di circa 70 milioni".
Quindi, rivolgendosi al presidente del Senato, il leader del 5 Stelle ha aggiunto: "Grasso ieri ha detto di 'non essere una foglia di fico, ma una quercia che si è già messa al lavoro'. Può dimostrarlo: chieda a tutti i partiti, insieme alla presidente Boldrini, di rinunciare ai rimborsi elettorali previsti per questa legislatura. Un atto di giustizia nei confronti del popolo italiano che si sentirebbe finalmente rappresentato da due delle istituzioni massime della Repubblica. I partiti non possono farlo, ma voi siete stati scelti in quanto vi dichiarate estranei al sistema".

Boldrini: governo al più presto

 ROMA - Anche il presidente della Camera, Laura Boldrini, dopo quello del Senato, Pietro Grasso, ha ribadito la necessità di avere "un governo il prima possibile". Al termine del colloquio al Quirinale con il Capo dello Stato, la Boldrini ha annunciato che Napolitano "esplorerà le strade per arrivare a questo scopo".

domenica 17 marzo 2013

Alfano: sinistra senza maggioranza al Senato, Boldrini “melensa”, Quirinale al centro destra


ROMA "Al Senato, nonostante l'apporto di 15 grillini, la sinistra ha avuto 137 voti: è evidente che sono lontanissimi dall'avere una maggioranza". Lo ha affermato alla trasmissione di Lucia Annunziata “In 1/2 ora” su Rai 3 il segretario del Pdl, Angelino Alfano, che poi ha commentato il discorso della neopresidente della Camera, Laura Boldrini. "Parole tipiche della sinistra italiana, un discorso molto piatto e melenso, che è stato il massimo della vecchia retorica di sinistra e di una demagogia esasperata".
'Agevolerebbe anche la nascita del governo Bersani'' il fatto che ''la sinistra si renda conto della esigenza di rappresentanza del popolo dei moderati al Quirinale'' ha poi detto Alfano. ''La rappresentanza istituzionale del popolo dei moderati al Quirinale e la questione della crisi: sono queste le due questioni che noi porremmo a Bersani. Se si vuole dare al paese senso unita' la presidenza della Repubblica deve andare ad un uomo del centrodestra''.

Grillo: Boldrini e Grasso “foglie di fico” del Pd


ROMA - Laura Boldrini e Pietro Grasso sono "la foglia di fico" del Pd, secondo Beppe Grillo. Il leader del Movimento 5 Stelle torna sulla vicenda dei presidenti delle Camere e attacca il partito di Pier Luigi Bersani: "Le cariche alla Camera e al Senato sono archiviate, dureranno lo spazio di una legislatura che si annuncia breve. Il pdmenoelle ha giocato l'unica carta che gli è rimasta, quella della 'foglia di fico'. Franceschini e la Finocchiaro erano indigeribili per chiunque, anche per gli iscritti. Boldrini e Grasso continuano così la linea già tracciata da Doria e Ambrosoli. E' fantastico! I parlamentari del pdmenoelle non riescono a esprimere un loro candidato. Non si fidano di sé stessi, sanno di essere impresentabili e quindi devono presentare sempre qualcun altro. Per loro ci vuole un po' di conservatorismo compassionevole".